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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E Più' CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHI V
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE TAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
(UE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
U)L L.
t \ V E \ E / l \
l» A L L A T I P O GRAFI A B NILI A N I
M l) CC i LI.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTIC \
O
OSP
0.
'SP1ZI DI ROMA. Ho accennato
a Ospizio come V alma città si distinse
nell' esercizio dell' ospitalità , e divenne
porto e asilo di tutte le genti, avendo
1' impero di Roma pagana preparato e
appianato la strada a quello di Roma
cristiana, che la provvidenza costituì cen-
tro del cristianesimo. Pertanto, accioc-
ché mai ninno potesse dirsi forestiere in
questa città, patria comune e rifugio di
tutta la cristianità, fino dai tempi i più
remoti furono istituite le scuole de' gì e-
ci, de' franchi, de' sassoni, de' germani,
degP inglesi, de' longobardi, degli orien-
tali e de' pellegrini di tutte le altre na-
zioni, come riportai ai loro articoli, per
comodo delle quali furono aperte chie-
se, ospizi, ospedali e cimiteri , ed eretti
in appresso anche numerosi collegi, on-
de chiunque entrava nella metropoli del
cattolicismo, trovava subito il suo tem-
pio nazionale, che poteva frequentare da
sano, l'annesso ospedale per esservi as-
sistito da infermo, e il cimileno pei n-
riposarvi defunto. Per quelli eretti pres<
so la basilica di s. Pietro ne parlai an«
OSP
che a Palazzo Vaticano e Limivi, dicen-
do de' motivi che determinarono V ere-
zione di tali edilìzi in quel luogo che pri-
ma di s. Leone IV era fuori della città.
Tuttora fioriscono diversi ospizi nazio-
nali indicati a Ospedali di Rom \, perchè
alcuni sono chiamati coi nomi di ospizi
e ospedali, come quelli di s. Antonio pei
portoghesi, di s. Claudio pei borgognoni,
di s. Luigi pei francesi, di s. .Maria di 1
l'Anima pei teutonici, di S. .Maria inMou
serrato pei nazionali delle conine d'Ara-
gona e Castiglia , di s. Stanislao pei pò
lacchi, ec. Attualmente gli ospizi orien-
tali in Roma sono quelli ili s. R agio pe-
gli armeni, di cui parlo a Patriabca*
to armeno, di 8. Gregorio I llumin a d «I i-
de'monaci di s. Antonio di Manie I
no {F.\ de' Weehitaristi { I '.), deh'
sima (f^.), di s. Maiia in Domnica e d
i. M uria in Carinis ile' Mclchiù{l
Maroniti (/ '.), de* M, & : co dei
Ruteni ( /'. ). Trattai a' loro articoli de-
gli ospizi che alcuni ordini e
zioni religiose hanno in RoOM , per l<>
più ordinaria residenza de procuratori
4 o s P
generali, come gli ospizi orientali lo so-
no de' procuratori delle loro congrega-
zioni monastiche. Qui appresso dirò dei
pii stabilimenti romani e ospizi di s. Mi-
chele, de' Convertendi, di s. Galla, di s.
Lucia de' Ginnasi, di s. Luigi, di s. Ma-
ria degli Angeli, con Y istituto de' sordo-
muti, di s. Maria Assunta, detto Tata
Giovanni, della ss. Trinità, sui quali
scrissero gli autori citati a Ospedali di
Roma. A Neofito parlai dell' ospizio pei
catecumeni, e ad Orfanotrofio dell'ospi-
zio di s. Maria in Aquiro, e di altri ai lo-
ro articoli. Ad Anni Santi, dissi quali
ospizi si aprono pel giubileo universale ;
cosi altra e mirabile opera di operosis-
sima carità in Roma sono gli ospizi fon-
dati per dar ricovero alla miseria e alla
sventura. Quanto alla onorifica carica
di Maestro del sacro ospizio, veggasi ta-
le articolo, mentre dell' Ospizio de cen-
to preti, donato da Gregorio XVI al-
l' ordine gerosolimitano, ne trattai nel
voi. XXIX, p. 278 eseg. in un alla conti-
gua chiesa, ed all' ospedale e ospizio di
s. Lucia pei sacerdoti infermi. V. Pel-
legrinaggio, ove dico pure quanto ri-
guarda l'ospitalità, ed i luoghi di pub-
blico albergo e loro origine.
Ospizio apostolico di s. Michele a Ri-
pa. Parthenotrophium Michaelianum.
Meraviglioso monumento, ed una delle
più insigni opere di cristiana pietà che
degnamente risplendono in Roma, il qua-
le in ogni tempo richiamò le più prov-
vide cure e le beneficenze più copiose
dei Papi. Trovasi nel rione Trastevere
presso la ripa maggiore del Tevere, a-
vendo frammezzo la via e il porto dove
si fermano le barche che rimontano il
fiume, e chiamasi Ripagrande,a distin-
zione dell'altro luogo dove approdano le
navicelle che vengono dall'alto del Te-
vere, chiamato Ripetla. L' ospizio apo-
stolico, posto in luogo ridente e tran-
quillo, si forma d'un immenso fabbri-
cato o unione di vasti e grandiosi edi-
fizi. Deve il complesso di questa gran-
OSP
d'opera la sua orìgine, dopo Carlo Tom-
maso Odescalchi , a Innocenzo XII che
ne fece 1' erezione colla bolla Ad eser-
citiuni pietatisj de' 20 maggio i6g3,
tanto pei poveri invalidi dell' uno e del-
l' altro sesso, quanto pei fanciulli e zi-
telle povere (le quali nel 1692 avea po-
ste nel palazzo Lateranense ) , con ave-
re ad esso incorporato ed unito , con
tutti i suoi beni e privilegi, 1' ospedale e
ospizio Sistino eretto da Sisto V a Pon-
te Sisto pei poveri d' ambo i sessi, secon-
dando le disposizioni di s. Pio V, e Gre-
gorio XIII, onde rimuovere la mendici-
tà, tultoavendo descritto nel voi. XXIX,
p. 278 eseg., narrando come il locale fu
da Gregorio XVI dato ai cavalieri gero-
solimitani. Inoltre InnocenzoXII unì al-
l'ospizio di s. Michele la casa de' putti
detti del letterato, fondata dal Ceruso, e
quella nel luogo attuale istituita parimen-
ti pei fanciulli da Odescalchi, aggregan-
dole tutti i fondi e concessioni che ap-
partenevano a tali due case, delle qua-
li darò un cenno avanti di proseguire
la descrizione dell'ospizio di s. Michele.
Giovanni Leonardo Ceruso di Carisi del
casale di Sanseverino diocesi di Salerno,
già palafreniere del cardinal de Medici
poi granduca di Toscana (il p. Ronan-
ni nel Catalogo degli ordini, e il Cancel-
lieri ne' Possessi Io dicono anche scopa-
tore segreto di Gregorio XIII), mosso a
compassione de' poveri fanciulli abban-
donati, nel pontificato di Gregorio XIII
e circa il i58o li raccolse in alcune pic-
cole camere a pian terreno nella via dei
Ranchi nel cortile del palazzo Chigi. Sic-
come avea un poco insegnato la gram-
matica, soleva dire qualche sentenza la-
tina, onde gli fu dato il nome di lette-
rato, che si trasfuse poscia ne'fanciulli da
lui raccolti, che chiamavansi letterati. In-
di passò a dimorare a strada Giulia, vi-
cino alla chiesa dello Spirito Santo dei
napoletani, e si trasferì in seguito in al-
cune grotte a s. Lorenzo Pane-perna, e
finalmente alla radice del Monte Pincio
OSI'
presso la Madonna de' Miracoli. Questo
uomo caritatevole faceva scopare le stra-
de dai suoi fanciulli, e cantare laudi spi-
rituali, ricevendo perciò limosine dai bot-
tegai ed altri benefattori. Usava una ve-
ste turchina sino a mezze gambe, porta-
va il capo nudo, i piedi scalzi, ed al col-
lo una grossa corona; anche i putti ve-
stirono di turchino, e incedevano perle
strade con croce di legno col motto Cha-
ritas. Egli con cassetta in mano doman-
dava limosina dicendo : Deogratias, Let-
terato dimanda limosina pe' suoi putti.
Per la sua modestia s. Camillo deLellis
lo chiamava predicatore mutolo, e s. Fi-
lippo Neri l'ebbe in altissima stima. Ce-
roso col suo compagno Ottavio, racco-
gliendo le povere zitelle disperse per la
città, contribuirono alla prima origine
del Conservatorio di s. Eufemia (V. ),
come pur dissi a Cappuccine, e Deposi-
teria Urbana, essendo stati aiutati in am-
bedue le istituzioni dal cardinal Baro-
nie Mori Ceruso li i 3 febbraio i 59 j con
gr;m fama di santità, e fu sepolto avanti
l'altare maggiore della chiesa dell' arci-
confraternita della morte : il p. Marcello
Mansio descrisse la Vita di Gio. Leonar-
do Ceruso detto Letterato, Roma i834,
nella stamperia dell'Ospizio apostolico.
Prese cura quindi dell'istituto il ven. car*
dinal Baronio estimatore del defunto, in-
caricatone da Clemente Vili, e ristabilì-
rono per reggerlo alcuni deputali, i quali
vedendo i putti ammalarsi nella sud-
detti casa, comprarono con limosine un
sito assai grande nel palazzo Baldinotti
presso s. Silvestro in Capite, nel luogo
detto le Convertile, ove li trasferirono.
Nel 1600 erano circa 1 5o fanciulli che
vi si mantenevano, imparando il legge-
re, lo seri vere, la dottrina cristiana e le
arti meccaniche. Pattando a dire dell'i*
stituzione di d. Cailu Tommaso <Kle-
scalchi (di cui parlai .1 Ooes< in hi 1 \-
miglia), comasco e parente d1 Innocen-
zu \1, Del pontificato <h questo istituì
un orfanotrofio che die* Li primaria ori-
OSI'
gine all'ospizio di s. Michele. Avendo l'al-
tro di lui parente d. Marc'Antonio Ode-
scalchi fondato 1' Ospìzio di s. Galla,
ivi d. Carlo Tommaso si esercitava nel-
la carità, ed in sua morte gli successe nel-
la direzione del pio ricetto e lo condusse
a perfezione. Siccome vi si albergavano
nella notte anche i fanciulli fuggili dai
loro genitori, o da essi abbandonati , c-
gli non credè conveniente che stessero
cogli altri mendici ne' medesimi dormi-
torti, volle separarli, e perciò prese ca«,a
in piazza Margana, cioè nella casa gran-
de dei catecumeni, parrocchia dei chie-
rici regolari della Madre di Dio. Indi
nel 1 684. d'ordine d'Innocenzo XI. i fan-
ciulli furono per la direzione consegnati
agliscolopi, che vi si recarono in numero
di due 0 tre sacerdoti, con altrettanti fra-
telli operai e due secolari serventi. Da
38 ch'erano, ben presto giunsero a 70
i poveri orfanelli , ed il Papa assegnò
mensili scudi 1 5o dalla elemosineria e
da altri pii luoghi. Nel giorno erano man
dati alle botteghe della città per istruii >
nelle arti meccaniche, ma essendo pie
giudicati ne' costumi , si stimò meglio
trattenerli in casa con introdurvi lavori
grossi e di lana, e questa fu la prima o-
rigine del lanifìcio di s. Michele, come
accennai all'articoloL a\a. Riuscendo pie
cola la casa, col divisamento di forma
re un locale dove fossero tutte le arti e
le istruzioni necessarie ad una civile e
pia educazione, il buon prelato d. Car
lo Tommaso nel i(>8G acquistò un Ino
go ben vasto presso la ripa maggiore de
Tevere, confinante eollui todei riforma
ti francescani, e vi fece una bella febbri
ca con cappella dedicata a s Michele, no
me che prese l'ospizio, con officine < II g
necessari anche pei lattificii. A' 9 aprile
1689 m trasferì gli alunni cogli scolopt,
01 Magnando l'amministrazione ipiritua
le ed economica del pio luogo ad uni
congregazione di prelati da lui nominai
con obbligo di render conto Mori lo
descalchi .10 novembre, dopo essei si lui
6 O S P
to impiegato nella santa opera, sino a
confondersi coi muratori nel fabbricare,
servendo agli offici più abbietti dell'in-
fermeria e della cucina. Legò al pio luo-
go una vignn, forse quella già frequen-
tata dagli alunni, ed un lavatorea s. Gal-
la, e ne lasciò il dominio al principe d.
Livio Odescalchi nipote d'Innocenzo XI,
con sostituzione in favore del Papa se
non proseguiva 1' opera cominciata, e la
direzione agli scolopi.
Innocenzo XII nel magnanimo inten-
dimento di effettuare il sublime concet-
to di Sisto V per estirpare la mendicità
da Roma (benché di difficile riuscita per*
esservi un perpetuo flusso e riflusso di
tutte le nazioni, le quali, come patria co-
mune, divote, penitenti e curiose in ogni
tempo la visitano, oltre i bisognosi o
speculatori dei circostanti luoghi che vi
accorrono, e il vagabondaggio numeroso,
inevitabile nelle grandi capitali), tentato
pure da Urbano Vili quando riunì i po-
veri al Palazzo Lateranense (F^Xaii'iaài
ancora da Innocenzo X che rinchiusegli
accattoni de' due sessi nel medesimo pa-
lazzo apostolico Lateranense a s. Giovan-
ni, e aprì altro luogo a piazza di Pietra,
ordinò che si raccogliessero tutti i poveri
d'ogni sesso ed eia in s. Maria in Tras-
tevere, indi pubblicò la citata bolla. Pre-
scrisse con essa che si unissero tutti i
mendicanti, poveri, invalidi incapaci di
lavoro; gli uomini, le fanciulle nel palaz-
zo apostolico Lateranense; i fanciulli nel
luogo detto s. Michele a Ripagrande, e
provvide ancora che i poveri coniugati
non mancassero di limosine alle loro ca-
se. Egli chiamò questo istituto generale,
diretto a estirpare la mendicità oziosa e
vagante : Ospizio apostolico de poderi in-
validi. Per le tre nominate famiglie donò
il palazzo Lateranense, tranne soltanto la
porzione •che servir dovesse pei Papi in
occasione delle solenni funzioni nella con-
tigua basilica, giusta la delineazione in-
serita nell' islromento.slipolato col car-
dinal Chigi arciprete, in un ai contigui
OSP
orto, giardino e loro piccola casa. Il pa-
lazzo Lateranense edifìcatoda Sisto V pei
Pontefici, meno lui , mai da essi fu abi-
tato, e Paolo V lo avea donato in perpe-
tuo all' arciprete e canonici lateranensi
per loro abitazione, con breve degli 8 gen-
naio 1609; ma rimasto sempre deserto,
la camera apostolica lo avea ripreso ed
usato per alloggio di soldati, per ospedale
in tempo di peste, e per lo più per granaio
dell'annona. Pei fanciulli stabilì l'edifizio
eretto dai fondamenti da mg/Carlo Tom-
maso Od escalchi, che d. Livio avea ceduto
allo stesso Innocenzo XII, con alto dell'i 1
marzo del medesimo anno i6c)3, volen-
dovi collocare 3oo fanciulli, da 3o ch'era-
no allora. Unì all'ospizio apostolico i fan-
ciulli detti del letterato, per cui gli alunni
di s. Michele furouo poi detti letterati, per-
chè si esercitassero nell'arte della lana e
nelle arti meccaniche, il cui pio luogool-
tre la casa avea 1 800 scudi di rendita. In-
corporò pure all'ospizio quello di Sisto V
colle sue entrate di scudi 10,000, ed i suoi
palazzi, oltre la fabbrica che restava ad
abitazione pei poveri. Finalmente Inno-
cenzo XII donòall'ospizioapostolicoscu-
di 100,000 dalla rev. camera, collocati
in un censo di 3ooo scudi annui di ren-
dita, un borgo di case, parte da lui edi-
ficate in Civitavecchia, e parte da edi-
ficarsi, scudi 5ooo dalla penitenzieria ,
2000 dalle dispense matrimoniali, 2000
dai minuti servigi che spellavano, prima
dell'abolizione da lui fatta della vendita
delle cariche camerali, ai chierici di ca-
mera ; e gli donò inoltre parecchi uffici
vacabili, il palazzo della Posta {F.), più
quello magnifico in cui collocò la Caria
romana ( V. ), e le due fabbriche delle
Dogane di Roma (l '.), da lui edificati ;
ed ordinò all'ospedaledi s. Spirito di som-
ministrare ogni anno all'ospizio 100 l'ub-
bia di grano, e So di legumi. Per dirige-
re l'istituto mantenne la congregazione
di quattro deputati statuita da Sisto V pel
suo ospedale, non dovendosi però cam-
biare ogni anno, ma ad arbitrio del Papa,
OSP
aggiungendovi cucili vomente il tesorie-
re e commissario della camera, con al-
tri prelati e secolari. Die facoltà ad essa
di punire i cattivi col carcere e l'esilio,
di lare imprigionare i mendicanti, di co-
stringere i congiunti a dare alimento ai
poveri. Permettendo ricevere i coniu-
gati con reciproco consenso, nondimeno
preferì a costoro la limosina a domicilio.
Volle die tutti i ricovrati dovessero la-
vorare, dando loro parte del guadagno,
e gl'infermi si portassero agli spedali. In-
culcò la coltura spirituale, compartì in-
dulgenze, indulto pei cibi di carni e lat-
ticini ne'giorni vietati ; e fornì l'ospizio
di s. Michele ili molte oncie d'acqua Pao-
la che sgorga da un gitto saliente entro
fontana nel mezzo al cortile; ma come
non è potabile, l'ospizio fa uso di pozzi.
L'ospizio apostolico si costituì da Inno-
cenzo XI 1 in tre siti : alla fabbrica di Si-
sto V, o ospizio Sistino,dove si ritenne-
ro i vecchi e le vecchie, chiamata volgar-
mente s. Sisto, perchè ivi erano stali col-
locati i poveri invalidi de' due sessi che
Gregorio XII 1 avea stabiliti nel conven-
to della Chiesa di s. Sisto ( V.) ; a s. Miche-
le pei fanciulli, che ascesero a 360, quei
dell'Odescalchi e del Letterato; ed al pa-
lazzo Lateranense si ritennero le sole zi-
telle, cui abilitò a conseguire tulte le do-
ti dì Roma, e nel i6q4 c°l moto proprio
Alias rcs gliene concesse 20 dell'arcioni-
fraternità della ss. Annunziata, per mari-
tarsi o monacarsi. iNel i6q3 si pubblicò
in Roma : La mendicità provveduta nella
città di Ruma coli' ospizio pubblico fon-
dato dalla pietà e beneficenza di X. S. In-
nocenzo \ll P, ì\l. con le risposte alle
obbiezioni contro simili fondazioni. Dal
p. Leonardo Frizoo gesuita fu celebrata
questa insigne pietà coll'operetta : Inno-
centio \ll ol> Latemnum palatami sin-
gulari mirificaipte benignità te 1 1 magniti-
caitia converswn in Xcnodocliinm. Ode
panegirica triplcx ,V>\.\io\\^,\\m 'ili,, ; \\.
.cenilo la congregazione de'deputati direi*
Ilice dell'ospizio con posta di 1 i inditi*
OSI»
dui, iquali pel loro numero ingeneravano
piuttosto confusione, nel l6qq Innocenzo
XII sostituì tre cardinali protettori, che
furono Tanara, Sacripanti e Spinola, e
diede loro a segretario un prelato. Quan-
to Innocenzo XII amasse teneramente!
poveri e f ospizio, lo dissi alla sua bio-
grafia, e ben 64 volte visitò s. Michele,
onde la memoria di sì munifico benefat-
tore è rimasta nel pio istituto in eterna
benedizione, e nell'anniversario di sua
morte tuttora gli' celebra solenne fune-
rale, dicendone le lodi un alunno con o-
razione funebre. Quattro medaglie furo-
no coniate nel suo pontificato con la sua
efligie, esprimenti il suo benefico e ge-
neroso amore verso i poveri : la i." nel
rovescio rappresenta la Carità con bam-
bino fra le braccia, e due fanciulli ut-
torno coli' iscrizione: A Deo etproDco;
la i.3 ha il Papa sedente in trono che ri-
ceve i poveri genuflessi, e l'epigrafe:
Beatusqui intelligit super egenos et pan-
peresj nella 3." si vede il prospetto del-
l'ospizio apostolico a Ripagrande da lui
ingrandito, col motto: Erit egeno spes.
Job.V. MDXCIV; la 4/ col disegno del
palazzo Lateranense da due lati, il porti-
co Sistino, l'obelisco, e l'iscrizione: Ege-
nos Vagosque indite in Domimi (nani.
Isa. 58, 7.
Clemente XI osservando che il nu-
mero de'poven invalidi erasi accresciu-
to nell'ospizio Sistino o di s. Sisto, tal-
ché ne provenivano disordini, e consi-
derando che i tre luoghi dell'ospìi
postolico, s. Michele, il palazzo Latera-
nense e l'ospizio Sistmo, erano troppo
distanti tra loro, divisò perfezionare II
meravigliosa idea del predecessore con
riunirli, onde meglio poterli invigilare,
e per maggiore economia. \ tale effetto
nel 1708 commise alcav. Carlo Fonta-
na il prolungamento dell'edifìcio Olle
scalchi, con lerezione d'un gran corpo
di fabbrica con chiesa da aggiungersi dal
canta orientale .1 quella di s. Michele,
per ricevervi eziandio tutti ^h uomini
8 OSP
e donne dette di s. Sisto dell'ospizio Si-
stino, e le zitelle del palazzo Lateranea-
se; e per l'esecuzione abilitò i tre car-
dinali protettori a comprare lo spazio oc-
corrente, vendendo censi e stabili, crean-
do vitalizi e un nuovo luogo di monte.
L'edilìzio riuscì solido e maestoso, ma
s' innalzò pe' soli vecchi e vecchie di s.
Sisto, non essendo condotto a compimen-
to per ricevere ancora le zitelle di s. Gio-
vanni in Laterano. I detti cardinali nel
1710 gittarono solennemente la prima
pietra della chiesa interna e maggiore
dell'ospizio, dedicata al ss. Salvatore, al-
la Beata Vergine, a s. Michele arcangelo
e a s. Francesco; nel 1 7 1 5 fu benedet-
ta e probabilmente in quell'anno passò
la famiglia de' vecchi dell'ospizio Sistino
ad abitare il nuovo luogo, fornito di bel
cortile, ora coltivato a giardino, attor-
niato da due ordini di loggie, con ampio
refettorio, dormitorii, cappella, inferme-
ria, cucina, spezieria e sotterranei va-
sti e comodi. Alla chiesa il Fontana die-
de forma di croce greca a quattro na-
vate eguali, affinchè ciascuna delle 4 fa-
miglie, cioè vecchi, vecchie, ragazzi e zi-
telle, avesse il suo braccio particolare
(separati da grate di legno, tranne quella
de'vecchi tutta aperta, e comune al pub-
blico); e l'altare maggiore, essendo col-
locato nel centro, rimanesse a tutti vi-
sibile. Però come il braccio per le zitelle
non venne allora eretto, la chiesa quan-
tunque grande e dovesse essere della for-
ma di croce perfetta, rimase monca da
quel lato e in forma di T; la gran nic-
chia fattavi sotto Gregorio XVI, ha ser-
vito a darle un aspetto più grazioso e
imponente, intervenendo le zitelle nel-
T oratorio o chiesa del conservatorio :
per di sotto alla chiesa è il cimiterio, e
per di sopra un stenditoio per le bian-
cherie, la cui copertura è di eccellente
magistero. Nel prospetto vedesi il busto
di Clemente XI, ed entro la chiesa quel-
li di Sisto V e Innocenzo XII. 11 Bom-
belli, Raccolta delle immagini, t. IV, p.
OSP
29, parla di quella della Madonna del
Rosario dipinta in tela, e coronata nel
1668 con corona d' oro dal capitolo
Vaticano. Questa immagine era nella
chiesa di s. Sisto, e quando Sisto V tras-
portò gì' invalidi al suo ospizio a pon-
te Sisto, essi condussero seco il quadro,
indi pe'suoi prodigi lo portarono in s.
Michele, e collocarono in detta chiesa,
quando vi passarono sotto Clemente XI.
Questi nell'ospizio introdusse il primo
opifìcio e fabbrica degli arazzi, che ac-
quistarono rinomanza per la loro bel-
lezza e perfezione ( e ne parlai a Cap-
pelle pontificie ed altrove), e per essa
gli studi delle belle arti. Quindi l'araz-
ziere dell'ospizio apostolico fu registra-
to tra gli officiali minori palatini, come
dai ruoli che ho riportato a Famiglia,
pontificia. Avendo Clemente XI nel
1703 istituita una prigione correziona-
le per prevenire i vizi e i delitti dei mi-
norenni di cattiva indole o rei di delit-
ti, presso l'ospizio apostolico, questo il
volgo chiamò s. Michele de' buoni, per-
chè in esso i giovanetti ricevevano la
prima educazione, e s. Michele de' cat-
tivi appellò il carcere ov' erano corretti
i loro falli, onde fu coniata la medaglia
coll'epigrafe, Ut eruantur a via mala,
vedendosi nell'incisione il carcere di cor-
rezione coi ragazzi che lavorauo. Cle-
mente XI all'ospizio apostolico nel 1708,
con importanti privilegi, incorporò e
sottomise l'amministrazione e il regola-
mento di tal casa di correzione, il vitto,
il trattamento e l'utile della filatura del-
la lana per la fabbrica de' drappi del-
l'ospizio stesso. L'edificio che perciò Cle-
mente XI eresse, destinando la parte in-
feriore a vastissimo lanificio, parallelo
a quello dell' ospizio apostolico, lo ac-
cennai nei voi. IX, p. 268, e XLIV, p.
236, ove pur dissi come nel 1828 da
Leone XII furono trasferiti uel luogo
appositamente edificato presso le carce-
ri nuove i ragazzi condauuati o discoli,
i quali continuano a filare la lana per
OSP
l'ospizio, ma sono soggetti ad un parti-
colare deputato direttore. Ivi narrai an-
cora come Clemente XII tra l'ospizio
di s. Michele e il carcere correzionale
eresse la casa di penitenza per le donne
di mala vita, e poi vi si posero anche
quelle ree di delitti comuni ; e come Pio
Vili stabi Pi per carcere delle seconde
1' edilizio di Clemente XII, a quello di
Clemente XI per le donne di mal affa-
re, formando ambedue uno stabilimen-
to, chiamato casa di condanna di s.
Michele. Qui aggiungerò che la fab-
brica di Clemente XII consiste princi-
palmente in una gran sala lunga palmi
S3 e larga 5o ; sopra un Iato sorgono
tre ordini, ciascuno di 7 stanze; però
siccome l'edilìzio è ora unito a quello di
Clemente XI, la sala serve ad uso di cap-
pella per tutte le condannate. iXel pian-
terreno vi sono le officine e un cortile
eh' è lo spazio tra i due fabbricali, es-
sendo T infermeria contigua alla sala.
Queste riunite prigioni racchiudono tal-
volta più di 25o condannate, pochis-
sime di Roma, divise in tre classi, cioè
le ree di delitti comuni, le condannate
la prima volta per disonestà, e le reci-
dive. Una pia unione di sacerdoti, isti-
tuita nel 1 JS 38, col parroco di s. Salva-
tore della Coi te religioso de minimi, ha
la cura spirituale di tutto lo stabilimen-
to, essendone ancora superiore, per di-
sposizione di Clemente XI, il Governato-
re di Horna ( V .), rappresentalo da un
luogotenente. Il prelato presidente dell'o-
spizio «li ». Miuhele ha sulo cura de' la-
vori che per conto di esso fanno le don-
ne. Nel 174^ si pubblicò in Roma : Re-
gole per 1 giovanetti alunni dell' ospìzio
apostolico in s. Michele a Ripagrande.
E nel 17" j mg. Giuseppe Vai stampò:
Relazione del pio istituto di t. Michele a
Ripagrande eretto da Innocenzo XII.
Indi Pio VI considerando che pei la ter
sta mole dei crescente ospisio apostolico
eia meglio che IbsSC ratto d.i un supc-
riore solo che dimorasse nel luogo stesso.
OSP 9
con annuo assegnamento di scudi 100
mensili da pagarsi dall' ospizio, tolse la
congregazione di tre cardinali, ed istituì
la presidenza di s. Michele in favore d'un
prelato chierico di camera con la qua-
lilìca di protonotario apostolico onorario,
mediante il moto proprio Fra le pili in-
signi opere, del i\ febbraio 1790, Unii.
Cont. t. Vili, p. 3g2, con tutte le facol-
tà necessarie ed opportune, di dirigere;
in tulio e per tutto lo spirituale e go-
vernare il temporale del pio luogo, eoa
assoluta e libera amministrazione de' be-
ni, capitali e opilicii, con la privativa giu-
risdizione ecouomica sopra i collimo-
ranti entro tutto il circondario della fab-
brica, come sui relegati nella casa di cor-
rezione, di nominare alle cappellanie e
altri giuspatronati del pio luogo, di fare
nuove regole e ordinazioni, ec. Final-
mente concesse a monsignor presidente
la facoltà di ricevere e ammettere nel-
l'ospizio tanto i ragazzi che ragazze, ed
invalidi dell'uno e l'altro sesso, salvo il
diritto delle nomine a quei che ne sono
in possesso; non che l'ammissione e di-
missione de' giovani discoli, spettando ai
tribunali quella de' ragazzi da loro con-
dannali, e che le donne ritenute nella
casa di penitenza dovessero lavorare pel
lanifìcio di s. Michele. A provvedere poi
all'economia dell'ospizio, e riparare ai
disordini per non trovarsi ad esso unite
le zitelle ch'erano al conservatorio di s.
Giovanni in Laterano, Pio VI ordiuòla
prosecuzione della fabbrica decretata da
Clemente XI, onde trasportarvi le zitel-
le, per la (piale asseguò annui senili [.OOO
sui Lotti per pagamento de' frutti d un
corrispondente debito ili censi vitalizi da
crearsi dall'ospizio per costruire l'edili-
zio ; quindi ebbe origine in Roma pei
vitalizi la notissima tassa >< I irifla che
diceti di s. Michele. Di tulio l'io \ I tu:
commise I* esecuzione al prelato Luigi
ii. poi cardinale, cfaiei icodi< amerà,
e pruno presidente dell' ospisio apostoli-
co, il quale eseguendo 1 pontificii ordini
io OSP
die compimento alle intenzioni di Cle-
mente XI, e terminata la fabbrica con
disegno dell'architetto Nicolò Forti (l'o-
pera riuscì inferiore al rimanente del-
l'edificio sì pel disegno, che per solidità),
le donzelle si recarono ad abitarla nel
170,4- Questo conservatorio consiste in
un vasto cortile con fontana in mezzo,
per tre lati circondato da lunghe scale,
ove sono le scuole o lavorii, i dormito-
rii, e nel pianterreno la chiesuola, il re-
fettorio, i lavatoi, la cucina. Nel 4-° lato
si congiunge alla chiesa maggiore; i due
lati paralleli al fiume si prolungano ,
chiusi da una linea di fabbriche più bas-
se, ove sono case e botteghe da affittar-
si, lasciando in mezzo un cortile per gal-
linaio e stenditoio. Per la cattiva co-
struzione dell'edilìzio, il cardinal Con-
salvi visitatore apostolico, sotto Pio VII
volle costringere il falegname e l'archi-
tetto all'ammenda, e sotto Gregorio XVI
si ripararono gravi guasti, rinnovandosi
un muro maestro e altre parti. In com-
plesso la fabbrica dell' ospizio apostoli-
co è fra le più belle di Roma, e vince
quella vastissima dell'ospedale di s. Spi-
rito, poiché è lunga palmi i5o3, larga
36o, alta 1 12 nel punto maggiore; il
perimetro o giro è palmi 3825, cioè più
di mezzo miglio, essendo 1' area media
palmi quadrati 54o,ooo corrisponden-
te a circa un rubbio e mezzodì terreno.
Di tutto il sontuoso edilìzio, la parte di
mg/ Odescalchi è la più spaziosa e più
bella, che ha in mezzo un cortile eh' è
il più ampio di quelli dell' ospizio. Da
tre lati s'inualzano tre ale di fabbrica che
hanno ne' pianterreni le odierne per le
diverse arti, e la cappella nel piano su-
periore, refettorio, dormitorii e came-
re pel ministero : nel 4-° lato era un mu-
ro che chiudeva il gran cortile destina-
to alle ricreazioni, poi convertito in al-
tre officine. Credesi che all' ampliazio-
ne d' Innocenzo XII spetti il lato con-
tenente le camerale di S.Filippo, s. Car-
lo, e ss. Innocenti, ultimi piani dell' e-
OSP
difizio. Dalla parte orientale sorge la fab-
brica di Clemente XI più maestosa e
soda, avendo i vecchi che non possono
salire le scale nel pianterreno il refet-
torio, la cucina e il dormitorio: il cor-
tile bislungo delle carrette la divide da
quella di Odescalchi, essendo in linea con
essa per l'edifizio che contiene le cucine,
la dispensa, il macello, ec. : i suoi molti
edifizi racchiudono 8 cortili. I religiosi
scolopi restarono alla direzione spiritua-
le degli alunni dell' ospizio sino al pon-
tificato di Pio VII.
Leone XII, benemerito del pio luogo,
neconfermò i privilegi di Pio VI, Pio VII
e degli altri predecessori, eresse in par-
rocchia l'ospizio apostolico, che innanzi
apparteneva alla cura di s. Cecilia, onde
vi è il curato e il sotto curato. Incomin-
ciò quel corpo di fabbrica, terminato sot-
to Gregorio XVI, per le arti del metal-
laro, ottonaro, chiavaro, ec. , ed intro-
dusse le scuole della scultura, ed incisio-
ne di medaglie e carnei, come della fusio-
ne di caratteri. Fra quelli cheLeoneXII
pose al suo regime, benché non chierici
di camera, nominerò a cagione d' ono-
re il regnante Pio IX qual presidente,
e mg.r Capaccini poi cardinale, al quale
conferì la qualifica di visitatore aposto-
lico. Di questa Pio Vili insignì il cardi-
nal Giuseppe Albani, eleggeudo presiden-
te il prelato Antonio Tosti, chierico di
camera ora cardinale, innalzato a tal di-
gnità e a tesoriere generale da Gregorio
XVI, che in premio delle somme bene-
merenze lo nominò visitatore apostolico,
carica che tuttora esercita con singolare
amore verso l'ospizio, nel quale abita. Per
lo zelo di tale personaggio e per la parti-
colare protezione di Gregorio XVI, che
più volte benignamente visitò il magni-
fico stabilimento, gli edifizi in molte par-
ti e con glandi spese ebbero aumento,
notabili miglioramenti e splendidi ab-
bellimenti insieme alla chiesa, onde sem-
pre più meritamente l'ospizio salì in al-
ta fama a ulterior decoro di Roma, dap-
OSP
poiché tornò a quella vastità e mirabile
compartimento che in questo genere for-
se non ha pari in Europa. Lodato ar-
chitetto e professore dello stabilimento
fu il eh. cav. Luigi Polelti, invenzione
del quale è la bella macchina idraulica,
eseguita dai valenti Hopfgartene Jollage,
per estrarre l'acqua nel pozzo del cortile
de' ragazzi, ed è la prima macchina-che
sia stala fatta in Roma, principalmente
per pozzo di tanta profondità, alzandola
per i "<> palmi da vena purissima; la rio-
nomala cucina degli alunni è riuscita as-
sai bella, comoda ed economica. 11 me-
desimo nella parte più interessante della
fàbbrica operò eziandio una nuova so-
vrapposizione di doppio ordine di logge
doriche e joniche , le quali aggiungono
eleganza, vastità e comodo all'edificio.
Inoltre d cardinale, secondato dal Pon-
tefice, con costante alacrità, tolse molti
abusi, ili hiamò le antiche discipline, in-
trodusse nuove arti, e rese più compiu-
i locazione, come pure migliorò il
trattamento delle famiglie, fu munifico
con molti individui di esse, accrebbe le
rendili', e per l'energica sua amministra*
zione lo purgò di alcuni debiti arretrali
che lo gravitavano, pubblicando coi tipi
dell'ospizio nel i 832 l'importante : Re-
lazioiic di W origine e de' progressi del-
l'ospizo apostolico di s. Michele, scritta
da Antonio Tosti presidente del medesi-
mo. Il marchese Biondi ci die : Notizie
eslrat'e dalla detta opera, stampate nel
l835. 1 Diari di Roma celebrarono le
amorevoli e affettuose sollecitudini dei
cardinale in vantaggio e incremento del-
l'istituto, e perlezionamento delle scuole
in cui Gorisoooo le belle arti, venendo ap-
pellato rigenerato! ee sommo benefàlto-
re dell'ospizio, come si legge nel n. 8o
del i83<), in un all' iscrizione onorevole
erettagli dai professori del disegno, dai
sacerdoti, .e dagli altri impiegati addetti
al medesimo. Le molle Iveneficenze com-
partite da ( tregoi in \ \ 1 sono ricordale
da altra mai molta iscrizione posta sol-
OSI' li
to il di lui busto, scolpito dall'esimio A-
damo Tadolini professore nell'ospizio, il
quale è pure autore della bella statua co-
lossale del Salvatore, scolpita in marmo
per la chiesa maggiore grande e como-
da, per la quale il cardinal Tosti fece in-
cidere dal valente Giuseppe Cerbara una
gran medaglia, rappresentante tale sta-
tua, e nel rovescio s. Michele con analo-
ghe iscrizioni, e Gregorii \f l V. M.
An. V. La stessa figura del Salvatore dal
medesimo incisore fu riprodotta d' ordi-
ne del cardinale in minorediametro,per
avere Iddio preservato dal cholera l'ospi-
zio. Abbiamo altra gran medaglia latta
eseguire al lodato artista dal vi«ilan-
tissimo preside, col patrono s. Michele,
relali\a epigrafe, e Gregorii \l 1 P. M.
An. II, e nel rovescio l' inno e la pre-
ghiera all'arcangelo per la conservazione
del Papa. Delle medaglie di altri santi
incise per Gregorio XVI a cura dell'o-
spizio, ne parlai a Medaglie benedette.
Quanto alla chiesa , il cardinale la rese
più maestosa e decorata , imperocché con
l'opera dell'encomiato architetto aggiun-
se la cantoria all'intorno del tempio con
un peristilio di 6 colonne e 4 pilastri,
nobilitando l'ingresso delle due princi-
pali porte con frontoni e pilastri corin-
ti, come pure fece restaurare ed accre-
scere l'organo, antica fattura ilei celebre
Domenico Testa. Nel mezzo di dette due
porte, tra eleganti ornamenti, venne tra-
sferito d bustodi Clemente \1, ch'era pri-
ma dove fu eretta la cantoria, Per to-
gliere in ipialrlie modo 1 imperfezione
del tempio, restato in fonna ili T DOO es-
sendosi eseguito il braccio ideato sotto
Clemente XI, e sembrando ad un corpo
tronco di capo eolle Mie br.ui ie, n<
venne prolungato, eoo porre i profitto i
luoghi oscuri ed angusti dietro il muro
dn ve avevano unii III le zitelle. Sol ie iiim-
i.i della '|. navata. ineoinm.
te fino alle imposte, l'architeli
io una tolta al pari di Ile altre, la-
Ioti un am| io fi io nel sommo che
12 O S P
illumina questa parte, e insieme tutto
il tempio che restava alquanto oscuro.
Scompartì questa volta con grandi ri-
quadri a foggia di lacunare, e decorò le
pareti di sfondo d' una maestosa edicola
a 4 colonne corintie sopra uno stilobate,
e terminate da un timpano. Fra le co-
lonne ricavò un'ampia nicchia, onde col-
locarvi la nuova statua colossale del Sal-
vatore. Le pareti laterali sono ornate di
altre nicchie minori e di cornici, e il pa-
vimento è decorato di marmi carraresi
e di bardiglio. Olire l'altare maggiore vi
sono altri 5 altari : il i.°a destra ha per
quadro il perdono di s. Francesco, del
Barocci , il 2.° un s. Filippo, il 3.° il s.
Michele dipinto da Giangiacomo profes-
sore dell'ospizio; dall'altro lato, a sini-
stra dell'altare, la Madonna del Rosario
che celebrai sopra, e l'altare con la Tras-
figurazione del Domenichino. A.' 27 set-
tembre 1 83 5 il cardinal Giuseppe della
Porta consagrò con solenne cerimonia il
maggior altare e tutto il tempio, fino al-
lora solo benedetto : a p. 39 della Disser-
tano di Gio. Battista de Dominicis To-
sti avvocato concistoriale, è riportata l'i-
scrizione mai-morea celebrante le opere
fatte nella chiesa, e la sua consagrazione.
L'ospizio apostolicoabbraccia 4 gran-
di famiglie, cioè vecchi, vecchie, ragaz-
zi e zitelle, tutti mantenuti di vitto e ve-
stito. I ragazzi occupano tutto l'edilìzio
Odescalclii ingrandito da Innocenzo XII ;
i vecchi e le vecchie la parte di Clemen-
te XI; le zitelle quella di Pio VI. 1 vec-
chi devono essere romani o almeno do-
miciliati in Roma da 5 anni; si divido-
no in due classi, quelli che si possono im-
piegare in diversi uffici oda lavorare nel-
le officine de' ragazzi, e quelli di età più
grave e di più inferma salute, che sono
dispensati da qualsivoglia occupazione,
tutti vestendo di lana bigia e di tela. I
primi occupano un gran dormitorio det-
to di s. Sisto, ed altre stanze; i secondi
hanno una sala detta infermeria bassa,
dalla quale, senza ascendere uno scalino,
OSP
passano al refettorio e alla chiesa: un
priore sacerdote dirige la disciplina di
questa comunità, che ascende a circa 1 5o
individui, de' quali 100 da ultimo man-
tenuti gratuitamente , 20 con tenue pen-
sione: i preti alunni stabiliti dalbenefat-
toreLorenzoBonincontri, aiutano il prio-
re a sorvegliare i vecchi. Le vecchie so-
no circa cjo, alle quali sono aggiunte 3o
faticanti, presiedute da una priora scel-
ta tra le alunne. Esse si dividono in 3
classi, d'inferme, d'invalide e di faticanti,
ed occupano 5 dormitorii, uno de' quali
è detto infermeria delle invalide, perchè
vi stanno quelle che abbisognano di soc-
corso. Un' infermeria è destinata per le
malate. Le vecchie si occupano a cucire
biancherie, far calze e rattoppare le robe
sdrucite , ed hanno un tenue compenso
dall'ospizio. Le faticanti fanno il bucato
pei vecchi, vecchie e ragazzi, ed esercita-
no altri uffizi. II priore del conservato-
rio è anche priore delle vecchie. La co-
munità de' ragazzi o alunni ultimamen-
te si componeva di circa 200, divisi in 6
camerate secondo l'età, denominate da'lo-
ro protettori, s. Michele, S.Francesco Sa-
verio, s. Filippo Neri, ss. Pietro e Paolo, s.
Carlo Borromeo, ss. Innocenti, aventi per
prefetti la camerata de' grandi un chieri-
co o sacerdote, e le altre gli alunni i più
savi; mentre un sacerdote rettore ha cu-
ra della disciplina dell' intera comunità.
Per esservi ammessi debbono essere or-
fani romani, o almeno dello stato, e non
superiori in età a 12 anni; alcune volle
si ammettono fanciulli con la pensioue
di 45 ai 60 paoli mensili. Nell'uscire dal-
l'ospizio usano veste talare di saio ne-
ro (per benignità di Gregorio XVI, es-
sendo prima di tela grossolana, come si
legge nel Supplirne/ito al n.°8i del Dia-
rio di Roma 1 833) con fascia e cappello
nero tondo, ed intervengono alle solenni
processioni del Corpus Domila, delle Ca-
nonizzazioni, ec. che celebra il Papa. E
permesso agli alunni 1' andare qualche
volta a desinare co' propri pareuti. Essi
OS p
s'istruiscono nelle aiti meccaniche e li-
berali, perciò nell'interno dell'ospizio so-
no stabilite le odierne di stampatore, le-
gatore di libri, sarto, calzolaio, cappel-
laio, lanaio, tintore, sellaio, falegname,
ebanista, ferraio e metallieie. Per le belle
arti m hanno gli arazzi in figura (ai te per-
duta sin dal 1796) ed in ornati, unica
fàbbrica che v'abbia in Italia, riattivata
perlegrandi cure del cardinal Tosti ; l'in-
taglio in legno, l'ornato, la pittura, la scol-
tura, l'incisione in rame di ornato e fi-
gura, in carnei e in medaglie; onde dal-
l'ospizio uscirono alunni che divennero
valenti nelle arti meccaniche e liberali ,
come nelle seconde hanno acquistato gran
fama gl'incisori Calamatta e Mercurj ora
direttore della calcogralìa camerale, per
non dire di altri. Ottimi maestri istrui-
scono gli alunni, né manca alcun mezzo
al perfezionamento dell'arte intrapresa.
Per la festa solenne di s. Michele protet-
tore dello stabilimento, a' 29 settembre,
in ampie sale decorosamente si la l'espo-
sizione de saggi degli alunni che appren-
dono i mestieri e le ai ti liberali, de' pro-
dotti delle manifatture e delle ni ti mec-
caniche, come di quelli delle belle arti,
con grandissimo concorso di popolo, di
personaggi e di forestieri, i quali tra fan-
no ancora sogliono visitare questo bene-
fico e sorprendente asilo della cai ila, del-
la religione e delle arti, non senza par-
ticolareammirazione esorpresa pel com-
plesso de' suoi stabilimenti. Alcuni alun-
ni sono impiegati nella computisteria o
inalili incarichi, in cui l'ospizio, in vir-
tù della primitiva istituzione, preferisce
quelli che .sono stali suoi figli : gli alunni
escono dall'ospizio ai 20 o > •>. anni, e pri-
ma ricevevano una sovvenzione di scu-
di 3o. L'istruzione letteraria è quale ri-
rhiedesi per artigli e artigiani : vi è an-
che un corso ili geomi Uria e meccanica,
ed una scuola di musica votale < he si
accoppia da alcuni giovani con qualche
arte, gli abilita al caotoecclesiustico, ed
anche talvolta a divertire nel e. in
OSI»
con isceniche rappresentale non 54 loia
comunità, ina lo scelto pubblico che vi
accorre. Laonde 1' ospizio apostolico è
una vera scuola politecnica, un vero con-
servatorio darli e mestieri, aperto e pro-
tetto dal genio de' Papi, un secolo avan-
ti che ne avessero le più colte nazioni di
Europa. Finalmente la fjmiglia delle zi-
telle, che ancora appellasi conservatorio
di s. Giovanni, dall'essere stalo più d'un
secolo nel palazzo Lateranense. contiene
circa .).4o alunne, quasi tutte mantenu-
te gratuitamente. Ivi si ammaestrano nel-
le cose di religione, ne' lavori donneschi,
e nelle faccende domestiche. Le zitelle
hanno 9 grandi dormitori*!, presieduti
dalle più anziane, tutte dipendenti dalla
priora e sotto priora, che si scelgono Ira
le più mature e più savie, e nella disci-
plina dal priore sacerdote. I parenti più
prossimi possono visitarle, ed escono con
tutta la comunità, o accompagnate dalle
maestre. Vestono uniformemente di saio
nero con fazzoletto bianco, che pongono
sul capo quando escono perla città. Han-
no scuola di leggere, scrivere, aritmeti-
ca e lavori muliebri; sono pure istruite
nel canto fermo e figurato che facilita ad
alcune 1' accettazione ne' monasteri, e si
usa nelle sacre funzioni che hanno luo-
go nella chiesa del conservatorio. La cu-
cina e il bucato si fa dalla stessa comuni-
tà, per addestrare le zitelle negli uffici
domestici. Oltracciò lavorano tutti gli or-
namenti per le milizie pontificie, dando
loro l'ospizio la metà del guadagno. Al-
tre travagliano la seta, le tele, le feline-
eie, i rigatini, o per i' ospizio o per com-
missioni private. Il conservatorio non
congeda mai le alunne, che per rendei si
monache o spose, dando loro [OO scudi
di dote, e 100 M SÌ fanno monache: le
più valide sostengono I' uffizio di mae-
sttc e sorveglianti. Le pratiche religio-
se che si adempiono in tutto l ospi/10,
sono quali convengono ad ^^ luogo pio
di Roma, e Ita Tanno ha luogo qualche
1 iti ro spirituale e gli esercizi di s I
14 osp
zio, che si danno pure ai molli lavoranti
del lanificio.
L' ospizio da principio godeva della
rendita di alcuni pubblici dazi, che riu-
niti poi all'erario, questo dà in compen-
so annui scudi 20,000, compreso quel-
lo decapitali perduti, e l'assegno di scu-
di 1 00 mensili per la scuola degli araz-
zi. Altra rendita è il privilegio di forni-
re i pala?zi apostolici e le milizie pon-
tificie di quanto occorre delle cose che
si fabbricano nell'istituto. Gregorio XVI,
assai amorevole verso di esso, sommini-
strò del suo scudi 6000 per dono alla
cassa del lanificio, in aiuto de' lavora-
tori, che per ditèllo di lavoro erano re-
stati inoperosi, pei quali fu sempre sol-
lecito. Di tale benefizio se ne legge
nell' ospizio marmorea iscrizione, che
fa menzione ancora de' privilegi da lui
confermati al medesimo, e si riporta
nella Disserlatio dell'avv. de Dominicis
Tosti, p. 3g. Alcuni privati assegnaro-
no capitali per nomine di posti, come
da ultimo fecero due marinesi lodati nel
voi. XL1II, p. 49, sommando in tutto
la rendita a circa scudi 5o,ooo. Tra
i benefattori dell' ospizio nominerò il
cardinal Federico Marcello Laute, già
protettore del medesimo, che gli lasciò
36,5oo scudi, per tanti posti da nomi-
narsi dai primogeniti di sua casa, al
modo che riporta il Carletli, Memorie
di s. Silvestro in Capite p. 207. Il la-
nificio può considerarsi come un pio
luogo o casa di lavoro e d' industria ,
essendo l'edifizio costruito dal Fontana
in modo da poter ricevere tutti i per-
fezionamenti dell' arte. Prima vi erano
allogati molti alunni, e l'ospizio si pro-
fessa assai riconoscente all'egregio An-
tonio Costa, che gratuitamente da più
anni dirige il lanifìcio con zelo e peri-
zia mirabile, da ottenerne i più belli ed
utili risultati. Una vasta tintoria è for-
nita di tine, caldaie e altro. Sonovi due
grandi magazzini per le lane gregge
tratte dalle nostre mandre, non esclu-
OSP
se le spagnuole diventate indigene. Uno
spazioso luogo è destinato pei scardaz-
zatori, imprimatori e ammoratori, sot-
to al quale si lavano e purgano i drap-
pi. La filatura della lana sita dalle don-
ne fuori della fàbbrica e in gran parte
dalle donne della casa di penitenza, e
dai giovani della correzionale alla metà
del prezzo: un'ampia camera contiene
i filati. In due sale sono 25 telai, aven-
done altrettanti fuori di fabbrica. I ci-
mitori ed i garzatori hanno anch' essi i
loro posti, e siccome non tutti i lavori qui
si possono eseguire, si danno alle case
de'medesimi operai. Tutto il lavoro si
faceva a mano, ma da qualche anno si
incominciò a introdurre le macchine.
Gl'individui d'ogni età e sesso che si
mantengono dal lanificio di s. Michele
sono circa 85o, comprese le condanna-
te e i giovani della correzionale. Ben
3o,ooo canne di drappi, di diverse qua-
lità e colori, annualmente si fabbricano
e smerciatisi non solo alle milizie e ai
palazzi pontificii, ma ancora ai privati
che vi sono tratti dalla bontà delle ma-
nifatture. L'ospizio da lunghissimo tem-
po gode il privilegio esclusivo di stam-
pare e venderei libri scolastici che ser-
vono all'uso delle scuole inferiori in tut-
to lo stato, comprese le Horae diuniae
Breviarii Romani, prorogato da Gre-
gorio XVI nel 1 836. Il presidente o il
visitatore apostolico dell'ospizio ha l'u-
dienza dal Papa ogni 1 5 giorni di mar-
tedì.Olire le opere citate, su questo be-
nemerito e celebre stabilimento si pos-
sono leggere: Piazza, Opere pie, e YEit-
sevologio romano. Bonanni, Catalogo
par. 3,p. 53,54,09,60, che riporta le
figure, e tratta degl' invalidi e delle in-
valide di s. Sisto, de' fanciulli detti del
letterato, e delle povere zitelle al palaz-
zo Lateranense. Cav. Paolo Drachi : No-
tice de l'origine, et des progres de Ì Ho-
spice de s. Michel à Rome, Paris 18 \i.
Mg.r Monchini già viceqjresidente del-
l'ospizio apostolico : Degli istituti di Ro-
OSP
ma. Cav. Gaspare Servi : Aumento di
fabbrica nella chiesa dell'ospizio aposto-
lieo, Roma i835. F. Gasparoni: Prose,
p. 64,dell'ospizioaposlolicodis. Michele.
Ospizio de convertateli, per gli ere-
liei d'ambo i sessi, che vogliono abbrac-
ciare la fede cattolica. E posto nel rione
Borgo, nella Città Leonina, sulla piaz-
za di s. Giacomo Scossacavalli , incon-
tro la chiesa di lai nome, cioè nel bel
palazzo edificato coi disegni di Braman-
te Lazzari e Baldassare Peruzzi, pei Spi-
nola nobili genovesi, corrispondente da
un lato incontro alla via che conduce
alla chiesa di s. Maria della Purità dei
Caudatari. Questo palazzo è rinomato
per le commedie di Plauto e Terenzio
ivi recitate da una scelta società di gio-
vani studiosi dell'idioma latino, siccome
già Pomponio Letoavea introdotto pres-
so s. Andrea della Valle. E altresì ce-
lebre per esservi stata alloggiata Car-
lotta regina di Cipro (J7.), (di cui par-
lai altrove come nel voi. XXI, p. i63)
ultimo rampollo dell' illustre casa di
Lusignano, vedeva di Giovanni di Por-
togallo duca di Coimbra, e di Luigi di
Savoia conte di Ginevra, accolta in Ro-
ma da Sisto IV, e morta sotto il succes-
sore Innocenzo Vili. Alcuni pretesero
che ivi abitasse e morisse R-affaele d'Ur-
bino, ma la di lui casa esisteva sulla piaz-
za Ruslicucci, che a suo tempo chiama-
vasi priorato, la quale da lui lasciata al
cardinal Divizi, di cui dovea sposar la
nipote, poi fu atterrata sotto Alessan-
dro VII nell' erigersi il colonnato che
abbellisce la piazza della basilica Vati-
cana. L' origine dell' ospizio si deve al
pontificato di Clemente Vili, poiché
narra il Ricci, De' giubilei universali p.
333, mancare io Roma tra i molliplici
pii istituti quello pei poveri eretici, che
spogliati talvolta de'beni temporali, ven-
gono alla i'ede cattolica per abiurare i
loro infelici errori, (piando nell' anno
santo 1600 il servo di Dio p. Giovena-
le Ancina filippino pel zelo grande che
OSP 1 5
avea per la conversione degli acattolici
eterodossi, incominciò questa commen-
dabile opera; ma .mentre felicemente vi
avea dato principio, nel 1602 Clemen-
te Vili lo costrinse accettare il vesco-
vato di Saluzzo. Dipoi tre sacerdoti ani-
mali dallo stesso zelo, senza mezzi, e
solo confidando nella provvidenza, apri-
rono una piccola casa incontro 1' ospe-
dale della chiesa di s. Giovauni du' fio-
rentini, ove alloggiavano con edificante
carità e molto frutto quelli che si con-
vertivano al cattolicismo, e li mantene-
vano colle periodiche e spontanee of-
ferte de' benefattori, che presto giunse-
ro ad annui scudi 600. Ai 3 sacerdo-
ti si aggiunsero altri pieni dello stesso
spirilo, e tutti con esemplare carità pro-
cedevano nel lodevole istituto. Intanto
nell'anno santo i6y5 a questa quanto
necessaria che santa impresa rivolse se-
riamente l'animo Clemente X: per ope-
ra e industria del pio p. Mariano Soc-
cino, allora superiore de' filippini e di-
rettore della lodata opera, acquistò per
scudi 7000 un palazzo aRipetta, dalla
compaguia della s. Casa di Loreto dei
marchegiani, e vi stabili 1' ospizio, riu-
nendovi i sacerdoti suddetti, sotto la me-
desima direzione del p. Soccino, asse-
gnandogli scudi 1 o,ooodi luoghi di mon-
te, dando l'incarico di soprintendente al
suo maggiordomo cardinal Rocci, quale
presidente d' una congregazione di pie
persone da lui istituita. Quindi fece la
canonica erezione dell'ospizio colla bol-
la Inter alia gravissima onera, dei 3o
marzo 1 67 5, Bull. Roni. t. VII, p. 3o5,
designando come più opportuno e am-
pio locale pai te del convento degli Ere-
miti di Roma ( V.), di s. Maria delle
Grazie a porta Angelica, onde potesse
l'ospizio affittare il palazzo, ove tu poi
istituito il Conservatorio della divina
Provvidenza, e ricavarne un'altra ren-
dita. Dichiarò 1' ospizio sotto l' invoca-
zione di s. Maria delle Grazie e di s.
Michele arcangelo, membro del palaz-
16 OSP
zo apostolico, e perciò soggetto alla pri-
vativa giurisdizione de' maggiordomi
pro-tempore, e lo è tuttora come dissi
nel voi. XLI, p. 268, affidandone l'am-
ministrazione ad una congregazione di
deputati con le opportune facoltà, e con-
cedendo indulgenze. Il Piazza, neH'£«-
sevologio trat. V, cap. 21, del collegio
de' convertiti alla fede, narra che l'ospi-
zio ben presto fiorì, e nello spazio di
16 mesi abiurarono l'eresia 67 eretici,
tra' quali tre predicanti, e morendo il
cardinal Cesare Rasponi di Piavenna la-
sciò in parte erede di sua facoltà la pia
casa, allora assistita da ministri e inser-
vienti senza stipendio. Il Novaes, Vite
de' Pontefici, t. X, p. 233, riferisce che
in due anni vi si ricevettero 92 conver-
tili, tra'quali alcuni regolari; ed il Piaz-
za aggiunge che nel 1680 il cardi/ial
Nini sanese lasciò all'ospizio un grosso
legato, e che nel 1682 il sacerdote Ales-
sandro Casola nobile alessandrino pri-
mo direttore della casa, benemerito e ze-
lante nell'istruzione de'converlendi, la-
sciò il suo a questo e ad altri luoghi
pii, venendo sepolto in s. Onofrio. Poscia
Innocenzo XI colla bolla Solleciludo pa-
storalis, de' 22 aprile 1 686, Bull. Rom. t.
Vili, p. 390, confermò il disposto da Cle-
mente X, e ad istanza della congregazio-
ne de* deputati trasferì l'ospizio in parte
del palazzo a Scossaca valli, che il cardi-
nal Girolamo Gastaldi di Taggia nel
genovesato avea acquistalo dagli Spino-
la, e con la sua eredità donato all'ospi-
zio pei novelli convertiti di qualunque
nazione. Sopra l'ingresso del pio luogo
un'iscrizione marmorea dice che fu ivi
l'ospizio stabilito nel i685, e che sotto
gli auspicii del palazzo apostolico. Il
Venuti nella Roma moderna p. JQ.92,
dell'ospizio degli eretici convertiti alla
fede cattolica, riferisce che questi vi so-
no benignamente ricevuti e alimentati
finché non sono bene catechizzati e per-
suasi degli errori di loro setla, dall'am-
maestramento di alcuni buoni sacerdoti
OSP
a ciò destinati; e che a quelli che re-
starono in lloma talvolta fu procura-
to un impiego , dandosi una limosina
a quelli che ritornano in patria. Final-
mente abbiamo dal Costanzi, L' Osser-
vatore di Roma, ivi pubblicato nel 182 5,
che l'ospizio è fiorente, essendovi istrui-
ti e alimentali gli eretici che risolvono
rientrare nel grembo della Chiesa cat-
tolica ; e che vi sono rettore e cappel-
lani capaci delle lingue oltramontane,
i quali hanno catechismi scritti in vari
idiomi per l'istruzione de'novelli candi-
dati della vera fede. Essendo l'edifìzio in
cattivo stato, Gregorio XVI volle che
si restaurasse, cooperandovi il palazzo
apostolico, poiché da questo gli conces-
se 9,000 scudi, e altrettanti dall'erario
pirbblico. La congregazione de'deputati
è presieduta dai maggiordomi pro-tem-
pore, i forieri maggiori sono sempre fab-
bricieri, e deputati i cavallerizzi mag-
giori.
Ospizio di s. Galla per ricoverare
nella notte i poveri, è situato nel rione
Pupa, nella via di piazza Montanara ,
ove fu già l'ospedale poi unito a\Y Ospe-
dale di s. Maria della Consolazione
(V.), e la Chiesa di s. Maria in Porti-
co (V.), fondati nella casa di s. Galla,
di cui il Piazzaci diede le Memorie nel
Cherisologio. Quivi il pio e zelante sa-
cerdote Marc' Antonio Odescalchi, os-
servando che non bastavano per la po-
vertà forastiera e nazionale di Pioma i
molti luoghi pii eh' esercitano la santa
ospitalità, apri con generosa risoluzione
nel i65o una casa di pubblico ricetto,
a ricovero della povertà, esercitandovi
opere e virtù segnalate. Qui egli con
piìi di 5oo o 600 letti , e talvolta più
di 1000, diede ricetto ai poveri, spe-
cialmente nell'inverno, somministrando
di sua mano la sera la minestra a tut-
ti quelli che concorrevano, oltre la co-
modità della cucina con fuoco alle po-
vere famiglie; facendo loro rattoppare
gli abili cenciosi, accomodare le scarpe,
OSP
istruirli con incredibile pazienza nelle
cose della salute, custodire con singoiar
cura i loro fardelli, e talvolta nettar lo-
ro la testa immonda, medicar la tigna
e la rogna ; avendo speso in questo pio
luogo ed opera immense limosine col
soccorso di molti, oltre il largo sussidio
che riceveva perii medesimi poveri dal
cardinal Odescalchi suo parente. Mar-
c'Antonio morì io odore di santità,
pianto come padre dai poveri, il 28
maggio 1670, e fu sepolto nella Chiesa
di s. Maria in Campielli {f/.)} ov' era
stata trasportata la prodigiosa immagi-
ne della Madonna, ch'era nella cadente
chiesa di s. Maria in Portico. Quindi il
cardinal Odescalchi cheavea particola-
re affetto alla pia opera, vi fece soprav-
\egliare l'altro parente Carlo Tomma-
so Odescalchi (che l'ampliò come dissi
nel voi. IV, p. 76, e XI, p. 200), da
cui derivò la prima origine dell' Ospì-
zio apostolico (T'.), e dopo che fu as-
sunto al pontificalo col nome d'Inno-
cenzo XI, ne affidò la cura al duca Li-
vio Odescalchi suo nipote, concedendo-
gliene il giuspatronato col breve Adpa-
sloralis dignitalis f astigiani, del 5 apri-
le 1686, Bull. Rom. t. 8, p. 384, con-
fermando e dotando l' ospizio. Questi
intraprese la riedificazione della chiesa
e dell' ospizio sotto l' invocazione di s.
Galla, compiuti il 1724 c°l disegno di
Mattia de Rossi, e gli angeli di stucco
che adorano il ss. Sagramento furono
quelli fatti dal Bernini per modello di
que'di metallo che si vedono nella cap-
pella del ss. Sacramento nella basilica
Vaticana. L'ospizio fu appresso ingran-
dito dal duca d. Baldassare Odescalchi,
della qual famiglia è tuttora patronali),
che seguita a tutelare e dirigere sì bello
istillilo di carità, essendo vietato a qua-
lunque autorità anche ecclesiastica d'in-
gerirsene. La famiglia Odescalchi tal-
volta permise che 1' ospizio servisse pu-
re di pubblico spedale, come nel 1 S3 7
pel cholera. Dal rettore di questo ospi
VOI.. L.
OSP 17
2Ì0 d. Emilio Lami, ebbe origine I' o-
spedale di s. Diaria e s. Gallicano (^)-
Nel 1702 i zelanti sacerdoti Carlo Te-
sta e Girolamo Vaselli istituirono in s.
Galla una società di ecclesiastici perchè
assistesse i poveri nelle cose spirituali,
ed in essa il ven. can. Gio. Battista de
Rossi esercitò per molti anni l'apostoli-
co suo zelo: le pratiche religiose con cui
la società coltiva le anime, si estendono
poi anche aldi fuori dello stabilimento,
sempre però in vantaggio della classe po-
vera e abbandonata. In s. Galla accol-
gonsi i poveri , e v' hanno ricovero e
buon letto; nell'estate il pio luogo è a-
perto fino alla mezz'ora di notte, e l'in-
verno fino alle tre ore, ed è la stagione
di maggior concorso. L'ospizio è pei so-
li uomini, pe' quali tengonsi in 5 dor-
rnitorii 224 letti, compreso quello per
gli ecclesiastici, e quando il numero dei
mendici sia maggiore, conforme inter-
viene nell'inverno, si preferiscono i vec-
chi ed i fanciulli. Gli stessi individui non
si dovrebbero ricevere piti che alcuni
giorni determinali, ma se dura il biso-
gno si continua il ricovero: prima si ri-
cevevano ancora i convalescenti dall'o-
spizio della ss. Trinità. A'5 ottobre, fe-
sta di s. Galla, cavansi a sorte 12 dei
poveri ricovrati, e si dà loro un buon
pranzo. Fra le opere spirituali che visi
praticano, han luogo gli esercizi di s.
Ignazio pei giovanetti ricovrati, che f.in-
no la prima comunione. La chiesa ha
un sagrestano, l'ospizio un rettore e 3
famigliari.
Ospizio di s. Lucia de' Ginnasi pei
sacerdoti pellegrini, posto nel rione Pi-
gna incontro la chiesa già parrocchiale
di s. Lucia, della quale parlai a Ginna-
si e Lana. Nel 1 4^9 m istituita la con-
fraternita de'sacerdoti secolari sollo l'in-
vocazione de' ss. Pietro e Paolo, avente
per insegna quattro S , che significano
Sacro Sanata Sacerdotum Soeittai. Pel-
le vicende de'tempi diminuito ilsuofer-
uasi si estinse, finché nel i5lo
1 questo ospi- vore, quasi si t
.8 OS P
risorse, e gli fu data la Chiesa di s. Ala-
lia in Acquiro, ove restò sino a Paolo
II], che assegnandola per orfanotrofio,
nuovamente il sodalizio decadde. Forse
sarebbe terminato, senza lo zelo del sa-
cerdote Crescenzo Selva sanese, che pu-
re molto si adoprò per lo stabilimento
delle arciconfraternite della ss. Trinità
de' pellegrini,, e della Morte. Egli ripri-
stinando la confraternita de' sacerdoti
sotto Giulio 111 la convocò nella chiesa
di s. Barbara ora de' Librari, donde nel
i 5q6 passò per volere di Clemente Vili
nella chiesa di s. Lucia de' Ginnasi al-
le botteghe oscure, ove istituirono al-
cune conferenze de'casi di coscienza, ed
altre esercitazioni pei parrochi e confes-
sori, poi trasferite dai gesuiti nella chie-
sa di Gesù, celebrando offizi e messean-
niversari pei fratelli defunti che associa-
va alla sepoltura, dopo averli visitati
infermi, e soccorsi se bisognosi, accom-
pagnando al sepolcro anche altri sacer-
doti morti in Roma. Incontro alla det-
ta chiesa stabili la confraternita 1' ospi-
zio, di cui feci già cenno a Convitto.
Vi albergava per i5 giorni i poveri sa-
cerdoti pellegrini che recavansi in Ro-
ma, provvedendoli del necessario, e pro-
curandone l'occupazione. Ne fu deputato
assistente il prelato Rospigliosi, il quale
compilò con elegante latinità le costitu-
zioni stampate nel 1 644 J divenuto egli
Papa Clemente IX conservò al pio luo-
go il suo amore, e nel maggio soleva ivi
dare una lauta cena ai poveri sacerdoti
pellegrini, con l'assistenza del suo mag-
giordomo e camera segreta. 11 sodalizio
ebbe grazie e indulgenze dai Papi , ed
ha tuttora un cardinale per protettore:
Pio Vili ne fu uno nel cardinalato. Nel-
l'ospizio vi sono 6 letti_, ed i sacerdoti
pellegrini che recatisi a Roma per visi-
tare i luoghi santi, muniti di attestato
del proprio ordinario, possono rimaner-
■vi 8 giorni. La congregazione nell'an-
no santo 1825 ospitò 1 73 sacerdoti pel-
legrini. Di essa tratta il Piazza, Eu-
OSP
sevologio trat. I, cap. 8; trat. VII,
cap. 4-
Ospizio di s. Luigi Gonzaga per ri-
cevere la sola notte le povere donne, che
non sieno malate, situato presso l'ospi-
zio di s. Galla, ma da esso indipenden-
te. Ne fu fondatore il p. Francesco Ma-
ria Galluzzi fiorentino, gesuita di mol-
to zelo e innocenti costumi, morto in
Roma li 7 settembre 1730; ed il ven.
can. de Rossi vi fece gran bene, onde le
loro immagini sono nell'ospizio. Esso si
compone di due dormitorii con 3o letti,
non consentendo le rendile tenerne di
più; di cappella, della camera di trat-
tenimento, e del giardino. Le povere
donne vi sono ammesse alle ore 24, e
quanto al numero finché vi è luogo:
sono escluse le rognose e le tignose , le
gravide e le maiale, perle quali si han-
no gì' istituti descritti a Ospedali di Ro-
ma. Le ricovrate ogni sera recitano al-
cune preci, e una volta il mese ivi ascol-
tano la messa, e fanno la comunione,
ricevendo bai. 5 in compenso del gua-
dagno, che avrebbero forse fatto lavo-
rando in quel tempo. L'istituto dipen-
de dal cardinal vicario, che delega due
deputati, ecclesiastico e laico, che ammi-
nistrano le poche rendite. Anticamente
dipendeva dal rettore gesuita del collegio
romano. Vi è la priora e la sotto priora.
Ospizio di s. Maria degli Angeli al-
le terme di Diocleziano, nel rione Mon-
ti, presso la Chiesa di s. Maria degli
Angeli e la Fontana di Termini (V?).
L'edifìzio in cui è posto l'istituto non
solo è vasto, ma è anche murato con
buona e solida architettura, e fu eretto
per uso de'granai dell'Annona d'ordine
di Gregorio XIII, e poscia amplialo da
Paolo V e da Urbano Vili. Esso si com-
pone di quattro ale, di cui tre sono con-
giunte fra loro ad angolo retto, ed una
staccata e separala dalla piazza, innal-
zata già da Clemente XI con disegno
di Carlo Fontana, e però chiamasi brac'
ciò Clementina, e servì per infermeria
OSP
degli uomini, e per alcuni lavorìi, dopo
che utia gran parte ridusse in buona
forma il prelato Capaccini poi cardina-
le, che diresse in principio l'opera sotto
Leone XII colla qualifica di visitatore
apostolico e presidente. Stabilito da Pio
VII il commercio libero, questi grandio-
si edifìzi essendo rimasti vuoti, venne-
ro volti a benefìcio dell'umanità. Quel
Papa mirando ad eliminare l'ozioso ac-
cattonaggio, cui per estinguere molto
eransi adoperati diversi suoi predeces-
sori da s. Pio V a Pio VI, raccolse nel
1818 in detti granai tutti que' poveri
che l'amministrazione francese avea giù
collocati nel palazzo Lateranense e nel
monastero di s. Croce in Gerusalemme.
Lo stabilimento prese il titolo d! Istitu-
to di carità, vi si ricevettero tutti i po-
veri privi di sussistenza, portandosi agli
ospedali gl'infermi di malattie di carat-
tere. Sino al 1824 questo deposito di
mendicità non ebbe notevoli mutamen-
ti, ma Leone XII (J7.), cui erano tanto
n cuore i pii istituti, pensò farne una
Pia casa d'industria, gliene conferì il ti-
tolo, onde volgarmente ancora ne por-
ta il nome, per darvi lavoro ai poveri
che ne avessero abbisognato, e togliere
in tal modo ogni prelesto a mendicare.
Tutta volta una vera casa d'industria non
vi fu aperta, solo prese forma di ospizio
per ambo i sessi, foggiato più o meno sul
modo dell' altro che dicesi apostolico.
Leone XII pose l'ospizio sotto la speciale
protezione sua e de' successori, come lo
è tuttora* Nominò superiore il lodato
prelato, e direttore spirituale un arci-
vescovo in partibus. Pio Vili dichiarò
presidente e protettore d ambedue le
famiglie, il cardinal presidente della
commissione de' Sutsidii. In principio
l'ospizio riceveva individui di tutte l'e-
tà, ora non ammette che i fanciulli e
fanciulle 01 fine, e per volere di Grego-
rio XVI, che ne fu sollecito e zelante
benefattore, sì nel materiale che nel ino-
rale, e più volte lo visitò, prese I' odierno
OSP «9
nome dalla vicina chiesa. L'ampia fab-
brica non comoda e salubre per abita-
zione d'uomini, grandemente venne re-
sa tale, e di molto migliorata dallo stes-
so Gregorio XVI. Inoltre questo Pon-
tefice con sovrana munificenza impedì
che abbandonassero 1' ospizio le mona-
che figlie del Calvario (F.), cui Leone
XII avea affidato il reggimento delle
donne , non solo con assegnar loro nel
i833 stabile pensione, e per noviziato
la chiesa e monastero di s. Norberto dei
Canonici regolari premostratensi ( V .),
ma col donare alle religiose scudi 6000
di suo peculio, e in morte per testamen-
to gliene lasciò 2000 da rinvestirsi in
consolidato, avendole di frequente visi-
tate per incoraggirle e lodarle nel labo-
rioso e caritatevole uffizio che con zelo
disimpegnano. Essendo presidente del-
l'ospizio il cardinal Luigi del Drago (cui
più tardi successe l'attuale cardinal Ma-
rio Mattei) Gregorio XVI nel i834, a-
vendo sommamente a cuore questo ri-
covero, ne concesse la direzione e il go-
verno ai fratelli del benemerito istituto
delle Scuole cristiane (V.) da lui amati
con particolare benevolenza ; essi vi en-
trarono a'24 dicembre. Dipoi col breve
Cum nihil majus,de\ 21 agosto 18 |8,
confermò le leggi da lui prescritte sul
buon regolamento della casa, e riguar-
danti i lodali religiosi, confermando il
decreto che sottomelte l'ospizio ali im-
mediata subordinazione del Papa. Laon-
de nel i83r) colle stampe si pubblicò
eziandio il Regolamento dell' ospizio di
s. Maria degli angeli, compilato dal nw
fr. Pio ex vicario gen. dille scuole cri-
stiane. Avendo il regnante Pio IX sot-
toposti gli ospizi alla magistratura ro-
mana, nel iH'JH cessarono i relig
averne la direzione, indi nel i85i il
Papa dichiarando il cardinal Mario Mat-
tei nuovamente presidente della oonv
missione de' sussidii, si ^10 governo re-
stituì questo ospizio.
Due grandi famiglie albergano nello-
?.o OSP
ipizio, cioè di giovani, che sono circa
4oo , e di donne che ascendono a più
di 5oo. Dal cardinal presidente dipeu-
de l'ammissione de'ricovrati de'due ses-
si nell'istituto, sulle proposte de' 12 pre-
fetti della commissione de'sussidii, che
gli presentano i fanciulli e le fanciulle
meritevoli, orfani, liberi d'ogni male at-
taccaticcio o incurabile, e d'età non in-
feriore ai 7 anni circa e non maggiore
di 12 ; tutti perciò sono veramente po-
veri, e ricevuti gratuitamente. I giova-
ni d'ogni età si dividono in 4 centurie,
le quali occupano due grandi dormito-
rio Ogni centuria è divisa in camerate:
ciascuna ha il prefetto, le camere dei
quali sono situate in modo che per mez-
zo d'un finestrino possono osservare tut-
to il dormitorio. I giovani vestono cal-
zoni e camiciola di panno, prima grigio
ed ora marengo, e ne' dì festivi quando
escono a centurie per la città, hanno il
vestito simile e cappello. Ai fanciulli che
per 1' età non hanno intrapresa alcu-
na aite, viene insegnato il catechismo,
leggere, scrivete e far conti; gli altri
sono istruiti dopo il lavoro. Siccome an-
cora non vi è in Roma alcuna scuola
pubblica di musica strumentale, mg.r
Capatemi compose di alcuni alunni una
banda alla maniera militare, con decen-
ti uniformi, senza però toglierli dalle
loro arti; dipoi nel 1 84 1 si aggiunse
anche la scuola di musica vocale per cu-
ra dei fratelli delle scuole cristiane, cioè
dal zelante e ottimo fr. Gioacchino di
Gesù, ultimo regolatore e direttore del-
la famiglia degli uomini. I giovani ad-
detti alla musica formano due camera-
te a parte, e perchè chiamati a prestar
servizio nelle pubbliche feste e proces-
sioni, il guadagno si divide in tre por-
zioni, una pei giovani per quando esco-
no dall'istituto, e due per l'ospizio, on-
de in parte pagare i maestri, gli istru-
menti e i detti abiti o uniformi. Questi
giovani suonatori sono circa 4°!^ men-
tre gli altri ricovrati escono per Io più
OSP
a' 1 8 anni, questi si congedano a' 2 1 , on-
de potersi formare allievi che li rimpiaz-
zino nella banda, la quale dà spesso sag-
gio di molta abilità. Gli alunni si edu-
cano alle arti, anche ai lavori della cam-
pagna. Una gran parte s'impiegano nel-
la calzoleria e sartoria militare, poiché
vi si fanno tutti i vestimenti e calzatu-
re delle milizie pontificie, per privilegio
ripristinalo da Gregorio XVI. Evvi al-
tra officina di sarto e calzolaio pei la-
vori della casa e la tipografia; vi fu la
tintoria per le manifatture che si (anno
dalle due famiglie, di cotone e di cana-
pe. Dall' officina di falegname-ebanista
escono eccellenti lavori. Vi s'insegna pu-
re l'arte dello scalpellino d'ogni genere,
ed anche la bassa scultura, per cui l'en-
comiato fr. Gioacchino nel 1841 al i.°
piano dell'edifizio, e nel migliore corri-
doio, per gratitudine del pio luogo, eres-
se un busto di marmo a Gregorio XVI,
con onorevole iscrizione, il lutto esegui-
to dai giovani dell'ospizio. Serve d'inco-
raggimenlo agli alunni la pubblica e
solenne mostra di lavori che si fa pei la
festa titolare dell'ospizio nella domenica
fra l'ottava dell' Assunta e per quella di
s. Cecilia. Alcune di queste officine sono
a conto dell'ospizio, le altre sono affidale
a particolari intraprendenti. I giovani ar-
tieri hanno la giornata, il cui guadagno
dividesi in tre parti, una per l'ospizio,
una si pone in serbo per l'uscita, una si
concede al giovane pe'suoi minuti biso-
gni. Oltre il direttore ecclesiastico pel go-
verno della famiglia degli uomini, 4 cap-
pellani assistono alle cose spirituali di
ambedue le famiglie, sotto la direzione
d'un preluto, per lo più insignito della
dignità vescovile, uè mancano molti pii
sacerdoti che vanno ad amministrare i
sacramenti. I religiosi sullodali stabili-
ta o
rono parecchie congregazioni spirituali,
cui è libero l'ascriversi. Una volta l'an-
no si tendono «li esercizi spirituali di s.
CO L
Ignazio, si celebrano diverse feste, e si
fauno le principali funzioni della Chiesa,
OSP
nelle due cappelle delle famiglie ove si
veneta il ss. Sagramento nel ciborio. Da
tutto questo sistema di educazione reli-
giosa, civile, industriale, si ottennero
buoni risultamene. La famiglia delle
donne si divide anch'essa in centurie, e
dimorano in vastissime sale di 3 o \
camerale ; hanno vitto e letto come gli
uomini; in casa vestono panno borgon-
sò, e quando escono a camerate usano
veste turchina cangiante, coprendosi il
capo con pezza bianca. Lavorano il co-
tone in varie forme, e qualche volta la
canapa e il lino, impagliando le sedie
delle di Chiavari fatte dai maschi; mol-
te s'impiegano al bucato, altre a cucire
e rattoppare nella guardaroba. Riman-
gono nell'ospizio finché non si monaca-
no o maritano o non si accomodano al
servizio di persone private. Le suddette
buone suore dirigono l'istituto delle don-
ne con vera carila e intelligenza, facen-
dosi aiutare dalle ricoverate più savie,
le quali stanno ne' comuni dormitori!,
ed accompagnano le loro sorelle quan-
do escono a diporto. La superiora delle
religiose ha il titolo di direttrice gene-
rale. Un prelato col nome di deputato
ecclesiastico, cioè quello stesso degli uo-
mini, ha cura delle cose spirituali della
comunità delle donne, dove la pietà e le
più. divote pratiche religiose fioriscono
non meno che in quella degli uomini.
L'ospizio, tranne il prodotto del lavoro
de'ricovrati,e alcune poche sue rendite,
è nel resto a carico dell'erario. 11 cardi-
nal presidente raccoglie V entrate e sor-
veglia le spese: vi è pure un deputato
economico.
Ospizio, istituto e convitto di scuo-
la e istruzione di sordo-muti d' ambo i
sessi in s. Maria degli Angeli. Nel pon-
tificato di Pio VI, mosso da compassio-
ne verso gl'infelici muti e sordi, l'avvo-
cato concistoriale d. Pasquale di Pietro,
nel vivo desiderio di restituire da quasi
bruti alla vita civile, alla religione, alla
patria, alla società, una classe di nme-
OSP 2!
ri, pe' quali la natura mostrossi crudele
matrigna, dopo aver visitato le scuole
aperte ad essi in Parigi e Vienna, man-
dò da Roma a Parigi il dotto e esem-
plare sacerdote d. Tommaso Silvestri di
Trevignano, perchè sotto uno de' bene-
fattori dell' umanità l' abaie Cario Mi-
chele l'Enee di Versailles, il primo che
formò uno stabilimento pei sordomuti,
si ammaestrasse nell'arte difficile d'i-
struire i sordo-muti, sostituendo il ge-
sto all'articolazione della voce, poiché
mutolo resta chi nasce sordo coli' orga-
no acustico o ostruito o viziato, consi-
stendo tutta l'arte d'istruire i sordo-mu-
ti, nel far sì eh' entrino per gli occhi
quelle nozioni che non possono entrare
per le orecchie; per la qual cosa il me-
todo de'segni, condotto oggi a molta per-
fezione, rende quegl' infelici atti anche
all'istruzione scientifica. Il Silvestri ani-
mato dal sentimento sublime di giova-
re a questa classe di persone, in pochi
mesi s'impratichì egregiamente del me-
todo d'insegnamento, e tornò in Roma
con attestato dell'abate l'Epée che lo di-
chiarava abile e maestro. Quindi il di
Pietro avanti il 1784 aprì nell'alma
città la i." scuola di sordo-muti e forse
la 1." anche d'Italia, come si legge nel
Renani, Storia dell' universià di Roma
p. 3o5 e seg., che riporta le notizie su
questa utile fondazione e sull'invenzio-
ne di siffatta istruzione. Non fu l' abate
l'Epce l'inventore di arte sì ingegnosa
e benefica, ma bensì di essa sommamen-
te benemerito, onde si procacciò nome
immortale ed eterna riconoscenza , per
aver ulteriormente perfezionato il ri-
trovato mirabile di favellare colle mani
e di ascoltare cogli occhi, il quale è do-
vuto interamente allo spirito religioso.
I principii teoretici su cui tale istruzio-
ne si fonda, furono scoperti e promul-
gati da Girolamo Cardano ili Pavia,
medico e geometra, di spirito supersti-
zioso e dedito alla magia, morto in Ro-
ma circa nel 1 576. Sulle ricerche del
32 OSP
sordo- muto, scrisse, che noi possiamo
condune uno di questi infelici a com-
prendere mediante la lettura, e a par-
lare mediante la scrittura. Ma poiché
l'Italia rinvenuta l'origine delle cose suo-
le per lo più. lasciarle in abbandono, co-
me osserva il eh. Rambelli, Leti, intor.
no invenzioni e scoperte italiane, p. 344»
così la gloria di applicarne i pensamen-
ti acuti del filosofo lombardo era ser-
bata allo spoglinolo Pietro Ponce mo-
naco benedettino del monastero di So-
hagune e morto in quello d' Ona o di
Ogna nel i584, che celebrasi il i.° in-
ventore noto nell'arte d'istruire i sordo-
muti, portandola al più alto grado di
perfezione, come si può leggere ne'trat-
tatisti di questo argomento. Non lascian-
do alcun ragguaglio del suo metodo,
sembra che le due prime opere sopra la
stessa arte si debbano agli spagnuoli Pao-
lo Conet e Ramirez de Carion. Da un
documento si rileva che Ponce insegnò
ai muti anco a parlare, e che ve ne fu
uno che ricevette 1' ordine del sacerdo-
zio, con oiììzio e benefizio ecclesiastico,
e recitando le ore del breviario, come
si legge nel voi. Ili del giornale di Bru-
ges intitolato: Il sordo-muto e il cieco.
Aggiunge il Rambelli che il medico Fa-
brizio d'Acquapendente, nel descrivere i
fenomeni della voce e dell' udito, trattò
della parola e suoi strumenti per ammae-
strare i sordo-muti; Giovanni Bonifacio
scrisse l'Arte deJce?mi,co\\'a\i\lo de'quali
la parola si rendesensibile; il p. Francesco
Lana gesuita bresciano nel suo Prodro-
mo all' arte maestra, stampato nel 1690,
ragionò de' mezzi per ammaestrare nel
leggere e scrivere i ciechi, quindi di quel-
li per giovare all' istruzione de* sordo-
muti. Ai precetti di questi italiani, al-
tri italiani applicarono la pratica, on-
de Pietro di Castro ammaestrò il figlio
di Tommaso di Savoia, e Antonio da
Ravenna cisterciense a un determinato
numero di sordo-muli insegnò a legge-
re e scrivere, e quanto è necessario alla
OSP
religione, mentre il p. Francesco San vi-
tali, morto nel 1 765, pubblicò in Brescia
una Dissertazione sul modo d'insegnare
a' muti. Si celebra poi come primo istitu-
tore de' sordo-muti in Francia Giacobbe
Rodrigo Pereire spagnuolo, dopo avere
aperto scuola a Cadice, la quale dicesi
ebbe corta durata, e fatto aggiunte ai
metodi insegnati da Amman ne' Paesi
Bassi, da Wallis in Inghilterra, e da al-
tri, morendo nel 1780 a Parigi. Ivi il sa-
cerdote l'Epe'e dopo a ver consulta lo Wal-
lis, Amman, lo spagnuolo Eonet e altri,
tanto per formarsi l'arte di parlare, che
per dare ai suoi scolari 1' alfabeto ma-
nuale chiamato dattilologia, si dedicò
interamente all'istruzione de'sordo-mu-
ti, e le sue rendite furono assorbite dal-
lo stabilimento che fondò, aiutato dal du-
ca di Penlhièvre e da altre persone ca-
ritatevoli. Egli fu come il padre de'suoi
allievi, ma lo stabilimento che faceva la
ammirazione d'Europa non fu allora a-
dottatodal governo: morì nel 1 789, pian-
to, lasciando delle opere sulla istruzione
de'sordo-muti, e la sua memoria in be-
nedizione, avendo pel primo fondato per
essi un ospizio e ridotta l'istruzione a
regole fisse, colle quali formò abili allie-
vi. Fra questi l'abate Sicard recò la scien-
za del maestro ad un grado sorprenden-
te di perfezione, e da Bordeaux, oveavea
eretto uno stabilimento, nel detto anno
fu chiamato a Parigi per succedergli, ed
allora si rese perpetua una fondazione
la quale era privala. Nel 180J Pio \ li
visitò coi cardinali lo stabilimento, be-
nedì la nuova cappella,, assistette a di-
versi esperimenti, ed esternò la sua pie-
na soddisfazione, encomiando altamente
l'abate Sicard e i suoi degni cooperatori,
come e meglio riporta il eh. Belloruo,
Contin. di Bercastel, voi. I, p. 182. Si
calcola eh' evvi un sordo -mulo ogni
2000 abitanti. Nel 1837 in Nuova York
si fabbricò un islrumento che serve alle
orecchie come gli occhiali (F.) agli oc-
chi, e consiste in due piccole conche di
OSP
argento, the hanno presso a poco la for-
ma di due gusci d'ostrica un po' incava-
ti, e triplicano la forza del suono. Nel
Giornale de letterati pel 1 749> si legge
la lettera del cav. Costantino Magno sul
metodo d'insegnare a'sordo-muti. Si pos-
sono consultare, Severino Fabriani isti-
tutore nel lo stabilimento dell e sordo- mu-
te di Modena e fondatore delle Figlie del-
la provvidenza per istruirle: Sul benefì-
zio della religione sui sordomuti, Mode-
na 1 826. Bagnetti : Istruzione de' sordo-
muti, Milano 1828. Basso: Cenni sul
sordo-mulo Gonella, Torino 1 834- Inol-
tre abbiamo del Roselli direttore del
reale istituto di Genova : Memoria sui
sordo-muli, sulla loro istruzione ed il
loro numero, Genova 1 834- ^e' P- Tom-
maso Pendola scolopo : Sul dovere di
educare lutti i sordo-muti, Siena 1 83r.
Manuale per la scuola de' sordo-muti
di Verona, di A. Provolo sacerdote, Ve-
rona 1840. Di questi si ha pure: Sul
modo d'insegnare a cantare ai sordi di
nascita, Venezia i83g. V. Lingue.
In Ti evignano il Silvestri morì di mor-
te immatura, 5 anui dopo, non senza la-
sciare qualche allievo nell'arte; tutla-
volta forse la scuola sarebbe mancata se
il sacerdote romano Camillo Mariani per
volere dei signori di Pietro non si fosse
messo all'opra di apprendere il meglio
che potè quanto avevano studiato i sor-
do-muti dal suo antecessore. Il sacerdo-
te Bondi, nelle belle e importanti Meni.
star, di Trevignano ec, come nipote del
benemerito Silvestri, a p.65 e seg. e 120,
non solo lo celebra come il primo ch'eb-
be la gloria di aprire in Roma ed in Ita-
lia un istituto pei sordomuti, della di lui
dottrina e delle qualità che lo fregiaro-
no, ma dice de' suoi allievi, cioè, quello
che lo rimpiazzò nell'istituto; il sacer-
dote d. Benedetto Cazzolini, a richiesta
di Ferdinando IV redi Napoli, per que-
sta metropoli; ed il sacerdote d. Salva-
tore Sapiano per Malta, onde fu il Sil-
vestri fallo da quel gran maestro cap-
OSP 2Ì
pellano dell'ordine. Del metodo che si
formò per tal via si valse il benemerito
e instancabile Mariani, in ^1 anni che
visse neh' esercizio laborioso di maestro
primario della scuola di Roma, penetra-
to dallo spirito caritatevole del fonda-
tore dell' istituto avv. di Pietro. Questi
morendo lasciò nel testamento l'obbligo
di proseguire la scuola, con l'assegno di
scudi io mensili, accresciuti poi dal suo
fratello cardinal di Pietro che trasferì la
scuola nel suo palazzo, e terminò di vi-
vere nel 1821. La scuola rimase nella
detta casa, finché Leone XII per tale uso
stabilì due stanze nell' università roma-
na, 1' una pei muti, l'altra per le mute.
Nel voi. XXXVIII, p. 62, narrai come
Leone XII nel 1824 improvvisamente
intervenne all'esperimento che i sordo-
muti de'due sessi facevano. Nel pontifi-
cato di Pio Vili, a'24 settembre i83o
i sordo-muti nell'oratorio di s. Maria
della Pace, dove allora si congregavano
per gli atti religiosi, tennero altro sag-
gio. Fecero essi conoscere d'intendere la
grammatica declinando i nomi e coniu-
gando i verbi ; appresso esposero quali
sono i doveri che hanno gli uomini ver-
so Dio, verso sèj verso gli altri. Trat-
tando de'doveri verso Dio, fecero essi co-
noscere come concepissero ancor le idee
astratte, intendessero le cose concernenti
la (tòe, e adempissero gli atti di religio,
ne. Quindi il modo di onorare Dio colle
preghiere: alcuni scrissero diverse ora-
zioni, tutti le fecero in comune per via
di segni. Quanto a' doveri verso sé stes-
so il sordo-muto diede ragione della pro-
pria esistenza, e del debito di conservar-
la pel vero ed unico fine della vita eter-
na. Diede anche a conoscere quali lusse-
rò i doveri verso altrui, equal sia il mo-
do di compierli. Alcuno significò di sape-
re i falli principali della storia sacra e
profana, alcun altro le operazioni del-
l'aritmetica ; finalmente v'ebbero de-li
allievi che proferirono, confusamente pe-
rò, il tuono delle sillabe e ancora delle
34 OSP
parole. Nel maggio i83a mori il Maria-
ni, ed il n.° 41 del Diario dì Roma ne
pubblicò l'elogio. Con approvazione di
Gregorio XVI, la congregazione degli
studi i nel 1 833 prese a sé la scuola col con-
senso dell'illustre famiglia di Pietro, cui
sarà eterna la riconoscenza de'buoui per
aver promosso in Roma l'educazione dei
sordo-muti, e in benedizione perenne la
memoria dell'avv. Pasquale. Avendo es-
sa bisogno di essere migliorata di molto,
dopo il decesso del Mariani i sacerdoti
Ignazio Ralli e Ignazio Gioazzini , gli
succedettero nell'insegnamento, e furono
spediti a Genova per informarsi del me-
todo tenuto in quella fiorente scuola,
conilotta a tanta perfezione per le ze-
lanti cure del p. Ottavio Assarotti. Nel-
l'anno seguente la stessa congregazione,
a consiglio principalmente del cardinal
Lambruschini prefetto della medesima,
decise che fosse aperto un ospizio o con-
vitto, sotto gli auspicii di Gregorio XVI.
Ma la fabbrica assai vasta e comoda che
si volea prescegliere fu destinata ad al-
tro uso; ed i sordo-muti continuarono
sino al declinar del 1 838 a ricevere quel-
l'istruzione che potea loro darsi nelle ore
troppo brevi della pubblica scuola, pub-
blicando la congregazione a' 19 novem-
bre, previa approvazione del Papa, il Re-
golamento per la istruzione religiosa e
letteraria de' sordo-muti nella città di Ro-
ma, che si legge nel t. 2 della Collectio
p. i6r, di mg.r Caterini. In questo si
conferì al cardinal presidente de'sussi-
dii la cura particolare de' sordo-muti di
ambo i sessi, in piena armonia colle at-
tribuzioni riservate alla medesima con-
gregazione degli stuelli ; e con nomina so-
vrana si stabilì in di lui aiuto e del de-
putato ecclesiastico, un deputato specia-
le tratto dai prefetti della commissione
de'sussidii. Inoltre venne affidata l'assi-
stenza particolare de'sordo-muti ricove-
rati, le donne ad una suora del Calva-
rio, i maschi ad un fratello delle Scuole
cristiane (finché uon fu istituito il epu-
OSP
vitto): vennero stabiliti i maestri, e per
luogo venne assegnalo quello ebe un tem-
po servì allo stabilimento della fabbrica
della galangà, contigua all'ospizio di s.
Ala ri a degli angeli, e a destra di chi
guarda il frontespizio della fontana di
Sisto V : sulla porta è scolpilo in mar-
mo : Istituto dei sordo -muti.
Il cardinal Mario Mattei allora e di
nuovo attualmente presidente de' sussi-
di'!, ammise nelle due famiglie dell'ospi-
zio di s. Maria degli Angeli lutti i po-
veri sordo-muti d'ambo i sessi, in età ca-
pace d'istruzione, romani e statisti. L'am-
maestramento ivi cominciato nel dicem-
bre 1 838 in separate scuole, potè avere
più regolare e maggior sviluppo ; dopo
8 mesi i maschi, e dopo 12 le femmine
si esposero nel 1839 a pubblico saggio,
mostrando significante profitto, come si
può leggere uell' opuscolo: Saggio del
profitto riportato dai sordo-muli, e nel
Diario di Roma n.° 81. Nel declinar del
1840 succeduto nella presidenza il car-
dinal Giacomo Luigi Brignole, pose in
buona parte ad effetto quanto il prede-
cessore a vea in animo di eseguire, e la con-
gregazione degli studii proposto; la riu-
nione cioè de'sordo-muti in uno specia-
le ospizio o convitto^ imperocché si co-
nobbe quanto meglio, tenendo questi
giovani separati dagli altri, si raggiunge-
rebbe lo scopo della loro educazione, con-
vivendo co' loro precettori. Disposta per-
tanto all' uopo una parte della fabbrica,
die contigua all'ospizio di s. Maria de-
gli Angeli, si congiunge dall'altro lato al
magnifico fontanone di Sisto V dell'ac-
qua Felice, il 18 agosto 1 84 1 vi furono
trasferiti i sordomuti della famiglia de-
gli uomini, composta di 17 alunni, men-
tre le femmine erano 20 alunne. Fu
quel giorno di apertura del convitto ce-
lebrato cou pubblico esperimento de'lo-
10 studii e progressi, e con molti cardi-
nali v' intervenne Gregorio XVI, aven-
do amorevolmente accettato la dedicn
del solenne saggio, e il di lui busto mar-
OSP
moreo con analoga iscrizione fu collo-
calo nell'istituto a monumento di gra-
titudine. In questi saggi i sordo muti mo-
strarono come il linguaggio de'segni può
spiegarsi a tutte le l'orme grammaticali,
e provarono col tradurlo in iscritto l'e-
sattezza di ciò ch'esprimevano coll'alfa-
beto manuale. Dierono essi ordinatamen-
te a vedere come aveano piena intelli-
genza di tutte le parti del discorso col-
l'analisi grammaticale delle proposizioni
■empiici, e della sintassi coli' analisi lo-
gica delle proposizioni composte. Si mo-
•tmrono istruiti nella sacra Scrittura, nei
donami e doveri religiosi, principale sco-
po dell'educazione, nella conoscenza di
sé stessi e de' doveri sociali, nella misu-
ra e divisione del tempo, ne' principii
della geografìa, nell'aritmetica sino alle
prime 4 operazioni de' fratti. Esposero,
colla loro naturale pantomima, la para-
bola del fìgliuol prodigo. Per ultimo fe-
cero vedere che colla sola vista compren-
devano in parte il linguaggio parlato, e
il romano sordomuto Antonio Marto-
ni, a nome proprio e de' compagni, fece
colla sua ai tifìziale pronunzia, per quan-
to il comporta l'arte, e assai chiaramen-
te, un ringraziamento al Pontefice loro
benefattore. Tanto esso che i cardinali
proposero diverse domande, cui dai sor-
do muti alunni fu sempre risposto con
franchezza e precisione mirabile, come
riporta il n.° 08 del Diario di Roma, che
descrivendo l'istituzione benefica di Gre-
gorio \\ I e il saggio, riprodusse la me-
morata iscrizione, dicendo pure che il Pa-
pa ricevette un mazzo di fiori finti dal
prelato Gio. Battista Arnaldi deputato
speciale del novello stabilimento, e che
regalò i maestri e gli alunni prima di par-
lire, dichiarandosi soddisfattissimo e di
voler efficacemente proteggere l'istituto.
Il metodo d' istruzione che li tiene nel
convitto, minutamente deaeri Tesi nell'e-
ie-.iute libretto pubblicato all'occasione
del leggio, con prefàsione del sacerdote
romano Halli, pentissimo istitutore bc-
OSP
a5
nemeiilo de' sordo-muti : Saggio che i
sordo- muti del convitto di Roma danno
nel secondo anno di loro istituzione,lio-
ma I&41- I sordomuti si esercitano pe-
riodicamente in varie opere di pietà, ol-
tre l'ascoltar la messa nella cappella; una
volta all'anno fanno gli esercizi spirituali
e celebrano con solennità una festa della
Madonna. Il convitto, ora per disposi-
zione del Papa che regna, non piìi dipen-
de dal cardinal presidente de' sussidi»,
ma dall'encomiato cardinal lirignole di-
chiarato presidente dell'istituto, e dal pre-
lato deputato; vi sono un direttore e due
maestri, tutti sacerdoti; de' maestri uno
è pure economo, l'altro è maestro nella
scuola esterna pei sordomuti non ri-
covrali. Dal direttore dipendono ancora,
per ciò che riguarda l'istruzione, le sor-
do-mute, le quali esistono nello sfesso
locale de' maschi, separate da essi quan-
to alla comunicazione, nel resto sono sot-
ta la direzione della maestra religiosa del
Calvario. Ciascun alunno paga scudi 4
mensili, cioè pei poveri di Roma suppli-
sce la commissione de' sussidii, pei sta-
tisti le comuni cui appartengono, o se im-
potenti la cassa provinciale, come dichia-
rò la circolare della segreteria per gli af-
fari di stato interni, d'ordine di Grego-
rio XVI, nel 1842. Pei sordo- muti di
agiate famiglie varia il mensile assegno,
perchè essi possano trovare nel convitto
ciò che richiede la loro condizione. L'era-
rio continua a somministrare annui scudi
3oo per l'onorario degl'istitutori, e il car-
dinal presidente supplisce a quanto mali-
ci pel mantenimento del pio luogo. In Piu-
ma nel marzo 184 3 il eh. sacci dote Do-
menico Z. nielli recitò nell'accademia Ti-
berina i\[\ erudito discorso sull'origine,
progresso e stato attuale della istituì one
<lc' tordo-muti ;e nel 1 s j • . m I n 13 del-
l' .Ubimi inserì un beli' SI - |>ia 1
tordo muti e loro principali istitutori .
celebrando anche il tìannasi Cseob, ri-
portando il monumento innalaatoa P«-
risi nella chiesa di >- Rocco ali' ab. l'I!
26 OSP
pée,efacendo l'elogio del prof.Ralli par-
lando del progresso singolare dell' ospi-
zio romano, ove alcun allievo legge con
voce chiara e distinta, ed a viva voce ri-
sponde prontamente alle interrogazioni.
Inoltre lo stesso ab. Zanelli nel 1 8/p, nel
n.° 33 dell' Album pubblicò un impor-
tante articolo sulla istruzione de' ciechi
sordomuti, la miseranda condizione dei
quali fu resa alquanto più mite dalla ca-
rità operatrice di portenti, narrando co-
me felicemente il benemerito prete Gar-
ton direttore dell'istituto de' sordo-muti
di Brusselles, istruì una cieca sordo-mu-
ta. Abbiamo di Michalori: Decaeco,sur-
do-muto, Venezia 1646. Nel n.° 43 del
1847 ci diede eziandio il eh. abate al-
tro erudito articolo sulla musica con tan-
to successo studiata dai ciechi , essendo
per essi l'armonia il più gran conforto,
noverando i principali che in essa si di-
stinsero, e quali e quante diverse cose i
medesimi imparano nel grandissimo nu-
mero degli istituti di carità cristiana per
loro fondati. Finalmente noterò, che il
eh. p. Morelli somasco , nel settembre
i845 lesse nell'accademia di religione
cattolica in Roma un' interessante dis-
sertazione intorno all' istituzione de' sor-
do-muti, considerata sotto l'aspetto reli-
gioso, come opera vantaggiosa alla reli-
gione e alla società.
Ospizio di s. Maria Assunta in ciclo
detto di Tata Giovanni, per gli orfani
derelitti ed abbandonati. L'istitutore cui
Roma è debitrice di quest'utile orfano-
trofio, provò al mondo che non occorre
sempre mezzi pecuniari, ingegni sublimi,
quantità di ricchezze, nascita illustre per
operare grandi cose a beneficio dell' u-
manità;ma basta fortemente sentire quel-
la carità che dalla religione cristiana e
dall'amore del suo simile ad ogni perso-
na viene ispirata. Giovanni Borghi ro-
mano, rimasto orfano in tenera eia, si
die all'arte del muratore; ebbe moglie,
ed una figlia che morta di 18 anni lasciò
fama di molta virtù. Esercitandosi in as-
OSP
sistere gl'infermi in s. Spirito, e nell'in-
tervenire all'oratorio del p. Caravita, nel
passare per la piazza della Rotonda ve-
dea con rammarico molti fanciulli, che
vagabondi riducevansi a dormiresui gra-
dini della chiesa o sotto i banchi de' pol-
iamoli, crescendo all'infingardaggine e ai
vizi. Erano essi parte scapestrati alla sog-
gezione della famiglia, parte abbandona-
ti da genitori crudeli, parte orfani affat-
to. Commiserandone lo stato, Giovanni
ormai quasi vecchio riuscì a raccoglierne
alcuni in un pianoterra della casa che
abitava presso i filippini. E rivestitili con
limosine, li pose in alcune botteghe ad
apprendere il mestiere, onde poterli so-
stentare. L' incoraggirono con parole e
con denaro i sacerdoti Pinchetti poi ve-
scovo d'Amelia, e di Pietro poi cardina-
le^edifìcati in vederGiovanni accompa-
gnare alle botteghe que'giovanelti, e con-
durli a varie opere di pietà. Cresciuto il
loro numero sino a 4o> passarono in am-
pio locale a via Giulia, pagandone il fit-
to di Pietro. Si formò inoltre una pia so-
cietà di persone che l'aiutarono con più
di 100 scudi al mese, onde la famiglino-
la si potè ben vestire e nutrire, e tutta
impiegarsi a mestieri nel 1 784. Per le sue
cure paterne chiamava Giovanni i fan-
ciulli col nome d\ figli, ed essi in contrac-
cambio con affezione chiamavanlo Tata,
che presso il volgo suona padre, quindi
il nome di Tata Giovanni restò all' isti-
tuto. Pio VI a mezzo del di Pietro gli
comprò il palazzo Ruggia dov'era a pi-
gione, e ne divenne munifico prolettore,
soccorrendo Giovanni in più modi, e po-
nendogli alfetto; talora di propria ma-
no dava a tutti la limosina, ammonendo
Giovanni, benché di eccellente cuore, di
esser meno rustico e severo co'suoi 100
fanciulli, che però edificava con religio-
ne soda e profonda, insegnando loro il
catechismo quantunque illetterato. Vi-
gilava sui portamenti e sul profitto che
facevano nelle arti, esigeva il guadagno
per mantenerli , e da buoni laici ed ec-
O S i '
desinatici li faceva istruire ne'più neces-
sarii clementi delle lettere. In casa era vi
online, silenzio a tavola e nettezza, ol-
tre diversi esercizi di pietà; prelati e car-
dinali di sovente recavansi a servir la
mensa di questi poverelli, ammirando il
loro istitutore. La notte Giovanni ve-
gliava che tutti stassero in letto, e nelle
feste, vestili di saio rosso, in lunga Illa li
conduceva per le chiede e a diporto in
luoghi remoti, prendendo parte ai giuo-
chi de' suoi putti. Dopo aver così retto
per |5 anni l'ospizio, Giovanni assai
pianto morì il 28 giugno i"98, nell'età
di 67 anni, ravvivando lodevolmente la
memoria di questo uomo singolare mg.
Carlo Luigi Monchini con 1' opuscolo :
Di Giovanni Borghi maestro muratore
detto Tata Giovanni, e del suo ospizio
per gli orfani abbandonali, memoria,
Roma i83o. Di questa se ne ha pure
stampato Y Estratto, del medesimo bene-
merito autore, che 1' una e 1' altra fece
vendere a vantaggio dell'ospizio, per cui
fu posto nella sala dell' istituto il ritratto
del fondatore e una lapide nella chiesa
di s. Nicola desi' Incoronati , nel rione
Regola, dov' era stato sepolto come sua
parrocchia.
L' orfanotrofio, ad onta del vortice re-
pubblicano del 1-98 che affliggeva Ro-
ma, [tassò in cura dell'avv. Belisario Cri-
staldi poi cardinale, che vendutoli palaz-
zo li uggia, per non pagar fitto lo traspor-
tò in v .Nicola da Tolentino ora delle bat-
tutine, dond'erano stati levali gli agosti-
niani Malti. Ivi furono riuniti altri or-
fani di certo Giovanni Sarto, the per
opera di fi*. Bonifaxio da Sette riforma-
to francescano di gran virtù, avea a-
perto tre anni avanti un piccolo ospizio,
capace di ?. j fanciulli, iti via Lui
l'ino allora l'istituto del bori; In si era
governato per consuetudine, ma il Cri-
stalih vi provvidi- con Mggie leggi, e per-
che *_;! 1 alunni non USCÌSSSI'0 dati ospizio
m tempi ìì malvagi, vi stabilì 6 diversi
lavorìi, cioè di sarto, calzolaio, tessitore,
O S P 27
lanaro, ferraio e làlegname. Niel 1800
venuto in Roma Pio VII e restituito il
convento agli agostiniani, gli orfani per
beneficenza dell' arciduchessa Marianna
passarono in s. Silvestro al Quirinale, sot-
to la direzione del p. Parranari ( V. ) ,
e della sua compagnia della fede di Ge-
sù, e successivamente nel vicino borgo
s. Agata, al palazzo Ravenna a 1. Mai 1
Maggiore, finalmente alla Madonna dei
Munti nella pia casa de' catecumeni e
neofiti, dove ad essi furono riuniti gli
orfani dell' ospizio dell'Assunta, fondato
qualche tempo dopo di quello di Tata
Giovanni, da Francesco Maria Cervelli
genovese, uno de' fondatori del Conser-
vatorio delle Pericolanti {V.\ Il cari-
tatevole Cervetti era stato compagno del
Borghi, aiutandolo specialmente coli' i-
struire i fanciulli, ma disgustato dalla
sue ruvide maniere n' era partito ben
presto. Avendo però molto a cuore l'e-
ducazione de' poveri fanciulli, ne riunì
molli, che altre pie persone aveano rac-
colto, e die origine a un novello ospizio
chiamato di Maria Assunta in cielo e
volgarmente di Tata Francesco, in via
de'Cbiavari nel rione s. Eustachio. Tut-
ti que* contribuenti che si disgustavano
della troppo schietta carità del Borghi,
divenivano benefattori del nuovo istitu-
to, del quale il celebre cardinal Leonar-
do Antonelli era il prìncipalissimo pro-
tettore. Morto il Cervetti nel 1 -q j. a'a8
agosto, i sacerdoti Guidi e Storace suc-
cedettero a lui nel carico e neli' amore,
ed operarono tanto bene da meritare un
quadro nella sala dell'istituto. Ne' tristi
tempi repubblicani del 1-98 seppero
essi con prudenza preservar gli orfani
da o^iii turbamento nel pietoso ricetto,
che diressero fino all' esilio, cui I
duino per la loro fedeltà a Pio \ il I
g >v< ino imperiale fi Li riunione
di questi due o^pzi che formarono al-
iena 70 orfani, avvenne nei 181 1,
per opera del p Isaia dichiarato loro su-
pcriore dalla commissione istituita da
38 OSP
delto governo invasore, ma in nulla al-
terò le discipline stabilite. Perchè l'ospi-
zio del Borghi era anteriore d* istituzio-
ne all' altro, e più rinomato per l' isti-
tutore, il volgo gli rese giustizia, chia-
mando l'orfanotrofio riunito, come fa
tuttora, Ta'a Giovanni. Restituito Pio
VII nel 181.4 alla sua sede, tolse l'ospi-
zio da ogni altra soggezione, e vi nomi-
nò direttori i sacerdoti Guidi e Storace.
Perchè la casa de'neofiti fu resa alla sua
destinazione, il Papa donò all'ospizio la
chiesa di s. Anna de' falegnami, cosi det-
ta per quelli che stavano nella contrada,
nel rione s. Eustachio ( prima apparte-
neva a quello di Regola), già delta dei
Funari ( pel motivo detto nel voi. XVH,
p. 16), e parte del contiguo monastero,
il quale era stato abitato dalle Benedet-
tine trasferitevi da quello presso X ospe-
dale di s. Giovanni di Dio nel 1073 (e
non altrimenti, come si può vedere nel
Cancellieri, Notizie isloriche di s. Maria
in Julia, p. 1 e seg. ) che passando nel-
V altro di Campo Marzo, l'anno 179!
I' occuparono fino al i8oq le Salesia-
ne. Finché vi furono le benedettine, i
palafrenieri si recavano a prendervi la
statua di s. Anna. Il Bombelli, Raccolta
delle immagini, t. II, p. 91, narra che
il monastero nel 1285 fu fondato dalla
b. SantucciaTerrabotti di Gubbio, insie-
me a quello presso detto ospedale, chia-
mato di s. Maria in Julia, le monache
tlel quale passarono sotto Gregorio XIII
in questo, ove si venerava 1' anello di s.
Anna e molle reliquie, portandovi una
miracolosa immagine di Maria Vergine
col divin figlio dipinta in muro, poi nel
i65i coronata con corona d'oro dal ca-
pitolo Vaticano, che non senza prodigio
non potè collocarsi sull'altare maggiore
in alto per remozioue d'un ss. Crocefisso,
finché questo non fu situato in luogo de-
cente dell'altare. Dal nome dell'antica
chiesa abbandonata dalle benedettine, e
dalla celebrata immagine, questa di s.
Anna prese anche il nome di s. Maria
OSP
in Julia, e ne tratta eziandio il Panciro-
li ne' Tesori nascosti, p. aio. Il Maran-
goni p. 186, Ist.di ss. Sanctorum, affer-
ma che la chiesa di s. Salvatore in Julia
fu incorporata al monastero di s. Anna
nel i538; ed il Venuti, Roma moderna
p. 52i, narra che le monache riedifica-
rono nel i654 la chiesa, indi l'ampliaro-
no ed abbellirono nel 1675. Ecco poi
come descrive la chiesa. L'altare maggio-
re le monache fecero rinnovarlo con ar-
chitettura di Carlo Rainaldi, con pitture
del Troppa ; i 4 angelelti che circonda-
no l' immagine della Madonna sono scol-
piti da Naldini e da Ottone, e i due so-
pra l'ornamento dell'altare sono del
Cavallini, e que' di sotto di Ottone stes-
so ; il Passeri dipinse la volta. De' due
altari, quello a sinistra colla B. Vergine, il
Bambino e s. Anna è del Cavarozzi detto
Crescenzi, e le pitture d'intorno a fresco
diconsi di Pelino del Vaga; nell'altro al-
tare incontro sono effigiati i ss. Giusep-
pe e Benedetto con angeli, lavoro del
Savonanzi, e le pitture a olio de'pilastri
sono del Passeri. Nelle cantine del mo-
nastero si vedono avanzi di archi e di
stanze con pavimenti di musaico, che si
credono bagni antichi.
Nel 181 5 dunque I' ospizio ebbe la
chiesa e l'attiguo locale non molto ac-
concio all' uopo, non ostante le gravi
spese fattevi. Pio VII concesse all'ospizio
di essere solo soggetto al direttore pro-
tempore, che sceglie a suo beneplacito
un compagno che gli succede, e l'orfa-
notrofio ebbe sempre utili e zelanti su-
periori. Lo fu il regnante Pio IX, che con
zelo e carità l'ebbe in cura, e nella chie-
sa vi celebrò la prima messa nel 18 19:
elevato al pontificato si degnò dire, es-
sere ancora Tata de' poveri orfani del-
l'ospizio. Questo ne celebrò l'esaltazio-
ne con inno stampato nel 1846 col ti-
tolo ; Nel celebrare le solenni glorie di
Maria ss. assunta in cielo, al cui patro-
cinio affidasi l'ospizio dal suo fondato-
re appellalo Tata Giovanni, gli orfani
OSP
abbandonali in esso raccolti al novello
Sommo Pontefice l'io JX. !l predeces-
sore Gregorio XVI ne fu amorevole be-
nefattore, sia con assegnargli perpetua
rendita, sia coll'incoraggire gli alunni in
ricevere i loro saggi artistici e regalan-
doli, sia col dare all'ospizio annui soc-
corsi di suo peculio, del quale in mor-
te per testamento gli lasciò iooo scudi.
Provocarono queste beneficenze lo zelo
e il lodevole impegno de' prelati Vespi-
gnani e Luigi Tomaselti, fatti da Gre-
gorio XVI il i.° vescovo d'Orvieto, il
■i.° cameriere segreto soprannumerario
e canonico Liberiano. Due sacerdoti in-
tendono all' interna disciplina, un buon
laico procura il collocamento degli or-
fani nelle botteghe vegliandone la con-
dotta ; più evvi il sarto, il calzolaio, il
cuoco, 1' infermiere ec. Neil' ospizio si
ricevono fanciulli romani poveri, orfani
e abbandonali, per formarli alla società,
abili e religiosi artisti. Sette sono le ca-
merate, presiedute dai giovani più savi
e maturi, ed insegnano agli altri legge-
re, scrivere e conti, oltre le istruzioni
clic dà qualche buon chierico e laico,
anco d' ornato e geometria: soprattut-
to intendesi a formare il cuore con buo-
na istruzione catechistica e sode pratiche
di pietà. I giovani sono circa 120, eser-
citanti quasi 3o diversi mestieri, né sono
disdette le arti belle e gli sludii delle let-
tere, dopo lunghe e sicure provedi qual-
che ingegno raro e perspicace. L'ospi-
zio celebra solennemente la festa del-
l'Assunta,ed espone al pubblico i lavori
eseguiti dagli orfani per saggio dell'an-
nuo progredimento nelle rispettive ai ti
eh' esercitano, con concorso numeroso
di personali, e successiva premiazione
della condotta morale e del profitta «Iti-
le fatiche ricavato dagli alunni. L'isti*
luto riceve dall'erario 3760 Friuli an-
nui, ha alcune limosine, e dal prodot-
to de' giovani ricava più di tendi 1 ">'>
ni mese, e quando ognuno arriva a KM*
dannar bai. 1 "i al giurno il resto è loro,
OSP 39
die depositandosi dal direttore nelle cas-
ta di risparmio, gli alunni lo riprendono
a 20 anni quando si congedano dal-
l'ospizio. 11 vestire de' giorni feriali è
una camiciola di grosso panno I
con calzoni simili, e nelle feste un ubilo
di panno cenerino.
Ospizio della ss. Trinità pei pellegri-
ni e convalescenti d'ambo i ses>i nel rio-
ne Regola. Dell' ' Arciconfralernita della
ss. Trinità de' pellegrini (f '.), ideata da
Persiano Rosa pieneslino e istituita da
s. Filippo Neri nelle chiese di s. Salva-
tore in Campo e s. Benedetto alla I\ego-
la, ne parlai in diversi luoghi e princi-
palmente nei voi. II, p. 120, XXI, p.
24 e 2 j, XXlV,p. 280, 28") e 296, iti
un alla posteriore istituzione della con-
gregazione de'sacerdoti del p. Mariano
Soccini filippino, i quali dovevano assi-
stere la chiesa e l'ospizio per quanto ri-
guarda il ministero ecclesiastico, e me-
nare vita regolare e ristretta nel pio luo-
go. Delle due chiese ne tenni propoMlo
anche ne' voi. XXI li, p. 1 8 7, e XX\ I
p. 228. Quanto a quella di s. Salvatole
in Campo, Gregorio XVI col breve Ro-
mani Ponti/ìces, del 2- luglio 18 4.1, la
concesse colla contigua casa alla congre-
gazione de' missionari del preaiosissimo
Sangue, di cui parlai nel voi. XL\ , p.
224, coll'annuo canone di una libbra di
cera all'abazia di Fard cui spettava: iu
questa chiesa il direttore generale di det-
ta congregazione d. Biagio \ alcalini di
Recanati vi fu sepolto nel 18+-, come
si legge nel n.° 40 delle yotizie del gior-
no. Ad A UHI voti ed in ciascuno, cioè
dal X celebrato nel 1 5>5o da Giulio HI,
al XX inclusive celebrato nel l8a5 di
Leone XII, narrai il sommo bene
fatto da queto grandioso e benemerito
ospizio, insieme al novero di quanti con-
valescenti e pellegrini albergo, come del-
la Làvmmda de' piedi (t.\. i»i c-eguita
(la principi, personaggi, cardinali e Pa-
pi; il cerimoniale che ti usa pai Ponte-
liei lo dcs.il-.->! nel fol XXXVII p '<>'
3o OSP
e 2o3, e per ultimo Pio IX nella sera
del venerdì santo 1847 vibenedì le men-
se, dopo aver lavato i piedi ad un sacer-
dote pellegrino. Laonde mi limiterò ad
aggiungere qualche altra erudizione, con
un cenno sul magnifico edifìzio e con-
tigua chiesa. Fondato il sodalizio nel-
l'antica chiesa di s. Salvatore in Campo,
ebbe quindi quella di s. Benedetto alla
Regola, presso la quale comprò una casa
che servisse di ospizio ai pellegrini che
arrivano in Roma, e di ospedale ai con-
valescenti ch'escono dagli ospedali di Ro-
ma , albergandoli e alimentandoli. Nel
16 12 si fabbricò la chiesa e si ridusse
Ja fabbrica a pianterreno ad uso di re-
fettorio, e ne' due piani superiori a dor-
mitorio. Clemente XI formò nell' inter-
no un altro lungo refettorio, e sopra 2
dormitori! che sono ad angolo retto coi
nominati. 11 refettorio piccolo è capace
di 240 persone, il grande di 4°° j • pic-
coli dormitorii hanno 80 letti per ciascu-
no, i grandi 1 44- La parte destinata a
ricevere le donne ha un dormitorio di
4o Ietti e due refettorii, l'uno per «44»
l'altro per 160 individui, laonde in tut-
to sono 488 letti, de'quali una gran par-
te sono larghi da poter contenere due
persone. In tutti i refettorii possono con-
temporaneamente servirsi g44 persone.
Negli anni santi vi furono nel di mede-
simo sino a 60 7,000 pellegrini, che so-
gliono mandarsi ne'gran conventi e mo-
nasteri di s. Calisto, s. Agostino, s. Gri-
sogono, ss. Apostoli, s. Andrea della Val-
le, s. Maria sopra Minerva, s. Bartolo-
meo all'Isola, di Aracoeli, del Gesù e
de' Benfratelli. Due sale a pianterreno,
fornite di quanto è d'uopo, sono destinate
alla devota cerimonia della lavanda dei
piedi, che si fa in memoria di quanto
operò cogli apostoli il Redentore. La sala
degli uomini dà luogo a 60 individui nel
medesimo tempo, a 5o quella delle don-
ne. Vasto e bello è l'oratorio dove i fra-
telli si esercitano ne' divini uffizi; \i è
un quadro di s. Gregorio 1 in alto di ce-
OSP
lebrare, del Zucca. Il numero de'pelle-
grini è grande negli anni santi: negli an-
ni ordinari se ne ha il massimo a Pa-
squa ed è di 3 o 4°o fra uomini e don-
ne; alcuni ancor vengono per le feste del
Corpus Domini e di s. Pietro, ed anche
per la Porziuncula o in occasione del pel-
legrinaggio alla s. Casa di Loreto, o di
altre straordinarie funzioni, come avven-
ne nell'ultima canonizzazione nel i83q.
I pellegrini per essere ricevuti devono ve-
nire da paese lontano più che 60 miglia,
muniti di certificato dell'ordinario o vi-
cario foraneo, che attesti essere venuti
in Roma alla visita de'santi luoghi. Fra
l'anno si alimentano gl'italiani un gior-
no, gli oltramontani due, i boemi per
lascite particolari hanno al partire uno
scudo, i portoghesi mantengonsi 5 dì, e
al partire si dà loro un zecchino. Nella
ricorrenza di Pasqua gl'italiani si ali-
mentano per 3 giorni, per 4 g'i oltra-
montani, per 7 i portoghesi. II giorno
s'impiega alla visita delle basiliche, alle
ore 24 si fa nell'oratorio un acconcio
sermone^ dicesi il Rosario, indi segue la
lavanda, per ultimo il pranzo. I fratelli
vestiti con sacco rosso assistono i pelle-
grini di costumi e lingua diversi, tra i
quali alcuna volta per umiltà presero
luogo alti personaggi. A tanti esempi di
virtù molti eretici si convertirono, se-
gnatamente ne' Giubilei, e in quello del
1825 si ebbero moltissime abiure e bat-
tesimi. Gli stranieri che vengono per ren-
dersi cattolici, sono alimentati nel pio
luogo un più lungo tempo, e 5 preti vi
sono per le opere spirituali. Quanto ai
convalescenti il loro numero segue la pro-
porzione de'malati; il massimo è di 120
uomini e 60 donne: i convalescenti che
escono dagli spedali di s. Spirito e del
ss. Salvatore, vi sono condotti colle car-
rozze di que'stabilimenti. Quivi si accol-
gono e ritengonsi 3 o 4 giorni, ed an-
che più se vi è bisogno; i convalescenti
sentono messa, si confessano e comuni-
cano, ed ascoltano il discorso morale
O S P O S P 3 1
manina e sera. Quando escono doll'o- opere de] novarese Ricci; il s. Matteo di
spizio, se abbisognano di vestimenti sup- marino dell'altare della crocerà è di Co-
plisce il pio luogo. Un medico visita i pe, l'angeloè di Ferrucci. La pittura dcl-
convalescenti, se ricadono sono riportati la ss. Trinità dell'altare maggiore è una
all'ospedale, e se non sono in istato di delle insigni fatiche di Guido Reni, i a
potersi trasportare si curano nell' ospi- belli candelieri di metallo sono del Cen-
zio. Tutta la famiglia, compreso il ser- sore, i 4 piofeti negli angoli della cu-
vizio della chiesa, sono ordinariamente noia sono del Ricci, come pure gli mi-
ao persone, che hanno vitto e casa, geli attorno al Padre Eterno di Guido
Questo della ss. Trinila è ora 1' unico posto nel lanternino. L'altare della i."
ospizio e spedale amministrato da un'ar- cappella a manca, dopo l'altare maggio*
ciconfralernila. Le rendite ammontano re, ha i ss. Giuseppe e Benedetto a olio
ad annui scudi i8,ooo,de'cpiali 2400 ne di Ricci: l'immagine di Maria col Bam-
contribuisce l'erario: in esse è compreso bino, che ivi è in gran venerazione, era
il moltiplico di scudi 25,ooo del cardi- anticamente sul muro dell'abitazione di
Dal Lazzaro Pallavicino, riservalo per Capranica in via della Valle, che rendu-
l'anno santo, in cui si hanno pure molle tasi celebre per miracoli, il sodalizio ne
straordinarie limosine. Nell'ultimo anno fece nel i562 l'acquisto e la collocò nel-
santo le spese ascesero a circa 65,ooo l'antica chiesa, donde la trasportò nel-
scudi. Nell'ospizio sonovi diverse memo- l'odierna, e nel 1 654 gl'Ottenne la co-
rie di Papi, cardinali e alili personag- rona d'oro dal capitolo Vaticano. Pio
gi, i quali servirono in differenti occasio- IV concesse indulgenza plenaria nelle 5
DÌ ai poveri orfani. Fra i molli busti di principali feste e loro ottave, conferma-
metallo e di marmo che stanno collocati ta da Pio VI. comesi ha dal Bombelii,
sopra tali memorie, quello di Urbano Raccolta delle immagini t. II, p. 123.
Vili Io designò Bernini e giltò in bron- Segue il deposito di Perini con due put-
zo Laurenziani, come pure i due angeli ti di Lorenzetto. La 2.' cappella ha s.
che sostengono il triregno vennero l'usi Gregorio I con altre figure e le anime
da Ferrerie II busto d' Innocenzo X o del purgatorio, pitture del Croce; nel
di ClemenleX Io scolpì l'Algardi,ed evvi quadro della 3.' il cav. d'Arpino fece il
ancora quello di s. Filippo Neri, primo quadro di Maria con Gesù in seno, e i
fondatore di questo celebre luogo pio. Nel ss. Agostino e Francesco; le rimanenti
suo ingresso si vedono i busti di Cle- pitture sono del Croce. L'ultima cap-
menle Vili, Innocenzo X, Clemente X pella ha nel quadro i ss. Carlo Borro-
e Clemente XI. Architetto della chiesa meo e Filippo Neri, con altri santi del
della ss. Trinità fu Paolo Maggi, ma la Cortesi; le storie a fresco di tali santi l'e-
facciata venne edificata a spese di Gio. seguì il Ferrari. Di recente fu decorata
Batlitta de Rossi piemontese nel 1723, di un eccellente organo, ed ora vi si e-
co' dilegni di Francesco de Sanctis, ed segoiscono grandi, nobili edeleganti ri-
è tutta di travertini, con 4 statue simili stauri ed abbellimenti. Inoltre l'arocon-
degli evangelisti, scolpile da Ludovici, fraternità possiede l'oratorio con cimile*
L'interno è ornato assai bene. Le ligure rio annesso pei confi ali, ove tuttora m sco-
ncila 1." cappella a destra, ov'è un Cro- pelliscono,a Ponte Molle, pruni di ginn-
cefisso di rilievo, sono della scuola di de aere da Roma a quello a destra della
Vecchi. La 2." contiene il quadro di s. via, avente contigua 1' edico < di S. An-
Filippo Neri, forse pittura d' un sacer- diva apostolo. L'edicola viene formata
dote suo divoto*: l'Annunziata nella 3.' da .\ colonne d'alabastro listalo, e etm-
cappella con altri dipinti a fresco sono tiene la di lui statua scolpita nella
32 OSR
sa materia da Vairone e Nicolò fioren-
tini scolari del Filarete. Essa fu eretta
da rio II in memoria della solennissi-
ina Processione (f^.), magnifica e com-
movente che ivi fece a' i3 api ile 1462,
allorché si portò in questo luogo ad in-
contrare e ricevere dalle mani del car-
dinal Bessarione la testa di s. Andrea,
che Tommaso Paleologo despola di Mo-
rea avea portato da Patrasso in Anco-
na, donde il Papa la collocò nella basi-
lica Vaticana, in cui empiamente fu ru-
bata ne'primi del 1848 e poi ritrovata.
Non si conosce l'architetto del tempiet-
to, e 1' iscrizione che vi si legge ricorda
il motivo di sua edificazione, e V indul-
genza plenaria concessa a quelli che lo
visiteranno nell'anniversario della fun-
zione. All'ingresso dell'edilizio sono scol-
pite le armi del cardinal Piccolomini
nipote del Pontefice, poscia Pio III. L'o-
ratorio o cappella annessa fu fabbricata
dal sodalizio nel i566. Appartiene al
sodalizio la cappella fuori di Porta s. Pao-
lo, che descrivo a s. Pietro.
OSROENA o OSROHENE. Contra-
da dell'Asia nella Mesopotamia citeriore,
lungo la sinistra dell' Eufrate. Sotto i
Seleucidi una porzione prese il nome di
Mygdonia, col titolo di regno : Polibio
parla di esso in occasione d'Antioco il
grande. Fu assoggettata all'impero ro-
mano da Lucio Vero, e divenne una gran-
de provincia ecclesiastica, la q." della dio-
cesi e patriarcato d'Antiochia, di cui
Edessa (F.) era la metropoli, parlando
de'suoi contini il Terzi nella Siria sacra
p. 91. Taddeo, uno de' 72 discepoli del
Redentore, fu mandato dall'apostolo s.
Tommaso per predicarvi l'evangelo, es-
sendo re Abgaro, il quale abbracciò la fe-
de con tutti i suoi sudditi. Oriens christ.
t. II, p. C)53. Neil' anno 197 18 vescovi
si adunarono a Tisite nell* Osroena per
la celebrazione della festa di Pasqua.
JReg. t. I.
OSSAROo OSSERO. Apsorus,Au-
Xerus, Ausara, Opsaram. Città tresco-
OSS
vile di Dalmazia nell'Illirico, governo di
Trieste, circolo d'Istria, sulla costa oc-
cidentale dell'isola di Cherso nell'Adria-
tico, nel luogo più stretto del canale che
la dividedall'isola Ossero. Di forma qua-
si triangolare, è cinta di mura, e difesa
da un castello di mediocre estensione
dal lato del canale, in una pianura. Il
suo aspetto è di poca importanza, con
pochi abitanti per la sua aria, impeden-
do il vicino monte Ossero il corso dei
venti. E antichissima^ e dicesi che qui-
vi nel i23o avanti la nostra era fu uc-
ciso Absyrto da Medea sua sorella, uni-
tamente a Cherso, Absyrlos. Era allora
importantissima e cinta di mura. Nel-
1' 840 fu abbruciata dai saraceni, indi
rifabbricata divenne sede vescovile ver-
so 1' anno 880, sotto Giovanni Vili,
suflìnganea di SpalatrOj donde Anasta-
sio IV la sottopose a Zara. Alcuni gli as-
segnano per 1." vescovo s. Gaudenzio,
fiorito verso il 1060, sotto la cui invoca-
zione è la cattedrale, ove si venera il
corpo di s. Isidoro, ed è l'unica parroc-
chia della città. Vedasi il Fallato, Illy-
rici sacri t. I, p. 189, e III, p». 10 e 1 7 J>.
Ecco gli ultimi vescovi riportati nelle
Notizie, di Roma. 1738 Gio. Ferro di
Chiozza. 174J Nicolò Dinaricio di Le-
sina. 1737 Bonaventura Bernardi di
Spalatro. 1781 Simone Spalatin d'Arbe,
traslato da Curzola. 1801 Francesco Pie-
tro Raccamarich di Zara, trasferito da
Cattare Pio VII colla bolla Inter mul-
tiplices, de' 1 5 gennaio 1822, ne com-
mise 1' amministrazione a beneplacito
della s. Sede al vescovo di Veglia (V.),
sulfraganeo di Gorizia, secondo la pro-
posizione concistoriale.
OSSAT Arnaldo, Cardinale. Arnal-
dod'Ossat nacque in Cassanebrio oCas-
sagnabere , piccolo castello della con-
tea di Armagnac nella diocesi di Auch
nell' Aquitania^da genitori oscuri e mi-
serabili, eh* ebbe la disgrazia di perdere
iu età di g anni, e siccc%ie il padre fa-
ceva il maniscalco, allorché morì non vi
OSR
fu modo di potergli fare un funerale,
e in appresso non si conobbe alcun suo
congiunto. Per beneficio del nobile Tom-
maso della Marca, die invaghito del ta-
lento del fanciullo volle elevarlo dall'o-
scurità de'suoi natali, e lo fece applicare
agli studii col nipote signore ili Castelnau
di Hagnoac, facendone rapido profit-
to, divenne maestro in eloquenza e nel-
le scienze, onde fu annoverato tra gli
avvocati del foro di Parigi e si rese a-
bile sotto il famoso Culaccio. Il suo di-
stinto merito gli procacciò la conoscenza
di persone ragguardevoli } fra le quali
Foix poi arcivescovo di Tolosa; e come
savio in consiglio, profondo in dottrina,
di spirito elevato, lo prese seco per con-
sigliere e confidente. Dichiarato poi nel
i ~-\ da Enrico III l'arcivescovo amba-
sciatore in Roma, questi coli' assenso
del re conduce seco Arnaldo per segre-
tario d' ambasciala. Aumentandosi in
Francia la fama del suo valore e pru-
denza, il re lo dichiarò segretario di sta-
to, die però ricusò o per essere ecclesia-
stico, o per non vederne escluso Villeroy
suo benefattore. Dopo la morte di Foix,
il cardiual d' Este protettore della co-
rona di Francia prese Arnaldo per se-
gretario, gli lasciò dopo i3 anni per
testamento 4\ooo scudi, e gli donò in
vita un diamante di 20,000, che virtuo-
samente non volle accettare. La stessa
moderazione gli fece ricusare le abbazie
che gli furono offerte, ed entrò per se-
gretario col cardinal Gioiosa nuovo pro-
tettoie di Francia, per ordine del re ,
colla qualifica di segretario regio. Que-
sto porporato nel 1 jSSgli conti-ri il prio-
rato di s. Martino di \ ieu\-Bellesme.
Divenuto re Enrico IV lo destinò con
Perron,poi cardinale, a tratiare con Cle-
mente Nili la Bua riconciliazione colla
Chiesa romana, udì.» quale si condusse
con tanta maturila e saviezza, che riu-
scì di soddisfazione al Papa ed al re, il
quale lo deputò ambasciatore a Perdi*
uaudo 1 granduca di Toscana, e al senato
VOL. L.
OSR 33
\'irio per notificare la pace di Ver-
vin-.. Inoltre Enrico IV a beneplacito
pontificio nel 1 5g6 lo nominò alla chiesa
di Renne*, consigliere di stato e del leal
consiglio, ed interino ambasciatore alla
partenza del duca di Luxembuigo da
Roma nel 1 m|<S, ed alle sue fervide i-
stanze Clemente Vili a' 3 marzo
lo creò cardinale prete di s. Eusebio, e
nel 1 600 lo trasferì alla chiesa di Bayeux.
La governò 4 anni, zelando il culto di-
vino, la disciplina del clero, la morigera-
tezza nel popolo, e siccome non poteva
risiedervi, ollennedi rinuuziarla. Ricusò
al cardinal Gioiosa denaro, treno e mo-
bili. Per piìi di 20 anni amministrò in
Roma gl'interessi del re con vantaggio
della monarchia, come di acuta e pro-
digiosa penetrazione di spirito, di fino
discernimento, che mai lo fece errare.
Unì in grado eminente ad una giusta
politica, temperanza e giustizia, sincera
probità ed illibato costume: fu uemico
dell'avarizia, alieno dal ricever doni,
amante della semplicità, contrai io all'a-
dulazione ed all' intrigo. -Non mancò di
erudizione, collo essendo nella teologia,
nella matematica e nelle belle lettere,
come ne fan fede le sue epistole riguar-
date capi d'opera, nelle quali apparisce
il suo amore per la religione e l'eccel-
lente sua dottrina. Amato da tutti per
affabilità e dolcezza, moiì in Roma nel
1 l'i., j d'anni 68, e fu sepolto in s. Luigi
de' Francesi nella cappella della b. Gio-
vanna, ove gli fu eretto elegante avello
con bella iscrizione, avendo lascialo suoi
eredi i poveri. La sua vita fu stampata
in Parigi nel 1 608. Il -Niceronne parla ne-
gli Elogi degli uomini illustri di Francia ;
il \\ icqueibrt nel suo libro dell'. 7//iZ»</«
sciatore^ e splendidamente GianoNicio fi-
nti co nella Pina* oteca, il quale rileva 1 li<-
senza parenti, nobiltà e ricchezze, d'uuh-
nario scala alle pi une d gnil ». egli vi per-
venne col solo uie» ito. La migliore edizio-
nedelle sue opere è quella di Amati
1 708 colle note di Eioussayi tuo b 1
3
34 o S S
OSSEI o OSSENIANI. Sellali ebrei
die comparvero fauno 5o deli' era cri-
stiana e che fecero professione del cristia-
nesimo in molli articoli. Verso V anno
10G cambiarono il nome di ossei con
({nello di elcesaili, avendo per capo Elei
filosofo ebreo. Insegnavano potersi dissi-
mulare o rinunziar alla fede esteriormen-
te, purché questa si conservasse nel cuo-
re, e che il martirio per essa era un omi-
cidio di sé stesso, quindi un peccato mor-
tale.
OSSER V AND 1 SS1 VI O, Observantis-
sìmus. Titolo che si dà altrui per ono-
ranza, degnissimo di essere onoralo, oh-
servando dìgnissimus. Dice il Parisi, t.
Ili, Istruzioni p. 47? che il titolo di os-
servandissimo, sebbene eguale al colen-
dissimo, questo però è di maggiore ono-
ranza, e che gli eguali, come Eminenze
(V.) con eminenze. Eccellenze (V.) con
eccellenze, si cambiano fra loro Vosser-
vandissirno. I cardinali tra loro si danno
indistintamente V Eminenlissimo e reve-
rendissimo signor mio osservandissimo
nella sopì ascritta e in cima delle lette-
le o biglietti, in corpo / ostra eminenza,
in fine Di vostra eminenza. Chi distin-
guono, in vece dell' osservandissimo col
colendissimo, a questo articolo lo dissi,
e lo davano al doge di Venezia, cioè Se-
renissimo signor mio colendissimo. Al
cardinal nipote del Papa creatore, dai
cardinali creature si dà il titolo di Emi-
/lentissimo e reverendissimo signor mio
padrone colendissimo. I cardinali dava-
no agli elettori dell'impero secolari i 1 vSV*-
renissimo signor mio osservandissimo;
Vostra altezza elelloralej Di vostra al-
tezza elettorale; ed agli elettori ecclesia-
stici, come al gran maestro di Malta, E-
minentissimo e reverendissimo signor mio
osservandissimo, cos'i nel resto come a-
gli altri cardinali. Questi al duca di Mo-
dena, non arciduca, scrivevano Serenis-
simo signor mio osservandissimo ; Vo-
stra altezza j Di vostra altezza j e così a
tutti gli altri principi sovrani assoluti, in
O S S
un alle mogli, sorelle e figli. Agli arci-
vescovi e vescovi di case alle quali com-
pete V altezza, i cardinali danno il i5>-
renissimo signor mio osservandissimo j
Vostra altezza reverendissima^ Di vo-
stra altezza reverendissima. Si possono
vedere i relativi articoli per altre nozioni.
OSSERVANTI MINORI. V. Fran-
cescano ORDINE.
OSSERVATORIO astronomico, o
Specola del collegio Romano. V. il voi.
XIV, p. 201 e 202, ove si parla degli an-
tichi osservatori! di Roma. Del Palazzo
apostolico Valicano (V.) ossia meridiana
e specola erelta da Gregorio Xlll parlai
a quell'articolo; ivi dissi ancora di altre
specole di Roma, come dell' osservatorio
di Campidoglio.
OSSESSO, Obsessus. V. Energume-
no. Il dotto prelato Angelo Antonio Scot-
ti scrisse la dissertazione : Su la scar-
sezza degli energumeni, che si legge in
estratto nella Raccolta religiosa la scien-
za e la fede, voi. VI, fase. 32. Egli con
erudizione e vigore svolse i due punti :
i .° Le ragioni onde il demonio non ab
bia oggidì premura di potentemente im-
possessarsi de' corpi umani. 2.° Com'e-
gli supplisca a questa mancanza con al-
tre malefiche operazioni. 11 chiaro au-
tore a meraviglia converte in arma di
offesa contro I' incredula empietà quel
medesimo strale, ch'ella vibra a danno
della religione. Oggidì sono scarsi i veri
energumeni, ed appunto per questo so-
no stati veri e degni di fede i casi di tal
fatta, accaduti ne' trascorsi tempi ; ed al-
tresì questa odierna scarsezza apre l'a-
dito al nemico dell'uman genere per ti-
ranneggiare se non il corpo, ma di certo
l'anima di tanli accecati dallo spirito del-
le tenebre e dell' empietà. Tanto e me-
glio si legge nel voi. XVII, p. 4^} degli
ninnali delle scienze religiose.
OSSORY (Ossorien). Sede vescovile
dell'Irlanda, con residenza nella città di
Kdkenny, Kilchemnos Fantini . provin-
cia di Leinsler. capoluogo della contea
oss
ilei suo nome, ima delle prime ilei re-
gno, e di una piccola divisione che porla
il nome di conica della città di Kilken-
ny^ i3 leghe da Dublino sulla Nore che
si attraversa sopra due bei ponti. E gran-
de ed una delle più amene d'Irlanda; le
sue polle, mura e bastioni attestano che
fu piazza forte, rome dimostrano la sua
antica importanza le rovine di molte chie-
se, monasteri e abbazie. Racchiude an-
cora molli grandi e belli edilizi, alcuni
de' quali adorni di marmo nero tolto dai
dintorni. I principali fra questi sono: il
castello del conte d'Ormond, situato so-
pra una collina e cinto da un muro alto
.40 piedi ; la cattedrale di stile gotico, il
palazzo vescovile, gli edifizi del collegio
fondato nel 1602 dal duca d'Ormond, il
teatro, e l'asilo per le persone rovinate.
Le strade sono lastricate di marmo nero,
e vi sono due chiese anglicane- Il duca
v' introdusse la fabbrica di stolte di lana,
e vi si trova ora una gran manifattura
di panni e coperte. La maggior parte dei
suoi abitanti sono di origine francese,
mentre il principio della città si fa deri-
vare da una cappella di S. Canice ivi esi-
stente. Un tempo il parlamento d'Irlan-
da vi si teneva spesso., e famose sono le
costituzioni di Kilkenny, falte sotto E-
doardo III, che per lungo tempo furono
considerate importantissime pel paese.
Kilkenny fu pure la sede del consiglio
cattolico durante la guerra civile che se-
gui la insurrezione del 1 64 1 •
La sede vescovile fu l'ondata da s. Pa-
trizio, e ne fu 1 ,° vescovo s. Kiriano nel
j I "i circa. Egli, come fecero i successori,
abitò nel monastero di Saiger. Nella me-
ri del secolo \I fu trasferita la sede in
Aghavoam, nel paeselli Ossory, ed inco-
minciarono i vescovi a chiamarsi d'Os-
lory; rilenendo sempre questo nome e
Suffragatici di Dublino, nel line del seco-
lo \ Il li stabilirono in Kilkenny. Coni-
man ville pei ciò chiama la sede hilken-
nino Cella s. Carnei, la dice istituita in
Seir Kcuan o Scieera, indi trasferita ad
O S T 3 3
Agadboa. nel 1 o~2,e pei aK.iik.enny sot-
to Enrico II verso il 1 160; e che Insi-
de vescovile fu delta anche Ossory 0 'La-
mico a cagione del territorio in cui è si-
tuata. Gli ultimi vescovi riportali nelle
Notizie di Roma, sono: 1 789 Giacomo
Lanigan di Lismore. i<Si4Kyrano Ma-
rum, sotto del quale nel 1827 fu pubbli-
cato il decreto del concilio di Trento de
refor.matr. iBsgGuglielmoKinsela che
nel 1 83 1 celebrò il sinodo diocesano.
Gregorio XVI a'i 1 maggio 1 846 nomino
l'attuale vescovo mg.T Edoardo Walsh.
Ecco lo stato della diocesi. Il capitolo ha
le dignità di decano, percettore, cancel-
liere, tesoriere e arcidiacono, e 7 cano-
nici: non hanno rendite, e sono sparsi
per la diocesi ; due preti sono penitenzie-
ri ; sacerdoti 70. Vi sono ancora gli ago-
stiniani, i cappuccini, i carmelitani, i do-
menicani, ma in pochissimo numero, vi-
vendo il clero esemplare delle oblazioni
de' fedeli e de' proventi pari-occhiali, poi-
ché la cattedrale e i beni della diocesi so-
no in potere de protestanti che ascendo-
no a 10,000, mentre 200,000 sono i
cattolici. Il vescovo pontifica nella par-
rocchia di S. Maria vicina a Kilkenny e
la ritiene con quella di s. Giovanni loeo
mensae. Tutte le parrocchie sono 49» le
chiese de' regolari 4) quelle delle mona-
che 3, cos'i gli oratorii. La piccola par-
rocchia di Saiger-Kiran è separata dal
resto della diocesi. I pii stabilimenti so-
no il seminario di Kilkenny con circa 35
alunni che pagano pensione, altro semi-
nario donde i giovanetti passano al col-
legio nazionale di Maynoolli con circa 70
alunni, tre case di monache della Presen-
tazione con clausura, ospedale presso i
cappuccini, e altri 5 ospedali, monte di
pietà, 3 scuole e confraternite del ss.
Cuore di Gesù, del ss. Sagraincnto, del
Purgatorioedella dottrina cristiana spar-
se per la diocesi. I confesori hanno \ an-
nue conferenze sui casi, avanti al re*
scovo.
OSTIA M<>M'. Osiamo. Mostra. Il
36 OST
Marangoni, Delle cose gentilesche, cap.
27, sull'origine dell'esporsi le cose sacre,
le immagini e reliquie de' nostri santi,
non derivata da' gentili, osserva ch'è re-
lativo al rito delle processioni quello di
esporsi al pubblico e alla venerazione dei
popoli le cose più sacrosante della catto-
lica religione, quali sono la ss. Eucaristìa,
le Immagini e le Reliquie de' santi (V.}.
Pietro Moretti nel 1721 stampò io Ro-
ma: De ri tu ostensionis sacrar uni reli-
quiarum a nemine haclenus peculiari
elucubralìonc illustrato , dissertalo hi-
storico • rituali s. Egli con l'autorità di
molli antichi scrittori dimostra che un
tal uso da' popoli di Fenicia derivò ne-
gli egiziani, i quali in certe solennità con-
ducevano con pompa sul carro la statua
d'Iside loro deità, da un tempio all' al-
tro; ed insieme i di lei sacerdoti porta-
vano avanti tutte le simboliche figure e
tutti i ministeri consagrati a quell'idolo;
che l'uso degli egizi passò ne' greci, pres-
so de' quali fra le altre fu solenuissima la
cerimonia di portar l'immagine della dea
Cibele (dell' uso di portar gì' idoli sotto
baldacchino, V. Ombrellino, ove dissi
pure dell'uso dell'uno e dell' altro, per-
messo o vietalo alle cose sacre e quali),
e come i romani portavano ne' giuochi
circensi i simulacri de' loro dei, affine di
eccitare gli animi de'risguardanti alla re-
ligione. Seneca narra che i romani lene-
vanochiuse in alcuni armadi le immagi-
ni de' loro antenati ( lo dissi meglio nel
voi. XL, p. 208, V . Mani), ed in certi
giorni festivi e di maggior allegrezza le
esponevano alla vista di tutti, donde al-
cuni trassero l'origine del culto reso agli
antichi re come a dei, anzi ebbe princi-
pio nel mondo l'idolatria. Questo costu-
me pertanto di esporre alla pubblica vi-
sta e venerazione le cose sagre e le im-
magini fu praticato da' gentili in tutti i
luoghi, e appresso tutte le nazioni idola-
tre. Or quanto più conveniva che prati-
cato fosse dalla religione del vero Dio,
qual è la cristiana? L'umana natura è di
OST
tal condizione,che non può agevolmente
innalzarsi, senza 1' aiolo delle cose este-
riori, alla contemplazione delle cose ce-
lesti e divine, come dice il concilio di
Trento, sess. in, cap. 5. Ond'era neces-
sario, che anco i misteri più alti e pro-
fondi, sotto alcuna specie visibilegli fos-
sero rappresentati, e quali esemplari di
virtù da imitare, il che pratica la Chie-
sa cattolica nella mostra delle cose visi-
bili de' sagramenti e delle reliquie dei
sanli. Avverte il Marangoni ch'essa pe-
rò non ebbe a mendicare dal gentilesimo
l'uso dell'ostensione e mostramento che
fi delle sue cose sagre alla pietà de' suoi
ligli, avendolo ricevuto dalla sacra Scrit-
tura nelle tavole della legge mostrate da
Mosè al popolo, nella misteriosa arca che
precedeva gl'israeliti, cui Dio stesso vol-
le esser guida in figura di colonna di nu-
vola e di. fuoco, e Mosè portò seco dal-
l'Egitto le ossa di Giuseppe ; laoude giu-
stamente la stessa Chiesa ha opposto lo-
stensione suddetta o mostra al supersti-
zioso e vano uso degl' idolatri. Quindi è
che tanto nelle basiliche di Roma, quan-
to nelle chiese principali del cristianesi-
mo, si pratica il lodevolissimo costume,
non solo di esporre ne' giorni destinati
per tutto il giro dell'anno il ss. Sagra-
mento, divozioue detta Quarant'ore^ma
in ispecie in que' più solenni, come di
Pasqua, il mostrarsi le reliquie de' santi,
annunciandone i loro nomi , per eccitar
ne' fedeli pietà e divozione, e la brama
d' imitare i loro esempi per giungere
all'eterna felicità che godono iu cielo. In
diversi luoghi narrai come segue l'osten-
sione delle reliquie, e quella che si fa del-
le maggiori al Papa e sacro collegio, ec,
nella basilica Vaticana, ne' voi. Vili, p.
3 16, e IX, p. 33. Sull'ostensione dell' Ó-
stia e del Calie e, veggasi tali articoli, non
che Elevazione e Messaj e per quella
che fa il Papa quando pontifica, il voi.
IX, p. 27.
OSTENSORIO. Arredo sacro, con
cui si fa l'esposizione del ss. Sagrameli-
O S T
lo de\Y Eucaristia ,a\ quale articolo trat-
tai nel tj IV, Dell' esposizione, ec. Gli
ostensori! sono eli materie diverse, or-
dinariamente d' argento o di metallo
inargentato o dorato, e anche d'oro
massiccio, ricchi pure di gemme con mae-
stose raggiere. La forma dell' ostensorio
è più o meno alta, con zoccolo e piedi con
differenti ornati, bassorilievi, cornici, ce-
sellature, sculture ed intagli. 11 tronco o
piede fermasi talvolta di ligure d'an-
geli, e gli ornamenti e guarnizioni so-
no con emblemi e simboli allusivi al
ss. Sagramento, col pellicano che nutre
i figli col suo sangue, ovvero con grap-
poli d'uva e spiche di frumento, figu-
ra delle specie del pane e del vino . Sul
piede o tronco posa la raggiera, per cui
fu chiamato sole, sovrastata da una
piccola croce. iNel centro e circolo del-
la raggiera, la quale alcuna volta spic-
ca da nuvole fra teste di cherubini, e
fra due cristalli rotondi si pone nell'in-
cavo V Ostia sagra(V.) che si adatta so-
pra un mezzo cerchio d' oro, d' ar-
gento o metallo dorato, perciò chiama-
to lunetta o mezza lunetta , comechè
a foggia di luna crescente, la «"piale s'in-
castra in un perno. L' ostensorio serve
per 1' esposizione del ss. Sagramento,
per portarlo in processione, e con esso
si dà la benedizione al popolo. Se 1' o-
stensorio è troppo grande o pesante, per
portarlo in processione e per la benedi-
zione si toglie la raggiera contenente la
sagra ostia e si pone sopra un piede pic-
colo. Vi sono ostensori! anche di cristallo
di monte e di ambra bellissimi, rilucenti
e diafani. Coll'autorità del p. Chardon,
Storia de sagranientì 1. 1. cap. i 'k ripor-
terò qualche erudizione siigli o»tenso-
rii. Una piova dell'antichità di esporre
il ss. Sagramento nelle chiese o portai lo
nelle processioni è 1' uso di que' j'itber-
iiacoli (ly.) portatili, chiamati comune*
mente oslensoHi, melchisedechx . soli o
custodir, alcuni de' quali furono lavorati
nel secolo \1U dopo l'istituzione delta
OS l 37
festa del Corpus Domini, detti anche mo-
stre, per servire all'esposizione del ss. Sa •
grarnento, in forma ti i croce, e ordina-
riamente di sole vetriato e trasparente,
ed eziandio a foggia di torri; lungo poi
sarebbe riprodurre le descrizioni ch'egli
riporta di diversi antichi ostensori!, piut-
tosto ne indicherò alcuni che altri descris-
sero. iNel n.° io de\V Album anno IX si
vede la forma del grande, ricco e nobi-
le ostensorio della cattedrale di Barcel-
lona, d'argento dorato, ornato di pietre
preziose, che 8 sacerdoti a stento posso-
no portare, allorché è collocato sopra se-
dia dello stesso metallo, che dicesi essere
stato il trono di Martino re d'Aragona
del i3«y): ciò che vi ha di più meravi-
glioso sono moltissimi e preziosi gioielli,
perle, rubini, diamanti, granatedi Siria,
opali, zaffiri, cammei e pietre incise che
vi sono sospesi, divoti doni di valore ine-
stimabile. Si crede lavorato a' tempi di
Ferdinando V e Isabella, e vuoisi che già
fosse più prezioso e più ricco. Nella Ro-
ma sacra con aggiunte del Cecconi, si
leggea p. 679 che la principessa di Piom-
bino donò alla chiesa Nuova de' Filip-
pini un ricco ostensorio di eccellente di-
segno e lavoro, intarsiatoci] preziose gem-
me, del valore di scudi 12,000. Il Bal-
dassari, Reità, de patimenti di Pio VIt
t. II, p. 3(io, riferisce come i repubbli-
cani francesi tolsero al principe d. An-
drea Doria Pamphilj il grande ostenso-
rio che possedeva la famiglia , e impre-
stava alla loro Chiesa di s. Agnese in
piazza Navona ( V. ), per la divozione
delle Quarant'ore (^.), che per l'eccel-
lenza del lavoro , e per oro, argento e
gemme era una maraviglia; fu valutalo
1 3o o 1 74)0°° scuili enea. Il Cancelliei 1
poi nel suo Mercato p. 86, 196 e segi
descrive l'ostensorio tatto da Ciro Ferri,
del valore di ioo,o<>.> scudi, e che pri-
madel 1 740 la rasa Pamphilj impresta-
re .1 della chiesa, e come fu rubato, per
cui il principe d. Cannilo ne feci
più ricco (che come il pruno si collocava
38 O S T
sotto nobile baldacchino, e sopra trono
d'argento, valutato quasi 7,000 scudi)
nel 1 -4 ^ > coll'opera dei celebri Juvara
scultore in argento e Gelpi legatore di
gioie, con maestoso disegno e mirabile
maestria di ornati e figure, che riuscì
preziosissimo e pesante più di 100 lib-
bre, come si può leggere nella minuta de-
scrizione, ch'è quello presodai francesi.
Il medesimo Cancellieri a p. 34 del Ce-
notaphiuin al cardinal Antonelli, descri-
ve il magnifico e prezioso ostensorio che
il cardinale donò nel i8o3 alla basilica
Lateranense di cui era arciprete, opera
del rinomato Giuseppe Valadier. Allor-
ché Nicolò I imperatore delle Russie nel
declinar del 184 5 si recò a visitare in Ro-
ma Gregorio XVI , nella sagrestia di s.
Pietro in Vincoli avendo meritato la sua
attenzione un quadretto con testa del Sal-
vatore creduta del Guercino,gli fu pron-
tamente offerto dal p. ab. Valle di que'
canonici regolari. Grato l'imperatore al
dono, da Pietroburgo mandò a detta chie-
sa un magnifico ostensorio d' oro di fi-
nissimo lavoro, ornato di smeraldi e ru-
bini, con raggiera di brillanti. Nel n.° 4
della Gazzetta di Roma 1848, si legge
la descrizione del bellissimo e magnifico
ostensorio di argento dorato, lavorato in
Parigi e chiamato capolavoro francese
dell'arte cristiana del secoloXIX, ornato
con ismalti e finissimi rabeschi, rilievi e
figure, come degli evangelisti coi loro sim-
boli, di angeli e dell' effigie della Beata
Vergine col divin Figlio, ricco di perle
bianche e nere, grisopazi, granate, sme-
raldi, rubini e ametiste; essendo la palla
che deve contenere la santa ostia di pu-
rissimo cristallo. Questo è nobile dono del
re de' francesi Luigi Filippo I, al Papa
Pio IX. In fine merita speciale menzio-
ne quello di lavoro sublime e splendido
donato dal magnanimo Ferdinando li re
delle due Sicilie alla cattedrale di Vel-
letri, descritto nel n.° 1 58 del Giornale
di. Roma i 8 "io. Di altri ostensori! ne fé-
( i parola in diversi luoghi.
OST
OSTIA SAGRA, Hostìa sacra. Pa-
ne Azimo (^.)> senza lievito, che si con-
sagra nella Messa ( V . ), e si offerisce a
Dio in sagrifizio sulla Patena (^.),che il
sacerdote alza dopo la consagrazione e
prima del Calice (?'•), acciò il popolo a-
dori Gesù Cristo presente : ad Elevazione
dissi pure del suono delle campane 0 cam-
panello che per essa ha luogo; ed il Lam-
bertiui, Della s. Messa,^. 108 e 124, trat-
ta sull' elevazione dell'ostia e suo diver-
so uso, giusta la diversità de' tempi e luo-
ghi. Per Ostia si dice anche vittima che
s' immola in sagrifizio alla divinità: que-
sta parola deriva dall'antico verbo lati-
no hoslio, batto, ferisco od uccido, ov-
vero da hostis, perchè immolavansi con
sagrifizii delle vittime prima della batta-
glia, per rendersi propizi gli dei, e do-
po la vittoria per ringraziarli. Ostia di-
cesi eziandio il corpo e sangue di Gesù
Cristo, che si contengono nella Eucari-
stia sotto le specie del pane e del vino,
perchè si offeriscono a Dioqual vittima e
sagrifizio, non meno in memoria che in
ringraziamento a Dio pel gran beneficio
della redenzione, per la quale Gesù si fe-
ce ostia per noi e sagrificossi. Chiamasi
ostia il pane destinato alla consagrazio-
ne, benché per anticipazione, perchè gli
antichi chiamavano ostia la vittima che
dovea essere sagrificata. Nell'antica leg-
ge 1' ostia pacifica erano i sagrifizi of-
ferti a Dio per ringraziarlo di grazie ot-
tenute, o per chiedergliene delle nuove.
Le ostie che servono per la messa sono
più grandi di quelle che si conservano
per la comunione, dette anche Particole
{l7.)'- a Comunione e altrovedissi di quel-
la colle due specie. Quando non si tro-
vasse un numero sufficiente d'ostie con-
sacrate per comunicare tutti quelli che
si presentano alla sacra mensa, il sacer-
dote può dividere in varie parti le ostie,
cioè le particole, non già l'ostia grande se
non per la comunione di un infermo in
pericolo di morte, ovvero per qualche al-
tra urgente e notabile ragione. Le ostie
OST
Consacrate si devono cambiare dopo 8
o iil più i j giorni. Si custodiscono nel
Ciborio (P.)} denlro la Pisside le parti-
cole e l'ostia grande per l'esposizione, di
cui parlai al *j IV di Eucaristia, nella
scatola d' argento o metallo dorato, e
poi si pone peli' Ostento rio (f/-)- nel ce-
rimoniale pontificio chiamasi hosliaria
la scatola per conservare le ostie non
consacrate. L'ostia si fa con pane di fru-
mento; ed i pani o le oblate che antica-
mente si consagravano furono dette an-
che ostie o Balogie (F.)y cioè paui bene-
detti, e ne parlo anche a Diaco.vo; men-
tre a Oblata dissi come si facevano colla
ialina e come si cuocevano. Dice il Ma-
cri, che Onorio 111 nel 1220 ordinò che
nelle ostie s' imprimesse 1' immagine del
Crocefisso, poiché altri o v'imprimeva-
no Cristo legato alla colonna 0 le sole let-
tere indicanti il nome di Gesù. Di qual
grandezza e sotto qual forma fossero le
ostie anticamente, il Lambertiui scrive
che si va disputando fra gli eruditi, ed il
p. Sirmond, dal concilio di Touis del
>6o, deduce l'introduzione che sull ostia
foste improntato il segno della croci-. Nel
Io5 ì le ostie erano più grandi delle o-
dierne, e dopo la consacrazione si rom-
pevano, e con es>e si i\asa la comunione
al popolo, come si ha dal cardinal Um-
berto vescovo di Selva Candida, narran-
do la sua disputa coi greci che consagra-
vano in fermentato o pane tatto con lie-
vito, mentre la chiesa romana fiu dal
principio lo fece sempre in azitno, giu-
sta l'insegnamento di s. Pietro. Aggiun-
ge che la chiesa di Gerusalemme conve-
nendo colla Ialina, era solita offerire o-
blazioni di fior ili farina, colle quali o-
stie comunicava 1! popolo; e che quelle
ile' Ialini per la comunione de fedeli ti-
rano piccole e sottili, perchè gustino la
soavità del [tane celeste, che non rompa
digiuno; essendo certissimo che in qual-
sivoglia minuzzolo di questo pane celo*
sta m contiene tutta la dolcezza del \ ci-
bo incarnato, tnlln la sapienza dei sein«
0 S I lg
piterno Dio, e lutto il piacere dell' in-
corrotta verità. Verso il 1 i3o scrisse O-
norio Augustodunense, Gcmmae lib. I,
cip. (>(}, che non essendovi pia la fre-
quenza de' comunicanti, s'introdusse l'u-
sanza di far le ostie grandi come un de-
naro. I greci non usano la forma roton-
da nell'ostia, ma la quadrangolare con
lettere esprimenti : Jesus Cliristus vin*
cit. La forma delle oslie nostre è anti-
chissima, come prova il Berleudi, Delle
Oblazioni (!'.), ove porta un decreto di
s. Zeffirino del 10Ì, in cui chiama l' o-
stia Coronam, sive oblata tphaericae ti-
gurae. Durando nel Rationale , lib. 4>
cap. 3o, spiega il senso mistico della ro-
tondità dell' ostia: Iloslia formatiti' ro-
tiaitla, c/uia Domini est terra et pimi lu-
do ej'us, Orbis lerrarum ti universi qui
habitant in eoj ed al cap. 4-t, n.° 8, se-
guitando Onorio citato, aggiunge, che
Panis formatili- in modani denariij tum
r/uia panis vitae prò denariis traditili
ests tum quia idem denarius in vinca la-
boranlibus in praeniiuni dandus est. l-
deo Piiulus dixii : Unusaidsque pro-
priam mercedem accipìetsecundum ruoti
labore:/!. Il berleudi indagando il tempo
in cui nella Chiesa s' introdusse la pra-
tica del paue in sottile leggerissima m 1
teria, non cotto nel forno, ma con dif-
ferente artifizio compresso e sigillato dal
fèrro, ed in tutto dissimile dal pane co-
mune, si protesta non poterlo stabilire.
Tanto nella chiesa greca quanto nella la-
tina è sempre stato il costume, e conti-
nua, d' imprimere nell'ostia la croce o
I' immagine del Crocefisso, come rileva
il bollanoti a p. 56 delle Osserv. sui ivw
di vetro: dell'antica ancor Offerì continuata
disciplina de'gi eci,si può vedere il Goar.
Eueotogiumtp.6o, n.*i,e6r,n. ' 1. Già ti
Barooio all'anno 58, u.065 e 66, iveaot-
servatO essere stato costume degli antichi
ci isti. un d imprimere oe'pani usuali il «ti-
gno della croce, e che poi s'introdusse ini
primere nel pane dell'Eui aristia n
lo il detto legno, ma anche il Croi
4o OST
Ralmajer nella disseti. Deoblatis Eu
chct risiici st auae Hostiae vocari solent,
Amsterdam 1727, pubblicò le figure da
esso trovale impresse nelle Ostiej cbe tut-
te però, in un modo o nell'altro, rappre-
sentano o la passione o la resurrezione,
o il nome di Gesù Cristo in sigle, e la sua
figura crocefissa. Vedasi il Sarnelli, Leti.
eccl. t. g , lelt. 28, della origine del pa-
ne bianco e sottile per la ss. Eucaristia,
che dicesi ostia, opinando che circa il
1000 si praticò fare le ostie come oggi si
fanno, ufficio prima esercitato dai preti,
o dai efiierici o sagrestani; ora le fanno
anco le monache ed i laici, llp. Chardon,
Storia de' sagramend t. I, p. ^5o e 2 56,
descrive la forma delle ostie presso i gre-
ci e i coftij e come si debbono cuocere:
riporta il canone del concilio di Toledo
del 693, che chiamando le ostie pane de'
santi, biasimò que'sacerdoti che si erano
permessi tagliare in rotondo una fetta di
pane comune per offrirla all'aliare, e or-
dinò che il pane da odi irsi fosse intero,
proprio, preparato con diligenza, e non
sia grande ma una piccola oblazione, non
dovendo caricare lo stomaco, ma solo
servire per alimento dell' anima. Indi
somma attenzione si pose nel far il pane
destinato a diventare il corpo di Cristo,
dai sacerdoti o alla loro presenza dai chie-
rici ; in che si distinsero i cluniacensi, ac-
compagnando l'azione con orazioni e re-
cita di salmi, ed i canonici regolari di s.
Vittore, le costituzioni de' quali prescri-
vevano che il sagrestano facesse le ostie
vestito di camice, scegliesse il frumento
più puro, in luogo decentissimo e coper-
to di bianefieria, e che fosse servito da
frati ond'egli non toccasse che le ostie:
il p. Bernardo riformato, annotatore del
Chardon, fa osservare che nel suo ordi-
ne il) ogni convento vi è luogo apparta-
to per far le ostie, che d'ordinario è uf-
fizio del sacerdote sagrestano, e poi si
ripongono iu bellissime scatole; biasima
quelli che comprano ostie fatte da ereti-
ci e da femmine, edice che Cirillo palliar-
OST
ca alessandrino fulminò la scomunica
contro chi farà impastare o cuocere dal-
le femmine il pane destinato per l'Eu-
caristia. Ciò fa vedere che gli orientali
non aveauo meno rispetto per questa ma-
teria, e religiosa era 1' attenzione pre-
scritta da s. Pacomio a' suoi monaci nel
fare il pane delle oblazioni. I primi cri-
stiani facevano da loro il pane destinalo
al sagrilizio, e gì' imperatori stessi non
si dispensavano da questo dovere, cosi le
regine e altri pii principi, anzi s. Ven-
ceslao duca di Boemia seminava colle
proprie mani il frumento, e spremeva le
uve pel vino del sagrifizio della messa. Il
p. Chardon riprova l'enorme abuso di
quegli orientali che mescolano sale e olio
col pane eucaristico, come i giacobiti di
Siria che già l'esercitavano nel secolo XI I,
e vuoisi incomincialo da Jacopo Bara-
deo, uno de' capi di loro setta: anche i
nestoriani hanno questa erronea usanza.
Quasi tutte le nazioni orientali, tranne
gli armeni, maroniti, ec. , si servono di
pane lievitato nellEucaristia, ma le cine-
se occidentali adoperano I' azimo seuza
lievito, conforme a ciò che avea fallo il
Redentore, che istituì il sacramento nel
giorno iu cui s immolava l'agnello pa<
squale, in cui secondo la legge gli ebrei
doveano togliere dalle loro case ogni sor-
ta di lievito. Il Rodotà, Dell'origine del
rito greco in Italia, lib. 2, p. 227, parla
di quello in uso tra'basiliani d'Italia, cui
Eugenio IV permise la variazione della
forma dell'ostia da quadra e profonda,
in rotonda e sottile, secondo il costume
della chiesa romana , restando illesa e
invariabile la materia del pane fermen-
tato; e che ne' successivi tempi i greci
della provincia d'Otranto indarno richie-
sero lai cambiamento alla congregazio-
ne del s. Olii/io, mentre il vescovo di A-
lessano già l'avea ammesso ne' suoi dio-
cesani greci. I greci preparano avanti la
consagrazioue il pane fermentato, con
formare alcuni piccoli pani di pasta bian-
ca e monda, cui imprimono con un sigillo
OS T
il segno della croce colle memorate gre-
che paiole: Jesus Christus vincit. Indi
estraggono l'ostia maggiore, ed altri te-
nui frammenti, che dispongono attorno
ad essa nella patena. Le consagrano e le
infondono nel calice. Il sacerdote, con-
sumata l'odia maggiore, estrae dal cali-
ce con un cucchiaio d'argento le consa-
crale particelle, e le porge al popolo;
oppure egli stesso le consuma, quando
non gli si presenti alcuno, il quale par-
tecipi de sacrosanti misteri. Per quanto
accurata sia la diligenza che i sacerdoti
usano nel rompere e nel consumare gli
accidenti fermentali, accade bene spesso
che alcuni frammenti o restino nel cali-
ce, o cadano sparsi sul corporale, spe-
cialmente se i celebranti sieno di del iole
vista. Premessa la notizia di queste co-
se, vi è giusta ragione di credere che i
monaci greci d'Italia, dopo il concilio di
Firenze, divenuti più colti sotto il car-
dinal Bessarione, volendo prevenir ogni
sorta d'irriverenza verso l'Eucaristia, ot-
tennero la suddetta facoltà da Eugenio
IV. Di quanto analogamente dissi sui
monaci di Groltaferrata, vedasi il voi.
XXXIII, p. 56.
La chiesa latina divide l'ostia in 3
parti; i greci in 4> una Pe' celebrante,
la ?..J pel popolo che vuol comunicare,
la 3/ si riserva per gli ammalali, e la
4-* per essere posta nel calice ; i inoza-
rabi in 9, dando a ciascuna il nome di
qualche misteio di Cristo. Nella stessa
chiesa latina, un tempo, spezzata l'ostia,
se ne conservava una parte, che divide-
vasi io varie altre piccole parti per co-
municare gli astanti, o si riservava per
gl'infermi, come dice il Micrologo al cip.
28. I significali simbolici di tale divisio*
ni de' latini si leggono nel Alacri e me-
glio nel Lambertini citato. Si frange l'o-
stia poiché Gesù Cristo nell' istituzione
del Sagramento, preso il pane, lo bene-
di, lo franse, e lo diede a' suoi discepoli,
dicendo che facessero lo stesso in MM
memoria. "Nella chiesa Ialina il sacerdote
O S T 4 1
prende l'ostia tra il pollice e l'indice del-
la mano destra, e con esse dita, e col
pollice e indice della sinistra tenendola
sopra il calice scoperto, riverentemente
la frange per mezzo, dicendo: Per eum-
dem Dominimi N. J. C. fili uni tuum, e
la parte che tiene nella mano destra la
pone sulla patena, e l'altra mezza che
gli limane nella sinistra la frange nella
parte inferiore(nella superiore, come più
nobile, insegnarono gli antichi citati dal
Alacri, che vuole significare la particel-
la che ponesi nel calice, il corpo di di-
sio glorioso e risuscitato) colla destra,
proseguendo: Qui tecuni vivù et regnai,
e ritenendola fra le dita di detta mano,
la parte maggiore che ha nella sinistra
l'aggiunge alla mezza posta sulla patena,
dicendo: In imitate Spirila* sancii Deusj
e la particella dell'ostia che ha nella de-
stra tenendola sopra il calice, dice: Per
omnia saecula saeculorum , alle quali
parole risposto dal ministro Amen, se-
gna Ire volte colla stessa particella il ca-
lice, dicendo : Pax Domini sii se/nper
vobiscum, e dal ministro si risponde:
Et curn spirita tuo. Poscia pone la det-
ta particella nel calice a fine di mischia-
re il corpo col sangue di Gesù Cristo,
imperciocché quantunque ne il corpo
sia senza il sangue nell ostia consagrata,
né il sangue senza il corpo nel calice,
tuttavia perchè si consagrano separata-
mente, il corpo sotto la specie del pane
e il sangue sotto la specie del vino, così
fu stabilito che uno si frammischi col-
l'altro. Indi il sacerdote dice^eniu Dei
(f-), le orazioni che seguono, ed BS6U>
me le due poti dell'ostia comunican-
dosi, poscia col sangue assume la par-
ticella dell'ostia. Sul comunicar*
la mano sinistra, ne trattai nel voi. XV,
[•■ 109 e 1 1 o. Nel voi. IX, p
parlando della solenn mi U < \ ontificale
che celebrai! Papa, dissicome OOn una
delle parti dell'ostia comunica d diai
suddiacono ministranti. Quando si con-
tagi a un vescovo, il 1 ;i aule
4a O S T
divide l'ostia in tre parti, mettendone
una nel calice, comunicandosi coll'allra.,
e comunicando colla terza il vescovo con-
sagrato. Se sono più vescovi i consagrati,
detta parte si divide in altrettante par-
ticelle. Avverte il Macri, che il venerdì
santo, quando si pone nel calice la par-
ticella dell' ostia, il sacerdote non deve
fare le solite croci nell'orificio del calice.
Narra poiché in Francia eravi l'uso che
i sacerdoti novelli ordinandosi riceveva-
no dal vescovo 1' ostia consagrata invol-
ta in candida pergamena, qua le essi con-
sumavano in 4o giorni, pigliandone ogni
dì una particella quando celebravano,
in memoria di quelli passati co'discepoli
dal risorto Redentore. Nella chiesa am-
brosiana la frazione dell'ostia si esegui-
sce nella messa avanti l'orazione dome-
nicale, rito che fino dai più rimoti tem-
pi era iu uso in quasi tutte le chiese
d'oriente e d'occidente ; finché s. Grego-
rio I nella liturgia romana trasportò la
frazione dell'ostia dopo l'orazione dome-
nicale,ciò che gli cagionò alcune opposi-
zioni per parte di diversi vescovi di Sici-
lia. Sulla formula usata dalla chiesa am-
brosiana, con cui si dice spezzarsi il cor-
po di Cristo, vedasi il Sassi nella sua Let-
tera, ed il p. Fumagalli nella dissert. 2 5
dtWAulieh. longob. milanesi.
Nel Lamberti ni si può leggere quan-
to riguarda 1' ostia corrotta o di mate-
ria inetta, riconosciuta nell'atto della ce-
lebrazione; la particella dell' ostia che
resta nel fondo del calice, come si deb-
ba prendere ; 1' ostia che per inavver-
tenza si ritrova intera dopo la consu-
mazione delle due specie, cioè quando
ne abbia consacrate due ; e dell' ostia
da riservarsi per la processione; come
de' frammenti dell'ostia consacrata, e co-
me in diversi casi s'abbiano a consuma-
re. 11 Cancellieri ne' Tre Pontificali p. 70,
narra dell'ostia caduta per terra ad A-
lessandro VI sotto le sue vesti, e raccol-
ta dal maestro delle cerimonie, e di al-
tra caduta a Innocenzo X. Dell'ostia di
OST
Bolsena e di Daroca, da. cui uscì vivo
sangue, si può vedere il voi. IX, p. 4^,
ed Orvieto. Il Cardella, Meni. stor. dei
card., parlando del cardinal Valtemberg,
racconta che nel restituire al rito catto-
lico la cattedrale di Verden, ritrovò in
un antico ciborio o tabernacolo un'ostia
grande e tre piccole dentro una pisside,
tutte candide, intere e ben conservate,
quantunque da un secolo a quella parte
non vi fosse stato in quella chiesa eser-
cizio alcuno di religione cattolica. Ab-
biamo dal Bercastel, Storia del crisi, t.
17, lib. 5i, che Eugenio IV ad istanza
di Filippo III duca di Borgogna, gli man-
dò in dono un' ostia consagrata tratta
dalla propria cappella, già trafitta da
molti colpi di coltello da un empio, per-
ciò tinta di sangue : 1' ostia si collocò
nella cappella di Dijon, operò diverse
meraviglie, uè si corruppe coll'andardei
secoli. Innocenzo XI a' 12 marzo 167-,
e Alessandro Vili a' 22 giugno 1690,
emanarono costituzioni contro i sagrile-
ghi rapitori delle ostie sacre, e Benedet-
to XIV le approvò e rinnovò li 4 mar-
zo I744> colla bolla Ab Augustissimo.
Il successore Clemente Xlll uel maggio
1759 fece celebrare solenne triduo nel-
la chiesa de'cappucciui, per pregare Dio
a far trovare i rei del furto seguito nel-
le chiese di Ariccia e de' cappuccini di
Civitavecchia, delle pissidi coll'ostie con-
sagrale. Penetrato il Papa di sì esecrabile
misfatto, per prevenirne possibilmente la
rinnovazione, a' 20 marzo 1760 pubbli-
cò la bolla Gravissimwn, confermando
quelle de'predecessori contro siffatti rei,
ordinando eh' essi fossero consegnati al
braccio secolare per subire la peua del-
l'ultimo supplizio, sebbeue avessero con-
fessato il loro delitto, e nel 1766 furo-
no impiccati i due rapitori delle nomi-
nale chiese, uno maceratese, l'altro to-
scano del Casentino. L'imperatore En-
rico VII morì per essersi comunicato
con ostia avvelenala ; ed Urbano Vili
vulevasi uccidere con avvelenar l'ostia
os r
che doveva consagrare. Nel citato voi.
\\, [>. a3 e i-f) no descritto che quando
celebra solennemente il Pontefice, il pre-
lato sagrista consuma due ostie non con-
sacrale e fa la pregustazione dell'acqua
e del vino, dopo aver bevuto 1' una e
l'altro il credenziere pontificio. Si ha dal-
la vita di s. Francesca Romana, che vo-
lendo un sacerdote verificarne la san-
tità, la comunicò con ostia non consa-
grata, ma Dio permise che lo conosces-
se, onde il sacerdote fece penitenza del
fallo. Finalmente vi sono ostie benedet-
te, come quelle di s. Francesco di Paola,
il quale deputò i suoi religiosi minimi
a benedille per le donne incinte, con
l'impressione di molte lettere iniziali di
un'orazione in onore del santo, ed in Or-
vieto nel 1840 fu pubblicato il libretto
di tal divozione.
OSTIA (Ostieri). Vescovato suburbi-
cario , già città celebre e antichissima,
ridotta a squallido borgo, presso la luce
orientale del Tevere, in un angolo di-
stante da Roma 1 5 miglia, e quasi 3 dal
litorale odierno del mare Tirreno. Gia-
ce il territorio nelle campagne antica-
mente dette de'Laurenti, le quali si e-
stendevano sino al Tevere, confine del
Lazio, di che trattai a quell'articolo, de-
scrivendo Laurento. 11 borgo attuale è
circa un mezzo miglio più vicino a Ro-
ma delle rovine della città antica, quin-
di sembra straordinaria e iuconcepibile
la questione mossa dagli antiquari sulla
distanza precisa di Ostia da Roma. Le pa-
ludi col nome di lago o stagno Ostiense,
col bosco omonimo, coprono Ostia dal
canto di settentrione e ricordano le anti-
( be saline per provvedere all'uso di Roma,
stabilite perla prima volta da Anco Mar-
zio 4-° I"* di Roma, e che in parte an-
cora oggi sono in esercizio, e danno ot-
timo sale: se nr farebbe maggior quan-
tità se l'insalubrità dell'aria proveniente
da dette acque stagnanti, e derivanti
dall'acque de' terreni adiacenti, permei*
tesse numerosi lavoratori. Il iu tolse ai
osi 43
veienli le saline che aveauo nell'altra
parte destra del Tevere, o perchè que-
ste presso Ostia si trovassero da lui già
incominciate, o si giudicassero migliori.
L'attuale Ostia si compone di una for-
tezza costrutta a' tempi di Sisto IV dal
nipote cardinal Giuliano della Rovere di
Savona, vescovo d'Ostia e Velletri, poi
Giulio II, di poche case rustiche gene-
ralmente del secolo XV, e della chiesa
cattedrale con baltisterio dedicala a s.
Aurea vergine e martire, con architet-
tura di Baccio Piotelli riedificata da det-
to cardinale; manca di capitolo, ed avvi
solo l'arciprete e il cappellano ch'eserci-
tano la cura d'anime, ed una confrater-
nita. La chiesa forse fu restaurata, alme-
no nella porta, dal cardinal vescovo Ge-
sualdo, sulla quale se ne legge il nome,
come pure sulla porta del borgo. La
santa con un sasso al collo poco lungi
fu sommersa nel Tevere, ed il suo cor-
po fu portato nella cattedrale, e poi le
sue reliquie I' ebbero diverse chiese di
Roma, come si legge nel Martirologio
a'24 agosto. Incerta è l'origine di que-
sta chiesa, è noto però che il Papa s. Ser-
gio I del 687 la rinuovòechiamò basilici;
altrettanto fece s. Leone 111 dopo l'8oo.
Lna carta del 1 1 "9 fa menzione di que-
sta chiesa, innanzi alla quale, come pri-
maria, fu convocato il popolo. Per ulti-
mo ristorò la cattedrale d vescovo cardi-
nal Pacca , aveudola trovata in rovini.
Ostia è cinta di un debole muro merlato
difeso da qualche torre, opera in gran
pai te del vescovo cardinale d'Estoutevil-
le. La forma della terra murata può dirsi
un quadrato, di cui il lato settentriona-
le ha la porta, il meridionale lachies i,a>
vente vicino il palazzo vescovile, e I occi-
dentale «iene quasi interamente occupato
dalla fbrtezaa, volgarmente detta la tor-
re d'Ostia, riunire l'orientale è coperto
di case. Ora che le saline fui mio 1 iettavate,
gh abitanti sono circa 5oj in gran parte
operai delle saline, e nell inverno si accre-
sce di qui!, be centinaio di contadini : au-
44 o s t
licamenle era amenissimo il clima d'O-
stia, al presente è malsano. Quantunque
la torre sia abbandonata e in parte ca-
dente, ed il fossato ricolmo, siccome ne fu
architetto Giuliano da Sangallo, e fece ta-
lora valida resistenza, può riguardarsi co-
me una delle più belle e più celebri for-
tezze delsuo tempo, per cui furono conia-
le medaglie col disegno della rocca o cit-
tadella Ostiense, e la leggenda Jul. Card.
Nepos in Ostio Tiberino; altra meda-
glia colla iscrizione Jul. Episc. Ostieri.
(noteremo diesi hanno molle medaglie
de'cardinali vescovi ostiensi, coniate o
per celebrarli o per porsi nelle porte
sante da loro aperte e chiuse, come del-
la Chiesa di s. Paolo fuori le mura (F.)
chiamata basilica Ostiense, perchè situa-
ta fuori della porta di tal nome in que-
sta omonima via, ed il Piazza chiama il
cardinal decano abbate di tal basilica).
Si hanno pure stemmi e iscrizioni che
confermano averla eretta il cardinal Giu-
liano della Piovere vescovo. Nel maschio
PaldassarePeruzzi dipinse in chiaro-scu-
ro storie bellissime, specialmente una
battaglia romana e un assalto di rocca,
come pure rappresentò macchine anti-
che di guerra ed armi; e quei fatti da
lui dipinti in una sala passano per 1' o-
pera migliore che dipingesse: Cesare da
Sesto scolare di Vinci aiutò il Peruzzi
in tutti questi lavori, che per l'incuria
sono ormai perduti. Inoltre sulla for-
tezza sono le armi di Martino V (non
saprei il perchè, forse per memoria d'al-
tra minore che congetturo demolita ),
Sisto IV, Innocenzo \ 111, Giulio II, Leo-
ne X, Paolo III e Pio IV, le quali ser-
vono ad indicare l'origine, la fondazione
e i restauri sì di essa, che delle opere at-
tinenti.
Le rovine dell'antica città si ricono-
scono a tanti tumuli o collinette, coperte
di cespugli e arbusti, e sormontate da ru-
deri informi, fra' quali torreggia la cella
quadrata di magnifico tempio. Esse si e-
stendono dalla chiesa di s, Sebastiano
OST
martire (edificata nel i63y sopra un mas-
so, forse residuo della torre di Martino V,
dal vescovo cardinal Ginnasi, e perciò pa-
tronato di sua famiglia, il quale vi unì un
ospizio ospedale da lui pure fondato, ora
in rovina), alla torre detta Bovacciana sul
Tevere, eretta per difesa della foce orien-
tale dal mentovatocatdinal Rovere, per
un tratto di circa un miglio e un quar-
to di lunghezza; e dal fiume alla così
detta Torretta per poco meno di un mi-
glio di larghezza. IVon tutte però appar-
tengono alla città propriamente detta,
essendosi trovalo un colombaio tra il
teatro e Ostia moderna, presso la chiesa
di s. Sebastiano. Dalla disposizione visi-
bile delie rovine risulta che la città a-
privasi in una specie di semicircolo in-
torno al Tevere presso al cubito che que-
sto fiume ivi forma, in un angolo fra
questo ed il mare Mediterraneo, in quel-
la parte chiamato Tirreno. Si calcola a
due miglia e mezzo circa l'estensione del
recinto d'Ostia, e gli abitanti non ave-
re ecceduto i 20,000. Le sue mura esi-
stevano nel III secolo, e nel VI furono
smantellate. Gli avanzi superstiti d' O-
stia aulica principalmente consistono in
quelli di un'antica piscina o conserva,
dove probabilmente andava a finire l'a-
cquedotto ostiense; ne' ruderi del roma-
no teatro ostiense, molto simile a quel-
lo di Pallade in Roma, forse de' tempi
di Traiano o di Adriano , che conservò
ed accrebbe la colonia d'Ostia, e si dice
anfiteatro nella iconografia delle fabbri-
che ostiensi di Zappati, pubblicata nel
i8o5 da Gualtani ne' Monumenti anti-
chi. Questo tempio, grande, magnifico e
di accurata costruzione, situato prèsso
la Troia nuova d'Euea, fu sacro a Gio-
ve (Ottimo Massimo,e Giunone regina),
il quale ebbe pure un altro tempio in
0>lia, come ve l'ebbero Nettuno patro-
no della colonia ostiense perchè città
marittima, Castore e Polluce protettori
de'naviganti. In Ostia ebbe culto anche
Iside, qual diviuità tutelare della navi-
O S T
gazione, e Serapide: presso la foce ed
il mare dovettero averlo Giove e Gin
none Palulci, il cui cognome alludeva
al tenere aperta la bocca del Tevere.
Altre rovine costeggiano il fiume, oltre
di tabeine e portici, cui si dà il nome
di scalo antico, appellandosi palazzo im-
periale un gruppo di rovine magnifiche;
si vedono eziandio i magnifici avanzi del
lavacro ostiense eretto da Antonino Pio
con portici. Le iscrizioni, i molti sepol-
cri, le statue ed altri marmi rinvenuti
negli scavi d'Ostia, sono riportali e de-
.scritii anche dal Fea nella Relazione del
viaggio a Ostia, dal Nibby nel tomo i
deli' analisi de' dintorni di Fonia; e per
gli scavi eseguiti d'ordine di Pio VI e Pio
VII, fu arricchito il museo Vaticano di
diversi monumenti, come i 4 gruppi del-
le forze d'Ercole, una statua eroica col-
I iscrizione Mairi, un Ganimede, un An-
tmoo, la bellissima statua della Fortu-
na, per non rammentarne altri. Anche
particolari amatori d'antichità, ricordati
dal Nibby, vi eseguirono ubertosi e fe-
lici scavi, fra' quali nel i83r il vescovo
cardinal Pacca, colto amatore delle arti,
«.ielle scienze e di chi le professa, facen-
doli trasportare in Ostia moderna, ce-
lebrati dal commend. Pietro Campana
nel 1X34. con l'opuscolo: Scavi d'Ostia.
II cardinal Pacca vedendo che pochi mo-
numenti eransi conservati in Ostia mo-
derna, de'tanti ch'erano stali scavati fra
le rovine dell'antica, raccolse nelle ca-
mere dell' episcopio, da lui riparato in
gran parte e richiamato a nuova vita ,
tutti i monumenti che potè, e formò
un piccolo museo ostiense, come aveva
fatto a Porto mentre n'era vescovo. Per
lui di sepolcrali monumenti e di prege-
voli avanzi di bassorilievi di urne va
liceo l'atrio e il prospello del palazzo
episcopale, ed una copiosa collezione di
eruditi marmi vestono in regolare di-
sposizione le pareti della grande •'cala e
parecchie sale dell'episcopio. Fra «pici
luouumeuti ìueriluuo particolare meo*
USI 4 S
zione, il sarcofago di Gaio Comiuio Suc-
cesso, e l'ara sepolcrale coll'epigrafe di
Lucio Lepidio, seviro augustale e quin-
quennale in Ostia e Tusculo, come pu-
re quinquennale perpetuo del corpo dei
fabii navali ostiensi. Da torre Bovac-
ciana si tragitta sopra una barca per
passare all'Isola Sacra, nell'opposta riva
del Te vere, o v'ebbe culto Cibele, il cui si-
mulacro proveniente dalla Frigia fu por-
tato in Roma con solenne pompa. Ples-
so la torre, rimontando il fiume, riman-
gono ancora visibili le traccie di una
rada, oggi quasi tutta riempita di sabbia,
dove stava probabilmente ancorata una
parte della flotta romana, allorché ven-
ne dai corsari cilicii rapita per un colpo
di mano. Un mezzo miglio al di là di
tor bovacciana verso il mare, il terre-
no a sinistra trovasi fino alla spiaggia
imboschito : dentro questo bosco, un mi-
glio distante dalla foce, fra acque sta-
gnanti, residui delle acque pluviali e del-
le inondazioni invernali, è una torre ot-
tagona, costrutta con molto sapere per
difesa della spiaggia, che porta il nome
di Tor s. Michele, visibile da Ostia, e-
dificata secondo Nibby da s. Pio V (che
prima nvea il nome di Michele^ e la dedi-
cò all'arcangelo) nel i56q, e perciò po-
steriore a Michelangelo cui si attribuisce.
Anco Marzio dopo aver disfatto 4 cit-
tà latine, e forzato i veienli a cedergli
la selva Mesia, ampliò così i limiti del
dominio romano fino al mare sulle due
live del fiume, e in un angolo che for-
mava il fiume col mare edificò la nuova
ciltàj cioè nello stesso luogo dovè 1 Bea
troiano prese terranei Lazio, e che forti-
ficato ebbe il nome di Troja nova. Dal-
l'essere questa città in ore Tiberìi fu della
Ostia o /fostia, e Ostia Tiberina^ 'pia-
si porta, foce, bocca o apertura della na«
vigazione del Tevere < Nw rva il fl
parlando del territorio d'Ostia, Memo-
rie par. I, p. ri}, s«- da quel tempo il
Tevere avi s* 1 due rami di alveo, pei
quali auch oggi si scalila nel mare, fui-
46 OSI
mando con grossi alberi e fangose tene
una specie d'isola, che dicesi sacra, è co-
sa ignota: si sa però clie questi due ra-
mi vi erano da tempo- antichissimo. Il
ramo destro fu per lungo tempo il me-
no praticato, finché Claudio vi fabbricò
quel porto, perfezionato poi da Nerone,
e ristorato da altri, che diede il nome
alla città e via Porluense. Nel tempo
più antico il ramo sinistro era il più fre-
quentato, e come più aperto e più co-
modo alle navi, per questo entrò Enea
quando venne nel Lazio a stabilire i pri-
mi fondamenti della potenza romana.
Non essendo però l'alveo di questo si-
nistro ramo troppo agevole a transitarsi
con navigli di qualche portata, la gran
metile del re Anco Marzio vide il biso-
gno di fabbricare non solo il porto o
rada, ma ancora una piccola città, e vi
formò una colonia di romani; così si
accrebbe il comodo del commercio per
acqua, e forni a Roma un porto marit-
timo e ne divenne il suo Pireo. Lo volle
costruito nel luogo dove il Tevere sca-
rica le sue acque, né deve recar mera-
viglia se ora il mare è più lontano, per-
ch'esso come in altri luoghi si è ritiralo
di molto. Nota Dionigi d' Alicarnasso,
che detto re vi fece anche un arsenale,
che lo rese un porlo ampio e capace di
grossi bastimenti, non meno de'miglioii
porli di mare, cioè si servì per porto del-
la bocca stessa del fiume. Egli osserva
come cosa mirabile, che questa bocca
del Tevere non si chiudeva ed otturava
colle arene del mare, come pure accade
ai fiumi anche grandi, né il Tevere per
questa parte veniva a profondarsi, o di-
sperdersi in stagni e paludi, prima di
giungere, d mare, ond'era perpetuamen-
te navigabile, di maniera che per mez-
zo di remi vi entravano grosse navi da
carico, restando le altre al porto como-
do e sicuro, quantunque vi dominasse il
vento occidentale; ma le navi più gran-
di erano obbligale tenersi in alto mare,
essendo riempita la bocca , come rica-
OST
vnsi da Dionigi stesso. Non si può nega-
re che tal vento sia stato spesso di gra-
ve incomodo allo scarico del Tevere, di
maniera che molte volte ha prodotto
inondazioni e ristagni, onde le navi do-
veansi alleggerire per entrar nella foce,
tirandosi fino a R.oma per 190 stadi.
Coll'andar del tempo il tragitto di que-
sto ramo si rese incomodo e la città di
Ostia fu quasi abbandonata, quando dal-
l'imperatore Claudio si fabbricò il sud-
detto porlo dalla parte destra, forse per-
chè da quella parte il viaggio per fiume
a R.oma è più breve, come anche a' no-
stri dì si continua a praticare in Fiumi-
cino. Su questo argomento e sull'impor-
tanza del porto d'Ostia, in cui vi appro-
davano le romane flotte e le navi d' A-
sia, si possono leggerei seguenti autori.
Orazio Tigrino de Marsis : Ulriusque
Porlus Osliae descriplio, presso il Pia-
vio nel Theatrum civitatum. Giampie-
tro Lucatelli: Dissert. sopra il porlo di
Ostia e sua medaglia, e sopra la ma-
niera usala dai romani nel costruire i
porli del Mediterraneo, Roma 1 j5o. La
dissertazione è pure riportata tra quelle
del p. Calogeri), e deìì'Accad. di Corto-
na t. VPCastiglioni : Numismalutn O-
stiensis, et Trajani Porlus explicalio ,
Roma 1 6 1 4- Fea : Ristabilimento della
città d' Ostia coli' intero suo Tevere. Più:
Il Tevere navigabile oggidì come nei
suoi più antichi secoli, eia città d'Ostia
ivi edificata dal re Anco Marzio, empo-
rio di Roma, da risorgere a nuova vita,
Roma 1 835. Più: Storia delle saline
d'Ostia introdotte da Anco Marzio, Ro-
ma 1 83 1 . Cav. Canina: Sulla stazione
delle flavi d' Ostia, sul porto Claudio
con le fosse indicate nel? iscrizione sco-
perta l'anno 1 836, e sul porto interno
di Traiano, eia fossa distinta col nome
di questo imperatore, Roma 1 838.
Nell'anno 538 di Roma era staziona-
ta una flotta romana a Ostia, e nel 543
vi salpò con 3o quinqueremi per la Spa-
gna il 1 ,° Scipione Affricauo, la qual spe-
e; S T
dizione può considerarsi come il princi-
pio della salvezza <• dell' ingrandimento
ci i Roma. Nell'unno 547 so'° Aimo e
Ostia, fra le città marittime presso Ro-
ma, ottennero esenzione da fornir ti lip-
pe ; essendo Ostia posto .sì importante
e da esigere tale custodia, che malgrado
il bisogno, fn una delle due colonie ma-
rittime eccettuate dal completar le le-
gioni ; ed i giovani di esse non poteva-
no pernottare più di 4° giorni fuoi i del-
la loro colonia. Nella guerra civile fra
Mario e «Siila, il primo In prese e mise
a s;tcni. Auclie negli ultimi della repub-
blica vi era stanziata una flotta romana,
rlie per essere stala in parte predala e
distillila col fuoco dai pirati cilicii, die
impulso alla spedizione di Pompeo con-
tro di essi, e alla piena debellazione del-
la Cilicio. E d'uopo riflettere, che il por-
to Ostiense o la rada in che stavano an-
corate le navi, non era fortificato. Non
polendo le navi cariche di viveri talvolta
approdare in Roma, per l'accennato in-
ferramento che vi faceva il Tevere, onde
talora la città pali carestia, mosse Cesa-
re a pensare alla costruzione di porli sul
litorale ostiense, e Claudio pose in esecu-
zione l'idea a Porto dal lato occidentale,
quindi si formò la darsena, opera di Tra-
iano, ed il nuovo braccio del Tevere del-
lo Fiumicino, clic facendo abbandonare
l'ancoraggio presso Ostia, scemi» il suo
commercio. Tutta volt;i Ostia non decad-
de rapidamente dal suo splendore, sì per
la vicinante del nuovo stabilimento ma-
rittimo, che per le cine che ne mostra-
rono sempre gl'imperatori, lino alla ma-
laugurata traslazione dell'impero. Con
tribuì a far (ionie Ostia il (empio di
Castore e Polluce, ove in folla concor-
revano i romani a celebrarvi le feste
Maiumae, e dove ^1 imperatori i
vansi a sacrificare per penuria di viveri
cagionata da venti contrari. Il su
giorno amenissimo vi attirava continuai*
mente gente, massime a prendi rvii ba-
gni di mare. Lo kles>o Claudio volcii-
OSI
tieri vi dimorava: volle Stabilirvi una
coorte di vigili per estinguere ed evitai e
gl'incendi, e partì da Ostia per la spe-
dizione britannica. Sotto Nerone la città
continuava ad essere popolosa e ri>ca,
indi venne aumentata, abbellita e be-
neficata da Adriano. Il •successore An-
tonino Pio vi costruì il lavacro; e Set-
timio Severo la favorì, e costruì la via
litorale detta Severiana, ebe comincian-
do da Ostia raggiungeva l'Appia presso
Tei racina. GÌ' imperatori susseguenti
continuarono a ornarla di fabbriche son-
tuose ; Aureliano cominciò a erigervi un
foro sul mare, ove fu poi stabilito il pre-
torio pubblico. Tacilo che gli successe ga-
reggiò con lui in adornarla , donandole
100 colonne di marmo numidico e gial-
lo antico alte 23 piedi. Forse a Caro e
Carino si attribuisce un ponte di pietra
ricostrutto per uso degli ostiensi e dei
Morenti. Renelle vi fosse introdotta la re-
ligione cristiana, nel secolo IV continua*
vasi a sagrificare a Castore e Polluce, per
olleiiere la tranquillila del mare; ma nei
primi del secolo V era già in decadenza,
sebbene proseguissero i detti sagi ifizi dal
prefetto e console di Roma, e il concor-
so de'romani nelle leste tb maggio. ' < i -
tamente che la presa di Roma e 1 inva-
sione gotica gli dovette nuocere; l'abo-
lizione di delle feste influirono al suo de-
cadimento, e nel 5 [o era poco frequen-
tala, quantunque la foce ostiense li sse
ancor navigabile, al riferire di ProCOp 0
Caduta Ostia in lutale abbandono e
squallore, nell'837 era diruta affatto. Le
incursioni de' saraceni finirono di spopo-
larla, onde Gregorio l\ Papa per sai*
vare i pochi abitanti clic vi einno resta-
li da tali piraterie, e per difendere le
e. ( i s'i USSC un nuovo I l ! -
dentro terra, cu < presso il silo ci '
attuale, sopra ij'i edifìzi de' l
l'antica, e a questa da' il mìo non e, cu »•
mandola Grrgoriopoli; la circondodi
mura, e s( emulo ili un ■
in unitissima cittadella, ove ripose le ai-
48 O S T
mi per la necessaria difesa, e la ridusse
un forte antemurale contro le scorrerie
de' saraceni con enormi spese. La bor-
gata per poco tempo conservò il suo no-
me, e nell'849 s. Leone IV coi napole-
tani si recò a combattervi i saraceni,
ciò che dissi a Marixa Pontificia, nar-
rando il Piazza, che il Papa prima del-
la battaglia si recò processionalmente al-
la cattedrale, evi comunicò nella messa
i capitani e soldati. Avverte il Nicolai
che Porto e non Ostia fu dato da s.
Leone IV ad abitare ai corsi. Nuove for-
tificazioni e restauri fece ad Ostia mo-
derna s. Nicolò 1 tlell'8 j8. Indi nel 917
Abelcaylo saraceno, venuto alla foce del
Tevere, prese Ostia, e recatosi verso Peo-
nia la pose in istretto assedio. Dipoi tro-
\asi menzionata Ostia, come luogo do-
ve approdavano coloro che per mare ve-
nivano a Roma o ne partivano; quindi
sembra che le cure di s. Leone IV per
ripopolare Porlo riuscissero infruttuose,
onde quella città rimase poco dopo ab-
bandonata, e mancata la popolazione, in-
terratosi il porto, e resasi men pratica-
bile la foce destra, le navi furono forza-
le a rimontare il Tevere per la foce si-
nistra. Questo fu il motivo, secondo Nib-
by, che più d'ogni altro contribuì a man-
tenere qualche popolazione in Ostia mal-
grado l'infelicità de tempi. Vittore III re-
candosi da Monte Cassino in Roma, nel
1087 passò il Tevere presso Ostia, che
ancora era tenuto per luogo d'importan-
za. A' 26 maggio 1 i5q il cardinal Gia-
cinto Dabò Orsini, poi Celestino III, ri-
cevè la promessa dal popolo ostiense di
mandare a titolo di tributo ogni anno al
Papa, quando sta in lloma, a Marmo-
rata o Ripagrande, due carri o barconi
di legna, uno nel giorno di Natale, l'al-
tro in quello di Pasqua, sotto pena di
pagar 100 lire provesine: selle furono»
deputati ostiensi e ne fu testimonio Don-
nellus Bobò fratello o nipote del cardi-
nale. Quindi l'alto venne letto avanti
la chiesa cattedrale di s. Aurea, alla pie-
OST
senza dell'arciprete e chierici ostiensi, al
popolo convocalo pel consenso di ciascun
individuo, e sottoscritto a' 3 1 maggio.
Alessandro III nel 1 160 a'22 novembre,
proveniente da Messina colle galere del
re Guglielmo I, entrò nella foce del Te-
vere, et Ostiam ubiea nocte due lo re. Do-
mino cimi fratribus suis quievit, sauus
et incolumis pervenit. Lo slesso Papa ai
25 novembre 1 166, reduce di Francia,
vi approdò e pernottò, venendo incon-
trato dal senato romano, e da gran mol-
titudine di chierici e di popolo. II vesco-
vo cardinal Ugolino Conti fortificò la cit-
tà con torri e mura, dopo averla tolta
dalle mani di alcuni invasori, e uel 1227
divenne Gregorio IX. il suo nipote car-
dinal Raiualdo Conti, da lui fatto vesco-
vo d'Ostia e Velletri, fu sì zelante che
andava or nell'una or nell'altra città a
predicarvi la parola di Dio, o farvela an-
nunziare alla sua presenza, lo che prova
che Ostia continuava ad essere popolala
almeno mediocremente: nel 1254 Ri-
naldo fu Papa Alessandro IV.
Mentre i Papi sino dal i3o5 aveano
stabilito la- residenza in Francia e Avi-
gnone, uel 1 327 a' 5 agosto i genovesi
alleati di R.oberto re di Napoli, discesi
sul litorale ostiense, presero esacebe^gia-
rono la città, e la ritennero malgrado il
tentativo fatto dai romani perdiscacciar-
neli, i quali accorsi senza alcun ordine
e a furia di popolo, furono da loro mes-
si in piena rotta : i genovesi preveden-
do di non potervisi mantenere, misero
fuoco alla terra, e se ne ritornarono al-
le navi. A questa sciagura tenne dietio
l'altra dell'aunoseguente, che a'i3 mag-
gio fu di nuovo presa dai nemici di Ro-
ma, essendosene impadronite le galee del
re Boberto, seguace di Giovanni XXII
residente in Avignone, e sostenitore dei
guelfi; invano tentarono rilorla i roma-
ni uniti a 800 cavalli di Lodovico il Ba-
varo nemico del Papa e fautore de'ghi-
bellini. Questi disastri non spopolarono
affatto la città, poiché rilevasi da una
OST
bolla di Benedetto XII, de' 19 luglio
1 33 7, che vi era ancora una considera-
bile popolazione, ingiungendo il Ponte-
fice, che olire l'arciprete ed i 10 cano-
nici, annessi alla cattedrale d'Ostia, do-
vessero personalmente risiedervi ed of-
ficiarvi, ovvero sostituire persone ido-
nee, altrettanti vicari. La lunghissima
■sseosa de'Papi da Roma, se fu grave-
mente risentita dalla metropoli, molto
piu dove* esserlo da questa terra, la qua*
le solo per la capitale, e pel debolissimo
commercio fra questa e il mare si soste-
neva. L'autore dell'itinerario del viaggio
di Gregorio XI da Avignone in Roma
per restituirvi la residenza papale, nur-
ra che approdò al porto d'Ostia a' 14
gennaio 1377, e descrive la città come
fortificata, venerabile, ma di nessuna esi-
stenza ; di questo approdo meglio ne
parlai ne' voi. Ili, p. 1 99, XXIX, p. 228,
e WX1I, p. 2S3. Come piazza forte,
Ostia era ancora importante, e perciò
Ladislao re di Napoli, amico del fuggia-
sco Gregorio XII, ed ambizioso del do-
minio di Roma, nel 1 408 a'i 8 aprile mi-
se campo ad Ostia, per mare con 60 (li-
ste, per terra con 1 2,000 cavalli e 1 0,000
fanti; la prese per forza dopo ball 1
essendone castellano messer Paolo di Bat-
tista di Govio. A' 20 mosse per Roma,
pose campo a s. Paolo, vi entrò, e re-
staurò le mura. Nel i4«o Ostia si ten-
ne fedele ad Alessandro V, ma a'afi giu-
gno 1 i 1 » sotto Giovanni XXII), fu ri-
presa da Ladislao di lui nemico, che poi
saccheggiò Roma. Nel pontificato di Mar-
tino Y reonera restauratele fortificazio-
ni, e (piando al successore Eugenio IV
si ribellarono i romani, il Papa a' 18
maggio 1 i I i vi giunta dal Tevere in
barchetta, inseguita dai nemici per la
riva, e salito sopra imi galera, \<
per Livorno e Pisa. Onorò di sua pie-
senza Osti» Pio 11 nelle sue escursioni
archeologiche, dove corse grave p
lo per improvvisa inoodasiooe Nel ri«
. u in Roma Carlotta regio 1 di Ci*
VOI . 1 .
OST 49
pio discese a Ostia. Ivi nel i47a a 2^
maggio s* imbarcò per la legazione di
.Spagna il cardinal Bolgia, poi Alessan-
dro VI, dopo esservisi trattenuto parec-
chi giorni a causa de tempi contrari. Ver*
so la stessa epoca il vescovo cardinale
d' Estouleville ristaurò la città , e forse
sotto di lui fu dato principio alla costru-
zione della torre attuale, la quale fu in-
nalzata e fortificata dal cardinal Giulia-
no della Rovere, nipote di Sisto IV, poi
Giulio li. Nel vescovato d' Estouteville
fu di molto riparata Ostia, che da qual-
che tempo era rimasta abbattuta, e ven-
nero edificale diverse case: il cardinale
commise a Pintelli il disegno per la rie-
dificazione della cattedrale, che poi ese-
guì il cardinal Rovere. Sotto il vescovo
d'Estouteville, essendo Ferdinando re di
Napoli in guerra con Sisto IV, il cui eser-
cito giunse sino alle porte di Roma, nel
1482 Ostia fu visitata due volte dalle
reali galee, prima da 7, poi da 1 2, oltre
4 fuste, forzate però ad allontanarsi, es-
seudo la rocca presidiata da fanti coman-
dati da Maiannino di Firenze, che tras-
se contro la squadra un passavolante.
Divenuto vescovo il cardinal Rovere, ri-
conoscendo l'importanza del sito, si diede
a fortificare validamente Ostia, serven-
dosi del Sangallo, uno de' più rinomati
architetti militari, e ritenendolo in ( tati 1
per ben due anni. Sue opere sono la sus-
sistente torre, le fortificazioni che la co-
ronano e le altre sunnominate. Sembra
che il cardinale invitasse lo zio Sisto IV
■ vedere i suoi lavori, perchè nel 1
imbarcossi in Roma a Ripagrande, al-
lora detta Ripa bomea, sopra legno ben
adorno e corredato, detto il Bucentoro.
La rocca servi nel 1 Un di ricovero allo
stesso cardinal Rovere nel pontificata di
Alessandra VI, col quale ebbe dissapo-
ri Dopo esservisi sostenuto fino al 1 'pi j.
ed averla fornita per tre anni di viveri
e mimi/ioni, la Li-* io in Custodia dì la -
briaio Colonna, indi imbarcossi in un
brigantino perGcnoi in Fi in<
i
5o OST
eia persuase il re Carlo Vili a impadro-
nirsi del regno di Napoli, per le ragioni
che vi avea, e l'accompagnò nella sua ca-
lata in Italia. La rocca intanto era slata
espugnata da Alessandro VI pel conte di
Pitigliano con gagliardo assedio, la pre-
se a'26 aprile e con essa tenne custodite
le foci del Tevere. Portandosi il re in
Roma nel declinar del i494>costl'mse ^
Papa a capitolare, ed ebbe in deposito
la fortezza di Civitavecchia, Terracina
ed Ostia, finché avesse conquistato il re-
gno di Napoli. Cai lo Vili fu ricevuto dal
cardinal Piovere splendidamente in Vel-
lelri, e dopo delta conquista il re resti-
tuì le rocche al Pontefice, tranne Ostia
che consegnò al cardinal Rovere. Narra
il Piazza, che infestando Ostia Menaldo
Guerra di Navarra, famoso corsaro, A-
lessandro VI vi mandò il celebre capita-
no Consalvo, che presolo lo condusse a
modo di trionfo in Roma; e che a' 2 5
settembre il Papa vi si recò a diporto
col proprio figlio Cesare Borgia (f.),
formandovi giardiui e dilettandosi nel-
la caccia, per cui fu Ostia frequentata da
Cesare. Morto Alessandro VI, e il car-
dinal Rovere nel i5o3 divenuto Giulio
lì, pose nella rocca d'Ostia Cesare Bor-
gia, e ne affidò la custodia al cardinal
Carvaial, che lo favorì e lasciò fuggire.
Leone X fece qualche rislauro alla
rocca (o ciò si deve al vescovo cardinal
Riarionel suo pontificato), e persua mor-
te essendo nel \5ii eletto Adriano VI
dimorante nella Spagna, partito da que-
sta con numerosa flotta, con 2,000 tra
prelati e cortigiani, e 43ooo soldati, ap-
jirodò a Ostia al modo detto nei voi.
XXXV, p. 1 77, e XL1II, p. i5, ed al-
trove. L' Ortiz che fece la Descrizione
del viaggio, narra che Adriano VI ap-
prodò in Civitavecchia mercoledì 27 a-
gosto, indi s' imbarcò al tramontar del
sole, e continuando tutta la notte la na-
vigazione con prospero vento, alle 9 del-
la mattina arrivò al porto d'Ostia e alle
foci del Tevere. Qui il Papa pel primo
OST
entrò in una piccola scada col solo suo
diletto dottor Agreda, e giunse a Ostia
poco prima di mezzogiorno. La flotta
seguir volle il suo duce, ma fu impedita
dalla stessa bocca del Tevere, mentre
contenendo poco fondo d'acqua, non po-
terono stare a galla le imbarcazioni, per
lo che fu d'uopo retrocedere verso il ma-
re. Adriano VI era già in salvo felice-
mente, quando insorta burrasca, molti
patirono gravissimi danni; il vescovo
d'Avi la perde parte di sua preziosa sup-
pellettile, e parte a stento fu salvata ben
guasta. Altri ch'erano rimasti nelle na-
vi si trovarono esposti a maggiori perico-
li, dovendosi abbandonar all'impeto del-
le onde; e quando riuscì loro con molto
travaglio all'errar terra, si abbandonaro-
no al più gran tripudio, benché arcive-
scovi, vescovi, duchi, oratori di princi-
pi, cavalieri, letterati, ed altri di alto
senno. Tutti si ristorarono coli' abbon-
dante mensa preparata dal cardinal Car-
vaial, divenuto vescovo d'Ostia, pel Pa-
pa e per tutto il numeroso seguito. Ter-
minato il pranzo, Adriano VI accompa-
gnato da 5 o 6 cardinali s' incamminò
per Roma, e pochissimi prelati potero-
no accompagnarlo per mancanza di vet-
ture e di cavalli, gli altri alla meglio si
adattarono su carri, giumenti e a piedi,
senza distinzione di signoria, perchè l'ar-
rivo del Papa riuscì inatteso: per la via
Ostiense tutti si recarono alla basilica
di s. Paolo. Dipoi e nel 1 537 Pa°l° M
rifece la rocca, quasi diruta per 1' inva-
sione sofferta sotto Clemente VII nel
sacco di Roma, benché qualche restau-
ro vi avesse fatto prima essendo vescovo
d'Ostia, pel conto che sempre si fece del
luogo. Nella guerra degli spagnuoli contro
Paolo IV, il duca d'Alba nel i556 pre-
se Ostia, ma poco dopo le milizie ponti-
ficie tornarono ad occuparla. Quindi Pio
IV ristorò la rocca d'Ostia, le mura ed
il porto. Come luogo interessante, allor-
ché Gregorio XI 11 volle proseguire la
guerra contro i turchi, si recò a ricono-
osi
scere il porto e fortezza d'Ostia nel i ~>~ ■>
Avendo l'antica (Mia ricevuto il primo
colpo del suo deterioramento all' aper-
tura del porto di Claudio, così la mo-
derna Ostia pel rìaprìmenlo della foce
destra del Tevere, l'alto da Paolo V nel
1612, cadile io abbandono, e appena si
DC un pieci. lo numero di abitatoli
per la continuazione delle saline, per la
pesca dello stagno, per la coltivazione
de terreni e la guardia de bestiami; laon-
de nel 17(0 eranvi 49 famiglie e l56
anime, elie vi restavano ancora durante
l'estate. L'abbandono delle salme avve-
nuto sul finir del secolo scorso, l'essere
stala contemporaneamente ridotta Ostia
asilo di Fuorusciti, finirono di deprìmerla.
Della colonia clic presso Ostia tentò sta-
bilirvi un Saccbetti, feci cenno nel voi.
I, p. 1 >8.
Abbiamo d.d n.° 187 del Diario di
Roma, ebe lunedì 1 1 ottobre 1802 Pio
^ II, col ristretto servigio di campagna,
avendo nella propria carrozza i prelati
Gavotti maggiordomo e Laute tesoriere,
si pollò a Ostia. Nella piazza si umiliò
Giuseppe Petrilli direttore delle cave ca-
merali di antichità ebe si facevano nelle
vicinanze, ed accompagnò poi il Papa nei
luoghi ove esistevano le cose più notabi-
li per l'antichità, come ancora alle saline.
Pio VII si recò nella cattedrale, e dopo
la benedizione del ss. Sacramenloesposto,
<i trasferì nel palazzo episcopale, ove il
» ini mal Alba DÌ vescovo lo sei vi di un con-
veniente rinfresco, indi ammise al bacio
del pi< tanti. Si condusse al Ior-
io, dove osservò la restaurazione ed i
preparativi tatti pera
petente guarnigione e 100 forzati, che nel
ino novembre and ivano ■ impie-
garsi negli scavi dell'antica Ostia. Dipoi
asceso il santo P. i.Ue in carrozza, prose*
giù lungo il Tevere, ov'erano i du
cioni pontificii venuti ila Cìvitavi
- prniqual ialìebeaedisse,nelqual tem-
po fecero tre replicati spari di 18 col pi di
Basinone per ctascuuo. Indi si condusse 1
* ) S T 5 1
piedi col seguito a visitare tutti i ridotti
di quelleantichità; asceso poi in carrozza,
Pio VII si diresse a Castel Fusano, dove
si trovò a riceverlo il principe Cingi si-
gnore del luogo, nel palazzo del quale a-
vea l'atto preparare il pranzo dagl' inser-
vienti del pai azzo apostolico, non volendo
die il principe facesse alcun trattamento,
onde dovè limitarsi a far servire un rin-
fresco. Dopo il pranzo il Papa si trasferì
alla marina per osservare la foce ebe tras-
mette I' acqua salsa alle saline, e ad ore
2 3 riprese il viaggio per Pioma. Gregorio
XVI nel i832, Dell'istituire la legazione
di Velletri vi comprese Ostia, e la con-
fermò nella giurisdizione governativa di
essa e del cardinal vescovo decano del
sacro collegio. Nel 1 838 Gregorio XVI
avea divisato portarsi a Ostia a' 16 ot-
tobre, ma il cattivo tempo l'impedì. Es-
sendogli a cuore la navigazione del Te-
vere e di migliorare la sorte d'Ostia, vi si
recò a*2 ottobre 1839, dopo aver onorato
di sua presenza il palazzo di Castel Posi-
no, collocato nel mezzo di ui\ vasto bo-
sco di pini. Giunto in Ostia fu ricevuto
nella cattedrale dal vescovo cardinal l'ac-
ca, poscia ascese nell'episcopio ammiran-
dovi quau lo di sopra descrissi. Indi
verso la spiaggia, fermandosi in un pa-
diglione appositamente eretto; progre-
dendo nel e immillo furono tirate alla di
lui presens 1 due reti di pesci. Scopo del-
la nta fu l'esaminare sul luogo come po-
ter liberare la città dalle acque stagnanti
del liume morto, dallo Stagno di levante
e dai bassi ac ruastrini, purgando com l'a-
ri 1 dalle inifitiche esalazioni, e rendere
ad ubertosa produzione le nuove terre,
rare 1 bassi tei reni del lenimen-
to d'Ostia, e questa ripopolare; e final-
mente per facilitare il regolamento delle
•eque del Tevere dì I e male di Fiumici-
no, mantenendole al conveniente livello
per sostenere la nai tione e impedire
i deposili d'arena alla sua foce k fronte
dell'ini' 1 1 sse die 11 id mai lare id< I
tetto lauti utili oli, le circuitali-
5-2 O S T
ze de' tempi non glielo permisero. I mi-
nistri palatini imbandirono la mensa al
Pontefice, che vi ammise oltre il cardinale
pure la sua nobile corte e altri personag-
gi. Prima di partire esternò ilsuo gradi-
mento al cardinal Pacca, e si recò a veder
la fortezza. Dipoi pel medesimo fine, ai
ì5 ottobre fece un'escursione a Fiumi-
cino. Sopra Ostia, oltre i citati autori, si
possono vedere ilRircher, Latitivi jYoì-
pi, Velus Latitivi, t. 63 de Laurenlibus
et Osliensibtis; Nibby, Viaggio antiqua-
rio ad Ostia, nel t. 3 degli Atti di ar-
cheologia.
La fede cattolica predicata in Roma
dai ss. Pietro e Paolo, ben presto si pro-
pagò pure in Ostia, che fra le città sub-
urbane più vicine fu la prima ad avere
un vescovo immediatamente soggetto al-
ias. Sede, circostanza che principalmente
influì soli' uso da epoca immemorabile
stabilito, che il vescovo ostiense, come
primo fra'suburbicarij consacri il nuovo
sommo Pontefice. A Decano del sacro
collegio, il più degno dei 6 cardinali
Vescovi suburbicari (V.), e di quelli del
cristianesimo , parlai di tultociò che lo
riguarda, della sublime sua dignità e pre-
minenza, che a lui incombe ordinare e
consacrare il Papa come vescovo d'Ostia
(riportando gli esempi di quelli che sen-
za essere decani lo furono, o ch'essendo
decani non ottarono a questo vescova-
to), pel privilegio che gode_, per cui da
s. Marco Papa del 336 ricevette il pallio
e ne fa egli stesso l'istanza in concistoro
colla furinola, parlandosi pure di questo
punto a Consacrazione de' sommi Ponte-
fici; e checol pallio ungeva ancora gl'im-
peratori, ove rimarcai che con Pelagio I
del 555 supplì 1' arciprete d' Ostia, co-
me in altri casi e per la benedizione di
quei Papi che già erano vescovi, e Sisto
IV fu consagrato dal cardinal d'Estou-
teville, vescovo d'Ostia e Velletri, ben-
ché non decano del sacro collegio ; di-
cendo finalmente a Decano come Gre-
gorio XY1 lo dichiarò legato apostolico
OST
di Velletri e sua provincia, mentre pri-
ma era solo governatore perpetuo. Che
al vescovo d Ostia toccava l'ordinazione
de' vescovi, lo riporta il Baronio all'an-
no i igojed il Piazza. Inoltre il pallio vie-
ne imposto al vescovo d' Ostia e Velie-
tri dal Papa; egli non è metropolitano,
ma fu chiamalo talvolta arcivescovo, co-
me anticamente venivano appellati per
eccellenza i vescovi di chiese insigni, an-
zi Gerardo Mercatore nel suo Aliante
chiamò il vescovo ostiense pali iarca del-
la Campagna, ed altri lo dissero metro-
politano del Lazio.
Il primo vescovo d' Ostia fu s. Ciria-
co o Quiriaco, fiorito in principio del III
secolo, martire nel 23o. Gli successe s.
Massimo, il quale nel 261 consagiò il Pa-
pa s. Dionisio, e fu il primo vescovo di
Ostia che abbia consacrato il romano
Pontefice. Indi altro Massimo fiorito sot-
to Papa s. JMelchiade, e nel 3i3 inter-
venne al concilio romano contro Felicia-
no e Donato. Al suo tempo ad istanza
di s. Silvestro I l'imperatore Costantino
eresse in Ostia una basilica in onore dei
ss. Pietro e Paolo e di s. Gio. Battista,
e nobilmente la dotò di sacri arredi e di
possessioni, fra' quali si nomina l'Isola
Sacra fra Ostia e Porto, che Anastasio
in Vita s. Silvestri I, appella Arsis, no-
me corrotto dai copisti che ci ricorda la
selva Arsia mentovata da Livio. Nellostes-
so secolo IV s. Gallicano vi edificò una
chiesa con ospizio e ospedale annesso,
per ricevervi i pellegrini di tulle le na-
zioni, e fu uno dei primi della cristiani-
tà. V'istituì prebende pei sacerdoti , e
lo fornì di rendite, rilirandovisi a eser-
citare l'ospitalità, con s. llarino monaco
ostiense (in onore di s. Gallicano Bene-
detto XIII eresse in Roma un Ospeda-
le). Noterò, che verso il secolo V, fuo-
ri del recinto della città antica, fu fab-
bricata la chiesa di s. Ercolano marti-
re , e che nel precedente secolo e nel
362 vi morì s. Monica madie di s. A-
gostino, mentre era in viaggio, e quivi
OST
fu sepolto il suo corpo, clic da Martino
V nel i43o solennemente fu trasportato
in Roma nella chiesa del figlio, recitan-
do il Papa una pia ed elegante orazio-
ne. Abbiamo dal Piazza che questo san-
to colla madre ehhero ospizio presso l'e-
piscopio, quando da Roma si recavano
in Africa, aspettandovi l' imbarco, onde
s. Agostino assistè alla sua infermità ed
esequie, com' egli slesso descrisse nelle
Confessioni. Nella cattedrale ove riposò
il corpo di s. Monica fu eretta una cap-
pella, che rovinata da un incendio, venne
rifatta con marmi dal vescovo cardinal
Gd)o. Quarto vescovo d'Ostia fu N. che
consagrò nel 336 Papa s. Marco, il qua-
le perciò gì' impose il pallio. Indi fiori-
rono Cono che intervenne al concilio di
s. Felice li detto III nel JS7 delapsis;
Bellatore che nel {.qq sottoscrisse al con-
cilio di s. Simmaco; A risto si trovò agli
altri temiti dal medesimo Papa nel Sor,
5oa, 5o3, hi | ; Gloriano o Glorioso del
mi j circa ; Amabile fu al concilio del 64<J
celebrato da s. Martino I; Andrea in-
tervenne a quello di s. Agatone nel 680
contro i monoteliti, indi consagrò s. Leo-
ne Il (insieme al vescovo di Vellelri, in
mancanza di quello d'Albano, ed abbia-
mo altri esempi che i vescovi di Vel-
li tri concorsero alla consacrazione del
Papa ) e Giovanni V. Indi fu vescovo
Gregorio delyo", bibliotecario della se-
de apostolica; Teodoro nel r%43 si recò
al concilio di s. Zaccaria; Giorgio con
\ diario vescovo Nomentano e molti car-
dinali nel - "5 3 accompagnò in Francia
Stefano II detto III; Gregorio fu legato
di Adriano I in Inghilterra, e nel 787 ore-
su di' al concilio di Ghelchitjtlel quale par-
lai pure nel voi. XVII I, p. a (.6; Pietro
cardinale nel 798 lottosci ine la donazio-
ne di s. Leone III e Cai lo Magno dell' aba-
zia delle Tre lontane j liei nardo dell'Ho j;
Cesario fu presente al concilio di Eugenio
Il nel 1*826 ; Megisto o Megetio cardinale
dell 854j le cui notizie, come di tutti ^li
altri cardinali, le riporto alle biografie.
O S T 53
Successivamente fiorirono Leone del-
l' 864; Donato cardinale; Eugenio car-
dinale dell' 8"8; Guido del qo\; Sicco-
nc cardinale , che consagrò l' antipapa
Leone f'IIf, perciò degradato; gli fu
sostituito Gregorio; nel q83 era vescovo
Leone; indi Azzone cardinale, poi Gre-
gorio cardinale del 098, Pietro del 1 oo3,
Gregorio e animale del 1 00", Pietro car-
dinale del 1 o>(), b. Gregorio cardinale
del 1 o33, Benedetto cardinale del 1 o\\,
Deodalo cardinale del 1 o {<), Pietro car-
dinale del io58; s. Pier Damiani car-
dinale gli successe, il primo vescovo che
lo fu pure di Velletri,come i successori
al modo che dirò. Nel 1072 fu fatto ve-
scovo s. Gherardo cardinale; nel 1078
Ottone di Chatillon cardinale, poi nel
1088 Libano li {V.), il quale nominò
vescovo il nipote cardinal Ottone Cita-
li don, che benedì e unse Pasquale IL
L'antipapa Clemente III v'intruse Gio-
vanni pseudo-cardinale, che nel 1098 in-
tervenne al conciliabolo romano. Nel
1 101 il celebre cardinale Leone de Mani
monaco di Monte. Cassino, ove pure ne
parlai, vescovo ancora di Yelletri, come
all'erma il Cardella, avvertendo col Bor-
gia, che la chiesa di Yelletri già era stata
aflidata al vescovo d'Ostia, mentre l'ul-
timo che governò la chiesa di Yelletri tu
Giovanni Mincio, nel 1 o 18 antipapa De-
nedettoX.^ie\ 1 1 1 - Lambertocardiuale,
che nel 1 1 a \ ili venne Onorio II^P.). Non
lo fu Pandolfo cardinale, come altri pre-
tesero ; bens'i Giovanni cardinale fatto da
Onorio II nel 1 ia5; indi per breve tem-
po Pietm cardinale, secondo il Boi
Innocenzo il nel 1 uì j dichiarò fCSCOfO
Dragone cardinale . torse gli successe per
breve tempo il suddetto Pietro cardio**
le, poiché Innocenzo II nel 1 i3 ì fece
vescovo Alberico cardinale. Eugenio III
nel 1 1 |S, secondo alcuni, elesse vescovo
il cardinal Guido ; certo è che nel 1 1 5o
I 1 e fCSOOVO il b. / go di ChalooS cardi-
nale. Con questi l'Ughelli ineoinincia la
serie promiscua de vescovi d'Ostia t
\ì
54 OST
Velie tri (che a tale articolo proseguirò),
Italia sacra t. I, p. 4'- Per la poca po-
polazione cui era ridotta Ostia, Eugenio
III gli uni in perpetuo il vescovato di
Velletri, cioè rese stabile 1' unione delle
due chiese, perchè prima di questo tem-
po, sebbene precariamente, erano già u-
nite ad arbitrio de' Papi, onde i vesco-
vi si sottoscrissero quindi : epìscopus O-
sliensis et Veliternus. L'eguaglianza del
titolo non portò eguaglianza di giurisdi-
zione, che passò poi tutta nella chiesa di
Velletri, che allora e poscia grandemen-
te fiorì, mentre Oblia non ebbe più ca-
pitolo e canonici, né clero. L'arciprete
di Velletri acquistò il diritto d'interve-
nire alla consacrazione del Papa in caso
che il vescovo d'Ostia e Velletri non si
trovasse pi-esente; ed il vicario capito-
lare di Velletri esercita giurisdizione or-
dinaria in Ostia e suo distretto, nella
vacanza della sede. I vescovi dopo l'u-
nione* considerarono sempre la chiesa di
Velletri per loro principal sede, ivi fe-
cero le maggiori funzioni, i sinodi, gli olii
sanli; vi tengono cattedra, tribunale e
vescovo sulfraganeo, e ne' sinodi dierono
all' arciprete d'Ostia luogo trai parro-
chi della diocesi di Velletri. Nel 1810
pretese Napoleone sopprimere questo ve-
scovato, con decreto del 5 agosto. Il Piaz-
. za, che visitò la diocesi d'Ostia, tratta di
questa eruditamente nella Gerarchia
cardinalizia, come della via Ostiense, ce-
lebre negli atti ecclesiastici de' ss. Mar-
tiri, e de' sacri cimiteri di essa. Descrive
la superstite diocesi ne' seguenti castelli.
Il Castel Romano con chiesa edificata dal
marchese Sacchetti, e suo patronato. Ca-
stello Decimo, già della nobile famiglia
Torregiani, ove patirono il martirio s.
Martina, s. Prisca, ec. Castel Porciglia-
no, creduto l'antico Lamento, e perciò
Io descrissi nel voi. XXXVII, p. 219. Ed
il Casale Sacchetti, con villa e palazzo
magnifico edificato dal cardinal Giulio
Sacchetti, con comoda chiesa in onore
della Concezione e delle ss. Caterina ver-
OST
ghie e martire, e Maddalena de' Pazzi,
protettrici di sua famiglia. G. Marnovi-
tio Tonci ci diede: Villa Sacchetti O-
sliensis cosmograjìcis tabulis, et notis il-
lustrala, ruslicanis legibus, offìcinarum-
quc ìnscrìptìonibus adnolata _, Romae
i63o. Inoltre trattarono delle notizie ec-
clesiastiche d'Ostia :F, A. Maroni, Com-
mentarius de ecclesiis, et episcopis O-
stiensibus et Velitemis, in (pio TJghellia-
na series emendatur, conlinualur, et il-
lustra tur,Komae 1766. DeMagistris ve-
scovo di Cirene, Ada martyrum ad Ostia
Tyberina sub Claudio, Romae 1 7cp.
OSTIARIO o OSTIARIATO. Chic-
lieo investito del primo degli ordini mi-
nori, Ostiarius. E opinione che la chiesa
greca considerò l'ostiariato non come or-
dine ecclesiastico, secondo la chiesa Iali-
na, ma comesemplice uffizio, che veniva
talvolta commesso a' diaconi, a' suddia-
coni ed altri chierici inferiori, ed anche ai
laici, per cui ora molti uffizi degli ostiari
da essi vengano esercitati ; opinione che
ha il suo principal fondamento nel silen-
zio de' libri liturgici di quella chiesa cir-
ca il rito riguardante la loro ordinazio-
ne. L'istituzione dell' ostiariato rimonta
a'primi secoli della Chiesa, eamhea'tem-
pi apostolici, come ne fa ^de. la letlera
del vescovos. Ignazioscriltaa'fedelid An-
tiochia, e meglio si può vedere a Ordi-
ne. Il ministero degli ostiari e le loro
incombenze, comprese quelle antiche, so-
no, di aprire il libro a chi predica, di a-
ver custodia delle chiavi delle chiese, del-
la loro mondezza e decoro, come delle
cose ivi contenute, di chiudere le porte
e di aprirle alle ore stabilite , d'invigi-
lare al buon ordine delle assemblee, e di
vietare che ad esse e ne'sacri templi in-
tervenissero gl'infedeli e giudei a distur-
bare i divini uffizi e profanare i sacri mi-
steri, e chiunque altro era interdetto di
assistere alla celebrazione de' divini mi-
steri; avevano cura di tener ciascuno al
suo posto, il popolo separato dal clero,
gli uomini dalle donne, e di fer osserva-
OST
K il silenzio e la modestia, come si leg-
ge negli antichi padri e scrittori eccle-
siastici , e secondo il rito prescritto nel
canone q del concilio Cartaginese IV e
ne' libri pontificali, cioè la tradizione del-
le chiavi (colle quali devono chiudere e
aprire le porte della chiesa) e le parole
che nell'atto di essa si proferivano onde
ipiegarne il significato. Per l'importan-
za del ministero degli ostiari e loro gravi
occupazioni, per l'osliariato furono pre-
scelti uomini di matura età, i lettori es-
sendo sovente più giovani : alcune per-
sone di età matura esercitavano l'oslia-
riato per tutta la loro vita, altre ascen-
devano all'accohtato e al diaconato. Il
Nardi, De' parrochi , osserva che la s.
Sede avea i suoi ostiari, e che antica-
mente tutte le cattedrali aveano le scuo-
le o collegi di ostiari; aggiunge, che tra
ostiario stava in anticamera del vescovo
per annunziare chi domandava udienza;
portavano a'preli di campagna o rurali gli
ordini superiori, recando ad essi le lettere
de! primicerio pei digiuni intimati dal ve-
scovo; questi rumoristi andavano incoro,
ed in alcune cattedrali un ostiario restava
nella canonica per una settimana alla cu-
stodia della chiesa ed ivi mangiava, Niun
vestigio si rinviene plesso gli antichi scrit-
tori e libri liturgici dell'uffizio attribuito
secondo l'odierna liturgia agli ostiari, di
suonare le Campane ( V. ), per indicar
l'ora dell'orazione e delle sacre funzioni,
e dell'analogo rito della tradizione della
fune di esse: opina pertanto il Catalani
nel Coturnati, ut rotti, lìoni., al titolo del-
l'ordinazione degli ostiari, che il detto of-
lì/io venne aggiunto circa il secolo \ 1 1 1 ,
poiché ne' secoli anteriori esso si lene
Commesso a' sacerdoti. Il rito eolle ora-
zioni per 1 ostiariato si può vedere nel
Pont. Iloni. : de ordìnationt ostiariorum,
11 Piazza nella Gerarchia cardinalìzia
p. "I-, nana come s. Carlo Borromeo
fece punire ehi offese I Ottiai i", DOStO alla
guardia della porta delle donne nella me-
tropolitana di Milano, luogo eh': antica*
OST
mente guardavano le diaconesse. V . Dia-
conesse, e Porte di Chiesa, ed Osiianm
in Macri,non che il p. Chardon, Storia
de' iagramenli, t. Ili, p. i o A Maestro
ostiariode virga rubea, nou solo trattai
di quel collegio, ma ancora del vocabo-
lo ostiario e dei diversi u ili z i palatini de-
nominali ostiari custodi delle di verse por-
te del palazzo pontificio ; mentre del col-
legio de' 1 1 ostiari custodi dell' immagine
del ss. Salvatore di sancta sanclorum) ne
tenni proposito nel voi. XLI,p. irp; fi-
nalmente a Cancelleria apostolica par-
lai del suo ostiario o portinaio.
OSTIENSE Enrico, Cardinale. En-
rico denominato Ostiense pel vescovato
d' Ostia che ottenne nel i 262 , nacque
in Susa nel Piemonte, d'ignota famiglia,
che alcuni dicono de' Bartolomei o dei
Romani. Dopo aver appresa 1' una e l'al-
tra legge sotto eccellenti precettori , la
insegnò prima in Bologna e poi in Pa-
rigi,con tal credito che fu chiamato Fon-
tana dilla legge. In compagnia del nun-
zio pontificio fu trasferito in Inghilterra,
ove apri scuola di sacri canoni ; ed En-
rico 111 che assai lo apprezzavamo ricol-
mò di molli straordinari favori, e lo m 111
dò in Roma ad Innocenzo IV, a fine ili
procurare la deposizione del vescovo di
Yincesler, ciò che negano i Sammarta-
ni , per cui viene smentito il maledico
Malico Paris che lo avea tacciato di es-
sersi appropriato il denaro del re. Que
sii bensì nel ia5q 1' impiegò con Teo-
baldo arcidiacono di Liegi, poi Gii
X, per trattare con Alessandro 1 Y 1 più
ardui affari. Divenne canonico di \. icn-
na nel Dellìnato, beneficio che ritenne
sempre, arcidiacono di Parigi e prevo-
sto ili Gralz. Promosso quindi al I
vaio di Sibteron, lasciò con piacere 1 In-
ghilterra, dove la sua virtù eia SUB
/a avea provocato emuli ed invidiosi.
Trasfei ilo ah' arcivescovato <ì ambrun,
celebrò d concilio provii no >>
d. m, eon f Intervento di ^>m\i della
provincia d1 Ai lei Pi - d 1 ole al
56 O S T
suo popolo, essendo non meno gran legi-
sta ch'eccellente teologo e famoso orato-
re. In ricompensa del suo merito, Urba-
no IV nel dicembre 1261 lo creò car-
dinale vescovo d'Ostia, lasciando la chie-
sa di Ambrun. La sua saviezza e dot-
trina fu incontanente messa in opera nel-
la legazione di Lombardia , dove colla
sua eloquenza ottenne dal clero consi-
derabili sussidia pei bisogni della chiesa
romana, vessata dalle armi de' nemici.
Dopo la sua promozione, terminò per or-
dine di Urbano IV i suoi Commentari
sul libro delle decretali , che lasciò per
legato all'università di Bologna. Più ce-
lebre e più commendata riuscì la Som-
ma delle decretali da lui pure compo-
sta, detta la Somma Ostiense, che nel
diritto ecclesiastico ha la medesima au-
torità che quella di Azzone nel diritto
civile, che vide la luce in Basilea nel i53j
colle note del Guarini, e poi in Lione
nel i588 e nel 1597. Dopo esser con-
corso all'elezione di Clemente IV, fu in
Viterbo a quella di Gregorio X, dove
prolungandosi di soverchio i comizi, at-
taccato da grave e pericolosa malattia,
domandò in grazia di potere uscire dal
palazzo ove si celebravano , con rinun-
ziare ad ogni diritto sull'elezione. Passò
ad Orte e col consiglio de'medici in Fran-
cia , ove nel 127 1 o più tardi incontrò
in Lione la morte tranquillameute , ed
ottenne onorevole sepoltura nella chiesa
de' domenicani. Tolomeo da Lucca Io
disse grande nella scienza delle leggi, ec-
cellente teologo, egregio oratore, uomo di
lodata vita e d' incontaminato costume.
OSTINI Pietro, Cardinale. Pietro
Ostini nacque in Roma da civile fami-
glia a' 27 aprile 1775, e sino dalla gio-
vanile età si mostrò nato pel santuario
e per le lettere, che apprese nel semina-
rio romano, ove poi divenne professore
supplente nelle matematiche, iudi con-
seguì la cattedra di storia ecclesiastica ,
ed in pari tempo fu eletto professore di
teologia dogmatica e scolastica nell'acca -
OST
demia ecclesiastica. Fornito di acuto ia-
gcgno, a M'erra va e con somma facilità ri-
solveva le più ardue questioni. Ebhe a
discepoli personaggi che meritarono co-
spicue cariche e il cardinalato, mostran-
dosi loro amorevole e premuroso di gio-
varli. In molti pii istituti di Roma con
evangelico zelo cooperò all'incremento,
come si prestò al confessionale e nella
predicazione; singolarmente spiccò la sua
attività nella pia unione di s. Paolo, ed
in altre opere di carila cristiana. Ideò e
promosse la società dell' amicizia catto-
lica, che per diversi anni e con tanta u-
tilità impresse e divulgò gratuitamente
buoni libri. Per lungo tempo s'impiegò
nel ricondurre al caltolicismo gli etero-
dossi con ubertosi frutti. Teologo di più
cardinali, esaminatore del clero, consul-
tore di varie congregazioni, si segnalò in
quella degli affari ecclesiastici straordi-
nari. Pio VII, che assai lo stimava, ap-
provò la scelta che di lui avea fatto la
congregazione deputata ai bisogni spi-
rituali de' chileni , di vicario apostolico
del Chile. Sebbene avesse accettato, per
l'affettuosa opposizione del fratello e al-
tri parenti, vi rinunziò, come riporta il
Sallusti, Storia delle missioni del Chile,
t. 1, p. 2. Leone XII nel 1 824 lo man-
dò internunzioa Vienna, india'27 apri-
le 1827 lo promosse ad arcivescovo di
Tarso in partibus , e lo nominò nunzio
all' imperatore del Brasile. Se non che
le vicende politiche dell' impero aven-
dogli allora impedito l'andarvi, nel 1828
lo stesso Papa lo fece passare col medesi-
mo grado a Lucerna presso la confedera-
zione svizzera. Composte intanto le cose
dell' America, non frappose indugio ad
andare in Rio Janeiro, e vi restò sino al
1 83 1 .Ritornato in Roma, Gregorio XVI
nel i832 lo elevò a nunzio di Vienna,
e come indicai nel voi. VI, p. 1 02, quan-
do già l'avea creato cardinale e riserva-
to in petto fino dai 3o settembre i83 1,
pubblicandolo agli 11 luglio 1 836, con-
ferendogli poi il titolo di s. Clemente.
OST OST >
Gliene trasmise la notizia pel guardia no- Per conseguenza della rivoluzione di Ro-
bile Filippo dei conti Calcagni, e nomi- ma, riparando il cardinale nell'ospitale
nò ablegato l' uditore della nunziatura Napoli, una caduta accelerò il termine
irig.r Secondiano Bruschi, come notai nel de' suoi giorni. Poiché senti appressarsi
▼ol. V, p. 162, per la tradizione della il punto estremo, richiese i sagramenti,
berretta cardinalizia, che a'2 5 luglio nel- e mori a'f) marzo i849j d'anni "\. Nel-
la chiesa di corte gì' impose l'imperato- la metropolitana di Napoli solennemen-
re Ferdinando 1. Nello stesso concistoro te fu trasportato il cadavere, accompa-
il Papa lo fece vescovo di Jesi, chericol- guato da tutto il clero secolare e regola-
tilo di beneficenze, quali in dettagliode- re, non meno che dalla milizia. Ne fune-
sci issi nel voi. XXXVI, p. 269 e 3 io, rali assistettero i cardinali ivi dimoranti,
mentre a p.3o2 narrai come nel 1 84 1 tutto il clero e 1 1 vescovi, restando se-
decorosamente ricevè e alloggiò nell'epi- pollo in quel sontuoso tempio con ono-
scopio Gregorio XVI. Di questo porpo- revole lapide. Venne compianta da tutti
rato insigne parlai anche in altri luoghi, sì grave perdita , per le virtù e sapere
e siccome mi onorò di particolare bene- che risplenderono in questo principedel-
volenza, soleva dirmi se lo avea seguito la Chiesa, salendo per mèrito a tutti i
in tutta la sua carriera, nulla trovando gradi d' onore e di dignità. Ministro del-
ommessodi ciò che lo riguardava. Com- la s. Sede zelò non meno il ci vii reggi-
mosso il Papa in vederlodecaduto nella mento, che la ortodossia della religione
salute, nel 1 842 accettò la rinunzia del cattolica; vescovo promosse la pietà e l'i-
■vescovato, lo dichiarò prefetto della con- struzione, e tutto quanto potesse giovare
gregazione dei vescovi e regolari e fé- al vero incivilimento ; cardinale tu con
ce membro di altre. Non può ridirsi la successo adoperato ognora nelle più im-
tenera riconoscenza del cardinale, come- portanti congregazioni, e a lui aflidaron-
thè d'animo affettuoso e franco, verso il si alFari di molto rilievo. Saldo nelle a-
benelìco Pontefice, per averlo tolto forse micizie e neh' affabilità , ben presto si
da vicina morte. Inoltre Gregorio XVI guadagnò l'animodi tutti. Fino alla vec-
gli concesse diverse protettone e quella chiezza colla vigoria dell'intelletto ap-
dell'accademia teologica, della quale era plico l'animo agli stuelli, sostenendo con
stato censore emerito, ed a'3 aprile 1843 esemplare rassegnazione e coraggio le tri-
Io annoverò tra' vescovi suburbicari, as- bolazioni e 1' infermità che lo trasse al
segnandogli la chiesa d' Albano, ove più sepolcro.
volle venne onorato dalla pontificia pie- OSTRACINA. Sede vescovile d' E-
senza nell'episcopio. In questa nuova se- gitlo nella Auguslamnica prima, sotto il
de curò il proseguimento dell' amplia- patriarcato d' Alessandria, chiamata pu-
zione della cattedrale, vi celebrò il sino- re Oslracene e Slragiani, eretta nel V
do, fece rifiorire il seminario, donandogli secolo. Ebbe 3 vescovi. Oriens christ.
le macchine di fìsica, senza ricordare al- t. 2, p. 5 jù.
tre elargizioni. Nel medesimo anno Gre- OSTROG ( Oslroginen). Città vesco-
gorioXVl.con mandato apostolico, in suo vile della Russia europea, nel governo
nome gli fece consacrare il vescovo della di Volinia, capoluogo di distretto, a 36
propria patria ; enei i844 lo fece pie- leghe da Zytomierx, sulla sponda sinu
siedete al capitolo generale degli eremiti della \ alba, che in vicinanza si getta nel
camaldolesi, come narrai ne' voi. XX.1II, Gorin. Si divide in vecchia e nuova, ed
p. >- i, e \\\ II, p. 2 ■>.'-. lutei venne al ha un antico castello, chiese greche e
conclave del 1846, ed il regnante l'n> IV cattoliche, qualche monastero, semina-
lo trasferì alla prefettura del concilio, rio e scuola militare. Quivi fu stampa-
.58 O S T
ta la prima Bibbia in lingua slava. Il
suo commercio considerabile sta nelle
mani degli ebrei, essendo il paese ferti-
lissimo e bene boschivo. Dopo aver ap-
partenuto ai russi e fatto parte dell'ap-
pannaggio del principe Igor, cadde in
potere de' polacchi che ne fecero il ca-
poluogo di un gran ducato, il cui ultimo
sovrano statuì nel 1600, che dopo l'e-
stinzione della linea maschile di sua ca-
sa, questo ducato sarebbe trasformato
in gran priorato o in commenda del-
l'ordine di Malta o gerosolimitano ; que-
sta esistette anche con diverse vicissitu-
dini, sino all' epoca in cui questo pae-
se rientrò sotto il dominio russo, nel-
l' impero di Caterina II, che s'imposses-
sò delle rendile del gran priorato. As-
sunto al trono Paolo I, l'ordine geroso-
limitano commise al bah Litta, fratel-
lo del nunzio apostolico a Pietroburgo,
d'implorarne la restituzione. L'impera-
tore prontamente l'esaudì, non solo con
restituire le antiche rendite di 120,000
fiorini polacchi, ma le aumentò nel 1 797
fino a 3oo,ooo, col patto che le dignità
di gran priore e le commende di Prussia
solo a' sudditi russi fossero compartite,
come meglio narra il dotto p. Thainer,
neh' opera : Vicende della Chiesa catto-
lica di amendue i riti nella Polonia e
nella Russia, n. 5o.\. Della sede vescovi-
le di rito greco-ruteno, unita a quella di
Luck o Luceoria, V. Luceoria.
OSTROGOTI. V. Goti.
OSTUNI (Ostimeli). Città vescovile
del regno delle due Sicilie, nella provin-
cia di Terra d'Otranto, distretto e capo-
luogo di cantone, a più di 8 leghe da
Brindisi, in vicinanza al mare Adriati-
co ov' è il porto di Villanova, posta fra
monti, e circondata al di fuori da spessi
boschi di olivi e mandorle, in che con-
siste la maggiore sua rendita. Negli ad-
diacenti stagni crescono moltissime can-
ne utili all'agricoltura. La cattedrale con
battisterio, ottimo edificio, è sacro alla
Beata Vergine Assunta, essendone par-
OST
roco un canonico coadiuvato dal cappel-
lano. Il capitolo si compone di 5 dignità,
arcidiacono, cantore, arciprete, tesorie-
re, ec, di 19 canonici, compresi il peni-
tenziere e il teologo, di 26 mansionari
e di i5 cappellani, e di altri ecclesiasti-
ci. Vi sono due altre chiese parrocchiali,
tre conventi di religiosi, due monasteri
di monache, confraternite, ospedale e se-
minario con alunni. L'episcopio è pros-
simo alia cattedrale. La sede vescovile fu
eretta nel VI secolo o meglio ristabilita
circa il 1000, sotto la metropoli di Brin-
disi (V), la quale un tempo fu riunita
ad Oria (V.), e mentre era arcivescovo
delle due chiese Marco, fiorito nel 1 000,
governava pure come vescovo la diocesi
di Ostuni. Pio VII nel 1 8 1 8 con la bolla
De uliliori, affidò la sede d'Ostuni in am-
ministrazione perpetua all'arcivescovo di
Brindisi, che dal 18T0 è mg.1 Giuseppe
Rotondo di Capua. La diocesi di Ostu-
ni si estende per circa 20 miglia di ter-
ritorio e contiene 4 luoghi.
Il primo vescovo di Ostuni , Hoslu-
nunt o Ostunurn, che si conosca, è Dat-
to che intervenne nel 1071 alla dedica-
zione della chiesa di Monte Cassino. Nel
5q6 già questa sede vescovile fioriva, ma
pei greci scismatici e per le guerre an-
darono in perdizione tutte le memorie
sino all'anno 1000 de' pastori che la go-
•vernaronOjComenel 1698 dichiarò in una
lapidei! vescovo Melazio, quando decorò
l'episcopiocolle immagini dei suoi prede-
cessori, come nota il Tafuri. Tra i più di-
stinti vescovi nominerò: Antonio Giona-
ta dottissimo, difensore delle prerogative
e de' beni di sua chiesa, eletto nel 1099.
Francesco de Caballeriis di Brindisi, elet-
to dal capitolo in competenza di altro, e
confermato nel i33y da Benedetto XII.
Pietro Calice di Cesena nel 1370 fu tras-
lato a Raglisi, l'arcivescovo della qual
chiesa Ugo Cigala genovese, fu in vece
quivi trasferito. L'antipapa Clemente VII
nel i3t8 fece amministratore Pietro de
Barreria e pseudo cardinale, oude ne
OS v
parlai nel voi. Ili, p. 21 I. Nel i.\\~ Ni-
cola de Arpi o Arpono arcidiacono di Ta-
ranto, che donò sacre suppellettili alh
cattedrale, che riedificò dai fondamenti,
ed eresse altri edilìzi. Gio. Antonio de
Ruggieri salernitano del 1 5 1 7, vigilantis-
simo pastore, restaurò ed ampliò l'epi-
scopio. Cesare Carafa nobile napoletano,
morto nel i6o3, che celebrò il sinodo
stampato nel 1 588. Nel 1606 Vincenzo
Mei igne siciliano, traslato da Castro^ in-
trodusse in Ostimi i paolotli, eresse il
monte di pietà pei poveri, ed altro per
dotare le zitelle miserabili, un terzo mon-
te destinò per esporre una volta al mese
il ss. Sagra mento; donò alla chiesa sup-
pellettili sacre, ridusse in miglior forma
il coro della cattedrale, eresse la parroc-
chia dello Spirito Santo e fu benemeri-
to di quella di s. Vito. Nel i6{o Fabio
Magnesi di Putiniano vi fu trasferito da
Tre vico, riformò il clero, e nella catte-
drale fabbricò nobile cappella a s. Gae-
tano. Nel 16ÌJ9 Carlo Persone barone
d'Otranto, lodato per dottrina, zelo e
pietà. Nel 1670 Benedetto Melazio pa-
trizio di Bisceglia, eloquente e chiaro
letterato e giureconsulto ; governò egre-
giamente, ornò la cattedrale, nell'episco-
pio fece quanto dissi di sopra ed eresse
una nuova cappella, incominciò a fab-
bricare il seminario, e difese le ragioni
di sua chiesa. Nel 1707 Bizanzio Filo
d'Altamura, erudito profondo, traslato
di Oppido, compì l'edilìzio del semina-
rio, e morì nel 1720. Con questi nell'/-
1,/l.a sacra d' Ughelti, t. <) , p. ì() , >i
termina la serie de' vescovi, proseguila
dalle Notizie, di Roma, L'ultimo essendo
Gio. Ballista Brancaccio napoletano del
1 792.
OSVALDO (s ), arcivescovo di Yòrck.
Era nipote di s. Odone arcivescovo di
Cantorbery, il quale si prese cura spe-
1 iale della sua educazione, e lo fece de-
cano del capitolo di Winchester. Osval-
do, sentendosi chiamato alla solitudine,
rinunziò il suo benefizio, passò in Iran-
0 S VV ;(J
eia e si rese monaco nell'abbazia di Fleu-
ry. Indi a non molto l'utilità della chie-
sa d'Inghilterra lo fece richiamare nella
sua patria , e succedette a s. Dunstano
nella sede di Worcester, Terso il <)"')•
Egli adempì a tutti i doveri dell'episco-
pato con molta edificazione, e per far
fiorire la pietà nella sua diocesi, vi fon-
dò un monastero d' uomini a Westber-
ry ; quindi per commissione del duca
àylwine fondò quello di Ramsey nella
contea di Huntington. Nel 972 fu co-
stretto accettare l'arcivescovato di Yorck.
coli' obbligo di governare nello stewj
tempoanche la chiesa di Worcester. Ap-
plicossi indefessamente a predicare la
parola di Dio, a riformare gli abusi , a
dilfondere la pietà. Avea sempre alla
sua tavola 12 poveri, cui affettuosa-
mente serviva e lavava i piedi. Tutti i
momenti clie potea togliere alle funzio-
ni dell'episcopato, andava a passarli in
un convento di benedettini ch'egli avea
fondato a Worcester, affine d'attender
ivi «/religiosi agli esercizi della preghie-
ra e della mortificazione. Morì in que-
sto convento a' 2q febbraio 092. Il suo
corpo fu disotterrato l'anno 1002 da s.
Adolfo suo successore, e Dio l'onorò di
molti miracoli ; poscia fu trasportato a
1 orck il dì 1 j d'oltobre, eh' è il giorno
in cui si celebra la sua festa principale.
OSWALDO (s.), re e martire in In-
ghilterra. Figlio di Edelfrido, che regna-
va in una parte del Northuinbei land, do-
po la morte del padre, ucciso in batta-
glia nel Gì", si rifugiò nella Scozia coi
suoi fratelli Eanfrido ed Om\ i. Colà fu-
rono essi istruiti nella religione cristia-
na e battezzati. Morto il re Ed w ino, i fi-
gli di Edelfrido ritornarono nel loro pae-
se. Eanfrido, ch'era il primogenito, eb-
be il regno di Deire , mentre ()->wi cu-
gino germano di Edwino ebbe quello di
Bernicia ; ma uccisi ambedue nello stes-
so anno, caddero i due regni nel potere
di Oswaldo. Assai 1(0 da Ceadwalla o Car-
dwella, re dei bretoni, ne riportò coni-
6ò OSW
pinta vittoria presso alla muraglia dei
pilli. Prima del combattimento Osw aldo
fece fare una gran croce di legno , cui
piantò di propria mano, esortando i sol-
dati ad implorare l' aiuto divino dinan-
zi ad essa prostrati. Questa croce diven-
ne assai celebre in progresso di tempo,
come narrano Beda ed Alcuino, ed il
luogo ove fu innalzata si chiamò TTcven-
felik ossia Campo del cielo. Il santo re
si diede a rimettere il buon ordiue nei
suoi stati, ed usò tutta la sua autorità
per farvi trionfare la religione di Cristo,
chiamando a tal fine degli operai evan-
gelici dalla Scozia, e facendo edificare da
tutte le parti chiese e conventi. Egli di-
ventò molto possente, e da ultimo tutti
i re dell'eptarchia gli rendevano omag-
gio; ma altrettanto era umile e sotto-
messo a Dio, affabile e caritatevole ver-
so i poveri. Dopo otto anni di prospero
regno, Penda re di Merci a pagano, as-
sali i di lui stati, e si venne a battaglia.
Oswaldo, inferiore di forze, fu sconfitto
e perdette la vita sul campo a'5 di ago-
sto del 642, nel trcntesimo-ttavo annodi
sua età. Penda ordinò che si tagliassero
Ja testa e le braccia al santo re, e le fe-
ce appendere a due alberi; ma Oswi fra-
tello e successore di s. Oswaldo, le invo»
lo l'anno appresso, portò le braccia al
suo palazzo, e inandò la testa a Lindi-
sfarne. Queste ed altre sue reliquie fu-
rono in appresso trasferite ed onorate in
molli luoghi. La festa di s. Oswaldo si
celebra a' 5 di agosto.
OSWINO (s.), re in Inghilterra. Era
figlio di Osrico re di Deire, e passali
io anni in esilio fra i west-sassoni, ri-
cuperò nel 644 Ulla palle del regno pa-
terno. Mostrassi zelante per la religio-
ne, umile, caritatevole, ripieno di dol-
cezza e di bontà per tutti. Breve fu il
suo regno, dappoiché assalilo da Oswi,
non osò mettersi in campo per resister-
gli ; ma ricoveratosi nella casa del con-
te Unvaldo, ch'egli credeva suo amico,
fu da questi consegnalo ad Oswi, il qua-
OTI
le Io fece trucidare , a' 10 agosto del
G'ji. Eanfleda, moglie di Oswi, fondò
un monastero a Gilling , presso Riche-
mond, nella contea di Yorck, ove il san-
to re, suo prossimo parente , era stato
trucidato. Il corpo di s. Oswino fu por-
tato a Tinmoulh, per esservi seppellito
nel monastero fondato dal re Oswaldo,
o secondo altri dal re Egfiido. Avendo
i danesi distrutto questo monastero, re-
stò perduta la memoria del santo , fino
allo scoprimento della sua tomba , che
si fece allorché Tosti conte di Norlhum-
berland lo riedificò , intitolandolo alla
Beata Vergine e a s. Oswino.
OTANA o OTTANA, Othana. Città
rovinata e vescovile di Sardegna, al set-
tentrione dell'isola, situata i3 miglia
distante da Ampurias, con chiesa cam-
pestre dedicata alla Beata Vergine, ch'e-
ra l'antica cattedrale, il cui capitolo com-
pouevasi di un arciprete e 8 canonici.
La sede vescovile fu eretta nel secolo XII
sulfragauea di Sassari. Giorgio creduto
primo vescovo, sottoscrisse nel q64 alle
costituzioni dell' antipapa Leone Vili;
ma veramente il primo vescovo fu Gio-
vanni I del 1 1 1 G. Giulio li nel 1 5o3 e-
rigendo Alghero (P.) in sede vescovile,
vi trasferì questa di Otana, a cui erano
pure unite le sedi di Castro e Bìsarcio :
però nell'erezione di Nuoro nel 17796
di Bisarcionel i8o3, Alghero soffrì qual-
che restrizione nel territorio. Mattei, Sar-
dinia sacra, a pag. 2 ig, riporta la serie
de' vescovi.
OTHRYfS, OTHIIYES, Oiris. Se-
de vescovile della Frigia Salutare , sotto
la metropoli di Sinuada, neh' esarcato
d'Asia, eretta nel V secolo. Ebbe 5 ve-
scovi. Orìens christ. t. 1, p. 848.
OTILIA (s. ), abbadessa. Nacque da
Adahico o Atico duca di Alsazia , e da
Berchsinda o Beruinda , zia materna di
s. Leodegario. Essendo nata cieca, suo
padre voleva farla morire , ma la ma-
dre 1' affidò ad una fedele nutrice , e
maudolla poscia iu un monastero. Oli-
OTR
Jia, ricevendo il battesimo, ricuperò la
vista, e questa grazia le inspirò il desi-
derio di dedicarsi a Dio. Venuto Adal-
rico a cognizione di epiesto miracolo, non
mutò perciò sentimento; anzi fece mo-
ine di percosse uno de' suoi figli, che
per tentar di piegarlo aveva fatto secre-
tamente ritornare la sorella. Sennonché,
ravvedutosi, detestò la sua barbarie, per-
mise alla figlia di seguire la sua voca-
zione, e si unì ad essa per inslituire una
comunità di vergini in Hohenburgo.
Quindi le cedette il possesso di quel ca-
stello , colle rendite e le terre che n' e-
rano dipendenti, e ritiratosi poi presso
di lei, con sua moglie, morì negli eser-
cizi della penitenza li 20 febbraio del
figo. Frattanto la comunità di Hohen-
burgo divenne sempre più florida. O-
tilia insegnò col suo esempio ad accop-
piare la contemplazione agli esercizi del-
la vita attiva. Fece fabbricare uno spe-
llale a pie del monte ov' era situato il
mio monastero, per ricevervi i poveri
ed i malati. Circa 1' anno 700 fondò, vi-
cino al suo spedale, un altro monastero,
e tenne il governo delle due comunità.
Spirò tranquillamente li i3 dicembre,
probabilmente circa I' anno 720, dopo
avere radunate le sorelle per dar loro le
sue ultime istruzioni, e ricevuto il san-
to Viatico. Fu seppellita a Hohenburgo,
dove tuttavia conservasi il suo corpo, ed
«'" patrona dell' Alsazia, che l'onora con
peculiare devozione, celebrandone la fe-
sta il giorno i3 dicembre.
OTRANTO (Hydruntin). Città con
lesidenza arcivescovile, nel regno delle
due Sicilie, nella provincia di Terra d'O-
tranto, antica e celebre della Japigia o
IWessapia, distretto e capoluogo di canto-
ne, 8 miglia da Lecce e 28 da Taranto,
sullo stretto o canale del suo nome. E'
bagnata dal fiume Idro, che scaturendo
da un monte omonimo, ivi si scarica nel
mare Adriatico, ed d promontorio clic
in esso si sporge, chiamato Capo d ( >•
tranlo, forma d porto della città. L' A-
OTR <;.
driatico che giace in mezzo del Medi-
terraneo, dalla parte d' Italia comincia
dal Capo d'Otranto, mentre il Capo
Linguetta è il suo principio dalla pai te
d'Albania. La città trovasi su di una ru-
pe, che mette in mare, ed ha l'Epiro di-
rimpetto, ossia le coste albanesi. Da que-
sto punto, che il più vicino all'opposto
continente, voleva Pirro costruire ui\
ponte di 24 leghe per agevolare le co-
municazioni col suo regno, e probabil-
mente col mezzo di navi riunite, idea
rinnovata poi nella guerra piratica da
Vairone. Sono ben munite le sue mura,
forte è la cittadella edificata per la ma-
rittima difesa, ond è piazza di guerra di
3." classe; però nel resto la città è mal
fabbricata ed in cattivo slato. Fioriva
ogni dì più per l'abbondanza de'prodot-
ti e per l'attivo commercio col Levan-
te, quando le irruzioni turche nel XV
secolo cominciarono ad affliggerla ; an-
che dai corsari mussulmani ebbe fre-
quenti molestie. La metropolitana s'in-
nalza su bel disegno, ed è sacra alla Na-
tività della Beata Vergine, costrutta da
Ruggiero I, consagrata nel 1088 d or-
dine d' Urbano 11 dall'arcivescovo Gu-
glielmo, ed abbellita con pavimento di
musaico dall'arcivescovo Gionata : vi è
il fonte battesimale con parroco depu-
tato dall'arcivescovo, venerandosi tra le
reliquie quelle de' ss. martiri otranlini.
L'episcopio è contiguo. Il capitolo si com-
pone della dignità d'arcidiacono (prima
v' erano quelle del decano, tesoriere e
primicerio), di 18 canonici, compresi il
teologo e penitenziere, di 4 mansionari
e di altri preti e chierici. Vi è un'altra
chiesa parrocchiale, per non nominare le
altre; un convento di religiosi, un mo-
nastero ili monache, confi atei iuta .ospe-
dale e seminario. La città ebbe parecchi
uomini illustri.
Otranto, HjrdfUtUum a ffydnu, an-
tichissima, ditesi (ond. ita il,i .'Mellone IV
di ( reta 1 a So anni avanti la nostra pi.i,
t prese il nome dal fiume Idro. Que-
6a OTR
sto fu il primo luogo che Pitagora illustrò
colle sue opinioni filosofiche e colle ar-
ti the vi fece conoscere. Sotto i romani
la città assai fiorì e fu municipio ; indi
passò sotto il dominio del greco impero.
Allorché Papa Costantino iteli' ottobre
7 i o, recandosi a Costantinopoli da Giu-
stiniano li, per accomodar le vertenze
del concilio Trullano, s'imbarcò nel Por-
to romano, onorò di sua presenza la cit-
tà, incontrato con gran pompa. Ivi so-
pravvenuto l' inverno, fu costretto fer-
marsi. L'imperatóre scrisse a tutti i go-
vernatori de' luoghi pe' quali dovea pas-
sare il Pontefice, ordinando onorarlo co-
me la sua persona, per cui ovunque fu
spesato e trattato magnificamente: ve-
nuta la primavera partì d'Otranto, e con-
tinuò il suo viaggio. Come nel 14S0 la
città agli 1 1 aprile andò in rovina per
l'assalto terribile e presa che ne fecero
i turchi, trucidando gli adulti in odio
alla fede, riserbando per ischiavi i fan-
ciulli e le donne, Io dissi nel voi. XV III,
p. 60,61 ed altrove, in un a quanta pre-
murosa parte ne prese Sisto IV. L'atro-
ce fallo venne dipinto in una cappella
della cattedrale, ove le ossa de' cristiani
trucidati sono in venerazione. Tuttora
si dice Valle de' martorila contrada, ove
il vescovo alla testa degli abitanti perì
sotto il ferro. La presa d'Otranto fu me-
morabile e spaventò tutta Italia. Ferdi-
nando I la ritolse ai turchi, sbalorditi
per l'improvvisa morte di Maometto II.
Il re Alfonso 11 procurò ripararne i dan-
ni ed accrescerne l'importanza con mu-
nirla di nuove fortificazioni, costituen-
dola emporio del commercio levantino,
laonde veleggiarono d'ogni banda le na-
vi per afferrarne il porto. Da questa nel
1J71 salpò una parte della flotta che
a Lepanto distrusse quella degli ottoma-
ni. Nel 1804 i francesi obbligarono il re
Ferdinando IV a ricevere lungo la co-
sta adriatica dal Tronto sino ad Otran-
to, un'armata di osservazione per sorve-
gliare i movimenti inglesi, la quale si
O T Et
fece strada conciò all'occupazione di tut-
to il regno. Nel 18 io Napoleone die il
titolo di duca d'Otranto a Fouché suo
ministro di polizia, erigendo perciò la
città in ducato titolare.
11 lume della fede è tradizione che
Io ricevesse dal principe degli apostoli s.
Pietro, che vi eresse un altare, il quale di-
venne cattedrale, sinché fu edificata l'o-
dierna. La sede vescovile eretta nel V
secolo, elevata poi a metropolitana, ora
ha tre soli suffragane*!, Lecce, Ugento e
Gallipoli. Pio VII nel 18 1 8, con la bolla
De uiiliori, unì ad Ugento, Alessano al-
tro sull'raganeo, come pure unì in per-
petuo ad Otranto la chiesa di Castro
(V.). L'arcivescovo d'Otranto fu deco-
rato di molte prerogative, come signore
della provincia d' Otranto con titolo di
serenissimo, godendo le regalie alla mor-
te de' baioni e vescovi feudatari, e da
questi ultimi avea la loro mula, letto,
sandali, croce pettorale, anello, cappel-
lo pontificale; il suo sigillo di piombo
pende da Un cordone rosso; ne' concila
provinciali suole convocarvi anche il Te-
seo vo di Nardo. Il i.° vescovo d'Otran-
to fu Benedetto che fiorì nel 43 1 , e con
esso principia la serie l'Ughelli, Italia sa-
era, t. e), p. 5i, ed il Coleti nel t. io, p.
260), di benedetto come di altri rettifica
alcuni errori e oaamissionii.lt a. vescovo
fu Pietro 1 , a cui s. Gregorio I nel 096
collimisela visita delle chiese di Brindi-
si e Gallipoli. Successero, Sabino o Savi-
niano del JQQJ Pietro 11 del 60 1 , da Po-
lyeucto patriarca fatto arcivescovo ; An-
drea del 6 [q,e Giovanni de! 680, dopo
il quale per più di 3oo anni vacò la.se-
de de' vescovi cattolici.
Il Rodotà, Dell'origine Jtl rito greco in
I/alia, avverte che la chiesa d'Otranto fu
per qualche tempo governata da vescovi
scismatici, chegh si davanodai patriarchi
di Costantinopoli, elevandoli come dirò
ad arcivescovi, dopo che il patriarca Ana-
stasio occupò le chiese delle provinciedi
Puglia e Calabria. Nell'879 n'era arme-
OTR
scovo lo scismatico Marco monaco ed eco-
nomo della chiesa di Costantinopoli, eccel-
lente poeta, il quale contribuì alla disposi-
zione dell'uffizio che i greci recitano dalla
domenica di seltuagesirnasino a Pasqua;
aggiunse alcune odi e perfezionò il ca-
none che recitano nel sabato santo: per
la sua erudizione sacra venne chiamato
il sapientissimo. Esso nudriva sentimenti
opposti al domma cattolico, e fu uno del-
lascismatica adunanzaFoziana dell'Syg.
Anastasio suddetto patriarca di Costan-
tinopoli iconoclasta , col favore impe-
riale sottrasse dall'obbedienza del Papa
diverse chiese anche della Puglia, sedu-
cendòne i pastori con titoli e lusinghe,
onde Otranto che a' tempi di Leone l'I-
saurico era stata unita al patriarcato di
Costantinopoli con titolo arcivescovile di
solo onore e senza suffragane-!, nel secolo
X l'ebbe. L'imperatore Niceforo per odio
contro la chiesa romana, ordinò a Po-
lyeucto patriarca di Costantinopoli che
attribuisse a Otranto per la sua fedeltà
e divozione al greco impero 5 vescovi
suffragane-!, e che non permettesse che
in tutta la Puglia e Calabria si celebras-
sero i divini misteri in rito latino, ma
in greco ; ciocche effettuò nel 968, e per
suffragane! d'Otranto dichiarò i vescovi
d' Acerenza, Tursi, Gravina, Matera e
Tricarico, cui si appartenesse la loro con-
secrazione, esercitata fin allora dal Papa.
Quindi Pietro III arcivescovo d'Otran-
to inculcò a tutte le chiese delle due pro-
vincie di Puglia, cioè Otranto eBasilica-
ta, per comando del patriarca, che adot-
tassero il rito greco, ma per tutto l'oc-
cidente si eccitarono gravissimi rumori,
mentre le chiese d'Otranto e Tricarico,
non comprendendone le conseguenze, si
conformarono all' ordiue detestabile di
Polyeucto. Gli altri vescovi di Calabria,
Basilicata e Terra d' Otranto, benché
avessero orrore alla proposizione di ab-
bandonare l'uso degli azimi nel sagrifi-
zio, si mostrarono deboli, finché il co-
raggioso Giovauui arcivescovo di Bari
OTR
63
li scosse a rigettare il riprovevole atten-
tato, continuando nel rito latino, in che
si unirono i popoli, malcontenti della
greca dominazione.
Nel secolo XI Otranto, insieme con
molte altre chiese delle provincie napo-
letane, riacquistò il rito latino, e fece ri-
torno all'antica obbedienza de'Papi, don-
de mai poi si dipartì : fu fregiata di gran-
di onori dai Pontefici, i quali aggiunse-
ro tra' suoi suffragane-! le nuove chiese
di Lecce, Alessano, Castro, Gallipoli e
Ugenlo. I suffragane! dati ad Otranto
da Polyeucto, furono sottratti da s. Leo-
ne IX Papa del 1 o4q, forse a motivo
della distanza della città, e in vece si at-
tribuirono all'arcivescovo d' Acerenza;
cos'i Otranto canonicamente e legittima-
mente fu fatta metropolitana. Tuttavol-
ta il rito greco si mantenne in altre chie-
se inferiori della città, uffizia te da sacer-
doti nazionali, finche esse pure abbrac-
ciarono il latino. Però i greci sparsi nel-
1' arcidiocesi si sostennero sino al secolo
XVI, e nel sinodo celebrato dal vescovo
Corderos vi si trovarono 200 sacerdoti
greci. La moltitudine de'greci dell'arci-
diocesi e provincia d'Otranto, fu cagio-
ne che i Pontefici solleciti del loro rego-
lamento, riguardarono l'arcivescovo con
distinzione e onore; era esso il canale,
per cui comunicavano le loro disposizio-
ni a vantaggio delle chiese greche nelle
provincie napoletane. Sono membra del-
l'arcidiocesi d' Otranto le terre di s. Pie-
tro in Galatina e di Coriliano, che per
lungo tempo osservarono il rito gioco,
al modo che descrive il Rodotà, il quale
pure descrive il celebre monastero gre-
co di s. Nicolò di monaci, presso Otran-
to. Questi religiosi professando tutte le
scienze dierono alla luce molti libri, e
copioso numero di giovani studenti vi
accorse da tutte le parti del regno per
apprendervi da sì eccellenti maestri le
greche discipline senza pagar mercede,
essendo eziandio sostentati dal ni
ro. Fatalmente i monaci deviarono dal
64 OTR
ietto sentiero della fede, sostenendo per
qualche tempo gli errori comuni agli sci-
smatici. Uno de'moderatori del cenobio
fu il famoso Nettario, che intervenuto
nel 1179 nel concilio di Laterano 111,
tuttavia persistè nell'errore, onde fu lo-
dato altamente dai suoi, ma fini misera-
mente poco dopo di vivere. Fu abbate
del monastero il rinomato filosofo Nicolò
d'Otranto detto Niceta, fiorito nel 120 r,
che vi riunì da Grecia una scelta libre-
ria, alcuni codici della quale passarono
poscia al cardinal Bessarione, indi a Ve-
nezia nella Marciana, e il resto perì nel
ì/±$o nel sacco de' turchi tanto memo-
rabile. Grave è l'errore di coloro che ce-
lebrarono l'abbate Nicolò come affezio-
nato e unito alla chiesa romana.
Ugo del 1068 fu il i.° arcivescovo la-
lino che si conosca, mail Coleti afferma
che solo il 3.° suo successore ebbe cer-
tamente tal dignità. Fra gli arcivescovi
ricorderò, Tancredi di Monte Foscolo
francescano, 'vescovo di Neocastro, richie-
sto dal capitolo, non confermato da Mar-
tino IV nel 1282; invece nel 1283 fu
sostituito Giacomo, chiaro per scienza le-
gale e virtù, domenicano. Giacomo d'I-
tri, non francese, accorto e di talento,
già vescovo d'Ischia, poi di Martorano
enei 1 376 arcivescovo d' Otranto, col
titolo di patriarca di Costantinopoli in
jiartibus, per cui prese abbaglio mg.r
d'Aste, De memorai, eccl. Hydrunt., nel
dire che Giacomo patriarca di Costan-
tinopoli assoggettò a quella sede nuova-
mente Otranto, onde restò nello scisma
sino a Bonifacio IX. Sibbene divenuto
nel 1378 Papa Urbano VI, essendo Gia-
como a lui di voto ed amico, i cardinali
scismatici avendolo guadagnato, l'eletto
antipapa Clemente VII per premio di
sua fellonia lo fece anticardinale, onde
procurò di assoggettargli la chiesa d'O-
tranto, ma fu deposto da Urbano VI, co-
me dissi nel voi. 1 1 1, p. 2 1 1 , e gli surrogò
Tirello o Tinello; mentre 1' antipapa a-
vea dato in commenda Otranto a ir.
O T R
Guglielmo francescano vescovo d'Urbi-
no, dichiarandolo patriarca di Costanti-
nopoli nel 1 379, anch'esso spogliato da
Urbano VI. Questo Papa nel i382 di-
chiarò arcivescovo fi*. Pietro Amelio, ce-
lebre agostiniano, già vescovo di Siniga-
glia e sagrista pontifìcio, poi traslato a
Taranto. Giovanni arcivescovo di Sipon-
to, essendo stato deposto da Urbano VI,
per compassione Bonifacio IX nel l3qp
lo nominò a questa chiesa. A suo tempo
l'antipapa Benedetto XIII intruse nella
sede Ricciardo. Stefano Pendinelli di Nar-
do da questa sede nel i45r fu promos-
so ; dopo a vere nel 1480 nella cattedrale
data la ss. Eucaristia a 'suoi diocesani, fu
trucidato dai turchi, ed il suo corpo fu
riposto nella cappella de' martiri. Sisto
IV gli sostituì i3 kalenda decembris
i4^o fr. Stefano di Squillace francesca-
no, dotto e celebre predicatore ; Fabrizio
di Capua nobilissimo napoletano, illustre
pel candore de' costumi, intervenne al
concilio Lateranense V, ed ottenne da
Clemente VII alcuni privilegi per la sua
chiesa, in considerazione della catastro-
fe sofferta dai turchi. Nel i5t.6 il Papa
deputò amministratore il cardinal Ales-
sandro Ctsarini, cui successe qual ve-
scovo nel 1 536 Pietro Antonio di Ca-
pua, nipote di Fabrizio, eruditissimo in
tutte le letterej fu al concilio di Trento
con somma lode nel 1 567, e celebrò il si-
nodo; nel 1 586 Marcello Acqua vi va no-
bilissimo, ch'esercitò egregiameute gra-
vi legazioni; nel 1623 fr. Diego Lopez
de Andrada, agostiniano portogbese, pie-
no d'integrità e carità, zelo per le ani-
me e pel clero, onde statuì provvide leg-
gi nel sinodo, e lasciò dotte opere pre-
dicabili; nel 1 635 Gaetano Cossa napo-
letano teatino, lodato per dottrina e sol-
lecitudine pastorale ; nel 1696 France-
sco Maria d'Aste nobile romano, dotto
preposito de' teatini, encomiato per vi-
gilanza, pietà e diligenza, e ci lasciò: Me-
tnorabilia Hydruntinae ecclesiae ; Hit-
lodo della sanla visita apostolica: Di-
OTR
sceptationes in Marlyrologìum Roma-
mini. Con questi Dell' Ughelli ri termina
la serie degli arcivescovi, che prosegue
le Notizie di Roma. Gregorio XVI nel
i834 preconizzò l'odierno arcivescovo
mg.r Vincenzo Andrea Grande di Lee-
ce, quindi nel iS^fece suo ausiliare
e vescovo di Gerocesarea inpartibus mg.r
Luigi Bienna d'Otranto. L'arcidiocesi è
ampia, si estende iu circa 80 miglia, e
contiene 56 luoghi. Ogni arcivescovo è
tassato in 4°° fioriui, ascendendo le ren-
dite della meusa a 36oo ducati circa,
con qualche peso.
OTRICOLI, Otriculum, Utriculum,
Ocricolum, Ocrea. Già sede vescovile,
ora borgo e comune soggetto alla dio-
cesi e governo di Narni, distretto di Ter-
ni, delegazione di Spoleto, situato in vet-
ta d'una collina sulla via consolare. E
cinto di mura, fuori delle quali è la sta-
zione postale, con diversi alberghi e bot-
teghe, lunge 12 miglia da Civita Ca-
slellana. La principal chiesa di s. Maria
è collegiata, con sotterraneo antichissi-
mo, e ne' tempi remoti era un ritiro di
monaci. Il Cancellieri nelle Memorie di
t. Medico martire e cittadino d' Od i-
coli, Roma 18 12, parla di questo patro-
no d'Otricoli, e di altre notizie del luo-
go, come de'corpi de'santi che ivi si ve-
nerano. Nel sottoposto piano presso il
Tevere, forse, ovvero unitamente al fab-
bricato odierno, surse la nobile e anti-
ca città di Ocrea o Ocricoli, già colonia
e probabilmente ancora municipio ro-
mano e città degli umbri, che altri cre-
dono de'sabini, la cui importanza indi-
cano i molti diroccali edifizi, fra' quali
un anfiteatro e varie torri, rim petto a
Gallese, dalla quale è divisa dal fiume.
Fu sede vescovile, ed ebbe per vescovi
Erculio o Ercole, che assistè al concilio
romano di s. Felice 11 detto III nel \&j :
Costanzo che fu a quello tenuto da s. Sim-
maco nel 4q9 > s- Fulgentio che ne occu-
pò la sede sotto \ igilio Papa nel 5^o e
sutto il crudele Totila re dc'goti ; e Do-
VOL. L.
OTR 6 T
inenico diesi recò al concilio di Roma
nel ">o,5 adunato da s. Gregorio I. U-
ghelli, Italia sacra t. X, p. 1 5o. Nel ter-
ritorio si trovano avanzi di antichi mau-
solei, e i ruderi della vilia di Tito An-
nio Milone e della famiglia Manlia. Gli
otrìculani o nei iculani sonososente men-
zionati dagli storici di Roma, e furono
ricevuti dalla repubblica in amicizia a
buoni patti. Quivi nel 4 ' 3 fu aspra bat-
taglia fra Eracliano uccisore di Stilico-
ne, e Mario uffiziale di Onorio impe-
ratore, che riportò vittoria. Claudiano
attesta nel Panegyr. de VI consul. Ho-
nord, che i sobborghi di Roma giunge-
vano fino ad Otricoli, distante 46 mi-
glia, ed ora 5o circa per la strada di
Monte R.osi. Negli scavi fatti ove furono
la città e le ville, tra le molte cose rin-
venute di sepolcri, statue, busti, teste,
colonne, iscrizioni, monete, nominerò
il celebre e grandioso musaico a colori
con testa di Medusa e combattimento di
centauri e lapiti , tratto dalle terme e
collocato nel Museo Vaticano, ove si am-
mirano altri preziosi monumenti otri-
colani, descritti e illustrati in varie ope-
re, come ne' Monumenti antichi, Roma
.784.
Otricoli antica fu fuori del ducato di
Spoleto appartenendo all'Umbria, o al-
la Sabina come dichiara il Fatteschi.
Otricoli ne'tempi di mezzo occupata dai
longobardi, come appartenente al ducalo
romano, quando questo dopo il 726 si
assoggettò al dominio della chiesa roma-
na, divenne parte degli stati ecclesiastici,
solo in tempo delle fazioni e nelle stranie-
re occupazioni temporaneamente ne fu
sottratta, e nel i433 se ne impadronì
Francesco Sforza. Essendo nella via con-
solare, fu onorata dalla presenza di mol-
ti Papi. Pio II recandosi ad Ancona vi
fu nel i4^4> essendo partito da Roma
iu barca e qui approdò. Paolo IH in%e-
sù Otricoli a terza generazione, con bre-
ve del 2q novembre 1 S j~. a Gio. Bat-
tista Savelli. Pio VI recandosi nel 1782
5
66 O X T
a Vienilo, per primo luogo di fermata
dormì a Otricoli a' 27 febbraio io casa
Genueusi, e nella seguente mattina vi
ascoltò la messa nella cappella, ossequia-
to dai vescovi di Narni e Rieti, e dal
governatore di Sabina. Nel ritorno a' 12
giugno volle vedere gli ubertosi scavi,
colle cui antichità arricchì detto museo,
esternando la sua soddisfazione ai so-
printendenti di essi , e a mg.r Carrara
dotto archeologo e segretario del conci-
lio. Pio VII diverse volte tragittò per O-
tiicoli,e nel voi. XLII,p. 1 53, dissi quan-
to accordò all'arciprete. Allorché Grego-
rio XVI nel 184» visitò il santuario di
Loreto, a' 3 1 agosto nel passare da Otri-
coli, per appagare la divozione degli a-
bitanti, ascese una tribuna costruita sul-
l'arco autico ivi esistente, perciò vaga-
mente ornato, e compartì la sua bene-
dizione all'affollato tripudiante popolo,
indi ammise al bacio del piede gli ec-
clesiastici e la civica magistratura, aven-
dolo già incontrato il delegalo di Spoleto.
OTTARD1 Gedizzo, Cardinale. Ge-
hizzo oGebisoneOltardida Cesena, mo-
naco benedettino e abbate del monastero
de'ss. Bonifacio ed Alessio sull'Aventino,
nel io83 s.Gregorio VII lo fece vesco-
vo di Cesena. Già con Falcuino vescovo
ili Fossoinbrone uel 1076 lo avea inca-
ricato della legazione di Dalmazia e Schia-
vonia, coronando in re uel concilio di Sa-
tana Demetrio, che fece dette provinole
tributarie della chiesa romana. Indi il
Papa l'inviò a visitare moltissime chiese
d'Italia, con Mauro abbate di s. Sabba, e
in premio di lauti meriti nel 1084 lo
creò cardinale prete.
OTTATO (s), vescovo di Milevi, in
Africa. Fu uno de' più illustri difensori
della Chiesa nel IV secolo, ed il primo
vescovo ortodosso che scrisse contro lo
scisma dei donatisti, combattendo Par-
meniaiiOjCelebre vescovo di quella setta,
con un'opera divisa in sei libri, che fu
sempre molto stimata, alla quale poi
circa il 370 aggiunse un settimo libro,
O T T
ch'i: una specie di supplemento agli alili
sei, ed in cui risponde alle nuove obbie-
zioni de' donatisti. S. Agostino lo anno-
vera insieme co' ss. Cipriano ed Ilario,
e dice eh' era un prelato di venerabile
ricordanza, il quale si rese 1' ornamento
della Chiesa cattolica collo splendore del-
le sue virtù. S. Fulgenzio gli dà il titolo
di sauto, e lo colloca a pari con s. Ago-
stino e s. Ambrogio. Ignorasi l'anno in
cui morì, ma si sa che viveva ancora
nel 384. Il suo nome trovasi nel mar-
tirologio romano a'4 di giugno.
OTTAVA, Gelava. Spazio di 8 gior-
ni destinato alla prorogazione d'una fe-
sta, durante il quale si ripete tutti i gior-
ni una parte dell'uffizio della festa, come
sono gl'inni, le antifone, i versetti, con
una o più lezioni relative al soggetto.
L'ottavo giorno, che chiamasi propria-
mente V oliava, l'uffizio è più solenne di
quello de'giorni precedenti. Chiamasi pu-
re ottava e ottavario il periodo delle
prediche o sermoni d'un predicatore du-
rante 8 di, con altre pratiche religiose,
come l' ottavario de' defunti. Questo in
Roma sino a Pio VII si celebrò solo ed
esclusivamente nella chiesa de'ss. Andrea
e Gregorio a Monte Celio : quel Papa
1' estese ad altre chiese. Vedasi Man-
gearl : Sermoni per V oliava de' morii,
Venezia 1757. Antica poi e autorevole
è la pratica di suffragare con alcun tri-
gesimo rito le anime de' tra passa ti, come
di consagrare un mese intero a loro prò.
Nel 1846 in Ancona si è pubblicata la
3." edizione del libro : 77 mese dì novem-
bri in sujfragio delle anime sanledtl pur-
gatorio, per Francesco filali da Ferra-
ra. A Mese parlai di altri simili libri,
anche per onorare Gesù Cristo, la Bea-
ta Vergine, ed alcun santo. Questo uso
delle ottave è antichissimo, fu praticato
dagli ebrei e poi per tradizione introdot-
to nella Chiesa cattolica. Ebbe origine
per la festa de'tabernacoli nel Levitieo,
e Salomone lo praticò nella dedicazione
del tempio; così per essere stato quieto
1 1 L T
profanato, Ezechia lo santificò con fun-
zione che durò 8 giorni : fecero lo stesso
i Maccabei che celebrarono la dedicazio-
ne del tempio per 8 giorni, ne' quali of-
frirono olocausti con grande allegrezza
e sommo giubilo. Questa lodevole con-
suetudine l'approvò Gesù Cristo, poiché
intervenne olle feste deli' encenia o con-
sagrazione del tempio, e della scenope-
già o festa de'tabernacoli, le quali si pro-
traevano e duravano 8 giorni, onde nel-
l'ottavo dì fece quel celebre invito a tut-
ti i >uoi credenti : Si qui* sitit, venial ad
me, ri libai. Gli apostoli senza dubbio
istituirono le ottave di Pasqua e di Pen-
tecoste ; poscia fu introdotto nella Chie-
sa l'uso di altre ottave, come del Natale,
dell'Epifania e dell'Ascensione, e poi io
progresso di tempo quelle del Corpus
Domini, de ss. Pietro e Paolo e di altri
santi, massime patroni o titolari. Queste
ottave poi, altre sono privilegiate ed al-
tre no, e fra le privilegiale altre lo sono
piìi ed altre meno; onde la differenza
delle ottave si può ridurre a \ classi 0
gradi. Nella i. sono le due di Pasqua
e Pentecoste, nelle quali non si può ce-
lebrare uffizio di alcuna festa eziandio
di i.' classe, uè si può lare commemo-
razione di altra ottava, ma solo del san-
to semplice che occorre, dopo però i pri-
ori 3 giorni di dette due ottave, perchè
sono di i ." classe, ne' quali giorni si e-
sclude qualunque commemorazione. Nel
2.0 grado è l'ottava dell' Epifania, fra
la quale si può celebrare la festa del pa-
trono principale, del litolare e della de-
dicazione della chiesa soltanto, sempre
però colla commemorazione dell'ottava,
tanto neh' uffizio, quanto nella DB
nel giorno poi 8.° non si può far nem-
meno d'un (loppio di i. classe. .Nel 3.'
grado viene l'ottava del Corpus lìomi-
ni, che ammette le leste doppie soltanto
e non traslate, se non fosse soleonissiaia
come la Natività di •>. Gio. Battista, co-
dm decretò Giovanni XXII, la quale ot-
tava nou la cede a nessun' altra, nem-
O'I I 67
meno a quella della ss. Trinità: in Ve-
nezia lottava del Corpus Domini si ce-
lebra come quella deh Epifania, per con-
cessione di Pio VII. Nel 4° grado final-
mente vengono tutte le altre ottave, che
non sono privilegiate, fra le quali si fa
uffizio non solo della festa doppia e se-
midoppia che occorre, ma eziandio di
qualunque doppio trasiato, colla comme-
morazioue però dell'ottava, purché quel-
la festa che occorre non sia di i." o i'
classe, perchè in allora non si (d alcuna
commemorazione: si eccettua però l'ot-
tava del Natale, perchè di questa si fa
sempre commemorazione uè' vesperi, nel-
le laudi e nella messa in qualunque fe-
sta occorra, eziandio di ì ." classe. Si de-
ve inoltre notare che le feste ad libitum,
le quali cadono fra qualche ottava, nou
si possono in essa celebrare.
11 Alacri, nella iYot. tic' \-ocab.} verbo
Octava, dice che siguiliea la perfetta
glorificazione de' santi in quauto all' a-
nima e al corpo; onde nelle feste del
Signore la Chiesa non suole celebrare
1' ottavo giorno, poiché udì' ottava del
Natale si celebra la Circoncisione, in
quella dell'Epifania si Uà la commemora-
zione del battesimo ; la Pasqua termio i
l'ottava nel sabbato, come anco la Pen-
tecoste, per denotare come il Salvatore
è già compiutamente glorioso neh' ani-
ma e nel corpo: 1 Ascensione solamente
ha lottava perfetta, perchè in essa si ma-
nifesta la gloria ultimala neh' umanità
di Cristo. Molti salmi per la medesima
ragione sono intitoliti prò oclava, per
quelle spiegazioni che riporta il Macri,
come le dà per altre ottave, e delle loro
eccezioni, con diverse rubriche ed eru-
dizioin. Aggiunge che al presente la chie-
sa gì eoa non celebra ottave, sebbene an-
ticamente le celebrava, chiamando l'ot-
_ orno partenza, perchè in esso ter-
minava la solennità. Il Sarnelli. I
t IV, leti. •■>, delle ottave, colle qu ih
si prorogano le solennità dello fe<tr. av-
verte che O de' ti-
68 O T T
bernacoli era di 7 giorni, essendo un'al-
tra festa l'ottavo, citando s. Tommaso
che con altri interpreti dicono essere due
feste quella de' tabernacoli e quella del
ceto ossia della colletta. Era perciò qua-
si ottava la scenopegia, come la prese il
Gavanto nella prefazione al suo Olia-
vano romano (f/-), adombrata nella leg-
ge antica, nella quale era misterioso il
numero settenario, come figurativo del
riposo nella legge di grazia ; essendo l'ot-
tavo della legge evangelica pel mistero
della risurrezione e della glorificazione
dell'anima e del corpo, come scrisse pu-
re il citato Macri. Dichiara quindi lo stes-
so Sarnelli, che sebbene l'ottavo giorno
dopo il settimo, era un'altra festa, però
era consecutiva e connessa con quella,
perciocché nel dì della festa de' taber-
nacoli si dinotava la dimora nel deserto,
nel dì della festa del ceto e della colletta
significava adunalio populi,et pax prae-
slita in terra promissioni.*, come spiega lo
stesso s.Tommaso, ed ecco perchè il Sal-
vatore vi si trattenne sino al giorno ot-
tavo. La vera ottava, dice il Sarnelli, fu
quella della dedicazione del tempio, fi-
gura propriamente della nostra ottava ;
indi fa alcuni commenti al Macri, e le
distinzioni delle diverse specie di ottave,
conchiudendo colle simboliche spiegazio-
ni che delle ottave danno i padri. Il Sar-
nelli, nella lelt. I, del t. Vili, spiega ciò
che dinota il numero ottavo; e nel t. IX,
lett. 53, parla dell'ottava della ss. Trini-
tà. Quanto alle ottave, loro uffizio e lo-
ro messe, vedasi il Diclich nel Diz. sa-
cro liturgico, articolo Ottave. In molli
luoghi del Dizionario, oltre gli analoghi
articoli, si parla della concessione di mol-
te ottave, come degli otta vari per la Ca-
nonizzazione di nuovi santi. I Pontefi-
ci concessero molte indulgenze pei di-
versi otlavari che si celebrano in onore
di Dio, della Beata Vergine, de' santi e
de' defunti. V. Novena. Del solenne ot-
tavario istituito in Roma dal servo di
Dio d. Vincenzo Pallotti, per la festa
OTT
dell' Epifania, ne parlai nel voi. XXI,
p. 3oo.
OTTAVARIO ROMANO, Gelava-
riunì Romanum. Libro che contiene ciò
che devesi recitare all'uffizio nelle Otta-
ve (P*-), uegl' intervalli cioè di 8 giorni
ne' quali la Chiesa celebra la festa o la
commemorazione d'un santo, o di qual-
che solennità. Fu composto dal celebre
p. Gavanto, e venne approvato con de-
creto del 2 febbraio 1622 dalla congre-
gazione de'nti.Egli avverte.» Che se nel
3.° notturno le lezioni comuni non ser-
vono ad alcune feste, le quali cioè han-
no l'evangelo proprio, in quel caso dopo
il giorno festivo (in cui si deve leggere
l'evangelo proprio colla sua omelia ) nei
giorni che seguono fra l'ottava si legge-
rà nella messa quello del giorno, e nel-
l'uffizio 0 il primo od altro più congruen-
te, tratto dal comune, colle sue omelie,
come accade fra l'ottava de' ss. Pietro e
Paolo. Nel giorno poi 8.° si leggerà nel
3.° notturno, come nel giorno festivo, se
mancasse di lezioni comuni, purché non
si noti altrimenti. " Abbiamo con carat-
teri rosso e nero : Octavarium Romanum
sive octavae fc-storum, a sacra rituum
congregai, ad usura lothis ecclesiarum
approbatae, Venetiis 1 78 r .
OTTAVIANI Ottavio, Cardinale.
Ottavio degli Ottaviani patrizio fioren-
tino, si guadagnò la grazia di Gregorio
XII, per la sua singolare destrezza e pru-
denza nel maneggio de' pubblici alfari,
anche più difficili e intrigati, e pel co-
stante affetto patrio, il Papa lo creò cardi-
nale prete in Siena a' 1 q settembre 1 4oq.
Non mancano scrittori che dubitano as-
sai del suo cardinalato.
OTTAVIANO, Cardinale. Ottavia-
no romano, Alessandro II del 1061 Io
creò cardinale prete.
OTTOBOM oOTTHOBON Fami-
glia. Anticamente si vuole che fiorisse in
Padova, altri dicono nella Dalmazia o più
probabilmente in Lepanto. D. Casimiro
TVeschot, Della nobrftà veneta, p. 66, di-
OTT
ce che fu quindi trapiantata io Venezia,
ove per 4oo anni visse nel rango e ordi-
ne de' segretari regi della repubblica, dal
quale si eleggeva a vita il gran cancelliere
della medesima, pel quale si facevano le
stesse feste nell'elezione, e gli stessi fu-
nerali in morte, che aveano luogo pel
doge. La famiglia Otlhobon nel 1646 ai
?-4 agosto fu aggregata al patriziato della
nobiltà veneta ad istanza di Marco Ot-
thobon gran cancellieredella repubblica,
il cui figlio poi divenne Papa Alessandro
Vili, avendo offerto perciò alla medesi-
ma 100,000 ducati, cioè 60,000 in li-
bero dono, e 4">ooo in deposito nella
zecca. Da tale istanza si apprende che la
famiglia Otlhobon già da 4oo e più an-
ni abitava ed era sotto gli auspicii del-
la repubblica, cui fu sempre di vota. Che
Antonio Otthobon nel 1470 con la sua
nave solasoccorse Negroponte assediata
dai turchi, e passando tra l'armata ne-
rjica. Che Stefano suo figlionel 1490 con
la sua nave fece grandissimi danni all'ar-
mata di Bajazet II, che guerreggiava col-
la repubblica, ma da un turco schiavo,
posto il fuoco nella munizione, dopo aver
vinto, arse e incendiò, naufragando nel
mare con tutte le sostanze della famiglia
che serviva a proprie spese. Che nella fa-
miglia Otlhobon treeranoassunti al gra-
do di cancelliere grande, e tanti erano
morti fuori della patria in servigio della
repubblica, la quale Marco avea servito
in 26 viaggi. Laonde la serenissima signo-
ria ed il maggior consiglio decretò l'ag-
gregazione della famiglia Otthobon, in
un ai suoi discendenti, al patriziato ve-
neto; essendo il decreto concepito coi più
onorifici termini per la medesima, chia-
mandola degna per antichità , cospicua
per cariche, e molto chiara per azioni va-
lorose, con allie espressioni distinte per
la persona del magnifico Marco Ottho-
bou. Tra gli altri uomini celebri che
produsse questa illustre stirpe, nomi-
nerò: Aldobrandino Ottoboni ch'ebbe
il titolo di patrizio togato dalla repub*
OTT 69
blica, la quale nel i?.58 ordinò con de-
cretagli fossero fatti solenni funerali nel-
la sua morte, e un deposilo nella chiesa
di s. Riparata, come narra Tomassini ,
negl'i Elogi degli uomini illustri. France-
sco Oltoboni nel 1 5 K) venne fatto gran
cancelliere della repubblica, la maggiore
dignità che vi potesse ottenere un citta-
dino, e la stessa ebbe nel 1620 Leonar-
do Oltoboni ambasciatore veneto in Ger-
mania, Spagna e Portogallo.
Nel 1610 nacque Pietro Vito o Vit-
to, da cui gli Ottoboni ricevettero il mag-
gior splendore, e si stabilirono in Roma.
Ne furono genitori il lodato Marco Ot-
thobon patrizio veneto e gran cancellie-
re della repubblica, e la dama Vittoria
Tornielli (cui erasi maritata a' 22 ot-
tobre 1592, e non altrimenti come altri
di recente pubblicarono ) di distinta e
nobile famiglia veneta, illustre e antica,
onde fiorì in diverse città d'Italia, come
in Forlì (f^.), massime in Novaret{V.)t
ove già fiorivano nel IX secolo, e secon-
do il Marchesi, Galleria dell' onore, t. 2,
furono principi, e come potentissimi al-
ternarono le vicende della città coi Vi-
sconti e Sforza, ed altre famiglie domina-
trici dello stato di Milano. Per le beneme-
renze di essa colla s. Sede, massime per a-
ver fatto parte della sacra lega contro l'e-
retico Dulcigno, Clemente V gli confe-
rì il titolo di conte, col breve 1 1 ago-
sto 1 307, riportato dal p. Filippo di Ri-
ruella, Orazione soprala sacra lega dei
Valsesiani, p. 1 1 5, emanato da Poitiers,
Vercelli 1793. Da questa famiglia Tor-
nielli e in varie epoche uscirono mol-
ti uomini celebri nelle armi e nelle let-
tere , e diversi insigniti della vescovile
dignità. A voler fare menzione di alcu-
ni fra gli ecclesiastici, oltre 5 vescovi del-
la patria .Novara, Ugone fu vescovo di
Tortona; altro Ugone ili Alessandria ed
Acqui ; Giovanni di Bergamo, celebre pel
colloquio con s. Francesco d' Assisi, cui
accordò il locale pel convento di S. \ 1-
gilio. Sono venerali per beali Bouavcu-
7o OTT
tura servita, Pagano francescano del 3.°
ordine, Francesco cappuccino , e Fran-
cesco minore osservante. Vi fiorirono le
beate Concordia francescana, e le sorel-
le pur francescane, Margherita e Luci-
da. Alba Tornielli fu abbadessa in s. Gi-
rolamo di Venezia, celebre nelle scienze
ecclesiastiche. Giulia Tornielli monaca
orsolina, morta nel 1 549, lasciò scritto un
volumetto di rivelazioni, che fece in a5
anni! Francesco cappuccino fu chiaro o-
ratore, poeta e fdosofo. Cristoforo fu be-
nemerito generale de' servili. Agostino
Tornielli generale de' barnabiti , dotto
ed esatto annalista dal principio del mon-
do sino a Gesù Cristo, morto nel 1622
nel dì anniversario della sua nascita. Gi-
rolamo Francesco gesuita, celebre pre-
dicatore, morto nel 1762, e di lui abbia-
mo prediche, panegirici, discorsi e can-
zonette sacre. Vive fr. Antonio da Vene-
zia cappuccino. La stessa famiglia da cui
derivò Vittoria tuttora fiorisce in Vene-
zia, nel medesimo palazzo Sansoviniano
ai Servi, ov'ella nacque; ed il commenda-
tore egregio Giorgio Tornielli, si congiun-
te in matrimonio colla nobile e virtuosa
Anna Cappellai-i della Colomba, prima
degna pronipote del Pontefice Gregorio
XVI. Questi con suoi brevi pontificii rico-
nobbe nel rispettabile Baldassare padre
di Giorgio, il titolo di conte che alla nobi-
lissima famiglia avea concesso Clemen-
te V; di più decorò dell' ordine e titolo
di commendatore di s. Gregorio Magno
il detto Giorgio; fece suo cameriere se-
greto soprannumerario il sacerdote Gior-
gio fratello del conte Baldassare ; ad es-
so e famiglia accordò l' indulto dell' o-
ratorio privalo, onde poter celebrare la
inessa uelle cappelle domestiche di Ve-
nezia e di Ceneda ; ed insignì del cava-
lierato del menzionato ordine Gio. Bat-
tista Tornielli cugino del commendatore.
Pietro Vito Ottoboni adunque, tatti
con brillaute successo i suoi studii, di-
venne prelato, vescovo e cardinale, me-
ritando di essere nel 1689 creato Papa
O T T
col nome di Alessandro VII! { VX La
sua esaltazione fu celebrata con molte
feste ed opuscoli, il cui novero riporta il
Cancellieri ne' Possessi, p. 3o3 e 3o4-
Questo Papa fu di gran petto nella di-
fesa della fede e della disciplina eccle-
siastica; dotto, eloquente, ed abile nel-
Pamministrazione. 11 suo aspetto era no-
bile, le sue maniere obbliganti, piacevole
la sua conversazione, alquanto però in-
clinata ai motti piacevoli earguti. Fu mol-
to liberale verso la patria, i poveri e di
più co' suoi parenti. Morì nel 1 69 1 d'an-
ni 80, mesi 9 e giorni to. Il suo nipote
d. Antonio Ottoboni ebbe dalla repub-
blica di Venezia la dignità di procura-
tore di s. Marco e la collana di cavalie-
re della stola d'oro, che fu perpetuamen-
te assegnata al primogenito di questa fa-
miglia. D. Antonio fu fatto dallo zio A-
lessandro Vili generale di s. Chiesa , e
il figlio di questi d. Marco, generale del-
le galere e marina pontifìcia, e castella-
no di Castel s. Angelo: egli sposò in pri-
me nozzed. Isabella Colonna figlia d'An-
na Maria Tarquinia Altieri pronipote di
Clemente X,e di Egidio Colonna di Sciar-
ra principe di Carbognano;edin secon-
de nozze d. Giulia Boncompagni proni-
pote di Gregorio XIII e Gregorio XV.
Acquistato il ducato di Fianodai Ludo-
visi, il prozio Alessandro VIII lo diede
al detto d. Marco. Inoltre il Papa creò
cardinali il di lui fratello Pietro Oltobo-
ni (?'■), splendido mecenate de' lettera-
ti; Giambattista Rubini (V.)} suo proni-
pote materno; Francesco Barberini, uel-
la cui casa entrò una Zeno pronipote del
Papa, e Lorenzo Allieti altro suo affine.
Il cardinal Pietro eresse al pro-zio quel
grandioso e nobile monumento nella ba-
silica Vaticana , di cui tenui parola nel
voi. XII, p. 3oo, facendo eziandio coma-
re una bellissima e gran medaglia mo-
numentale coli' effigie del Pontefice, e nel
rovescio il detto sepolcro, il cui conio è
nella zecca pontificia con altri conii di
medaglie d' Alessandro Vili. II p. Bo-
O T T
■anni nel t. \\iNumismataPonlificumi
riporta le incisioni di i 8 medaglie di tal
Papa , ed eruditamente le illustra cele-
brandone le gesta. Già dissi agli articoli
Boncompagni e Ludovisi, ch'essendo mor-
to Marco Ottoboni a'i j aprile 1725, re-
stò la figlia d. Maria Francesca erede an-
che di Fiano, la quale nel 1 '-3* sposò d.
Pietro Gregorio Boneompagni-Ludovisi,
a condizione di prendere il cognome e le
armi degli Ottoboni ; cos'i t'ondò la linea
Boncompagno -Ludo visi -Ottoboni duca
di Fiauo. Su questa famiglia si può ve-
liere il t. 2 delle Gcnéalogies historì-
(jites. Da detti coniugi nacquero d. Ales-
sandro, d. Antonio, d. Pietro che fu mo-
naco benedettino, e d. Marco. Si unì
questi in matrimonio a d. Giustiniana
Sambiasi nobile genovese, principessa di
Campana, che restata vedova in giova-
nile età, mori nel 1 833 e fu lodata nel
n.° lo del Diario di Roma, dopo aver
dito stato ai seguenti tre figli. i.° D.Lui-
sa, nata nel 1799, e nel 181 7 maritata
al conte Francesco Pappafava Carrara
di Padova, che morta nel i836, 1' Al-
bum col n.° "» ne pubblicò la necrologia
e il ritratto, cioè il busto stupendamente
scolpito dal valoroso artista Rinaldi pa-
dovano. 2.0 D. Giovanna nata nel 1802
e nel 182 2 maritata in Roma al marche-
se Girolamo Serlupi Crescenzi Melimi,
cavallerizzo maggiore del Papa Pio IX.
3.°D. Alessandro Ottoboni duca di Fia-
no, nato nel l8o5, ciambellano dell'im-
peratore d' Austria, maritato nel 1 83 1
a d. Costanza figlia del principe di Piom-
bino d. Luigi Doncompagni LudovM. da
cui nacque nel i83>. l'odierno duca d.
Marco, e benché nel iK3- a' ig agosto
perdesse il degno consorte in verde eia,
virtuosamente preferì la vedovanza. Per
le belle qualità che fregiarono il duca
d. Alessandro, il p. Gioacchino Ventura
nepubblicòla necrologia nel suppliinen-
lo al u.° 75 del Diario di Roma . quin-
di 1' Album n." 33 ci diede il di lui ri-
tratto con Elo^o storico, con l'epicedio
OTT 71
di d. Domenico Santucci, il tutto ristam-
pato a parte con opuscolo.
Fiano ducato della nobilissima e illu-
stre famiglia Boncompagni-Ottoboni è
un comune soggetto al governo di Ca-
steìnuovo di Porto, distretto e comar-
ca di Roma, diocesi di Sutri e Nepi, di-
stante da Roma circa 24 miglia per la % ia
Tiberina. 11 Galletti nella Coperta mu-
nicipio dt romani prova (contro il Clu-
verio che il suo nome congetturò deri-
vasse dal celebre Fantini Feroniae, san-
tuario comune ai capenati, agli altri e-
truschi e ai sabini ) che il nome de' bas-
si tempi di questo fondo, essendo quello
di Flaianium, deve l'origine da Flavia-
num e dalla gente Flavia che lo posse-
dette. Narra il Xbby, Analisi dt dintor-
ni di Roma t. 2, che da un documento
del ro"4 rilevasi che a quell' epoca era
un Castrum di pertinenza del monaste-
ro di s. Paolo. A questo poco dopo lo
tolse Teobaldo, ma dopo la sua morte i
suoi figli Cencio e Stefano,, nel 1 099 lo
restituirono ai monaci , i quali coutem-
poraneamente lo diedero in feudo ai me-
desimi. Sembra però ch'essi non adem-
pissero i patti, poiché nel 1 1 3q i mona-
ci reclamarono al concilio Lateranensell,
onde ricuperarlo insieme con altre terre
tolte al monastero. A questo fu confer-
mato da Innocenzo III nel 1 2 o3. Da al-
tri documenti riferiti dal Galletti appa-
risce, che nel secolo XIV questa terra
o castello venne per metà in potere de-
gli Orsini, e che l'altra metà, col favore
di Giovanni Sanguigno cognato di Pao-
loOrsini, verso il 1 p>7 tu venduta dallo
stesso Paolo per soli 1 100 fiorini. Dalla
vita ili Pio II si rileva, che nel 1 j<>i da
Roma portandosi in Ancona pel fiume e
in barca, la prima sera m frinì» a Castel
Giubileo l'antica Fidi tic (/ '.), li secon-
da giunse a Fiano , donde pa>><> al mo-
nastero ih s. Benedetto nel monte So-
latie, quindi a Otricoli, come si ha nelle
Memoria di Degli elicili, nelle quali Mi-
no altre notizie di Piano, massime a p.
72 OTT
4g e 5o ; mentre a p. 70 dice che lo prese
Enrico III, ed ap. 232 parla della naviga-
zionedel Teveresino a questo luogo. Gli
Orsini con titolo di contea, ed alcuni del
ramo de' conti di Pitigliano, la ritenne-
ro fino al 1600, quando uno di questi,
il conte Alessandro, la vendette a Cate-
rina de Nobili, madre del cardinal Fran-
cesco Sforza, per 7 7,000 scudi; questi ve-
nutone in possesso, ottenne da Paolo V
che fosse eretto in ducato con bolla dei
18 luglio 1607, a favore di Sforza suo
figlio, nato da certa Cecilia Pariseni Me-
zangola, già fatto legittimare dallo stesso
Papa e sposato a Maria, ereditiera di Ri-
dolfo Pio de' signori di Carpi. 11 nuo-
vo duca di Fiano Sforza godette sino
alla morte del suo titolo, ma non del du-
cato, perchè lo stesso cardinale lo ven-
dette per scudi 220,000 ad Orazio Lu-
dovisi fratello di Gregorio XV a' 7 giu-
gno \(jii, compensando il iiglio co' be-
ni e feudi di Lombardia, donde deriva*
lono non poche liti, proseguite dal car-
dinal Girolamo Boncompagui, come ere-
de di Sforza duca di Fiano, morto nel
1644 senza successione, qual più pros-
simo parente per parte di Costanza Sfor-
za sua ava paterna e zia del duca, tutto
narrando il Ratti, Della famiglia Sforza
1. 1, p. 3 1 9. Finalmente il ducalo di Fia-
no fu acquistato dagli Ottoboni, al mo-
do detto, e ne sono tuttora signori.
Il palazzo ove in Roma risiede que-
sta cospicua famiglia è nella via del Cor-
so, contiguo alla Chiesa di s. Lorenzo in
Lucilia (y.), perchè come ivi narrai era
del cardinal primo prete titolare di detta
chiesa, e perciò da alcuni di essi restaura-
to. Qui però aggiungerò, che secondo il
Venuti, Roma moderna,^. 3 T),ed il cita-
to Cancellieri, Pow?.«, p. 1 o3, il palazzo
fu fabbricalo sopra le rovine d'un gran-
de edifizio, che allora chiama vasi palaz-
zo Domiziano, dal celebre cardinal tito-
lare Ugone Alrato d'Evesham del 1 ?.8o
01281 inglese ; e che lo stemma e iscri-
zioni di Nicolo V ( V, ), collocate sul
OTT
portone verso i palazzi Ruspoli e Chigi,
ricorda quanto vi fece il di lui fratello
uterino cardinal Calandrali titolare ; e
l'altra dentro il cortile, l'ampliazione e
restauro eseguito dall'altro titolare car-
dinal Evangelista Pallolta. Vicino a que-
sto palazzo fino al 1662 esistette un ar-
co (di cui feci parola nei voi. X, p. 84
e o3, XLVI, p. 85 ed altrove) detto di
Portogallo, per averlo abitato, benché
non titolare, d cardinal Michele Sylva
portoghese e ambasciatore del re di Por-
togallo, dicendo il Cancellieri a p. io3,
con l'autorità del Biondo, che in Roma
non vedeasi cosa più bella di questo pa-
lazzo, dopo il Valicano. Ivi il Cancellie-
ri riporta alcune erudizioni sull'arco de-
molito da Alessandro VII per render li-
bera e più dritta la via del Corso, che sì
chiamò delle tre Favicelle, di Tripoli o
de' Retrofoli o Trofei , forse dedicato a
Marc'Aurelio, e dove furono collocati i
bassorilievi e colonne che l'adornavano.
Il Nibby, Roma nel 1 838, par. I, antica,
p. j- 1 , ne parla con più critica e copia
di notizie, e confutando chi lo chiamò
arco di Domiziano o di Druso seniore, lo
dichiara eretto a Marc'Aurelio. Le cor-
se che prima in tempo di carnovale fa-
cevano in via Florida, poi Giulia, Pao-
lo Il del 14^4 'e fece eseguire da detto
arco sino al suo Palazzo di s. Marco
(/ ) , e poi incominciarono dalla porta
Flaminia ; ma invalso quindi l'uso di cor-
rere i pallii in borgo s. Pietro, s. Pio V
lo ritornò alla via del Corso,dicendo che
detta strada era tutta consacrata dal san-
gue de' martiri, come riporta il Catena,
/ ila p. 3c) Il palazzo fu comprato per
3o,OO0 scoili dai Peretti, investiti in luo-
ghi di monte per dote della stessa chie-
sa titolale , e poi passò per eredità nel
l656 a Maria Felice Peretti, che mari-
tandosi con Bernardino Savelli dì que-
sta casa divenne proprietà, e finalmente
l'acquistarono prima i Ludovisiepoi gli
Ottoboni. ISei pianterreni del palazzo da
molti anni venne stabilito il teatrino Fia-
OTT
no (ora non più esistente), rinomato pei
graziosi spettacoli e rappresentanze di
cooimediole e balli , di burattini o ma-
rionette, dove fino a' nostri giorni assai
figurò una lepidissima maschera detta
Cassnndro, pei naturali sali piacevoli e
arguti motti, co' quali diceva molte ve-
rità. II Cancellieri nel Mercato, p. 20 e
258, riporta alcune erudizioni sui burat-
tini, la cui festa gli antichi celebravano
a' iq dicembre, quale appendice delle sa-
turnali, dì cui pallai in più luoghi, dette
sigillarla da certe figurine di terra ap-
pella te. v/g//7<7 e offerte a Saturno; sui di-
versi teatrini de' burattini ; che il famo-
so Filippo I vara ( morto nel 1^35) in-
tagliò delle scene assai belle, nel celebre
teatrino de' burattini del cardinal Pietro
Ottoboni de' duchi di Fiano ; con le o-
pere scritte da alcuni autori sui buratti-
ni. V. Giuoco, Teatro, Befana. Nel Car-
novale di Roma {V !), questo luogo e quel-
lo del vicino palazzo Ruspoli sono i pun-
ti più brillanti del corso e delle Ma-
schere (<'".)• Verso il 1 ~()o incominciò
nell' ultima sera il giocondo sollazzo dei
moccoletti accesi, il quale divertimento
essendo principalmente ristretto sotto
questo palazzo e 1' altro nominato come
centro del corso, negli ultimi anni si e-
stese a tutta la via, come pure è qual-
che anno che al gettito de' molestissimi
confetti si vanno sostituendo i fiori in
tempo delle maschere.
OTTOBONI Pietro Vitto, Cardi-
nale. V. Alessandro Vili, Papa.
OTTOBONI Pietro, Cardinale. V\q-
tro Ottoboni nacque nobilmente in Ve-
nezia a' 1 luglio 1 6(>7, e fu educato si-
no dalla tenera età sotto la disciplina
del cardinal prozio, con indole proclive
alla virtù e alle belle arti, talento vivo,
spirito penetrante e sottile, non che af-
fabile, amante degli artisti e de' lettera-
ti, della poesia e della musica. Divenuto
il prozio Alessandro Vili, pochi giurili
dopo, a' 7 novembre 1(189, di 22 anni,
lo creò cardinale diacono di s. Lorenzo
OTT 7 3
in Damaso, segretario de' memoriali., so-
printendente generale di tutto lo stato
ecclesiastico, legato d' Avignone e vice-
cancelliere di s. Chiesa. Lo provvide an-
cora di ricche abbazie e pingui benefìzi,
che oltrepassavano f annua rendita di
scudi 5o,ooo, i quali erano stati riser-
vati dall'antecessore Innocenzo XI per
piatto de'nuovi cardinali, accordandogli
pure la facoltà di esigere i frutti non e-
satti de' benefizi vacanti , che ascende-
vano a somme considerabili. Il senato
veneto, nell'assenza da Pioma dell'am-
basciatore, lo incaricò de' suoi affari, e il
re di Francia gli affidò la protettoria del
suo regno, nominandolo ai più ricchi be-
nefizi della monarchia. Ad onta di tan-
te copiose rendite si aggravò di debiti
in modo, che dopo morte la sua prezio-
sa suppellettile non bastò a pagare i cre-
ditori. Quella magnificenza che usava
nel suo trattamento, la faceva risplen-
dere ancora nel servigio di Dio, nell'or-
namento de' sacri templi, nella maestà
e decoro delle ecclesiastiche funzioni, e
nella famosa biblioteca, la quale nella
sceltezza de' libri e nel numero de' codi-
ci greci, latini ed ebraici, al dire del p.
Monlfaucon, solo alla Vaticana cedeva.
Bellissimo era pure il museo di meda-
glie da lui raccolto, di cui fa menzione
il cardinale Noris, in una lettera scritta
al Magliabecchi. Al pro-zio fece innal-
zare nella basilica Vaticana un magnifi-
co e sontuoso mausoleo, cui la preziosi-
tà de' marmi, l'eleganza e maestà delle
statue , de' bassorilievi e degli ornati lo
rendono uno de'piìi beili epregievoli che
adornino quel tempio. In favore de' po-
veri apri nella parrocchia di s. Loren-
zo in Damaso una spezieria, per sommi-
nistrare loro gratuitamente le medicine,
passandogli ancora medico e chirurgo.
Negli anni santi 1700 e I--25 mostrò la
sua divozione e carità, incontrando i pel-
legrini, che poi riceveva nella propria
casa, sovveniva e serviva a mensa. Fu
ascritto a quasi tutte le congregazioni
r- \ O T T
cardinalizie, non che fa arciprete Libe-
riano e poi Lateranense, gran priore
d'Irlanda, e segretario del s. ofìizio. Tro-
vossi presente a sei conclavi, e per la sua
autorità e destrezza vi ebbe gran parte,
massime in quello di Clemente XI. Ri-
tenuto in commenda s. Lorenzo in Da-
maso, ottenne successivamente il vesco-
vato di Ostia e Velletri, dove non vi fu
alcun luogo pio a cui non recasse aiuto.
Finalmente mentre tenevasi il conclave
di Benedetto XIV, fu sorpreso da grave
malattia e dovette uscirne, morendo in
Lorna a' 28 febbraio 1740, d'anni 7 3
non compiti, e ^o di cardinalato, deca-
no del sacro collegio, e fu sepolto in S.
Lorenzo in Damaso, nella cappella del ss.
Salvamento da esso lui fondata, senza
alcuna funebre memoria. In questa ba-
silica, mentre era vescovo di Porto, fece
costruire una vaga e adorna confessione
in onore di s. Ippolito martire, in cui fu
collocata la di lui statua scolpita in mar-
mo bianco, col ciclo pasquale comporto
dal sauto, impresso in tavola di marmo,
negli ultimi restauri trasferita nella na-
ve destra. Benedetto XIV per la Biblio-
teca Vaticana (V.) acquistò la suddetta
libreria. V. Cancelleria apostolica e
Chiesa ni s. Lorenzo ir Damami.
OTTOMANI. V. Turchi, Maomet-
tismo e Costantinopoli.
OTTONE (s.), vescovo di Bamberga
in Franconia, apostolo della Pomerania.
Nacque nellaSvezia, ed abbracciò lo sta-
to ecclesiastico, per tutto consacrarsi in
servigio di Dio. La fama del suo sapere
e della sua pietà giunse sino alla corte
dell' imperatore Enrico IV , che lo no-
minò cappellano della principessa Giu-
ditta sua sorella. Dopo la morte di que-
sta principessa, Ottone tornò in Alema-
gna, e fu fatto cancelliere dell' impera-
tore. Allorché questi elesse l'antipapa Gi-
berto fece ogni sforzo per rimuoverlo da
tale suo imprendimento, e si dichiarò a-
pertamente contro lo scisma. Ad onta di
questa sua generosa libertà, l'imperatore
OTT
lo tenne sempre in grandissima stima, e
nel 1 io3 lo pose sulla sede vescovile di
Bamberga. Ottone si recò a Roma perché
fosse confermata la sua elezione,e ricevet-
te il sacro pallio da Pasquale II. Adope-
rossi zelantemente a spegnere lo scisma,
e soprattutto nella dieta di Ratisbona
del 1 1 ol mostrò la sua abilità, il suo ze-
lo e la sua eloquenza nel procurare di
rimettere la pace colla Chiesa. Egli fece
molte pie fondazioni, e si occupò inces-
santemente a ristabilire la disciplina, a
riformare i costumi, a l'istaurare i tem-
pli e gli spedali. Avendo Boleslao IV, du-
ca di Polonia, conquistata una parte del-
la Pomerania, pregò Ottone di venire ad
ammaestrare nelle verità del cristiane-
simo gì' idolatri di quella contrada. Il
santo vi si recò con molti altri operai e-
vangelici nel 1124, e fece innumerabili
conversioni. Urati*>lao II, duca dell'alta
Pomerania , ricevette il battesimo colla
maggior parte de' suoi sudditi. L'anno
seguente s. Ottone ritornò a Bamberga,
dopo avere colà lasciato dei preti ovun-
que li credette necessari , e provveduto
saggiamente ai diversi bisogni de'novel-
li convertiti. Nel 1 128 fece un secondo
viaggio nella Pomerania, essendo le cit-
tà di Stettino e di Giuliers ricadute nel-
l' idolatria ; e non solo ristabilì la pi o-
fessione del cristianesimo in queste due
città , ma portò la luce del vangelo ad
altri popoli barbari. Indi tornato nella
sua diocesi, vi mori a'3o di giugno 1 1 la,
e fu sepolto il 2 luglio, giorno nel qua-
le è nominato nel martirologio romano.
Fu canonizzato da Clemente 1 1 1 nel 1 1 8»),
e le sue reliquie sono custodite ad Annu-
ver nel tesoro dell' elettore.
OTTONE, Cardinale. Ottone o O lib-
ile vescovo di Nepi, cardinale di Urbano
11 del 1 088 , fu presente alla consacra-
zione di Pasquale II nel 1099.
OTTONE, Cardinale. Ottone fu crea-
tocardinale pretedi s. Pudenziana da Pa-
squale li, sottoscrisse ad una sola bolla
dei 1 1 06, e morì prima del mi.
OTT
OTTONE da Brescia, Cardinale. Ot-
tone da Brescia o Cabuano, nel i i 5o da
Eugenio III fu creato cardinale diacono
di s. Nicolò in Carcere, indi spedito da A-
driano IV in Lombardia legato aposto-
lico col cardinal Ardizzone per istabilir-
vi la pace, ma nulla ottenne, non riu-
scendogli d'indurre i milanesi a perdo-
nare i lodigiani. Alessandro III 1' inviò
nella Spagna per mantenere i popoli nel-
l'obbedienza al Papa, a cui egli nello sci-
sma si tenne costantemente unito, ricu-
sando intervenire al conciliabolo di Pa-
via. Lo stesso Poutefice lo mandò in Lom-
bardia col cardinal Manfredi, dove in
Piacenza compose le liti tra il vescovo
Tebaldo e i canonici di s. Antonino , e
quelle tra essi ed il capitolo della catte-
drale. Morì sotto Alessandro III , dopo
essere inlervenutoall'elezione di tre Papi.
OTTONE o ODONE, Cardinale. Ot-
tone o Odone da Castelridolfo nella dio-
cesi di Bourges in Francia, o di Soissons,
letterato profondo ed eloquente, da ca-
nonico e cancelliere della cbiesa di Pa-
rigi, si ritirò nel monastero di Gransel-
va facendosi cisterciense, e divenne abba-
te di Orsocampo. Innocenzo IV nel di-
cembre 1244 lo creò cardinal vescovo
Tusculano, e nel 1 1^6 lo spedi legato a
lalere al re Luigi IX per intraprendere
la sacra guerra contro i saraceni, prima
della qual spedizione con 20 vescovi con-
sagrò nel 1248 la santa cappella fonda-
ta dal re nel suo palazzo in Parigi. Con-
dannògli errori di Gio. Brescain profes-
sore di Sorbona, e fece arrestare l'altro
professore Raimondo che andava spar-
gendo errori. Terminò l' esame del Tal-
muld, che venne formalmente condan-
nato. Pubblicò decreti riguardanti le
chiese di Meaux e di Sens. Fu in gran
venerazione di s. Luigi IX pel candore
de' costumi ed esimia scienza, chiaman-
dolo uomo fatto secondo il suo cuore. Con
telanti lettere confermò nella cattolica
fede Erisalino chaui de' tartari orien-
tali, e gli altri signori e magnati del re-
ocs 75
gno, pel quale oggetto gì' inviò dotti e
zelanti operai evangelici. Da Innocenzo
IV ebbe l'incarico di fondar nell' isola
di Cipro alcuni vescovati di rito greco,
e vi fece richiamare l'arcivescovo esilia-
to da quello latino. Scrisse alcune ome-
lie e sermoni sopra i santi, che mss. fu-
rono depositati nel convento agostiniano
di Cremona. Morì in Orvieto nel 11 -3,
e fu sepolto nella chiesa de' domenica-
ni, dopo di essere stato all'elezione di \
Papi. Anche Innocenzo IV lochiamòuo-
mo fatto secondo il suo cuore, cospicuo
per illibatezza, eccellente nella cognizio-
ne delle leggi e assai pregevole per ma-
turità di giudizio.
OUSTIOUG o VELTRT, Ustinga,
Città vescovile di Russia inEuropa.in ri-
va alla Sukhona, vicino al confluente col
Iug. Vi si contano 26 chiese in pietra:
la cattedrale dell'Assunzione ha 6 suc-
cursali; vi è inoltre un convento di re-
ligiosi ed un monastero di monache, l'o-
spizio de'trovatelli, l'ospedale e altri sta-
bilimenti. S'ignora il tempo preciso di
sua fondazione^ solo si sa che anticamen-
te era edificata sulla destra della Sukho-
na, ove ora si trovano il convento della
Trinità, ed un romitorio di s. Gregorio
Taumaturgo. Questa traslazione è del
12 12 in cui fu fabbricato il convento
dell'Arcangelo. Nel 1 226 un signore tar
taro, avendo abbracciato il cristianesimo
ivi fondò un monastero di monache sot
lo l'invocazione di s. Gio. Battista, e ne
i2qo si costruì la cattedrale, onde quel
li che andarono a stabilirsi intorno a tal
edilìzi nominarono il luogo Oustioug
Per la sua posizione vantaggiosa al coni
mercio, assai prosperò, ma soggiacque a
diverse sciagure. Nel 1292 i tartari d
Kazan furono a devastarla, scacciali dal
le truppe del granduca Vsevolod di Lia
dimir. Nel i3a4 e P0' ne^ ^98 ' nov
gorodii presero, arsero e saccheggiaro
no li città, che ben presto yenne rialza
ti. Umilio il lascito principe di Gaiitch
vi entrò per sorpresa nel i.j.36 e le die
76 OVI
il sacco. Nel i55j fu ricostruito il suo
antico muro di legno, e nel i582 furo-
no posti cannoni sui ripari : la peste vi
fece strage nel i 635, e l'inondazione del
1761 la devastò. La sede vescovile ven-
ne unita a quella di Totma. Oriens chr.
t. i, p. 1 3 1 7.
OVIEDO (Oveteli). Città con residen-
za vescovile della Spagna, capoluogo del-
ia provincia del suo nome, nelle Asturie,
a 85 leghe da Madrid e 66 da Salaman-
ca, al piede del monte Na ranco in una
pianura un poco elevata, sull'Ovia o Ove,
piccolo affluente del Nora. E" sede di u-
dienza reale e di un capitano generale.
Gode clima temperato ed aria pura e
sana. Belle sono le strade, solide le case
benché antiche, deliziosi i passeggi, màs-
sime del Chambel. Vi si osserva un su-
perbo acquedotto di 4' archi in pietra,
••he porta nella città le acque della sor-
gente Gitoria. Tra i palazzi, è rimar*
chevole l'episcopio. La cattedrale del ss.
Salvatore è un bel monumento gotico
di magnifica struttura, di cui ammira-
si principalmente la torre per la sua al-
tezza, eleganza e finitezza di lavoro; una
delle sue cappelle contiene le spoglie
mortali di 14 re e regine che regnarono
nel nord della Spagna all'epoca in cui
il restante della penisola era occupata
dai mori, e si conserva nella camera san-
ta, ch'èuno dei più bei monumenti del-
l'architettura araba, un grandissimo nu-
mero di reliquie quivi portate dai cri-
stiani di tutte le parti della Spagna. Inol-
tre vi si venerano i corpi di s. Eulogio
e Lucrezia martiri, di s. Vincenzo abba-
te, di s. Claudio di Leone, e de' ss. ve-
scovi Giuliano e Serrano. Non vi è la
cura d'anime perchè priva del ba t liste-
rio : l'episcopio è prossimo alla cattedrale.
11 capitolo si compone di 1 2 dignità, la
prima essendo il decano, con più di 3o ca-
nonici, comprese le prebende del teolo-
go e penitenziere, e di altri preti e chie-
rici. Oviedo ha inoltre 4 chiese parroc-
chiali munite del fonte battesimale, 3
OVI
monasteri di monache, fra'quali si distin-
gue quello delle benedettine, ospedali,
ospizio pegli esposti, collegio, accademia
di disegno, università, fondata nel 1 58o
con importante biblioteca, società let-
teraria e diverse manifatture, commer-
ciando col porto di Gijon. Il seminario e
il monte di pietà, non più esistenti per
le vicende politiche, si debbono ristabi-
lire. E patria di Alfonso II, di Pelagio
Tescovo della città, autore della genealo-
gia de're dell'Asturie, di Andrea Llanes
Estrada poeta e istoriografo, di Luigi
Fernandez medico e botanico, di Gon-
zalo di Cagnas Trelles matematico e a-
stronomo, di Michele Jacintoe France-
sco Antonio Menendez pittori, di Fran-
cesco Saverio Marina geografo e di altri
illustri. I dintorni sono benissimo colti-
vati e fertili : ad una lega vi sono i ba-
gni termali chiamati las Caldas, molto
frequentati. Oviedo è una delle più an-
tiche città di Spagna e fu detta Lucus,
4 sturimi, Ovetumj l'antico suo nome
era Dritonia, Bretagna o Brigetium, indi
chiamata Oviedo dai due piccoli liunii
che la bagnano, l'Ovia e la Deva. Nel
IX secolo fu onorata del titolo di città
de vescovi, perchè un grandissimo nu-
mero di prelati vi si rifuggirono, onde
evitare le persecuzioni de'mori. A Leon
dissi come Pelagio del 7 18 fondò il re-
gno cui i successori diedero il titolo di
Oviedo, e che i re di Oviedo portarono
questo nome sino a Ordogno li del 92 3,
che assunse quello di re di Leone, ed
allora la sede del reame da Oviedo fu
trasportata a Leone. 11 vescovato ebbe
origine nel VI secolo, leggendosi il no-
me di Metapio suo vescovo tra quelli
che furono al concilio IV di Toledo nel
5-27, mentre il vescovo Mailoco sotto-
scrisse a quello tenuto in Braga nel 563.
Commanville dice che la sede di Brito-
nia ebbe origine nel secolo VI, quindi
nel VII fu trasferita a Oviedo. Fra i
primi successori de' nominati ricorderò
Vistremoudo e Adolfo; indi nel IX se-
OXF
colo ad istanza del re Alfonso III questa
sede fu eretta, secondo il Novaes, da Gio-
vanni Vili in metropoli della Galizia, e
ne fu primo arcivescovo Ermenegildo, a!
quale successero Suero, Serrano, ec. Nel
secolo X tornò ad essere semplice vesco-
vato sulFraganeo di Composlella, goden-
do però l'onore del pallio, se deve creder-
si a Commanville ; ma ora è immediata-
mente soggetta alla s. Sede. Gli altri ve-
scovi d'Oviedo dal iy3o sono registrati
nelle Notizie di Roma. Dopo la morte
di Gregorio Ceruelo de la Fuente di Pa-
redes diocesi di Palencia, fatto vescovo
nel i 8 i 5, molti anni restò la sede vacan-
te, finché dal 1848 n'è vescovo mg.r I-
gnazio Diaz Caneja della diocesi di Leon.
La diocesi si estende per circa 20 leghe in
lunghezza e 4oin larghezza, contenente
diversi luoghi e molte parrocchie. Ogni
nuovo vescovo è tassato in fiorini 1600.
Concilii d'Oviedo.
Il 1 .° fu tenuto nell'87 3. Il 2. "nel 90 1
nazionale per la riforma del clero secolare
di Spagna e per la polizia delle chiese, on-
de furono fatte diverse ordinanze saluta-
ri; e vuoisi che in questo concilio Oviedo
fosse elevata ad arcivescovato, mentre la
governava Ermenegildo, o almenoessofu
riconosciuto dagli altri vescovi co* quali
dovea travagliare al ristabilimento della
disciplina turbata dal dominio degl' in-
fedeli. Il re Alfonso III vi assistè colla
regina e figli, accompagnato da 17 o 18
vescovi. Il 3.° nel 1 1 1 5, e si fecero tre
canoni sulla disciplina.
OXFORD, Oxonia o Oxonium. Cit-
tà vescovile d'Inghilterra, capoluogo del-
la contea del suo nome, a 20 leghe da
Londra, sulla riva sinistra dell' Isis, che
vi riceve il Charwel e il canale d'Oxfbrd
incominciato nel 1 769, compito nel 1 7qo
e sorgente di prosperità. Amenamente
situala sopra un' altura circondata da
una valle, è quasi cinta dalle due rivie-
re che si attraversano su tre ponti, fra'
O X F 77
quali quello della Maddalena sul Char-
^vel merita menzione: l'aria vi è pura e
salubre. Da lunge presenta un aspetto
imponente per le quantità e varietà dei
suoi campanili, torri, cupole e altri pub-
blici edilizi. La città propriamente det-
ta è di forma ovale, ed era un tempo
cinta di mura bastionate; varie nuove
costruzioni l'uniscono quasi ai suoi sob-
borghi. La strada Alta è la più bella. Le
antiche case, costrutte per dimora degli
studenti prima che fossero alloggiati nei
collegi, o de' forestieri durante il sog-
giorno che faceva la corte in questa cit*
tà, sono di pietra e sopra una grandis-
sima pianta ; quelle d'epoca più recente
sono più solide e comode. Questa città
è la prima e la più antica sede delle
scienze nell'Inghilterra; alcuni dicono si
potrebbe chiamare la città de' collegi,
noverandosene 19, oltre l'università, che
dicesi fondata da Alfredo il grande nel-
l'SgS. Vedasi Wood, Hisloria, et cinti-
quitatis universitalis Oxoniensis, Oxo-
niae 1674. Oxford deve tutta la sua ce-
lebrità e il suo splendore all'università ;
i più belli edilizi pubblici furono fonda-
ti per essa e le appartengono. Questa
università si compone di collegi fondati
dai re o dalle persone ricche e benefi-
che. Si governa colle sue proprie auto-
rità, senza che nessuna esterna influen-
za intervenga negli affari di sua ammi-
nistrazione; possiede come corpo pub-
blico uu'autorità a cui quella città è su-
bordinata. Si regge in virtù di una car-
ta che ricevette la sanzione da Carlo I,
ed ha per principale dignitario un can-
celliere, ch'è eletto d'ordinario fra' più
gran personaggi del regno dai reggenti
de' collegi per uno, due o tre anni, ed
anche in vita. Questo alto posto è mia-
si meramente onorifico, mentre il can-
celliere delega il suo potere ad un vice
cancelliere che sceglie fra' capi de colle-
gi. Vi sono molti altri dignitari o oflì-
ciali nominati dai membri deli univer-
sità, che hanno voce nelle assemblee Si
7 8 O X F
la ascendere a 3,ooo il numero di lulti
i membri universitari!, de' quali i ooo
ricevono stipendio dall' università sles-
sa. Questa è composta de' delti collegi
e 5 sale; i primi furono fondati col mez-
zo di donazioni in beuifondi, e formano
corpi particolari indipendenti, lutti pe-
rò soggetti al governatore generale del-
l'università; le seconde, quantunque ab-
biano avute alcune donazioni, non han-
no però la loro esistenza assicurata , e
ricevono pensioni per prezzo dell'istru-
zione, alloggio e mantenimento degli stu-
denti; del restante godono gli slessi pri-
vilegi de' collegi. Gli studenti, il cui nu-
mero ascese nel i8a5 a 466o, sono al-
loggiati nei collegi, e vivono parie a loro
spese e parte coi soccorsi che ricevono
dall'università; hanno un costume par-
ticolare chedilferisce per gli studenti no-
bili, pari o figli di pari ; i protestanti soli
hanno il privilegio di studiare ad Oxford.
Jl collegio che gode della maggiore ri-
putazione è quello di Christ- Chiudi;
gli edilizi ne sono bellissimi e le corti
vastissime; la chiesa di elegante archi-
lettura gotica serve di cattedrale alla dio-
cesi. Questo collegio fu fondato nel i 525
dal celebre cardinal Volsey, ed Enrico
V1JI vi trasportò la sede vescovile d'O-
seney nel ì 543, dichiarandola suffraga-
nea di Cantorbery. Allorché i re d'In-
ghilterra visitano l'università, questo col-
legio ha l'onore di alloggiarli ; queste vi-
site reali furono per Oxford feste bril-
lanti, perchè l'università in ogni tempo
fu considerata alTezionalissima all'opinio-
ne de' torys. Nel collegio Christ-Church
vi sono gran numero di pitture classi-
che, anco di Raffaele, Domenichino, Ti-
ziano e Perugino. Gli altri collegi più
osservabili pei loro edilìzi sono: quello
della Maddalena, fondato nel i458 da
Wainflete vescovo di Winchester, con
decoroso e alto campanile, e giardino
botanico istituito nel 1622 da Enrico
«I Anversa conte di Daubv; il collegio
(Jella regina, foudato nel 1 34 o da Rober-
OXF
to di Egles field confessore della regina
Filippa moglie di Odoardo III, dalla qua-
le prese il nome, ove sono rimarchevoli
la vasta cappella con vetri dipinti, tra'
quali è il giudizio universale, l'ampio
refettorio coi ritratti de' benefattori del
collegio, e la biblioteca d' ordine corin-
tio con gran chiostro decorato delle sta-
tue del fondatore e di altri benemeriti
dello stabilimento. Quasi tutti i collegi
hanno gallerie di quadri, giardini e co-
piose biblioteche sino al numero di 17
per uso de'professori dell'università e de-
gli studenti: la rivale d'Oxford, l'univer-
sità di Cambridge, è meno ricca in bi-
blioteche, contandone io. La principa-
le biblioteca è la Bodley che nominai col-
l'altra pubblica di Burg nel voi. XXXI V,
p. 3o3, parlando de' fondatori : l'edifizio
è considerato capo d'opera di architet-
tura gotica, con 5oo,ooo volumi circa,
ed è celebre soprattutto pei mss. greci
e orientali. La biblioteca fondata dal me-
dico Radcliffe, meno vasta e meno ric-
ca di libri della precedente, è di forma
rotonda, ornata di elegante cupola, e di
bella architettura greca : oltre i molti
importanti oggetti antichi, vi sono due
candelabri trovati nelle rovine della vil-
la Adriana presso Tivoli, dono di sii'
Roger Newdigate; e la magnifica colle-
zione di marmi antichi formata in Ro-
ma dall' avv. Corsi (del quale parlai a
Colonne di Roma e Gemma ) contenente
1000 pezzi, acquistata da Stefano Jar-
ret che la regalò al collegio. L'osserva-
torio eretto dal lodato Radcliffe è fab-
bricalo sul modello d'un tempio d' Ate-
ne; un globo sostenuto da un Ercole e
da un Atlante lo corona, e bellissimi
strumenti servono alle osservazioni. L'u-
niversità possiede inoltre galleria di pit-
ture, museo in cui primeggiano i famosi
marmi di Arundel, che servirono a sta-
bilire la cronologia de' greci, e donati
dal lord Howard nel 1677 all'uni versi-
la; la stamperia Clarendon, grande e so-
lido edilìzio costrutto nel 1711, famosa
O X F
per le sue edizioni; giardino botanico,
ti teatro sul disegno di quello di Marcel-
lo a Roma, ove si adunano quelli che
hanno luogo nelle grandi cerimonie del-
l'università, ma non vi si rappresentano
opere drammatiche : in questo teatro nel
i 8 i \ furono promossi al grado di dot-
tori di diritto civile, l'imperatore delle
Russie, il re di Prussia, il principe di
Mettermeli, il conte di Lieven, il prin-
cipe bMucher, ec. Oltre alle chiese de'col-
legi, Oxford ne contiene 1 3 altre parroc-
chiali e diversi templi pei cattolici, me-
todisti, anabattisti e quacqueri: delle scuo-
le aperte a Oxford dagli ebrei, feci pa-
rola nel detto voi. p. 3 i 3. Fra gli altri
edilizi interessanti bisogna ancora nomi-
nare il palazzo della città, la sala della
contea d'Oxford, la prigione, la casa di
correzione, l'ospedale di Radclifle, la sa-
la di musica, e gli edilizi del mercato;
vi si contano pure alcuni stabilimenti di
beneficenza. Oxford produsse diversi dot-
ti uomini, e fra gli altri D. Wood che ce
li ha fatti conoscere, Tommaso Gale dot-
to letterato, Tommaso Harriot matema-
tico, Humphrey Ilody, Tommaso Ly-
diat, Edoardo Pocock, Giovanni Wil-
mont, ec.
L'origine d' Oxford si nasconde nel
buio de'lempi ; si suppone che il suo no-
me derivi da un guado, ford, ove i bo-
vi, oxeii, passavano la riviera, mentre un
tempo portò il nome di Oxenford. La
storia non ne fa menzione che sotto il
regno di Alfredo, epoca in cui rinchiu-
deva un famoso monastero dedicato al-
la ss. Trinità. Guglielmo il Conquista-
tore la forzò di aprirgli le porte, e quan-
tunque si voglia fare risaltare l'origine
e la fondazione dell'università a un tem-
po remotissimo, è eerto che anco sotto
il regno di Guglielmo non v'erano cor-
pi regolari distruzione decorati di que-
sto titolo. Esistevano senza dubbio mol-
te sale o scuole, il cui numero aumen*
tossi sotto i ugni di Riccardo 1 e di
Giovanni. Sotto quello di Enrico 111 vi
O X ¥ -9
si contavano già 3,ooo studenti ; in que-
sto ultimo regno s'introdusse l'uso di e-
rigervi e dotarvi i collegi, e dopo que-
st'epoca le rendite ed i privilegi della
università prodigiosamente aumentaro-
no. Sul catolicismo dell'università d'Ox-
ford, si possono vedere gli Annali delle
scienze religiose, massime i voi. V, p.
161, Vlll,p. 95, e XIV, p. 61. Nel voi.
XXXV, p. i43, 149, lòie 1 56 del
Dizionario pallai della conversione al
catlolicismo del dott. Newman capo del-
la scuola teologica d'Oxford e di (\v\e\-
\ade'Puseisti(f/.),e di Ward altro mem-
bro dell'università; non che dell'omelia
del vescovo protestante d'Oxford, delle
tendenze dell'università al catlolicismo;
che ne' tempi andati fu chiamata alma
mater dell'alto clero anglicano, e del vi-
cariato apostolico centrale o medio in
cui è compresa la contea. ÌNel n.° 65 del
Diario di Roma 1847 si legge come il
dottor Nervina n con altri illustri ingle-
si vestirono in Roma l'abito de' 'filippini
onde istituirne la congregazione in In-
ghilterra, facendo il noviziato nel mo-
nastero di s. Croce in Gerusalemme, ove
furono onorati della visita del regnante
Pio IX. Questo Papa nel dichiarare Bir-
mingham residenza vescovile a' 2q set-
tembre i85o, nella circoscrizione della
diocesi vi comprese Oxford e la sua u-
ni versi là, che alle sue glorie aggiunge
ormai quella di aver fornito al cattoli-
cismo il più gran numero di nuovi figli
colle sue conversioni ammirabili, le (pia-
li ebbero un sì meraviglioso eco in In-
ghilterra ein Europa ; dappoiché in que-
sti ultimi tempi da circa 100 membri
dell'università, fra 'quali molti ministri e
professori, rientrarono nel grembo della
vera Chiesa. I dintorni d'Oxford olirono
belle praterie e campagne ridenti ; vi è il
castello di Blenheim, già dimora di Mari*
borough, e quello di Nuncham-Courte-
nay, soggiorno ordinario del conte d Hai -
court. In questi ultimi tempi vi si scoper-
sero le vestigia di una città romana.
8o OXI
Concilii (V Oxford.
li i.° fu tenuto nel 11600 1161,
contro gli errori de' valdesi ch'eransi in-
trodotti in Inghilterra: furono dati io
potere del braccio secolare. Di questo
e seguenti trattano i collettori de'conci-
lii. Il 2.° nel 1 1 66, contro i medesimi er-
rori. Il 3.° nel Ì207 , sul sussidio do-
mandato dal re, che lo rinunziò in vi-
sta delle eccezioni fattegli dai vescovi. Il
4-° nel monastero di Oseney o Osney
presso Oxford, che fu di tutta l'Inghil-
terra, agli 1 i giugno 1222, tenuto dal
cardinal Langthon arcivescovo di Can-
torbery. Vi si fecero /yq canoni per la
riforma di quella chiesa, conformi a quel-
li del concilio Lateranense IV. II 5.°
nel 124.1 o 1242, per determinare i
digiuni e le preghiere per la Chiesa. Il
6.° nel i25o, sulla libertà delle cap-
pelle reali. 11 7.0 nel 1258. L' 8.° nel
1287, sulla disciplina, usanze e lèste
della Chiesa. Il g.°nel 1 382, adunato da
Guglielmo Courtenai arcivescovo di Can-
torbery, contro gli errori di Wiclefo, che
vennero condannati, il io. ° nel i4o8,
contro lo slesso VViclefo, e fu presiedu-
to da Tommaso Arondel arcivescovo di
Canlorbery,e visi fecero 1 3 regolamenti
per arrestarne gli errori.
OXIRLNCO o OSSIRINCO, Oxy-
rynchus. Sede vescovile dell'Egitto assai
considerabile, nel patriarcato d'Alessan-
dria, chiamata pure Belmese, nella pro-
vincia d' Arcadia Heptauomus. Eretta
nel IV secolo, poi divenne metropolita-
na, coi vescovati suffraganei di Clisma,
Tsicopoli, Arsinoe, Aphroditon, Memphi,
Thamiata, Teodosiopoli, ed Eraclea su-
periore o Magna. Nel IV secolo era già
una eomunitàdi santi ; il suo recinto con-
sideravasi come un gran tempio, in cui
ne'diversi monasteri erano riuniti 1 0,000
religiosi e 20,000 vergini. 1 pubblici
edifizi ed i templi pagani furono cam-
biati in abitazioni pei religiosi. Vi era-
OZI
no 12 chiese, nelle quali si riuniva il po-
polo; le grotte, le torri, i luoghi più ap-
partati ridondavano di solitari, i quali
cantavano notte e giorno le divine lodi.
Gli eretici meleziani ed ariani ben pre-
sto vi furono espulsi. I magistrali e gli
abitanti tenevano persone alle porle del-
la città, acciò fossero ben ricevuti i fo-
restieri ed i poveri, e somministrato lo-
ro il bisognevole. Ebbe 8 vescovi. Oriens
christ. t. 2, p. 378. Al presente Oxirinco,
Oxirien,è un titolo vescovile inpnrtibns,
sotto l'arcivescovato pure in parlibus di
Dannata, che conferisce il Papa, e Pio IX
a' 9 maggio 1848 lo die a mg.r Fioren-
tino Stefano Jassen vicario apostolico di
Thaiti nell'Oceania.
OZIONE, Opto. I cardinali chiama-
no otta re il desiderare, optare, il pas-
saggio da uno de' loro ordini ad altro;
cioè il desiderare, l'aspirare, il doman-
dare ch'essi fanno al Papa in concistoro
il passaggio dall'ordine de'diaconi aquel-
lo de'preti, e da quoto a quello de' ve-
scovi suburbicari ; ovvero da una diaco-
nia all'altra, da un titolo ad altro, e ila
un vescovato snburbicario ad altro. Seb-
bene questo nome ed uso di ottare .sia
molto antico fra' canonici in molte chie-
se cattedrali e collegiate d'Italia e del
resto della cristianità {V. Ursaya, Di-
scursus circa vacationes, et optionex ca-
thedralis), però nel sacro collegio de car-
dinali non è molto antico, e col Panvi-
nio lo dissi incominciato da Alessandro
V, nel voi. X, p. 14, rimarcando i pre-
giudizi per ciò derivati alle chiese tito-
lari e diaconali, ed il discapito delle se-
di vescovili. L'antica e costaute consue-
tudine della chiesa romana, che i diaco-
ni non mutassero le diaconie una volta
ricevute, né i preti i loro titoli, né i ve-
scovi i loro vescovati, dava per vantag-
giosa conseguenza che i diaconi, i preti
ed i vescovi maggiormente si affeziona-
vano, e coltivavano, ornavano, restaura-
vano, non che accrescevano le diaconie,
i titoli ed i vescovati che doveano lite-
OZI
nere loro \ ita durante, per cui ne assu-
mevano il nome, col quale più del pro-
prio venivano da tutti riconosciuti; lad-
dove introdottesi le ozioni, ricevono fre-
quentemente queste chiese soggetti a-
vanzati negli anni, immersi nelle prin-
cipali cure della romana corte, laonde
non di rado succede, che appena princi-
piano ad avere di esse piena cognizione o
ci prendono amore, che o dalla morte o
da nuova ozione sono costretti a lasciar-
le con evidente pregiudizio delle sedi
vescovili suhurhicarie, massime di Por-
lo e chiese unite, e di Ostia e Velletri,
come osserva pure il Cecconi, Storia di
Paleslrina, p. 288. Questi inoltre avver-
te che il cardinal Giulio nel 1 1 og dal
titolo di s. Marcello passò al vescovato
di Palestrina, e che questo poi ottenne
nel i3o7 il cardinal Giovanni diacono
di s. Agata, e che piuttosto dovrà cer-
tamente dirsi che prima di Alessandro
V i cardinali non ottavano da un tito-
lo all' altro dello slesso ordine, da una
diaconia all'altra, da un vescovato su-
burbicario ad altro. A questi esempi ag-
giungerò, che il cardinal Bernardo d'Al-
by del titolo di s. Ciriaco, fu da Clemente
\ I nel 1 348 promosso a vescovo di Por-
to, da cui restarono esclusi altri cardi-
nali più antichi che vi oliavano, venen-
do egli preferito per essere stato vesco-
vo prima del cardinalato, come allora si
praticava. Quanto ai titoli e alle diaco-
nie di Roma, di frequente avviene che
sono oliate più quelle chiese che non
hanno Insogno di aiuto 0 restauro, e the
godono prerogative ed hanno benefizi ec-
clesiastici da conferirsi dal titolare o dia-
cono. Devesi però riflettere, che ora i
cardinali hanno ordinariamente la limi-
tata provvista di 4,000 scudi, non go-
dono più le rendite ecclesiastiche che pri-
ma aveano in copia, e non possono dis-
porre , come una volta, delle pensioni e
benefizi di chiesa in favore degli eccle-
siastici loro famigliari e ben affetti. 11
solo titolo che non si può mai oliare è
t .
OZ I 8.
la chiesa di s. Lorenzo in Damaso, che
sempre si ritiene iu commenda dal car-
dinal vice-cancelliere, sia egli o dell'or-
dine de'vescovi, o de' preti, o de'diaconi.
11 cardinal de Luca, Rei. Boni. tur. disc.
n.° 5, c'informa esattamente di lutto il
metodo delle ozioni, iu questo modo.
» Fra lutti gli oidini rispettivamentedal-
l'uno all'altro (non mai un cardinal dia-
cono può oliare all'ordine de'vescovi se
non sia passato in prima a quello dei
preti), viene permessa 1' ozione. Poiché
quello ch'entrato è nell'ordine de' ve-
scovi, secondo il rango d'anzianità, a suo
piacele, in tempo di vacanza, nel pros-
simo concistoro può otlare altro vesco-
vato (suburbicario). 11 1 .° prete può ot-
tar l'ultimo vescovato vacante; o tra gli
stessi preti o diaconi migliorare rispet-
tivamente il titolo, passare dall'ordine
diaconale a quello di prete, colla prero-
gativa del salto, occupando secondo l'or-
dine di anzianità il luogo sopra gli altri,
che prima di lui collocati erano nell'or-
dine presbiterale, come se da principio
fosse stalo costituito in detto ordine ; a
patto però che sia presente a quel con-
cistoro, non avendo i lontani diritto di
ottare, se dispensati non vengono dal
Pontefice". In fatti ai cardiuali assetiti,
per ottare vescovato, titolo o diaconia,
occorre un pontificio breve facoltativo,
e siccome le ozioni si fanno al Papa in
concistoro dai cardinali medesimi; il car-
dinale assente deputa perciò altro car-
dinale a far per lui lozione, altrettanto
si pratica se il cardinale ottante, per in-
fermità non può recarsi in concistoro .
benché sia in Roma. Per le ozioni va av-
vertito (pianto notai nel voi. XIX, ;
289, sull'antico passaggio de' cardinali
diaconi all'ordine de' vescovi, non pili iu
uso: ivi pur dissi che il prefetto de mae-
stri di cerimonie prima del concisloro
in cui si dee far l'ozione, si reca ad inter-
pellare i cardinali che precedono in an-
zianità quello che olla, qualora alcuno
di essi bramasse passare al vacante ve-
li
82 OZI
scovato suburbicario , titolo o diaconia.
Altrove narrai come i Papi sollevarono
precariamente le diaconie in titoli, come
per ultimo fece Gregorio XVI con la
chiesa diaconale di s. Maria in Portico
in titolo, a favore del cardinal Lodovi-
co Altieri ; e come i cardinali preti e dia-
coni, talvolta oltre il proprio titolo o dia-
conia, ottano ad altro o altra in com-
menda, ciò che fanno alcuni vescovi su-
burbicari, ordinariamente coi loro anti-
chi titoli, o per una particolare loro di-
vozione o per non defraudare quellechie-
se della continuazione di loro beneficen-
ze. Ecco le forinole che i cardinali nel-
le ozioni pronunziano al Papa in con-
cistoro. Beatissime Pater. Si Sanctitati
veslrae placuerit ditnissis ccclesiis Por-
tuense el ss. Ritfinae, opto ecclesiae O-
sliensem et Veliternensem eliam inviceni
wiitas. - Beatissime Pater. Si Sanctitati
veslrae placueril dirnisso titulo s. Pra-
xedis, transito ex ordine praesbylera-
li ad episcopalem, optando ecclesiam
Albanensen. - Beatissime Pater. Si San-
etilati veslrae placnerit transito ex or-
dine praesbyterali ad episcopalem , o-
■plando ecclesiam Praencslinam pura re-
tenlione in commendavi titilli s. Mar-
imi in lilontibus. I cardinali vescovi su-
burbicari dicono, dimissa ecclesia ....
epto ecclesiam , i cardinali pre-
li , dirnisso lilulo s opto titillimi
s , i cardinali diaconi , dimissa
diaconia s , opto diaconiam s. . . . ,
i cardinali diaconi che bramano pas-
sare all'ordine presbiterale, dimissa dia-
conia s opto titillimi s Ec-
co la forinola che lesse il cardinal Mac-
chi vescovo suburbicario, pel cardinal
Micara malato, nel concistoro de* 17 giu-
gno i844> a Gregorio XVI. B. Pater.
Ego Vinccntius S. R. E. e ardinalis Mac-
chi procurator rev. cardinali Micara,
prò parte dicli R. C. , et procuratorio
nomine dimissa ecclesia Tusculana, si
Sanctitati veslrae placuerit, opto cecie-
sias Oslicnsem el F'clilernensem sibi in-
OZI
vicini canonice unitas. Va notato che i
cardinali diaconi possono passare dopo
io anni che sono stali nel loro ordine
all'ordine de' preti, e prendono il posto
di anzianità di loro esaltazione al cardi-
nalato; lo possono fare prima, ma allo-
ra vanno all'ultimo luogo, meno pontifi-
cia dispensa, ed una recente ne riportai
nel voi. XIX, p. 287. Nel secolo passato
dall'ordine de'diaconi passarono a quel-
lo de'preti i cardinali Marcantonio Co-
lonna, Andrea Corsini, Po!ignac,ec.; nel
secolo presente quelli registrati a delta
pagina.
Il Zaccaria, nelle note alla Relazione
della corte di Roma del Lunadoro, e. 4,
dell'ozione de' titoli cardinalizi, dice che
l'elezione de' vescovi fino a s. Gregorio I
e forse anche fino ali* V II I secolo, secon-
do l'anlica universal disciplina, dipende-
va dai voti del clero; che poscia si è e-
seguita per la sola creazione libera del
romano Pontefice. Questo slesso mollo
più debbe intendersi de' titoli presbite-
rali e delle diaconie cardinalizie, come
può vedersi all'articolo Oedin.\ziom dei
Pontefici, ove parlai delle antiche crea-
zioni o promozioni de' cardinali. La ne-
cessità del bene della Chiesa obbligò Ales-
sandro V, creato nel i4°9 nel concilio di
risa, a pcrmetterelanon prima usata mu-
tazione de'vescovi suburbicari, e decito-
li ediaconie; imperciocché a motivo dello
scisma dell'antipapa Benedetto XIII, ve-
deansi da due cardinali di diversa ub-
bidienza", romana e avignonese, ossia da
un cardinale e da un anlicardinale, oc-
cuparsi il medesimo vescovato, titolo o
diaconia, a cui erano stati nominati dai
Papi e dai pseudo-poutefici.' Alessandro
V a ciò si determinò per rimuovere tal
disordine, una delle pessime conseguen-
ze del lungo scisma, in esecuzione ezian-
dio del decretato della sessione XX del
concilio, di formare de'due collegi car-
dinalizi un solo, con ritenere un cardi-
nale il vescovato, titolo o diaconia che
possedeva, e Tallio che pure teneva uno
OZI
dì essi passasse ad un altro, perchè fini-
to lo scisma non si continuasse simile mo-
struosità. Osserva il Novaes, clic i pri-
mi a far l'ozionc furono i cardinali Gior-
dano Orsini, che dal titolo di s. Marti-
no passò a quello di s. Lorenzo in Da-
maso; come Antonio Correrò, che dal
■vescovato di Porlo passò a quello d' O-
stia e Velletri, e Pietro Annibaldi Ste-
faneschi,che dalla diaconia de'ss. Cosma
e Damiano passò a quella di s. Angelo
io Pescherà. Eugenio IV poi fu il primo
the dopo Alessandro V autorizzò que-
ste ozioni, accorciando nel 1 43 i che il
detto cardinal Orsini dal vescovato d'Al-
bano passasse a quello di Sabina, rite-
nendo in commenda il titolo di s. Lo-
renzo in Damaso. Altri scrittori registra-
no le ozioni del Corralo e dell'Annibal-
di sotto Eugenio IV, ma il secondo tro-
vo che morì nel i4'7> bensì leggo nel
Borgia, Storia di Velletri, che il tra-
sferimento di Corraro lo fece Eugenio
IV suo parente*» senza alcuna necessità,
se non che per onorarlo maggiormente,
cominciando in questo modo a gettare
i fondamenti deirozione,dipoi introdot-
ta fra i vescovi cardinali ». Il citato Cec-
coni rileva ancora, che il cardinal Lu-
signano vescovo di Palestrina fu il pri-
mo che da questa ottasse ad altra chiesa
senza bisogno, cioè nel ì^ZG a quella
di Frascati, e che a poco a poco le pro-
mozioni e ordinazioni cardinalizie ven-
nero poi a celebrarsi m qualunque tem-
po. L'uso delle ozioni non si mantenne
in principio stabilmente, poiché Pioli,
senza ozionealeuna, creò vescovo di Por-
to nel 1460 il cardinal Carvaial, ch'e«
ra soltanto diacono di s. Angelo. Il Ta-
magna, Origini de' cardinali par. I, p.
1G1, conviene die le ozioni si costuma-
rono con molta parsimonia sino a Sisto
IV del i47', il quale fu il Pontefice più
dispotico in questa materia, assegnando
perfino le diaconie a' preti, ed i titoli ai
diaconi; Paolo IV stabilì colla bolla
Quuntf che l'ozionc fosse concessa ai soli
OZI 83
cardinali dimoranti iu Roma, 0 al più
entro il distretto di due diete, o spazio
di due giorni; Sisto V finalmente colla
bolla Postquam, e Clemente XII colla
bolla Pastorale, determinarono le rego-
le dell ozione. Vedasi quanto su ciò dis-
si nel voi. XIX, p. 289.
Aggiungerò altre generiche d'udizio-
ni sulle ozioni, principiando da quel-
le de' vescovi suburbicari. Urbano Vili
decretò, al riferire di Novaes, che gl'im-
pediti per malattia a far le funzioni epi-
scopali, benché cardinali, non potessero
essere proposti per vescovi, né passare
da uno all' altro vescovato. Le ozioni c-
rano divenute frequentissime ne' G car-
dinali vescovi suburbicari, perché meno
il decano e sotto decano, appena vacava
una chiesa, succedevano i passaggi di 4,
onde Clemente XII tolse simili inconve-
nienze, che talora portavano di conse-
guenza 1' essere alcuni cardinali vescovi
per pochi mesi pastori d'ognuna di dette
diocesi, restando solo Porto echiesc unite,
Ostia e Velletri ad otlarsi a chi tocca per
anzianità di vescovato suburbicario. \ e-
dasi Vincenzo A madori: Discursus incqu*
sa romana oplicnis episcopatus, Romae
1715. Prospero Lambertini: Discursus
in causa optionis episcopatus, Romae
1 7 1 5. Il citato Rorgia rimarcò, che il
cardinal Raffaele Riario, fatto vescovo
d'Ostia e Velletri nel 1 5 1 1, fu il primo
che per ozione ottenne lutti i G vesco-
vati suburbicari un dopo 1' altro, stabi-
lendosi allora meglio l'uso e diritto del-
Pozione. A Decano del sacro collegio,
parlando dell'ozionc al vescovato d'Ostia
e Velletri e al decanato, dissi come pri-
ma un cardinale suburbicario proponeva
quello cui toccava passarvi. L'Amali nel-
la critica e note al Maestro di camera
del Sestini,ecco quanto ripoi 1 1 riguar*
do alle ozioni e precedenze de'cardinali
preti e diaconi, secondo l'ordine di crea-
zione. Se in questa è avvenuto errore
nella nomina, chi é nomili ito prima ce-
derà il luogo a quello che per sbaglio è
84 o Z I
dichiaralo dopo di lui. Il cardinal Cam-
peggi, crealo da Leone X insieme con
Giacobacci e altri nel i 5 i 7, essendo ve-
rnilo in Roma 1' anno seguente, fu posto
a sedére in pubblico concistoro dopo Gia-
cobacci, perchè era stato nominato dal
Papa dopo di lui : egli in veder ciò disse
ch'essendo stato ordinato vescovo prima
di Giacobacci dovea precederlo. Leone
X, venuto di ciò in cognizione, ordinò
che restasse ov'era slato collocato, senza
pregiudizio di sue ragioni, che nel primo
seguente concistoro meglio avrebbe e-
sposto ; ma il Campeggi si contentò ce-
dere al collega. I cardinali Osio e Gran-
vela furono creati da Pio IV nel 1 56 r
in una medesima promozione, e sebbene
il secondo fosse stato ordinato prima ve-
scovo, nella promozione tultavolta fu
dichiarato prima Osio. Quando questi
si recò a Roma si dubitò chi di essi do-
Tea godere la precedenza, ma fu risoluto
a favore di Granvela, per essere stato
prima ordinato vescovo, giacché dice il
maestro di cerimonie Cornelio Frimano
ne'suoi diarii del 1669: Quando Papa
non declarat in specie quod vultaliqiiem
esse prinium , non altendilur ordo no-
minationis, sed tantum dignitas persona-
rum. Il cardinal Giustiniani generale dei
domenicani fu nel 1 570 creato cardinale
das. Pio V, insieme conRusticucci ch'era
protonotario non partecipante, e nomi-
nato prima dell'altro (vedasi il voi. XVI,
p. 1 35, ove parlai della precedenza del
generale sui protonotari non partecipan-
ti); ma fatto conoscere al Papa che i
protonotari non partecipanti non prece-
devano ai generali degli ordini, nel con-
cistoro pubblico Giustiniani fu posto a
sedere sopra Rusticucci. Se un cardina-
le diacono passa nell'ordine de'preli, opi-
ozu
na l'Amati che se la sua creazione è an-
teriore al primo di tale ordine, gli toglie il
luogo e precede. Egli inoltre riportando
la disposizione di Sisto V, ora non più
in vigore, che un cardinal diacono dopo
essere stato io anni nel suo ordine, e
dopo la vacanza di tre sedi suburbicarie
otlar potesse alla quarta, purché parten-
do dal suo ordine vi rimanessero 1 o dia-
coni ; afferma che anticamente a quel car-
dinal primo diacono che avesse coronalo
due Papi, si concedeva la prima chiesa su-
burbicaria che vacasse, come fu pratica-
to col cardinal Raffaele Piiario, che co-
ronando Paolo III e Giulio III (dicasi
invece Alessandro VI e Pio III ) , eb-
be la chiesa di Albano (il cardinal Marco
Cornaro coronò Adriano VI e Clemen-
te VII, e nel \5i^ divenne vescovo di
Palestrina, ed il cardinal Francesco Pi-
sani avendo nel i 555 coronato Marcel-
lo II e Paolo IV, subito passò alla chie-
sa d'Albano). Non piaceva all'Amati
questo passaggio de' diaconi all' ordine
episcopale senza aver toccato quello dei
preti, e narra che Leone X die la chiesa
di Frascati al cardinal Farnese primo dia
cono (poi Paolo III), dipoi lo fece prima
prete domenica 26 giugno 1 5 1 9, col ti-
tolo de'ss. Quattro, enei sabbato seguen-
te di propria mano lo consagrò vescovo
Tusculano, indi passò ad altre quattro
chiese suburbicarie. Quanto si pratica
sull'ozione de'diaconi è anche detto nel
voi. XIX, p. 289. Inoltre vedasi Vescovi
suburbicari, Titoli, Diaconie, Cardila-
ie; ed il Piati, De cardmalis, cap. 2, § 4,
de oplione cardinalium.
OZURUM. Sede vescovile d'Armenia
nel patriarcato di Sis, nella provincia
Sciahabunense. Oriens christ. t. 1 , p.
i44o.
PAC
PAC
P
Jl AC ANDO, Pacaiuìus. Sede vesco-
vile della provincia di Licia nell'esarca-
to d'Asia, sotto la metropoli di Mira,e-
relta nel IX secolo, secondo Coinman-
ville. Al presente Pacando, Pacanden, è
un titolo vescovile in parti bus, che si con-
ferisce dai l'api, e Pio IX lo die a mg.1
Aidano Devereux, fatto vicario aposto-
lico del distretto orientale del Capo di
Buona Speranza.
PACCA Bartolomeo , Cardinale.
Bartolomeo Pacca nacque in Benevento,
da antichissima famiglia patrizia, a'2.5 di-
cembre i 7 56, da Orazio marchese di Ma-
trice e da Cristina Malaspiua discenden-
te dai celebri e potenti marchesi e signo-
ri della Lunigiana, mentre era arcivesco-
vo della patria l'illustre e benemerito
pro-zio mg.T Fraucesco Pacca, di chiaro
nome per avere rinunziato 1' offertogli
cardinalato, essere stato modello di epi-
scopale perfezione e per avervi lasciato
tre utilissime fondazioni, le orsoliue , i
missionari , la biblioteca. ( Abbiamo di
P, S. Sorda : Discorso storico sopra la
vita e le opere di mg.1' F. Pacca arciv.
di Benevento ). Venne educato dapprima
nel collegio de' gesuiti in Napoli, poscia
nel collegio dementino de' somaschi iu
Roma, ove applicossi con tanto ardore
agli sludi della storia e delle belle Ielle-
ri', che ancor giovanetto meritò di esse-
re annoveralo Ira i membri della celebre
accademia ili Arcadia. Compiuto il cor-
so di filosofìa e trasferitosi nella nobile
accademia ecclesiastica (di cui poi fu be-
nefico protettore ), die pur opera agli slu-
di delle scienze legali e sacre, nelle quali
tanto si approfondò, clic eccitò verso ili
té l'ammirazione degli slessi suoi precet-
tori. Pio VI primieramente l'annoverò
tra'suoi camerieri segreti soprannumera-
ri , indi di soli 28 anni non solo Io pro-
mosse a prelato domestico, ma poco do-
po a nunzio di Colonia, e nel concistoro
de'26 settembre 1 y85 lo preconizzò ar-
civescovo di Dannata in parlibus, venen-
do consacrato il 17 aprile del seguente
anno. Recatosi in Germania fece risplen-
dere in sé (come notai a suo luogo, an-
zi qui rammento che in moltissimi ana-
loghi articoli celebrai e celebrerò questo
amplissimo personaggio , per cui mi li-
mito a iudicare soltanto le sue principa-
li qualità e uffizi importanti che con gran
lode disimpegnò), dinante tutto il tem-
po di sua grave nunziatura, maraviglio-
sa sagacità e destrezza nel condurre gli
affari spettanti al suo delicato officio, non
che singoiar fortezza d' animo nel soste-
nere e difendere i diritti della s. Sei\e e
de'suoi rappresentanti, contro le preten-
sioni e i maneggi di que' polenti che o-
savano allora di oppugnarli, proteggen-
do a tale elfetto il celebre ex gesuita Fel-
ler che oppugnava validamente le av-
verse opinioni. Dimorando in Colonia ,
Pio VI gli affidò l'onorevole incarico di
portarsi qual nunzio straordinario pri-
ma a Federico Guglielmo II re di Prus-
sia, allorquando egli si recò in \\ eslfiilia
nel 1788, poscia a Luigi XVI redi Fran-
cia, iu epoca che cercava salvezza da una
fuga, la qual seconda missione non ebbe
effetto per le sopravvenute vicende poli-
tiche. In premio di sua zelante condot-
ta, lo stesso Pontefice lo trasferì alla nun-
ziatura di Lisbona, ove passò ai I mag-
gio 1795, dopo aver preso in Roma la di
lui benedizione , e poscia Del pontificio
nome presentò le ricche fascie benedet
te per l'infante d Antoni -co Pio
86 P A C
in Portogallo. Ivi ancora si conciliò la
slima di tulle le persone savie e dabbene,
però dovette opporsi con pello aposto-
lico agli assalti del giansenismo ricove-
ratosi in quella regione, sotto !a prote-
zione del famoso marchese di Pombal.Gli
avvenimenti derivati dalla rivoluzione
francese e la detronizzazione del glorioso
l'io VI, impedirono a questi di premiar-
lo colla porpora, al che prontamente sup-
plì il degno successore Pio VII, che nella
prima promozione de' 2 3 febbraio 1801
lo creò cardinale dell' ordine de' preti ,
rimettendogli la berretta cardinalizia pel
di lui nipote e ablegato mg.' Tiberio Pac-
ca ( poi governatore di Roma), a ciò de-
putato benché dimorasse presso di lui nel-
la nunziatura, ed il re Giovanni VI glie-
la impose colle consuete solennità. Ritor-
nato nel maggio 1802 in Roma, dopo a-
ver visitalo Gibilterra, ebbe per titolo la
chiesa di s. Silvestro in Capite. Invaso
nuovamente dalle armi francesi lo slato
pontificio, in sì trista e calamitosa con-
giuntura di tempo a' 1 8 giugno 1808 gli
Tenne affidata dal Pontefice la carica di
pro-segretario di stalo , quale sostenne
con decoro e s'ingoiar fortezza d'animo,
corrispondendo pienamente all' aspetta-
zione di Pio VII ( al modo che con dif-
fusione narro nella biografia di quel Pa-
pa ), cui non cessò mai energicamente di
assistere e incoraggiare con opportuni e
amorevoli conforti, in mezzo alle più or-
ribili procelle. Trailo il Papa violente-
mente fuori di Roma a'f> luglio 1809, il
cardinale gli fu compagno fedele nelle
sciagure, sostenendo con alacrità i disa-
gi e la lunghezza del viaggio unito al suo
fianco; e quindi separatone a viva forza
e rinchiuso nel forte di Fenestrellc, sop-
portò con invitto animo per lo spazio di
oltre a tre anni la durezza della prigionia,
pronto a dare il sangue e la "vita, ove il
bisogno lo chiedesse , in difesa della re-
ligione. Tranquillate le cose, a' ii\ mag-
gio 1814 partecipò agli onori del trion-
fale Ingresso in Roma del supremo gè-
PAC
rarca, con cui avea avuta comune la ca-
lamità dell' esilio, nel quale eziandio gli
si rese utile co'suoi consigli in Fontaine-
bleau. Indi Pio VII a' 26 settembre lo
decorò della luminosa dignità di caraer-
lcngodi s. Chiesa, in cui cooperò alla rein-
tegrazione de'fondi invenduti agli ordini
religiosi, massime quelli della compagnia
di Gesù che tanto amò. Per volere del
Pontefice per alcun tempo di nuovo eser-
citò il pro-segretariato di stato, allorché
il cardinal Consalvi andò al congresso di
Vienna , e quando il Papa si rifugiò a
Genova egli lo accompagnò, affidando il
potere al cardinal Somaglia presidente
della giunta di stato. Nell'uffizio di ca-
merlengo molte cose vantaggiose ope-
rò, avendo nella sede vacante conialo
monete e medaglie col suo stemma. Ri-
nunziato il camerlengato a Leone XII,
nel settembre 1824, fu da lui dichiarato
pro-datario, nel quale uffizio venne pei
suoi grandi meriti confermato da PioVll I
e Gregorio XVI, dopo essere intervenu-
to con autorità ai loro tre conclavi, e nei
due ultimi ricevendo molti voti pel pon-
tificato. Pio VII nel 1 8 1 8 lo dichiarò ve-
scovo suburbicario di Frascati , e nel
182 1 di Porto e s. Ruflina , essendo di-
venuto sotto decano del sacro collegio.
Fregiato di queste qualifiche, Leone XII
nell' anno santo 1 8 >5 lo deputò legato
a Intere, ad aprire e chiudere la porta
santa della basilica di s. Maria in Traste-
vere, sostituita all' incendiata ed ora ri-
sorta basilica di s. Paolo, con quelle par-
ticolarità che notai nel voi. XII, p. 1 70
e 20 1 , descrivendo eziandio la bella me-
daglia che perciò il cardinale fece incidere
con saggio accorgimento. JVel 1829 Pio
Vili lo trasferì alle chiese d'Ostia e Vel-
lelri, divenuto decano del sacrocollegio, e
fece Arciprete dell'arci basilica Lateranen-
se. A Decano non solo dissi che esercitò le
prerogative e cariche ad esso unite, che
consagrò in sommo Pontefice Gregorio
XVI, e dell'analoga affettuosa allocuzio-
ne pronunziala; ma eziandio che avendo
PAC
quel Papa creilo Vellclri inlegazionc a-
poslolica, il cardinale ne fu primo lega-
lo. Perciò il senato e popolo di Vellelri
coniò una medaglia colla sua somiglian-
te effigie. Tanto amore e distinta stima
ebbe Gregorio XVI per questo insigne
porporato, che volle essere suo ospite più
■volte a Vellelri e Ostia, tenendolo seco
a mensa e in carrozza a spalla. Recan-
dosi a Frascati , ove il cardinale soleva
passare l' autunno, il Papa l'onorò sem-
pre di amorevoli visite: queste pur fece
nel suo palazzo in Pioma iucontro la chie-
sa di s. Maria in Campitelli, non che al-
la sua vigna e casino fuori di porta Ca-
valleggieri presso la tenuta della Bravet-
la, nella via Vitellia o Janiculensis , già
spettante in un al contiguo oratorio di
s. Maria del Riposo a s. Pio V ( a Pe-
stilenze notai, che sotto Alessandro VII
vi fu un lazzeretto); il casino fu dal car-
dinale ridotto a piccolo museo, massime
con pregiate sculture in marmo, rinve-
nute negli scavi ubertosi da lui intra-
presi con successo presso Porto e Ostia,
acciocché passando a godere quel quieto
soggiorno campestre, l'archeologia e la
storia uaturale avessero ben donde pa-
scere l' occhio e la mente dell' erudito.
Ponendo la vigna e il casino a piena di-
sposizione di Gregorio XVI, gliene die-
de la chiave, quale io restituii alla di lui
morte agli credi. Protettore e mecenate
generoso degli artisti e de' letterali, sem-
pre da essi fu con amore e ammirazio-
ne circondato; il suo palazzo, la sua men-
sa, la sua conversazione potè dirsi una
continua, dotta e istruttiva accademia ,
ed i suoi numerosi e rispettabili amici
che lo frequentavano, non erano mai sa-
zi di apprendere dalla sua sempre fresca
memoria, vasta e profonda erudizione,
e lo sue tante cognizioni , per la lunga
felice sperienza in ogni genere di cose, e
pel prudente e maturo consiglio esperi
mentalo da molti ; accoppiando al sape*
re nobiltà di modi, urbanità singolare
e graziosissinia bontà d'animo, quali do-
P A C 87
ti mai vennero meno in lanla altezza di
grado. Fu tenuto in sommo pregio non
meno dai suoi nazionali che dagli este-
ri, fra' quali non v'ebbe persona di chia-
ro nome, o di animo gentile che non si
recasse ad onore di conoscerlo e con-
versare con lui familiarmente , pel suo
perspicace ingegno, indole soavissima ed
alben fare inclinata. Riverito da ogni sor-
ta di persone, venne onorato della stima
e benevolenza di parecchi principi e so-
vrani, principalmentedi Pio VI, Pio VII,
Leone XII, Pio Vili e Gregorio XVI.
Fu leale e costante nelle amicizie, com-
passionevole e generoso oltremodo verso
ogni sorta di sventurati; e molte città e
luoghi dellostatopontificio,ordinie con-
gregazioni religiose, sodalizi, pii istituti
e accademie l'ebbero ad amorevole ed
efficace protettore. Governò con pastora-
le zelo le nominate diocesi suburbicarie,
in alcune lasciando monumenti di sua
generosa pietà e gusto per le lettere e per
le arti; e sostenne con decoro e vantag-
gio della s. Sede, le moltecarichc che l'un-
se. Coltivò con successo lo studio delle lin-
gue, (Vacuigli furono famigliari la Iran
cese, l' inglese, la tedesca, la spaglinola
e la portoghese, oltre la cognizione del
la latina e della patria (avella, la quale
scriveva con molta facilità e naturalez-
za, riuscendo assai eleganti e forbite le
disseriazioni che lesse in diverse accade-
mie (di una feci menzione nel voi. X \ 1 1,
p. 47 come di già ve argomento) , delle
quali poi a moltissime delle primarie fu
aggregato. Fece parte pressoché di tut
te le congregazioni cardinalizie, fu se-
gretario di quella del s. offizio, e pre-
fetto di quelle della cerimoniale, de've-
scovi e regolari, e della correzione de' li-
bri orientali, comeancora presidente del
coniglio supremo della camera apostoli»
ca ; nelle congregazioni si fece ammirare
per senno e libertà di consiglio, di cui
fecerosemprealtocontoi Pontefici. Scrii
ture insigne di parecchie opere per <rera
cita storica contemporanea, per candore
88 P A C
di penna, per gravità ed utilità di sen-
tenze celebratissime, non potevano non
riuscire sommamente interessanti, mas-
sime quelle cherisguardanoi nostri tem-
pi, perchè compilate da chi ne fu testi-
monio illustre, e parte insieme degli av-
venimenti clamorosi del declinare del se-
colo decorso e di quelli del corrente, fe-
raci di tante vicende. Le celebrai nella
lettera dedicatoria alla mia opera stori-
co-liturgica : Le Cappelle pontifìcie, car-
dinalizie e prelatizie, Venezia i84'- A-
nimato dalla singolardegnazione con cui
gustava questo mio Dizionario, lo pre-
gai come prefetto della cerimoniale e de-
cano del sacro collegio a permettermi che
a lui l'intitolassi , ed egli prontamente
vi condiscese, e poi mi donò onorevole
e simbolico contrassegno della partico-
lare bontà e propensione cui sempre lar-
gamente mi riguardò, a mia confusione
e consolazione, servendomi di nobile sti-
molo a progredire ne'miei laboriosi slu-
di di ecclesiastica erudizione. Ecco l'e-
lenco delle opere edile, da me pubblicato
nella citata lettera, delle quali megliofac-
cio menzione a'rispettivi articoli in cui le
cito per autorità. Memorie istoriche per
servire alla storia ecclesiastica del seco-
lo XIX , tre edizioni. Memorie storiche,
della nunziatura di Colonia. DeJ grandi
meriti verso la Chiesa cattolica del clero,
della università e de' magistrali di Co-
lonia nel secolo XVI. Relazione del viag-
gio di Pio VII a Genova. Notizie, sul
Portogallo e sulla nunziatura di Lisbo-
na. Notizie istoriche intorno la vita e gli
scritti di mg.'' Francesco Pacca arcive-
scovo di Benevento. Ad utilità della re-
pubblica letteraria lo pregai ancora nella
medesima lettera a permettere la pub-
blicazione delle altre sue opere inedite,
e la ristampa colle importanti posterio-
ri sue giunte delle Memorie storiche per
servire, ec. Dopo avere riportato per ca-
duta nella propria stanza, forte contusio-
ne al femore, fu due volte visitalo dal
Pontefice, indi contrasse una penosa ma-
PAC
Iatlia di petto, sofferta con esemplare ras-
segnazione; munito di tutti i conforti del-
la religione, passò il cardinale al riposo
de' giusti il 19 aprile i844> d'anni 87 e
4 mesi circa, e più di 43 anni di cardi-
nalato, in cui fu vero ornamento del se-
nato apostolico. La sua morie fu una per-
dita che venne pianta universalmente, e
la memoria di lui vivrà in benedizione,
cara e preziosa nel cuore degli uomini,
finché durerà nel mondo gentilezza di af-
fetti e amor verace per la virtù. Né per-
duto veramente può dirsi chi, sebbene tol-
to allo sguardo mortale, vive ancora co-
s'i presenteal pensiero ed al cuore di quan-
ti il conobbero. Il funerale si celebrò nel-
la chiesa di s. Maria in Campitelli o in
Portico; pontificò la messa il cardinal
Lambruschini, con l'assistenza di Grego-
rio XVI, dolentissimo di s*j grave perdi-
ta, che fece la solenne assoluzione, ed ivi,
come sua parrocchia, per testamentaria
disposizione restò sepolto. Nel n.°3qdel
Diario di Roma ne pubblicò la bella ne-
crologia il eh. prof. d. Paolo Carola cu-
stode generaled'Arcadia, dichiarando vo-
lere poi dar piena e compiuta contezza di
questo esimio personaggio. Altra e assai
importante si legge nel n.° 1 G ùeW Album
di detto anno 1 844> c'el Gazola, sulla vita
edazioni del cardinale, col suo ritratto in-
ciso. Nel medesimo il conte Francesco
IM angelli pubblicò una bellissima canzo-
ne. 11 eh. poeta Angelo Maria Geva nel
1 845 stampò un soave canto in terza rima
delle lodi del porpora lo. In dello anno nei
Diari di Roma, n.° 7 e 60,, si riportano le
accademie celebrale per encomiarne l' ec-
celse doti, dalla Tiberina in cui lesse l'elo-
gio il conte Tommaso Gnoli decano degli
avvocati concistoriali, e dal collegio de-
mentino con discorso di Emiliano Carca-
no, ed in ambedue un' eletta schiera di
persone recitò molti poetici componimen-
ti, tutti celebranti i singolari pregi di che
s'infiorò la vita di questo principe della
Chiesa. Il cardinale lasciò in omaggio di
venerazione e riconoscenza al Papa un bel
l'AC
quadro di s. Matteo, e tra le sue bene-
fiche disposizioni istituì per la nobile sua
famiglia una prelatura , e pel primo ne
gode i vantaggi il degno nipote mg.r Bar-
tolomeo Pacca, giù ammesso in prelatu-
ra e fatto canonico Vaticano ila Gregorio
XV F, ora vice presidente del tribunale
criminale di Roma.
PACCANARI Nicolò di Trento, con-
ciapelli di professione, indi soldato in
Roma nel corpo delle corazze, per una
predica che udì dal dottor Dalpino, ca-
po allora delle missioni Libane, rinun-
ziò alla milizia e al mondo per dar-
si ad una vita penitente. Ritiratosi a Lo-
reto per consiglio dello stesso Dalpi-
no, nella solitudine invocando il patro-
cinio di Maria Vergine, compilò delle
regole da osservarsi da quei compagni,
che Dio gli avesse dato per impiegarli
nella sua gloria ed alla salvezza delle a-
nime. Tale scritto, come opera d'un uo-
mo quasi affatto privo di lettere e ignaro
ile' doveri della vita religiosa, comparve
come un prodigio, e riscosse l'approva-
zione di molli, cui sembrò vedere per
mezzo di quest'uomo come risorgere nel-
lo stato pontifìcio la benemerita compa-
gnia di Gesù. In fatti gli si associarono
subilo diversi compagni, tra' quali qual-
che sacerdote, e gli riuscì di avere una
casa in Spoleto. Nata questa società, che
si disse della Fede di Gesù, incontrò im-
mediatamente una fiera persecuzione
nella repubblica romana, che allora ap-
punto nel 1798 sorse sulle rovine del
trono temporale del Papa ; per cui il p.
Paccanari ed i suoi compagni, legati co-
me malfattori, su cani furono traspor-
tati in Castel s. Angelo, dove toccò al p.
Paccanari quella camera stessa ch'era
servita per carcere al rispettabile p. luc-
ci generale de'gesuili. Formati i processi,
non si trovò in essi alcun debito ; Don
pertanto furono esiliati dagli stati repub-
blicani. 11 p. Paccanari co' suoi 1 is
tero di rifugiarsi in non picciol numero
ne'dominii austriaci, poiché ai pi imicom-
P A C 89
pagni si erano uniti alcuni degli emigrali
preti francesi, non che diversi alunni dei
collegio Libano (in proposito di che è a
vedersi quanto dissi nel voi. XIV, p. 22 j
del Dizionario ) di propaganda fide, i
quali nella soppressione del collegio era-
no rimasti raminghi. Passando il p. P.ic-
canari co' suoi per Firenze, riuscirono a
presentarsi al venerando prigioniero Pio
\ I, che dal i.° giugno 1 — r )<S trovatasi
nella Certosa, e gli umiliarono vari me-
moriali, che tutti incominciavano cosi:
Nicolaus Paccanari superior generali*
socielalis Fidei Jesu postulai. Erano le
domande, che gli alunni di questo isti-
tuto potessero essere ordinati senza pa-
trimonio a titolo di missioni ; che i col-
legiali di propaganda rimanessero sciolti
dal giuramento emesso nel collegio Ur-
bano, unendosi a questo istituto; che go-
dessero il privilegio di recitare l'uffizio di
tutti i santi gesuiti, ed altre simili doman-
de. Tanta analogia del p. Paccanari con
s. Ignazio, tali grazie pontificie ottenute,
confermarono in molti l'opinione già in-
valsa che per questo uomo rinasceva la
compagnia di Gesù. Tra i molti ex. ge-
suiti, vi fu mg.r Sanbonifazio canonico
di Padova, uomo di grandissimo credito
e di non poche ricchezze, il quale, veden-
doli passare per Padova, li accolse come
figli, e trattenendone alcuni, assegnò loro
un piano del suo palazzo, assumendo il
peso di mantenerli. I più continuarono
il viaggio sino a \ ienna, dove il p. Pac-
canari Mele in breve tempo accrescersi il
numero de' suoi seguaci, con alquanti
sacerdoti che ivi eransi uniti per menar
vita apostolica, ed incerti del corno, eb-
bero per un tratto della prOV vìdei
conoscere il p. Paccanari, le sue :
ed intensioni, e cominciarono a darsi al-
i <■ di 1 santo ministei 0. Ma tanti ec-
clesiastici con nuova forma di vestilo e
di parecchie nazioni, incedendo da ge-
suiti, diedero sospetto al governo, il (pia-
le li consigliò ad abbandonar \ ienna, e
• rono in l agli 1 a, Qui fu dove il p.
9°
PAG
Paccanari ebbe non senza divino aiuto
un potentissimo e inaspettato appoggio
nella pietà dell'arciduchessa Marianna
d'Austria sorella dell' imperatore Fran-
cesco II , e abbadessa di s. Giorgio di
Praga. Questa principessa appeua co-
nobbe quest' uomo straordinario, gli si
fece protettrice e madre, e giudicando
opportuno per l' istituto procacciarsi il
favore del nuovo Papa, che sfavasi crean-
do in Venezia, si condusse a quella me-
tropoli col p. Paccanari e suoi com-
pagni. Creato Pio VII, il p. Paccanari a
mezzo dell'arciduchessa se ne guadagnò
la protezione: benché di poche lettere
•venne ordinato sacerdote, e potè forma-
re le più grandi speranze pel suo istitu-
to. Portandosi in Roma il Papa, l'arci-
duchessa Marianna lo seguì, adoperan-
dosi poi onde verificare le concepite lu-
singhe ; quindi si trattò coi teatini pei*
acquistare la casa e chiesa loro di s. Sil-
vestro al Quirinale, ch'essi vedevano dif-
fìcile poter conservare. Riuscì il trattato,
sborsandone l'arciduchessa il prezzo e fa-
cendone acquisto con approvazione pon-
tificia pel p. Paccanari e suoi religiosi.
Divenuto il p. Paccanari proprietario di
sì opportuuo stabilimento, tutto si diede
co' suoi alle opere proprie del più vivo
zelo apostolico. Accolse nella casa di s.
Silvestro, oltre la sua numerosa famiglia,
gli orlimi dell' Ospizio di Tata Giovan-
ni, ed ivi aprì per essi diverse scuole ed
officine per istruirli ne' mestieri. Intro-
dusse nella chiesa catechismi, prediche,
tridui, novene, e un'assidua assistenza al
confessionale. Premuroso della sua gio-
ventù, ne promosse gli studi secondo le
ottime regole de' gesuiti, ed i romani am-
mirarono i saggi ch'essa ne diede ( nel
1807 esisteva col titolo Collegii Ma-
riani, e furouo stampate Tlieses ex uni-
versa philosophia). In pari tempo il p.
Paccanari aprì un collegio pei nobili gio-
vani nel palazzo Salviati alla Lunga ra,
che chiamò Collegio Mariano Salviati,
sempre assistito dai costanti generosi aiu«
PAC
ti della virtuosa arciduchessa, la quale
avea contemporaueamente raccolto don-
zelle nella casa già de' maroniti, ed a-
perto un convitto di altre donzelle nello
stesso palazzo da lei abitato, ove fu vi-
sitata dal Papa, dai cardinali, dai prelati
e dalla nobiltà : della divozione sua a
s. Ignazio ne parlai nel voi. XXX, p. 1 72
del Dizionario. Intanto andavasi dila-
tando l'istituto del p. Paccanari, il quale
oltre la casa di Roma avea quella di Pado-
vani nuovo quella di Spoleto, e per l'ac-
cennata unione coi preti di Vienna, se
n'erano fondate anche a Dilinga, a Sion
nel Vallese, in Francia ed a Londra. Ma
mentre il p. Paccanari avea motivi di tan-
to compiacersi della sua opera, non gli
mancarono argomeuti di esitanza e di af-
flizione. Priniieramentea'22 giugno 1 802
con decreto del corpo legislativo di Fran-
cia vi fu soppressala società, benché fosse
slata approvata dal Papa, come asserisce
l'ab. Belluino, Cont. di Bercastel, voi. 1 , p.
1 58, il quale aggiunge, che i padri della
fede obbligavansi al voto d'una perfetta
ubbidienza verso il Papa. In Francia essi
aveano 3 o 4 case, come in Belley e iu A-
miens. Dipinti con colori sinistri i pac-
ennaristi in Francia, fu prescritto agli ec-
clesiastici addetti alla congregazione che
si ritirassero nelle rispettive loro diocesi
e vi rimanessero sotto la giurisdizione
degli ordinari. Quindi alle vive istanze
del re delle due Sicilie, di ripristinare i
gesuiti ne' suoi stali, ben volentieri cor-
rispose Pio VII col breve de' 3i luglio
i8o4; ciò, e l'ordine ch'ebbero i pacca-
nai isti di non comparire iu pubblico che
col collarino da prete, come pure le suc-
cessive vicende politiche di Roma, raf-
freddarono le speranze del p. Paccanari,
ed alla fine restarono estinte quando Pio
VII colla bolla del 7 agosto 1814, con
plauso universale, ristabilì per tutta la
Chiesa l'esimia compagnia di Gesù. Inol-
tre Pio VII concesse la chiesa e casa di
S. Silvestro alla congregazione della Mis-
sione (F.) di s. Vincenzo de Paoli, iu
l'AC
compenso di quella del noviziato e chie-
sa di s. Andrea de' gesuiti , che restituì
alla compagnia di Gesù nell'agosto i 8 i \ .
Che poi ne avvenisse del p. Paccanari,
tanto sono incerte e opposte le notizie e
dicerie sparse per Roma, che quello che
\i ha di più certo si è che non se ne sa
nulla. La tradizione che ci è rimasta è sfa-
vorevole e piuttosto infelice al p. Pacea-
nari,chc nell'auge in cui si trovò, fu pre-
so dall'orgoglio e da altre passioni. Aven-
do egli realmente incominciato il suo i-
stituto con ottime e rette intenzioni, po-
tè inesso ricevervi parecchi uomini di un
merito distinto. Non è vero che in Roma
vi si sieno ascritti alcuni gesuiti ; uno solo
entrò tra i paccanaristi, ma poi ne usci.
Bensì Pio VII autorizzò nel i8i4 gl'in-
dividui della congregazione della Fede di
Gesù a potere entrare nella da lui rista-
bilita compagnia di Gesù,quandoil p. pre-
posito generale li accettasse, e colla con-
dizione che dovessero farvi un anno di
noviziato, invece di due, che hanno luo-
go nella compagnia, e ciò in considera -
■ione di quello già fatto tra i paccanari-
sii. In vero ve n' entrarono molti esem-
plari e dotti, ed appunto per avere il p.
Paccanari nel suo istituto rispettabili re-
ligiosi potè un tempo fare eccellente fi-
gura , ed eziandio comparire anco assai
istruito e pieno di cultura.
PACE, Pax. Concordia, pubblica e pri-
vata tranquillità, contrario di guerra e di
discordia : pace è detta da patto, il quale
si deve fedelmente osservare dalle parti
contraenti. Il Mamachi, De costumi dei
primitivi cristiani, tratta quanto l<>>se
grandetta loro la pace, che derivava dallo
scambievole amore fraterno e dalia reci-
proca carità, come fedeli osservatori del
precetto evangelico di non fare ad altri ciò
che non piaceva foste fatto a loro. La pa -
ce colla Chiesa i cristiani espressero negli
Epitaffi y Iscrizioni, Laudi ed Acclama-
zioni ' (F.), con l'acclamazione fu pace,
eh'è la più comune che leggasi ni lapidi
sepolcrali uscite dai sacri cimiteri; cumc
PAC 9i
si può vedere nel Lupi e nel Buonarroti,
ove sono esempi anche dell'acclamazio-
ne liturgica Pax (cenni, Te in pace, Te-
cum pace, altre cristiane acclamazioni.
L'origine di queste é evangelica ed ebrai-
ca, come l'altra Pax vobis. Altre accla-
mazioni furono: Pacca le in Dio, pres-
so il Fabrelti; e Dormii in pace, di cui
parlai altrove. L' abbandono e 1' obblio
delle offese, reso sensibile coll'amorevo-
le amplesso e col bacio di pace, fu co-
stume piissimo invalso dai primi tempi
della Chiesa, ricordatoci da s. Giustino
nella sua apologia 2. A tale alto di cri-
stiano amore veniva il popolo incitato, se-
condo s.Cirillo, /Xfirt.5,n.° 2, dal diacono
che rivolto al popolo diceva : arnplcclimi-
ni et osculamini vos invicela. V. P. Mul-
leri, Disscrt. de osculo sancto , Jenae
i6j5e 1718. G. G. Langio, Conimtn-
talio de osculo pacis veterum christiano-
rum, Lipsiae 1747- M. B. deNiedek, De
osculo religioso, in lib. De veter. adora-
tionibus, e. 25. Dai primi apologisti del
cristianesimo si rileva il rito di mandare
l'Eucaristia in segno di pace e benevo-
lenza, perchè tutti i riti della primitiva
Chiesa tendevano all'unità e alla pace da
conservarsi tra' i fedeli, giusta ciò che
trovasi scritto negli alti apostolici e nel-
le lettere di s. Paolo. L'Eucaristia in se-
gno della comunione e unità, che pas-
sava tra' vescovi e il capo della Chiesa,
da questo (u loro talvolta mandata in un
alla professione di fede, e si spediva pu-
re ai titoli o parrocchie per lo «desso og-
getto, rito che durò lino quasi al secolo
X. Gli antichi cristiani prima ili parte-
cipare alla mensa eucaristica pregavano
pace e diuturnità di vita agl'imperatori,
11I innalzavano preghiere a Dio pel po-
polo romano, per eli eserciti e pel mj-
Dato, coi rispondendo in tal modo all'o-
dici feroce che li perseguitava Le prime
omelie de' SS. Padri .il popolo pinna (li
ammetterlo alla comuuiutie, sono pieue
ilei precetto subii me e strettissi modi per*
donare le olfese. il patriarca alessandri;
9* P A C
no s. Giovanni 1' Elemosiniere, menile
celebre! va il sacrifizio, rammentando l'of-
fesa ricevuta da un nemico , interruppe
Ja preghiera e pacificatosi coll'offensore
sali di nuovo l'altare; di poi respinse dal-
la comunione il diacono Damiano, per-
chè nutriva odio contro taluno. V. Ba-
cio DI l'ACR, PiCE DELLA MESSA, LJAX V0B1S.
A Tregua diDio dirò di quella che fa-
ceva cessare le ostilità iti alcuni tempi de-
terminati, oltre il cenno che riportai nel
voi. XXIV, p. 2 ) 7. Nel secolo XIII furo-
no istituiti ordini equestri per pacificare
le fazioni, come quello della Fede dì Ge-
sù Cristo e della Pace, e quello de Gau-
denti. Iti alcune città d'Italia, onde re-
primere le guerre intestine, furono isti-
tuiti collegi di pacilìci , come a For-
lì. Paciere , paciario e paciale antica-
mente si chiamarono i pacificatori o con-
servatori della pace, cioè quelli incarica-
ti dal Papa a far osservare la pace, a co-
loro cui i Pontefici o i concilii aveano
ordinato di osservare. Questo u/lizio di
paciere 1' ebbero diverse città, non che
lloma con autorità di giudice ; gli anti-
chi romani lo chiamavano magisler e-
(juiluinj più tardi il paciere di Roma si
disse mastro giustiziere Vedasi il Mu-
ratori : Introduzione alle paci private,
Modena 1708. In moltissimi articoli par-
lo delle più famose e importanti paci,
massime dicendo de' legati e nunzi apo-
stolici per le paci e alleanze, di cui fu-
rono mediatori e benemeriti i Papi fra
principi cristiani, implorando con ora-
zioni e digiuni dal pacifico Signore quel-
la pace che ci portò in terra quando ven-
ne a redimerci e consolarci. F. Gloria
JN EXCELSIS Deo ET IN TERRA l'AX. Delle
paci conchiuse a mediazione e per le pa-
terne sollecitudini de' Pontefici , trattai
pure a Milizie e Congresso. J\el 1 782 fu
stampato: Doveri de' principi guerreg-
giami verso i principi neutrali.
All'articolo Concordato parlai dique-
sto atto solenne che si conchiude intor-
no oggetti disciplinari misti, fra la po-
P AC
desta ecclesiastica e la civile, ossia fra
il Papa ed i sovrani o chi n'esercita l'au-
torità, per amore dell'unità e della pa-
ce, e per troncare gravi e nocevoli di-
vergenze, quando si è attentato alla in-
dipendenza della potestà della Chiesa,
dalla potestà ci vile; in fine per tutelare la
religione di Cristo e il bene comune del-
la sua Chiesa. Di questo ampio argomen-
to tenni eziandio proposito a Disciplina
ecclesiastica, Immunità ecclesiastica
ed analoghi articoli. JN'oudiineno aggiuu-
geròqui alcune considerazioni, che armo-
nizzando col soggetto principale del pre-
sente articolo, gioveranno in pari tem-
po a conoscere la origine e il fine vero
de' concordati. Le quali considerazioni
toglierò dall' aureo libio: Della natu-
ra e carattere essenziale de' concordali,
disseriazione, Parigi dai tipi di Firmino
Didot, i85o. Questo libro, benché ano-
nimo e di piccola mole, pure rivela un
grande conoscitore del diritto canonico,
uno scrittore di profonda dottrina e di
vasta erudizione civile-ecclesiastica , in
fine un uomo eminente nella Chiesa di
Dio, come divinò il vicario di Ginevra
ab. G. Mermilloud(neH'£y/m'e/\?,an. 19,
n.° 109). Tale altresì lo giudicarono i
benemeriti della religione e della mora-
le , il Cattolico di Genova, e la Civiltà
cattolica, voi. 4> P- 6(35-
Spetta esclusi vameute all'autorità ec-
clesiastica , che governa la società cri-
stiana, il diritto di definire, di corregge-
re gli abusi, modificare o riformare, «piai
saggia madre e maestra, senza cambia-
re il suo spirito, la esteriore disciplina,
secondo le particolari circostanze de'luo-
ghi e de'tempi, con prudente condiscen-
denza in cose che non si oppongono ai
domini eal gius divino, ed in giovamen-
to della pace e quiete de* regni, pel salu-
tare e placido governo , in bene dei sud-
diti tranquillandone le coscienze. Lo che
fu sempre a cuore de' Papi ministri del
Dio di pace, perciò più volte si determi-
narono a concedere privilegi , indulti,
PAC
dispense, grazie ed esenzioni apostoliche,
provvedendo cosi con U-ggi speciali di di-
sciplina ai bisogni spirituali di alcuni rea-
mi , moderando con rettitudine ciò che
spetta al foro esterno, onde eliminare
scandali, dissensioni e turbamenti, con-
trari a quella pace che ci portò il Sal-
vatore. Ora ecco il principio e il germe
dei concordali : fino a che tali concessio-
ni, indidti, ec. riguardarono più il favo-
le verso chi ne veniva arricchito, che non
il vantaggiogenerale della Chiesa, ebbero
la forma ordinaria, quella che in simili
casi suol praticarsi tuttavia dalla s. Sede;
ma quando si estesero a più gravi inte-
ressi, quando tratta vasi di assicurare l'e-
sercizio dei diritti della religione, quan-
do modificavano per un' intiera nazio-
ne alcuni canoni di disciplina, quando
era necessario spiegare il diritto, toglie-
re le dissensioni, prevenire i mali, e per-
ciò gli stessi privilegi aver effetto di leg-
gi per obbligare i sudditi all'osservanza,
allora presero un carattere più solenne,
vestirono una forma pubblica e si chia-
marono Concordati. Ognuno che pren-
da a disamina i concordati da me ripor-
tati nell'articolo di questo nome, rimar-
la pienamente convinto di questa veri-
tà. Parimenti si persuaderà, che i con-
cordali furono promossi dai principi, non
potendo da loro provvedere in cose che
eccedevano le loro facoltà, e mediante
suppliche e non con prelesedi diritto; e
che furono dalla s. Sede sanzionati per
gravi molivi, come per l'esercizio libe-
io della cattolica religione, per la liber-
tà de'fedeli di comunicare colla romana
chiesa, madre e maestra di tulli i cre-
denti, per l'esercizio libero della giuris-
dizione de' vescovi e loro dotazione, co*
me per quella del clero secolare e rego-
lare; per la venerazione dovuta alle co-
se sante e alle persone sacre; per l'osser-
vanza della disciplina ecclesiastica ; per
la circoscrizione delle diocesi o erezione
<li nuove; per le nomine de' vescovi at-
tribuite con ispeciali privilegi ai princi-
P A C 93
pi, alle repubbliche, ai capitoli, non che
per la presentazione di soggetti idonei
per alcune altre dignità , per tutto ciò
che riguarda la collazione , riserva o
modificazione dei benefizi ecclesiastici ,
padronati , alienazioni e sanazioni ri-
guardanti i beni di Chiesa ; per la co-
gnizione delle cause ecclesiastiche e ap-
pello alla s. Sede; pel giuramento di
fedeltà de'vescovi alla sovranità con for-
inole condizionate; per provvedere alla
indennità della fede e de'costumi pei cat-
tolici che vivono in regioni eterodosse,
come per altre cause che si possono ri-
levare ne' concordati che riprodussi nel
citato articolo, ed in tulli gli articoli che
riguardano le nominate materie. I con-
cordati dunque comprendono i doveri
de'principi,e le liberalità de'sommi Pon-
tefici ; sono alti solenni, con cui quelli ri-
conoscono 1' indipendenza dell'autorità
della Chiesa, e promettono ili protegger-
la ne' limiti fra' quali è ristretta la loro
protezione; ed i Papi in loro favore con-
cedono indulti e privilegi e delegazio-
ni intorno a materie ecclesiastiche , per
quiete delle coscienze; sono in som ma pei
Pontefici tratti di paterne e amorevoli
condiscendenze, e conducenti a produr-
re l'amichevole accordo e la necessaria
unione fra il sacerdozio e l'impero. Quin-
di i concordati non devono confondersi
con que'trattati che la diplomazia suole
conchiudere con certe forme per sem-
plici temporali interessi e con palli com
detti sinallagmatiei (o contratti recipro-
ci tra due persone). Per la sublime su-
premazia della Chiesa, a lei sola per giu-
ste cause e in caso di necessità compe-
te il pieno diritto di modificare e inter-
pretare, come di revocare e sciogliere i
concordati, avendone essa soltanto la le-
gittima giurisdizione, quando nel privi-
legialo si verificasse abuso ed eccesso .
quando non a edificazione, ma in distru-
zione egli si servisse dei salutari e be-
nigni indulti apostolici. Se ciò i\.\ ulu-
lilo sia avvenuto negli stati sardi rispetto
94 p A e
al concordato conchiuso nel 1841 fra
il glorioso Papa Gregorio XVI e il re
Carlo Alberto (di cui feci cenno nel voi.
XXXII, p. 332, e diedi un sunto nel
voi. XXXIV, p. 38), lo giudichi il savio
lettore, e ne tragga le giuste conseguen-
ze. Nel mio articolo Concordato, come
dianzi ho detto, incominciando dalla
transazione o pacificazione del i ili fra
Papa Calisto II e l'imperatore Enrico V,
e dal concordato germanico nel i447
conchiuso dal Pontefice Nicolò V cou
l'imperatore Federico III, fino al concor-
dato convenuto fra il Papa Leone XII
e Guglielmo I re de' Paesi Bassi, ripor-
tai i principali concordati sino a' nostri
giorni stipulati fra la s. Sede ed i mo-
narchi e repubbliche, mentre ne'propri
articoli degli stati aggiunsi altre oppor-
tune notizie, ovvero parlai di quei con-
cordati non riprodotti a Concordato ,
comedi quelli conchiusi dopo la pubbli-
cazione di tale articolo. In questo feci
parola, per la distinzione che deve far-
sene, di quei trattati di rapporti inter-
nazionali convenuti fra' Papi quali su-
premi signori dei domimi della Chiesa ro-
mana, ed i principi o stati sovrani, egual-
mente per ispirilo di pacifica condiscen-
denza. Di tali trattali anche in molti ar-
ticoli fo cenno, ove pure parlode'più ce-
lebri trattati di pace, di federazione po-
litico-commerciali eh' ebbero luogo fra
sovrani secolari o fra le repubbliche o
fra i primi e le seconde, pel reciproco tem-
porale vantaggio de'popoli. V . Diploma-
zia, Sovranità della s. Sede.
Fra i tanti modi tenuti dai nunzi e
legati nel celebrare solennemente le con-
cordie stabilite, solo farò menzione di
quella ottenuta da Innocenzo VI nel
) 36o a Briligny dai re di Francia e d'In-
ghilterra, per mezzo di Egidio Aisselliui
che creò poi cardinale. Questi alla pre-
senza de'due principi celebrò la messa,
e giunto n\Y Agnus Dei, rivoltosi ai so-
vrani coli' ostia santa tra le mani, dopo
aver essi giuralo sopra di quella di mau-
PAC
tenere inviolabile la stabilita pace, fu ad
entrambi dal legalo amministrala la co-
munione ; dopo di ciò presentato loro il
libro degli evangeli, rinnovarono sopra
di esso il giuramento, e lo stesso fecero i
rispettivi figli eredi della corona, insie-
me con altri principi e magnati. V. E-
vangelio, Giuramento, e Agnus Dei, ove
rimarcai che dopo il secolo X, attese le
grandi avversità della Chiesa, fu ordina-
to, che in luogo del terzo miserare nobis,
si dicesse dona nobis paccrn, tranne la
basilica Lateranensc, per ciò che dissi nel
voi. XII, p. 4*« Altrove notai che Nicolò
111 per ottenere la pace tra' principi cri-
stiani, prima di detto versetto ordinò si
cantasse nella messa solenne il salmo
Lactatus suni con alcuni versetti e la col-
letta prò pace : lo stesso ordinò Giovan-
ni XXI11 per estinguere il lungo scisma
e ridonar la pace alla Chiesa. Vedasi il
Bona, Far. liturg., lib. a, cap. iG, § 4s c
Bocca, -in Paralipomcnis in commetti, de
Campani*. Della famosa pace religiosa,
fondamento e principio della libertà re-
ligiosa de' protestanti, ne parlai nel voi.
XL, p. ic)5, ed a Passavia. A' loro luo-
ghi dissi delle paci riprovale dai Ponte-
fici, come lesive de' diritti della Chiesa, o
pregiudizievoli al cattolicismo, come fe-
cero Innocenzo X colla pace di West-
falia conchiusa in Miinslcr e Osnabriick
(F-), e Clemente XI con quella di Da-
ilen, di cui feci parola nel voi. XXVI li,
p. i \S, mediante la bolla Romanus Pon-
ti/ex, de' i o dicembre 1718. A Grego-
rio XVI citai la costituzione da lui ema-
nala nel 1 83 1 per amore della pace, ri-
mettendo in vigore quanto erasi stabili-
to dai suoi predecessori e in ispecie da Cle-
mente V nel concilio generale di \ iali-
na, e dopo di esso da Giovanni XXII,
Pio lì, Sisto IV e Clemente XI. Ordinò
pertanto che in avvenire, a ben condur-
re l'amministrazione da Dio affidatagli,
se per avventura nel trattare di cose
ecclesiastiche co' temporali governi di
contrastalo dirillo, avessero qualificato
PAC
alcuno de' loro capi ed onoratolo col ti-
tolo d'una dignità qualunque, fosse pure
di re, non venisse con ciò attribuito o
acquistato o confermato alcun diritto,
mentre intendeva solo di riconoscere il
fatto senza entrare in discussione di di-
ritto; protestava in ultimo che nell'at-
tuale rovesciamento di cose, non altro
egli cercava se non Cristo, e che propo-
neasi quale unico scopo di ogni sua in-
trapresa, ciò solo che potesse più eflìca-
cemente conferire alla spirituale ed eter-
na felicità de' popoli. Finalmente a Es-
clusiva dichiarai doversi riguardare av-
vertenza pacifica, tollerata per amore
della pace, preziosa a tutti, segnatamen-
te alla Chiesa.
PACE DELLA MESSA. Funzione
ecclesiastica , che si fa o col segno di
baciarsi nell' abbracciamento, o col por-
gere a baciare l' istrumento osculato-
rio, ossia una tavoletta sacra d' argen-
to, d'oro o altro metallo, e talvolta de-
corata di preziosi ornati, come quella
che descrissi nel voi. XLV, p. 37, ordi-
nariamente coli' immagine del Salvato-
re, detta la pietà, talvolta dipinta ; cioè
nella messa dopo l' Agnus Dei{F.)ì e di-
cesi propriamente dar la Paee(V.). Del-
l'origine dell'istrumenlo chiamato oscil-
latorio, derivato dalla pace, che nella mes-
sa davasi tra le persone d'un medesimo
sesso col bacio, trattai nel voi. XI, p.. 226.
A Evangelio della messa ed a Messale
parlai del bacio di essi, a chi si dà a ba-
ciare, e che fra i significati avvi quello di
pigliar la pace da Cristo. A Milano par-
lai della pace ricchissima donata da Pio
IV a quel duomo. A Bacio di pace dissi
di quello che nell'antica disciplina si por-
gevano scambievolmente i fedeli, che as-
sistevano a' sacri misteri, prima che il
sacerdote facesse la comunione, sino al
1 198 circa, onde fu sostituita la tavolet-
ta, non che degli altri baci di pace nella
messa e in altre funzioni. Anche prima
al santo bacio aggiunge vasi il Pax lecums
e dicevasi dopo il Pater nosler: però i
PAC 95
greci sogliono dare la pace prima della
consacrazione, secondo il decreto del
concilio di Laodicea. Con la parolac-
ce si costumò di salutare fnio all'A-
scensione di Cristo. Alla parola pace gli a-
postoli nelle salutazioni aggiunsero la pa-
rola grada. Il pax tecutn fu ancora se-
gno di comunione cattolica ; si soleva di-
re al lettore quando dovea leggere in
chiesa l'epistole di s. Paolo. Di alcune
antiche forinole di dar la pace nella mes-
sa si può vedere il Garampi, Memorie,
p. 192. Il primo a riformare l'abuso ch'e-
rasi introdotto nel dare il bacio di pace
nella messa, prima del tempo osservato
dall'uso della Chiesa, cioè prima della
comunione, fu s. Innocenzo I Papa del
4o2, come si ha óaW'epist. ad D ecenti uni t
cap. 1 . Vedasi il capo, Pacem de consecr.
dist. 2 ; Le Brun, t. 1, p. io3 ; Pouget,
t. 2, p. 881; Bingamo, AnLiq. eccl., t.
6 , p. 2qrj ; e Lambertini, Del sacrif.
della messa, t. 2, par. 4> sez. 1, p. 4oo.
Dopo Innocenzo III e all' epoca citata,
come osserva quel Pontefice, De myst.
mìssae, lib. 6, cap. 5, i francescani in-
trodussero la tavoletta della pace o l'ab-
braccio, per ovviare agli abusi che pote-
vano ulteriormente introdursi dalla ma-
lizia umana, poiché gli uomini baciavano
furtivamente le donne, benché il bacio
santo frequentemente fu praticato dai
primitivi fedeli nelle chiese e nell'incon-
trarsi. A' tempi di Tertulliano davasi la
pace colla patena, e nel lib. De orai, dice
che si negava ai cortigiani, come persone
ambiziose , e perciò lontane dalla vera
pace e quiete, stando in continue turba*
zionij ma s. Pio V proibì di dar la pace
colla patena. Tertulliano chiamò il bacio
suggello dell'orazione, che però si trala-
sciava ne' giorni di digiuno, dandosi non
solo nella messa, ma pure al fine delle
preghiere della chiesa, sia che si facessero
ne' sacri templi, che nelle case privale.
Osserva il Macri, che s. Filippo prescris-
se nelle costituzioni di sua congregalo •
ne, che nella sera finita l'orazione men-
9G P A C
tale, in segno di concordia e pace, si por-
lasse ad ognuno a baciare colia tavoletta
dipinta il simbolo della pace.
La pace nella messa solenne la riceve
il diacono dopo V Agnus Dei, e il Dona
nobis pacem, dal celebrante in abbrac-
ciamento, cioè questi ponendo le sue
braccia sopra i di lui omeri o almeno le
sue mani, e dicendo: Pax lecuni. Se vi-
gesse in qualcbe luogo l'uso, die quello
il quale dà la pace pone la sua destra
sopra l'omero sinistro di quello die la
riceve, la sinistra poi sotto le ascelle, si
potrà continuare. Il diacono sottopone
le sue braccia a quelle del celebrante,
china ad esso il capo prima e dopo l'am-
plesso, e avvicina la guancia sinistra al-
la sinistra pure del celebrante, in modo
ebe ambedue si tocchino leggermente,
dicendo il diacono nel riceverla : et citta
spirita tuo. Indi il diacono adora il sa-
gramento, si volta al suddiacono e gli
dà la pace, il quale ricevutala e fatta la
genuflessione all'altare, accompagnalo
da un accolito si porta al coro e dà la
pace al primo di qualunque ordine, inco-
minciando dai più degni, poi agl'infe-
riori ; ritornato il suddiacono all'altare,
iàtta la genuflessione, la dà all' accolito
che lo accompagnò, il quale la dà ezian-
dio agli altri accoliti die sono intorno
all'altare. Si deve notare, die quello che
dà la pace non s'inchina ad alcuno^ se
non che dopo di averla data; quello poi
che la riceve s' inchina prima e dopo di
averla ricevuta: parimenti quello che dà
la pace, dice : Pax tecttm, e quello che la
liceve risponde: et cuin spirita tuo, e si
abbracciano scambievolmente, avvici-
nandosi le loro guancie sinistre, perchè
sono dalla parte del cuore , come si è
«letto del celebrante col diacono. In qua-
lunque occasione, il primo dopo di ave-
re ricevuta la pace dal suddiacono, la dà
a quello che segue^ questo ad un altro
e cosi di seguito sino all' ullimoj senza
inviti, i quali si fanno soltanto neU'In-
ccnsazione (F.). Ai laici si dà la pace
l'AC
coli' istruraenlo o tavoletta baciata da
quello che ricevette immediatamente la
pace dal celebrante, come prescrive il
Caeretn. episc. lib. i, cap. 9.4. L'ordine
poi di dare la pace è quello stesso che
si osserva nell'incensazione. Dal suddia-
cono si dà a quei laici che furono in-
censali dal diacono, e dall'accolito agli
altri, come scrive il Diclich, Diz. sacro
litui:, della messa solenne § 18. Essen-
dovi il prete assistente, esso deve pigliar
la pace dal celebrante e darla al suddia-
cono per portarla al coro, e poi al dia-
cono. Ciò che si pratica quando celebra
il vescovo, o quando assiste, si può ve-
dere nel Macri, Not. de' vocab. etcì., ver-
bo Pax, il quale riferisce che la con-
gregazione de' riti a' 5 luglio 161 4 de-
cretò, che il suddiacono mai deve dare
Ja pace ai secolari, ancorché fossero prin-
cipi o signori del luogo. Nel darsi la pa-
ce coll'istrumento o coll'amplesso, sem-
pre chi la comunica deve dire ,/Prt.r lecititi;
e chi la riceve deve rispondere, et citta
spirila tuo. La pace regolarmente nelle
messe private si tralascia, quando non
vi finsero prelati o magnati o persone
ragguardevoli, come avverte il Gavanto
par. 1, tit. 10, rub. 2, il quale dice che
il velo con cui si asterge ristrumento o
tavoletta della pace dev'essere del colore
del paramento.
Quanto ha luogo nella cappella pon-
tifìcia presente o assente il Pontefice, lo
dissi a Cappelle Pontificie, in un al ba-
cio che riceveva il Papa nella spalla de-
stra dal primicero de' cantori al princi-
pio della messa, per denotare 1' angelo
che annunziò ai pastori la nascita di Ge-
sù , ed iu significato ch'egli portò la pa-
ce in terra; quindi i due diaconi assi-
slenti facevano altrettanto, baciando pri-
ma l'altare; questo ancora faceva nel fi-
ne della messa il prete assistente avanti
di darsi la benedizione. A Cappella del-
la Circoncisione riportai il cerimoniale
come procede la dispensa della pace, e
come il prete assistente la comunica al
PAC
laico principe assistente al soglio, ed il
maestro di cerimonie al senatore, con-
servatori di Roma e maestro del sacro
ospizio, altri laici. Descrivendo poi il
pontificale di Pasqua, dissi come l'udi-
tore di rota porta la pace al principe as-
sistente al soglio ed agli altri nomina-
ti nobili laici. Allorché il Papa celebra
messa bassa nella cappella pontificia per
la processione del Corpus Domini, al-
l' Agnus Dei il prefetto delle cerimonie
prende dalla credenza ristrumento del-
la pace, e nel darla a baciare al Papa
questi dice: Pax lecum, ed il cerimonie-
re risponde : et curii spirila tuo. Indi il
cerimoniere porta a baciarla pace ai car-
dinali dicendo: Pax tecum. Prima vi
era l'irregolare costumanza che il ceri-
moniere taceva baciare l'istrumento al
incardinai vescovo, al incardinai pre-
te, ed al i.° cardinal diacono, e questi
si rivoltavano genuflessi e si passavano
la pace. Questa costumanza si è tolta,
ontic se il cerimoniere trova i cardinali
genuflessi dà a baciare a ciascuno l'istru-
mento; se poi li trova in piedi, come al-
cune volle è accaduto contro la regola
di questa messa, allora lo fa baciare al
primo solo d'ogni ordine, i quali la pas-
sano ai loro colleghi. Quando il Papa
ascolta la messa bassa, il libro dell' -£"-
vangelioe la pace gli vengono presentati
a baciare da un cardinale, e in mancan-
za di esso dal prelato maggiordomo : se
l'ascolta nella cappella domestica, fa ba-
ciare al Papa la pace un cappellano se-
greto o un chierico segreto, e in loro
mancanza chi serve la messa, come fa-
ceva io con Gregorio XVI, come inol-
tre ebbi la religiosa consolazione di ser-
vire costantemente e solo a lui stesso la
divotissima messa per ventini anni, e sem-
pre con crescente edificazione. A Cap-
pelle pontificie ancora notai , che nel
giovedì e venerdì santo non si dà la pa-
ce in detestazione del finto bacio dato
da Giuda al divino Maestro; che non si
dù nel sabato santo, perchè Cristo non
TOL. L.
PAC 97
1 avea ancora annunziata a' suoi disce-
poli ; e che si tralascia eziandio nelle mes-
se de' morti, perchè essi non sono più
soggetti alle turbazioni di questo seco-
lo. Per la medesima ragione nelle mes-
se de' morti non erano esclusi al tempo
della consecrazione gli energumeni e i
pubblici penitenti, perchè non si dava
la pace, né si porgeva la comunione, la
qualesempre era unita con la pace; laon-
de presso s. Cipriano e altri autori, al-
cune volte la frase, dare pacem, signifi-
ca porgere la comunione, la quale da s.
Ignazio martire fu chiamala Pax Cini-
sii. Il Durando scrive, che anticamente
non si dava la pace ai monaci, per es-
sere già morti al mondo.
PACE [de Pace). Città con residenza
vescovile nell'America meridionale nel-
l'alto Perù, nella repubblica di Bolivia,
capoluogo del dipartimento del suo no-
me, a 98 leghe da s. Cruz della Sierra,
alle falde del fianco orientale delle Ande,
che verso questa parte presentano il mon-
te Illimani. una delle più alte creste, a
qualche distanza dalla sorgente del Ma-
deira. E posta in valle profonda, scava-
ta e bagnata dal torrente Choqueapo.
La cattedrale è un solido e bellissimo
edifizio, sotto il titolo di s. Maria della
Pace, munita del fonte sacro, con par-
roco e due sacerdoti che lo coadiuvano,
avente prossimo l'episcopio. Al presente
ampliandosi e ornandosi la cattedrale,
l'ufliziatura si fa nella chiesa parrocchia-
le di s. Domenico. Il capitolo si compo-
ne di 3 dignità, la i." delle quali è il de-
cano, di 5 canonici compreso il teologo
e il penitenziere, di 5 porziouari, 3 con
l'intera prebenda, e 1 con la metà, e di
altri preti e chierici. Vi sono altre \ chie-
se parrocchiali e con battisterio, 4 con-
venti di religiosi, 1 monasteri di mona-
che, sodalizi, ospedale, monte di pietà e
seminario. Que-ta città, una volta ric-
chissima, molto soffrì per una rivolta di
indiani; visi fa gran commercio di mat-
te o erba del Paraguay. Ricevette il no-
98 P A C
ine di Pace, o la Paz de Ayacuclio, o
Nuestra Senora de la Paz, nella sua
fondazione nel 1 548, in memoria del-
la tranquillità ristabilita colla disfatta di
Gonzalo Pizzarro, fratello de'conquista-
tori della regione peruviana per la Spa-
gna, onde la città si disse, Pace nelle
ìndie occidentali di Spagna. Nel 1 824
il congresso Boliviano proclamò la to-
tale indipendenza della contrada, e nel
seguente anno avendo principio nuova
politica esistenza, la Pace divenne capo-
luogo d' uno de' dipartimenti che com-
pongono la repubblica. La sede vesco-
vile fu eretta nel 1608 da Paolo V,suf-
fraganea come lo è ancora della metro-
poli di Piata, nella cui diocesi era il ter-
ritorio ampio che la forma, composto di
più luoghi e molte parrocchie. 11 primo
vescovo fu Domenico di Valderama do-
menicano, morto nel 161 5. Nel 17^.1
nelle Notizie di Roma s'incominciòa pub-
blicare i successori. Pio IX nel 1848 fece
vescovo Michele Orosco di Cochabamba,
e poco dopo sapendosi eh' era già mor-
to, a* io aprile r85i sostituì l'attuale
mg.1 Mariano Ferdinando de Cordova
boliviano. Ogni nuovo vescovo è tassato
in fiorini 1 33, essendo le rendile circa
scudi 1 1,000.
PACECCO Pietro, Cardinale, Pietro
Pacecco spagnuolo, de' nobilissimi mar-
chesi di Yillena, dopo essere stato came-
riere d'onore di Adriano VI e decano di
Compostela, fu successivamente vescovo
di Moudonedo, di Città Rodrigo, di Pam-
plona e di Jaen. Carlo V per la stima che
faceva del suo alto merito, avendolo rac-
comandato pel cardinalato con altri tre
soggetti, e vedendo questi soli creati, proi-
bì loro usarne le insigne finché non le
avesse Pietro. Dopo un anno Paolo 111 ai
1 6 dicembre 1 545 lo creò cardinale prete,
mentre si trovava al concilio di Trento,
dove fu riguardato come uno de' prelati
per zelo e dottrina più rispettabili, aven-
do parlato sopra la giustificazione, sopra
la residenza de' vescovi e loro uffizio, e
PAC
sopra l'immacolata Concezione, con gran
scienza, energia e plauso universale. In-
tervenne ai comizi di Giulio III, da cui
ottenne in titolo s. Balbina, e poi fu ascrit-
to all' inquisizione. Dalla chiesa di Jaen
passò a quella di Siguenza,e fu surroga-
to al Toledo vice-redi Sicilia, perchè oc-
cupato nella guerra di Siena. Nel gover-
no del regno si mostrò pieno d'integrità
e prudenza, componendo le querele tra
la nobiltà e il predecessore. Nelle discor-
die tra Paolo IV e Filippo II s'interpo-
se con tutto l'impegno per pacificarli, e
tal riputazione si acquistò che nel concla-
ve di Pio IV poco gli mancò ad essere elet-
to Papa. D'ordine di Paolo IV in Roma
assistè al capitolo generale de' gesuiti, in
cui fu eletto generale il p. Lainez, indi
trattò gli elettori di lauto convito, e nel
i55y divenne vescovo d' Albano. Morì
nel i56oin Roma, d'anni 60, e trasferito
in Ispagna ebbe tomba nel castello della
Puebla denominato di Montalbano, nella
chiesa di s. Chiara, da lui magnificamen-
te fondata e provveduta di pingui rendi-
te, nel sepolcro de'suoi antenati. Fu tac-
ciato di essere più favorevole all' impe-
ratore che alla s. Sede.
PACECCO Fratesco, Cardinale.
Francesco Pacecco de'marchesidi Cer-
ralvo , nacque nella Spagna in Città
Rodrigo. Da canonico di Toledo fu am-
messo da giovine nella corte di Carlo V
e di Filippo II, ai quali pe' suoi servigi
riuscì gratissimo. Portatosi in Italia col
cardinal Pietro suo zio, fu spedito da
Ferdinando di Toledo duca d' Alba a
Madrid, per sentire Filippo li intorno
allecondizioni della paceda stipularsi con
Paolo IV, e benché riuscisse di soddisfa-
zione del cardinal Caraffa nipote del Pa-
pa, da questi non fu ricevuto al ritorno
in Roma. Allora si recò a Napoli , e si
restituì in Roma sotto Tio IV, il quale
ad istauza di Cosimo l e di Eleonora sua
moglie, a'26 febbraio 1 56 1 lo creò car-
dinale prete di s. Susanna. Fatto protet-
tore de'regni di Spagna, presso la s. Se-
PAC
de, di venne amministratore di Burgos ,
che in grazia sua fu elevata a metropo-
li, celebrandovi il sinodo nel i 5~ ). Es-
sendo in Roma oratore di Filippo II ,
presso s. Pio V, per la lega contro il tur-
co, nel 1570 fu trasferito al titolo di s.
Croce in Gerusalemme, ed ascritto alla
congregazione del s. offizio. Devotissimo
della Beata Vergine, donò al santuario
di Loreto preziosi paramenti sacri, e pro-
mosse la venerazione al suo immacolato
concepimento. Intervenne a due concla-
vi, e morì in Burgos nel 1 £79, donde
trasportato in patria fu sepolto nella cat-
tedrale.
PACHNAUMIS. Sede vescovile del
bassoEgitto, nella seconda provincia, sot-
to il patriarcato d' Alessandria, eretta nel
IV secolo. Ebbe 3 vescovi. Oriens dir.
t. 2, p. 567.
PACI A NO (s.), vescovo di Barcello-
na. Nacque nella Spagna nel IV secolo,
di genitori assai ragguardevoli, e fu dap-
prima stretto in matrimonio, dal quale
<-bbe un figlio per nome Destro , che
giunse alle prime dignità dell' impero.
Padano si rese commendevole per l'in-
nocenza e per la santità della vita, ed
essendosi in seguito posto al servigio del-
la Chiesa, nel 373 fu fatto vescovo di
Barcellona. Edi meritò di essere anno-
vera lo tra i più degni pastori, ed ezian-
dio di occupare un posto distinto tra i
più dotti uomini del suo tempo, per la
sua eloquenza e per l'eleganza del suo
>tile. Mori in età molto avanzata verso
la fine del IV secolo, ed è nominalo nel
martirologio romano il giorno 9 di mar-
zo. Abbiamo ancora alcune opere di que-
sto santo, ch'i posto nel numero dei pa-
dri della Chiesa.
PACIFICHE LETTERE. V. Lette-
re APOSTOLICHE C PELLEGRINI.
PACIFICO ni s. Severino (s.). Nac-
que nel i6t3 a Sanseverino, città del-
la Marca d'Ancona, di nobile famiglia,
avendo per genitori Anton Maria Di-
vini e Maria Angela Bruni. Fin dai ori-
PAC 99
mi anni mostrò pie inclinazioni, ed a-
vanzando in età fece rapidi progressi
nella virtù. Morto suo padre, fu messo
in casa d'un suo zio, uomo d'indole du-
ra e tirannica, che lo trattò con molto
rigore. Nel 1670, seguendo il consiglio
del »uo confessore, e col consenso dello zio,
entrò nell'ordine dei minori osservanti ri
formati aTorano, nella diocesi di Osioio
Il suo fervore era pe' suoi fratelli mo-
tivo di edificazione : egli possedeva tut-
te le virtù che un superiore può deside-
rare in un novizio, ma soprattutto l'u-
miltà, per cui cercava le occupazioni più
penose e gl'impieghi più bassi e vili. Fat-
ta la sua professione solenne a' 28 di-
cembre 1671, i superiori, scorgendo il
suo ingegno e la sua pietà, lo destinalo
no al santo ministero. Pacifico si diede
dunque allo studio della filosofia e del
la teologia, e fu poscia ordinato prete
Da questo istante Pacifico non visse che
per Gesù Cristo, come Gesù Cristo vi
veva in lui. Esattissimo a conformarsi
alle osservanze del suo ordine, facevasi
ammirare colla sua obbedienza verso 1
superiori, coli' attaccamento al suo sta-
to, e colla sua profonda venerazione pei
la s. Sede. Nominato guardiano di un
convento del suo ordine nella città di
Sanseverino, lo governò con moltasaviez-
za e grandissimo zelo. Oltre di che predi
cava assai spesso, spiegava il catechismo;
assisteva gl'infermi e i moribondi, e spe-
cialmente nel tribunale della penitenza
dimostrava il suo zelo per la gloria di
Dio, e la sua abilità nel convertire i pec
catori. Il suo storico riferisce, giusta i fat-
ti raccolti per la sua canonizzazione, ch'e-
gli ebbe il dono dell' orazione in grado
elevalo , e quello della profezia ; addu-
cendo parecchie predizioni del santo che
furono verificate dall' avvenimento, co-
me altresì un gran numero di miracoli
operati da lui in tempo di sua vii. 1,0 per
di lui intercessione dopo la sua morte
Soffrì molti mali con angelica pazienza
e morì santamente in età di 68 annidi'-
ioo PAC
ca, a'i4 settembre del 1721 , nel qual
giorno si celebra la sua memoria. Pio VI
nel 1785 lo comprese nel novero de'bea-
ti, eda'26 maggio 1 83c) fu solennemen-
te canonizzato da Gregorio XVI. Ne
scrisse la Vita il p. Stanislao Melcbiorri
minore osservante, Roma i83g.
PACIFICO di Ceredaso (b). Nato nel-
la diocesi di Novara, si segnalò nell'or-
dine di s. Francesco colla sua capacità
per la direzione delle anime. Compose ti-
ra somma dei casi di coscienza , che fu
chiamata Somma ponti ficaie , perchè ap-
provata da Papa Sisto IV. La santità
della sua vita e i suoi frutti nella predi-
cazione indussero lo stesso Pontefice a
crearlo commissario apostolico per pre-
dicare la crociata control turchi, che da-
vano allora guasto all'Italia. Questo san-
to religioso morì nell'isola di Sardegna
nel 1482. Il suo ordine ne onora la me-
moria a' 5 di giugno.
PACOMIO (s.), abbate di Tabenna
ed institutore dei cenobiti. Nacque nel-
l'alta Tebaide verso l'anno 292, da ge-
nitori idolatri, che lo fecero allevare nel-
le superstizioni del paganesimo e nelle
scienze degli egiziani. All'età di 20 anni
fu aggregato alle truppe levate dall' im-
peratore Massimino, per prepararsi alla
guerra contro Licinio e Costantino. L'as-
sistenza ch'egli ebbe da alcuni cristiani,
e le virtù che in essi ammirò, fecero una
▼iva impressione sull'animo suo, e si
accese del desiderio di servire a quel Dio
che inspirava tali sentimenti a'suoi ado-
ratori. Laonde, terminata la guerra, si
ritirò in una borgata della Tebaide, ove
i cristiani aveano una chiesa, ed ivi si po-
se nel numero de' catecumeni. Dopo le
prove ordinarie, duranti le quali si mo-
strò fervidissimo, ricevette il battesimo.
Ritiratosi inseguito presso un vecchio no-
minato Palemone, che serviva a Dio nel
deserto con molta santità, si esercitòcon
esso nelle virtù, nella penitenza, nelle o-
razioni, lavorando eziandio per guada-
gnarsi il vitto ed avere di che assistere
PAC
i poveri. Orando un giorno Pacomio nel
deserto di Tabenna, sulle sponde del Ni-
lo, intese una voce che gli ordiuava di
fabbricare in quel luogo un monastero, e
nel medesimo tempo gli apparve un an-
gelo, dal quale ricevette delle istruzioni
intorno la vita monastica. Tornatoa Pa-
lemone, gli narrò quanto eragli avvenu-
to; quindi si recarono entrambi a Ta-
benna e vi fabbricarono una celletta ver-
so l'anno 32 j. In seguito Palemone tor-
nò nella solitudine , e poco dopo morì
santamente, essendo ricordato nel mar-
tirologio romano agli 1 1 di gennaio. Il
primo discepolo eh' ebbe s. Pacomio fu
Giovanni suo fratello maggiore, e in bre-
ve si vide alla testa di cento monaci. E-
resse sei altri monasteri nella Tebaide, e
nel 338 scelse per sua dimora quello di
Pabau o Pau , nel territorio della città
di Tebe, il quale divenne più numeroso
e più celebre di quello di Tabenna. Fab-
bricò eziandio una chiesa in un vicino
villaggio, a comodo dei poveri che guar-
davano le greggie, ed in essa leggeva al
popolo la parola di Dio, convertendo
molti infedeli; ma la sua umiltà gli fece
sempre ricusare I' onore del sacerdozio.
Un altro monastero fece pure edificare
sull'altra sponda del Nilo, per sua sorel-
la ch'era venuta a visitarlo, il quale ben
presto fu pieno di vergini accese di zelo
neh' esercizio d' ogni virtù. Nel 333 s.
Atanasio si recò a Tabenna per visitarvi
s. Pacomio, del quale faceva grande sli-
ma. L'eminente santità di Pacomio non
valse a guarentirlo dagli strali dell'invi-
dia. Egli fu citato nel 347 o 348 davan-
ti un concilio che si tenne a Latopoli ,
per rispondere ad alcuni capi d' accusa
che gli erano stati dati, dei quali egli si
purgò, confondendo la malizia de' suoi
nemici , e guadagnandosi l'ammirazio-
ne di tutti i padri del concilio. In quel-
l'anno la pestilenza involò cento de suoi
monaci, ed egli stesso cadde malato,
e morì in età di 5* anni. Il suo ordine
durò in Oliente fino all' XI secolo, ed
PAD
Anselmo vescovo di Avelburgo l'accorila
aver veduto nel monastero di Costanti-
nopoli 5oo religiosi che seguivano que-
sto istituto. La testa di s. Pacomio è se-
gnata a' i 4 di maggio. Delle istituzioni ce-
nobitiche di s. Pacomio e di quanto pro-
priamente fece, trattai in più luoghi e
ne' voi. XX, p. 112, XLVI,p. 52 e 53,
mentre a p. 41 ragionai delle sue mo-
nache.
PADERBONA ( Paderbonen ). Cit-
tà con residenza vescovile nella Vest-
falia, degli stati prussiani, reggenza e ca-
poluogo di circolo, a 14 leghe da Min-
deu , alla sorgente della Pader. E resi-
denza d' un tribunale di giustizia pro-
vinciale superiore , la cui giurisdizione
comprende la reggenza. E cinta da mu-
ra con 5 porte, ed ha 1 piazze pubbli-
che. La cattedrale è ampia, di eleganti
forme, sotto l'invocazione di s. Liborio
vescovo di Le Mans, il cui corpo ivi si ve-
nera, ed è patrono di tutta la diocesi; vi
è il baltisterio, e la cura delle anime è af-
fidata a un canonico, assistito da un vi-
cario. Il capitolo si compone di 2 dignità,
prima delle quali è il prevosto ; di 8 ca-
nonici, compresi il penitenziere e il teo-
logo, di 4 onorarii, di 6 vicari e di altri
ecclesiastici. Niella città sonovi altre 4.
chiese parrocchiali, munite del fonte sa-
cro, monasteri di religiosi e di monache,
diverse confraternite, seminario, ed alcu-
ni ospizi e ospedali. L'episcopio è gran-
de e decente. Vi sono pure, chiesa lu-
terana e sinagoga, scuola d'ostetricia e
orfanotrofio. Possiede l'università Teo-
dosiaoa fondata nei 101 ~>, un ginnasio,
ed il Furstenberger-hofj antico palazzo
de'sovrani d Alemanna. Ila fabbriche di
tabacco e di birra. Paderbona o Padcr-
born, Piih rùorna, è aulicissima e cele-
bre e vi furono tenuti due concili!: il i.°
nel -'7 per stabilitela fede cristiana nel-
la Sassonia; il .'.. nel 786 per lo stesso og-
getto e per regolare gli allàri di quella
chiesa. Fu per qualche tempo la residen-
te di Cario Magno, allorché taceva gueri 1
PAD 1 o 1
ai (assoni, e vi fece erigtie un vescovato
nel -i|j siitTraganeodi Magonza; ora però
lo è di Colonia. La sua signoria tempo-
rale fu aumentata dall' imperatore En-
rico li, poiché il vescovo divenne sovia-
no dello stato e principe dell'impero.
Questo stato si formò d'un territorio di
82 leghe quadiate, con uua popolazio-
ne di circa 100,000 abitanti e Paderbo-
na per capitale. Il suo importante com-
mercio, oggi quasi nullo, la fece ammet-
tere nella lega anseatica. A S. Leo.ne III
ho detto come si recò a Paderbona, e co-
me Carlo Magno splendidamente l'ono-
rò nel -99, alloggiandolo nel suo palaz-
zo. ZSelie poche settimane che il Papa si
trattenne con Carlo Magno in Paderbo-
na, concorsero persone da tutte le par-
li per vederlo e venerarlo. Cousagrò in
Paderbona un altare, in cui collocò le
reliquie di s. Stefano, seco portate da Ro-
ma. Ritornando a questa, Carlo Magno
fece accompagnare il Papa dagli arcive-
scovi di Colonia e Salisburgo, da 4 ve-
scovi e 3 conti. Neh 622 il duca di Bruna-
v\ idi , alla testa de' protestanti , se ne
impadronì e saccheggiò la cattedrale.
Passò in seguito ai landgravi di Assia
enei 1802 agli stati prussiani. Nel 1807
questo vescovato entrò nella formazione
del regno di "Vestfalia, ma nel 1814 ri-
tornò sotto il dominio prussiano.
Il primo vescovo di Paderbona fu Ar-
maro o Allumalo sassone, istruito nel-
la fede cristiana da s. Burcardo, che pel
suo merito Carlo Magno nel ~qo lo no-
minò alla sede, e moiì neh' 804: quan-
to ai successori si può vedere il t. I del-
la Slor. eccl. d' Alemagna. Onorio III
creò cardinale il celebre vescovo Olivie-
ro. 11 vescovo Ermanno colla spesa <U
5,ooo scudi fece la statua di s. Gio-
vanni apostolo nella basilica Laterauen-
se , e donò la relìquia di s. Liborio a
Clemente XI, il quale nel i~>»i lo lin-
ci aziò di tulio cou breve; altro glie-
ne diresse nel 1706, acciocché si oppo-
nesse alle insìdie degli ciclici, sui brogli
102 PAD
che facevano nell'elezione del vescovo di
Mùusler, Francesco Arnaldo. Per mor-
ie di questi, essendo pur vacante la chie-
sa di Paderbona, Clemente XI ad istan-
za del duca di Baviera concesse al figlio
Clemente Augusto 1' indulto apostolico
di eleggibilità alle due chiese, ed essendo
stato eletto, nel 1719 il Papa l'appro-
vò, quindi lo consagrò nel 1727 in Vi-
terbo Benedetto XIII, essendo pure elet*
tore e arcivescovo di Colonia. Suoi suc-
cessori nella sede di Paderbona sono i
registrati dal 1763 nelle Notizie di Ro-
ma. Gregorio XVI nel 1845 per la bol-
la De salute animarum, di Pio VII, ri-
conobbe la nomina fatta dal capitolo del-
l'odicruo vescovo mg.r Giovanni Fran-
cesco Drepper di Mellrich arcidiocesi di
Colonia. Nel 184 3 aveva fatto vescovo
di Licopoli l'alluale su (fraga neomg.T An-
tonio Holtgreven della diocesi di Pader-
bona. Questa è amplissima e contiene
molti luoghi e parrocchie. Ogni vescovo
è tassato in fiorini 6G6, avendo di ren-
dita 8000 monete imperiali prussiane,
coi rispondenti a scudi %ioo.
PADERNO(s). V. Paterno di Vajt-
NLh (S.).
PADERNO, Pattrnum. Città vesco-
\ile d'Italia della Magna Grecia, sulla
costa occidentale, verso il capo Alice in
Calabria Ulteriore secouda. La sede ve-
scovile appartenne alla provincia eccle-
siastica di Sanse-verino, ed il suo vesco-
vo Abbondanzio fu uno de'lre legati che
d Papa s. Agatone mandò al concilio di
Costantinopoli nel G80. Quando i sarace-
ni invasero l'Italia, Paternum fu distrut-
ta interamente, ed è comune opinione
che il vescovato fosse trasferito ad L'in-
briatico , forse verso il secolo X. In se-
guito venne fabbricata nel medesimo
luogo una nuova città col nome di Cri-
misa3 oggi Ciro, sulla sommità d' una
collina , circa 8 leghe da Colrone, ca-
poluogo di cantone. F cinta di mura,
con castello fortificato, 3 chiese, palaz-
zo del vescovo ci' Umbriatico e semina
PAD
rio. Fu patria del celebre Gigli, tifoi
matore del calendario ecclesiastico.
PADIGLIONE o Sinnicchio. Distin-
tivo e insegna delle basiliche io foggia
di grandissimo ombrello , formato di
drappij il cui uso di portarlo nelle pro-
cessioni, probabilmente derivò dalla ne-
cessità di mettersi sotto un padiglione al
coperto dalle pioggie nelle lunghe pro-
cessioni. V. Ombrellino. Ne parlai in
molti luoghi, anche come insegna della
Chiesa romana colle chiavi incrociate.
Vedasi il Macri, in Processio.
PADOVA (Pacluan). Città con resi-
denza vescovile antichissima, distante cir-
ca 20 miglia da Venezia, 1 5 da Vicenza,
24 da Treviso, e 1 49 da Milano, in mez-
zo ad una fertile e bella pianura, in un
clima sanissimo. Il Brenta ed il Bacchi-
gliene, unitisi in un solo alveo non lun-
gi dalla città, serpeggiano nell' interno
d'essa, ne bagnano per così dire ogni
parte, fanno girare quantità di mulini e
mantengono la nettezza della città. E-
sternamente si estende la così delta spia-
nata o campagna rasa, ordinata dalla
repubblica veneta nel 1 5 1 3 dopo la guer-
ra di Massimiliano I. La città è di figu-
ra triangolare, cinta di mura con larghe
e poco profonde fosse, 20 bastioni e 7
porte. Queste tutte sono degne di osser-
vazione, principalmente quella di Portel-
lo ornata più delle altre, giacché nella par-
te esterna ha più il carattere d'un arco
trionfale che di porta; e le altre due di Sa-
vonarola e di s. Giovanni, la prima del-
le quali lodata da Vasari ed altri scrittori.
E sede di regia delegazione, di tribuna-
le civile e criminale, d'intendenza di fi-
nanze e di altri provinciali dicasteri, co-
me capoluogo di un distretto di i5 co-
muni, che conta circa 80,000 abitanti,
compresi quelli della capi tale che supe-
rano 4o>ooo. Da alquanti anni assai ab-
bellita e quasi trasformata, le case souo
altee ben fabbricale, ordinariamente con
arcale. Fra i pubblici edifizi merita il
primo luogo il palazzo di giustizia, del-
PAD
lo della Ragione, posto nel centro della
città, in mezzo a due delle sue belle piaz-
zej circondato da bei portici, meraviglio-
so lauto per la sua ampiezza, quanto per
l'arditezza delle sue volte. La sua gran
sala, che piuttosto si può dire uua piaz-
za coperta di piombo , è di figura rom-
boidale, ed ha 3oo piedi di lunghezza e
ioo d'altezza, talché il Milizia la disse
la più grande ch'esista nel moudo, altri
la chiamarono miracolo dell'arte : altra
ampia sala è in Mosca (f^-), e dicesi la
più vasta eh' esista. Si ascende per 4
scale laterali a due superbe loggie della
medesima lunghezza, fatte a volta, rico-
perte di piombo e sostenute da 56 colon-
ne di marmo bianco e rosso, e adorne
di 58o colonnette del marmo istesso,
dalle quali si entra nella sala, ch'essendo
di una sola volta, e senza sostegno, fuori
che le sue mura, sorprende chiunque la
mira. Le 4 muraglie si vedono tutte dipin-
te dall'alto al basso di pitture a fresco, con-
dotte nella maggior parte da Giotto sul-
le invenzioni di Pietro d'Abano, ristaura-
te poscia nel i6o8,nel i 74-4^ e nel 1762.
La mitologia degli antichi, gli emblemi
di astronomia, le figure simboliche di
tutti i generi sono ivi rappresentate, e vi
si vedono iscrizioni e scolture di vario
genere. Tra le altre meritano osservazio-
ne i busti in basso rilievo, attorniati di
chiaro-scuri del famoso padovano Cam-
pagnuolaj posti nel i565 sulle 4 porte
del salone. Figurano essi , Tito Livio
principe degli storici, fr. Alberto agosti-
niano teologo prestantissimo, Paolo giu-
reconsulto, e Pietro d' Abano. Ultima-
mente fu posta sopra l' arco della prin-
Btpal port;i il' ingresso una medaglia in
marmo scolpita dall' esimio padovano
Rinaldo Rinaldi, esprìmente V immagi-
ne del famoso viaggiatore belzoni,il qua-
le in vita ornò questo stesso salone con
due statue egizie. Evvi inoltre alcuni mo-
munenti nella facciala n ponente. Quel-
la ool busto in marmo iti Sperone Spero*
in, filosofo, oratore e poeta, porla la da-
PAD io3
la del 1 *><)\; e l'altro dell'eroina Lu-
crezia Dondi Orologio, fu eretto dalla
città nel i66r, poiché essa nel i6j>4 a-
veva imitato nella morte, superandola
nella costanza, l'antica romana Lucre-
zia. Oltre a questi evvi pur anco il mo-
numento eretto a Tito Livio, ove sono
riposte le credute sue ossa. Ciò che vi ha
di singolare anche in questa sala, si è
che i raggi solari entrando per le fine-
stre, cadono successivamente di mese in
mese sui medesimi segni del zodiaco,
ne' quali esso si trova nel cielo. Secon-
do l'opinione comune se ne vuole archi-
tetto Pietro di Cozzo di Limena, e che
sia incominciata questa gran mole nel
1172, avendosi dovuto prima seccare
un rigagnolo d'acqua. Gettate le fonda-
menta e alzate eguali al terreno, dicesi
che sia restato interrotto il lavoro sino
al 1209, affinchè meglio si rassodassero
Ripigliatolo poi in quell'anno, si prose-
gui in modo che nel 12 19 il saloue fu
coperto di legnami con archi; ma nel
1 3o6 per consiglio e opera di fr. Giovan-
ni agostiniano, si cambiò il tetto rifab
bricandoloa volta, con arte meravigliosa,
e con lastre di piombo si ricoperse, aven-
dosi nello stesso tempo aggiunto le due
loggie laterali. A'2 febbraio 1420, attac-
catosi fuoco, tutto il tetto restò incene-
rito, ma tosto fu di nuovo ripristinato
come prima, e demolite duemuiaglie che
lo dividevano in tre parti, venne a com-
parire più maestoso. Nel 1- 56 a' 17 ago-
sto violentissimo turbine svelse quasi
tutto il pesante coperto, e fu restaurato
sotto la direzione del celebre ingegnere
bassanese B. Ferracina, il quale vi ag-
giunse la meridiana,
In un angolo del prato della Vaile
s'erge la maestosa chiesa di s. Giustina
patrona di Padova, una delle più ma-
gnifiche e superbe d'Italia, e che pei sim-
metria,ampiezza di mole, sveltezza e-tan»
ti altri pregi, forma e formò sempre l'ani*
mtrazione'de1 viaggiatori e degl'intelli-
genti. Nel 1 ">" 1 demolita già la
io4 PAD
vecchia, s'incominciò a fondai neuna nuo-
va sul modello del p. d. Girolamo da
Brescia. Per le voragini incontrate, in-
credibile fu la spesa nelle fondamenta,
le quali assorbirono i materiali già pre-
parati per l'erezione di tutta la fabbrica.
Per gli errori trovati nel disegno, si so-
prassedette dal proseguire la fabbrica si-
no al i 5 1 5, nella quale epoca si propose
un altro modello di Sebastiano da Lu-
gano, ma risultando questo di spesa enor-
me, nell'anno seguente fu data commis-
sione di farne un terzo ad Andrea Bio-
sco, detto Puccio dai capelli inanellati,
padovano , che fu anche pioto per la
fabbrica, con qualche piccola alterazione
nel progresso. Nel i52i si pose mano
alla grande opera , che nel giro di non
pochi anni fu condotta a fine, tranne la
facciata che non fu mai eretta. Salita la
maestosa gradinata, che le sta davanti,
meraviglioso ed ollremodo armonico è il
tutto insieme che all'occhio dell' ammi-
ratore si presenta. La pianta è di cro-
ce latina, ed ha tre navate; la lunghez-
za interna della principale è piedi 368,
l'altezza dal pavimento sino all' arco 82
e la larghezza 42. Le due navate late-
rali sono lunghe ago piedi, alte 41 e
22 taighe. La crociera è lunga 252 pie-
di, alta e larga come la navata di mez-
zo. Le 8 cupole vedonsi esternamente
coperte di piombo; quella di mezzo, che
di poco supera le altre in altezza, ha in-
teriormente piedi 1 33, e nell'esterno,
compresa la statua di s. Giustina, piedi
176. Due ordini di pilastri primario e
secondario, ambedue jonico-composti, a-
dornano questo tempio; tutti due posa-
no sul medesimo piedistallo e base: l'or-
dine primario regge maestosamente la
gran navata di mezzo, ed il secondario
le laterali. De' 4 inlerpilastri a ciascun
lato della nave maggiore, ognuno de'tre
primi dà ingresso a due cappelle, e l'ul-
timo ad una sola, cosicché di qua della
crociera, vengono a cadere 7 cappelle
por lato; sopra il centro della crociera
PAD
s'innalza una gran cupola, ed altre due
appena minori sopra le braccia della me-
desima, come pure una 4-' sopra la tri-
buna. Queste 4sian cuP0'e> posano so-
pra grandi arcate, ed evvi una cornice
architravata su cui gira una balaustra-
ta. Agli angoli della crociera s'innalza-
no altre cupole minori rette d'arcate di
ordine secondario nelle navi minori, e
che prendono in mezzo la cupola mag-
giore. Di là della crociera vi sono altre
due cappelle da ogni lato, l'ultima delle
quali fa capo alle navi minori; nel mez-
zo vedesi la tribuna ed il coro. Entrando
in chiesa la prima tavola che meriti es-
sere osservata è quella nel fondo del coro
medesimo, opera del sommo Paolo Ca-
gliari, ove in gran tela, con grandiosa e
nobile invenzione, si rappresenta il mar-
tirio della santa titolare. Tutto l' inter-
no della chiesa è ricco di eccellenti pit-
ture e di ornati. Appartenente ai mona-
ci benedettini, alla magnificenza di que-
sti corrispondeva anche il nobile ed im-
ponente monastero vicino, ornato di 4
superbi chiostri, con buone pitture e sta-
tue, con comoda e grandiosa disposizio-
ne de'piaui superiori., con elegante e ric-
ca libreria. Serbato questo edilìzio a va-
ri usi, finalmente fu in esso istituita una
grande e ben regolata caserma degl'in-
validi. Della chiesa, abbazia, monastero
e celebre congregazione di s. Giustina
dell'ordine di s. Benedetto, poi unita a
Monte Cassino, parlai in più luoghi, co-
me nei voi. VII, p. 277, X, p. 149 e
1 5o, XXXI, p. 2 1 7,XLVI, p. 181. Ab-
biamo, Jac. Cavacii: Histor. coenobiid.
Justinae Patavinae, Venetiis 1606 et
Patavii 1696. Celso di Verona : Nar-
raz. della traslazione de corpi santi dal*
la cìiiesa vecchia alla nuova di s. Giu-
stina di Padova^ ivi 1628. Descrizione
della chiesa di s. Giustina di Padova,
e delle cose più notabili che in essa sono,
Padova i 74 1 -
La basilica di s. Antonio, volgarmen-
te delta \\ Santo, de' minori conventuali,
PAD
è senza contraddizione pel tutto insieme
uno de'più celebri santuari del mondo,
ove il corpo e la prodigiosa lingua di
questo santo protettore della città, che
vi si venera, richiama un sempre cre-
scente numero di divoti : oltre alla sua
biografìa, ne trattai in diversi luoghi,
come di sue traslazioni, di questo tem-
pio, e perchè sebbene di Lisbona questo
francescano è chiamato di Padova, nel
■voi. XXVI, p. 58, 61 e 74. Questa vasta
e grandiosa mole, non compreso il san-
tuario, ha piedi padovani 280 di lun-
ghezza, 1 38 di larghezza e 1 io di mag-
gior altezza. Del genere volgarmente
chiamato gotico antico,è terminata da 6
cupole, fiancheggiate da due campanili
di antica costruzione. Fu incominciato
questo tempio nel 1255 dal celebre Ai-
colo Pisano e compito nel i3o7, dalla
cupola in fuori che sta sopra il coro,
fatta soltanto nel \ùp.[y Tre volle fu
danneggiato dal fuoco: la 1." nel 1 3q4
a cagione di un fulmine che vi recò non
poco danno; la 2/ il 3o novembre 1 567,
in occasione che s' illuminarono i cam-
panili per la creazione del doge Pietro
Loredano, mentre cadendo alcuni fuo-
chi sui tetti della chiesa, squagliarono i
piombi che li ricopre, e quindi appicca-
rono anche il fuoco ai legnami. Final-
mente nella notte 28 marzo 1749 suc-
cesse quel tenibile incendio che consu-
mò non poca parte del tetto, le cupole
del coro e del presbiterio, quella detta
dell' Angelo e l'altra di s. Felice, tutto
il coro eie cantorie coi famosi sedili, fi-
nissimi lavori di tarsia. L'interno di que-
sta basilica corrisponde al maestoso suo
esterno, adornando ogni più minuta par-
te la prolusione de'martni, pitture, scul-
ture, bassorilievi, bronzi, statue, metal-
li, gemme, ec. Sorprendente è la mae-
stosa cappella nel cui mezzo stanno le
Ceneri del gran taumaturgo, la (piale può
contarsi Ira le più ricche e magnifiche
del mondo cristiano, sì per la preziosi-
tà delle materie, che per l'eccellenza dei
PAD io5
lavori, essendovi quivi l'oro, l'argento,
il bronzo, il granito, il verde antico, e
tanti altri preziosi marmi impiegati sen-
za risparmio al suo maggior ornamen-
to. La facciata tutta di fiuissimi marmi,
anch'essa maestosamente si vede ador-
na di statue, ornamenti e colonne, e nel-
l'interno oltre a tanti altri riputati la-
vori si scorgono in 9 bassorilievi in mar-
mo carrarese, altrettanti fatti o princi-
pali prodigi operali in vita ed in morte
dal santo medesimo. Merita anche par-
ticolare menzione l'altra cappella detta
del santuario, nella quale si custodisco-
no preziose reliquie, raccolte in oltre 60
reliquiari antichi e moderni, la maggior
parte d'argento doralo e non pochi ar-
ricchiti di preziose gemme. Si diede prin-
cìpio all' erezione di questo luogo nel
1690, ma soltanto nel 174? si potò
trasferire le reliquie suddette dalla sa-
grestia, ove prima si conservavano. Os-
servabili sono le tre porte che chiudono
gli armadi o nicchie delle reliquie, tut-
te ricoperte di metallo dorato, su cui
vedonsiin vaga forma disposti molti pez-
zi d'argento lavorati a cesello. In molti
altari nelle sparse cappelle e principal-
mente in quelle dietro il coro, tutle di
ragione di nobili famiglie padovane, ve-
donsi molte pregiate pitture. Il presbi-
rio, che per l'eccellenza della sua strut-
tura, per l'egregia sua architettura, no-
biltà e ricchezza de'suoi ornamenti, fra'
quali si ammirano i bassorilievi in bron-
zo incassati nella mensa e nelle pareli
del celebre Donatello, del Riccio e del
\ ellano, merita un esame particolare: è
fiancheggiatodallecantorie, sopra le qua-
li stanno appoggiati a 4 pilastri altret-
tanti grandi organi con due (àccie per
cadauno, cosicché ne vengono a forma*
re 8, tutti messi a oro e ornati con sta-
tue parimenti dorate. Vi si vede pure
un gran candelabro di bronzo, opera tiri
Riccio, nella quale ti spese 10 anni di
lavoro, chiamato dal Cicogoara il più
bello del mondo. A maggiore decoro del
i oG P A D
tempio concorrono alcuni monumenti,
fra'quali meritano menzione quello fat-
to erigere da Girolamo Quirini patrizio
veneto, a memoria del suo amico car-
dinal Bembo; l'altro eretto nel i555
ad Alessandro Contarmi generale della
repubblica veneta; il deposito di Giro-
lamo Michieli nobile veneto; quello dei
Marchetti nobili padovani, due medici
di chiaro nome; l'altro di Catterino Cor-
naro generale del mare, ed il mausoleo
cretto al conte Orario Secco padovano,
morto sotto le mura di Vienna nel 1 683,
oltre a moltissimi altri monumenti com-
presi quelli de' chiostri. Sulla piazza di
questo tempio si vede la statua equestre
di bronzo, posta sopra un eminente pie-
distallo, che rappresenta il famoso Era-
smo di Natili detto Gattamelata, forse
la piìi insigne opera del celebre Dona-
tello, ivi collocata per decreto del sena-
to veneziano a perpetua di lui memo-
ria, e riguardala dagl' intendenti come
la prima statua fusa dopo il risorgimen-
to delle arti. Del sontuoso tempio di s.
Antonio, abbiamo: Valerio Polidoro dei
conventuali, Le religiose memorie della
chiesa del glorioso s. Antonio confesso-
re da Padova, Venezia i 5qo. Pietro Sa-
violo, Arca del santo di Padova, ove si
contengono gli ordini e le regole colle
aitali vengono amministrale le oblazio-
ni e l'entrate, Padova 1 673. Le due chie-
se di s. Antonio e di s. Giustina, l'orlo
de' semplici, le accademie, le pitture prin -
cip ali delle chiese, e il catalogo de' corpi
santi, Padova 1*767. Bonaventura Peris-
sutti de' con ventilali, Notizie divote ed e-
ruditc intorno alla vita ed all' insigne
basilica di s. Antonio di Padova, ivi
1 796. Angelo Bigoni de'conventuali (poi
generale benemerito del suo ordine, di cui
parlai come delle altre sue opere nel voi.
XXVI, p. 1 33) : Il forastiere istruito del-
le meraviglie e delle cose più belle, che
si ammirano internamente ed esterna-
mente nella basilica del gran tauma-
turgo s. Antonio di Padova, con una
PAD
raccolta intera e ordinata di tutte le iscri-
zioni della chiesa e de'chioslri, con rag-
giunta di tutte le sacre funzioni che vi si
eseguiscono fra V anno, Padova nella
stamperia del seminario 18 16.
Degna di osservazione è pure l'odier-
na cattedrale, eretta sopra un modello
delSansovino, con alcune eccezioni, poi-
ché vuoisi del Buonarroti, dedicata al-
l'Assunzione della Beata Vergine. A' io
maggio i55i si diede principio al lavo-
ro, il quale nel 1 570 fu condotto a com-
pimento, insieme con le sagrestie ed il
campanile. Si proseguì in seguito la chie-
sa sulla norma del coro, ma per oltre
due secoli, che vi si spese dietro, soggiac-
que a notabili cambiamenti , secondo
le varie opinioni di chi ebbe il carico di
proseguir la fabbrica, che fu compita nel
1754; tranne la cupola sopra la crocie-
ra maggiore. Maestosa è questa fabbrica
ed adorna di belle pitture, ma soprat-
tutto è degna la collezione di bei qua-
dri che si ammira nella sagrestia. L'al-
tare maggiore è rimarchevole, cos'i il
sotterraneo, ove sono in venerazione le
ossa di s. Daniele martire, uno de'pro-
tettori della città, possedendo la chiesa
altri tre corpi santi, con altre reliquie.
Ornano l'ingresso il monumento dedi-
cato a s. Gaetano dell' illustre famiglia
Tiene, ed il mausoleo dell' imperatrice
Berta moglie di Eurico IV, che avea ri-
parato l'antica cattedrale. Ricca è la bi-
blioteca del capitolo e racchiude codici
preziosi. 11 capitolo si compone delle di-
gnità di arciprete, arcidiacono, decano
e primicero, di 27 canonici compresi il
teologo e il penitenziere, 12 semi-pre-
bendati, 12 altri beneficiati, e 60 e più
cappellani o mansionari, a G de' quali è
affidala la cura delle anime. Da questo
illustre capitolo uscirono quasi tutti i
Papi veneziani, cioè Eugenio IV, Pao-
lo 11, Alessandro Vili e Clemente XIII;
più di 18 cardinali, ed un grandissimo
numero di vescovi, nonché \ì Petrarca.
Successivamente venne ornalo di molli
PAD
privilegi da Calisto II, Alessandro III,
Urbano 111, Innocenzo 111 e Pio II. Il
vescovo cardinal Rezzonico ottenne pel
capitolo da Benedetto XIV, con la bol-
la Simili acj dei1) febbraio i 744) ai ca"
Donici l'uso della cappa magna e roc-
chetto in tempo d'inverno, cotta e roc-
chetto nell'estate, come quelli delle ba-
siliche di Roma, il cordone rosso al cap-
pello, l'uso del canone e della bugia nel-
la messa, i privilegi de'piotonotari apo-
stolici, e di ornare col cappello prelatizio
di essi i loro slemmi. Il cardinale per
memoria pose una lapide nel coro della
cattedrale, facendovi incidere la conces-
sione. Divenuto egli Clemente XIII, di-
resse al successore il breve Quanlopere
Palavìnam, de' 1 6 aprile 1763, ed al
capitolo il breve Singalaris amor, con
27 croci di argento smallate in azzurro,
colle immagini, da una parte della Bea-
la Vergine Assunta e dall'altra del b.
cardinal Gregorio Barbarigo già vesco-
vo di Padova, e da lui beatificato colla
bolla Inter assiduas, ed ordinò che le
croci il vescovo con fettuccia rossa le ap-
pendesse al collo de' canonici, e di esse
usassero in ogni luogo, acciocché dalla
immagine della loro patrona si accre-
scesse la loro divozione verso di essa, e
da quella del beato vescovo si eccitas-
sero maggiormente a imitarne gli esem-
pi. Volle in fine, che alla morte d' ogni
canonico, la croce si portasse al tesorie-
re del capitolo, e che la prima dignità
l'imponesse al nuovo canonico. Prossimo
alla cattedrale è il magnifico episcopio.
Altre chiese degne di speciale men-
zione sono quelle di s. Michele, ridot-
ta in umile sialo, dell' Annunziata e di
s. Agostino ; e fuori della città il san-
tuario dell'Arcella. La chiesa di s. Mi-
chele era ragguardevole pel suo vesti-
bolo, nel quale si vedevano i ritratti
di alcuni Carraresi, antichi principi di
Padova, ed i singolari funerali di Maria
\ ergine, ove le ligure dipinte di \ spet-
tatori si credevano i veri ritraili di Dan-
PAD 107
te, Boccaccio, Petrarca e Pietro d'Aba-
no. La chiesetta dell'Annunziata dell'A-
rena, così chiamata perchè costrutta nel
i3o3 sopra le fondamenta d'un antico
anfiteatro romano, il cui interno è tut-
to dipinto a fresco dal celebre Giotto,
con fatti dell'antico e nuovo Testamen-
to e con altre figure allegoriche, espri-
menti diverse virtù e vizii. Si rimarca
soprattutto il primo riparto a sinistra,
in cui è dipinto l' inferno e i tormenti
che soffrono le anime dannate, il (piale
fu così espresso da Giotto, dietro i sug-
gerimenti di Dante, che portossi in Pa-
dova nel 1 3o6 per trovare l'amico. Po-
co appresso si ammira pur anco la va-
sta chiesa degli agostiniani eremitani, fab-
bricata sul finire del secolo XII e consa-
grata nel i3o3 dal trevigiano cardinal
Boccasini,poi dal b. Benedetto XI, assi-
stito da due patriarchi , da un arcive-
scovo e da alcuni vescovi, come si leg-
ge nello Scolo, Memorie, p. 7 1 . E ric-
ca essa di molti oggetti preziosi riguar-
danti le belle arti, fra' quali primeggiali
dipinto di Guido Reni con s. Giovanni,
l'altro del maecior altare di Lodovico
Fiumicelli, i vari freschi del coro di Gua-
riento, e quelli preziosissimi nella gran
cappella a destra, del celebralo Mante-
gna, del Buono e dell'Ansuino. Sono as-
sai pregievoli i monumenti in marmo
dell'Ammannati e del Canova. Il primo
scolpì quello del celebre professore Be-
navides; ed il secondo condusse gli altri
del principe d'Orange e della principessa
Callemburgo. La piccola chiesa dell' Ar-
cella è distante mezzo miglio fuori della
città per la porta Coalunga, presso la re-
cente strada ferrala che conduce a Man-
tova e deve arrivare a Milano. In essa mu-
li s. Antonio di Padova, onde il luogo fu
ridotto a chiesa, essendo un ospizio del-
l'ordine serafico con monastero di mo-
nache fondato da s. Francesco. ~Sv\h\
grande spianata del i5og furono levate
le monache e tradotte in città, ed at-
terralo il monastero; ma per quanti sfoi-
108 PAD
zi si facessero per distruggere la cella do-
ve il santo passò ai beati riposi, non vi
si potè mai riuscire ; più tardi le fiuma-
ne che allagarono le propinque campa-
gne non osarono mai penetrarvi, quan-
tunque d'un piede più basso al circostan-
te suolo della chiesa che la racchiude.
Questa per opera del p. Azevedo fu re-
staurata nel 1770, il quale avea forma-
to un'unione di divoti di tutta Italia. Ai
nostri giorni poi e nel 1837 > alcuni di-
voti e i religiosi del santo, sostenuti dal-
la pietà dell'attuale vescovo, rifabbrica-
rono la chiesa, l'ingrandirono e abbelli-
rono, dandogli miglior forma, edifican-
dovi eziandio un piccolo convento per
3 o 4 minori conventuali. I fabbricieri
in onore di s. Antonio domandarono e
ottennero da Gregorio XVI un bellis-
simo calice d' argento con coppa d' oro
pel santuario dell' Arcella, quale il Pa-
pa consegnò al lodato p. Bigoni. Grego-
rio XVI fu sempre tenero di divozione
verso il gran santo, e quando monaco e
abbate camaldolese abitava nelle vacan-
ze un casino di campagna a Palluello,
lungi circa 8 miglia dalla città, avanti
l'alba col lanternino si partiva per cele-
brare il santo sacrifizio Dell' Arcella. Al-
lorché poi dimoiava in Padova nel con-
vento d Ognissanti, di frequente recavasi
alla basilica del santo a celebrare la mes-
sa; talvolta tanto era sollecito che gli toc-
cava aspettare che uè venissero aperte
le porte.
La celebre e benemerita università
di Padova, che tanto lustro accrebbe a
questa nobile città, si pretende da alcu-
ni ripeterne i primordii da Carlo Ma-
gno. Discordi gì' istorici sull' origine , i
più accreditati l'assegnano al 1222 pei
privilegi concessi da Federico li , per
esservi stata fin d'allora copiosa affluen-
za di scolari di altre nazioni ; ma con-
siderata però come università di studii,
con determinate leggi, viene assegnato
ad essa il 12G0 come primo anno di sua
istituzione. Nel 1261 con bolla l'appio-
PAD
vò Urbano IV concedendogli privilegi ;
altrettanto poi fecero altri Papi , mas-
simamente Clemente VI ed Eugenio IV,
con bolle, quali si riportano da Antonio
Puccobono, De gymnasio Patavino, lib.
1, cap. 2, e da Filippo Tomassini, cap.
6, Agri patavini inserì pliones sacrae et
prqfanae. Altri privilegi e particolari
prerogative ottenne l'università da diver-
si imperatori ed altri monarchi, e dal-
la repubblica veneta. Il suo locale, co-
munemente chiamato il Lo, non deriva
già dal numero delle 60 cattedre, come
alcuno s'immaginò, ma perchè quivi e-
sisteva un albergo coll'insegna del Bue.
La fabbrica presente, sulla cui architet-
tura divisi sono ancora gì' intelligenti
fra Sansovinoe Palladio, eretta dalla ma-
gnificenza della veneta repubblica, fu
principiata nel i4«)3 e compiuta nel 1 552.
Il portone principale è fiancheggiato da
due colonne scanalale d* ordine dorico.
Trovasi al primo ingresso un grau cor-
tile quadratola cui regolare costruzio-
ne presenta due ordini , 1' uno dorico e
l'altro jouico, e vedesi dintorno ad esso
un gran portico sostenuto da un altro
superiore e con balaustrate in forma di
loggie. Le sale delle lezioni sono gran-
di e comode. Sulla scala a destra si ve-
de la statua della famosa Elena Lucre-
zia Cornaro Piscopia,che con singolare
onore ricevette in questa università la
laurea in filosofìa. Quivi è annesso (pian -
lo può contribuire alla sua maggior ce-
lebrità. Racchiude una ricca biblioteca
di circa 5o,ooo volumi; un gran teatro
anatomico, eretto nel 1 5()4, di cui ere-
desi aver dato l'idea fr. Paolo, e dove il
primo a dar lezioni fu il professore Gi-
rolamo Fabrizio d' Acquapendente; un
museo d' istoria naturale, ricchissimo di
produzioni preziose, accresciute dal ce-
lebre cav. Vallisnieri; il teatro di Tisica
esperi mentale, eretto sopra l'invenzione
del prof, march. Poleui, colla coutigua
sala delle sue copiose e scelte macchi-
ne; le sale della storia naturale, receu-
PAD
temente disposte ed ingrandite con una
bella collezione di molluschi dal prof.
Renier, oltre alle pregiatissime collezio-
ni di preparazioni anatomiche in cera ;
la raccolta delle petrificazioni de' mon-
ti vicentini e veronesi, dono del prof. Van-
delli, ed oltre a tutto ciò che serve a ren-
der sempre più famigerata questa uni-
versità, frequentata prima degli ultimi
sconvolgimenti politici da circa 1 800 sco-
lari, e considerata come corpo insegnan-
te e come corpo accademico. Il i.° è di-
viso in 4 sezioni dette studi) , cioè : teo-
logico, politico-legale, medico-chirurgi-
co-farmaceutico, filosofico-matematico;
il 1° in 4 sezioni dette facoltà. L'or-
to botanico o de' semplici , dipendente
anch'esso dall'università, è posto in unsi-
loamenissimoe bagnato da un rivo d'ac-
qua corrente. Fu piantato per ordine della
repubblica nel i54? sul disegno del Puc-
cio padovano, e fu questo il primo de-
gli orti pubblici che sorgesse in Europa
alla istruzione degli studiosi, onde in al-
tre parti poscia ne fu imitalo V esem-
pio. Per un portone, situato all' estre-
mità di un ponte, si entra in un bel via-
le. A sinistra evvi un giardinetto, ove si
custodiscono le piante più rare, che nel-
l'inverno si conservano col mezzo di stu-
fe ; a destra si trova un delizioso e ben
ordinato boschetto di alberi forestieri. A
capo del suddetto viale sta V orto in fi-
gura rotonda , attorniato da un muro ,
coronato da bella balaustrata, ed a ca-
po delle due vie che lo tagliano ad an-
goli ietti, ha 4 gran porte, ornate di pi-
lastri, vasi di pietra e rastrelli di ferro.
L' area ha di diametro piedi ?. ^o,ed
è divisa in 4 comparti principali. Va-
rie sono le vie che danno agiato e deli-
fioso passeggio. In somma I' armonica
distribuzione di questo luogo , la copi;»
e preziosità delle piante che vi si col-
tivano, làmio che siccome per antichità
Supera tutti gli altri orti pubblici del-
l'Europa, così ad alcuni di essi non sin
inferiore in ricchezza. l>en a ragione il
PAD 109
3o giugno 1 84 "" si celebrò il giorno an-
niversario di sua nascita , ed insieme il
compimento del 3.° secolo di sua esisten-
za.Parve giusto al prof. Iioberto de Vi-
siani che lo governa, di festeggiare que-
sto tempo, che ricorda una istituzione,
a cui la botanica, la medicina, l'orticol-
tura e le arti sono debitrici di segnalati
progressi, con una qualche pubblica so-
lennità, mediante l'assenso del governo,
della reggenza dell' università e del ret-
tore magnifico il eh. Lodovico Menin (au-
tore della classica opera : Il costume di
tutte le nazioni). Pertanto il zelante prof.
Roberto aprì neh' orto e in tal giorno
una pubblica esposizione di piante, che
desse un saggio di quelle che si tengo-
no negli altri stati non solo, ma sì an-
cora nelle altre parti dell'austriaca do-
minazione , accoppiando al diletto I' u-
tilità, con premio al proprietario della
più rara o più bella pianta, o della col-
lezione più completa che fosse inviata
alla esposizione di un' opera recentissi-
ma di botanica e orticoltura, onde sem-
pre piti promuovere fra noi l'amore del-
l' orticoltura. La scuola di chimica, ap-
partenente pure alla università, deve la
sua istituzione al conte Marco Carburi
di greca famiglia. Per essa fu saggiamen-
te scelto un glande locale isolato, nella
contrada di s. Giacomo; ciò a riguardo
del fuoco e delle fumigazioni : quivi è
annesso il laboratorio per uso delle ope-
razioni, un teatro per gli esperimenti, un
gabinetto pegli strumenti e chimiche pre-
parazioni, osservandosi anche utilissime
raccoltedi minerali forestieri. Degnod 'es-
sere veduto, dipendente anch'esso dal-
l'università, è il famoso e compiutoos-
servatorio astronomico , volgarmente
detto la specola, eretto nel 1767 BOprn
un'alta torre del castello vecchio, in cui
al tempo di Ezzelino vi erano orribilissi-
me prigioni, come si vede dal distico po-
sto sopra la porta. E alto 1 Jo piedi pa-
dovani , per cui ha libero e vastissimo
orizzonte, che lascia luogo alle più leu-
no PAD
tane osservazioni. Le adiacenze eseguile
poscia a maggior comodo ed uso delle
osservazioni medesime, e così pure il co-
pioso ed eccellente corredo degli istru-
menli astronomici, fa che si possa con-
tare fra le più ragguardevoli specole del-
l'Europa. La scuola veterinaria, sta nel
soppresso convento della Maddalena. Le
vicine provincie vi mantenevano parti-
colari collegi, ed uno ve ne avevano i
napoletani presso s. Caterina, altro per
pio legato era destinato a' greci di Cipro,
altro del medico Andrea da liecanati in
favore d' Osirno {V). In Padova il car-
dinal Gini Malpighi istituì il collegio
Tournay , e il cardinal Amulio quello
del suo nome. Grande è la copia d'uo-
mini illustri, che insegnarono nella pa-
tavina università, e che da quel luogo
diffusero lumi e scoperte pel mondo in-
civilito in ogni scienza. Basterà qui il ci-
tare per tutti i nomi immortali di Ga-
lilei, Petrarca, Accolti, Alano, Alberti,
Branca, Dandini, Lampugnani, Speroni,
A malteo, Gualdo. Landi, Poleni, Conci-
lia, ec. ; giacché il voler di tutti far no-
ta sarebbe opera lunga , potendosi ap-
pagare le brame degli studiosi in que-
ste opere: Fasti gymnasii Patavini, del
Facciolati. Francesco M. Colle. Storia
scientifico- letteraria dello studio di Pa-
dova, con annotazioni di Giuseppe le-
dova, ivi 1824. Fasti gymnasii Pala-
vini iconibus exornati ab anno ijSj
usane ad 1 787 a F. 31. Colle Bellunen-
si elucubrati, notisque aneli, et usque ad
1840 perducti a Josepho Vedova pa-
tavino, Patavii 1 84 1-
II Prato della Falle, già Campo Mar-
zio, che trovasi in capo di una lunga e
bella contrada, è una piazza che per la
sua situazione ed ampiezza forse non
ha l'eguale. Un tempo altro qui non si
vedeva fuorché acque stagnatili e palu-
di,e non visi respirava che un'aria mal-
sana , ma il genio singolare del veneto
patrizio Andrea Memmo diede a questo
luogo un aspello del tutto nuovo, ed ora
PAD
il Prato della Valle fa la delizia degli
abitanti e I' ammirazione degli stranie-
ri. La sua figura è pressoché triangola-
re e contiene 23 campi di terra. I bei
palazzi e gli altri edilizi che lo circonda-
no gli formano unanfiteatrodelizioso per
gli spettacoli che vi si danno, Quivi le
corse de' cavalli, il numeroso concorso
dellecarrozze,la copia infinita degli spet-
tatori forma un colpo d' occhio che sor-
prende ed impone. Ma 1' isoletta che
soi'ge nel mezzo della piazza é quella che
merita tutta la maggior attenzione. Di
figura elittica, viene circondata da una
corrente d'acqua diramata dal Brenta,
ch'entra ed esce per canali sotterranei. 11
canale è attraversato da 4 bellissimi pon-
ti, che danno ingresso all'isola; le sponde
dentro e fuori sono adorne di parapetto,
che serve di comodo sedile, di quando in
quando interrotto da rotondi piedistalli
con statue rappresentanti illustri uomi-
ni padovani, ochecou Padova ebbero uti-
le od onorevole rapporto, ciò che dimo-
strato viene dalle iscrizioni. Le più ri-
marchevoli sono quelle del marchese Po-
leni benemerito della cupola Vaticana,
scolpita nell' età giovanile dal Canova,
e l'altra del Cesarotti di mano del Fer-
rari, lo zio del quale soprannominato To-
retti, che fu il primo maestro di Cano-
va, egregiamente scolpì pure i 4 Papi
che sono sopra uno de' ponti. Oltre il
grato passeggio interno ed esterno din-
torno al canale, due larghi viali che s'in-
contrano nel mezzo, fiancheggiati da una
parte e dall' altra da piramidi, vasi e-
l ruschi e altri ornamenti, tutti in pie-
traie formano un altro non meno de-
lizioso. Altra spaziosa piazza di figura
elittica é l' Arena , così chiamata per-
ché le mura che la circondano segna-
no le vestigia di un anfiteatro fabbri-
cato al tempo de' romani. Fra le altre
piazze quella detta delle Erbe, che for-
ma un parallelogrammo cinto da bel-
le fabbriche, è la più frequentata del-
la città, perchè oltre erbaggi diqualuu-
PAD
que genere si tiene giornalmente mer-
cato della maggior parte de'commesti-
bili. La piazza chiamata dei Frutti è al-
la parte opposta, ed in vicinanza avvi
quella de' Signori, la più nobile e bel-
la , lastricata di pietra , tutto un capo
della quale è occupato dal così detto pa-
lazzo del Capitano, la cui magnifica fac-
ciata, la torre dell' orologio ( di quello
ivi eretto nel XIV secolo pallai a Oro-
logio), il complicato quadrante e tutti
glialtriornatipresentano un colpo d'oc-
chio mirabile. In un lato della istessa
piazza, innalzata sopra una maestosa
gradinata, si mostra l'antica loggia det-
ta sala del consiglio , tutta coperta di
piombo, ora però stabilita ad uso di cor-
po di guardia. Il monte di pietà, vicinis-
simo al palazzo del Capitano, è un'altra
magnifica fabbrica a due facciate, di bel-
la architettura. Nel gran cortile del Ca-
pitaniate, e nella sala, altre volte chia-
mata degl' imperatori o dei giganti (per-
chè in figure gigantesche vi sono dipin-
ti a fresco dal celebre Campagnola an-
tichi imperatori ed eroi , e ritratti di
mano del Vecellio), esiste la copiosissi-
ma pubblica biblioteca , ricca di oltre
4o,ooo volumi, numero che va di gior-
no in giorno aumentandosi delle nuo-
ve edizioni che si fanno nelle provincie
lombardo-venete, e delle altre pregiate
estere a scelta del bibliotecario coi fon-
di che il governo gli accorda. Seguen-
do la via della menzionata biblioteca
si giunge alla riva del Brenta, che scorre
a traverso della città, la quale si uuisce
mediante t\ue ponti di antica e recente
costruzione. Devesi rimarcare il recente
che mette sulla riviera di s. Benedetto,
tutto di l'erro, simile a quelli usati oggi
in Inghilterra, in Francia e in altre par-
ti d'Europa. Il seminario fiorentissimo,
vasta e magnifica fabbrica, già monastero
di benedettini, cui successero i canonici
di s. Lorenzo Giustiniani. Questi essen-
do stati soppressi, il b. Gregorio cardi-
nal Barbarico , benemerito vescovo dì
PAD in
Padova, nel iC>6\ fece acquisto del luo-
go per erigervi il seminario, che istituì
anche erede del suo patrimonio. L' al-
tro vescovo cardinal Rezzonico, poi Cle-
mente XIII , intraprese a rifabbricai Io
e ne giltò i primi fondamenti. L'archi-
tettura n' è solida e grandiosa: la fac-
ciata dalla parte orientale ha 4^6 pie-
di di lunghezza e comprende tre spazio-
si e magnifici cortili. Bellissima e ricca
è la biblioteca che 1' adorna , come fa-
mosa la sua stamperia per classiche e-
dizioui, che ognor più meritamente fio-
risce. Questo seminario diede alla Chiesa
6 vescovi e un cardinale, e molti uomi-
ni illustri nelle scienze e nelle lettere :
basta per tutti i nomi di Cesarotti, Bar-
toli, Facciolati, Dalle Lasfe, Assemani,
Toaldo, Pimbiolo, Pasini, ec.
In una deliziosa situazione e separa-
to dalla città fu fabbricalo il nuovo spe-
dale , che pei1 ampiezza, solidità ed ele-
ganza della struttura può dirsi uno dei
più bellid'Italia : incominciato nel i ""Q,
fu in pochissimo tempo compito. La fac-
ciata principale ha 4 1 ' piedi di lunghez-
za, e l'interno è diviso in tre grandi cor-
tili ; quello di mezzo, quadrato perfetto,
ha ioo piedi per ciascun lato. I porti-
ci che lo circondano, sostenuti da belle
doppie colonne , che portano una su-
perba loggia, accoppiano alla comodità
la vaghezza. Tutta la fabbrica è a 4 P'a"
ni, e vi si trova in essa riunito tutto quel-
lo di cui può abbisognare. Deve la città
questo salutare soggiorno alla pietà di
chi vi cooperò, specialmente alla gene-
rosità e zelo del suo vescovo Nicolò An-
tonio Giustiniani. Fra le moderne fab-
briche è pur degno di particolare osser-
vazione il maestoso pubMico macelli) del
rinomato architetto Giuseppe Jappellij
ad ooor sommo del (piale sorge pure in
Padova il famoso stabilimento di caflè,
di sua invenzione, eretto per cura e a
tutte spese di Antonio Pedrocchi pado-
vano, proprietario del medesimo, il qua-
le coll'ccouoinia del suo semplice calle
ii2 PAD
tanto ha lucrato tla poter intra prendere
e sostenere le spese di un'opera sì gran-
diosa. Le botteghe di caffè furono in
origine piccole stanze, quasi taverne, nel-
le quali un veneto con un orientale mu-
sulmano, trattando del loro commercio,
prendevano quell' amara piacevole be-
vanda gustata in principio da pochi. Ora
il caffè che dal proprietario ha preso il no-
me di Pedrocchi, è un gran palazzo co-
struito dalle fondamenta, di bellissima ar-
chitettura, con colonne, capitelli, pilastri,
ricchi marmi, bassorilievi, pitture, stuc-
chi, dora tu re, padiglioni, sale ed apparta-
menti nobilissimi. 1 bassorilievi di marmo
che rappresentano la sera e il mattino so-
no del romano Giuseppe Petrelli; lepit-
lure bellissime eseguite da diversi artisti,
le principali sono lodata opera dei bellu-
nesi Giovanni de Min e singolarmente
del suo valente discepolo cav. Pietro Pao-
letti, al quale aumentarono la sua glo-
ria artistica, da ultimo eclissata da im-
matura e pianta morte. L' edilìzio fu
costruito sopra un'area irregolarissima :
il piano terreno serve ad uso di caf-
fè, il piano nobile per adunanze, ed il
secondo per Tabitazione del proprieta-
rio. I laboratoi sono egualmente rimar-
chevoli per eleganza e comodo; poiché
in tutto gareggia il buon gusto dell'ar-
chitetto, colla splendidezza del proprie-
tario, come nelle suppellettili e nella squi-
sitezza delle bevande, paste, gelati, con-
fetture, ec. Pel complesso di tanti pre-
gi il Cajfe Pedrocchi viene meritamen-
te riguardato pel pi ìi cospicuo e magni-
ficò eh' esista per tutto 1' universo, per
cui lunga ne sarebbe la descrizione.
Poche città al paro di Padova avea un
sì gran numero di chiese, di conventi,
monasteri e confraternite: si contavano
i 5 case religiose e 28 di monache, fra le
quali alcune di considerazione , con le
loro chiese, molte contenenti buone pit-
ture: le parrocchie erano 32. Inoltre
Padova ha un ginnasio, scuole elemen-
tari, accademia di scienze, lettere ed aiti,
PAD
casa di ricovero e parecchi altri istituti
di pubblica beneficenza. Tre sono i tea-
tri, il Nuovo, il Nuovissimo, ed il pic-
colo in s. Lucia. Molti de' suoi nume-
rosi palazzi particolari sono degni di es-
sere veduti per la loro architettura e per
le gallerie e le cose rare che racchiudono,
come biblioteche, collezioni archeologi-
che, essendo in quello de' Maldura la ra-
ra collezione delle Storie d' Italia. Fra i
giornali che ora si pubblicano in Padova,
ricorderò il riputato periodico intitolalo:
// clero cattolico. Vi è ancora una vastis-
sima e ben regolata casa di forza. Vi si ten-
gono due celebri fiere di bestiami ed al-
tro di i5 giorni, cioè il i3 giugno det-
ta del Santo dalla festa di s. Antonio,
ed il G ottobre, con grandissimo concor-
so di forestieri, massime alla prima. Vi
sono diverse buone fabbriche di drappi,
con corrispondente commercio. La più
grande fertilità si dispiega nel territorio
padovano, e nulla vi ha di più roman-
tico de' suoi deliziosi colli Euganei, che
sul lato occidentale per sei leghe si e-
stendono, in un clima dolce. Abbonda
di granaglie, buon vino, frutta eccellen-
ti , buoni pascoli , lane morbidissime e
altri prodotti, per cui vi furono taluni
che chiamarono il Padovano, giardino
d' Italiaj inoltre si disse, pinguem es-
se Bononiam sed Patavium pinguius. Le
fabbriche di lana erano molto celebri
e floride anche ai tempi della romana
repubblica, e Marziale e Strabone assai
le decantano. Piinomate sono le sorgenti
termali e fanghi caldi de' colli Euganei,
come quelle calde d'Abano, Battaglia, ec.
Vi si scavano pietre da lavoro e da cal-
ce. Questo territorio formava antica-
mente parte della Venezia, ed avea for-
se termini più estesi , soprattutto dalla
parte di mezzodì e di levante , prima
che si formasse il dogado di Venezia. I
dintorni di Padova hanno frequenti deli-
ziosi casini e ville. Mirabile è la strada fer-
rata che congiunse a' nostri giorni Pado-
va a Venezia mediante un immenso pou-
PAD
le, monumento veramente gigantesco.
Fra i tanti illustri uomini eli cui Pado-
va è la patria, oltre quelli che poi no-
minerò, qui rammenterò Tito Livio, del
quale si mostra la casa; A Scanio Peda-
nioil giovane, grammatico; Lorenzo Pi-
gnorò antiquario; Orsato istoriografb ;
Benedetto Dordone, geografo e cosmo-
grafo; Francesco Squarcione, Guarien-
to, Campagnola ed Alessandro \ arotta-
li, pittori distinti; Albertino Mussato
poeta, istorico e oratore; Antonio da Rio
generalissimo delle milizie; Azzo IX da
Este famoso capitano; gli abbati Fortis
e Cesarotti ; Girolamo .Negro ed Emi-
lio Campolongo, celebri medici; Spero-
ne Speroni filosofo, oratore e poeta; Gio.
Antonio Volpi; il famoso viaggiatore Bol-
zoni, oltre a tanti altri : vi fiori assai il
celebre pittore Mantegna, che lo Squar-
cione adottò per figlio. Fra le case so-
vrane d'Italia quella dei Carrara che do-
minò Padova , forse produsse maggior
numero di uomini insigni. Padova fu
pure patria di molti che fiorirono in san-
tità, de' quali scrissero lo Scardeonio
ed il Cavacio , e in dignità ecclesiasti-
che, di moltissimi vescovi e de' seguenti
8 cardinali, che hanno biografie in que-
sto mio Dizionario : Badoario, Capili'
siio, Mezzarota, due Paltiweri, Prata,
Oleario e Zabarella. Degli illustri pa-
dovani trattano lo Scardeonio e il Por-
tinai i. Fra gli storici nominerò : Lo-
renzo Pignorò , Le origini di Padova,
ivi ii)2 j; Sertorio Orsato, Motoria di
Padova dalla sua fondazione sino al
1173, ivi 1678; Monumenta Potavi-
na, ivi 1 6 la ; Cronologia de' reggimen-
ti di Padova, ivi ìGbb.
La fondazione di Padova, Virgilio
ne\Y Putidi1 , Menala Corvino nel libro
De Augusti progenie, e Sesto Aurelio Vit-
tore, Deorig.gentis roman., l'atti buisco-
110 al greco Antenore principe troiano,
che vi condusse gli eneti di Patagonia ed
i troiani: tale essendo anche il sentimeo-
to di tutta l'antichità, benché non man-
VOL. L.
PAD 1 1 3
chino plausibili congetture per credere
che Padova esistesse avanti l' arrivo di
Antenore medesimo, e ch'egli non l'ab-
bia fondata, ma ingrandita ed amplia-
ta, dandole leggi e divenendone re, on-
de Padova fu detta regia avita* j talché
in qualunque modo è più antica di Ro-
ma stessa. Secondo le più erudite ricer-
che, le venne dato il nome di Padova,
Patavium, dalla palude Patina, presso
la quale fu essa città piantata ; a iti i ri-
feriscono che Antenore prima la chiamò
Antenorea e poscia Padua, forse per con-
tentare gli eneti che in Patagonia avea-
no la città di Patavio, o dal vicino fiu-
me Pado, dove si pretende esservi sta-
to sepolto ; indi divenne comune agli
eneti, ai troiani, ai veneti ed agli euga-
nei. I suoi compagni Ateste e Opsicella
si dicono, il i.° fondatore di Este, ÌI2.0
del castello da cui derivò Monselice. E
certo che gli euganei , illustre popolo,
tennero sino dalla più remota età que-
sto suolo, e che di una città Euganea, la
quale da'colli al pianosi estendesse., man-
tiene corrottamente la ricordanza il vil-
laggio di LWsegana o Brusegana, qua-
si Borgo Euganeo. Gli euganei vi si fer-
marono reduci con Ercole dalla Spagna,
scacciandone gli aborigeni, e si dicono
colonia de' "reci. Gli eneti ed i troiani
approdandovi cangiarono il nome alla
regione, e divenne Padova capitale della
Venezia. Come una delle più celebri cit-
tà d'Italia, secondo Strabone, poteva
sempre mettere in piedi un'armata, ed
avea 5oo persone dell' ordine equestre*
ciò che for-e dir non si poteva di alcu-
n 'altra città italiana. Dicesi che le truppe
ih Padova molto contribuirono a
vezza di Roma, allorché fu pres 1 d
li; anzi resero vana l'armata spedizione
di Cleonimo re di Sparta, che dall' A-
drialico rimontando il Dienti eoo leg-
gieri navigli, e con numerosa oste ponen-
do a ruba i dintorni della Veoeeia, as-
salito dai militi di Padova, ebbe appe-
na l'agio di riguadagnar l'onde cou san-
8
xr
■^.
n4 PAD
guinosn strage de' suoi. I vittoriosi pa-
dovani appesero i vostri delle navi ne-
miche nel tempio di Giunone, avendo
anch'essi le loro navi che tenevano nelle
lagune lunge i4 miglia. Dopo la secon-
da guerra punica assoggettatasi col resto
d'Italia alla romana repubblica, diven-
ne colonia latina, e nell'anno 70$ di Ro-
ma ascritta alla tribù Fabia, senza che vi
si deducessero nuovi coloni, ma col da-
re agli antichi abitanti il diritto di cit-
tadinanza e di capacità alle pubbliche
cariche, eziandio conservando il diritto
di scegliere i suoi senatori. Indi a non
molto fu dichiarata nobilissimo munici-
pio, nel qua! tempo era famoso ne'colli
Euganei, presso le acque d'Abano, il tem-
pio di Gerione pe'suoi oracoli, e l'augu-
re Caio Cornelio vaticinò le sorti di Far*
saglia. Quanto poi sotto Augusto ed i
seguenti imperatori Padova fiorisse e
fosse in pregio, ben lo dimostra la serie
d' insigni uomini che in Roma risplen*
dettero, come Tito Livio e sua illustre
famiglia, il poeta Volusio, il console Lu-
cio Pedanio, il dotto Ascanio Pedanio,
il centurione Lucio Cassio, il tribuno mi-
litare Borisco, i celebri coniugi Cecinna
Peto e Ama, Trasea Peto, Lucio Ai ini-
zio Stella, Massimo Olibio, ed altri pa-
dovani che glorificarono la patria. Del-
la fede padovana verso la repubblica ro-
mana e del loro afletto parlano gli sto-
rici, e per avere scacciato M. Antonio ne
rende chiara testimonianza Cicerone; ed
il codice Teodosiano riporta varie leggi
imperiali emanate da Padova, ove so-
vente Arcadio, Onorio, Graziano, Va-
Jenliniano e Teodosio si compiacquero
dimorare, avendole Augusto conserva-
la la sua libertà. Nel 206 entrata discor-
dia tra' padovani discendenti dagli eu-
ganei, eneti, troiani e veneti, fu spedito
da Roma il console M. Emilio Lepido
a pacificarli. I padovani obbedirono al
pretoro delle Gallie ed agli imperato-
ri d' oriente sino alla venuta dei barba*
li» contro i quali Graziano munì Pado-
PAD
va. Tutta volta nel 409 Alarico re dei
goti saccheggiò e incendiò la città, on-
de gli abitanti superstiti si rifuggirono
nelle vicine isole, paludi o lagune, massi-
me in Piialto o Rivoalto, che divenne
come un loro porto pel commercio ma-
rittimo e poscia il nucleo dell'origine di
Venezia (f.). Mentre era ritornata al
regime dell'impero, nel £55 nuova e fe-
roce distruzione ricevette dall' abbrucia-
mene di Attila re degli unni, dopo aver
inutilmente contro di esso aiutato Aqui-
leia. Quindi nuovamente i padovani pas-
sarono a Rialto, con altri convicini po-
poli nelle circostanti isole, gittando così
i primi fondamenti dell'amplissima e glo-
riosa Venezia.
I padovani dopo tanto miserabile ec-
cidio procurarono ristabilire la città, go-
vernandosi a forma di repubblica, quan-
do ecco nuovo invasore d'Italia in Odoa-
cre re degli eruli, che nel 476 distrusse
l'impero d'occidente. A salvarla dal sac-
co gli spedirono ambasciatori e si assog-
gettarono al suo dominio. A poco a po-
co Padova aumentò il numero degli a-
bi tanti, e per aver Tcodorico re de' go-
ti nel 493 vinto Odoacre, passò sotto
la sua obbedienza, e ne ebbe fortifica-
zioni e abbellimento. Ma Totila, uno
de' suoi successori, onde punirla del pat-
teggiare pei greci, nel j >o 1' assediò e
distrusse , ricevendo nuovi danni ila
Bucellino capitano dei franchi e col-
legato di Teia ultimo re goto. Nel 5 j f
fu tolta a' goti da Narsete capitano im-
periale, che egualmente volle renderla
munita e riedificata con nuove fabbriche,
come pur fece l'esarca Longino. Intasa
1' Italia nel 568 da' longobardi, i pado-
vani fedeli all' imperatore d' oriente si
difesero, e dipoi l'esarca Callinico vi po-
se un presidio. Indispettiti perciò i lon-
gobardi, assediò la città il re Agilulfo,
ilio, non potendola acquistare col ferro,
nel Go 1 la die in preda alle fiamme; quin-
di impietositosi dall'estremo eccidio, con-
cesse agli abitanti vita e libertà, pei cui
PAD
l'emigrazione de'cilladini fu grande nelle
venete lagune e in Ravenna. Sotto la do-
minazione de'longobardi e per quasi due
secoli Padova e il suo territorio restò con
pochi abitatori, soffrì molti danni e fu
trattata come paese di conquista. Final-
mente Carlo Magno nel 773 circa avendo
distrutto il regno longobardico, Padova
risorse, poiché porlatovisi quel principe,
preso da compassione, ne ordinò la re-
staurazione e fortificazione, ripopolando-
la e comprendendola col territorio nella
Marca Trevigiana, e al dire dell'UghelIi :
Palavìum ipsum, tantam iirbetn, pata-
vinis praesulibus dono dedit. Il di lui
nipote Lolario I meritò l'amore de' pa-
dovani, i quali anche da altri imperato-
ri conseguirono distinzioni e privilegi,
indi patirono travagli per le moltiplici
mutazioni de' principi che siguoreggia-
rono l'Italia. Questa dopo il 902 si vi-
de invasa dagli ungali, ed i padovani na-
scoste le cose sagre si ritirarono a Vene-
zia . Continuando gli ungari a mano-
mettere la bella regione, alcuni milane-
si, coi Denti, i Lcmizioni e Lenguazzi,
che tulli discendevano da un ceppo, nel
924 ripararono in Padova, ove Andrea
Denti stabilì la sua famiglia, che cresciu-
ta poi in potenza, contese coi Carraresi
il dominio della patria. I padovani si di-
fesero dagli ungari, e nel g^5 con altri
lombardi si recarono all' assedio di Pa-
via. Verso il 9^0 fermò la sua dimoia
in Padova Gomberto del sangue de'PiOS-
siglioni principi francesi o de'longobar-
di, i cui discendenti si chiamarono Car-
rara, dal castello di questo nome, di cui
furono infeudati nel padovano, e lun-
gamente signoreggiarono Padova , ove
i loro antenati eransi distinti anche per
generose e pie donazioni. Dopo l'impero
d'Ottone 1 sembra clic il territorio pa-
dovanosi erigesse in separata provincia,
bensì sotto il di lui figlio Ottone li i
padovani furono travagliati. Nel 1007,
intesa la venuta in Brescia dell'impera-
tore Corrado li, inviarono ambasciatori
PAD 1 1 ->
per confermargli la loro fedeltà e rico-
noscerlo per signore, i quali benignamen-
te ricevuti, ebbero la conferma di lutti
i privilegi imperiali e regi, compreso il
reggimento della città. Nel ioj3 succes-
sero vari combattimenti tra i padovani
ed i vicentini pei confini del territorio,
ed essendo vescovo Maltraverso, per vi-
sione avuta di s. Prosdocimo, in s. Giu-
stina mirabilmente si trovarono tre cor-
pi de'ss. Innocenti e quelli de'ss. Giulia-
no (che da Gerusalemme gliavea portati
a Padova sua patria), Massimo vescovo
e Felicita vergine, forse monaca, ivi na-
scosti. Putornando dall'Ungheria in Pio-
ma il Papa s. Leone IX, anch'egli vi si
recò incontrato dal vescovo, clero e po-
polo processionalmente, venendo splen-
didamente alloggiato neh' episcopio. Si
recò in s. Giustina onorato dall'abbate
e dai monaci ; venerò le sacre reliquie,
vi celebrò pontificalmente, e concesse al-
l'abbate le insegne della mitra, guanti,
dalmatica e sandali nelle solennità. Nel
1081 fu pure in Padova l'imperatore
Enrico IV con Berta sua moglie e l'an-
tipapa Clemente UT, indi ne partì e poi
vi ritornò, abitando Certa 1' episcopio e
mostrandosi benefica colla città; impe-
trò ed ottenne dal consorte la conferma
del municipale reggimento, col quale sì
governava Padova a modo di repubbli-
ca, con proprie leggi e facoltà di eleg-
gersi i consoli; ed in segno di città li-
bera, in guerra le fu concesso l'uso del
carroccio (del quale e sua concessione
parlai a Campanile), che dal nome del-
l'imperatrice fu chiamato Berta. Questo
era condotto da diversi paia di buoi ;
nel mezzo si poneva il maggior stendar-
do, con croce rossa in campo bianco, in-
segna di Padova; e vi prendevano luo-
go il capo dell'esercito, coi principali ca-
pitani. Al capitolo fu concesso per le so-
lennità e processioni un purpureo sten-
dardo, e il vescovo fu dichiarato conte
di Pieve di Sacco, castello appartenente
ai vescovi. Da quest' epoca il padovano
n6 PAD
;i guisa di sialo libero si eresse in corpo
indipendente, circoscritto dai propri limi-
ti, come si trovava sotto la veneta re-
pubblica. Deve notarsi, che non tutta
la provincia formò un corpo solo, e nei
seguenti secoli si trova divisa in vari ter-
ritori!, il maggiore de* quali fu sempre
quello della città di Padova, e gli altri
erano compresi nel marchesato d' Este
(di cui parlai a Ferrara e Modena), nel-
la contea di Camposampiero e nelle altre
piccole signorie, che poi tutte coll'andar
del tempo furono incorporate nel terri-
torio della città.
Diversi padovani come crocesignati si
trovarono alla liberazione di Gerusalem-
me; nel mio guerreggiando coi venezia-
ni furono rotti, indi pacificali da Enrico
V. Nel i i 1 5 ebbero dispareri coi vicen-
tini, per la navigazione dell'Adigee del
Bacchigliene. Successivamente i padova-
ni tornarono alle mani coi veneti, colla
peggio ; fecero lega coi trevigiani, cene-
desi e coneglianesi conilo i vicentini, i
quali li disfecero, e poi si pacificarono:
fu nel i 146 the si manifestarono in Pa-
dova le perniciose fazioni de guelfi e ghi-
bellini. Per volere dell' imperatore Fe-
derico I i padovani si collegarono coi fer-
raresi, veronesi e vicentini contro i ve-
neti; per le insolenze poi de'ministrj im-
periali, si sollevarono ed entrarono nel-
la lega lombarda, partecipando alla fa-
mosa pace di Costanza. Al governo dei
consoli e tribuni successe quello degli e-
strauei podestà, ma ciò non bastò ad eli-
minare i fòmiti della discordia cittadi-
na; il i.° podestà fu il marchese Obizo
da Este, come narra lo Scardeonio, Delle
antichità dì Padova e suoi cittadini il-
lustri, cioè nel 117761178. Felice Osio
pubblicò i cataloghi de' podestà di Pa-
dova. Per ispirilo di fazione taluni git-
taudo il fuoco nelle case de' loro avver-
sari, cagionarono il terribile incendio del
1 174, che ne consumò i migliori edili-
zi. Nulladimeno ben presto la repubbli-
ca padovana ritornò in fiore e tanto si
PAD
accrebbe, che i vicini paesi e principi po-
tenti ne ambirono la cittadinanza. Aqui-
leia fu la prima ad ottenerla, indi Bel-
luno, Sacile, Feltre e ancor Trento per
qualche tempo, e piti lungamente Vi-
cenza, la cui provincia dominarono i pa-
dovani sino al 1 3 1 1 - Nelle guerre dei
guelfi e ghibellini, Padova molto si di-
stinse e divenne principal teatro della
feroce tirannide di Ezzelino o Eccelli-
110 III da Piomano il Feroce, onde pre-
metterò un cenno di sua famiglia. E-
gli era figlio di Ezzelino li il Monaco
e nipote di Ezzelino I il Balbo. Questi
nacque da Alberico da Romano, proni-
pote d'un Ezzelino che verso il 1 1 37
avea accompagnato in Italia l'imperato-
re Corrado III, ricevendo da lui in feu-
do le terre di Onara e di Romano nella
Marca Trevigiana; però l'Orsalo nana
che Onara già era stata data in investi-
tura da Ottone 111 ad Alberico d'Olan-
da, padre d'Ezzelino il Tedesco, bisavo di
Ezzelino 1 II sterminatoredi Padova, laon-
de Corrado III avrà confermato il feudo
d' Onara ed aggiunto quello del castel-
lo di Romano, per cui gli Ezzelini, che si-
no allora chiamavnnsi da Onara, si dis-
sero da Romano. È indubitato che aven-
do tali signori accresciuto il patrimonio
di loro casa con Bassano, Marostica e
parecchie grosse ville e castella confi-
nanti col padovano, l'unione de loro feu-
di formando già un piccolo principato,
Ezzelino I lo rese più potente maritan-
do suo figlio a Cecilia d'Abano, ricca e-
rede già promessa a Gherardo di Cam-
posampiero, da cui provenne tra le due
famiglie sanguinosa inimicizia. Ezzelino
II verso il 1 180 successe al padre, e per
le ricchezze e gran numero di castella
che possedeva sui monti Euganei, lo fe-
cero considerare come il primo cittadi-
no delle repubbliche vieiue. Uniti con
Ezzelino 11, i padovani nel 12 1 3 sotto-
misero il castello d'Este colle terre adia-
centi al loro comune, cièche fu cagione
delle posteriori inimicizie tra Ezzelino
TAD
III e gli Estensi: delle dissensioni tra i
padovani e tal possente famiglia, tratta
il Muratori, Amichila Estensi. A sopir-
le s'interpose Innocenzo III, ma il mar-
chese Aldobrandino tutta volta dovette
prendere la cittadinanza di Padova, che
portava un misto di soggezione e di le-
ga. Indi nel 1220 Federico II ordinò a
Padova di non ingerirsi nella giurisdi-
zione d'Este, Calaone, Montagnana, ed
altri stati estensi, senza che con questi la
buon'armonia s'interrompesse. Prima di
quest'epoca divenuto Ezzelino li capo-
parte de'nobili e de'ghibellini, accompa-
gnò Ottone IV a Roma, e nel suo ri-
torno ottenne da lui il governo di \ i-
cenza,con titolo di vicario imperiale; in-
di divise i suoi beni a Ezzelino III e Al-
berico suo figlio: al r .° die quelli situati
nello statodi \ Lenza, al 2. ° quelli pres-
so Treviso. Gregorio IX dichiarò ereti-
co patari no Ezzelino II e lodò lo zelo 're-
ligioso ile' padovani contro l'eresia. Di-
venuto Ezzelino III principe di Bussa-
no, di Marostica e de'castelli situati nei
monti Euganei, di 20 anni manifestò
già i suoi rari taleuti per la guerra, dis-
simulazione, pazienza e coraggioche im-
piegò nel fondar la più orribile tirannia
che l'Italia o il mondo avessero veduto
mai. Divenne con Salinguerra da Fer-
rara il più zelante ghibellino, sottomise
al suo giogo Verona, dopo averne espul-
so coi guelfi Azzo VII marchese d'Este,
essendo Salinguerra podestà della città,
protetto dall'imperatore Federico II, che
gli die Vicenza in governo. Nel 1287
Ezzelino III si fece- consegnare Padova,
■imi più forte, più ricca e più potente
delle due che possedeva, e dove die a
poco a poco principio a quella strepito-
sa e formidabile tirannìa che fece pian-
gere tanti. Per domarne lo spirito av-
H7/u al reggimento del popolo, volle
ostaggi da tutte le famiglie considerabili,
fece arrestare i più influenti e spianò le
case degli emigrali, occupandone le ca-
stella, Dopo aver distrutto iu Padova lo
PAD 117
spirito pubblico, incominciò a sfogare la
sete di vendetta e quella ferocia che fu
la base del suo carattere, facendo perire
nel fuoco o sul patibolo quei che pro-
pendevano per la libertà. Estese le sue
conquiste sul marchese d'Este, sul conte
di s. Bonifazio, sulla repubblica di Tre-
viso, assoggettando Belluno e Feltre. Nel
1238 sposò Selvaggia figlia naturale di
Federico II, il quale lo creò vicario im-
periale de'paesi situati fra le alpi di Tren-
to ed il fiume Oglio. Per tutto fece scor-
rere a torrenti il sangue, immolando il
fiore della nobiltà con raffinamenti di
crudeltà i più orribili e tremendi, mu-
tilando persino i cadaveri. iVel 1 2D0 mor-
to Federico li, Ezzelino III divenne mag-
giormente sfrenato, considerandosi so-
vrano indipendente. Il Papa Alessandro
IV, per le sue inaudite crudeltà, ad istan-
za di Azzo VII, pubblicò una crociata e
sacra lega contro il tiranno, dopo aver-
lo scomunicalo, sentenza che venne pro-
mulgata nel 1 2 56 in Venezia dal suo le-
gato Filippo arcivescovo di Ravenna, an-
che come eretico. I potenti crociati, con-
dotti dal pontificio legato eaiulati dai ve-
neti, presero Padova a' 1 9 giugno, fuggen-
do il crudele ministro Ansidisio; ma Ez-
zelino III immolò per vendelta più di
1 1 ,000 padovani che militavano nel suo
esercito, onde sempre più fu dichiara-
to nemico di Dio e degli uomini, senza
religione, benché superstiziosissimo. Pie-
no di rabbia Ezzelino III coi vicentini
si recò ad assediar Padova, il legato lo
costrinse però a ritirarsi. Sbaragliato e
ferito dai crociali cremonesi, mantova-
ni e ferraresi condotti da Azzo VII, al
ponte di Cassano nel settembre :
sulla strada di Bergamo, squarciandosi
le piaghe mori il mostro a Solicino dan-
ni 6a, e 34 di regno, con universale al-
legrezza di tutta Lombardia ed Italia.
Quindi da Treviso fu scacciato il fratel-
lo Alberico, non meno di lui crudele e
libidinoso, dalla lega guelfe di Asso \ li,
coi padovani, veneziani ed alti 1. e tu tal-
n8 PAD
to perii e colla moglie e figli: in lui fan
la casa degli Ezzeliui, dopo un secolo
circa di gloria e di delitti. La storia di
questa poteute famiglia, che fece tremare
tutta la Lombardia, la pubblicò Giam-
battista Verci da Bassano e stampata nel
1779 in Venezia. Durò in Padova 5j
anni la calma ; la parte guelfa prevalse
e per lungo tempo governò lo stato.
Nel 12G0 ebbe luogo una transazio-
ne tra Azzo VII marchese d'Este e il co-
mune di Padova ,per Este, Calaone, Mon-
selice, Montagnaua ed altre terre, le qua-
li formavano ampia e fertile contrada,
il cui alto dominio il marchese ricono-
sceva dagt' imperatori, e Padova vi pre-
tendeva giurisdizione. Nel i2cj3 segui-
rono altri accordi tra il comune e Aldo-
vraudino II, quindi i padovaui occupa-
iono alcuni stali estensi e nel i3o7 fe-
cero lega con Azzo Vili. Ed eccoci ad uu
tratto assai importante della storia di Pa-
dova, ed ulla dominazione de' Carrai osi.
Giacomo I di questa famiglia, persegui-
tata nel principio del secolo XIII dai ghi-
bellini, nel 1 3 1 4 si fece capo d'una trup-
pa di sediziosi che cacciò o fece perire
gli antichi magistrati, ed a' i3 luglio
1 3 1 S fu dichiarato signore della repub-
blica, favorito da Cane della Scala signo-
re di Verona e nemico di Padova che as-
salì nel i3ic). Giacomo I dovette sem-
pre combattere per conservare la sovra-
nità, quale fu obbligalo dividere con Fe-
derico duca d' A usti ia, onde ottenere soc-
corsi, e fini quale suo luogotenente nel
i3i/l. Gli successe il nipote Marsilio di
Carrara,cui mosse guerra lo zio Nicolò:
igli preferì dare in isposa a Mastino II
nipote di Cane della Scala, Taddea liglia
di Giacomo I, trasferendo in Cane la si-
gnoria di Padova a' 7 settembre i3?.8,
sebbene egli vi esercitasse la principale
autorità, anche sotto Alberto li, che alla
morte dello zio Cane nel i320) era pas-
salo in Padova. Volendo le repubbliche
di Firenze e Venezia abbassare 1' orgo-
glio dei della Scala, Marsilio aprì loro le
PAD
porle della cillà a' 7 agosto 1 337 (il Mu-
ratori dice a' 3 agosto 1 338 per coope-
razione de' veneziani). Alherto li vi fu
imprigionato per opera di Ubertino Car-
rara, in vendetta di aver violentato la
moglie, e venne restituita a Marsilio la
sovranità. Nel 1 338 gli successeli nipote
Ubertino, coll'approvazione della signo-
ria di Veuezia e di tutto il partito guelfo,
ed anche di Mastino II nella pace gene-
rale, sebbene la rivalità tra le due case
non cessò. Nel i33q il Papa Benedetto
XII dichiarò vicario di Padova Ubertino,
che poi morì nel i3.p odiato per le sue
qualità , dichiarando Successore Marsi-
liello Pappafava di Carrara suo lontano
parente. Appena riconosciuto signore di
Padova, fu assassinato da Giacomo II fi-
glio del suddetto Nicolò, compianto per
bontà e giustizia. Giacomo II reclamò la
signoria com'eredità di cui era slato spo-
gliato, e fu riconosciuto poi dal popolo;
governò in pace con molta prudeuza, e
si cattivò l'amore de' sudditi. Rimprove-
rando le dissolutezze a Guglielmo ba-
stardo d'un zio, nel 1 35o questi l'uccise,
ma subito venne fatto in pezzi. Giaco-
mino fratello del defunto fu acclamato
signore di Padova, col nipote Francesco I
figlio di Giacomo II, il quale dopo aver
con armonia fatto prosperare Io stalo,
nel 1372 imprigionò lo zio per regnare
solo. Egli comandò la lega dc'principi di
Lombardia contro i Visconti signori di
Milano, da cui erano minacciati. Aven-
do Luigi I re d'Ungheria invasi gli stati
di Veuezia, benché alleato di essa, per
salvare i suoi Francesco I somministrò
viveri e ospitalità al re, che nel i3uo idi
die in compenso Felìre e Belluno, seco
lui collegaudosi. I veneti per vendicarsi
gli mossero guerra e costrinsero a ver-
gognosa pace; ina Francesco I per risen-
timento si uuì anche ai genovesi allorché
scoppiò la guerra di Chioggia, di cui feci
parola a Genova. Nel 1 38. j acquistò Tre-
viso, Ceneda, Fellre e Belluno, quando 1
veneziani col costaule inlcndimeulod in-
PAD
deboli re i signori di Padova e di Verona,
gli suscitarono contro Antonio della Sca-
la, che fu vinto da Francesco 1 in due
grandi battaglie. Sostenuto Antonio dai
veneti, per affrontare la nuova aggres-
sione, Francesco 1 a malincuore accettò
l'alleanza di Gio. Galeazzo Visconti, altro
aspirante agli stali de' due belligeranti.
In fatti, avendo Visconti conquistato Ve-
rona nel 1387, senza alcun motivo rup-
pe guerra a Francesco I e l'obbligò a con-
segnargli Padova a' 2 \ novembre 1 388,
indi Fellre e Belluno, i veneziani ricu-
perando Treviso. Il Visconti restituì al
marchese Alberto d'Este la nobil terra
d'Esle, occupata dai padovani tanti anni
prima; ed in vece d'una città di Lombar-
dia in compenso, venne rinchiuso Fran-
cesco I nel castellodi Como, ove morì nel
i3c)3, altri dicono nelle carceri di Mon-
za. Il suo figlio Francesco II Novello,
barbaramente trattalo dal Visconti, dal-
la freddezza e indifferenza de' suoi anti-
chi amici, ai colpi raddoppiati della for-
tuna oppose un' indomabile energia, e
co' suoi alleati, sostenuto dai fiorentini e
dai veneti gelosi de' Visconti, favorito
dagli antichi suoi sudditi, Padova gli aprì
le porte agli 1 1 giugno ijijo, indi fu ri-
conosciuto nel i3q2 sovrano libero, nel-
la pace tra il signore di Milano e la lega
cuelfa, mostrandosi grato colle repubbli-
che di Firenze e Venezia. Alla morte del
Visconti potè Francesco II nel 1404 ri-
stabilire in Verona Guglielmo della Sca-
la, e allorché morì s' impadronì della cit-
tà. Per qualche giorno signoreggiò Bre-
scia, ed era sul punto di conquistare \ i-
cenza , «piando i veneziani temendone
l'ingrandimento, presero a difendere i \ i-
sconti mediante la cessione di tal città , e
ruppero guerra al Carrara. Abbandona-
to da' suoi alleati, fu obbligato consegnar
Verona nel i£o5} e a'i- novembre do*
pò infinite calamità di peste e lame, ri-
tiratosi nella cittadella capitolò por Pa-
dova, ov'erano entrali i veneziani eoa in-
telligenza de'ciltadini : il Muratoli scrive
PAD 119
3*26 novembre. Franccaco II portatosi
a Venezia con Francesco III primogeni-
to,contro i patti furono posti in prigione,
e nel febbraio i4oG furono dalmati a
morte, con Giacomo altro figlio che già
teneva Verona, ingiustamente e in onta
al diritto delle genti e alla fede de'giu-
lamenti, altri dicono in punizione di lo-
ro ingratitudine, non senza orrore di tut-
ta Italia. I veneziani posero taglia sopra
gli altri due figli Ubertino e Marsilio di-
moranti in Firenze ; ma il primo perì di
malattia in quella città, ed il secondodopo
aver guerreggiato contro i veneziani, nel
tentativo che nel 1 4. 35 fece su Padova
perde la testa sul patibolo, terminando
con lui la discendenza legittima della
casa de'Carraresi, nobilissima e celebre,
de'quali ne pubblicò di recente la bella
storia il eh. Cittadella.
Nel i4o5 con la città tutto il pado-
vano fu ridotto in provincia veneta, en-
trando i padovani a partecipar delle glo-
rie della repubblica di Venezia, sogget-
ti alle savie leggi di essa, come ai suoi
destini. >~è valse V immenso esercito di
Massimiliano 1 imperatore a far vacil-
lare la data fede, che nel l'Soq sosten-
ne Padova intrepidameute l'assedio, e
ributtati i ripetuti assalti obbligò I' ini-
mico alla ritirata. Per avere gli scolari
dell' università potentemente contribui-
to alla difesa della città , furono ricol-
mati dalla repubblica veneta di privi-
legi e franchigie. Invece il Muratori scri-
ve, che Massimiliano I, profittando del-
la formidabile rotta de' veneziani in Ghia-
radadda , potè avere le chiavi di Pa-
dova e di altre città; ma Andrea dit-
ti provveditore veneto seppe trovate il
modo di rientrarvi a' io giugno con l'a-
iuto de' cittadini, ricuperando altresì E-
ste, Montagnana e Mouselice che avea
occupato il duca di Ferrara. Pollatosi
l'imperatore all'assedio di Padova for-
tificata dai veneti , per quanti stoni in
due mesi vi facesse, venne con di>[
epoca sua gloria costretto ad abbande
120 PAD
narlo. Indi la repubblica meglio fortifi-
cò Padova con mura e 20 bastioni, fra
j quali i due detti Cornalo e Santa Cro-
ce, opera di Sanmichieli, stimati due ca-
pi d'opera di militare architettura. Una
parte della città fu distrutta dall' orri-
bile tremuoto de' 17 agosto 1756. Nel-
lo stesso secolo e nel 1 782 fu onorata
dalla presenza di Pio VI reduce da Vien-
na. A' io maggio vi giunse da Vicen-
za, incontrato a Slesega dal vescovo e
da Alvise Mocenigo, capitano e vice po-
destà della città , da tulli gli ordini di
essa festeggiato con singolari dimostra-
zioni di pietà. Smontò al monastero di
s. Giustina dopo le ore 2 3, e prese al-
loggio in nobile appartamento prepa-
rato. Nella mattina seguente servito di
bellissima carrozza dal Mocenigo, si re-
cò a celebrare e ad ascoltare la messa
nella cappella di s. Antonio nel magni-
fico suo tempio, e ne venerò e baciò la
lingua. Passato nella contigua scuola o
confraternita, dalla loggia benedì l'im-
menso popolo; indi pertossi in cattedra-
le a venerare il corpo del b. Barbarigo,
ed in sagrestia die a baciare il piede al-
l'illustre clero; nel palazzo pubblico e
nella sala della Ragione ammise al ba-
cio del piede la nobiltà , e dalla loggia
ribenedì il popolo. Nel palazzo dell' li-
ni versila ammise tutti i professori al
bacio del piede. Mercoledì t.j maggio il
Papa ascoltò la messa in s. Giustina, e
alla riva del Brenta ascese in nobile bur-
chiello per recarsi a Venezia, ammet-
tendovi i due procuratori di s. Marco
Contarmi e Manin, dalla repubblica de-
putati per accompagno, il Mocenigo, il
prelato Marcucci , i nunzi di Vienna e
Venezia, ed altri prelati del seguilo, pas-
sando il rimanente in altri burchielli.
A' 19 maggio Pio VI , da Venezia per
la laguna di Fusina, indi per terra, ri-
tornò ad un' ora di notte a Padova che
trovò sfarzosamente illuminata. Asceso
neh' appartamento di s. Giustina , co-
me avea fallo la prima volta, dalla log-
PAD
già del monastero benedì il popolo, tra
le più vive acclamazioni ; indi donò una
preziosa corona con indulgenze a Polis-
sena Contarmi moglie del Mocenigo, al
quale fece le più affettuose dimostrazio-
ni di gradimento e di benevolenza. Fi-
nalmente nel seguente lunedì, ascoltata
la messa in s. Giustina, partì per Fer-
rara, passando per R.ovigo. Tanto é me-
glio si legge nel Diario del viaggio.
Caduto nel 1 797 il governo di Ve-
nezia, passò pure il territorio padovano
con la città in potere de' francesi , che
nel luglio l'incorporarono nella repub-
blica Cisalpina ; quindi pel trattato di
Campo-Formio fu ceduto all'Austria in
unione agli stati veneti al principio del
1 798.ElettoPio VII nel conclavedi Ve-
nezia nel 1800, a' i5 maggio ne partì
per visitare il santuario di s. Antonio in
nobile burchiello. Giunto a Fusina mon-
tò in carrozza (che ivi trovò con altre
due già appartenenti al palazzo aposto-
lico, dalla rapacità repubblicana porta-
te a Livorno e ricuperate dagli austria-
ci ), incontrato da un distaccamento di
cavalleria imperiale e a porta Portello
dai deputati de' cassinesi di s. Giustina,
alla cui congregazione avea appartenuto.
Entrò in Padova addobbata a fe>ta, fra
i più giulivi evviva, nella carrozza dona-
tagli al Dolo dall'arciduchessa Marian-
na, fra numerosissimo popolo. Smontò
alla chiesa di s. Giustina, ricevuto da tre
cardinali, da molti prelati e vescovi, e
dal p. abbate Campolongo, che poi lece
vescovo d' Adria, insieme coi mouaci ,
che poscia ammise al bacio del piede.
Dopo la visita dell'arciduchessa, dalia
loggia benedì il divoto popolo, e pas-
sò al monastero delle benedettine, che
gli donarono un antifonario miniato dal
Mantegna , indi ricevette il lenente ma-
resciallo Manfrault, governatore della
piazza di Venezia, e il marchese Ghis-
lieri che Io avevano preceduto. Nel se-
guente lunedì celebrò e ascoltò la mes-
sa in s. Giustina, ammettendo al bacio
PAD
del piede in coro molla nobiltà e popo-
lo; passò poscia a visitar l'arciduchessa
Marianna nel ritiro delle dimesse, e tor-
nato in s. Giustina ricevè gli ossequi del
capitolo e monsignori canonici, de' de-
putati rappresentanti la città, con tutti
i corpi de' pubblici ullizi , indi i nobili
padovani, i professori dell' università e
la presidenza dell' arca del santo. Nelle
ore pomeridiane il Papa si trasferì nel
monastero delle benedettine di s. Sofia,
poscia in quello delle monache france-
scane della b. Elena e ricevè l'olferta d'un
Crocefisso d' avorio. Nel dì seguente Pio
VII celebrò e ascoltò messa in s. Anto-
nio, e visitò la scuola del santo, dalla cui
loggia benedì il popolo: nelle ore pome-
ridiane si portò alla cattedrale e in sa-
grestia ricevè al bacio del piede il capi-
tolo e clero, ed in biblioteca fu trattato
di rinfresco; indi passò nel monastero
delle canonichesse regolari Iateranensi
dette di Betlemme, che offrirono al Pon-
tefice la reliquia di s. Agostino, in ova-
to d' argento con doppio cappio di per-
le. Nella sera accolse gli omaggi dell'an-
tichissimo collegio de'parrochi. Nel mer-
coledì 28 maggio visitò nuovamente il
ritiro delle dimesse, celebrò e ascoltò in
coro la messa, comunicando l'arciduches-
sa; indi passò dalle monache benedetti-
ne di s. Agata. Nel dopo pranzo Pio VII
visitò i monasteri delle benedettine di s.
Pietro, s. Benedetto e s. Prosdocimo, ri-
cevendo dal primo una cassettina di Ci'
lagrana d' argento con parte del brac-
cio di s. Giulio senatore romano, ed in
quello di s. Benedetto una mappa di fio-
ri con reliquiario d' argento e la reliquia
del b. Giordano Fonate benedettino fon-
datore di esso. Nella mattina seguente il
Papa fu visitato dall' arciduchessa Ma-
rianna, benedì dalla loggia il popolo, e
nelleore pomeridiane andò alla visita del
monastero delle benedettine di s. Aiuti, »,
ove ricevè unsuperbo calice; indi a quelli
di s. Stefano e s. Giorgio, ricevendo dal
primo uu bellissimo menale, dal secondo
12 1
PAD
una pianeta ricamata in oro e seta; e per
ultimo visitò il monastero delle eremite.
Nella sera ricevè gli augurii di felice viag-
gio dai deputali della città ; e nella se-
guente mattina 3o maggio benedì il po-
polo dalle loggie di s. Giustina e del pa-
lazzo pubblico , e partì in carrozza per
Venezia, ove si recò pel Brenta in bur-
chiello. Nella dimora di Pio VII a Pado-
va fu sempre coi teggiatodul principe Rez-
zonico senatore di Roma, recatovisi dal-
la sua delizia di Bassano. La descrizio-
ne di questo soggiorno del Papa in Pa-
dova, e le spleudide dimostrazioni fatte
dai divoti abitanti, si legge nel Cancel-
lieri , Storia de possessi , p. 4>3 e seg.
Pel trattato di Presburgo del 27 dicem-
bre i8o5, Padova col padovano fu uni-
ta al regno Italico e formò il dipartimen-
to del Brenta. Napoleone vi fu non bene
accolto, ma venne placato dal Cesarot-
ti; indi conferì l'onorario titolo di duca
di Padova al generale Arrighi. Nel 1 8 1 4-
tornò sotto lo scettro dell' Austria, e fu
eretto il padovano in provincia, la quale
mandava due deputati alla congregazio-
ne centrale di Venezia, ed uno ne invia-
va Padova suo capoluogo. I distretti sono
12, suddivisi in 102 comuni.
La sede vescovile di Padova fu eretta
nel I secolo, sufhaganea del patriarca-
to d'Aquileia, poi di quello di Venezia,
di cui lo è tuttora. Il primo vescovo fu
s. Prosdocimo , greco di nazione, disce-
polo di s. Pietro, che l'ordinò vescovo nel-
l'anno 46 e Io spedì a Padova per pre-
dicarvi il vangelo. Portatosi il santo nel-
la città, pieno di zelo promulgò la fede
cristiana, sanando gl'infermi e cacciando
i demonii nel nome di Ge>ù Cristo, laon-
de convelli molti. Fra questi vi fu (Giu-
stino \ italiano (dalla cui famiglia si vuo-
le derivata quella odierna de' Borromei
di Milano, per aver adottato un \
ni ili Padova) ohe pure guarì <\a una ma-
lattia, uno de' pi il insigni padovani, con
Prepedigna sua consolle e con tutta la
famiglia; all'esempio de' quali molli ri-
ii2 PAD
ceverono il battesimo. Convertì il lem-
pio d'Apollo o Giunone al culto divino
sotto 1' invocazione della santa Sapienza
o s. Sofia; indi propagò la vera fede nel
padovano e luoghi vicini, abbattendone
l'idolatria. In Padova adoravansi Cibele,
Vesta, Proserpina, Caronte, Giano, Cere-
re, la Fortuna, la Concordia, Iside, Mer-
curio e Giunone, la quale avea due tem-
pli: ne' colli Euganei prestavasi culto
principalmente ad Apollo, Bacco, Vene-
re e Diana. Propagò il vangelo s. Pro-
sdocimo nella Venezia, in Aitino, Bellu-
no, TrevisOj Oderzo ed altre parti, come
Este, Monselice, Montagnaua. Alle sue
orazioni Prepedigna divenuta feconda ,
partorì s. Giustina che da lui fu educa-
ta. Nella persecuzione di Massimiano fu-
rono martirizzati molti padovani con s.
Giustina, e s. Prosdocimo la seppellì. Ve-
dasi Antonio M. Trevisolo : Difesa del-
la missione apostolica di s. Prosdocimo
vescovo alla città di Padova , ed osser-
vazioni sopra i sacri monumenti antichi
che sono in s. Giustina, Padova i 774--
Morì s. Prosdocimo in età mollo avan-
zata, nell'anno i 3g, e fu sepolto presso s.
Giustina nell'oratorio da lui eretto alla
Beata Vergine : Padova lo venera pel suo
principale patrono. A questi nel i4o suc-
cesse s. Massimo de'Vitaliani padovano,
che governò con grandissimo zelo 27 an-
ni e morì santamente nel 166; la sua fe-
sta celebrasi a'2 agosto. Nel 168 diven-
ne vescovo s. Fidenzio armeno, ch'ebbe la
corona del martirio. Tra i successori ricor-
derò s. Leonino padovano del 2 36, dotto;
s. Ilario romano del 842 ; b. Severiano
Paulo padovano del4 1 9 ;BerauIo italia-
no del 42§, crie Per 'a totale desolazione di
Padova cagionata da Attila, si trovòco-
st retto d'impetrare da s. Leone I di trasfe-
rire la sua sede vescovile in Blalamocco
(f.), ed ivi morì. Giovanni padovano di
santa vita, del 4^>6, fu il secondo vescovo
che visse in Malamocco, e procurò l'erezio-
ne della cattedrale. Gli successe nel 4">7
CiprianoUalianOjche in Malamocco come
PAD
vescovo di Padova sedè 38 anni. Nicolò
padovano del 49^, per aver Teodorico re-
staurata Padova e riparati ancora i ba-
gni d'Abano, lasciato dopo due anni Ma-
lamocco restituì alla patria il seggio ve-
scovile e la governò altri io anni. Nel
55 1 il b. Pietro da Limena padovano;
nel 5g4 Felice III italiano, che dopo le
rovine cagionate a Padova dai longobar-
di, fu obbligato passare al solito rifugio
di Malamocco, ed ivi morì. Nel 611 gli
successe Audacio greco , morto pure in
Malamocco; e nel 620 fu vescovo il pa-
dovano Tricidio Fontana, il quale la-
sciato Malamocco restituì la residenza ve-
scovile alla patria, riavutasi alquanto dai
disastri, e rifabbricò la cattedrale in mez-
zo delle nuove abitazioni, cioè nel luogo
ov' è l'attuale, essendo prima a s. Sofia.
Nel 646 gli successe Bergualdo, il quale
non volendoconseulire ai longobardi, che
nelle città vescovili volevano due vesco-
vi, cattolico uno, ariano 1' altro, ritornò
a Malamocco, e solo nel 656 potè ritor
naie alla propria sede. Dopo questo ve
scovo Malamocco divenne anch'esso se
de vescovile, poi trasportata a Chioggia
Nel 66 1 il b. Vitale padovano fu prò
clamato vescovo ; nel y65 GiosefTe ita
liano che riparò la cattedrale; nel 780
Rodo italiano, al cui tempo Carlo Magno
concesse ai vescovi ampli privilegi, con-
fermati dal nipote Lodovico II; nell'849
Rosio o Rorio francese, sotto il quale
Lotario I con diploma pose la chiesa di
Padova sotto la protezione imperiale, e
viveva nell'874- Questo insigne vescovo
chiamò in Padova una colonia de'bene-
detlini di Monte Cassino nell'860, ovve-
ro li ripristinò, poiché si dicono intro-
dotti a tempo di Carlo Magno, li pose
in s. Giustina e confermò loro il posses-
so di tal basilica allora de'vescovi, onde
non pochi viaveano abitato, fabbricò per
essi il monastero e in morte li dichiarò
eredi. Nell'894 Osbaldo, sotto di cui Be-
rengario I donò la corte poi pieve di Sac-
co, beneficandone i canonici, in occasio-
P AD
ne che si recò a Padova per opporsi à«
gli ungali ; nel 91 i Sibico oltramonta-
no die ristorò la chiesa dai mali sofferti
pei gli ungali, anche ne' suoi privilegi -,
nel f)i2 Yualasso francese che ricorse
contro gli uugari a Rodolfo di Borgogna
e re d'Italia, ed ottenne la conferma dei
privilegi della chiesa ; nel 938 Pietro III
Picacapra padovano, cui si dà il titolo di
beato, avendo uè' due anni del suo ve-
scovato difesa la cattolica fede, mentre
1' eresia ariaua contaminava ancora la
Lombardia; nel qìS Ihldeberto ol tra-
montano che celebrò nella cattedrale di
s. Maria uu sinodo pei bisogni della chie-
sa ed estirpazione dell'eresia ariaua, in
cui riuscì felicemente, confermando ai
canonici le loro possessioni che pure am-
pliò, e procurandone la conferma da Be-
icngario 11. Nel qG4 a vantaggio di que-
sta sede vi fu promosso Gauslino Tran-
salgardo padovano, che subito commosso
dall'infelice stalo della chiesa di s. Giu-
stina, per ripararvi fece donazione ai mo-
naci d'alcuni beni, e portatosi in Acqua-
pendente da Ottone I, conseguì ampio
diploma di conferma ai privilegi e beni
della chiesa padovana e loro appartenen-
ze, con facoltà di fabbricare castelli e for-
tezze, ed altre concessioni; però recan-
dosi in Padova il di lui figlio Ottone II
nel 983, tranne pochi riuscì a tutti mo-
lesto, e nel 99) vi fu pure Ottone III.
Prima di morire Gauslino ebbe la conso-
lazione dello scuoprimento del corpo di
s. 1 ulenzio, e nel 1 009 ne occupò la sede
Orso francese di segnalata bontà, anche
igli benemerito del monastero di s. Giu-
stina, ottenendo da Enrico II la confer-
ma delle prerogative di sua chiesa, indi
fondo il monastero di s. Pietro. Porta-
tosi dall'imperatore Corrado II, anco da
Ini (Etienne egual conferma, avendo l'im-
peratore con diploma approvato la do-
nazione Bitta all'abbazia ile' cliiniacensi
di Carrara, da LitoHb lìdio di Gomber-
lo da Carrara, stipite di tal celebre fa»
miglia. ÌNcl iuji dncuuc vescovo Biu-
PAD ia3
cardo di Gei mania, leggendosi prima di
lui odi' Italia sacra un Astolfo: bene-
ficò il monastero di s. Giustina e quel-
lo di s. Stefano, e nel io44 g'' successe
Arnaldo di Germania che impetrò da
Enrico III l'approvazione delle immu-
nità ed esenzioni godute dai canonici.
Nel 1049 il b. Bernardo de' conti Mai-
traverso padovano, il quale ricevette dal
nominato imperatore, a mezzo dell' im-
peratrice Agnese, autorità di battere mo-
neta in Padova nel 1049, come eseguì,
con facoltà di mettervi da un lato l'im-
periale effigie , dall' altro la figura della
città, com'egli vi signoreggiasse, perchè
forse il vescovo era allora capo del co-
mune. Delle monete di Padova fu rac-
coglitore il conte Giovanni Lazzara pa-
trizio padovano: il .Muratori nella (Us-
seri. 27 parla di diverse di esse battute
dalla repubblica padovana, ed anche dai
Carraresi Francesco I e Francesco li. Di
altre cose fu benemerito il b. Bernardo,
che in Padova accolse s Leone IX, da cui
implorò 1' assoluzione per le censure in-
corse dai fautori dell'arianismo, eia con-
ferma de' privilegi di sua chiesa.
L Merico germano fu vescovo nel 1 oGo
che s.Gregorio VII spedì legato ad En-
rico IV con s. Pietro Igneo: ritrovando-
si sotto di lui il corpo di s. Daniele le-
vita e martire in s. Giustina, trasferito
alla cattedrale, a questo edificò una chie-
sa , ordiuando 1' ampliazione e abbelli-
mento dell'altra. Per gli abusi che na-
scevano nelle elezioni dei vescovi, s. Gre-
gorio VII decretò che ne fossero eletto-
ri,oltre i canonici della cattedrale, abba-
ttili s. Juslinac, s. Sopliiae, s. Andreae
piiii-positus, primiceriumque poncho*
rum dioccesis. Durando lo coi
delle investiture ecclesiastiche e I inimi-
cizia di Enrico IV contro S.
A II, l'imperatore lece 1 '.
pa i .Irniente III, e portatosi COO I
Padova rimosse l Iderioo dalla sede e
v'intruse Mi Ione nobile tedesco, paren-
ic dcU'iinperalrice Berta, cb< pei
i^4 PAD
fìzi onde fu largo coi padovani, non sa-
pendosi più contezza di Ulderico, fu nel
1086 riconosciuto per vescovo. Milone
si fece quindi mediatore cogl' imperiali
coniugi di tutte le grazie e favori che
prodigarono a Padova, come del suo in-
grandimento; e poscia in Pieve di Sac-
co rifabbricò la chiesa maggiore, istituì
la collegiata de' canonici , e donò molte
possessioni alle monache di s. Pietro, con
approvazione dell'antipapa, cui allora fa-
talmente obbedivano i padovani, conva-
lidala uel 1091 da quella di Enrico IV
che ancora dimoiava in Padova. Nel
1 100 gli successe il vescovo Pietro Ter-
gola padovano, che ratificò e ampliò i
beni di s. Giustina, compì la detta chie-
sa in Pieve di Sacco, e nel 1 1 1 7 f u te-
stimonio del diroccamento della catte-
drale di s. Giustina pel tremendo terre-
moto che rovinò molte città, indi gareg-
giò coi padovani e coi monaci per la ri-
parazione dei due templi. Nel 1 1 1 8 gli
successe Sinibaldo oltramontano, zelan-
te di dette riparazioni ; per sua morte il
capitolo si divise nella scelta del succes-
sore, onde Calisto II nel 1 123, dopo aver
confermato i privilegi della chiesa pado-
vana e quelli di s. Giustina, e posto sotto
la protezione della s. Sede il capitolo, scel-
se l'arciprete della cattedrale s. Bellino di
Germania e lo consagrò per vescovo, di-
chiarando soggetto alla sede apostolica il
nuovo monastero di Praglia, fondato dai
Maltraversi, il quale soppresso nelle vi-
cende degli ultimi tempi, anni addietro
fu meritamente riaperto. Bellino curò il
compimento della riedificazione della cat-
tedrale, si portò in Roma al concilio di
Laterano 11, celebrato da Innocenzo II,
che dichiarò il monastero di Praslia ad-
o
detto al celebre Polirone di Mantova,
ciò che confermò Eugenio III e Innocen-
zo IV, mentre Nicolò V l'unì al mona-
stero di s. Giustina. Nel 1 1 48 s. Bellino
morì vittima e martire dell'odio di Ca-
podivacca, per difendere le decime e le
ragioni di sua mensa, onde i canouici,
PAD
con l'abbate di s. Giustina, ed altri cui
spettava eleggere il successore, nel 1 149
sostituirono Giovanni Caccio nobile pa-
dovano, chiaro nella scienza legale dei
canoni e di esemplare vita, al cui tempo
Adriano IV confermò i privilegi de' ca-
nonici -.sebbene prima del 1 1 5o vi furo-
noaltri arcipreti di Padovani documento
riporta lodali Ughelli ne incomincia la se-
rie a tale anno e prosiegue al 1 7 1 3. Nel
1 1 69 gli stessi elettori gli diedero in suc-
cessore Geraldo Pomedello nobile pado-
vano, professore di leggi, prudente e vir-
tuoso pastore: sotto di esso confermò i
privilegi alla chiesa e canonici Alessan-
dro III, ed egli compose le differenze tra
i monaci di s. Giustina ed i canonici, ed
intervenne al concilio di Laterano III.
Giordano Maltraversi preposto di Mo-
dena venne eletto nel 1214, nel cui ve-
scovato furono introdotti in Padova i do-
menicani. Nel 1 229 gli successe Giacomo
Corrado arciprete, che per morte di s.
Antonio ne promossela canonizzazione,
quale celebrò Gregorio IX con bolla di-
retta alla città, Curii dical Domitius, e
con altra indirizzata a lutti i fedeli.
Per la tirannide di Ezzelino vacò la
sede dal 1239 al i25o, in cui fu vesco-
vo M. Gio. Battista Forzate nobile pa-
dovano, dotto in giurisprudenza, ma si-
no alla morte d'Ezzelino si astenne dal
recarsi alla sede, ed impetrò da Urba-
no IV l'approvazione apostolica dell' u-
niversità. Nel i3o2 Pagano Tulliani
nobile milanese, di singolari doli ornato,
che riedificò con maggior magnificenza
l'episcopio e fece altre cose, lldebrandi-
110 Conti nobile romano, munifico coi po-
veri, lodato pastore, al cui tempo e uel
1 34o il cardinal Guido di Boulogne, le-
galo di Benedetto XII, tenne un conci-
lio in Padova per la riforma de' costu-
mi e il bene della chiesa, coll'interven •
to di Bertrando patriarca d'Aquileia:
gli alti sono nelle raccolte de' coucilii ;
altri lo registrano al 1 35o, e dicono il
cardinale legato di Clemeule VI. Nel
PAD PAD i a 5
i3^9 Pileo de'conli Praia padovano, inconsulto e studiosissimo , autore delle
che fu largo di beneficii con la chiesa: Vite de Papi: abbellì e aumentò I' epi-
nel i3yo traslato a Ravenna, 'meli crea- scopio. Nel 1/181 Pietro Fosearo nobile
to cardinale, fondò in Padova il collegio veneto, indi cardinale. Nel i4S5 Inno-
Pratense, e di lui parlo alla sua biogra- cenzo Vili ne affidò l'amministrazione
fra, quale l'hanno gli altri vescovi di Pa- al cardinal Giovanni Michitli nipote di
dova cardinali. A suo tempo Urbano V Paolo li, a fronte che i veneziani non
istituì nell'università Io studio generale gli volevano dare il possesso, perchè bra-
di teologia. Questo Papa da Cervia qui mavano eletto il raccomandato dai pa-
tiasferì Giovanni Piacentini di Palina, dovani. Nel 1 488 Pietro Barocci nobile
che neh 3yo passò ad Orvieto, nel 1 376 a veneto, traslato da Belluno, dottissimo
Venezia, fatto anticardinaledall'antipapa e di somma integrità, autoredi opere,
Clemente VII. Allorché Padova fu si- onde Pio li lo voleva cardinale se egli
gnoreggiatadal Visconti, questi nel i38q non moriva, e fu eccellente vescovo, al-
otlenne per vescovo Giovanni Anselmini tamente encomiato : nell'aula dell' epi-
nobile padovano, ma al ritorno dei Car- scopio fece dipingere la serie de'vescovi.
ra resi fu trasferito ad Adria nel 1 3g3, e Nel i5oc) il cardinal Sisto Gara della
fatto successore Ugo Roberti di Reggio Piovere. Nel 1 5 1 7 il cardinal .Marco Cor-
vescovo di detta chiesa, nel 1402 tra- naro, già patriarca di Costantinopoli e
slato al patriarcato alessandrino. Allo- poi arciprete Vaticano. Nel 1 5^4 il car-
ia Bonifacio IX dichiarò amministratore nal Francesco Pisani, che rifece sontuo-
Stefano Carrara figlio di Francesco II, samente la cattedrale, ed abbellì l'epi-
e canonico della cattedrale : accrebbe gli scopio. Esso nel 1 T28 cede la sede al
ornamenti della cattedrale e vi eresse nipote Luigi Pisani poi cardinale, il qua-
l 'a Ita re di s. Stefano; ma presa Padova le edificò il monastero di s. Marco. -Nel
dai veneziani, si rifugiò a Roma e fu 1 T70 s. Pio V nominò vescovo >icolò
fatto da Innocenzo VII vescovo di JN'ico- Ormanetto veronese, encomiato per let-
sia, poi di Teramo e di Tricarico, e mo- telatura e virtù , imitatore di quelle di
rendo in Roma nel 1 44f) ^u sepolto in s. Carlo, e nunzio benemerito in Spa-
s. Clemente con marmorea iscrizione. Nel gna di Gregorio XIII. Questi nel 1^77
i4^8 Pietro Donato nobile veneto, dot- da Bergamo vi trasferì Federico Corna-
tissimo nel gius canonico e governatore ro, che nelle due chiese eresse il semina-
di Perugia, uno de'presidenti del conci- rio, e fece quelle opere narrate alla sua
lio di Basilea, adoperato in altri gravi biografìa, indi cardinale. Da Ceneda vi fu
affari della Sede apostolica. Ristatilo Te- traslato il cardinal Pietro Valerio, mor-
piscopio, fece confermare da Eugenio IV to nel 1628, cui successe nel i6?.q il
i privilegi dell'università, ed aumentò i cardinal Federico Cornare, già di Vicen-
pregi della chiesa padovana. Nel i448 za, poi nel i632 patriarca di Venezia,
da Creta vi passò Fantino Dandolo no- Nel 1664 il b. Gregorio cardinal Barba-
bile veneto, chiaro per dottrina e altre figo, modello de' vescovi, sommamente
doti. Per morie di Gregorio Corrado, de- benemerito di Padova, celebrato nella sua
gno vescovo designato, nel i4~«) Pioli biografia ed altrove. Gli successe nel «697
dichiarò amministratore il cardinal Pie- il cardinal Giorgio Cornaro, ampliò le pie
tro Barbo veneto, che governò un anno istituzioni, protesse lo studio delle lette-
cori integrità e nel t\(ì{ Fu esaltato al re e l'incremento del seminario e del-
pontificato col nome di Paolo//. In sua la disciplina ecclesiastica : con questi nel'
vece Pio lì trasferì da Belluno Giaco- l'Imbelli, Italia sacra', t. 5»,p. )i8,e i<>,
mu Zeno nobile vcucto, gravissimo giù- p. 323, si termina la serie de'vescovi . the
i 26 P A D
compirò colle Notizie di Roma. 172 3
cardinal Gio. Francesco Barbarigo, tra-
slato da Brescia, loda rissimo; i7 3oGio.
Ottoboni nobile veneto, traslato da Na-
zianzo in parlibus, con ritenzione del ti-
tolo arcivescovile; 1 743 cardinale Carlo
Rezzoiiico consagrato da Benedetto XIV,
cui nel 1758 successe col nome di Cle-
mente XIlIj 1708 Santi Veronese no-
bile veneto, indi cardinale; 1767 cardi-
nale Antonio Marino Prìuli nobile vene-
to, traslato da Vicenza; 1772 Nicolò An-
tonio Giustiniani cassiuese, nobile vene-
to, trasferito da Verona, benemerentis-
simo vescovo , morto nel 1796, dopo
avere nel 1786 in Padova pubblicato:
Serie cronologica de vescovi di Padova,
dedicata a Pio FI. Nel 1807, dopo sede
vacante, Francesco Scipione de'marchcsi
Dondi dell'Orologio, nobile padovano,
già di Tremito inparlibus, fatto nel 1 80 *>,
come vicario capitolare e canonico del-
la cattedrale: benefico col seminario, la
sua carità venne principalmente speri-
mentata nella carestia del 18 17, ricusò
la chiesa di Milano per amore alla pro-
pria, e morendo nel 1819 lasciò diverse
opere stampate in Padova, frutto dei
suoi dotti e indefessi studii, fra le quali
nominerò: Due lettere sopra la fabbri-
ca della cattedrale di Padova: Sinodo
inedito e memorie della vita di Pileo
Praia; Dissertazione sopra la storia ec-
clesiastica di Padova; Serie storico cro-
nologica de1 canonici di Padova ; Dis-
sertazione sopra li riti, la disciplina e le
costumanze della chiesa di Padova sino
al XIV secoloj oltre le molte Pastorali,
Omelie e Lettere. Pio VII nel 1 82 1 pre-
conizzò vescovo l'attuale monsignor Mo-
desto Farina di Lugnano diocesi di Co-
mo. Dall' ultima proposizione concisto-
riale si rileva: che nella città vie ilcou-
vento de'francescani con ventilali, con con-
servatorio, diverse confraternite, e 3or)
parrocchie nell'ampia diocesi ; che ogni
vescovo è lassato in fiorini 2008, ascen-
dendo le rendile a scudi 664.0.
P A D
PADRE, Pater. Questo nome, olire
la suaordinaria significazione, cioè il ma-
schio di qualunqne animale che ba fi-
gliuoli, dicesi: i.° della prima persona
della ss. Trinità, il Padre Eterno, e si
dà spesso a Dio il nome di padre e di
padre celeste; il nostro padre è Dio per-
chè qualunque sia il rispetto che dob-
biamo ai padri, giusta i dettami della na-
tura, Dio deve trovare nel nostro cuo-
re una preferenza universale al disopra
di quelli: Gesù Cristo è chiamato padre
del secolo futuro, perchè egli ci genera
per l'eternila.
2.0 Dei Patriarchi o capi di famiglie
e delle generazioni,nominati nell'antico
Testamento da Adamo fino a Giacobbe:
il primo padre de' viventi è Adamo ; il
padre de'ciedenti, il padre della circon-
cisione è Àbramo, eh' è detto anche il
padre di molte nazioni, essendo usciti da
lui gli ebrei, ismaeliti, idumei e molli
altri popoli. Padre nella sacra Scrittura
si prende eziandio per l'avo, il bisavo e
il primo padre d'una famiglia.
3." Degli antichi Dottori della Chiesa
che ce ne hanno conservata la tradizio-
ne ne'loro scritti: la qualità di padri at-
tribuita agli antichi patriarchi, perchè
essi erano i padri e i dottori delle loro
famiglie, passò dal vecchio al nuovo Te-
stamento; la Chiesa onorò di questo ve-
nerabile titolo i dottori che fiorirono
durante i primi dodici secoli di essa,
cioè dopo gli apostoli fino a s. Bernar-
do, chiamalo V ultimo de' padri , non
già perchè ne sia distrutta la sorgente,
ma perchè essendo nata in quei tempi
la scolastica (cioè quella parte di teolo-
gia, la quale discute le questioni col soc-
corso della ragione e degli argomenti), i
teologi adottarono nuove determina/io-
ni, prendendo un nuovo metodo di spie-
gare. 1 teologi della chiesa romana, che
trattarono dell'autorità de'padri, i qua-
li ingeneratesi può dire che furono l'a-
nima e lo spirito de'concilii (il 3.° di Co-
stantinopoli ed 8.° generale comandò se«
PAD
^uire i decreti de' padri, riguardarli co-
me fiaccole che sempre c'illuminano e la
cui luce non può essere spenta), hanno
intorno a ciò diverse opinioni : gli uni
hanno data troppa estensione all'auto-
ritàstessa, parificandola a quella de'pro-
fetic degli scrittori sacri; altri l'hanno ri-
stretta di troppo; altri finalmente tenen-
dosi in un giusto mezzo hanno accorda-
to ai padri l'autorità legittima che loro
è dovuta, senza attribuire ad essi quella
che non viene loro accordata dalla Chie-
sa. E quindi da ritenersi costantemente
che le diverse mende che si rilevano nel-
le opere de'padri, non ne affievoliscono
punto l'autorità, e che utilissima ne è la
lettura, quando si fa colla stessa disposi-
zione d'animo colla quale vennero com-
poste, cioè con uno spirilo di umiltà, eli
rettitudine, di carità e di zelo. Abbiamo:
Della lettura de'padri della Chiesa ,o me-
todo per leggerli utilmente, Parigi 1697.
(). Cubauchet, Istoria de' pruni tempi
della Chiesa e dell' impero sino al con-
cilio di Nicea I, connotizia sul pruni pa-
dri della Chiesa sino al II' secolo, Mi-
lano 184".
4-° Del sommo Pontefice che chia-
miamo Santo o Santissimo o Beatissimo
(/'.) Padre; il nome padre è convenien-
lissimo al Papa (^.), come padre di tut-
ti i fedeli e de pastori, come vescovo dei
vescovi, quindi padre de' padri, e padre
della Chiesa universale e apostolica ro-
mana cui presiedeva quale è madre co-
mune di tutte le chiese, occupando il
luogo del principe degli apostoli, ed es-
sendo vicario di Cristo. Tertulliano nel
Il secolo denominò il Pontefice romano,
Pontefice massimo, veSCOVO de' vescovi.
/'. Nomb db' Pam. Stefano vescovo di
Cartagine nella lettera scritta a s. Dama-
lo I Papa del 3f>-, a nome ili tre eon-
cilii africani, lo chi. uno Patire de' padri,
sublimato al colmo apostolico, e sommo
Pontefice di tutti 1 presidi j ed lucilia io
di Reimv'/i Concd. Pont.'ng. can. 1, de-
nominò il Papa, l\idi t tpiriiuale Hi tulli
PAD i»7
1 fedeli, sommo Pontefice, Papa vene-
rabile ed universale. Il Papa s. Felice
III del 484 fu il primo a chiamare V Im-
peratore (che come i re ed altri sovra-
ni cattolici scrivendo al Pontefice lo dila-
niano padre e si sottoscrivono y?^// )col
nome di Figlio, al quale articolo e a Difen-
sore della Chiesa parlai delle adozioni
cheiPapi facevano di figli, tanto gl'impe-
ratori che i re. A Cbistiabissimo di->-«i del
titolo d'i figlio primogenito della Chiesa
dato dai Pontefici ai re di Francia. Delle
forinole usate dai Papi scrivendo ai so-
vrani, cardinali, vescovi, ec.^ parlo ai ri-
spettivi articoli, tuttavia si può consul-
tareEMiNENZA, Diletto, Fratello, Let-
tere apostoliche, Diploma. -Nella Difesa
del diploma di s. Gregorio I, Calogerà,
t. 46, p. 18 e if),vi sono esempi in cui i
Papi chiamarono figli gli arcivescovi ed
i vescovi, e questi fecero il simile con al-
tri vescovi.
5.° Dei vescovi, e fu loro anticamen-
te particolare, come osserva il Musanzio,
in Tahiti, chronnl. p. ~3; mentre il Cu-
rio afferma, in NoLrom. Pont. p.
eh' è pure antico l'uso di chiamar padri
i preti regolari o religiosi : con questo no-
me principalmente furono distinti i fon-
datori degli ordini e congregazioni reli-
giose, ed i superiori generali di essi. Dei
titoli de* regolari d'ambo i sessi parlo ai
loro articoli, come C a: \o.\ico , Monaco,
Frate , Don, Reverendissimo , Mvpre ,
Moh ICA, Suora ed altri. Il Parisi, Istru-
zioni t. 3, p. -8 e i.p, osserva diverse
l'orinole sul titolo patite e paternità, e
che i vescovi, gli abbati e le persone che
esercitavano autorità sopra i loro suddi-
ti, col titolo di paternità, sono stali sem-
pre ossequiati nelle lettere degli scrittori,
massime ecclesiastici de' tempi messane
chiamandosi padre ogni superiore, av-
vertendo che i religiosi non si sotl
Tono col titolo patire, uè le monache con
quello di madre, bensì colfr., a
col suor.
0. Di quelli che si sono disliuti in miai-
1^8 PAD
clic scienza e meglio per gì' istitutori di
un'arte o scienza, e vale anche autore; è
pur termine di rispetto, alleilo e riverenza
che gl'inferiori danno spesso ai loro supe-
riori e magistrati, ai tutori, educatori e
maestri, i sudditi al sovrano, i beneficati al
benefattore. Dicesi padre a coloro che so-
no venerabili per la loro età, per le loro
virtù, per le loro qualità, pei servigi ri-
levanti resi al pubblico e alla patria ; i
romani diedero il titolo di padre della
patria a Furio Camillo quando liberò
Pio ma dai galli senoni, ed a Cicerone al-
lorché scampò Roma dalla congiura di
Caldina; dai romani furono pure chia-
mali padri della patria, Romolo fonda-
tore dell'alma città, Augusto e gl'impe-
ratori successori ; ed a sua moglie Livia,
da lui costantemente amata per 1' eccel-
lenza di sue virtù, gran prudenza, sape-
re e alto valore, fu dato il titolo di ma-
die della patria. Questo glorioso titolo
si meritarono molti Papi, il cardinal Fi-
tellcschi } molti sovrani e benemeriti per-
sonaggi. Padri si chiamavano i senatori
romani, come quelli di altre repubbliche,
patres, patres conscripti. Romolo aven-
do scelto per consiglieri i oo distinti per-
sonaggi, li chiamò senatori, avuto riguar-
do o all'età, o alla prudenza, che ordi-
nariamente è propria de' vecchi; li chia-
mò altresì patres, padri, o per denotare
il rispetto che ad essi eia dovuto, o per
far loro conoscere che doveano essere i
protettori e quasi padri del popolo. 1 pri-
mi senatori, aumentati da Romolo e da
altri, si chiamarono patrizi, e i loro di-
scendenti si dissero di famiglia patrizia;
ma coloro che i consoli ed i censori sce-
glievano fra i cavalieri per cuoprire i po-
sti vacanti nel senato, erano chiamati »a<
tres conscripti, perchè i nomi loro e quel-
lo de'primi senatori detti patres adscri-
pli, furono inscritti in un medesimo li-
bro. V . Nobile, Patrizio.
7.0 Più particolarmente il nome di pa-
dre è proprio di quello che ha procrea-
to figli ; a Madre dissi della voce Tata
PAD
che presso il nostro volgo suona padre,
mentre nelle classi civili ordinariamen-
te dicesi papà. Il patrigno, vitricus, è il
marito della madre di colui, a cui sia
morto il padre; la matrigna, noverca, è
la moglie del padre di colui, a cui sia mor-
ta la madre. Dicesi padre spirituale il
Confessore {V.)-, ed anche il compare o il
santolo o il Padrino [V.) , così la Madri-
na. Il 4° precetto del Decalogo ordina
ai figli di onorare i loro genitori, pater
et genitrixj ed a questi di amare i loro fi-
gli : de'doveri di marito e moglie coniugi,
e di quanto li riguarda, come de' doveri
verso i figli, vedasi Matrimonio, ove nel
§ IV trattai delle adozioni o parentela le-
gale. I padri e le madri hanno tre sorta
di doveri da compiere verso i loro figli :
gli uni riguardano il corpo e la vita na-
turale, gli altri la sostanza e la vita ci-
vile, e gli ultimi l'anima e la vita della
grazia. L'educazione delle donne è forse
più interessante di quella dell'uomo, per
la civile convivenza, perchè divenute ma-
dri sono le prime educatrici dell' uomo
e ne dirigono i primi passi nel cammi-
no della vita. Aurea è l'opera del cardi-
nale Silvio Antoniani : Dell' educazione
cristiana e politica de' figliuoli, Milano
1821. Eusebio ossia della cristiana edu-
cazione, Roma 1828. Farini, Del troppo
e del poco nell'educazione, Lugo 1 834-
Plutarco, Dell'educazione de' figliuoli,
Pistoia 1806. Card. Sadoleto, Sulla edu-
cazione de' figliuoli, Pesaro 1 833. Essen-
do reciproci i doveri de' genitori verso i
figli, e di questi verso quelli, in qualun-
que grado o condizione si trovino i figli
debbono a' loro padri e madri : 1 .° rispet-
to e riverenza con gli alti e con le paro-
le, perchè i genitori sono le immagini vi-
ve del padre comune di tutte le creatu-
re Iddio; 2.0 amore di benevolenza per
la stretta unione che hanno con essi, e an-
cor di gratitudine per i benefizi ricevuti
di vita e di educazione; 3.° obbedienza
pronta e compiacente in tutto ciò che non
è peccato , per 1' autorità che i genitori
PAD
per legge naturale e divina hanno sopra
eli loro; 4-°aml° e sovvenirnento ne' lo-
ro bisogni, come nella vecchiezza , nelle
malattie, nella povertà: in tutti questi
casi un figlio deve stimarsi fortunato di
rendere a suo padre e a sua madre una
parte di ciò che da loro ha ricevuto. V.
Uomo, Donxa, Figlio, Fratello.
PADRINO, P.atrixo. Quello che tie-
ne alcuno o alcuna al Fonie sacro o Bat-
tesimo, od alcuno alla Confermazione o
Cresima (V-), dicendosi madrina quel-
la che fa altrettanto. Il padrino si chia-
ma pure compare o santolo; egualmen-
te la madrina appellasi comare o san-
tola ; dicendosi rispettivamente figlioc-
cio o figliano , e figlioccia o fìgliana ,
secondo i sessi, i tenuti ai medesimi sa-
gramene. A Comare e Madrina parlai
del comparatico, suoi vocaboli, ed alli-
nda o parentela spirituale, della quale
come impedimento spirituale tenni pa-
rola anche a Matrimonio § IV (la quale
non contraggono tra loro quei padrini e
madrine che tennero alcuno anco insie-
me al battesimo), che si contrae dal pa-
drino e dalla madrina coi figliarti o figlia-
ne, ed eziandio coi loro genitori, e perciò
è proibito al padre e alla madre d' es-
sere padrino o madrina ile' loro figli : il
battezzalo e il battezzante , il cresimato
e cresimante contraggono alleanza o pa-
rentela spirituale. A Capelli notai che
diveniva patire spirituale chi accettava
quelli d' alcuno. Il Muratori nella (Us-
seri. 33 parla della voce Madrina, chia-
mata anche l'ostetrice o Levatrice {F.),
quasi una piccola madre, orni 'è pur detta
mammana, e che il compare dicesi ezian-
dio compadre. Padrino è amo quegli che
inette in campo il cavaliere nel Ducilo
(^.), e 1' assiste, in alitine diocesi nelle
"vestizioni delle monache hanno luogo i
padrini e le madrine : a Campana dissi
dell'antico abuso, poi tolto» di dare com-
pari e comare alle nuove campane, nel
loro pretesa battesimo. L'uso de' padri-
ni nel battesimo è antichissimo, e dicon-
VOI.. I.
PAD iag
si istituiti per tradizione apostolica ; e-
gualmente antichissimo è quello de' pa-
drini nella confermazione, come si bada s.
Gregorio I del T90 e da s. Tommaso d'A-
quino. Nell'antica disciplina gì' infanti e
gli adulti erano cresimati subito dopo il
battesimo, il quale uso nella chiesa la-
tina sembra durato fino al secolo XII ,
continuandosi nella greca l'antica disci-
plina. Si attribuisce a s. Igino Papa del
1 3 j la prescrizione di aggiungere al mi-
nistro del sagramento del battesimo un
uomo o una donna , che servino di pa-
drino e madrina : vedasi Tertulliano, De
baptis. cap. 1 3. Nella dissertazione sopra
questo argomento del p. Chardon, tra-
dotta in latino con erudite note dal Zac-
caria, che trovasi nella raccolta, De di-
sciplina populi Dei t. 1, dissert. 3, p. 54,
e nel Martene, De anliq. eccl. rit. lib. 1,
art. 6, molte cose si rinvengono intorno
ai padrini del battesimo. Si chiamarono
padrini ne'primi tempi della Chiesa quel-
li che presentavano al battesimo i Catecu-
meni (ove dissi chegl'istruivano in man-
ca nzade'catechisti), e dopo essere sta ti im-
mersi li ricevevano al sortire de sacri fon-
ti, de lavacri fonte susci piuntj per questa
ragione si dicevano anche susceptores, ri-
cevitori. I padrini furono chiamati da
s. Dionisio areopagila, fìdejussores, quasi
sicurtà alla Chiesa con guarentirne la te-
de, dalla qual testimonianza si rileva sta-
biliti i padrini nell'oriente nei tempi a-
postolici ; da Giustino o/ferentes; da Ter-
tulliano sponsores o mallevadori ; da s.
Agostino fida magistri o maestri del vi-
vere cristiano; da s. Gregorio Nasiante-
no initiatores, quasi maestri dei novizi ;
dai concilii cotnpalres, vale a dire com-
pagni ai padri nell' educare i 6gli;edal
menzionato s. Igino pattini 3 comi
coli 0 vice-padri, dal quale pure ri
(he più padrini si solavano 1 > - 1 1 < • . men-
tre un concilio di Parigi gli appell
troni, forse per errore dello scrittoi l
ooodoil Maeri Questo concilio celebrato
nell' S?.q decretò, non doversi ricevere
9
i3o PAD
per padrini né al battesimo, uè alla con-
fermazione quelli che non sono istruiti,
perché sono obbligali istruire quelli dei
(fnali si fanno mallevadori presso Dio;
imperocché se nei primi secoli ne' quali
baltezzavasi quasi soli adulti, si richie-
devano padrini che per loro promettes-
sero, molto più ne'secoli posteriori quan-
do poco meno che soli fanciulli si battez-
zavano. 11 concilio di Metz dell'888 or-
dinò che un fanciullo non sia tenuto al
(onte da più d' uno, per timore di non
dare occasione al demonio di avvilire un
tal ministero. Ma non venne eseguito, poi-
ché talvolta se ne presero sei, tre d' un
sesso e tre d'un altro. 11 concilio tenuto
in York nel i icj5 dispose, che nel bat-
tesimo non potessero intervenire che due
padrini e una madrina, o due madrine
e un padrino, disciplina che durò lunga-
mente, e in Francia nel secolo XVII sus-
sisteva. Quellodi Augusta del i348 pre-
scrisse, che i padrini e le madrine saran-
no interrogati, e se non sono bene istrui-
ti, e se non hanno l'età richiesta, saran-
no licenziati. Nel 1 536 il concilio di Co-
lonia volle avvertili i padrini e le ma-
drine , che levano un bambino al sacro
fonte, che lo presentano al battesimo a
nome della Chiesa e sulla fede della Chie-
sa, e che si rendono in qualche modo mal
levadoii del fanciullo, rispondendo in no-
me suo ; che perciò avranno cura, subito
che il suo spirito coruincierà a sviluppar-
si, d'insegnargli il simbolo, l'orazionedo-
menicale, e di esortarlo, quando l'occa-
sione il richieda, di tenere una condotta
degna di Gesù Cristo e dell'impegnoch'e-
gli ha contratto nel suo battesimo; il per-
chè sarà meglio eleggerli di età matura,
che troppo giovani.
Anticamente di rado i padrini impo-
nevano ai loro figliocci il Nome, sul cam-
biamento del quale parlai pure a Con-
ierm azione. Si faceva ai padrini ed ai
ministri sacri un laulissimo banchetto nel
giorno che divenivano padrini, che poi
iu moderato dal ?..° concilio di Magon-
P AD
za ; mentre altri concilii posero limite ai
donativi de' con) pari e Comari (F.),ove
ne feci parola. Si attribuisce a s. Adeo-
dato Papa del 61 5, la proibizione ai pa-
dri e alle madri di fare da padrini o ma-
drine ai loro figli, e che il figlio del pa-
drino non potesse sposare la donna che
suo padre avea tenuta al battesimo, ou-
de nacque il grado di affinità spirituale
tra' compari, la quale forse meglio inco-
minciò neirVIII secolo; non maucano e-
sempi di matrimoni sciolti per questa pa-
rentela spirituale, e all'articolo Francia.
si vedono quelli dei re Chilperico 1, Ro-
berto II e Filippo V. Nelle leggi di En-
rico I re d'Inghilterrra si comanda, che
1' uccisore di un padrino paghi la pena
al figlioccio e viceversa 1' uccisore del fi-
glioccio la [laghi al padrino, a proporzio-
ne di quanto avrà lassato il fisco: tanta
era I' affinila fra' padrini e i figliocci. Il
p. Chardon, Storia de sagrai/tenti cap.
1 4, l»*a le altre cose dice, parlando de' pa-
drini, che gli scomunicati, i penitenti pub-
blici, ed i mouaci non devono farsi pa-
drini , citando il canone d' un concilio.
Elia vcsco*o d' Usez esclude da questo
ministero quelli che non ricevettero il sa-
gramento della confermazione; e s. Cai lo
arcivescovo di Milano proibì ai pieli tarsi
padrini. Gli statuti sinodali di Verdun
fanno la slessa proibizioneai religiosi pro-
fessi e alle religiose , alle quali, essi ag-
giungono, dalla legge è proibito farsi dei
compadri o delle commadri: questi stes-
si statuti lo proibiscono a'fanciulli, e ra-
gione ne rendono perchè ella è cosa ri-
dicola, che alcuno divenga padre spiri-
tuale d'un altro, quando secondo le leg-
gi della natura non può ancora avere
la qualità di padre. Tra le erudi/ioni ri-
portate a Confermazione sui padrini e ma -
di ine, evvi la disposizione di Celestino
Y,che in essa un solo uomo o donna sie-
110 il padrino o la madrina , secondo il
loro sesso, mentre nel battesimo si con-
cedono I' uno e l'altra. Nel t. 1, p. 176
del Bull, de prop./ì<!e) si riporta il bre-
PAD
ve dì Clemente X degli i i settembre
1671, Ca e le. sii bus, che, declarat cerias
proposiliones circa palrinos in confinila-
lione, et pò le sta te. regnlarium confn li-
di confinnationeiii et ovdines minores. Il
concilio di Trento decretò che al più nel
battesimo si ammetta un padrino e una
madrina, non due uomini o due donne.
Dal sinodo di Faenza e da alcuni dot-
tori venne approvata come lodevole con-
suetudine, clic uno solo sia il padrino, e
questo sia uomo, se il battezzato è fan-
ciullo, o donna se fanciulla; al qual si-
nodo concorda per modo di esortazione
quello di Ferrara del 17 1 1. Con viene che
i padrini e le madrine sieno in età al-
meno di pubertà, non meno di i4 an-
ni, e sieno munite della cresima. A que-
sto uffizio sono esclusi gì' infedeli o ere-
tici, i pubblici scomunicati o interdetti,
non che i pubblici peccatori, gli scandalo-
si o infami, chi non adempì al precetto
pasquale , ed inoltre quelli che non so-
no di sana mente, e neppure quelli che
ignorano i priucipiidi nostra fede. A que-
sto uffizio final niente non si debbono am-
mettere i monaci e le monache, uè al
tri regolari di qualunque ordine segre-
gati dal secolo, né quelli che sono ordi-
nati in sacris, senza espressa licenza del-
l'ordinario o della Sede apostolica. Il pa-
drino o madrina del battesimo non può
esserlo della cresima , nella quale il pa-
drino o madrina devono solo tenervi per-
sone del loro sesso, e perciò si ammette
un sol padrino o inaili ina ; nel battesi-
mo una donna può sola fare da madri-
na ad un bambino , così un uomo può
siilo lare da padrino ad una bambina.
Ninno può tenere a cresima nello stesso
giorno più d'uno, senza licenza dell' or-
dinario. Allorché nel battesimo vi è il
padrino e la madrina, ambedue debbo-
no toccare e tenere l'infante, onde con
questo contrarie la cognazione spiritua-
le , eccettuato però il caso in cui il pa-
drino deputi un procuratore, contraen-
dosi allora la cognazione dal mandante
PAD 1 3 1
soltanto e non dal procuratore Delle di-
verse cerimonie e riti usale nel battesi-
mo de' fanciulli o degli adulti, vedasi d
Diclich, Diz. sac. //'/., agli articoli Dui/e-
simo. Si possono ancora leggere le Tstrw
zioni e avvertimenti per li cresimandi,
che ogni anno per la Pentecoste suole
pubblicare in Roma il cardinal vicario.
A Fascie benedette parlai di quelle
donale dai Papi formalmente ai reali in-
fanti, massime ai primogeniti de' sovra-
ni, ad alcuni de' quali fecero da padri-
ni ; ed a Battesimo § V, dissi di quel-
lo amministralo dai Pontefici. Qui ri-
porterò alcuni esempi di Pontefici che si
degnarono esercitare il ministero di pa-
drino. Mentre s. Gregorio 1 del 5go ,
prima di salire al pontificalo, era apo-
crisario di Pelagio II in Costantinopoli,
tenne al battesimo il figlio dell'impera-
tore Maurizio. Nel 7G1 con ricevere s.
Paolo I dal re Pipino le fascie in cui era
stata posta la figlia dopo battezzata, re-
stò suo compare ; dei doni che mandò
il Papa parlai ne' voi. XXIII, p. 2^3, e
XLIX, p. 1.37. Adriano I nel 781 fu pa-
drino del battesimo di Pipino figlio di
Carlo Maguo, e l'unse re d'Italia. L'an-
tipapa Giovanni XVII avea tenuto a bat-
tesimo l'imperatore Ottone III e il Papa
Gregorio V cui successe nel 997 caccian-
do il quale dalla sede, fu punito orrenda-
mente dallo stesso figlioccio Ottone III
Nel 1 377 Gregorio XI pacificatosi con
Francesco de Vico prefetto di lloma e ti-
ranno di Viterbo, per le sue preghiere
tenne al battesimo la figlia, cui pose il no-
me di Gregoria, facendosi la funzione con
solenne pompa. Pregato Gregorio X 1 1 da
Uladislao V redi Polonia a levare al <a-
cro fonie chi partorirebbe la regina, con
diploma dato in Siena a*25 luglio 1 i<-s,
deputò i vescovi Alberto di Posoani 1 e
Pietro di Cracovia a fare le sue veci. Nel
1 566 s. Pio V fece da padrino pel nunzio
Castagna poi Urbano VII, ad Isabella li-
glia di Filippo li redi Spagna, nata nel
1 566. Sisto V nel 1 58 7 die la commissione
i32 PAD
al cardinal Sfondrati, poi Gregorio XIV,
di recarsi a Torino per levare al sacro fon-
te nel pontificio nome Filippo Emmanue-
le, primogenito di Callo Emmanuele I du-
ra di Savoia. Clemente Vili dichiarò lega-
to a latere il cardinal di Gioiosa per tenere
in di lui nome a battesimo il delfino di
Francia poi Luigi XIII, cui poi donò pel
primo delle fàscie benedette; il cardina-
le in appresso cresimò il principe e l'un-
se re. Nel 1626 Urbano Vili inviò le-
gato a latere in Madrid il nipote cardi-
nal Francesco Barberini, per levare nel
proprio nome al sacro fonte Maria Eu-
genia figlia di Filippo IV, la quale fu
battezzata dal cardinal Zappata arcive-
scovo di Toledo. Innocenzo X deputò il
cardinal Albergali a fare da padrino nel
suo nome, al battesimo di Leopoldo pri-
mogenito del granduca di Toscana Fer-
dinando II. Clemente IX dichiarò lega-
to apostolico in Parigi il cardinal de Van-
dome per tenere nel suo nome a batte-
simo il delfino di Luigi XIV. Clemen-
te XI fu il padrino di Clementina So-
bieski, poi moglie di Giacomo III. Nel
1718 Clemente XI non solo coli' impe-
ratrice tenne al sagro fonte la figlia del-
l'ambasciatore imperiale, la cui solenne
funzione descrissi nel voi. XXIX, p. 1 08,
ma a mezzo del nipote cardinal Albani
fece levare al medesimo sagro fonte d.
Orazio , partorito dalla nipote d. Tere-
sa. Nel 1733 il cardinal vicario solenne-
mente in s. Pietro battezzò il nipote del
re di Marocco (^.), tenuto qual padri-
no da Clemente XII, rappresentato dal
nipote principe Bartolomeo Corsini. A
Confermazione parlai di diverse ammi-
nistrate dai Papi, e di alcuni personag-
gi padrini. A Fascie benedette dissi, che
facendo Clemente XIV da padrino al fi-
glio di Carlo IH, questi deputò a rappre-
sentarlo.Nel n.°8598del Diario dì Roma
17 74 vi è la descrizione del battesimo fat-
to dal cardinal patriarca Saldanha in Li-
sbona, dell' infanta d. M. Clementina fi-
glia del re Giuseppe 1, di cui fu padrino
PAD
Clemente XIV, facendone le veci il prin-
cipe di Beila, e madrina l'infanta d. M.
Francesca. Nel 11. ° 77 del Diario di Ro-
ma 1816 si legge come il cardinal Con-
salvi alla presenza del sacro collegio fe-
ce le veci di Pio VII, che tenne al fonte
battesimale il figlio del duca di Blacas am-
basciatore di Francia : la funzione la fe-
ce il cardinal Arezzo nel palazzodell'am-
basciatore ; il cardinal Consalvi impose
al neonato il nome di Pio e gli appose al
collo una corona di lapislazzuli, con me-
daglia contornata di brillanti e contenen-
te la reliquia della ss. Croce. Ne' voi.
XXVII, p. 286, e XXXII, p. 323 dissi
come Gregorio XVI fece da padrino al
figlio della regina di Portogallo, alla
quale per mg.r \ izzardelli donò la Ro-
sa d'oro benedetta {J'.). Nel n.° 86 del
Diario di Roma 1 84? è descritta la fun-
zione del battesimo di Maria Pia figlia
del duca di Savoia, fatta dall'arcivesco-
vo di Torino, della quale fu padrino il re-
gnantePio IX, rappresentatoqualdelega-
to dal nunzio mg.' arcivescovo Anlonuc-
ci, perciò dal re ornato col gran cordo-
ne de'ss. Maurizio eLazzaro, mentre l'u-
ditore della nunziatura mg.1 Santucci eb-
be la croce di tale ordine, per aver pre-
sentato nel nome pontificio il donativo
della rosa d'oro. Inoltre Pio IX a' io
dicembre 1848, nella cappella del suo
appartamento in Gaeta, cresimò il prin-
cipe d. Luigi contedi Trani, ed a' 7 a»
gosto 1849 nella cattedrale di tal città
battezzò la principessa d. Maria Pia, am-
bedue figli del re delle due Sicilie Fer-
dinando II e della regina Maria Teresa,
alla quale il Papa donò la Rosa d' oro
benedetta a' 2 settembre. Dipoi a' 28
marzo i85o Pio IX cresimò le altre fi-
glie dei reali coniugi Maria Annunzia-
ta e Maria Clementina, nella regia cap-
pella di Caserta. Nei medesimi Diari di
Roma sono le descrizioni di battesimi e-
seguili in Roma, in cui fecero da pa-
drini vari sovrani, e ne accennerò alcu-
ni. N." 8006 del 1771 il cardinale de
PAD
Bernis in nome del re di Francia ten-
ne al sacro fonte il primogenito del du-
ca Lante , facendo la funzione il cardi-
nal Orsini con dispensa di Clemente XI V,
perchè dell'ordine de'diaconi. N.° 83?.o
e 8322 del 1771 il cardinal York bat-
tezzò il figlio di d. Carlo Barberini, fa-
cendo da padrino Carlo III re di Spa-
gna, rappresentato dal detto cardinal Or-
sini ministro delle due Sicilie , in luogo
di mg. r arcivescovo Azpuru ministro di
Carlo III in Roma e indisposto. N.° 122
del 1776 il re e la regina di Sardegna
tennero a battesimo la figlia del princi-
pe Andrea Doria e di Leopolda di Sa-
voia-Carignano , facendo le loro veci il
cardinal Alessandro Albani protettorede-
gli stati sardi : altro flgl.odi detti coniugi
fu tenuto al sacro fonte da Carlo III no-
minato, rappresentato dal suo ambascia-
tore duca Grimaldi che gl'impose il no-
me del re; il cardinal Zelada fece la pub-
blica funzione, avendo eseguito la pri-
vata il parroco di s. Maria in Via Lata ,
come si legge nel n.° (S72 del 1781.N.0
l3a8 del i^K-,il medesimo re di Spa-
gna Carlo III fece da padrino al figlio del
principe Santacroce e di d. Giuliana Fal-
coniere nel battesimo eseguito dal car-
dinal de Bernis con intervento di molti
cardinali; il re fu rappresentato dal suo
ministro cav. de Azara che pronunziò un
complimento, donando alla principessa
il ritratto regio ricco di gemme, ed una
rosa di grossi brillanti con foglie di sme-
raldi : per grazia speciale, il gran mae-
stro di Malta insigni il bambinodella cro-
co di cavaliere. N.°ioo del 1806 il cardi-
nal L'acca battezzò il secondogenito del
duca Braschi nella cappella del palazzo,
essendone padrino il principe reggente di
Portogallo, rappresentato dall'ambascia-
tore Pinto. N."4°del i83~ il ree la regina
di Sardegna tennero al fonte sacro il tì-
glio dell' odierno principe Massimo, na-
to dalla principessa (I Maria Gabriella di
Savoia Carignano, deputando con ispe«
procura il loro ministro marchese
PAD 1 33
dosa e sua moglie, i quali presentaro-
no alla principessa per parte de' loro so-
vrani un vago fiore di testa composlod'un
grosso solitario contornato di bellissimi
brillanti, e in dono particolare il ritrat-
to del re in miniatura situato in marmo
nero. Il cardinal Lambruschini protet-
tore del regno di Sardegna, vestito pon-
tificalmente nella cappella del palazzo
Massimo, celebre pel miracolo di s. Fi-
lippo, ademp'i il sacro rito a' 1G maggio,
benché il bambino fosse nato a'3 dicem-
bre 1 836 e gli fosse stata subito data l'ac-
qua battesimale. Intervennero alla fun-
zione molti cardinali, diversi membri del
corpo diplomatico, prelatura, nobiltà, ec.
PADRONATO o PATRONATO, Pa-
tronatus, fus patronalus. Diritto ossia
facoltà di nominare e presentare un chie-
rico, affinchè sia promosso ad un vacan-
te Beneficio ecclesiastico (P.) con tutti
gli onori ed oneri ad esso inerenti. Pa-
dronato o patronato si dice anche per
protezione e protettorato, Palrocinium.
11 nome di patrono, che davasi dai ro-
mani tanto ai padroni che avevano ac-
cordato la libertà ni loro schiavi, con-
servando però ancora su di essi molti
diritti, quanto ai protettori delle città,
comunità e collegi d'arti, fu dai cristia-
ni dato a coloro che hanno fondalo o
dotato qualche chiesa. V. Protettore.
Nei primi secoli della Chiesa i soli ve-
.scovi facevano la scelta de' suoi ministri
sacri, e solo nel IV o V secolo s' inco-
minciò ad accordale il diritto di padro-
nato a coloro i quali fondavano ovverodo-
tavano qualche chiesa : di questo diritto
se ne possono vedere le prove nel concilio
d'Orange del 44 i , nel concilio d' A rles del
/p2, in quello d'Orleans del J4 1 , cau.
33, nel quale è detto, che colui che vor-
rà avere una parrocchia nella sua terni
la provvedila di rendita sufficiente e di
ecclesiastici per ufficiarla. Nel o
romano dell' 8 73 fu decretato non po-
tersi conici ire benefìcii .1 chierici di al-
tre diocesi] Miiza il consenso dell'ordì-
j 34 PAD
nario; quello d' Ingelheim del 948 vie-
tò ai patroni altrettanto , e anco di le-
vare i chierici dai benefìcii senza permes-
so dell' ordinano; altre disposizioni sui
patronati si possono principalmente ve-
dere ne'concilii di Lateranolll del 1 179.
di Chateaux-Gontier del 1222, di Be-
ziers del i223,e di Nantes del 1264, ol-
ile quello di Trento. Dei patronato si
tratta a diversi relativi articoli: si pos-
sono consultare Viviani, De /tire patro-
nalus. Lamberlini, De Jure patronalus.
F. Pilonii, De conlroversiis palronorum,
disceptatìonum ccclesiaslicarum, Vene-
liis 1733. F. De Fargna, Commentarla
in singulos canones de jave patronalus,
Montifalisci 17 17, Ravennae i744>R°-
mae 1 749> Venetiis 1771. Ippolito Gior-
gi 3 De /are patronalus dissertalo, Fer-
rariae 1774- C. Gagliardi, Commenta-
riiim de jure patronalus, Nespoli 1842.
Si discute la materia del giuspatronato
nel sesto delle decretali e nelle Clemen-
tine. Di due qualità è il giuspatronato,
ecclesiastico e laicale. L' ecclesiastico è
quello che si compete alla chiesa o al
chierico, non per ragione e titolo di pa-
trimonio, ma per ragione di diguità. 11
laicale è quello che viene eretto e fon-
dato coi beni de'laici, e che compete al
chierico non per ragione della chiesa, ma
del patrimonio. Da questi duegiuspalro-
nati ne può sortire un terzo che dicesi
misto, il quale compete parte in ragione
della chiesa, parte del patrimonio, e ciò
sembra possa avvenire dall'accordo di
due patroni, che trasferiscono il loro ri-
spettivo diritto in favore della chiesa stes-
sa. 11 giuspatronato può essere ereditario
e gentilizio, il cui diritto spella all'erede ;
può essere agnatizio o familiare, il cui di -
rittospetla a quelli della famiglia ed agna-
zione; può essere anche misto provenien-
te dall' uno ed altro caso che dicevi di
patto o provvidenza. I diritti e le prero-
gative che hanno i patroni si dividono
in utili ed onorifici, non gli stessi da per
lutto, e sono: di presentate quel henefi-
PAD
ciato idoneo da istituirsi; nelle prelature
però che si conferiscono per elezione, il
patrono non ha la facoltà di presentare,
ma piacendogli potrà assistere all'elezio-
ne stessa ed acconsentire; avere un luo-
go distinto in chiesa fra' laici e fra gli ec-
clesiastici., quando vanno in processione
solennemente; in alcuni luoghi riceveva-
no l'acqua benedetta, il pane benedetto,
e sceglievano il giorno per presentarlo,
l'incenso e la pace prima degli altri; de-
vesi il patrono soccorrere ed alimentare
ne'suoi bisogni se fosse miserabile. I pa-
troni non possono ritenere, possedere ed
ingerirsi nell'amministrazione dei beni
de' loro patronati, vietandolo il concilio
di Trento. Non è loro vietato peraltro
invigilare affinchè i detti beni siano util-
mente custoditi, acciò non vengano dis-
sipati e dannificati; come d'invigilare al-
la celebrazione de'divini uffizi, facendone
denunzia al vescovo. Si acquista il gius-
patronato per vari modi : per fondazione
se si dà un predio per costruirvi una
chiesa ; per costruzione quando a proprie
spese si fabbrica una chiesa, o diroccata
si riedifica; per dotazione se si assegna
alla chiesa una congrua dote, o in con-
tanti o in altro modo, per la conserva-
zione della chiesa slessa, de'suoi addetti e
ministri, loche ed acciò tulio stabilmen-
te sussista vi necessita il consenso e l'ap-
provazione del vescovo. Si acquista il di-
ritto di giuspatronato per privilegio pon-
tificio; si acquista per molte e replicate
presentazioni, fatte senza opposizione e
per tempo immemorabile. Siccome l' i-
stituzione de'patronati produce un bene
alle anime de'fedeli, perciò tutti di qua-
lunque sesso , età e condizione possono
acquistare il diritto di patronato.
Il tempo per esercitare questo diritto,,
cioè di nominare e presentai e il beneficia-
lo, concesso ai patroni laici, è di 4 mesi,
colla facoltà di variare e di presentare an-
che altro accordandosi alti elianto lempo.
Ai patroni ecclesiastici ai quali uon si ac-
corda ulterior tempo, si diurno soli 6
PAD
me-.:, e ad ambedue le qualità dal giór-
no della ricevuta notizie» della vacanza,
ed un tal tempo deve e>sere continuo.
Se ii giuspatronato fosse misto, il patro-
no ecclesiastico trae ne'suoi diritti il pa-
trono laico, ed in tal caso gode anch' e-
gli del tempo di 6 mesi a presentare, go-
dendo il privilegio del patrono ecclesia-
stico, diversamente sarebbe inutile il det-
to privilegioaH'ecclesiasticostesso. Setau-
to il patrono ecclesiastico che il laico non
presentassero nel tempo sopra stabilito,
si devolve al vescovo la destinazione li-
bera del beneficiato per questa volta. Al
patrono ecclesiastico, oltre i 6 mesi, non
si dà altra dilazione, per la ragione tra
le altre, che l'ecclesiastico dev'essere più
istillilo delle regole di disciplina eccle-
siastica, di quello può essere un laico.
Al patrono è vietato presentare sé stes-
so, per impedire qualunque esempio di
turpe ambizione, tuttavia opinano alcu-
ni possa presentare il proprio tiglio: que-
sta regola ciò non ostante in qualche ca-
so speciale può avere la sua eccezione,
segnatamente se il patrono tosse idoneo
e miserabile, potrebbe ottenere la istilli
zionc, non come presentato. Se tra due
o più patroni nascesse liteo dissidio sul-
la nomina, potranno i patroni convenire
di fare la presentazione allei -nativamen-
te; che se il giuspatronato spellasse ad un
corpo o collegio, il maggior numero dei
voti e l'idoneità del presentato sarà pre-
ferita; se pari saranno i voti e non re-
io composte le differenze e le di-
spute Ira'patroni, scorso il termine a pre-
sentare, ■ devolvi- .il vescovo il diritto
«li destinare il beneficiata II giuspatro-
nato può trasferirsi per successione, pei
donazione, per muta/ione, per vendili
e per successione quando si trasferisci
»ou Li totalità dell credila ii testa menta
iia, sia intestala o uà legittima Si tra
(ferisce in solidi ancorché l'eredità sia
inegoalasente divisibile, mentre il g tu
pallonaio è in sé (lesso indivisibile: in
: luccede in istirpi e non in capi, pei
PAD i3j
cui mancando alcuni de'palroni, gli alili
che restano si considerano sempre pel-
li no , perchè tutti, finché uno solo ne
rimane , rappresentano la persona sola
del defunto. Per don azione ed anco pei
legato può trasferirsi a favore di un laico
o d'un chierico privato, ma vi vuole il
consenso del vescovo; senza un tal con-
senso può trasferirsi a favore d'una chie-
sa, di un monastero o di ecclesiastica di-
gnità ; e la ragione che vi occorre un
tal consenso del vescovo si è, perchè il
giuspatronato, essendo cosa annessa al-
lo spirituale, il nostro diritto canonico di
buon sentimento ammette, che quello che
è allo spirituale annesso del laico si ri-
torni alla chiesa, li patronato si trasferi-
sce permutandolo con altra co«a spiritua-
le, o se si vende, vendita che non può
farsi isolatamente e separatamente, men-
tre c'interverrebbe simonia; può far-
si se il patronato è annesso ad una te-
nuità, ad un predio, ad una unìversil
di l>eni, ad una eredità e ad un cor-
po cui sin annesso, come appunto av vie-
ne quando si vende un feudo, una con-
tea, una baronia, che si vende anche il
titolo ili feudatario, di contea e baronia.
Si perde il diritto ili patronato, se il pa-
trono violentemente aggredisse, malme-
na «se. percuotesse, ed altro facesse a gra-
ve danno del rettore o ecclesiastico che
ritiene e gode il beneficio di patronato;
se il patrono divenisse ei etico e come ta-
le Ici^se condannato, se usurpasse i diritti
della chiesa, -e fendesse separatamente
il diritto di patronato, se lo ce I. -
condonasse, «e lacbiesa ove fondato o
eietto il patron ito allatto rovinile ed
insei v ibile >i i< dòV >«<■ al ggetl è cau
sa finale del giuspatronato stesso I -
Vermigiioli, Lezioni di diritto con
I
PADRONE, Dominus. Titolo di ono-
re, o colui che ba dominio < signoria
Quanto al pruno e iso d Pai isi, /
mi, t. i , p .li - dovn b
l'i nelle lettere dai -i ai odi m •.
1 36 P A E
non agli eguali e molto meno ai subor-
dinati ; il replicare signore, signore pa-
drone £ costumanza di secoli barbari : ve-
dasi Illustrissimo, Signore, Colendissi-
mo. Al nipote del Papa, come chiamato
cardinal Padrone, si dà il titolo di Pa-
drone colendìssimo , in vece dell' osser-
vandissimo, anche dai cardinali crea-
ture del suo zio. V. Parenti de' Papi.
Quanto a padrone per dominio e si-
gnoria, V. Dominus, Famigliare, Servi,
Corte.
PAESI BASSI o OLANDA, Neerlan-
dai, Ilolland. Regno del mezzo dell'Eu-
ropa, fra 49° 3o' e 53° 3o' di latitudi-
ne nord, e frac)0 i3' e 4° 5 2' di longitu-
dine est. Il mare del nord o germanico
lo bagna all'ovest e al nord : confina coi
regni del Belgio, d'Anuover, di Francia, e
la parte renana degli stali prussiani. 1 Pae-
si Bassi non hanno frontiere naturali che
dal lato del mare, ma evvi una linea di
piazze forti importantissime, onde porli
in sicuro da \\\\ colpo di mano. Le coste
sono da per tutto unite e spesso al disot-
to del livello dell'alte maree, circostanza
alla quale, unita alla qualità limacciosa
e palustre di buona parte della regione,
il regno deve il nome che porla; ma di-
verse dune o colline di sabhia e dighe
artificiali elevate e mantenute con grande
ed enorme dispendio, preservano il pae-
se dalle inondazioni, per cui gli abitatili
coll'arte frenarono l'orgoglio de' minac-
ciosi flutti. Sgraziatamente però le bur-
rasche violenti resero sovente inutili tut-
ti i mezzi di conservazione, onde la sto-
ria particolarmente d'Olanda è ferace di
racconti luttuosi d'inondazioni e alluvio-
ni; in genere si calcola che ogni i5 an-
ni ne avviene una più. o meno distrutti-
va. Prima dell' era cristiana uno di tali
disastri incoiò moltissime città 0 borea -
te, e 3oo,ooo uomini atti alle armi pe-
rirono in tale catastrofe; altre calamità
memorabili accaddero negli anni di no-
stra era 800, i23o, 1277, 1282, 1 477»
1825. I Paesi Basai si dividono in parte
P AE
settentrionale o regno d'Olanda o Paesi
Bassi, ed in parte meridionale o regno
del Belgio. La regione è bagnata da un
gran numero di corsi d'acqua, che di-
scendono tutti dai bacini del Pieno, del-
la Mosa e della Schelda, ad eccezione di
alcune riviere poco importanti che van-
no al mare direttamente. Questi corsi
sono navigabili e riuniti la maggior par-
te da un gran numero di canali, il cui
sistema è ammirabile, mantenuti colla
maggior cura ; l'Olanda particolarmente
ne possiede come altrettante strade ; il
Belgio pure ne ha di superbi. L'aspetto
del suolo nelle diverse parti, varia mol-
to. Le provincie settentrionali o regno di
Olanda non presentano che una vasta
pianura bassissima, interrotta da dighe,
canali, fosse, paludi; sono sparse di una
quantità di città, borghi e villaggi opu-
lenti, ed abbondano di pascoli eccellenti,
che nudriscono mandrie numerose; ma
il clima n'è freddo, umido e non molto
salubre. Le provincie meridionali o parte
Belgica o regno del Belgio al contrario
gode di temperatura assai dolce, ed olire
una gran varietà di ridenti praterie, col-
line coperte di belle foreste e campagne
bene coltivate, tranne le vaste lande de
la Campine nella provincia di Limbur-
go e di Anversa, essendo il Belgio uno
de'paesi più coltivati del mondo, ove la
educazione del bestiame si diffuse van-
taggiosamente da per lutto. 11 suolo, il
eluna, le produzioni, i costumi stabiliro-
no una barriera naturale fra le provincie
settentrionali e le meridionali. Il selvag-
giume è quasi del lutto mancante nel
nord, nell'inverno però vi proviene dal-
la Norvegia e da altri paesi. La pesca, che
forma una delle principali ricchezze di
questo regno, è attiva e abbondante. Il
regno minerale è povero nei Paesi Bassi,
massime in Olanda, non così nel Belgio.
Le sorgenti minerali sono poco nume-
rose e poco cognite. L'industria è molto
più florida nelle provincie meridionali
che nell'Olanda, ove prevale il commer-
PAE PAE li-
do marittimo, e tra le ali re cose vi fnb- del mondo. In una statistica de' Paesi
bricano tele d'una finezza e bellezza stia- Bassi del 1846 sono cosi enumerati gli
ordinaria; rinomate sono le pannine di abitanti delle colonie. Asia 6,54 t.-oo,
Utrecht e di Leida, le sete d'Amsterdam Batavia 4>8oo,70o, Amhoine, 45,ooo,
e d'Anversa; diverse manifatture sono Banda 44>°°°> Ternate 170,000, Ma-
numerose nel Belgio, ove primeggiano i cassar 3Go,ooo , Sumatra 1,040.000,
merletti di Fiandra e di Brusselles, i co? Timor 85,ooo, Africa e forti di (.in-
toni, i tappeti, le carte, i libri, il ferro la- nea 1 ",000, America 83, 100, Suri unni
«orato, ec. Il commercio già tanto este- 57,040, s. Eustachio 1 3,7 io, Curacao
so dell'Olanda , sensibilmente diminuì. i2,35o.
L'Olanda è uno dei pochi paesi d'Euro* Le principali esportazioni consistono
pa, in cui gli antichi usi e le tradizioni in burro, formaggi rinomati sotto il ito-
si sono più conservati. Gli abitanti dei «ne di Olanda, carne e pesce salato, ed
Paesi Bassi appresero nel secolo X da- in particolarità aringhe apprezzatissime,
gli italiani le prime nozioni sulla nego- bestiame, tabacco, coita, merletti, ec.
ziazione, dacché alle rinomate e freqnen- Le grandi pescagioni della balena e del
ti fiere convenivano con affluenza le navi merluzzo vi formano marinai eccellenti
venete, genovesi e pisane. Le sue flotte e danno importanti prodotti. Prima era
formidabili o tolsero o menomarono nel- immenso il vantaggio che risultava al-
le Indie occidentali e orientali le compii- 1' Olanda dalla pesca delle aringhe, in
ste de'porloghesi , e condussero la prò- cui s'impiegavano annualmente circa
sperila nazionale a sì alto grado, che a 200 navigli. L'origine di questo coni-
tutte le genti soniministraronsi merci e- mercio rimonta al secolo XII, ma il mo-
sotiche dalle sue fattorie: ma le contese do della conservazione devesi al secolo
con, l'Inghilterra, le gare civili e la rivo- XV a Guglielmo Beukelsz fiammingo,
luzione francese mollo scemarono si este- onorato perciò dalla nazione con Pinna I-
so lucro. I Paesi Bassi ricuperarono nel lamento d'una statua, e dall'imperatore
181 5 la maggior parte delle colonie pos- Carlo V nel 1 536 visitato nel suo avel-
sedute dall'Olanda; hanno nelle isole lo. I diversi famigerati porti de' Paesi
della Sonda, Java ove si trova Batavia Bassi aprono sicuro asilo alle navi, ma
utW Oceania (f '.), il centro de'loro sia- lungo lecoste il cabotaggio è periglioso,
bilimenti in questa parte del globo; Ma- Il commercio de' libri nel Belgio è ora
dura, Banca, una parte di Borneo, Ben- immenso, a cagione della pronta contraf-
culen e Billiton, pur nell' Oceania, non fazione delle opere pubblicate in Frau-
possedendo queste due ultime che dal eia, che ristampale nel Belgio si vendo-
1823, in cui furono cedute ad essi dagli no a prezzo assai minore. Dopo il i83o,
inglesi in cambio dei loro stabilimenti per l'apertura della Schelda, l'industria.
sulia coita dell'Indo. Una parte di Cele- belgica riprese il suo vigore, per cui IO-
be ed una buona parie dell' arcipelago landa avea poslo molti ostacoli; i canali
delle Mo Iucche nella stessa regione, loro e le strade di fèrro ne aumentarono i
pure appartengono. I Paesi bassi hanno vantaggi e l'opulenza in ogni luogo. 11 re-
in Africa alcuni banchi sulla costa di Gui- gno de' Paesi Bassi formato dall Olanda
uea, ma perdettero la bella colonia del al notdsi compone delle seguenti ia pro-
capo di Buona Speranza. La Gujana o- vineie, che distinguerò in carattere .
landese nell'America meridionale, le iso- vo,coll'altro registrando i rispettivi capo*
le di Curacao e di s. Eustachio e la me- luoghi che hanno arinoli in questo /
tà di quella di s. Martina, sono i prin- tu/rio, tranne Amsterdam, Assen, Zvroll,
cipali loro possedimenti in detta parte Ainhem, non che Hasselt, Arlon e Lu-
i 38 P A E
xembourg, di cui parlerò in fine di que-
sto, descrivendo i 4 vicariali apostolici
dell'Olanda e la missione delle 7 arci-
preture secondo recenti notizie. Inol-
tre citerò gli altri articoli di città ap-
partenenti alle stesse provincie. Birban-
te nord o settentrionale con Bois le Due.
Gueldrìa con Arnhem; vi è ancora Ni'
mega {V.). Olanda meridionale con Aia
capitale del regno; vi è ancora Dordre-
cht e Harlem (^.). Olanda settentrio-
nale o Nord - Olanda con Amsterdam.
Zelanda con Middelburgo. Utrecht con
Utrecht. Frisia con Leuvarden. Over
Yssel con Zwoll; vi è ancora Deventer
(P-) Groninga con Groninga. Drenlhe
con Assen. Limburgo ducato con Mae-
stricht; vi è ancora Ruremonda. Luxetn-
bourg granducato con Luxembourg. Se-
condo la statistica del 1846, gli abitanti
sommavano a 3,158,976. 11 regno del
Belgio formato dalla Belgica si compone
delle seguenti <j provincie(dividendo con
quello de'Paesi Bassi le provinciedi Lim-
burgo e Luxembourg) che distinguerò
in carattere corsivo, coll'altro registrando
i rispettivi capoluoghi che hanno articoli
nel Dizionario, tranne Mons di cui farò
parola a Toumay. Inoltre citerò gli altri
articoli appartenenti alle medesime pro-
vincie. Anversa con Anversa ; vi è an-
cora Malines (P.), (ove parlai del Col-
legio ecclesiastico Belgico fondato in Ro-
ma nel 1 844)- Brabante meridionale o
sud con Brussellcs. Fiandra occidenta-
le con Bruges; vi è ancora Vpres (f/.).
Fiandra orientale con Gand. Hainant
con Mons; vi è ancora Toumay {f/.).
FÀcgi con Liegi. Limburgo con Mosseli.
Luxembourg con Arlon. Namur con Na-
inur. Secondo la statistica del 1846,
gli abitanti sommavano a 4>335,3ir). 11
re de'Paesi Bassi principe d'Orange-Nas-
san, come granduca di Luxeniburgo ap-
partiene alla confederazione germanica,
che vi ha la formidabile fortezza federale
di tal nome: ha tre voli nell'assemblea
generale, uno iu quella ordinaria. Egli
P A E
colla famiglia reale, le primarie autorità
ed il corpo diplomatico, risiede all'Aia,
ove la s. Sede vi tiene un inlernunzio a-
poslolico e vice superiore delle dette 7 ar-
cipreture ; mentre a Brusselles presso il
re del Belgio ha un nunzio apostolico. Il
re de'Paesi Bassi tiene in Roma un in-
viato straordinario ministro plenipoten-
ziario, altro eguale ministro vi tiene il
re del Belgio. Gli olandesi discendono
dagli alemanni e dagli antichi baiavi e
frisoni; parlano una lingua particolare
che ha qualcheanalogia col tedesco; han-
no carattere freddo, serio e grave; sem-
pre si sono dedicati al commercio con ar-
dore: ebbero ed hanno il coraggio di com-
battere contro l'oceano e la natura, traf-
ficano, mangiano e dormono tranquilla-
mente cinti d' un muro di fango che li
protegge contro il mare, il cui livello è
20 piedi più allo del suolo pantanoso
che abitano ; muro tanto dispendioso ,
che fu calcolato meglio era il fare le di-
ghe di rame. Attualmente la grande im-
presa in Olanda, olire il prosciugamento
(mediante macchine a vapore) del vasto
lago o mare di Harlem e di quello di
Zuiderzee, per ritogliere al mare immen-
si terreni una volta fertili e popolosi, è
di costruire una diga che riunisca le i>ole
di Texel, Ulieland e Scelling, al Fries-
land o a Groninga. I belgi aitivi, spiri-
tosi, laboriosi, sono in pai te discendenti
dai germani, in parte dai celti: parteci-
pa no molto del carattere dei francesi ,
di cui han comune l'origine e de' quali
la lingua è generalmente parlata nelle
città ; il popolo delle campagne deli' o-
vest si serve del fiammingo, che deriva
dall' olandese, e quello dell'est parla il
vallone, che altro non è che un linguag-
gio grossolano francese; il tedesco è assai
sparso nel granducato di Luxembourg.
Tuttavolta l'idioma neerlandese, diviso
ne'due dialetti olandese e fiammingo, si
parla in tutta la monarchia. 1 belgi so-
no zelantissimi cattolici, gli olandesi fer-
vidi calvinisti e pretesi riformali, alla
P A E
quale religione appartiene il re e la sua
famiglia: però tutte le religioni vi sono
tollerate. Tra' belgi non mancano quelli
che seguono le dottrine de' luterani, co-
me 1' odierno re, mentre la famiglia è
cattolica, non che de'calvinisli e gianse-
nisti ; nei Paesi Bassi e Belgio vi si con-
tano circa 80^000 ebrei. >el Belgio fio-
renteè la gerarchia ecclesiastica, non solo
è libero il cullo cattolico, ma assai vi ri-
splende, ed è in affettuosa comunicazio-
ne colla s. Sede il rispettabile corpo epi-
scopale. Vi sono gli agostiniani, i dome-
nicani, i gesuiti, i liguorini, i minori fran-
cescani riformati, ed altre congregazioni
religiose d'ambo i sessi. Vi sono collegi
di missioni in Brusselles, Lovanio, Ma-
jines eNivelles. Tutti i luoghi de' Paesi
Bassi e del Belgio ch'ebbero od hanno
sede vescovile, o in cui fu tenuto un con-
cilio, hanno articoli iti questo Dizionario,
e possono supplire alle notizie ecelesiasli -
die de'due regni.
SonoviG università: nel regno de' Pae-
si Bassi quelle di Utrecht, Groninga e
Leida; nel regno del Belgio quelle di Lie-
gi, Gand e Lovanio, della quale parlerò a
Università'. Si contano di più nelle pro-
vincie settentrionali 3 atenei superiori, ad
Amsterdam, Francker e Deventer; ras-
somigliano molto alle università, ma non
hannodirillodi conferire il grado di dot-
tore. Gli atenei delle provincie meridio-
nali, tranne quello di Brusselles che pre-
se da poco tempo una maggior estensio-
ne, hanno una grande analogia coi gin-
nasi e le scuole latine dell' Olanda. Al-
la testa àVcorpi letterari e scientifici dei
Paesi 1 ìassi si trova 1' istituto reale dei
Paesi Bassi, la cui sede è Amsterdam ; lo
creò Luigi Bonapartc poco dopo 1' ere-
zione della repubblica Baiava in regno
il' Olanda, quasi sulle basi dell' istituto
di Francia. Dopo la sua abdicazione, Na-
poleone conservò lo slabili mento, e alla
fondazione del regno de' Paesi Bas-i il
nuovo re protesse questa grande e bella
blituziouc. L'accademia reale dille seicn-
PAE i3r)
ze e belle lettere di Brusselles occupa il
primo posto, per non dire qui delle al-
tre numerose società di scienze e belle ar-
ti. I regni de'Paesi Bassi e del Belgio pro-
dussero un grandissimo numero di uo-
mini celebri, fra' quali ne citerò alcuni, di
altri facendone menzione alti ove, agli ar-
ticoli delle città e luoghi della regione,
mentre i santi registrati nel martirolo-
gio romano hanno biografìe, comel'lian-
no 4 cardinali che portarono il cogno-
me di Luxembourg , il Papa Adriano
FI, ed i cardinali d' Alsazia de' prin-
cipi di Chimay, Encìiein'oer , Goessen,
Guido e Slusio : Gregorio XVI elevò a
tale dignità l'arcivescovo di Malines. A-
dunquegli uomini d'una fama più distin-
ta sono principalmente Erasmo, Grozio,
Arminio, Coccejus, Huygens, Ballliazar
Becliet, Woel, Wicquefort, Boerhaave,
Swielez, Tu!p,Kampfer, Spinosa, Hem-
slerhuis , 1' istorico Hooff , Codioni , il
principe Maurizio d' Grange, gli ammi-
ragli Trompe e Ruyter; Bareni e Fleem-
skeik, che primi videro lo Spitzberg e
loslrello di Valgaseli; Scliouten e le Mai-
re, a cui si deve la scoperta del capo Horn.
L' architettura rimarca Vati Campen
ch'eresse il palazzo comunale d'Amster-
dam; l'intaglio in rame e pei sigilli vi fu
floridissimo nel secolo XVII ; la pittura
vi possedette principalmenle Luca ili
Leyden, Bembrandt, Van-Dyck , Ru-
bens, ma nato in Colonia, Gerardo Dow,
i due Teniers , Filippo de Champa-
gne^ ec, Ad Andrea Vesalio anatomico
ora Brusselles ha eretto una statua in piai
za delle Barricate. Gretry è il musico
di cui possa insuperbirsi la regione, ove
la musica, benché molto coltivata, non
fece però manifesti progressi; ila ultimo
furono istituiti conservatorii reali di mu-
sica e di canto. La stampella e l arte li-
braria sono in uno stato prospero. Que-
sto paese è pur celebre per le >ue scuo-
le fiamminga e olandese , e può andai
fastoso de' suoi musei di quadri ad Ani
slerdam, Anvei russelles, ce : Ir
i4o PAE
esposizioni pubbliche di quadri si fanno
o"iii anno alternativamente in diverse
città; in alcuni luoghi sono superbi ga-
binetti di storia naturale, celebri biblio-
teche, scuole di belle arti. Il gusto del tea-
tro è meno vivo e meno in generale dif-
fuso in Olanda che in molti altri paesi;
in alcune provincie sono teatri ambu-
lanti; la francese è la sola lingua usata
ne' teatri; quello diBrusselles è il più os-
servabile. Istituzioni benefìchee filantro-
piche sono in ciascuna provincia , città
e villaggio. Vi sono società per il miglior
trattamento de' detenuti, casse delle pen-
sioni per le vedove e gli orfani , società
caritatevoli per diminuire il numero dei
poveri, per prevenire I' indigenza , per
scuole dei poveri, per case di lavoro, per
depositi di mendicità, per colonie agri-
cole, per casse di risparmio , per monti
di pietà; ed altre intente a migliorare i
costumi , 1' industria, il commercio, ec.
Ciascuna provincia è amministrata da un
governatore e si divide in circondari, can-
toni e comuni : i circondari sono gover-
nati da commissari; ciascun comunella
un borgomastro, che fa I' uffizio di po-
destà, ed è assistito da due scabini ; que-
sta riunione prende il nome di consiglio
di reggenza. Il governo de' due regni è
costituzionale; il potere legislativo ed e-
secutivo è esercitalo dal re, la cui per-
sona è inviolabile , e dagli stati generali
divisi in due camere; i ministri sono re-
sponsabili. Da ultimo la legge fondamen-
tale venne rinnovata.
Molti furono i popoli anticamente spar-
si nella superficie di questo stato. I bel-
gi si noverano primi, che alla Gallia Co-
rnata appartenendo, le fertili rive occu-
pavano dello Schelda ; vengono poscia i
baiavi, derivati dai batti e cinti all' in-
torno delle due braccia del Reno , ulti-
mi sono i frisoni che tra le foci del Re-
no e dell'Ems stanziavano. Nel lato poi
orientale, che si appartiene più al suo-
lo alemanno , i sicambri , i menapi , gli
eburoni, gli ardcui , i nervi e gli ubi a-
PAE
vevano la sede più oltre degli attuali con-
fini dilatata. Si conosce un frisone , ca-
po delle genti batave, che tre secoli in-
nanzi 1' era volgare teneva in Leida la
sua dimora. Ma le nozioni più esalte in-
cominciano dal romano conquisto , che
ridusse quella terra in provincia dell'im-
pero, sotto il qual dominio visse sino al
secolo V. Di queste popolazioni, come del-
l'introduzione del cristianesimo, parlo
ai loro articoli succitati e altri relativi.
La Belgica, che in origine formava la par-
te settentrionale delle Gallie^P.), fu con-
quistata da Giulio Cesare 5i anni prima
tli Gesù Cristo. Era allora molto più e-
stesa del giorno d'oggi, e comprendeva
tutto il vasto paese cinto dal Senna e dalli
Marna, che la dividevano dalla Gallia Cel-
tica al sud , la Manica ed il mare del nord
all'ovest, il Reno all'est, ed il YYhaal al
nord. Nella divisione delle Gallie fatta da
Augusto, fu divisa in 3 provincie: i .° Bel-
gica, che comprendeva i paesi de'treve-
rini, dei nervi, degli atrebati, dei mori-
ni , dei menapi occidentali , dei medio-
matrici, dei remesi, degli ambianesi, dei
bello vachi, dei suessioni, ec, cioè a dire
la maggior parte del Luxembourg, del-
l'IIainaut, della Fiandra e del nord del-
la Francia. 2.° Prima Germanica, for-
mata dai paesi de' tribochi , dei nerneti,
dei vangioni e dai caracati , ove si tro-
vavano Strasburgo, Spira, Worms e Ma-
gonza. 3.° Seconda Germanica, che rin-
chiudeva i menapi orientali, gli eburo-
ni, gli aluatichi,cioè a direi paesi di Ju-
liers, Liegi, Namur, Anversa, Brabante,
Limburgo, Colonia, ec. A questi popoli
furono riuniti i batavi, i caninefati, ed i
frisoni che abitavano I' Olanda attuale.
Al principio del IV secolo la porzione
che avea conservato il nome di Belgica,
lù ancora divisa in prima all' est e se-
conda all' ovest. Tutta la Belgica restò
soggetta ai romani per458 anni, ma riu-
nita poi alla Francia^.), fu incorporala
nel 638 nella vasta porzione di questa con-
trada che prese il nome d'Austrasia con
PAE
Metz per capitale. Compresa nella par-
te che toccò a Lotario 1 figlio di Luigi I
re di Francia , al tempo della divisione
degli stati di questo principe fra i suoi tre
figli, fece parte nell' 855 della Lotarin-
gia o Lorena (f.), che si divise nel 959
in Alta e Bassa: la l." comprendeva il
paese irrigalo dalla Mosella; la Bassa Lo-
taringia, che si estendeva dalla Schelda,
il Beno e la Mosella sino al mare, dopo
essere stata governata dalla sua forma-
zione da vari duchi della casa di Arden-
ne, passò nel 1 1 06 a quella di Lovanio
che la possedette 3oo anni. Il feudale
regime creò ne' Paesi Bassi 4 duca-
ti, 7 contee, un marchesato, e 5 signo-
rie, ond'ebhero origine le 17 provincie
unite di cui parlerò dipoi.
L'Olanda, provincia la più ricca e
popolata de'Paesi Bassi, era un tempo,
come dissi , abitata dai baiavi, dai ca-
ninefati, ed altri popoli germani, il cui
nome si perdette dopo le conquiste dei
franchi. Si crede che la contea dJ01an-
da sia stata eretta nel 92 3, prima sotto
il nome di contea di Frisia; il nome d'O-
landa, paese concavo o terra concava,
esprimente il suolo generalmente con-
cavo e basso sotto il livello del mare ed
il letto de' fiumi, non incominciò ad es-
sere usato che nel ioGr sotto Thierry
V. Guglielmo II, il più illustre de' suoi
conti, dopo la deposizione di Federico 1 1,
Innocenzo IV lo fece eleggere impera-
tore a' 29 settembre 1247 , morto nel
1 256 e sepolto in Middelburgo; ne par-
lai ne' voi. XXIX, p. 149, e XXXV, p.
3o2, 3o3 e 3o[ Qui noteiò che dalla
casa di Luxembourg uscirono gl'impera-
tori Enrico VII, Carlo IV, Wenceslao ,
.Tosse e Sigismondo, de'quali trattai nel
voi. XXIX, p. 1 7 1 e Kg. e in alili ar-
ticoli che li riguardano. Quanto all' O-
l.uiil,!, nel i3oo la sovranità del paese
passò alla casa d'IIainaut, poi nel 1 34 5
a quella di Baviera , mediante il matri-
monio di Margherita d'Hainaut coli' im-
peratore Lodovico V il Bavaro: Giaeo-
P A E 1 i .
mina di Baviera nel 1 436 cedette i suoi
stati a Filippo il Buono <\na\ di Borgo-
gna, che riunì sotto il suo scettro le 17
provincie o altri stati de'Paesi Bassi, es-
sendo successivamente entrate nella ca-
sa di Borgogna per successione, per con-
quista o per acquisto; cioè 1' Artois, la
Fiandra eia signoria di Malinesnel / 38 >;
la provincia di Namur nel 1421 ; il Bra-
bante, il Limburgo ed il marchesato di
Anversa nel i43o; l'Hainaut, l'Olanda,
la Zelanda e la Frisia nel i436 suddet-
to; ed il Luxembourg nel l442 e ' i(')?
Morto nel 1467 il duca Filippo, gli suc-
cesse Carlo il Temerario, ultimo duca di
Borgogna, ucciso nel 1 4-7 7 avanti Nan-
cy. Allora tutti questi paesi passarono al-
la casa d'Austria, pel matrimonio di Ma-
ria di Borgogna figlio ed erede del de-
funto duca, con Massimiliano I figlio del-
l' imperatore Federico III , ed impera-
tore anch' esso nel 1 493, de' quali par-
lai,come dei successivi imperatori, aGaa-
mama. Massimiliano! ebbe da Maria, Fi-
lippo che sposò Giovanna erede della mo-
narchia di Spagna (P •) , da' quali nac-
quero Carlo V e Ferdinando! impera-
tori. A Carlo V oltre la Spagna tocca-
rono gli stati materni de'Paesi Bassi ^ot-
to di lui le provincie d'Utrecht e di O-
ver Yssel, ed il paese di Drenthe vi fu-
rono uniti nel 1527; la signoria di Gro-
ninga e le Ommelandes nel 1 536, ed il
ducato di Gueldria colla contea di Zut-
phen uel 1 543. Con questa unione del-
la contrada , Carlo V nel 1 ;5j.o la sot-
topose sotto lo stesso uniforme governo.
Temperata n'era la forma e guarentiti
i vari privilegi delle diverse provincie,
uè si potevano emanar leggi , decretare
imposizioni, disporre cT impieghi in fa-
vore dello straniero, né ammettersi trup-
pe estere seuza il consenso degli siati, i
quali erano presieduti da un principe
chiamato «ftaÀ-AoWrrcioèguardiaoodel
paese, o capitano generale o luogoteneo<
te di tutta la lia^sa Alemanna.
Filippo 11 re «li Spagna, tiglio ed ere-
\\i l'AE
de di Cai lo V anche perla sovranità dei
Paesi Bassi, cioè dell'Olanda e del Bel-
gio, dopo aver Patio celebrare al padre
in Brusselles quei sontuosissimi funerali
che riportai nel voi. XXXVIIf , p. 33,
diede nel i55q il governo delle Provin-
cie d'Olanda, Zelanda , Frisia ed U-
trechta Guglielmo I il Taciturno dell'il-
lustre casa di Nassau {V-), (dalla quale
era uscito nel 1292 l'imperatore Adol-
fo, di cui parlai ne' voi. Ili, p. 1 27 e 1 28,
e XXIX, p. i5i) e principe d' Orange
(/"'.), antico feudo del regno d'Arles nel-
le Gallio , che dalla famiglia di Chalons
avea per donazione conseguilo. Tutte le
altre provincie poi erano rette in nome
del sovrano da Margherita d'Austria du-
chessa di Parma e sorella naturale di Fi-
lippo II. Volle questi estendere a' Paesi
Bassi quell'assoluta autorità, con che do-
minava le Spagne, ed incominciò ad
abrogar leggi , ad imporre tasse arbitra-
rie, a nominar nuovi vescovi, ed a fare
altre non meno pericolose innovazioni.
Vane furono le rimostranze, e sebbene
rispettosamente avanzate, si ebbero in
conto di ribellione. Inviati il conledi Berg
e il signore di Montmorency-Monligny
a pie del trono, chiesero l'allontanamen-
to del primo ministro e consigliere della
governatrice, cardinale ili Gra>tt'ela,e la
corte mandò in sua vece 1' impetuoso e
sanguinario Ferdinando Alvarez di To-
ledo spaglinolo e duca d'Alba, anche per
^stabilirvi 1' inquisizione. Nel 1 566 pre-
ceduto da numerose truppe spaglinole ed
italiane, il duca si annunziò coi patiboli e
colle scuri. Dieciotto gentiluomini, in uu
ai conti di Egmont e di Morii, furono qua-
si subito nella piazza di Brusselles deca-
pitale fu questa la prima scintilla del più
terribile incendio. Il principe Guglielmo I
d' Orange , benché condannato a mor-
te, percorse la Germania onde allestire
un'armata, perchè la maggior parte dei
fiamminghi essendo passata sotto le sue
insegne, era divenuto capo d' una con-
federazione contro la Spagna , e perciò
PAE
dichiarato co' suoi partigiani reo di le-
sa maestà, indi disfatto nelle pianure di
Gemmingen. Radunato poderoso eserci-
to, spedì Guglielmo I il suo fratello Lui-
gi in Frisia, che subito venne sconfìtto.
Non per questo il principe si atterrì, ma
si pose ad organizzare nuova armata di
alemanui e francesi avventurieri, né po-
tendo penetrare ne' Paesi Bassi , si pose
a rafforzare gli eretici ugonotti idi Fran-
cia. In questo tempo , lungi la corte di
Spagna dal condurre i popoli a termini
di pacificazione, raddoppiò invece le ava»
nie e colla grave imposizione del deci-
mo sulla vendita de' beni mobili, del vi-
gesimo sugi' immobili e del centesimo
de' fondi , portò 1' indignazione al col-
mo, specialmente ne' fiamminghi. Entrò
infine Guglielmo nel IJ70 nel Braban-
le e si ritirò in Zelanda e nell' Olanda.
Fece da prima una guerra piratica, nia
poscia gli stati di quelle due provincie
radunati a Dordrecht lo proclamarono
stalolder, e nulla vollero aver più di co-
mune col gabinetto spaglinolo. La per-
dila delle due provincie produsse il ri-
chiamo del duca dJ Alba, che gloriavasi
d'aver fatto troncare 18,000 teste du-
rante la sua amministrazione. Nel 1 ~>- >
gli successe d. Luigi Requesens gran com-
mendatore di Castiglia, sotto il quale con-
tinuò la guerra col maggior accanimen-
to , e sebbene nel 1 5-.\ V armata d'O-
range fosse nuovamente battuta , e pe-
rissero sul campo i fratelli stessi di Gu-
glielmo I, pure uno straordinario corag-
gio accompagnò sempre le imprese degli
olandesi; e dopo il memorando assedio
di Leida, le provincie fiamminghe, sen-
za consultare né il re di Spagna , né il
suo governatore, vennero ad un tratta-
to di pacificazione colle altre, decretaro-
no I' amnistia, resero i prigionieri , de-
molirono le fortezze, ed ordinarono la di-
struzione della statua dell' odiato duca
d'Alba, innalzala nella cittadella d'An-
versa.
Dopo la morie del gran commenda-
PAE
loie, sperò Filippo li die valesse a ri-
condurre la pace il suo fratello natura-
le d. Giovanni d'Austria, celebre per la
vittoria navale di Lepanto e per V am-
bilo regno di Tunisi , nominandolo go-
vernatore generale. Ma in vece il Bi aban-
te riconobbe suo governatore Guglielmo
l,e la gelosia eccitata ne' magnati di quel
paese edella Fiandra per tale avvenimen-
to, preservò per allora io provincie dal-
la totale emancipazione. Fu chiamato da
esse l'arciduca Mattia d' Austria ad es-
sere governatore generale, ed il principe
d' Orange fu dichiarato dagli stati suo
luogotenente. Il disordine e 1' anarchia
s'impadronì de' partiti, in mezzo a' qua-
li cessò di vivere d. Giovanni, che fu rim-
piazzalo dall'altro non men celebre guer-
riero Alessandro Farnese duca di Par-
ma ePiacenza, figlio di Margheritad'Au-
striagovernatrice delle Fiandre dal i 559
al i 508. Non fu però dato al medesimo
d impedire la famosa unione d'Utrecht,
ove a' 23 geunaio i5~9 fu proclamata
solennemente l'indipendenza e confede-
razione, delle selle provincie unile d' Gh-
ianda, Gueldria, Zelanda, Utrecht, Gro-
ninga, Fiisia, ed Over Yssel , e la loro
erezione in repubblica d' Olanda , del-
la quale Guglielmo I fu dichiarato capi-
tano, ammiraglio generale e statolder. Le
altre dieci provincie frattanto vacillava-
no neh' incertezza. La frizione dell' arci-
duca Mattia s'indebolì tanto nella Fian-
dra e nel Brabaute, che fu egli dagli stati
generali rinviato con pensione. A'aG lu-
glio i58l gli stati uniti de' Paesi Bassi
dichiararono Filippo II decaduto dal re-
gno,esi sciolseciascuno colla propria au-
torità dal giuramento a lui per lo innan-
zi prestato. Ma il desiderio di essere pio-
tetti da un principe straniero, rivolse il
pensiero de'lìamininghi a Francesco du-
ca d' Angiò, fratello di Enrico 111 re di
Francia, che riconosciuto duca del Bra-
baute e conte di Fiandra , coli' aspirare
al dominio assoluto perdette ben presto
ogni ascendente, e dopo essergli fallito il
PAE i43
colpo d impadronirsi per sorpresa della
fortezza di Bruges e d'Anversa., colla fu-
ga nascose in Francia il proprio dispet-
to. Rimasero allora da un lato lo stalol-
der Guglielmo I, dal re di Spagna pro-
scritto colla taglia di scudi 1 5, 000 alla
sua testa, e dall'altra il Farnese che mi-
rava a ricuperare la totalità de'dominii.
1 Paesi Bassi divennero il teatro più il-
lustre delle guerre in Europa , e vi ac-
corsero i prodi a dar saggio di loro bra-
vura; il cardinal Bentivoglio colla sua
penna meravigliosamente le descrisse :
Storia delle guerre di Fiandra, di cui sì
hanno molle edizioni. La scrisse pure il
celebre gesuita Famiano Strada in pur-
gatissimo latino : De Belgico deca^ pri-
ma ab excessa Caroli V usque ad cu-
mini 1578, Romae 1640. Decas secati-
da ab anno 1 5y8 ad annum 1 Igo, Ro-
mae 1647, ed è la migliore edizione: al-
cuni dissero l'autore parziale degli spa-
gnuoli. Questa storia fu volgarizzata da
Carlo Papini che tradusse il 1 . tomo,
e da Paolo Segneri che tradusse il 1°, e
fu stampata in Roma nel 1 638. Ange-
lo Gallucci fece una continuazione allo
Strada, ma assai inferiore: De Btllo Bel-
gico ab anno 1 5 $3 ad annuiti 1609, Ro-
mae 1673. Anche questa venne volm-
rizzata da Jacopo Cellesi e stampata in
Roma nel 1 67 3. Dopo varie trame fe-
licemente sventale contro la vita di Gu-
glielmo I, cadde egli al fine nel 1 58 \ in
Delft, colpito dal pugnale di Baldassaie
Gerard nativo della Franca Contea 0 Al-
ta Borgogna, sotto gli occhi di Luisa di
Coligny sua sposa, che avea già perdu-
to in egual modo nella strage di s. Bar-
tolomeo l'ammiraglio suo padreugonot«
to, ed il primo consorte Teligni. Mauri-
zio figlio dell' ucciso fu proclamato nuo-
vo statolder e bastò a proseguire la lotta,
e 11 ( sciando col Farnese in valore. Li re*
pubblica olandese invocò il soccorsodel"
l'Inghilterra, e la regi ni Elisabetta le in-
viò il conte di Leicester con ^000 solda-
ti. L'Olanda pervenne ad un allo grado
144 PAE
di prosperità, e soprattutto divenne pos-
sente per la sua formidabile marina che
dominava tutti i mari, onde il suo com-
mercio divenne floridissimo: questa ma-
rina contribuì alla distruzione di quella
famosa flotta spedita da Filippo II con-
tro l'Inghilterra.
Una guerra sì lunga e piena di vicen-
de, non fu capace di rendere alla Spa-
gna le perdute provincie, uè di torgli le
rimanenti. La repubblica d'Olanda edel-
Ie sette provincie unite fu consolidata,!
Paesi Bassi rimasero sotto 1' antico do-
minio, e si distinsero col nome di Fian-
dra {V.). Gli olandesi incominciarono
nell'Asia i conquisti coli' impossessarsi
delle Molucche e col formare degli stabi-
limenti nelle coste di Giava. La compa-
gnia delle Indie orientali (F-) triplicò
in poco tempo i suoi capitali. Con solen-
ne ambasciata il monarca di Siam si ono-
rò di ricercare l'amicizia di questo nuo-
vo stato nel 1608; nel seguente anno
gli olandesi in Aia conchiusero un trat-
talo di commercio cogli ambasciatori del
Giappone {f/-)ì mentre l'imperatore di
Marocco aspirò alla loro alleanza. La
guerra intanto proteggeva dalla viola-
zione i loro limiti, il commercio dilata-
va la sua influenza, la temperanza e l'o-
perosità abbelliva l' interno del paese.
Ancor qui pervennero funesti germi di
divisione fra'prolestanti, per le religiose
questioni: Gomar ed Arminio spinsero
sino al furore le dommatiche dispute in
Leida e diedero origine a due nuove set-
te, e per colmo di sventura si pose alla
testa degomaristi o contro rimostranti
lo stalolder Maurizio, mentre gli armi-
ninni o rimostranti godevano il favore
del gran pensionano d' Olanda Barne-
velt, magistrato e capo del partito re-
pubblicano, il quale voleva che il pote-
re fosse diviso ed amovibile, e che la par-
te legislativa fosse maggiore di quella
dello stalolder. Il principe si valeva dei
primi per ampliare la propria autorità
ed agevolarsi la via alla monarchia, ed
PAE
il civico magistrato coll'aiuto de'secondi
si adoperava per frenarla ; quindi disor-
dini, sedizioni e stragi. Un'assemblea di
calvinisti accorsi da tutte le sedicenti chie-
se riformate d'Europa, tranne le france-
si, che per divieto regio non potevano a-
vervi parte, convenne in Dordrecht, e
condannò gli arminiani. Nell'età di 72
anni, dopo averne consumato 4<> in ser-
vizio della patria coi politici negoziati,
Barnevelt perì all'Aia sul palco. 11 famo-
so Grazio fu condannato a perpetua pri-
gione, donde seppe trarlo il coniugale
eroismo. Un figlio del pensionano cospi-
rò contro Maurizio, ed ebbe tempo di
fuggire, mentre si carceravano e decapi-
tavano i congiurati; il minor germano
però subì 1' estremo supplizio, per non
aver rivelato la colpa fraterna: scene sì
desolanti sparsero uell'Olanda la coster-
nazione e il terrore. IndilTerente al par-
teggiare, prosperava sull'oceano la com-
pagnia dell'Indie, e costruivano gli olan-
desi nel 16 18 la famosa Batavia, in on-
ta de're indigeni esoltogli occhi dell'In-
ghilterra; inoltre discacciarono i porto-
ghesi-spagnuoli , e li rimpiazzarono negli
stabilimenti indiani : veleggiavano pure
nell'America meridionale, organizzando
la nuova compagnia d'occidente, che tolse
al Portogallo il Brasile dai 162 3 al i63G,
e versò in Amsterdam i tesori del nuovo
mondo presi alla Spagna ne' combatti-
menti marittimi, la quale Ini dal g aprile
iGoqavea riconosciuto l'indipendenza
della repubblica. In pochi anni si contaro-
no 545 navi spagnuole predate; ed il va-
loroso ammiraglio Pietro Hein in una so-
la spedizione s impadronì de'galeoni spa-
gnuoli reduci d'Avana con carico di 4
milioni di scudi. Finalmente dopo 80 an-
ni di contrasti, tranne 12 di tregua, so-
stenuti con egual gloria ne' Paesi Bassi,
nell'Indie orientali e nelle Americhe, sot-
to i torbidi governi di Enrico Federico,
successo al fratello Maurizio nel 1625,
e di suo figlio Guglielmo 11, divenuto alla
sua morte nel 1 (347 statolder, avvenue
PAE
la famosa pace di West&lia nel i(3q8pel
congresso di Mùnster, mediante la qua-
le fu riconosciuta solennemente l'indipen-
denza della repubblica d'Olanda, e di
prendere rango fra le potenze d'Europa.
Guglielmo II morì nel i 65o lasciando
incinta Enrichetta Maria Stuard figlia
di Giacomo II re d'Inghilterra, il cui na-
to ebbe il nome di Guglielmo III. La
repubblica nel i652 giunse a muover
guerra all'Inghilterra sua antica alleala,
l'eguagliò nel numero de' vascelli che a-
\ea armato, ed oppose all'ammiraglio
Black l'olandese ammiraglio Tromp,che
solo morendo in battaglia cede al primo
il trionfo della vittoria. Intanto gli olan-
desi s'impadronirono del capo africano
di Buona Speranza, togliendolo ai por-
toghesi. Sorse allora il gran pensionarlo
d'Olanda de Wilt,che a vendicar la mor-
te del suo antecessore Barnevelt, fece sop-
primere nel 1667 lo statolderato e abo-
lirne Io ristabilimento , onde impedire
l'Incremento della possanza della casa
d'Orange, dopoavere conchiuso nel 1 6" 4
la pace col protettore Cromwell : un ar-
ticolo di essa stabilì, che la dinastia degli
Stuardi non avrebbe trovato sostegno nel-
le provincie unite, e che eletto nou a vreb-
beastatoldero ammiraglio generale nes-
sun principe della casa d'Orange. Tut-
tavolta allorché gli olandesi si trovaro-
no stretti d'ogni parte, dopo aver nomi-
nato Guglielmo III capita no e ammiraglio
generale, credettero trovare salvezza nel
ristabilimento d' una dignità dittatoria,
ali. dandogli lo statolderato a'25 febbraio
)(>-?., malgrado le lagnanze e proteste
del coraggioso Witt, che ne restò col
fratello Cornelio vittima, trucidato dal
cieco furore popolale. Richiesta l'Olan-
da di aiuto dalla Danimarca, mentre Car-
lo X redi Svezia assediava Copenaghen,
gli spedì l'ammiraglio Oldam. Ebbe suc-
cessi anche più fu lunati nel umiliarsi
di nuovo coli' Inghilterra sotto Carlo 11,
ina in parte nel 1 672 fu conquistata dal-
la Frauda. Per la quadruplice alleanza
TOL. L.
PAE i45
stabilita all'Aia, Luigi XIV fu costretto
rinunziare il già eseguito conquisto del-
le Fiandre, ed a far la pace colla Spa-
gna, i di cui interessi contro la Francia
si rivolse la repubblica a sostenere per
tutto il secolo XVII. Guglielmo III fo-
mentò in Inghilterra {V '.) la ribellione
contro il suocero Giacomo II cattolico,
e ne divenne re al declinar del 1688, e
lo riconobbe lo stesso Luigi XIV per la
pace di Riswicknel 169-, conservando
la dignità di statolder, ma si disse ch'e-
ra statolder in Inghilterra e re in Olan-
da ; morì nel 1 702. L'Olanda si mantea-
nesempre nel suoanticolimitedelle sette
provincie, ed i paesi che conquistò sulla
Spagna si ridussero a poche terre nelle
provincie di Brabante, di Fiandra, di
Limburgo e della Gueldria meridionale,
con Maestricht spettante al vescovato di
Liegi: si chiamarono questi Paesi della
generalità, perchè amministrati in co-
mune dagli stati olandesi, senza che mai
partecipassero a' loro privilegi. I conqui-
sti della Francia nella Fiandra, nell'Ari-
nonia o Hainaut, nel Luxembourge nel-
l' Arteria si dissero Paesi Bassi francesi,
ed il rimanente delle 1- provincie con-
servato dalla Spagna fino al 1 7 1 4 riten-
ne il nome di Paesi Bassi spagnuoli, che
dopo la cessione allora fattane all'impe-
ratore Carlo VI fu in quello di Paes.i
Bassi austriaci convertito, conseguenza
della guerra della successione alla mo-
narchia di Spagna, avvenuta per la mor
te di Carlo li nel 1 700.
Col declinar del secolo XVII la p 1
tenza olandese diminuì : fu sul punto di
perdere Amsterdam assediata dai fran-
cesi, onde nel 1702 ottenne Luigi XIV
la cessione delle Fiandre, all'Austria ri-
tolte; ma nel i~o6 la battaglia di K a-
milliers fece cangiare aspetto alle cose, e
la pace d Utrecht nel 1713 ne rese al-
l'Austria il possesso, cioè del Belg 0 0
Paesi Bassi austriaci. Restò all'Austria
fino al i"4'> epoca in cui i francesi n^
fecero la conquista : in oppresso le armi
10
i4G PAE
anglo- olandesi Io riportarono sotto l'ob-
bedienza austriaca. Memorabile è il la-
conico discorso tatto dal cardinal d' Al-
sazia arcivescovo di Malines e discenden-
te dai conti di Fiandra, al re Luigi XV
nel 1 746, allorché presa Brusselles dopo
assedio si recò alla cattedrale. Sulla por-
ta il cardinale lo accolse, indirizzando-
gli queste parole. » Sire, il Dio delle
armate è anche il padre delle misericor-
die; mentre V. M. gli rende grazie per
le ottenute vittorie, noi gli domandiamo
di farle terminare felicemente con una
pace pronta e durevole. Il sangue di G.
C. è il èolo che scorra sugli altari nostri,
qualunque cosa ne intimorisce; un prin-
cipe della chiesa può senza dubbio con-
fessare questo timore dinanzi ad un re
cristianissimo. Conquesti sentimenti noi
andiamo ad intuonare il Te Deum, cui
V. M. ci ordina di cantare". Nel «747
lo slalolderato, che dalla morte di Gu-
glielmo III era stato sospeso o soppresso,
fu ristabilito e dichiarato ereditario nel-
la casa d'Orahge, e statolder fu Gugliel-
mo IV, che nel 17^1 ebbe a successole
Guglielmo V, il quale, qui noterò, per
le vicende che vado ad accennare, nel
1785 fu destituito, indi nel 1787 reinte-
grato, abdicò poscia nel i/<)5 e morì
nel 1806. Di nuovo la repubblica d'O-
landa si misurò colla Francia nel 17^6,
e nel 1780 con l'Inghilterra; ma germi
di corruzione aveano già pullulato in
quel suolo, e la divisione fra gli orangi-
sti ed i repubblicani diede l'ultimo col-
po fa tale. Una nuova rivoluzione nel 1 789
distaccò il Belgio o Paesi Bassi austriaci
dall'Austria, quindi dopo la morte di Giu-
seppe li, mediante l'influenza dell'Olan-
da, Inghilterra e Prussia, ritornò sotto il
dominio imperiale. Ma quanto riguarda
l'insurrezione de' Paesi Bassi austriaci e
loro successive vicende, fino all'erezione
del regno del Belgio, a quest' articolo
ed a quelli analoghi ne trattai , come
Germania, Franchemberg cardinale, Ma-
iines. Si può vedere anche il Bercastel,
PAE
Storia del crisi, voi. 35, sulle riforme ec-
clesiastiche che Giuseppe II voleva in-
trodurre ne'Paesi Bassi; il Tavanli,i<Vz-
sli di Pio VI, t. 2 ; il Beccalini , Storia
di Pio VI, t. 2 ; ed il Jauffret, Memoi-
res t. 2. Per le accennate scissure l'O-
landa fu nel 1787 invasa da 25,ooo prus-
siani sotto gli ordini del duca di Brun-
swick, che non v'incontrarono la meno-
ma resistenza; ma nel 1788 dipendeva
quasi in tutto dall'Inghilterra. Sopravve-
nuta quindi la rivoluzione francese, nel
1794 le Fiandre ne secondarono il mo-
vimento. Gli eserciti repubblicani fran-
cesi ne occuparono il territorio nell'an-
no stesso, e nel seguente ottennero dal-
l'Olanda la cessione de' paesi della gene-
ralità, tranne il Brabante. 11 trattato di
Campo Formio del 1797 e le delibera-
zioni del congresso di Bastadt, confer-
male colla pace di Luneville, operaro-
no la cessione non solo di queste con-
trade, ma eziandio dello stato del vesco-
vato di Liegi. L'Olanda dominata da un
malcontento generale, non solo fra'calto-
lici, che a buon diritto sospiravano la lo-
ro liberazione, ma eziandio fra' membri
della chiesa riformata dominante , nel
1795 stesso conquistata dal generale Pi-
chegru si eresse in repubblica Batava,
che organizzò un direttorio a somiglian-
za di quello di Francia cui erasi alleata,
con Sckimmelpennik gran pensionano,
rifugiandosi lo statolder Guglielmo V
in Inghilterra. I belgi che aveano comu-
ne l'origine coi francesi, non furono alie-
ni dalla dipendenza della Francia. Dopo
alcuni cangiamenti avvenuti nel i8o5,
l'imperatore Napoleone trasformò 1' O-
landa in regno e ne investì nel 5 giugno
1806 il principe Luigi Bonaparte suo
fratello, il quale favorì il cattolicismo e
si rese benemerito delia nazione, che gli
si mostrò nel rovescio riconoscente. La
moderata sua condotta nel regime spiac-
que al fratello, che dapprima nel 1809
a' 1 o dicembre decretò trasferita la coro-
na nel suo primogenito benché fanciul-
P A E
Io, e Gufi poi col riunire nel ») luglio 1810
all'impero francese tutta l'Olanda, di cui
formò i dipartimenti del Zuidcizce e
delle Bocche della Mosa, accordando al
principino i ducali di Berg eCleves, poi
attribuiti alla Prussia: Luigi mori con-
te di s. Leu in Firenze. Nel 182.3 a Pa-
rigi si pubblicò , La cour de Ilollandc
sousle regie de Louis Bonapar le (il cui fi-
glio principe Luigi a' 1 o dicembre 1848 Tu
eletto presidente della repubblica fran-
cese). Ma i rovesci che provò l' impero
francese nel 18 1 3, dopo inauditi trionfi,
ai quali il Belgio avea preso parte come
membro della gran nazione, ne divise-
ro nuovamente questa contrada, al pari
dell Olanda, i cui costumi erano incom-
patibili con quelli de francesi, e che vide
giungere con gioia l'epoca della sua in-
dipendenza, la quale acquistò anche l'O-
landa dopo le insurrezioni d'Aia e d'Am-
sterdam. Questi due paesi divisi nel 1 5^0),
furono ancora riuniti per la convenzio-
nedi Londra del 20 giugno 18 14, per for-
mare uno stato particolare, i cui limiti
furono fìssati pel trattatodi Vienna del 9
giugno 18 i5, e prese il nome di regno
ile Paesi Bassi, che venne dato a' 16 del
precedente marzo al la casa d'Orange-Nas-
sau, nella persona di Guglielmo I figlio
dell' ultimo statolder di Olanda e suoi
discendenti, dichiarato a' io maggio gran
duca del Luxembourg. I belgi però non
senza ripugnanza si videro obbligati a
far parte del nuovo reame olandese. La
legge fondaiiicntale dello stato in Olan-
da stabilì che il principe sovrano doves-
se professare la religione cristiana rifor-
mata, e sebbene l'articolo 1 34 dichiaras-
se che sarchi).' accordata un'eguale prò-
tezione a tutti i culti, l'articolo r36 con-
teneva una eccezione positiva, ordinando
• he il pubblico erario continuerebbe a
pagare alla chioa riformata le provvisio-
ni, pensioni, ed i soccorsi alle vedove, gj
fanciulli, alle scuole ed accademie ch'e-
rano per lo innanzi pagate; mentre che
per gli altri culti, ed in conseguenza pei
PAL i47
cattolici in primo luogo, giacché essi e-
ranoi più numerosi, l'articolo limitavasi
a dire, che sulla domanda che ne fareb-
bero, il principe sovrano di concerto co-
gli stati generali poteva provvedervi in
una maniera equa. Per l'unione col Bel-
gio, accresciuto di milioni il numero dei
cattolici, la legge fondamentale del 1 <S 1 ~>
stabilì le condizioni per ottenere gl'im-
pieghi e gli uffizi pubblici ; ma non si
eseguirono fedelmente siffatte disposizio-
ni, ed in Olanda nemmeno dopo il 1 83o.
Nel 18 i5 dopo il ritorno di Napoleo-
ne dall'isola dell'Elba, la guerra ricomin-
ciò fra i francesi e gli alleati, e fu anco-
ra nella Belgica che si rinnovarono le
ostilità: la battaglia di Waterloo perdu-
ta dai primi il 18 giugno, a qualche le-
ga da Brusselles, loro tolse Quievrain,
Philippeville e Mariemburg, che furono
dati ai Paesi Bassi, pel trattato di Pari-
gi de' 20 novembre. Quanto al famoso
Waterloo, questo villaggio non è propria-
mente il luogo della strepitosa battaglia,
ove si combattè col più feroce accani-
mento, ma il luogo del quartiere gene-
rale del duca di Wellington. Le sole ar-
mate alleate vi perderono j8,ooo uo-
mini fra uccisi e feriti. S'impiegarono 1 5
giorni a bruciarne i cadaveri: la sua pol-
vere inondata di sangue ne forma il suolo,
ch'è sparso di monumenti sepolcrali. Tale
suolo colleceneri de'cadaveri di tanti pro-
di guerrieri divenne più fecondo. Sopra
una montagna costruita dai belgi e alta
più di 200 passi, i medesimi vi colloca-
rono il loro leone, per onorare il luogo
ove fu ferito il principe d'Orante. L'al-
bero sotto il quale Stette Wellington, du-
rante l'azione, fu dagl'inglesi trasforma*
to in tabacchiere. La sua tenacità e resi-
stenza, ed i suoi sforzi sovraumani ripa-
rarono il fallo della presa posizione. L'in-
tervento di Blucher co' suoi 100,000
prussiani decise poi della vittoria, e non
fu dato ai generali d' impedire la fre-
nesia de' massacri. Napoleone mirò stu-
pefatto apparir Blucher in vece dei
j48 pae
4o,ooo nomini di Grouchy, e a fronte
tli tutta l'immensa scienza militare che
egli vi pose, tutto fu perduto. Vero è pe-
lò, che l'ormata degli alleali della 7."
coalizione, era superiore alla sua di qua-
si due terzi. Il re Guglielmo I nel 1816
istituì l'ordine equestre di Guglielmo I
(V.). Del concordato da questo re con-
chiuso con Leone XII, parlai a Belgio,
e lo riporterò poi dicendo delle notizie
ecclesiastiche, avendolo riprodotto il cav.
Artaud nella Storia dì Leone XI I, t. 3,p.
1 1 9 e seg., in un all'allocuzione pronun-
ziata dal Papa in concistoro li 17 set-
tembre 1827 e le lettere apostoliche dei
17 agosto, le quali confermano e spie-
gano detta convenzione ch'era stata sot-
toscritta il 18 giugno. Ne furono pleni-
potenziari il cardinal Cappellai-i poi Gre-
gorio XVI, e l'ambasciatorecontedi Cel-
Jes, il quale come ricordai nel voi. XV,
p. 3 1 45 pei' morte di Leone XII si portò
Jformalmenteal conclave, con quellapom-
pa che si legge nel n.° 2 3 del Diario di
Roma 1829, in un al discorso pronun-
ciato al sacro collegio con la risposta del
cardinal Bertazzoli. L'eletto Pio Vili con-
fermò il concordato. Intanto i belgi da
mollo tempo si lagnavano delle soverchie
imposizioni , della preferenza accordata
agli olandesi sì nelle cariche civili, sì nel-
le militari, e del mantenimento di un mi-
nistero poco in armonia collo spirito ge-
nerale delle provincie meridionali, oltre
altre cose gravose e spiacevoli, massime
riguardatili la religione cattolica. Dopo
la conoscenza degli avvenimenti accaduti
in Parigi nel mese di luglio i83o, i bel-
gi si prepararono ad una ribellione che
scoppiò a Brusselles nella notte del i5
al 26 agosto seguente, e che la forzaar-
mata non potè reprimere. Ebbe origine
l'amimilinamentodel popolo, che nutri-
va opinioni liberali, dopo la rappresen-
tazione del dramma Massaniello. La par-
te cattolica non potendo più pensare al-
l'Austria, poiché l'imperatore Fraocesco
I avea dichiarato che il Belgio dovea ap-
PAE
pnrtenere alla Francia per l'unità di lin-
gua e religione, appoggiò un'aperta ri-
voluzione contro i proleslanti,distruttori
de'diritli della chiesa cattolica. Una com-
missione fu incaricata dagli abitanti di
portare al re che si trovava all'Aia, h
lista degli atti di- cui si chiedeva il mi-
glioramento, esprimendo altresì il voto
dellaseparazione dell'Olanda e della Bel-
gica quanto all' amministrazione. Il re
adunò il 1 3 settembre gli stati generali, le
cui sedute non offersero alcun risultamen-
to, malgrado le circostanze gravi in cui
si trovava lo stato, e fece avanzare dalle
provincie settentrionali gran numero di
truppe verso Brusselles; ma già la solle-
vàzioneerasi estesa, e Liegi e Lovanio an-
cora insorsero. Però il governo adoprò
grandemente per comprimere la mossa
della popolazione; il 23 settembre l'ar-
mata olandese strinse Brusselles, perven-
ne anche a penetrarvi; ma il popolo, col-
l'aiuto de'volontari liegesi, la sforzò, do-
po un combattimento ostinato e sangui-
noso, a ritirarsi il 26. Incoraggiali dalla
sconfìtta della truppa, gli abitanti di qua-
si tutte le citlà e delle campagne non
tardarono a scacciarne gli olandesi, i qua-
li non contarono allora più nella Belgica
che alcune piazze. Un governo provviso-
rio si organizzò ben presto, proclamò l'in-
dipendenza della Belgica e la sua esistenza
come stato proletto dalla Francia e dal-
l'Inghilterra. Interposte a mediatrici le 5
potenze d'Austria, Francia, Inghilterra,
Prussia e Bussia, col mezzo de' loro am-
basciatori residenti a Londra, si ottenne
la separazione del regno de'Paesi Bassi,
cioè dell'Olanda e della Belgica o Bel-
gio, e la loro formazione in due regni
distinti, restando del primo assoluta so-
vrana la casa d' Orange Nassau, nella
persona di Guglielmo 1, ed eleggendosi
a re del secondo il principe Leopoldo I
di Sassonia -Coburgo, che rinunziatoavea
prima al trono di Grecia (di cui parlai
anche nel voi. XXXV, p. 1 1 9, 1 2 1 , 1 29)
e la cui solenne inaugurazione seguì an-
PAE
che in Brusselles a' 21 luglio i83i. Un
trattato di conciliazione esteso in 24 ar-
ticoli, col riparto approssimativo de'Pae-
s\ Bassi in due stati distinti e indipenden-
denti, cioè regno de'Paesi Bassi o Olan-
da^ regno del Belgio, fu fumato in Lon-
dra a' 1 4 ottobre dai rispettivi plenipoten-
ziari delle suddette cinque potenze. Gre-
gorio XVI riconobbe il Belgio costitui-
to in regno nel i832, a' 23 novembre
ricevette il ministro del re Leopoldo I,
cui a' 6 dicembre rispose alla lettera col-
la quale aveagli partecipato l'assunzione
al trono; poscia nel 1 834 spedì a Brus-
selles il rappresentante della s. Sede, cui
poi die la qualifica di nunzio, e nel i838
creò cardinale l'arcivescovo di Malines
Engelberto Sterckx. Lo statuto del re-
gno del Belgio è quello d'una monarchia
rappresentativa. Il re del Belgio Leopol-
do!, benché luterano, non fa ostacoli al
cattolicismo, e fa educare nella religione
cattolica i suoi figli Leopoldo duca del
Brabante, Filippo conte di Fiandra e la
principessa Maria; dipoi fondò l'ordine
equestre di Leopoldo (^.J.Nel voi. XLV,
p. 194, riportai la pompa funebre del
suo ministro morto in Roma. Avendo
Guglielmo 1 re de' Paesi Bassi o d' O-
landa abdicato la corona, gli successe a'7
ottobre 1840 il re Guglielmo II, che re-
gnò con meno rigore verso i cattolici, be-
nignità che nou usò il suo genitore. Tut-
lavolta egli nou pose iu esecuzione il con-
cordato, ma i cattolici d'Olanda ulti-
mamente indirizzarono una supplica al
regnante Pio IX, per ottenere de' ve-
scovati. Per morte di Guglielmo II, av-
venuta a' 17 marzo 1849, 6'' succes-
se il figlio Guglielmo 111. Si legge nel-
V eccellente rivista olandese, il Cattoli-
co, che il governo protestante d'Olanda
nel dicembre 1 8 jo ha manifestato un
profondo rispetto alla libertà religiosa,
col dichiarare che vedrebbe colla mag-
giore soddisfazione il ristabilimento della
gerarchia ecclesiastica ne'Paesi Bassi (co-
ni* Pio IX nel i85o fece in Ingllilter-
PAE ,49
ra) coerentemente al principio ed alla
comunicazione fatta nel 184^. al sinodo
della chiesa riformata neei landese, per
la libera organizzazione delle deferenti
comunioni religiose, principio conferma-
to poi nella revisione delle leggi fonda-
mentali. Vedasi De Gerlache , Histoire
da royaume des Pays Bai, Bruxelles
1889 Galeazzo Gualdo Priorato, Tea-
tro del Belgio o sia descrizione delle dic-
asene provincie del medesimo, con le
piante delle città e fortezze principali, da.
chi al presente possa se, come e in quat
modo , ed in aitai tempo acquistate,
Francfort 1673. De la Barre, Le Hol-
landaìs, ou lettres sur l' Ilollande an-
cienne et moderne, Francfort ijìS.Ba-
tavia sacra, Lugduni Batavorum 1719.
Synodicon Belgicum, Mechliniae 1828.
E. Reidani, Belgarum aliarumque gerì-
tium annales cuoi interpr. P'ossio, Lug-
duni Batav. i633.
Notizie ecclesiastiche dell' Olanda e Pae-
si Bassi, riguardanti la religione cat-
tolica e la pretesa riformata. Scisma
della chiesa d' Utrecht. Concordato
tra Leone XII e Guglielmo Un faso-
re de' cattolici belgi ed olandesi. Dei
collegi olandesi, delle sette arcipreture
della missione d'Olanda, e de quat-
tro vicariati apostolici di Boisle-Duc
con i amministrazione apostolica di
Gravai, Ravestcin e Megen; di Sie-
da, di Litnburgo, di Lussemburgo.
II cristianesimo fino dai primi tempi
della Chiesa fu predicato ne' Paesi Bassi,
dove prima, dovedopo: verso il 111 secolo
ai belgi dai santi vescovi di Colonia e di
Treveri ;ai frisoni lo promulgarono s. Eli*
gio, s.Wilfrido, S.Bonifacio, s.Willibror-
do primo vescovo d'Utrechl ; a Malines s.
Romoaldo; s. Platone a Tournay ; nelle
Fiandre i ss. Aristobolo, Vittorio e Fu-
sciano; s. Lebwino patrono di Deventer
nel paese d'Ower Yuel . 1. PleJiehno in
Gueldria e ducalo di Cle-es, per non di-
i5o PAE
re di altri apostoli delle altre regioni ,
nominati a' loro luoghi. Quindi per le
relazioni colla s. Sede, ben presto furo-
no stabiliti in Roma scuole e ospizi con
spedali e chiese, da alcuni nazionali dei
Paesi Bassi. Della scuola e ospizio dei
frisoni eretta nell'VllI secolo presso la
basilica Vaticana, parlai ne' voi. XII, p.
2 38, e XXIX 3 p. i i3; cioè vicino alla
liliale chiesa de' ss. Michele e Magno,
della quale trattai ne' voi. II, p. 3o5,
XIf,p.242,XXIX,p. ii3,28i, eXLiV,
p. 1 1 7, 1 1 8. Nella fondazione della chie-
sa e spedale nazionale di s. Maria del-
l'Anima, vi ebbero parte i fiamminghi
ed altri, in favore de' popoli della Bassa
Germania, come dissi ne' voi. IV, p. 254,
XXIX, p. io5, 176: in tale chiesa so-
no sepolti Adriano VI, cardinali e perso-
naggi de'Paesi Bassi. Indetto voi. XXIX,
p. in, feci cenno dell' ospizio e chiesa
di s. Giuliano de' fiamminghi o belgi.
Finalmente riportando le notizie dell'ar-
ciconfraternita di s. Maria in Camposan-
to, ne' voi. XXI, p. iG3,eXX!X,p. ni,
notai che venne fondala per gli aleman-
ni, fiamminghi e svizzeri. Molte iscrizio-
ni di defunti sepolti nel camposanto si
leggono nell'Alveri, Roma in ogni stato,
t. 1, p. ii5. La pretesa riforma della Chie-
sa , che dovrebbe piuttosto chiamarsi
abolizione o cambiamento, fu comincia-
ta da Lutero e Calvino in Germania ed
in Francia: ella fu propagata colla spa-
da, ed avea guadagnato terreno colle co-
modità e colla speranza di temporali
vantaggi. I Paesi Bassi che furono lunga
pezza agitati da intestine discordie, e che
mercè della situazione e del commercio
loro, erano in relazione giornaliera coi
mentovati regni , dovevano necessaria-
mente risentire l' inlluenza di cotale av-
venimento. A sostenimento della catto-
lica religione, Filippo 11 supplicò il Pa-
pa Paolo IV di aggiungere ne' Paesi
l'.assi agli antichi vescovati di Utrecht,
Cambray, Tournay, Maeslricht e Arras,
elevando 1 due primi ad arcivescovato,
PAE ,
i seguenti : s. Omer , Namur, Hai lem,
Leuvarden, Groninga , Ypres , Bois-lc-
Duc, Middelburg, Anversa, Gand, Bru-
ges, Ruremonda, e Malines in arcivesco-
vato. Il Papa l'esaudì colla bolla Super
universa,*' 12 maggio l55g, unendo a
Malines la dignità primaziale del Belgio.
Noterò che tutti i nominati vescovati
hanno articoli nel Dizionario; che U-
trecht anticamente era stata sede arci-
vescovile ; che Cambray Gregorio XVI
la ripristinò nel grado arcivescovile, es-
sendo ora nella Fiandra francese, ap-
partenendo alla Francia auche Arras, già
capitale dell' Àrtesia, e s. Omer in cui
Paolo IV vi trasferì la sede della distrut-
ta TherouanneoTerovanne, la qual dio-
cesi comprendendo la Fiandra, n'ebbero
parte anche i vescovati di Boulogne.s. O-
mer e Tournay. Intanto i molteplici cam-
biamenti delle case regnanti ne' Paesi
Bassi aveano indebolito l' alfezione ai
principi temporali;, ed il pregio in cui si
tenevano le immunità e i privilegi, fece
apparire tutti i provvedimenti abbrac-
ciati da Filippo II principalmente, come
infrazione de' diritti veri o immaginari.
L' agitazione da ciò prodotta dilatossi
viemmaggiormente, ed i mezzi severi po-
sti in opera dal governo per infrenare ed
estìnguere il male serpeggiante, accreb-
bero il malcontento. L' irritazione nata
dai gravi provvedimenti presi dal governo
per respingere la nuova dottrina, e le san-
guinose conseguenze di essa, delle (piali
la Germania era a quel tempo il teatro,
nudrita da coloro che non ad altro mira-
vano che alla libertà, li congiunse in co-
mune alleanza ; e coloro che poscia cad-
dero vittima de' propri loro sforzi, s'im-
piegarono come cooperatori, per innal-
zar quelli che in progresso di tempo di-
vennero gli oppressori e persecutori lo-
ro. Parecchi cattolici si lasciarono sedur-
re, lusingati che si combatterebbe pei la
libertà, e che l'esercizio della religione
cattolica romana sarebbe mantenuto sen
za ostacolo alcuno, oltraggio o ingiuria.
PAE
Ribellatisi gli olandesi ed altri popoli
de' Paesi Bassi a Filippo II, s. Pio V be-
nedì medaglie con indulgenze per coloro
che combattevano i Mendichi o Gelisi
{V) , eretici calvinisti de' Paesi Cassi,
onde ebbero origine le Medaglie bene-
dette {V.). Nello stesso tempo il Papa in
premio al duca d'Alba della vittoria ri-
portata contro di essi, gli mandò in do-
no il Cappello e lo Stocco benedetto.
Alla ribellione delle provincie unite,
nel i 572 successe in molte la rinunzia
alla fede cattolica ereditata dai padri lo-
ro, e fra le tante vittime che immolaro-
no, la Chiesa celebra i Martiri di Gor-
rum in Olanda (P '.). Vani riuscirono gli
sforzi di Filippo II e le sollecitudini del
clero, pel mantenimento della vera re-
ligione : la fazione calvinista invase que-
ste regioni con quella rapidità, con cui
scende un torrente dal monte, commet-
tendo inaudite crudeltà. Parecchi ma-
gistrati, rammentandosi del loro giura-
mentOj non vollero accudire agli sforzi
diretti contro il governo che reggeva an-
cora, e soprattutto non vollero per nul-
la assentire a' cambiamenti che cerca-
ronsi introdurre nella religione; e molli
governi dal 1572 al 1 5^7 protestarono
sul mantenimento libero dell' esercizio
della cattolica religione. Intanto nulla fu
risparmiato per aumentare il partito, ed
attrarre a sé molti con belle promesse :
lultavolla vi fu sempre aggiunta 1' assi-
curazione, che la religione de' loro pa-
dri rimarrebbe intatta e non si farebbe
violenza alle coscienze. Con queste es-
presse condizioni gli slati d'Olanda nel
i "ini invitarono all'unione Amsterdam.
Egual contegno e tentativi si adoperò
presso i governi delle altre città, e se que-
ste cedettero, fu sempre sotto la solenne
condizione, che la religione cattolica ri-
marrebbe libera e intatta, compresi i re-
ligiosi de' due sc^si. L'arcivescovo d' U-
trecht ed i vescovi d'Harlem , Gronin-
ga,Middclburgo, Leuvarden e Deventer
costituivano l'episcopato d'Olanda. Ce-
PAE i5i
lebrarono essi un sinodo provinciale, for-
nirono di salutari avvisi il clero ed il po-
polo ; ma si armò di difesa la rocca quan-
do vi era entrato il nemico. Tali prov-
vedimenti non valsero a trattenere il tor-
rente de' mali, che inondava tanti cam-
pi della chiesa d'occidente. 1 protestanti
presero la somma delle cose, persegui-
tarono il clero, invasero i monasteri e le
proprietà monastiche, oppressero in piìi
modi i fedeli cattolici. Il clero secolare
e regolare fu cacciato dalle provincie u-
nite all'Olanda; la sede arcivescovile di
Utrecht e le suffraganee furono empia-
mente distrutte, ed i cattolici miseramen-
te dispersi e esiliati: tuttociòad onta del-
le precedenti convenzioni e trattati, ri-
conosciuti e confermati a' 2 3 gennaio
1579 ne^' unione d'Utrecht coll'artico-
lo i3, giusta il convenuto nella pace di
Gand. Appena fu dichiarato Filippo li
decaduto dal regno, quelli che aveano
sempre protestato di non aver giammai
imbrandito le armi a causa della religio-
ne, pubblicarono severissimi editti, ol-
traggiosi alla religione de' loro padri ed
a coloro che la professavano; allora fu
posto in obblio lo zelo dimostrato per lo
innanzi contro gli editti che proibivano
la predicazione di nuova dottrina. Gu-
glielmo I proibì nelle chiese adunanze
per praticare gli esercizi di religione, che
chiamò esercizi papali^ i pellegrinaggi ,
gli assembramenti e le radunanze reli-
giose, dopo laute promesse di libertà re-
ligiosa. I cattolici furono calunniati d'in-
telligenze coi nemici, e la religione qua-
lificata con parole ingiuriose di supersti-
ziosa, di papismo idolatra, di brutalità
de'papalini. Nel 1 j8o, morto l'arci vesco-
vo e ridotti a pochi i sacri ministri, co-
minciò a piangere più amaramente sol-
le sue rovine la chiesa d'Olanda , men-
tre la massa della popolazione belgica
seguì la religione cattolica de* padri suoi.
Accorse a porre un riparo all' urgenza
de' mali Gregorio XIII. poiché di mi-
gliaia di sacerdoti ch'erano in Olanda,
i5* PAE
la riforma era stata cos'i intollerante che
se ne trovarono appena i5} onde si era
costretti a chiamare gli stranieri ; ad ec-
cezione d'Utrecht, Harlem, Deift e Am-
sterdam, non se ne trovava uno negli al-
tri luoghi. Era stalo nell'anno stesso del-
la fataleapostasia ordinato sacerdote Sas-
boldo Vosmeero, che oppose un petto
sacerdotale in difesa de' fedeli, dagli as-
salti degli acattolici, e non risparmiò in-
comodi, travagli e pericoli in soccorso
della desolata chiesa olandese; onde il suo
zelo contro gli empi indusse il Papa nel
i583 a crearlo vicario apostolico di tut-
ta la missione d'Olanda, per essere mor-
to l'ultimo arcivescovo d'Utrecht, per
cui la Sede apostolica dipoi riguardò iti
fatto fin d'allora quella sede come estin-
ta. Nel 1 592, mosso a pietà di sua patria,
il sacerdote Giovanni Smezio si recò in
Roma a domandarne riparo alla s. Sede.
Clemente Vili vi spedì i gesuiti belgi,
come pratici della lingua, degli usi, de-
gl' inganni e delle arti degli eterodossi
olandesi ; dipoi nel 1 6 r 4 furono seguiti
dai francescani, nel i63o dagli agosti-
niani j quindi dai carmelitani , domeni-
cani e cappuccini^, tutti animati da zelo
d'alzare i caduti, d' incoraggire i deboli
e di confermare i costanti. Clemente Vili
a vantaggio spirituale de' belgi, istituì la
nunziatura apostolica di Brusselles, cui fu
poi concessa la giurisdizione delle mis-
sioni del Belgio, d'Olanda ed anche d'In-
ghilterra, come dico a Nunzio. Quindi
ben conoscendo di quanta utilità sareb-
be in Olanda la presenza d' un vescovo
per l'amministrazione dell'ordine e del-
la cresima, chiamò in Roma Sasboldo, e
consecratolo arcivescovo di Filippi in
partibusìo rimandò in Olanda, dove l'ar-
ciduca Alherto d'Austria e Isabella sua
sposa figlia di Filippo II (sposati da Cle-
mente Vili al modo detto nel voi. XXIV,
p. 1 5o), a' quali la dominazione de' Pae-
si Bassi uniti era stata ceduta, non aven-
do rinunziato al regno dell'Olanda, Pa-
vesilo nominato alla sede d'Utrecht. Ve-
PAE
nendo a conoscere Paolo V che le Pro-
vincie unite olandesi costringevano alla
pace Filippo III sovrano deJ Paesi Bassi,
vivamente raccomandò al re ch'esigesse
il libero esercizio della cattolica religione
in Olanda e provincie unite. Queste pe-
rò vi ripugnarono costantemente, per cui
gli spagnuoli a' 9 aprile 1609 conchiu-
seio tregua per 12 anni, senza badare al
decoro della religione cattolica. A' 3o
maggio 1602 Sasboldo venne bandito
dalle provincie protestanti, con confisca
dei suoi beni, e fissata la sua residenza in
Colonia vi morì a'3 maggio 1 6 1 4-- Paolo
V gli sostituì nel vicariato apostolico Fi-
lippo RooveenoRoveniodi Ardensal, che
fu da Urbano Vili consecrato arcivesco-
vo di Filippi, e morì in bando il 1. "ot-
tobre i65i, in Utrecht, giacché i vicari a-
postolici non abbandonarono le loro gieg-
gie, non ostante la sentenza di esilio, per
cui Vosmeero nel 161 1 trovavasias'Gra-
venhage. Intanto i cattolici erano tratta-
ti come traditori del paese; occupati i lo-
ro templi, onde riunì vansi non senza pe-
ricolo nelle stalle e rimesse. 1 sacerdoti
erano esiliati, altri però soltentravano in
loro vece, e sprezzavano la prigione e la
morte; anzi il loro numero ascese tan-
t'ollre, che nel 1614 s' contavano 170
luoghi circa di congregazione ne' Paesi
Bassi uniti, e nel 1622 erano già fissati
56 nuovi luoghi di congregazioni stabili.
] cattolici ad onta delle persecuzioni, e-
storsioui ed altri mali, mai pensarono
a vendicarsi, ascendendo allora a circa
3oo o 4oo mila, con 466 sacerdoti. A
Rooveen successe Giacomo Torre dell'A-
ia arcivescovo d' Efeso in parlibus, che
Urbano Vili gli avea dato in coadiutore.
Dopo la pace di Mùnster o Westfa-
lia, i pretesi riformati erano in possesso
di tutte le chiese e de' beni ecclesiastici ;
il numero di essi era sì grande , che or-
mai non si avrebbe potuto supporre che
i cattolici dovessero in avvenire essere
considerati e trattati come nemici del pae-
se. Peròuon passò lungo tempo che i cai-
PAE
telici, il cui numeroeragià estremamen-
te cresciuto in mezzo all'oppressione, po-
terono precisamente argomentare dagli
alti del governo quali essi fossero agli
occhi de' loro superiori e come si pensas-
se di agir contro loro. Gli editti contro i
papisti furono confermati nel i65i al-
J' Aia, i cattolici vennero esclusi da tut-
te le cariche, tranne la facoltà di sparge-
re sangue in difesa della patria; la per-
secuzione fu sì molesta in quella parte di
Trabante vinto colle armi, che i cattoli-
ci furono dai magistrati afflitti con ogni
maniera di tormenti. Alessandro VII nel
i656 accordò per coadiutore al Torre,
Zaccaria Mez vescovo Trallense, il qua-
le a' 1 2 giugno 1 66 1 premorì all'Efesi-
no, che fu colpito dalla morte nel mo-
nastero d'Huyberge a' i 6 settembre del-
l' anno stesso. Allora Alessandro VI I de-
stinò pernuovo vicario Balduino Cotzdi
Gorcum, e per suo coadiutore Giovanni
Neercassel della congregazione dell'ora-
torio, ambedue consecrati in Colonia a'9
settembre 1662, il i.° in arcivescovo di
Filippi, il 2.0 in vescovo di Castoria , il
quale morto il Cotz a' 18 maggio i663
restò solo vicario. Sotto di Neercassel'
vennero a devastar la vigna del Signore
gli errori di Giansenio , che si dilfusero
io tutte le missioni d' Olanda. Frattan-
to per le conquiste fatte da Luigi XIV
ne' Paesi Bassi , Clemente IX nel 1668
gli concesse facoltà di poter nominare ai
benefizi ecclesiastici di Tournay ed Ar-
ras. Clemente X s'interpose per la pace
tra il re e le provincie unite olandesi, al
qual fine deputò un vescovo ad Utrecht
da lui conquistata. Nell'Olanda e provin-
cie soggette i cattolici furono sempre se-
gno agl'insulti ed oltraggi degli eterodos-
si e del governo; iooumerabili multe di
denaro vennero estorte dalle loro borse
e con un rigore incredibile; curati git-
tati in prigione, profanazioni della ss. Eu -
carislia, per non dire di altre persecuzio-
ni, segnalarono la seconda metà del se-
colo XVII. Essendo il numero delle sta-
P A E i 53
zioni e de'sacerdoti diminuito, in sequela
della vendetta presa dagli stati delle dif-
ferenti provincie contro la revoca dell'e-
ditto di Nantes, ben presto i cattolici po-
terono respirare più liberamente e ripa-
rarono le sofferte perdite; al che contri-
buì soprattutto una moltitudine di pro-
testanti che ritornavano alla fede, cioè
circa 1 000 all'anno. I cattolici presero o-
gni volta coraggio, quando qualche av-
venimento pose in eguaglianza i loro di-
ritti; ritornaronoalle loro chiese, quando
le dischiuse la mano del vincitore, sempre
tranquillamente, senza vendette o tomai-
li. Accusalo Neercassel di giansenismo fu
chiamato in Roma, e nelle sale del s. of-
fìzio ritrattogli errori e sottoscrisse il for-
molario di Alessandro VII, togliendo il
sospetto di eresia. Mori a'6 giugno 1686
in Zi voi, ed Innocenzo XI nel 1688 gli
surrogò Pietro Codde della stessa con-
gregazione dell'oratorio, che finto come
il predecessore, menava vita austera e
penitente, nel 1689 consagrato dall'ar-
civescovo di Malines a Bruxelles in arci-
vescovo di Sebaste. Sotto di questi trion-
fò subito nell'Olanda il giansenismo, ed
egli accusalo di 26 capi fu chiamato a Ro-
ma nel 1699, non avendo voluto sotto-
scrivere il forroolariodi Alessandro VII.
Dopo trattata la sua causa , nella quale
fu sentilo avanti Clemente XI per la sua
difesa , non riuscendo al Papa vincerne
l'ostinazione e indurlo a sottoscrivere il
formolario, con solenne decreto della con-
gregazione di propaganda fide ( sotto la
cui giurisdizione sono le missioni d' O-
landa e i vicariali apostolici ) de' 7 mag-
gio 1 702, e con breve pontificio de'7 a-
prile 1 to3, presso il Bull, de prop. fide,
Appendix t. ij p. 36 1, fu sospeso dal
vicariato apostolicoegli fu sostituito Teo-
doro Kolz o Cock pro-vicario. Indi la con-
gregazione del s. olìizio con decreto de' 3
aprile i"o4 proscrisse e condannò due
apologie del Codde e lo rimosse intera-
mente dal vicariato. Trentun' altre ope-
re apologetiche del medesimo e de' re-
i 54 P A E
frattali d' Utrecht furono proscritte con
breve de' 4 ottobre 1707, Bull. Rom. t.
1 o, par.l,p. 1 87, diretto ai cattolici d'O-
landa da Clemente XI, il quale, tornato
™ià il Coddeda Pioma in Utrecht e morto
o
impenitente a' 18 dicembre 17 io, conde-
creto dell'inquisizione dei 3o dello stes-
so mese e con altro de i4 gennaio 1 7 1 1,
Bull, fllagn., t. 8, p. 4°°j -° dichiarò
morto colla scomunica, e però indegno
della sepoltura ecclesiastica e de'suffragi
de' fedeli, nel tempo appunto che i suoi
complici facevano incidere una stampa
in cui il Codde medesimo si rappresen-
tava entrando con trionfo in cielo.
Inoltre Clemente XI avendo inteso che
nel congresso d' Utrecht i principi ere-
tici procuravano con ogni sfòrzo la rivo-
cazione di tutto quello che nella pace di
Riswick si era stabilito a favore della cat-
tolica religione , ricorse all' imperatore
Carlo VI e a Luigi XIV, eccitandoli ad
opporsi a tali tentativi e difendere illese le
ragioni della fede cattolica, in particola*
re il 4° articolo di detta pace. Altre pre-
mure fece il Papa a diversi sovrani tede-
schi, ed il prelato Passionei che avea man-
dato nunzio segreto al congresso, secon-
dò talmente le sollecitudini di Clemente
XI, che vi ottenne quanto domandò, e la
pace fu sottoscritta ad Utrecht li 1 1 a-
prile 1713. Essendo giunto a notizia di
Clemente XI, che il principe Guglielmo
di Nassau Siegen o Usingen,per bisogno
trattava di cedere ad un principe acat-
tolico suo cugino i propri stati, tosto scris-
se all' elettore di Magonza, per far desi-
stere Guglielmo dal suo proponimento ,
o annullarne il contratto se seguito. Da
questo ramo cattolico, ora luterano, d'U-
RÌngen, uscì Carlo Enrico, celebre per la
sua vita di venturiere e intrepido gene-
rale, diseredato da un illegittimo. Quin-
di Clemente XI sapendo i gravi danni ca-
gionali ai cattolici dal re di Prussia nel-
la Gueldria, che pei trattati d'Utrecht e
llastadt eragli stata ceduta dalla Fran-
cia, colle condizioni di non cambiar nul-
PAE
la in rapporto alla religione cattolica, e-
gli raddoppiò isuoi urlici a diversi sovra-
ni, affinchè si opponessero a tanto male.
Per la pacifica condotta de' cattolici , i
severi editti non furono eseguiti in tutte
le parti, laonde dal 1G88 al 1701 po-
terono erigere 29 stazioni; ma la condi-
scendenza de' magistrati solo ottennero
con somme considerabili, anche annue,
quali pagavano pure i preti per essere am-
messi all' esercizio del ministero, altri-
menti erano severamente multati. Tra le
vessazioni patite dai cattolici e la restri-
zione de* diritti civili, fu loro tolto quel-
lo di disporre a loro grado per testamen-
to de' propri beni. La discordia religio-
sa fra' pastori cattolici, tuttoché per pa-
recchi funesta, servì d'incitamento ai ve-
ri cattolici per unirsi più strettamente al
centro dell'unità. Gli scismatici trovarono
magistrati zelanti de' loro interessi, im-
perocché questi considerarono la divisio-
ne propria a danneggiare la suprema au-
torità del Papa, e con piacere videro sor-
gere in Olanda una chiesa chiamata na-
zionale: tutte le risoluzioni governative
furono contro il numeroso stuolo de'bno-
ni, e in favore di una mano di malinten-
zionati.
Frattanto il pro-vicario Cock, contro
il quale i partitanti del Codde avevano
guadagnato i principali membri degli sta-
ti generali , non potè far uso di sue fa-
coltà , fu bandito dall' Olanda e venne
costretto tornare in patria. Clemente XI
Io chiamò in Pioma, e fece suo caudata-
rio e canonico di s. Lorenzo in Damaso,
nel qual tempo il Cock giustificò la con-
dotta della s. Sede contro il Codde, col
libro : De Petro Coddeo archiep. Sèbast.
in Hollandia acfacderatisprovinciis w-
carii apostolici potestale potilo, functoac
defunclo libri tres, ubi ali apostolica 5e-
dc lati in etwi judicii aequitas demon-
stralur, Romae 1715. Diversi parrochi
furono esiliati e proibito ai sacerdoti l'e-
sercizio del loro ministero , mentre nel
1708 tutti i gesuiti furono scacciali dal-
P A E
I' Olanda e dalla Frisia occidentale. Il
Papa nel i 7 1 r> nominò vicario apostoli-
co Gerardo Potkam di Transilvania,che
legalo occultamente coi refrattari gian-
senisti, dopo un mese passò all'altra vi-
ta. Vivente ancora il Codde , i suoi se-
guaci, che lo erano pure di Giansenio e
Quesnello, immaginarono sussisterei due
capitoli d' Utrecht e di Ilarlem, venuti
meno da più d'un secolo, e li vollero com-
posti di 8 canonici, come quando esiste-
vano. Questi secondo 1' uso delle catte-
drali cominciarono ad esercitare la giu-
risdizione che si erano usurpata, edavea •
no conferito l'amministrazione della chie-
sa d'Olanda a tre pro-vicari, per cui Cle-
mente XI a mezzo del cardinal Paoluc-
ci avea loro interdetto ogni atto di giu-
risdizione. Il Papa per morledi Potkam
conferì il vicarialo a Adamo Daemen ca-
nonico della cattedrale di Colonia, cre-
dendolo gradito agli stali della repubbli-
ca d'Olanda, come nato da famiglia il-
lusile d'Amsterdam, e lo nominò arcive-
scovo di Adrianopoli ; ma i falsi canonici
non lo ricevettero, anzi ottennero dagli
stati generali un bando per lui e per quel-
li che l'obbedivano, ond'egli morì in Co-
lonia nel 1717- Non ebbe più felice sor-
te il di lui successore Giovanni Bey levelt
parroco dell' Aia , il quale bandito per
opera de' refrattari , morì a Brusselles
compianto dai cattolici a' 20 gennaio
1 - -. Dopo di lui prese cura del vica-
riato il nunzio di Colonia Bussi, e dopo
questi Santini internunzio a Brusselles,
onde ai nunzi di Colonia e a quelli del
Belgio per lungo tempo rimase interinai"
incute affidata la missione d'Olanda e le
missioni inglesi , col titolo di vice- supe-
riori, anzi nel declinar del secolo decor-
so, hi cessare la nunziatura di Brussel-
les, il nunzio di Colonia ne esercitò l'uf-
fizio, finché nel 1800 venne conferito al
protonotario apostolico Luigi Ciamber-
lani. Prima della morte di Bey levelt , i
pretesi canonici del capitolo metropoli-
Uno d' L'trcchl , u' 2j api ile 17*3 per
P A E i55
colmo di sacrilego attentato, avendo ot-
tenuto dai magistrati di potersi scegliere
un arcivescovo, elessero per loro chimeri-
co arci vescovo. Cornelio Sleenhoven, già
indegno alunno del collegio Urbano , e
ciò per sostenere la setta de' refrattari ,
che senza nuove ordinazioni non era lon-
tana ad estinguersi : si pensò di obbligale
tutti i cattolici a sottomettersi a lui, ciò
che non riuscì mediante supplica indiriz-
zata agli stati. Informati i cardinali della
congregazione di propaganda di siffatta
elezione dall' eletto e dagli elettori, che
scismaticamente chiedevano la conférma,
rescrivendola riguardarono inutile e noi-
o
la. I canonici però non solo non obbedi-
rono agli ordini e alle paterne ammoni-
zioni di Pioma , ma aggiungendo atten-
tato ad attentato, procurarono all'eletto
la sacrilega consecrazione. Si rivolsero ad
un vescovo d'Irlanda e ad alcuni vesco-
vi delle Gallie, ma chiusa mediante prov-
vide cure questa strada, si prestò all'em-
pia opera in Amsterdam a' i5 ottobre
1 - a : j Domenico Maria Varlet francese,
vescovo di Babilonia, ancor egli sosppso,
interdetto e scomunicata per solenne de-
creto della s. Sede. In vece di (\wc visto-
vi assistenti , supplirono due falsi cano-
nici, fautori acerrimi del giansenismo,
contro la disciplina ecclesiastica. Questo
è il principio dellostabilimento della pre-
tesa nuova chiesa e scisma d' Utrecht,
che fatalmente ancora dura, né evvi spe-
ranza per ora di ravvedimento. Bene-
detto XIII colla bolla, Qui sollicitudinf,
de' 20 febbraio 172T, Bull. Rom. t. 1 1,
par. 2, p. 37 ~, dichiarò nulla l'elezione
ilei pseudo-arci vescovo e sacrilegi la con-
sagrazione, ed annodò con ecclesiastiche
censure elettori ed eletto, consagrante 0
consagrato, fautori e aderenti, e tutti di-
chiarò scismatici vitandi. Il famoso W m
Espen canonica di Lovanio , molto so-
spetto in materia di religione, compose
il libro: De tpiscoph rrtfnisitis ad con-
secrationeniy nel quale sembra approi 1-
ìc la consagrazione di Steenhoven ; uni
.56 P A E
questo alTire, unito alla maniera di pen-
sare di Waii Espen sulle questioni del
giansenismo, 1' obbligò a lasciare la sua
cattedra e abbandonar Lovanio. E sic-
come dalla morte di Steenhovenede'suoi
scismatici successori , i pseudo-canonici
sogliono eleggere altro pseudo arcivesco-
vo e informare il Papa dell'elezione, chie-
dendone la conferma, i Pontefici rinno-
vano le censure di Benedetto XIII. A U-
TRECHTdiròdella continuazione dello sci-
sma e sostenitori falsi arcivescovi, sino a
noi. Quanto riguarda il preteso capito-
io d' Utrecht e il vescovo di Babilonia,
e quanto appartiene allo scisma, potrà sa-
persi dalla storia e dalla confutazione del-
le loro pretese, pubblicatadal celebre car-
dinal d' Alsazia de' principi di Chimay,
già alunno del collegio Germanico, che
per essere stato arcivescovo di Malines
celebrai pure a quell'articolo, come be-
nemerito della Sede apostolica e della re-
ligione cattolica, e di santi costumi.
Lo scisma portò subito molto male ai
cattolici, giacché per esso perderono 5a
stazioni e la maggior parte de'pro venti pe-
cuniarii , che servirono eccellentemente
agli scismatici pel mantenimento del loro
scisma; tuttavolla alcune stazioni perdu-
te ritornarono sotto l'autorità legittima,
e nella maggior parte degli altri luoghi,
ove non erano rimaste chiese cattoliche,
sene eressero delle nuove. Intanto le ves-
sazioni de' cattolici non provennero sol-
tanto dagli sconvolgimenti giansenistici;
i predicatori eziandio della chiesa domi-
nante, gl'istigatori ordinari degli stati, non
sapevano rendere più venerabili le sino-
dali loro congreghe, senza fare uscire del-
le accuse contro i cattolici. Le loro chie-
se o piuttosto oratorii , avendo bisogno
di riparazione, talvolta fu sorgente d'in-
credibili difficoltà, anzi nel i y3o era sta-
to definito, che tranne quelle esistenti non
potranno più essere fabbricale chiese pa-
piste, e che non saranno permesse le co-
s'i dette stazioni, né un numero maggio-
re di ecclesiastici in ciascuna di esse, e
PAE
che altre.M le chiese non potranno esse-
re ingranditene rinnovate, senza specia-
le consenso de' borgomastri o consiglie-
ri deputali. I più piccoli appigli erano
sufficienti a far chiudere le chiese de'cat-
tolici , anche per molti anni , ed a tener
imprigionati i sacerdoti ; la conversione di
qualche membro dalla chiesa dominante
alla cattolica, ed il recarsi fuori di patria,
ne furono tal volta la cagione nelBrabante
settentrionale. Sino al 1787 doveansi pa-
gare grosse somme di danaro ai magistra-
ti, perchè permettessero l'esercizio del-
la religione , ricoguizioni che abrogaro-
no gli stati generali. Ad onta di tante ves-
sazioni, delle ordinarie imposizioni e del
peso di provvedere gli ecclesiastici, i cat-
tolici nella loro pietà fondarono dal 1 736
al 1794 in 2° luoghi nuove parrocchie,
provvedendole di chiese e case pastorali;
riparando e abbellendo le esistenti, ed e-
dificandone delle nuove. Anche i poveri
erano a loro carico, perchè le fondazio-
ni de' loro padri erano perdute per es-
si; basti il notare che nel 1783 i catto-
lici d'Amsterdam contribuirono 225,ooo
fiorini per l'erezione di una casa per le or-
fanelle. Quanto riguarda l'insurrezione
de'Paesi Bassi sotto Giuseppe II, pei nuovi
sistemi di ecclesiastica disciplina da lui
introdotti e pel seminario generale eret-
to in Lovanio, ne feci cenno di sopra,
mentre della secolarizzazione delle signo-
rie unite ai vescovati e della nuova cir-
coscrizione di diocesi, ne trattai a suo
luogo.
Nella stessa guisa come i cattolici per
una rivoluzione di stato aveano perdu-
to i loro diritti, li ricuperarono per un
avvenimento somigliante. Laonde non è
a meravigliare che i cattolici dopo due
secoli di oppressione, nel 1787, allorché
spera vasi un cambiamento, desiderassero
alleviamento del loro giogo e divenir e-
gualia'loroconcittadini protestanti; poi-
ché sebbene la chiesa cattolica fosse anno-
verata fra le religioni tollerate dallo sta-
to , luttavolta era soggetta a provvedi-
PAE
melili di eccezione coi quali era estre-
mamente vessata. 11 crollamento dell'e-
di Tizio dello stato, causato da difetti in-
teriori, e le in allora apparse idee di li-
bertà ed eguaglianza, diedero loro dopo il
i 70 5 quello che desideravano. Nel 1798
apparve finalmente l'atto costituzionale,
pel quale i cattolici poterono ricuperare
le chiese e gli edilìzi fabbricati dai loro
antenati per l'esercizio del proprio cul-
to. Neil' Olanda settentrionale e meri-
dionale, per l'immensa maggioranza dei
cattolici, le chiese si dovevano dare ad
essi , e pure in una sola comune otten-
nero la chiesa pubblica , ed ovunque si
usarono ogni maniera di pretesti contro
di essi. Solo riuscì loro ricuperare le chie-
se ne' luoghi, ove piccolo era il numero
de'riformati; nel resto molto mancò che i
cattolici in un tempo di libertà ed egua-
glianza fossero trattati realmente secon-
do la norma della vera eguaglianza: ciò
mostra che i membri della chiesa rifor-
mata, già dominante e privilegiata, sot-
to la libertà Batava non perderono il lo-
ro dominio e privilegi. Nel 1806 i catto-
lici provarono miglioramenti nell'in-
segnamento primario, poi diminuiti sen-
sibilmente da restrizioni. L'amministra-
zione francese inviò in Olanda per suoi
agenti molli stranieri, parecchi de' quali
professando solo di nome il catlolicismo,
questo non ricavò alcun profitto dalla lo-
ro dimora. Dall'essere la chiesa riforma-
ta e i suoi istitutori privati di reudite ,
risultò ch'essa non poteva stare senza l'ap-
poggio dello stato. Liberata l'Olanda dal
giogo straniero, la chiesa cattolica fu nuo-
vamente posta sotto una specie di tute-
la; si operò sempre a danno de'dintti ilei
cattolici , finché sopraggiuose la rivolu-
zione nel Belgio.
Allorché Guglielmo 1 nel 181 5 divin-
ile re de'Paesi Bassi, con solenne diebia-
rione assicurò alla chiesa cattolica il suo
slato e la sua sicurezza. Agitala l'Olan-
da dalla sua piccola chiesa scismatica ,
riprovata anche da Leone XII, come dis-
PAE 1J7
si nel voi. XXXVIII, p.6G, in pari tempo
trovossi il Belgio in commozioni religio-
se, in detto luogo riportate, che forse pre-
pararono gli avvenimenti del 1 83o. Vi
si trattava la soppressione de' seminari
vescovili e l'istituzione di un collegio fi-
losofico, che avrebbe facilmente aperto
1' adito alle dottrine protestanti } e ciò
per due decreti antipolitici emanati dal
renel 1824. Tutti i capi delle diocesi nel
i8?.5 si riunirono all'arcivescovo di Ma-
lines Francesco de' principi di Mean, per
comporre una querela comune ; altret-
tanto fece mg.r Luigi Ciambellani vice-
superiore delle missioni d'Olanda, cogli
arcipreti di questa. 11 Papa a mezzo del
cav. Reinhold inviato straordinario e mi-
nistro plenipotenziario in Roma del re,
a questi fece pervenire un fortissimo re-
clamo, ed avvertì i vescovi a tenersi pu-
ramente passivi , se il governo procede-
va all'esecuzione de' suoi decreti. In fat-
ti lutti gli ordinari del Belgio e dell'O-
landa rimasero estranei alla soppressio-
ne de' seminari, che operossi dall'auto-
rità laica, innanzi alla quale il potere e-
piscopale stette passivo. Questi seminari
erano stati istituiti da zelanti ecclesiasti-
ci, che vennero così spogliati del frutto
del loro zelo. 11 collegio di Malines e quel-
lo d'Alost incontrarono la medesima dis-
grazia : i maestri erano assai eruditi, e
rendevano molti servigi alle diocesi di Ma-
lines e di Ganci ; godevano una gran ri-
putazione in tutto il Belgio, e il colpo che
li distrusse proveniva da un sistema tri-
stamente ben concertato d' intolleranza
e di persecuzione. L'arcivescovo di Ma-
lines, dopo aver scritto una lettera con-
tenente i suoi più vivi reclami, si ritirò
per alcuni giorni in una delle sue terre
di Liegi, per non essere testimonio di de-
terminazioni così desolanti. Tuttavolla
in mezzo ad una opposizione sì viva e si
giusta, il collegio filosofico di Lovanio si
aprì a'i - ottobre 1820,8 froute di quan-
to era accaduto nel 1787 per conseguen -
za di altro fallo. Per la fermezza con cui
, 58 P A E
Leone XII area biasimalo la condotta del
governo de' Paesi Bassi f che obbliava i
riguardi dovuti ai cattolici del Belgio ,
Guglielmo I venne colpito dall'effetto che
aveva prodotto in Brusselles, a Lovanio
ed a Gand l'enunciazione si precisa del
malcontento del Pontefice , e giudicò a
proposito d'inviare a Roma nel ìSifiil
conte di Celles membro degli stati gene-
rali, cattolico e caldo liberale, per acco-
modare le cose. Ebbe udienza da Leone
XII, se ne mostrò soddisfattissimo pel
desiderio manifestato di ria V vicinarsi al
governo de' Paesi Bassi, e partì dalla
capitale del cristianesimo portando una
pontificia lettera pel re, il quale si dichia-
rò assai contento. Rispose al Papa coi
termini più rispettosi, come avrebbe fat-
to qualunque sovrano cattolico, ed offrì
1o,ooo franchi per la riedificazione del-
la basilica di s. Paolo. Indi Guglielmo I
rimandò in Roma il conte di Celles col
titolo di ambasciatore, con Germani pei'
referendario e consigliere d'ambasciata,
il marchese di Trazegnics per addetto,
e Serruys già segretario della preceden-
te legazione.
Aspirando il contedi conchiudere un
concordato religioso, nel (piale gl'inte-
ressi de'belgi e degli olandesi cattolici si
accordassero con quelli del re de' Paesi
Bassi, che dovea avere de' riguardi alle
pretensioni della vecchia Olanda, Leone
XII nel novembre 1826, aderendo ai
voti dell'ambasciatore, venne a stabilire
il suo plenipotenziario nella persona del
cardinal d. Mauro Cappellai-i, cui aggiun-
se mg.1 Capaccini, come al conte lo fu
Germani. Il cardinale poi presiedeva ai
congressi pel concordato, composti dei
prelati Nasalli, Mazio, Capaccini e Belli,
come giù dissi nel citato voi. p. 72. Le
conferenze ebbero luogo nelle modeste
stanze del cardinale neh' ospizio de' ca-
maldolesi a s. Romualdo, ove fu sotto-
scritto il seguente concordato a' 18 giu-
gno 1827.
«In nome della ss. e indi visibile Trini-
PAE
tà. Convenzione Ira sua Santità Leone
XII sommo Pontefice e sua Maestà Gu-
glielmo I re de'Paesi Bassi. Sua Santità
il sommo Pontefice Leone XII , e sua
Maestà Guglielmo I re de' Paesi Bassi
principe d'Orange-JNassau, granduca di
Lussemburgo, desiderando concertarsi
sugli affari della Chiesa cattolica, aposto-
lica, romana, in tutto il regno de' Paesi
Bassi, hanno nominato a loro plenipolen-
ziarii : Sua Santità il sommo Pontefice,
sua eminenza d. Mauro Cappella ri prete
cardinale della s. romana Chiesa, prefetto
della congregazione di propaganda ; e sua
Maestà il re de'Paesi Bassi, sua eccellenza
Antonio Filippo Piaerio Ghislain conledi
Celles, cavaliere del Leone belgio, mem-
bro della à.a camera degli stali generali,
ambasciatore straordinario e plenipoten-
ziario presso la s. Seùe. I due plenipo-
tenziarii, assistiti il i.° da mg.r France-
sco Capaccini, sostituto della segreteria
de'brevi, ed il ■?.." dal referendario di 1.'
classe al consiglio di stato, Gio. Pietro
Ignazio Germani, consigliere d'ambascia-
ta , dopo aver cambiati i loro pieni po-
teri, che si sono trovati in buona e de-
bita forma, hanno convenuto ne'seguenti
articoli. i.°Ilconcordatodel 1801 tra sua
Santità l'io VII ed il governo francese
(lo riportai nel voi. XVI, p#. 3q), eh è
in vigore nelle provincie meridionali del
regno de'Paesi Bassi, sarà applicato an-
che alle provincie settentrionali. i.° O-
gni diocesi avrà il suo capitolo ed il suo
seminano. 3.° Pel caso previsto dall'ar-
ticolo j 6.° della convenzione del i8or
è statuito quanto segue. Ogni volta che
una sede arcivescovile o vescovile andrà
vacante, i capitoli delle chiese vacanti , nel
primo mese, decorrente dal giorno dell' av-
venuta vacanza, a via uno cura di far cono-
scere a sua Maestà i nomi dei candidali
appartenenti al clero del regno de'Paesi
Bassi, ch'essi avranno giudicati degni e
capaci di governare la chiesa arcivesco-
vile o vescovile, e ne'quali avranno essi
riconosciuto la pietà, la dottrina, la più-
PAE
denza, che le leggi della Chiesa richiedo-
no da un vescovo. Se fra'candidati alcu-
ni si trovassero per avventura che non
l'ossero egualmente graditi al re, i capi-
toli scancellerehhero i loro nomi dalla
lista, la quale dovrà tuttavia rimanere
composta d'un numero di candidati suf-
ficiente, perchè la scelta del nuovo ar-
civescovo o vescovo possa effettuarsi. Do-
po ciò i capitoli procederanno all'elezio-
ne canonica dell'arcivescovo o del vesco-
vo da essi prescelto, secondo le forme ca-
noniche d'uso, fra i diversi candidali ri-
masti sulla lista, e dentro il mese stesso
invieranno al santo Padre l'atto auten-
tico di questa elezione. 11. sommo Pon-
tefice, a tenore dell' istruzione promul-
gata da Urbano VI II di felice memoria,
farà instituire il processo d'informazione
sullo stato della chiesa, e sulla qualità
della persona destinata ad essere pro-
mossa alla dignità arcivescovile o vesco-
vile, e dopo avere raccolte le necessarie
notizie, se giudicherà che le doli richie-
ste da'eanoni in un vescovo Irovansi pos-
sedute dalla persona eletta, le concederà
la canonica istituzione per mezzo di let-
tere apostoliche, nelle debite forme e nel
più breve tempo possibile. Che se^ al
contrario, la elezione uon fosse stata ca-
nonicamente costituita, se il candidalo
dal santo Padre non fosse slato ricono-
sciuto dotato delle richieste qualità, il
sommo Pontefice, per ispeciale grazia,
concederà al capitolo la facoltà di pro-
cedere ad una uuova elezione, come so-
pra, da eseguirsi nelle forme canoniche.
Le ratifiche della presente convenzione
saranno ricambiate in Roma entro Go
giorni, o piìi presto se sarà possibile.
» Fatta in lì orna, il i <S giugno iS?.~.
» Sottoscritti -Mauro caidmale Cap-
pellai-i - Francesco Capaccini.
» Il conte di Celles- Gennaio ".
Leone XII con sensi di gratitudine
al re Guglielmo I, in concistoro mani-
festò ai cardinali la seguila convenzione,
che confermò e spiegò con lettere npo-
PAE i5g
stoliche, delle quali riporterò il più in-
teressante. Il Papa stabili il numero e
la circoscrizione delle diocesi, per l'ac-
crescimento della religione cattolica e
per la salute delle anime, ristabilendo e
creando 3 nuove sedi vescovili, oltre le
5 esistenti, dividendo il regno de' Paesi
Bassi in 8 diocesi con altrettante chiese
cattedrali, cioè Malines per metropolita-
na e le altre sulTraganee. Il'territorio dio-
cesano di Malines lo compose con quel-
lo delle intere provincie del Brabante me-
ridionale e di Anversa. Le 7 suffraganee
furono Liegi, Xamur, Tournay e Gami
esistenti; Amsterdam, Bruges eBois-le-
Duc nuovamente create. Lachiesadi Lie-
gi comprenderebbe tutte le provincie di
Liegi e di Limburgo; la chiesa di Na-
mur, la provincia di Xamur e il grandu-
cato di Lussemburgo; la chiesa di Tour-
nay, l'Hainaut; la chiesa di Gand, tut-
ta la Fiandra orientale; la chiesa d'Am-
sterdam,le provincie dell'Olanda setten-
trionale ed orientale, di Utrecht, d ()-
\er Yssel, di Frisia, di Groninga e di
Drenthe ; la chiesa di Bruges, tutta la
Fiandra occidentale; quella finalmente
di Bois-Ie-Duc, le provincie del Braban-
te settentrionale, della Gueldiia e della
Zelanda. Venne pure statuito, che ogni
chiesa cattedrale avrebbe il suo capitolo
con congrua e perpetua dotazione, ed
altra per le stesse sedi vescovili. Per que-
sta prima volta Leone XII si riservò di
provvederedi pastori le chiese del regno
de'Paesi bassi, come di concedere in se-
guito ai vescovi l'aiuto di vescovi ausiliari
in qualità ili sulfraganei, se il bisogno lo
esigerà, ed il re accoiderà loro convenien-
te dotazione. Inolile il Papa acconsenti
al giuramento di fedeltà al le d'ogni ani-
vescovo e vescovo, e degli altri a
siici, a seconda del citato concorda lodi
Pio VII, preseci vendo per forinola di pre-
ghiera: Domine, salvimi fac regem no-
strum Guillelmum. Disp< se ili'- 1
vi avi anno la libera nomina de'li ro vi-
cari generali per le cose spirituali, e pie-
i6o PAE
scrisse quanto riguardava l'istituzione
vantaggiosa de'semiuari, l'insegnamento,
I' amministrazione ed il mantenimento.
La pubblicazionedel concordato conchiu-
so dalle parti con piena buona fede, si
elfettuò nel regno a' 2 dicembre e venne
letto colle più grandi dimostrazioni di
gioia. 11 conte di Celles, ch'erasi reca-
to dal re a dare alcune spiegazioni, ri-
tornò poi in Roma, dopo essere stato as-
sicurato della piena soddisfazione del go-
verno per questo suo lavoro ; ed il car-
dinal Cappellaio ricevette dal re una ta-
bacchiera d'oro col suo ritratto contor-
nato di brillanti, accompagnata da ono-
rifica lettera. Ma fatalmente prima che
il concordato fosse pubblicato, ne' Paesi
Bassi già era slato commentato, tortu-
rato, messo a brani, perchè spiaceva ai
protestanti. Il prelato Capaccini fu spe-
dito a BrusselleSjOve riaprì la nunziatu-
ra nel 1829, ed all'Aia per regolare l'è-
sedizione del trattato ratificato anche dal
re. Il protestantismo de'consiglieri risve-
gliò quello del re, ma gli costò poi la per-
dila del regno del Belgio, per l'esaspe-
ramento de' cattolici, come dimostra il
cav. Arlaud, a p. i4o, dopo avere ri-
portato la circolare del suo governo con-
tro 1' insegnamento de' chierici devo-
luto ai soli vescovi, e che presentò il con-
cordato come un giuoco, difendendo il
collegio filosofico come approvato dal Pa-
pa, mentre non avea fatto mai parola di
istituzione sì anti-cattolica, solo avea la-
sciato d'insistere per la soppressione, per
non rompere la intavolata negoziazione.
Il eh. autore aggiunge queste rimarche-
voli parole. « Se d principe nel difendere,
nel far eseguire l' intatto concordato a-
vesse impiegatola metà del coraggio che
spese per iscegliersi una sposa cattolica
(in seconde nozze), oltrepassando la linea
delle severe convenienze reali, sarehbe
rimasto sul suo trono, senza aver per-
duto il Belgio ".
Verificatosi questo avvenimenlo nel
i83o, tuttavia nell'Olanda i cattolici re-
PAE
starono privati del pieno godimento dei
loro diritti. Nel i83o contavansi nelle
provincie settentrionali dei Paesi Bassi
836,920 anime, e pel loro culto godeva-
no 400,000 fiorini sul preventivo dello
stato; quando i protestanti, ch'erano al-
lora 1,04.1,7 {8, numero che non forma-
va il doppio de'cattolici, ricevevano una
somma di i,3oo,ooo fiorini, vale a dire
piìi del triplo de' primi. Ma ciò non era
sulfjciente: sebbene gli stati generali ac-
cordassero tutti gli anni 400,000 fiorini
in favore de'cattolici, seppesi pur tro-
vare il mezzo di privarli ogni anno di
100000 e d'impiegarli in tutt'altra de-
stinazione. In questa guisa i cattolici, ol-
tre ad essere trattati con disuguaglianza,
perderono sì rilevante somma. Tultocliè
i cattolici olandesi fossero lesi ne'loro di-
ritti e privati de' vantaggi che ogni cit-
tadino può pretendere, senz'altro soccor-
so che i loro deboli mezzi, si può dire
ch'essi operarono prodigi. Imperciocché,
oltre al mantenimento del loro clero e
de' loro poveri, dovettero provvedere e-
zia ndio a Ila erezione del le scuole per l'am-
maestramento degli ecclesiastici, dacché
gli stabilimenti che avevano fondato pres-
so i belgi, per le persecuzioni anteriori
erano stati da essi perduti dopo il domi-
nio francese. Dal I7q5 al 1840 stabili-
ronsi nella sola missione olandese 60 nuo-
ve stazioni e 449 cmese> ' ^o almeno del-
le quali furono innalzale dai fondamenti,
mentre le altre furono meglio acconciale
alla loro destinazione, con lavori ed or-
namenti interni ed esterni. Queste spese
possono valutarsi circa 5 milioni, e se il
pubblico erario vi contribuì quasi per un
quinto, devesi ancora notare che questa
contribuzione provenne in gran parte dal-
le somme accordate pel clero cattolico e
non domandate da lui. I fedeli olandesi
non mostraronsi meno zelanti per acqui-
stare a loro proprie spese i cimiteri, sebhe-
ne in un gran numero di comuni devono
contribuire ancora al mantenimento dei
cimiteri civili, che sono mauteuuli dalle
PAE
casse comunali, cui ossi appartengono, op-
pure che sono passati nelle mani delle
comunità riformate, e de'qualii cattolici
non fanno uso. Innumerevoli somme so-
no state altresì spese nell'acquisto degli
ornamenti di chiesa, per poter dare al
culto il conveniente splendore. Ma una
rassegna storica e assai importante intor-
no allo stato della religione cattolica in
Olanda, dalla fatalissima riforma all'ab-
dicazione del re Guglielmo I nel 1840,
estratta da un giornale olandese e tra-
dotta nel nostro idioma, si legge negli
Annali delle scienze religiose, ne' voi . i 5,
p. 409 ; 1 6, p. 240 ; 1 7, p. 36 ; già i)
precedente voi. i4,avea dato un'indi-
cazione a p. 277, dello stato della reli-
gione protestante in Olanda nel 1841.,
di cui darò un brevissimo cenno.
Ivi dicesi che il protestantismo im-
perversava piìi che mai contro il catlo-
licismo; ma la sua rabbia altro non es-
sere che gli ultimi contorcimenti di un
uomo che muore; imperocché si può af-
fermare che il protestantismo, conside-
rato come una religione che abbia alcun
che di positivo, più non esiste in Olan-
da. La chiesa riformata o calvinistica,
ch'era per lo innanzi la chiesa dominante,
ormai più non si considera che come una
sezione della pretesa chiesa evangelica,
siccome si piace appellarsi ; la qua le pro-
lessa non so quale cristianesimo generale
o negativo, senza domini, senza misteri
e senza articoli determinati di fede. I pri-
mieri antagonisti della setta dominante,
vogliam dire i rimostranti ovvero armi'
niani, gli anabattisti ovvero mennonili,
gli antichi ed odierni luterani, hanno dal
canto loro rinunziato alle peculiari dot-
trine della loro setta, ed hanno dato una
inano amica a' loro antichi nemici i cal-
vinisti. Le anzidette cose debbono ascri-
versi all'opera di una società che appel-
lasi : società per l'utilità generale, for-
matasi nel 1787,6 che palesemente di-
chiara di voler propagare un ciistiane-
Mino generale, os.mu f indifferentismo e
VOI.. L.
PAE ,Gt
l'incredulità., la quale tra tulli gli ordi-
ni de'protestanti regola e governa l'istru-
zione pubblica e ne gode il monopolio;
e per tal modo pone indefesse fatiche nel
pervertire i figli de'cattolici, i quali do-
mandano indarno la libertà d' istru-
zione. Questa società ha guadagnalo una
piena vittoria sul protestantismo positi-
vo,con inleudimentodi fermare una stret-
ta alleanza delle varie sette negative con-
tro il cattolicismo. Il sinodo della chiesa
riformata, ultimamente dichiarò : egli è
ormai tempo di collegare le forze contro la
chiesa papale. Taluni ministri si sono se-
parati dalla chiesa, che tuttora denomina-
si riformata, ed alcune migliaia di minu-
to popolo sono ite dietro le loro pedate.
Sotto il governo del re Guglielmo I, que-
sti erano perseguitati secondo il rigore
delle leggi, sotto colore che formassero
una nuova setta; fu loro vietato di pren-
dere il nome di riformati, imperocché
dicevasi ingiuria fatta ai diritti della chie-
sa riformata e riconosciuta dalla légge.
Il re Guglielmo II, come buono e giusto
principe, lasciò loro la facoltà di stabili-
re chiese separate, e di fatti han preso lo
strano nome di cristiani separali. Sono
ultra-calvinisti e sono imbevuti de'più
neri pregiudizi contro la chiesa cattolica:
ma tra loro non regna unione e non ha
guari si smembrarono in differenti sette.
Vi ha eziandio de' ministri della chiesa
legale, i quali si lamentano della dege-
nerazione e finanche dell'apostasia della
loro chiesa. Questi presentarono al sino-
do la domanda in cui chiedevano il ri-
pristinamento della liturgia riformata e
gli antichi regolamenti ; ma il sinodo ri-
spose che non dava ascolto a'ioro ricorsi.
Conchiude l'articolo: niente altro man-
ca a noi cattolici per conquidere il pro-
testantismo in Olanda, the la libertà per
la chiesa e la libertà d' istruzione ; ma
non ostante le buone intenzioni di detto
re, il quale portava benevolenza ai cat-
tolici, gli avversati per mantenere il lo-
ro influsso, sono ben destri a non lasciar-
1 1
i6i PAE
si fuggir di mano ii potere; gli eccessi
però del male produranno da loro stes-
si il rimedio. Finalmente nel voi. 5,
p. 438 di detti Annali serie 2.", è la ne-
crologia del benemerito della chiesa cat-
tolica di Neerlandia , Lesageten Brock,
intrepido difensore della medesima, mor-
to nel 1847, fondatore e redattore in ca-
po di due giornali, che in Olanda fu il
padre della stampa cattolica. Dalla me-
desima necrologia si apprende che i cat-
tolici, senza contarvi il ducato di Lussem-
burgo, erano 1,200,000, ed i protestan-
ti suddivisi come altrove in infinità di
sette, 1,800,000, e che questi nelle ca-
mere neerlandesi hanno fatto ammettere
il placet regioj in manifesto detrimento
della chiesa e religione cattolica. Si ap-
prende dalla Civiltà cattolica t. 2, p. 5g2 ,
che nel i85o il Publìciste de la Hayt
diede la consolante notizia dello stabili-
mento ne' Paesi Bassi di 14 nuove con-
ferenze della società di s. Vincenzo de
Paoli , che sono ora colà in n.° 38 : es-
se si occupano della visita de' poveri, de-
gli orfani, delle unioni illecite cui san-
tificano col sagraniento; e pei prodigi
di carità operati nel cholera si concilia-
rono anche la stima de' protestanti. Ora
passiamo adire dei collegi olandesi, fon-
dati dopo l'introduzione della pretesa ri-
forma.
Tre erano i collegi o seminari desti-
nati a formare i ministri pel santuario.
Niuno veniva promosso agli ordini sagri,
se non vi avea passati 4 anni, ed in que-
sto spazio di tempo si era reso capace
di reggere le anime, e ciò per riguardo
a quelli che si ordinavano a titolo di mis-
sione; meno rigorosamente si procedeva
con chi si ordinava a titolo di patrimo-
nio. Il inseminano era quello di Utre-
cht per la diocesi di quella città e dei
suoi sulfraganei, tranne quella di Ilar-
lem. Era stato fondalo nel 16 io in Co-
lonia da nig.r Sasbold Vosmeer vicario
apostolico, poco dopo trasferito in Lo-
vanio, e situalo in un colle, perciò det-
PAE
lo Allocollense. Era sotto l' invocazio-
ne de' ss. Willibiordo e Bonifacio. Nel
1 723 vennea soffrire gravissimi danni per
opera degli scismatici d'Utrecht, ai qua-
li il rettore infetto di giansenismo, tras-
metteva le rendite del seminario. Mor-
to quel rettore, non furono migliori i
successori fino alla nunziatura delle Fian-
dre di Giuseppe Spinelli poi cardinale,
imperocché fu fortunato quell'insigne
prelato di cacciare i refrattari e restitui-
re ai cattolici l'amministrazione del se-
minario. Riuscì però agli scismatici otte-
nere, che la causa si vedesse nel tribu-
nale supremo del Brabanle nel 1756,
ove esaminate le ragioni ne furono esclu-
si i giansenisti, ma ne prese l'ammini-
strazione il principe e la ritenne per mol-
ti anni, nominando il presidente del col-
legio e i provvisori per modutn provisio-
nis. In quei tempi poche rendile rima-
nevano al collegio o seminario. Neil' i-
stessa Lovanio nel 1616 fu fondato un
secondo seminàrio detto di s. Pulcheria,
per la diocesi di Harlem. Il prelato Sa-
sbold avea ricevuto dai capitolari di Har-
lem una somma pel seminario fondato
in Colonia, questi però in detto anno la
ritrassero e la convertirono nella dota-
zione del collegio di s. Pulcheria. Primo
presidente di questo collegio fu Cornelio
Giansenio, poi vescovo di \pri, che colla
sua infelice produzione intitolata Augii-
stinus , lacerò le viscere materne della
chiesa romana, per l'erroneo sistema del
Giansenismo (V\ Non si fossero mai
Formati i teologi sotto la sua disciplina,
che non sarebbero usciti a turbare spe-
cialmeule 1' università di Lovanio e la
fede cattolica. Questo collegio fondato
dal clero d' Harlem , di cui la priucipal
parte forma il capitolo scismatico^ ha
avuto provvisori e presidenti talvolta cat-
tolici, tale altra scismatici. 11 collegio pos-
sedeva più borse o foudi per pensioni;
manteneva fuori di esso gli studenti di
filosofìa; i teologi abitavano dentro ilsuo
recinto, e vi erauo mantenuti ; aìcuui
P A E
somministravano tenue somma pel Joro
sostentamento. Un terzo collegio per la
chiesa d'Olanda era stato fondato a Do-
Tai, ed aveva il titolo di propaganda fi-
de. Manteneva 29 alunni, de' quali i4
erano destinati per Je missioni d'Olanda
propriamente detta, 3 appartenevano al-
la diocesi di Dois-Ie-Duc, i rimanenti
erano addetti alle chiese di Colonia, di
Ruremonda e di Liegi. Fioriva questo
collegio per l'osservanza della disciplina
e per la coltura delle lettere, e possede-
va più borse pei giovani ecclesiastici del
ducalo di Cleves. Gli olandesi potevano
udire teologia anche nei seminari di Ru-
remonda e di Colonia, quantunque pei
decreti de'nunzi apostolici avessero do-
vuto attendere a quella facoltà nell'uni-
versità di Lovanio. Non erano però am-
messi alla cura d'anime, se non dopo un
rigido esame presieduto dal nunzio e da
4 dottori in sacra teologia; anzi dovea-
110 trovarsi idonei a reggere le anime
prima di ascendere al suddiaconato, per-
chè le parrocchie fornivano l'unico mez-
zo di sussistenza e quasi tutti si ordina-
vano a titolo di missione.
Missione delle sette arciprcture
d' Olanda.
La giurisdizione delle missioni olande-
si si estende alle 7 provincie settentriona-
li de' Paesi Tassi, che abbandonarono la
religione cattolica per abbracciare il cal-
vinismo, ribellandosi a Filippo 11. Que-
ste missioni si dividono in 7 distretti ,
cioè di Olanda e Zelanda , di Utrecht,
di Gueldria, dì Over Yssel o Twcnthe,
di Sallandc Dren(he,d\ Frisia o Fries-
Lnui, e di Groninga. Le quali provincie
così divise costituiscono 7 arciprcture o
distretti, a ciascuno de'quali presiede un
arciprete che ha sotto di sé molti pasto-
ri o parrochi, residenti in divei Se stazio-
ni. Le arci pretti re vengono suddivise in
decanati eoo (06 parrocchie e \ >o chiese,
Questa missione dipende immedia lanini-
PAE i63
le dalla sacra Congregazione di propa-
ganda fide (U ■). L'incaricato d'affari del-
la s. Sede all'Aia, mg.r Carlo Belgrado
internunzio e delegato apostolico, è il
vice-superiore attuale: che detto incari-
cato abbia questa ingerenza lo decretò
la congregazione agli 1 1 dicembre i83r,
e Gregorio XVI approvò. I sacerdoti so-
no circa 600 ; vi si trovano gli agostinia-
ni che hanno una stazione, i domenica-
ni che ne hanno 7, i gesuiti 3, i rifor-
mati francescani 10, ed i carmelitani
una. 1 pii stabilimenti sono: 2 seminari,
cioè uno grande con 6 professori e ^ "*
teologi, in Warmond, il quale pare che
sia comune a tutte le missioni dell' Olan-
da ; ed il piccolo seminario in Hagevelt
con G professori, due cattedre di filoso-
fia, e 85 tra umanisti e filosofi: esso è
stato eretto a spese dell'Olanda e Zelan-
da, perciò vi s'istruiscono gli alunni di
queste provincie. Sonovi molte scuole
cattoliche, 4 case delle sorelle della ca-
rità : gli orfani, i poveri, i vecchi hanno
pii stabilimenti. In tutta l'Olanda vi so
no istituii di pubblica istruzione, ed in
Monfort le sorelle della carità. Nelle 7
antiche provincie unite e nelle fortezze
di barriera, i matrimoni contratti, non
osservatele forme prescritte dal concilio
di Trento, sono validi a seconda della
dichiarazione di Benedetto XIV de' \
novembre i^-f1- I cattolici olandesi non
possono testare adpias causas. Il gover-
no nel i834ofliì uno stipendio al clero
cattolico. In Amsterdam, anzi in tutta
l'Olanda, dovea essere libertà di culto,
ciò che si è verificato dopo Guglielmo I,
poiché sotto il suo governo, mentre ogni
religione vi trovò protezione e tolleran-
za, la cattolica vi era trattata con durez-
ze. I piccoli seminari ultimamente non
godevano, come i grandi, il privilegio
dell'esenzione dalla milizia; si operava
però per ottenerla e forse si consegui l'in-
tento. Nel seminano di Warmond gli
alunni pagano annui fiorini 3.» \ di pen-
lione.l) presente monarca In peinic">*v>
164 PAE
la costruzione de' seminari ed il riatta-
mento de' pericolanti. In Olanda tra il
clero va introducendosi il sacro costume
de'ritiri annuali. GregorioXVI nel i832
dichiarò vescovo di Cumini [V.) il be-
nemerito Cornelio Lodovico barone di
"Wykerslooth e di SchalkAvyk, il primo
vescovo che dopo i oo e più anni risie-
de in Olanda; egli consagrò vescovi i
vicari apostolici delle missioni del regno,
e nel 1840 fu in Roma a visitare i sacri
limiui, accolto con paterna amorevolez-
za dal lodato Pontefice: questo zelante
prelato dal 1 833 al i843 ha consagra-
to 5o chiese olandesi. Molte chiese sono
in costruzione ne' villaggi d'Olanda. 11 cle-
ro de'Paesi Bassi nella massima parte si
distingue per esemplarità e zelo. Si cal-
cola che iu tutta 1' Olanda gli acattolici
superano i cattolici di circa G6o,ooo ;
le conversioni degli eretici sono frequen-
ti. Dal i8i4 al i84i il governo accor-
dò per costruzione di nuove chiese e ca-
se parrocchiali, o per le riparazioni delle
già esistenti, scudi 2.39,422 nella sola
Olanda eZelanda. Le chiese costruite per
nitro nelle missioni olandesi e ne' suoi vi-
cariati furono 1G2, le riparate 246, le
case parrocchiali costruite 79, le ripa-
rate io5. In alcune chiese di Olanda si
trova una direzione di laici per l'ammi-
nistrazione de'beni delle parrocchie: ivi
non sono conventi di religiosi, poiché i re-
golari abitano nelle case de'secolari pres-
so i loro oralorii. Le parrocchie de'rego-
lari sono le più numerose, imperocché
non essendo in Olanda circoscrizione di
diocesi, ed i fedeli essendo liberi di sce-
gliere la parrocchia a cui vogliono ap-
partenere, più, volentieri si sottomettono
ai regolari. Il governo olandese assegnò
al culto cattolico 400,000 annui fiorini,
il triplo a quello protestante.
A 'rei pretura di Olanda e Zelanda. h 'O-
landa provincia è divisa in due parti, me-
ridionale e settentrionale che si chiama
anco West-Frisia: la popolazione alcu-
ni la fauno ascendere a 750,000 abilau-
PAE
ti. La Zelanda propriamente detta non
componesi che d'isole formate dalle due
braccia dello Schelda, dal mare e da un
braccio della Mosa : la principale delle
isole è quella di Walcheren; queste isole
sono popolate da i36,ooo abitanti. La
popolazione cattolica dell' Olanda e Ze-
landa è di 256,ooo, con 184 parrocchie
o stazioni e 190 chiese. II distretto ed
arcipretura di Olanda e Zelanda è divi-
so in 8 decanati. Il i.° decanaio è quel-
lo di Amsterdam , ove risiede il deca-
no. A msterdam, Amstelodainum, capitale
dell'Olanda, la più grande, la più bella, la
più ricca e la più popolosa città del re-
gno, è capoluogo del Nord-Olanda. 11 fiu-
me Amstel dopo averla attraversata, s'in-
tromette neh' Y, canale del Zuyderzee.
Fondata in terreno palustre, ha dovuto
interamente innalzarsi sopra palafitte a
foggia di semi -circolo, le di cui estremi-
tà nello stesso Y mettono capo, che for-
mandone la boreale barriera compone il
suo ampio e comodo porto. Due ordini
di palafitte ne chiudono l'ingresso, dal fan-
goso banco detto pampus maggiormen-
te guarnito, e lasciano 21 aperture pel
passaggio delle piccole navi, le quali sol-
tanto possono penetrare nell'interno. Al
di fuori sogliono ancorarsi i grossi va-
scelli, e molti fra essi non oltrepassano i
paraggi del Texel. Larghe fosse e turri-
ti bastioni ombreggiati dagli alberi, mu-
niscono la città dal lato di terra; il suo
circuito è di 4 leghe. La facilità d'inon-
dare il paese con aprire le dighe , offre
il più sicuro mezzo per lihaltere le ag-
gressioni, e ne diedero gli abitanti valen-
te prova nell'assalto di Luigi XIV, che
nel 1672, rinnovando l'esempio della vo-
lontaria inondazione di Leida, respinse-
ro con sommo eroismo. I molti canali che
la intersecano ornati di verzure , la di-
vidono in 90 isolette che hanno 290 pon-
ti di comunicazione; magnifico è quello
suU' Amstel. Le strade, fiancheggiate di
belle case, sono illuminale la notte con
profusione. Il palazzo pubblico si riguar-
PAE
da meritamente come una fra le mera-
viglie europee Costrutto sopra parecchie
migliaia di palafitte con belle pietre qua-
dre, ornato agli angoli con statue di bron-
zo, viene sormontato da una torre, di cui
1' orologio rende armonico suono me-
diante artificiosa macchina, che agita u-
na serie di campanelli. Nella sala, nelle
gallerie, nelle camere, i marmi, i bassi-
rilievi, le scolture, i dipinti rispondono
all'esteriore eleganza e magnificenza. SJi-
naugurò nel 1 655, e servirono per lun-
go tempo i suoi sotterranei a tenere cu-
stodito il gran tesoro della famosa banca
fondata nel 1609. Sono inoltre celebra-
ti gli edifizi dell' ammiragliato, dell'ar-
senale, della borsa, della compagnia del-
l'Indie e del monte di pietà. Vi si nu-
merano 49 templi di vari culti cristiani,
cioè 20 dei cattolici, \i de' calvinisti, 2
de'luterani,3 degli anabattisti, ed uno gli
armeni scismatici e gli episcopali; i qua-
queri hanno una riunione, mentre gli e-
brei che in più di 20,000 abitano un
separato rione, hanno tre sinagoghe, li-
na delle quali di graziosa architettura.
Sono poi rimarchevoli le chiese di s. Ni-
cola e di s. Caterina degli acattolici. La
prima, detta vecchia chiesa, ha bella vol-
ta sostenuta da 42 colonne, sulle quali
riposa stupenda torre alta 240 piedi, chie-
sa che contiene le tombe di molti illu-
stri guerrieri. Quella di s. Caterina , o
chiesa nuova, che passa per una delle più
bello fabbricate ne1 Paesi Bassi, oltre le
tombe di molti uomini celebri, racchiu-
de quelli del famoso ammiraglio lAuy-
tor, morto nel 1 (> — *_>. Vi sono 3 teatri, ti
orfanotrofi, molti ospedali, asili di bene-
ficenza, ed utili stabilimenti di pubblica
gratuita istruzione. Il regio istituto fon-
datovi nel 1808 è ormai giunto a splen-
dida rinomanza, e nel 1817 tì si aggiun-
te l'accademia ili belle arti. Vi sono scuo-
le di medicina, di chirurgia, di mai ina, di
artiglieria; giardino botanico, anfiteatro
anatomico, gabinetto di storia naturale,
musco, ospizio pei cicchi, altro pei pai-
PAE i65
zi , e G ca?e correzionali. .Molte ed illu-
stri sono le accademie: quella denomina-
ta Felix merilis, procura con pubbliche
lezioni spandere su tutte le classi nozio-
ni di lettere, commercio, musica, scien-
ze esalte e belle arti; altra ha per epi-
grafe, Concordia et libcrtas. Ampii so-
no i cantieri da costruzione , comodo il
lazzaretto e rigorosi i regolamenti sani-
tari. Le operazioni di banca, le intrapre-
se delle assicurazioni, l'estesissimo traf-
fico, sono le basi di sua perenne floridez-
za e prosperità ; l'industria somministra
manifatture d' ogni sorta di stoffe, mer-
letti, tappezzerie, ec. ; vi sono pure raf-
finerie di zucchero, fonderie di ferro, fab-
briche di carta, ec. ; le tipografie sono dal-
la prima introduzione giunte all' apice
dell'eccellenza, e ne uscirono superbe e-
dizioni delle opere più classiche. Tutte poi
le produzioni dell'antico e nuovo mon-
do , anche per le compagnie delle Indie
orientali e occidentali, colano pel suo gi-
gantesco traffico io questo generale em-
porio , che posto fra il nord ed il sud
dell'Europa, sembrò destinato dalla na-
tura ad occupare un posto sì eminente.
A fronte che il suo commercio terrestre
e marittimo non è paragonabile col pas-
sato, pure diverse centinaia di navi co-
prono sempre le sue acque. La gran lie-
ra di settembre rigurgita di stranieri, e
il portofranco europeo le presagisce nuo-
vi destini. Tanto ha potuto operare l'in-
stancabile attivila degl'industriosi abi-
tanti, ad onta della sterilità e pericoli del
basso terreno, e malgrado eli ostatoli vii
un'incomoda navigazione, che questo re-
moto angolo, ricco solo di pescagione, ai
signori d' amstel spettante, ed ai conti
d' Olanda poscia , d i venne ed è tuttora
il centro della nazionale opulenta Am-
sterdam è patria de' pittori Bergheim ,
aerlseo, Verkolie, Van-der-Noer, Van
Huysum, Veeninx, del geografo e stami'
patore Blaeu, del letterato Filippo d'Or-
ville , del poeta Luca Rotgans, del so-
li •' 1 Spiuosa, del medico Paw di m il l
i66 PAE
ina Koerthen, e di molti altri personag-
gi illustri nelle arti e nelle scienze. A-
vanti il 1204 Amsterdam era un piccolo
castello chiamato Amstel, il cui signore
Gisberto I ne fece dimora di pescatori ,
indi diveune borgo, ed il co>-te d'Olan-
da FlorentIV nel 1235 gli accorciò pri-
vilegi. Dopo averlo Gisberto II abbellito
con edifizi e fortificato con torri, comin-
ciossi a chiamar città col nome di Atri-
sleìoòam, chiusa dell' Amstel. Come com-
plice della morte di Florent V, il conte
GuglielmoIII lo cacciò, e nel i 2 0,61a riu-
nì a'suoi domimi. Divenuta importante,
per gelosia i vicini di Gueldria la pose-
ro a ruba ed a fuoco; indi tentò impa-
dronirsene nel i525 Giovanni di Ley-
den calzolaio, alla testa degli anabattisti.
Nel 1578 dopo lungo assedio si rese agli
stali federati e fu la prima a raccogliere
il frutto dell'emancipazione. Da quest'e-
poca Amsterdam ripete il suo vero splen-
dore , divenendo l'asilo degli emigrati
de' Paesi Bassi, per le persecuzioni reli-
giose degli spaguuoli e crudeltà del duca
d' Alba. La chiusura della Schelda nel
1 648, facendo perdere ad Anversa la pre-
ponderanza commerciale, accrebbe quel-
la d'Amsterdam. Si ai rese nel i rr)5 alle
truppe repubblicane di Francia, quindi
divenne la capitale del nuovo regno d'O-
landa, e dal iSioa] 1 8 1 4- *' capoluo-
go del francese dipartimento di Zuyder-
fcee,e dichiarata da Napoleone, dopo Pa-
rigi e Roma, la 3/ città dell impero. Die-
tro i memorabili avvenimenti del 1814,
ritornata sotto il dominio de' suoi anti-
chi signori della casa di iS'assau-Orange,
all' istituzione del regno de' Paesi Bassi
fu dichiarata con Brusselles residenza del
re, benché la corte antepose Aia, slata
residenza de' conti d'Olanda. Separati i
Paesi Bassi dal Belgio, Amsterdam si con-
sidera come la capitale dell'Olanda e la
principale del reame. Un secolo addietro
la popolazione ascese a più di 400,000,
ora lo è di 220,000, de quali 60,000
cattolici. Questi nel distretto hanno 23
PAE
pastori 0 parrochi, 190 sacerdoti, oltre
i domenicani, gesuiti e riformati france-
scani, delti anche recolletti, Squali han-
no ciascuno due stazioni in città. Ivi i
cattolici hanno ospizi, anche per gli or-
fani, ospedali, conservatorio per le zitel-
le , confraternita dello Spirilo Santo, e
sono ammessi agl'istituti e società lette-
rarie, comuni a tutti i cittadini. La città
di Delfi appartiene al decanato d' Am-
sterdam; ha società di pubblica benefi-
cenza, due chiese e 7000 cattolici. Que-
sto decanato si divide in 23 stazioni o
parrocchie.
11 2." decanato deli'arcipretura d 0-
landa e Zelanda è quello di Delfland; il
decano risiede a\V Aia(V.) con 18,000
cattolici, 4 parrocchie e 5 chiese, 2 di-
rette dal clero secolare e 2 dal regola-
re ; pastori 1 3, cappellani 6, oltre i do-
menicani e gesuiti. Questo decanato ha
i3 stazioni. Il 3." decanato è quello «li
West- Frisia; il decano ha domicilio nul-
la città di Warfersokre, con 2 3 pastori.
Que^o decanato è diviso in 2 3 stazio-
ni. Il 4° decanato è quello di Nord-O-
landa; la città d' Alkmaer è la residen-
za del decano, con 27 pastori e stazio-
ne de' domenicani, che pur 1' hanno in
Averhom. Il decanato è diviso in 1- sta-
zioni. 11 5.° decanato è quello di Kenner-
rneland : Ilavlem (T.) è la residenza del
decano, il cui 2.0 vescovo fu cacciato nel
1572; la sua cattedrale era la più gran-
de dell' Olanda. Vi sono qooo cattolici,
20 pastori, 6 chiese, oltre quella de'recol-
letti e quella dedicata a s.Giuseppe, che fu
consagrala nel 1843 : le ullime due nuove
chiese fabbricale in Harlem possono con-
tenere 2000 persone , e vi concorse con
sussidio pecuniario il governo, non senza
timore che volesse sopprimere le piccole
chiese, coni' esso ha usato e pretende. I
missionari sono chiamati i capitolari di
Harlem, non perchè vi sia propriamente
alcun capitolo, ma perchè godono di al-
cuni beni appartenenti al distrutto ca-
pitolo. Eleggousi un vicario capitolare di
PAE
titolo, dipendente dall' arciprete del di-
stretto , per impedire che venga eletto
dai giansenisti, i quali riconoscono quel
capitolo. In filiti lo scismatico vescovo di
Harlem, allorché viene eletto, sempre dà
parte di sua elezione al capitolo, benché
riporti la solita risposta, ch'essendo essi
cattolici, non hanno che fa re con chi èri-
belle alla s. Sede. In questo decanato, che
conta 20 stazioni, esiste il nominato pic-
colo seminariodi Hageveld pei bassi stu-
dii de'chierici. Il 6.° decanato è quello di
Rhinland,ove trovasi il suddetto semina-
rio per gli studii sacri. 11 decano risiede
nella città di Leida oLeyden, posta in de-
liziosa pianura, con università, 2 ospe-
dali, biblioteca ricca di libri e mss., isti-
tuti di scienze e lettere. I cattolici sono
1 0,000, 6 le chiese, 2 5 i pastori. Dopo la
separazione del Belgio dall'Olanda, i
parrochi del Belgio che sono sulla fron-
tiera, entravano colla giurisdizione in O-
landa, e quelli d'Olanda nel Belgio. Que-
sto stato di cose non piacendo al sovra-
no dell'Olanda, ol tenuta la permissione
e quasi rinunzia del vescovo di Gand, si
venne ad una nuova circoscrizione di dio-
cesi, mediante la quale ne i parrochi o-
landesi entrano nel Belgio, né i cui ali del
Belgio portano la loro giurisdizione den-
tro il regno d'Olanda. Il decanato è di-
viso in 2 5 stazioni. Il 7.0 decanaio è quel-
lodi Schieland;il decano risiede nella cit-
tà di Botlerdam. che ha più stabilimen-
ti di letteratura, e 3 ospizi comuni a tut-
ti. I cattolici sono 24,000, le chiese 3 ,
e 2 stazioni di domenicani ; vi sono pu-
re i francescani. Contiene ancora la città
di Schiedam con più chiese. Questo de-
canato abbiacela 1 1) stazioni. L'8.° de ca-
nalo è stabilito in Heerembergh nella Ze-
landa , di cui è capoluogo MuldeLburgo
(P.), il cui vescovo per malignità degli
eretici durò soli i3 anni. Sono i cattoli-
ci 2000, con io chiese e 8 pastori. 11
governo d' Olauda nel i83S fece un
decreto , mediante il quale accordava
una borsa o pensione agli studeuti di
PAE 167
teologia. Ma il vice-superiore mg.T An-
tonucci seppe illuminare tutti i superio-
ri, che in tal modo venivano a perdere
la libertà dell' istruzione religiosa, ed il
governo veniva ad intrometlervisi. Le
pensioni erano di tre specie, medie, inte-
gre e doppie: le i.e erano per gli alunni
de'piccoli seminari, le 2.e per gli studenti
teologi de'grandi seminari, le 3.s per chi
attendeva ai sacri studii nelle università,
dentro e fuori del regno.
Arcipretura dJ Llreckt.Qiiesla si esten-
de a tutta l'arcipretura d' Utrecht (P.),
ove risiede il vescovo giansenista, forman-
te il principal nucleo dello scisma. Le
stazioni o paiTocchie sono 66 , le chiese
72, i cattolici 80,800, i sacerdoti 1 06, ol-
tre i domenicani e francescani riforma-
ti ; esistono 4 orfanotrofi in Utrecht, in
Veenden, inWick, in Heerverson, ed al-
tre istituzioni di beneficenza, di carità ,
di lettere e scienze. Le città principali
sono: Utrecht capoluogo della provincia
con 17,000 cattolici, 9 chiese, 2 stazioni
de'domenìcani, oltre le 2 di Tiel; Amer-
fort, grande e bella , capoluogo del cir-
condario di tal nome suIl'Eeen, con 7000
e. Ululici ; Cudembourg coi gesuiti ; Mon-
fort con seminario direltodai gesuiti, tra-
sferito dalla contea di s. Heerembergh,
ove era stato fondato nel 1799, con 9
professori e 120 alunni ; ed un istituto
di suore con cappellano. Laaren è par-
rocchia con i5oo cattolici; i francesca-
ni riformati hanno stazioni in Gorvum
o Gorcum, Woerdeu e Onde Water. In
Amerfort hannogli scismatici il seminari i
teologico, nel quale risiede il pseudo-ar-
civescovo di Utrecht. Nel 1842 la cou-
gregazione di propaganda commise al vi-
ce-superiore delle missioni di eriu<
concerto coli' arciprete, dei decanati. II
governo olandese avrebbe voluto fabbri-
care vaste e belle cinese nelle città del
regno, colla condizione di sopprimere i
piccoli pastorali o stagioni o parroci Ine.
11 detto vice-superiore incaricato d' at-
tui pontificio, si oppose al progetto, che
i68 PAE
non piaceva al clero ed al popolo, per
prudenti ragioni. Si credette vedervi il
diseguo d'allontanare dall'Olanda gli or-
dini regolari molto accetti ai cattolici , i
quali appunto posseggono i piccoli pasto-
rati.
Arcìpretura di Gueldria, con Arn-
hem per capoluogo. Questa città vaga e
forte è antichissima, situata sulla destra
riva del Reno, a poca distanza dall'Ys-
sei, lungo la falda d'un' amena collina.
Al valente Coehorn è dovuta 1' amplia-
mone delle fortificazioni , che la rendo-
no ben munita. E' degno di osservazio-
ne il così detto palazzo del principe, an-
tica residenza de' duchi diGueldria, po-
scia de'governatori della provincia. Nel-
la principale chiesa dedicata a s. Euse-
bio, veggonsi i sepolcri di questi duchi e
de'conti di Gucldria, e insieme quello del
turbolento duca Carlo d'Egmond. Essa
produsse molti uomini di leltere, e fra
gli altri Alberto Kivet ed Everardo de
lleide celebre storico. Vi fioriscono al-
cuni istituti letteraiii e scientifici, ed il
conservatorio filarmonico , non che di-
verse fabbriche. Questa città, nominata
da Tacilo, era già conosciuta nell' Vili
secolo, Arnoldi villa, Arenacuni, Arnlu-
miuni. Ottone IV duca di Gueldria l'a-
vea fortificata; Carlo V vi pose nel i 543
il consiglio di Gueldria e di Zutphen, e
Filippo II nel i55q vi stabilì la camera
de'conti per queste due provincie. Fu tol-
ta dagli olandesi agli spagnuoli nel i585,
poscia insieme con tante altre città nel
1672 cadde in potere di Luigi XIV, che
1' abbandonò due anni dopo, avendone
prima demolitele fortificazioni, ripristi-
nate nel 1702. Nel 1 8 i 3 fu conquistata
dai prussiani. Vi sono 9000 cattolici con
una chiesa; quelli di tutta l' arcìpretura
ascendono a 77,781,0011 80 chiese, 56
parrocchie o stazioni, e 96 sacerdoti. Vi
è stato formato un fondo risultante da
questue in sollievo de' chierici bisogno-
si, onde compire il corso teologico. L'i-
stituzione d' un fondo pel mantenimen-
PAE
10 d' un alunno in Olanda dicesi borsa.
11 re Luigi Bonaparte fece restituire ai
cattolici dai calvinisti molte chiese, mol-
te ne restaurò o dotò, altre ne edificò dai
fondamenti o permise fossero fabbricate.
Arcìpretura di Over Yssel o Twen-
theo Tubanzia, comprende il sud-est del-
la provincia di Over Yssel. N' è capoluo-
go di cantone Delden. I cattolici sono
36oo, vi hanno una chiesa e in tutta l'ar-
cipi etura 35, con 3i parrocchie, som-
mando in tutto essi 42>l04- ' preti so-
no 62, pastori o cappellani. Vasse presso
Almeloo, altro capoluogo, è la residenza
dell' arciprete. I vescovi d" Utrecht per
concessione di Enrico 111 furono sovra-
ni di questa provincia dal secolo XI fino
al 1 522, ed in appresso per qualche tem-
po fu essa dipendente dal vescovodi Rfftin-
sler. La maggior parte delle chiese di que-
sto distretto fu ricuperata dai protestanti
(che se n' erano resi padroni Dell'epoca
dell'invasione dell' eresia), per opera di
Luigi Conapai te, il quale si rese eziandio
benemerito della religione cattolica col
fabbricarne delle nuove. Fra le chiese
ricuperate, evvi pure la bella e antica col-
legiata di Oldenzael.
Arcìpretura di Salland e Drenthe.
Sallandia forma il paese di sud-ovest del-
la provincia di Over Yssel. N'è capoluo-
go Zwolle o Zwol, Zuvolla, città forte
a (pialelie distanza dalla destra sponda
dell' Yssel, cui trovasi unita mediante il
canale Guglielmo, aperto nel 1819. Fra
le chiese rimarchevole è la principale per
l'antichità, pel suo organo e pel pulpito
notabile per le scolture. Di fianco a Zwol-
le sorge la montagna di s. Agnese, con
giardini e passeggi ameni, do\e un tem-
po era il convento agostiniano, in cui nel
secolo XV visse Kempis, autore del li-
bro : Imitazione di Gesù Cristo. Il vesco-
vo Willebrand di Oldemburg diede a
Zwolle la forma di città nel 1233. Fu in-
cendiata nel 1324, accresciuta poi e ri-
costruita, divenne città libera , imperia-
le, e fece parte della lega anseatica. Nel
PAE
i o8o se ne impadronirono i cattolici, ma
fu loro tolta dagli olandesi , a' quali la
presero i francesi nel if>72, lasciandola
poi dopoaverlasmantellata. Rimasesom-
mersa nel turbine del febbraio 1820. In
Zwolle vi è un convento di agostiniani.,
ospizio per orfani, asilo per le donne po-
vere avanzate in età, con 55oo cattolici.
La provincia di Drentbe ha Assen per
capoluogo e vi risiede 1' arciprete. Que-
sta città posta sull'IIoorn-Diep, nel cen-
tro della provincia, è assai bene edifica-
ta, e comunica col Zuyderzee per un
canale, che costò io anni di lavoro.
JNVsuoi contorni si trovano le tombe de-
gli antichi germani. Vie un collegio ed
una commissione di agricoltura. In tut-
to il distretto i cattolici sono 28,100, le
parrocchie 27, due spettanti ai regolari,
le chiese 32. Appartengono a questa ar-
cipretura anche le città di Campen e De-
vcnler (V.), con bella cattedrale; in am-
bedue vi sono asili per le povere vecchie.
In tutta Parcipretura isacerdoti sono 4*«
Arciprctura di Frisia 0 Fricshind,
con Leuwarden (V.) per capoluogo:
ivi sono i domenicani, ed i francescani ri-
formati in 3 stazioni ; orfanotrofio ed o-
spizio pei poveri cattolici, con 4 chiese
e 4^00 cattolici. Nella città di Sueek vi
è l'orfanotrofio, e nella città di JBolsward
a parrocchie coi parrochi. In tutta l'ar-
cipretura i cattolici sono 2 1,200, le par-
rocchie 3 1 , le chiese 33, i sacerdoti 38,
quasi tutti esercitanti l'ufficio di curato.
Nella provincia di Frisia il calvinismo
vi è dilfusissimo a segno, che quasi tutta
la popolazione ne professa i perniciosi
errori. Nel collegio Tavverschoof di Lo-
vanio cranvi delle borse o pensioni pel
mantenimento d'alcuni chierici del di-
stretto, fondate da Veglio de Ayta fri-
sone, le (piali dopo la distruzione del col-
legio fàtla dai francesi, non si poterono
rivendicare. Nella diocesi di Bolsward i
fedeli nel 1 835 a' 3i agosto furono di-
spensati dall'astcnersi dalle opere servili,
fenno l'obbligo di sentir la messa, csscn-
PAE 169
do ivi di precetto la festa di s. Martino,
forse patrono della città.
Arciprctura di Groninga, provincia
che ha per capoluogo la città di Gronin-
ga {f/.), con 54oo cattolici, stazioni di
domenicani e agostiniani. Vi si trovano
molti istituti di beneficenza e pubblica
istruzione , orf motrofio ed ospizio pei
vecchi cattolici, che vi ricevono vitto e
vestito. I seguenti villaggi cattolici han-
no parrocchie : Aduard, Appingadam,
I3edum, Delfzyl, Hoorn, Kleine Meer,
Peke!a, Uithuizen, Veendam e Wischo-
ten. Il seminario di s. Heeremberg, og-
gi di Culemberg, mantiene due alunni
di questo distretto. L'arcipretura al pre-
sente dipende dall'arciprete di Sallandia.
I cattolici sono 1 3, 200, le parrocchie 1 1,
le chiese 1 5, isacerdoti 18. La provin-
cia di Groninga è stata per qualche tem-
po soggetta al vescovo d'Utrecht, fino a
Carlo V. Ultimamente il governo accor-
dò ai cattolici la gran chiesa detta di
Broeclekerke nella città di Groninga. Per
altro è interdetta l'ufhziatura nelle sta-
zioni minori, dovendo tutti i parrochi e
cappellani per turno ogni domenica eser-
citare in questa chiesa il sacro ministe-
ro. Vi si trova qualche legato pio. Alcu-
ne chiese non possono contenere tutti i
fedeli per la loro angustia ; negli ultimi
anni ne furono rifabbricate 3 dai fonda-
menti. Le obblazioni de' fedeli manten-
gono le chiese e gli ecclesiastici. Questo
distretto possedeva molti ospizi usurpa-
ti dagli eretici e convertiti in luoghi pro-
fani, lu Groninga eranvi il convento pei
domenicani ed il monastero per le Cla-
risse; furono convertiti in orfanotrofi, og-
gi goduti dagli acattolici.
Vicariato apostolico di BoisleDuc, ed
amministrazione apostolica di Gravet
Ravcs icin e Me gai.
La repubblica delle 7 provincie unite
s'impadronì nel secolo XVII di quella
pur/.iouc di Brattante, chiamato poi Bra-
i7o PAE
barite settentrionale o olandese. II pos-
sesso gli fu ratificato pel trattato di West-
falia nel 1648. Fu allora soppresso il ve-
scovato di Bois-le-Duc^.), (o bosco del
duca, da cui era prima occupata avanti
che il fondatore lo facesse tagliare per re-
primere le scorrerie di que'di Gueldria,
e se ne servì per fabbricare la città cinta
di mura nel 1 196) il cui vescovo era sta-
to cacciato in un agli ecclesiastici ed ai
religiosi, soppressi i capitoli di Bois-le-
Duc e Breda ; quindi la s. Sede stabili
due vicariati apostolici per la parte del-
la diocesi di Anversa, che si estende al
Brabante settentrionale. Gregorio XVI
avendo eletto amministratore apostolico
del vicariato di Bois-le-Duc a' 5 giugno
1 83 1 , d. Enrico Den-Dubbelden, a' >4
gennaio 184^ lo fece vicario apostolico
e vescovo di Emausa o Ernmaus in par-
tibusj nello stesso tempo gli assegnò per
coadiutore mg.r Giovanni Zaysen , di-
chiarandolo vescovo di Geira in parli-
bus, poiché in tutti i vicariati apostolici
d'Olanda egli volle pone de'vescovi. Il
governo stava per dare al prelato vica-
rio apostolico, residente in s. Michele di
Gestel, un ampio palazzo prossimo alla
cattedrale. Evvi il seminario diviso in
due sezioni, una in campagna in Gestel
parrocchia di s. Michele: contiene 160
alunni, che per la massima parte si man-
tengono del proprio, ed 8 professori che
insegnano le lettere e le scienze che apro-
no la via alle facoltà più alte. L'altra
sezione è nel villaggio di Haaren, con
100 alunni che ricevono qualche aiuto
dalle pensioni; visi apprende V intera
filosofia, i canoni, la teologia e la scrit-
tura. In Bolduc vi è l'ospizio de'fanciul-
li ed altro per fanciulle. Si sono aperte
scuole quasi in tutte le parrocchie per i
fanciulli d'ambo i sessi. Vi sono case del-
le sorelle della carità, che osservano i
voli e la vita comune, monastero di trap-
pisti in Darfeld, e due ospedali comuni
a tutti gli abitanti. I canonici piemostra-
tensi ebbero già uu'ubbazia in Berne, fon -
PAE
data nel 1 1 33. Questo pio stabilimento
soggiacque all'universale proscrizione,
quando le 7 provinciede'Paesi Bassi, sot-
trattesi al governo di Filippo II re di Spa-
gna, si eressero in repubblica, e passaro-
no dalla religione cattolica al calvinismo.
L'abbate ed i suoi monaci si rifugiaro-
no in Bois-le-Duc, che si manteneva fe-
dele al suo sovrano; ma nel 1629 cadu-
ta anch'essa in potere de' ribelli, ne fu-
rono espulsi i religiosi e spogliati de'loro
beni. L'abbate si portò in Vilvorde, dio-
cesi di Malines, di dominio austriaco, i
canonici regolari restarono in Bois-le-Duc
come preti secolari ad assistere i fedeli.
Nel 1648, rallentata la persecuzione, i
premostratensi ristabilirono 9 parrocchie
in Bois-le-Duc, che sono da essi ammi-
nistrate. L'abbate resta in Vilvorde, do-
ve si tiene il capitolo e si elegge il supe-
riore. 11 maggior numero de'premostra-
tensi è in Bois-le-Duc, dimoranti due o
tre per ogni parrocchia, e non in comu-
ne, perchè vige il decreto di soppressio-
ne. Nel 1801 soppressi in Francia tutti
i luoghi pii, ad istanza del governo fran-
cese fu quasi obbligata la s. Sede a sop-
primere anche l'abbazia di Berne. Que-
sti canonici regolari, quantunque disper-
si, conservarono lo spirito della loro vo-
cazione, sempre disposti a tornare a far
corpo religioso, come avvenne dopo il ro-
vescio delle armate francesi nel 181 5.
Tornato in vita l'ordine premostraten-
se, le cose però non progredirono rego-
larmente, per cui nel 1839 si giunse a
dubitare della validità della professione
religiosa e degli altri privilegi propri
degli ordini monastici. Dedotta la causa
innanzi il tribunale della congregazione
di propaganda, ne usci il decreto che le
cose progredissero com'erano procedute
per 1' innanzi. Dopo la rivoluzione del
Belgio, alcuni luoghi delle diocesi di Lie-
gi e Namur, rimasti all'Olanda, furono
riuniti a questo vicariato. L'odierno vi-
cario apostolico acquistò un latifondo a
beneficio de'suoi successori. Delle inoltu*
PA E
pie fondazioni, poche ne sono stale ricu-
perate. Previo il placet regio, da poco
tempo statuito, si possono lasciar legati
a poveri cattolici, ed il cattolicistno è in
aumento. E slata croata una commissio-
ne per la questua e per la retta ammi-
nistrazione dell'edificio di Harlem : essa
è composta di ecclesiastici e laici integer-
rimi ; l'edificio riceve qualchesussidio da-
gli stali provinciali. Si trovano nella dio-
cesi alcuni benefìcii e alcune fondazioni
per anniversari, per alquanti anni o per-
petui. Molti benefìcii sono in potere dei
protestanti, dai quali non si ricuperano
senza grande difficoltà. Oggi evvi la li-
bertà del culto cattolico, quantunque di
trailo in tratto la direzione generaleema-
ni decreti contrari ai diritti della Chie-
sa. Sono veri parrochi gl'incardinati alle
chiese, sebbene vivano di oblazioni dei
fedeli e di qualche sussidio che sommi-
nistra il governo; sono perpetui e nelle
feste applicano pro-populo. L'abbate di
Berne ha diritto di presentare i suoi ca-
nonici a 8 paslorati o parrocchie: prima
poteva presentare a molle parrocchie an-
che nel Belgio, ove oggi forse soli due par-
rochi premostratensi vi sono. I religiosi
di s. Francesco recolletti presentano a
due paslorati. Quattro famiglie ancora
pretendono al patronato laicale, e ne sono
in possesso, ma senza titolo. Un giorno la
ss. Eucaristia non si poteva conservare
che nelle case de'pastori, come anco ades-
so conviene praticare in alcuni luoghi;
ma oggi si conserva con la debita lam-
pada in tutte le chiese parrocchiali. Tutte
le parrocchie hanno determinati confini
e la loro chiesa: in questa diocesi di ia-
do avvengono matrimoni misti. Un tem-
po il pubblico insegnamento era affida-
lo ai soli protestanti, oggi lo possono e-
sercitare ambe i cattolici, ma non come
quelli, ed il governo non ha ancora sod-
disfatto ai reclami de' cattolici che chie-
dono poter fondare scuole a proprie Bpe-
se, e clic nelle scuole de'protestanti nin-
na menzione facciasi di religione. Tutti
PAE 171
i parrochi secolari o regolari hanno sus-
sidio dal governo. In Bobine non esiste
convento alcuno, tranne il monastero di
Tilburg, ed i religiosi che vi si trovano
vivono dispersi nelle parrocchie. Tutti
gli ecclesiastici regolari o secolari vesto-
no abili laicali, ma decentissimi e distin-
ti dal modo di vestire de' cittadini. Esi-
ste in Olanda la direzione del culto cat-
tolico, ma però è funestissima alla reli-
gione, e non sussiste che per travagliare
e ledere i diritti della Chiesa. Alcune di
queste notizie sono comuni agli altri tre
vicariati apostolici; anche queste notizie
sono di recente data.
Nel i84' i cattolici della diocesi era-
no 327,74 r> 'e chiese pan-occhiali 2 ~\,
gli oratorii 16. Il vicariato è diviso in g
decanati, ognuno de quali ha sotto di sé
un numero dove maggiore, dove mino-
re di parrocchie. I sacerdoti sono 26 r,
i parrochi 254, ed olirei premostraten-
si e trappisti, vi sono i gesuiti, i reden-
t oii sii, i cappuccini. i.° decanato in Bois-
le-Duc. I 18,000 abitantisono quasi tut-
ti cattolici. Sonovi 4 parrocchie eia 1 ."
ch'è anche cattedrale è sotto l'invocazio-
ne di s. Giovanni evangelista, che in bel-
lezza non ha altra chiesa in Olanda che
la superi ; la 2.a è sacra a s. Pietro, la
3.' a s. Giacomo, la 4-3 a s- Caterina.
Evvi un oratorio delle sorelle della cari-
tà, vicino alla cattedrale, con rettore. Vi
sono ancora le religiose penitenti del 3.°
ordine di s. Francesco. Casa delle sorel-
le della carità di s. Vincenzo de Paoli,
che hanno cura delle fanciulle, dei sor-
do muti, delle vecchie e degl'infermi. \ i
sono le sorelle agostiniane, che nel pas-
sato secolo per la soppressione de'iuoghi
pii,come oriunde olandesi, dal Belgio tor-
narono in Olanda e presero a conserva-
le l'istituto; Dio lo benedì e fiorisce as-
sai, ricevendone la gioventù salutare i-
struzione. 2.0 decanato d Oithen. I cat-
tolici sono 33,oo2. I luoghi con pastori
e alcuno anche con cappellani sono l >.
le chiese 22, compresa quella di s. Mi-
,72 PAE
chele di Grstel. In questo decanato vie
ospizio di sordomuti ; le sorelle della ca-
rila istruiscono le fanciulle povere, men-
tre i poveri fanciulli apprendono mestieri.
Doveansi introdurre i fratelli delle scuo-
le cristiane. Vi sono scuole domenicali
erette sotto la direzione de'parrochi, pei
poveri che ne'd'i feriali devono attende-
re ai lavori. 3.° decanato di Bommelen,
nella provincia di Gueldria. I cattolici
sono 22,86 1, i luoghi 21 e alcuni con
più villaggi , le chiese 20 con pastori.
4." decanaio di Kilvaris Beeken. I cat-
tolici sono ig,423, i luoghi 1 1, le chie-
se 1 1 con pastori e due oratorii. Vi si
trovano le sorelle del terzo ordine di s.
Francesco, le sorelle della carità che vi
hanno pure il noviziato; vi è altro isti-
tuto delle sorelle della carila, che hanno
cura degl'infermi, istruiscono i fanciulli
e li allontanano dalle scuole de'protestan-
ti: questo istituto ha molte sezioni sta-
bilite d'autorità del superiore in più de-
canati. 5.° decanato di Eindhovien. I cat-
tolici sono 38,2oo, i luoghi 3o, le chie-
se 3i con pastori. 6.° decanato d' Os-
sen. I cattolici sono i4,3o4, i luoghi e
le chiese i4 con pastori. 7.0 decanato
del Monte di s. Geltrude. I cattolici so-
no 25,32 o, i luoghi 18, le chiese i3 con
pastori. In questo decanato si trovano le
sorelle cristiane e formano una sezione
di quelle stabilite io Gueldria. 8.° deca-
nato di Hensden. I cattolici sono 4,255,
i luoghi 6 con molti villaggi, le chiese G
con pastori. c).° decanato di Elmonden.
1 cattolici sono 43,273., i luoghi 25, lo
chiese 3o con pastori.
tinnii ni strazi oiì e apostolica dì Gra-
ve , Ravestein e Megen. Avendo la re»
pubblica olandese nel principio del pas-
sato secolo fatto nuove conquiste, e ot-
tenuto cessioni sulle provincie austriache
del Brabante, Fiandra, Limburgoe Guel-
dria, che si chiamarono paesi della ge-
neralità, per essere amministrate in co-
mune dagli stali olandesi, convenne eri-
gere l'altro vicariato apostolico detto di
PAE
Grave dalla residenza del vicario, pei
luoghi già compresi nelle limitrofe dio-
cesi di Ruremonda e Aquisgrana. Sop-
presso finalmente pel congresso di Rad-
stadt e per la pace di Luneville, nella
fine del secolo scorso, e incorporato alla
repubblica francese il vescovato di Liegi,
ne fu traslatato il vescovo all'arcivesco-
vato di Malines, e al medesimo fu data
l'amministrazione di due distretti esi-
stenti nella Gueldria, cioè di Ravestein
e Megen. Morto quest'ultimo, né poten-
dosi perle ultime vicende esercitare più
la giurisdizione, da Gregorio XVI nel
1 83 1 vi fu eretto un vicariato apostoli-
co, indi fatto amministratore apostolico
Enrico van-den-Velden, coadiutore del
vicario apostolico di Bois-le Due. Quin-
di in virtù del breve apostolico di Gre-
gorio XVI del 2 giugno 1840, quasi l'in-
tiero vicariatoapostolico di Grave, ed i di-
stretti di Ravestein e Megen furono riuniti
al vicariato apostolico di Bois-le Due. Il
breve però non ebbe totalmente esecu-
zione, perchè per un decreto di propa-
ganda del novembre 1840, sanzionato
da detto Papa, quei luoghi furono sot-
toposti alla giurisdizione di un ammini-
stratore apostolico. In tutte le parrocchie
di Ravestein e Megen si trovanodelle pie
fondazioni, come si trovano in G parroc-
chie del distretto di Grave. L' ammini-
stratore apostolico, coadiutore del vica-
rio apostolico di Bois-le-Duc, riceve dai
vicari il volontario sussidio di 5 annui
fiorini olandesi e io dai pastori. In tutti
i luoghi del vicariato si osservano le fe-
ste e i digiuni. Gli eretici nel distretto
di Grave hanno 23 chiese e altrettanti
ministri. Nei distretti di Ravestein e Me-
gen una chiesa e un ministro; questi e-
retici sono tutti della setta di Calvino.
Fuori di detti due distretti, l'esercizio
del culto cattolico non è ovunque pub-
blico e libero. I chierici quando hanno
atteso per due anni alla teologia, sono
promossi agli ordini a titolo di patii
mouio. Ne' monasteri si osserva la vita
PAE
comune, si fanno i consueti voti di po-
vertà, castità, obbedienza e di clausura,
la quale però ab immemorabili non si
osserva ne'due conventi di Haren e Deur-
sen. Lo stato della religione da 20 anni
è in aumento. Per diritto di presentazio-
ne 3 parrocchie spettano ai francescani
riformati, una in Nimega, una in Ny-
clien, la terza in Ilernen. Due parrocchie
in Nimega e Neerbosch spettano ai do-
menicani ; due ai gesuiti, una in Ni me-
ga detta de' canonici regolari, l'altra in
Kavestein. La parrocchia de'carmelilani
in Boxnieer è stata incorporata al loro
convento che vi hanno. In tutte le par-
rocchie si conserva la ss. Eucaristia. Nei
due distretti di Ravestein e Mesren vi
arde innanzi continuamente la lampada,
non cosi nelle chiese del distretto di Gra-
ve. Molti sacerdoti di questi tre distret-
ti si trovano nel vicariato di Limburgo,
nella diocesi di Liegi, in Anversa ed al-
trove, e ciò in virtù di discessi legitti-
mamente ottenuti. Si trovano nella cit-
tà di Nimega 4 chiese parrocchiali; una
è retta dai gesuiti, già de' canonici rego-
lari, le altre sono dedicate a s. Agostino,
a s. Francesco, a s. Domenico. Vi è un
seminario informe, poiché mancando la
abitazione, gli alunni dimorano nelle ca-
se de'cittadini più onesti: sono 29 e at-
tendono alla filosofia, teologia, storia
ecclesiastica e sacra scrittura. Vi sono 5
monasteri di monache e piti case di re-
ligiosi francescani riformati, domenica-
ni, gesuiti, carmelitani, cappuccini. In
Deursen vi è il monastero delle cano-
nichesse di s. Agostino; in LJden mona-
stero dell Ordine di s. Brigida; in Megen
monastero delle Clarisse assistito dai fran-
cescani; in Harem monastero delle re-
ligiose francescane del terz'ordine: tutti
questi monasteri sono soggetti all'ammi-
nistra tore apostolico. Inoltre in Deursen
vi è un monastero di s. Brigida, in Velp
conventode'cappuccini,in Boxmeer con-
vento de' carmelitani, cui è soggetto il
monastero di quelle carmelitane, ^ue-
PAE 173
sta amministrazione apostolica o quasi
diocesi, confina ad oriente con quella di
Munsler di dominio prussiano e col vi-
cariato di Limburgo, a mezzogiorno e a
occidente col vicariato di Bois-le-Duc, a
settentrione colle missioni olandesi. Gra-
ve, Ravestein e Megen sono tre città e
circondarii, parte nel Brabante settentrio-
nale e parte nella Gueldria, e costitui-
scono l'amministrazione apostolica. Gra-
ve è città forte, sulla sinistra della Mo-
sa ; fu oggetto di grandi contestazioni fra
i duchi del brabante e i conti d'Olanda,
che pretendevano al dominio, il quale
nel 161 1 fu assicurato alla casa di Nas-
sau. Piavestein sulla riva sinistra del Mu-
sa, ha un vecchio castello munito. Me-
geu è città antica, posta similmente sul-
la sinistra di detto fiume. In questi 3 di-
stretti si trovano 71 parrocchie conde-
terminati confini, e circa mezz'ora di
cammino tra loro distanti; 71 chiese e
alcune cappelle; tutti i parrochi hanno
seco cappellani e assistenti. I cattolici so-
no 83,ooo, i preti secolari i4^- Nel di-
stretto di Grave sono 56 luoghi e <i 1
chiese, compreso Grave e Nimega ove
sono gesuiti, domenicani, cappuccini,
francescani, carmelitani e agostiniani.
Nel distretto di Piavestein, compresa la
città, sono 12 luoghi con 17 chiese, cap-
puccini e gesuiti. Nel distretto di Megen,
compresa la città, sono 4 luoghi con 6
chiese.
Vicariato apostolico di Brain.
Preda è titolo di vicariato apostolico
e comprende parte della soppressa dio-
cesi d' Anversa nel Brabante settentrio-
nale, e quella porzione della Zelami. 1 clic
spettava al vescovo di Gand. Brecla eal«
là, capoluogo di circondario e ili canto-
ne, Milla Merck, una delle più forti del
legno, con buone fortificazioni, cittadella
e paludi che si possono inondare per dife-
sa. E rimarchevole il bel castello costrut-
to dai principi di Nassau baroni di Bre-
i74 PAE
da ; il giardino delizioso di W alkenberg ;
la chiesa maggiore, sormontata da alla
Ione che contiene il mausoleo d'Engel-
berto II; il palazzo pubblico, l'ospedale
militare , le amene passeggiale. Sonavi
manifatture e buon commercio di pesca.
La città produsse molti uomini celebri,
fra' quali Adamo Kecelius, Antonio Bu-
senius, Guglielmo Abselius, Gerardo di
Breda, il famoso scultore Desjardins ed
altri. Maurizio di Nassau con stratagem-
ma prese la città nel i5c)o. Ripresa nel
1 6^4 dagli spagn uoli, il principe d'Oran-
ge se ne impadronì nel 1637. Ivi si sot-
toscrisse il trattato fra gli olandesi e gì' in-
glesi nel 1667. Nelle ultime guerre i fran-
cesi la presero e ripresero. L'antica ba-
ronia o signoria libera di Breda, era an-
ticamente unita alla contea di Stryen ,
da cui fu staccata verso il 1 100 ; dive-
nuta di Giovanni Polan, la sua figlia Gio-
vanna portolla nel i4°4 m dote a ^"*
gellierto di Nassau ; rimase in possesso
di questa ili u tre casa, indi dello statol-
der ereditario delle provinole unite. La
popolazione di Breda, nella massima par-
te cattolica , contiene 1 1,000 abitanti.
La resilienza del vicario apostolico è in
Iloeven. Questo vicariato eretto da Pio
VII nel i8o3,fu meglio stabilito nel
1841 da Gregorio XVI , il quale a' 14
gennaio 1842 fece vicario apostolico e
vescovo di Dai dania in parlil>usn)«.x Gio-
vanni Van -Hooyponk, già amministrato»
re sino dal 1827 : Pio IX gli die in coa-
diutori a' 17 novembre 1846 mg-T An-
tonio Van Dyk, vescovo d'Adratam par-
tibus,ed a'22 marzo 18 >o l'attuale mgr.
Giovanni Van-Genk vescovo d'Adi a in
partibus. Questo vicariato ha la facoltà
di permettere 1' acquisto de' beni eccle-
siastici, usurpati dopo il trattato del 1 80 1 :
il medesimo riceve dal pubblico erario la
pensione di 25oo fiorini olandesi. Non vi
sono che pochi e piccoli pii legati, tulio
essendo perito neh' invasione calvinisti-
ca. Pochi sono i nobili cattolici -, molli
esercitano la mercatura ed i mestieri;
PAE
moltissimi sono i poveri cattolici. Gli e-
retici sono pochi, specialmente nel Bra-
bai\te settentrionale; hanno chiese e mi-
nistri, seguono gli errori di Calvino, po-
chi quelli di Lutero o a meglio dire so-
no indifferentisti. I parrochi della parte
del vicariato della soppressa diocesi d'An-
versa, sono perpetui, ed i parrochi del-
la Zelanda sottomessa a questo vicaria-
lo, non sono perpetui che 6, gli altri so-
no amovibili: i medesimi si eleggono dal
vicario apostolico, quantunque gli abbati
di Tongerloo e s. Bernardo aveano il di-
ritto di presentare ad alcune parrocchie.
Le parrocchie conservano i confini che
aveano quando spettavano alle diocesi
d' Anversa e di Gand ; in esse si conser-
va con decenza la ss. Eucaristia. Delle par-
rocchie, 5 erano addette all'abbazia pre-
mostratense di Tongerloo, 4 all'abbazia
di s. Bernardo presso la Schelda,una al
monasteiodis. Maria in Huynbergen del-
l'ordine di s. Guglielmo; i superiori so-
levano presentare un loro religioso. Non
è permesso ai cattolici aprir scuole per
insegnar cose di fede, al cui officio si pre-
stano buone persone destinate dai par-
rochi. I pastori vivono delle oblazioni dei
fedeli e delle pensioni del governo. I sa-
cerdoti che non hanno cura d'anime, si
mantengono del proprio : alcuni di es>i
si trovano in Anversa o in Malines. Dal
i83o al 184., pel significante accresci-
mento de'caltolicijSi fondarono io nuo-
ve parrocchie. In questa parte della Ze-
landa non si trovano sacerdoti, fuori dei
pastori e vice pastori ; due di questi, nati
in Zelanda, gli altri vennero dalle missio-
ni d' Olanda o altri vicariati del regno,
o dalla diocesi di Gand cui apparteneva
la Zelanda. I pii stabilimenti sono: il se-
minario in due sezioni, una nel castello
di Hoeven, vicino alla residenza del vi-
cario apostolico, con 35 alunni, il presi-
dente e 3 professori ; vi si studia filoso-
fia, teologia e sacra scrittura, storia ec-
clesiastica e quanto può essere utile alla
cura delle anime, lu Oudeubosch è l'ai-
PA E
tra sezione del seminario , che contiene
4o alunni ; vi è il supeiiore e 5 profes-
sori; vi si studiano le lingue e le arti, che
preparano i giovanetti agli sludii più alti :
ivi è pure un conservatorio di religiose.
Le scuole in tutte le parrocchie fnrono
stabilite dal governo, ma con professori
che seguono la religione dominante e per-
ciò pregiudizievoli. Non si trovauo più
monasteri o conservatorii del terz'ordine
di s. Francesco; fanno le monache i vo-
ti semplici, ed osservano la clausura quan-
to permettono le circostanze; la loro vi-
ta è comune, ed altre servono gl'infermi
negli spedali, altre attendono all'educa-
zione delle donzelle e sono di edificazione
e giovamento a' fedeli. Sono ospedali in
Breda, Berg-op-zoom e Oosterhouti ser-
viti da dette terziarie. Vi è un conser-
vatorio di religiose in Bergen, altro in
Breda , altro in Ronzendaul. Nel castel-
lo di Oosterhouti evvi un monastero di
monache premostratensi della valle di s.
Caterina, fondato dai signori di Breda e
approvalo da Pio li; è soggetto alla cu-
ra del pi eposi to che le monache scelgo-
no tra i canonici regolari pure di s. Nor-
berto, il quale riceve l'istituzione dal vi-
cario apostolico, dalla cui giurisdizione
ad iiuium della s. Sedt dipende. In Hei-
ke vi è confraternita della ss. Trinità, in
favore dei poveri del vicariato. La po-
polazione cattolica del vicaiiato è di
1 16,000; y4 parrocchie, cappella pub-
blica in Steeubergen, cappelle private nel-
le case delle religiose e de' sacerdoti, do-
ve si conservano i vasi sacri; tutte le par-
rocchie hanno la propria chiesa. I sacer-
doti sono 1 49, de' quali 122 si trovano
nella parte del vicariato posta nel Bra-
bante , e 27 nelle parrocchie della Ze-
lauda.
Vicariato apostolico di Limburgo.
La provincia di Limburgo civilmentesi
divide ne' tre circondarli ih Hasselt, Mae-
*tricht e Ruremonda. Prende il uomcdal-
PAE 177
la città di Limburgo, diversa da quella
del ducato di Nassau con sede vescovile.
Limburgo de' Paesi Bassi, capoluogo di
cantone, sopra una montagna presso la
riva destra della Vesdre,è cinta di mu-
ra. Un tempo fu capitale del ducato del
suo nome; fu presa dagli olandesi neh 633
e ripresa poco dopo dagli spagnuoli ; indi
se ne impadronì Luigi XIV nel 1675, ma
il trattato di Nimega nel 1675 la restituì
alla Spagna. Gl'imperiali ed altri l'occu-
parono nel 1702, e gli austriaci ne pre-
sero possesso nel 1703. Nel 1 83 1 il re
Guglielmo I accettò il ducato di Limbur-
go, non come granduca di Luxembur-
go, ma per riunirlo ai suoi stati. La se-
de vescovile di Ruremonda nel 180 1 fu
riunita a quella di Liegi : alcuni luoghi
dismembrati dalla diocesi di Liegi furo-
no sottoposti a questo vicariato, allorché
Gregorio XVI con estensionegrandissima
lo istituì col breve, Ubi universalis Ec-
desine, de' 2 giugno 1840, Bull, de
Prop. fide t. 5, p. iq2. Lo stessoPonte-
fice a' 24 novembre fece vicario aposto-
lico e vescovo d' Aria o Irina in parti-
bus mg.r Giovanni Augusto Paredis. Le
fondazioni pie in favore di alcune chiese
si sono aumentate; i beni delle chiese so-
no amministrali dai fabbricieri. Gli an-
tichi benefìzi ecclesiastici, specialmente di
Ruremonda, parte sono periti e parte in
potere degli eretici. Gli eretici sonoi 784»
gli ebrei 853; i primi hanno 18 chiese
e altrettanti ministri luterani o calvini-
sti. In Eysden i cattolici sono obbligati
officiare in ore diverse, nella medesima
parrocchia coi protestanti. Dodici par-
roclii sono perpetui, gli altri amovibili.
In tutte le chiese parrocchiali si conserva
con decenza la ss. Eucaristia. \ i si con-
traggono matrimoni misti, con dispensa
pontificia e richieste condizioni. In Mar-
leni, diocesi di Limburgo, detesi osserva-
re pei matrimoni il decreto del concilio
Tridentino. Il clero è sufficiente pel cul-
lo e per V istruzione. I due collegi di
Werthe e di Verradio dipendono dal »i«
176 PAE
cario apostolico, ed i profossori sono sa-
cerdoti. Nove sacerdoti del decanato di
Ruremonda servono i fedeli della dio-
cesi di Liegi. Ultimamente si eressero 5
parrocchie. Più sacerdoti sono rettori del-
le chiese nelle diocesi di Liegi , Namur
e Colonia. Ne' pochi conventi de' rego-
lari si mena vita comune e si osserva la
clausura. I regolari, in quanto alle fun-
zioni fuori del proprio convento, dipen-
dono dal vicario apostolico, e vivono del-
le oblazioni de'fèdeli. Quanto a' pii sta-
bilimenti, in Ruremonda vi è il semina-
rio con 5 professori e 4° alunni; vi si
apprende la sacra scrittura, la storia ec-
clesiastica , teologia dommatica, morale
e liturgia. Vi è convento di minori os-
servanti, casa de' redenloristi, i spedali,
i ospizi. Prima i gesuiti vi ebbero col-
legio. Vi era una ricca abbazia fondata
nel i32o. In ogni parrocchia evvi la scuo-
la , e specialmente ne' villaggi i maestri
istruiscono anche ne' misteri della i\;de.
Le scuole della città sono frequentate dai
cattolici e dagli eretici , ma vi si evita
quanto riguarda la religione. In Roden
è un piccolo seminario. I cattolici sono
178,300, le parrocchie 1 /[ G , le chiese
187, le cappelle.!^, i preti indigeni 220,
quelli forestieri 120; vi sono più vicari,
redentoristi 4, minori osservanti. Il vi-
cariato si divide in undici decanati. 1 .°
decanato di Ruremonda con 21 luoghi.
2.0 decanato di Galoppe con 20 luoghi,
casa de' redentoristi^ casa di s. Orsola e
più case di terziarie francescane. 3.° de.'
canato di Kerkrade con 1 4 luoghi. 4-°
decanato di Maestricht con 5 parrocchie:
i gesuiti vi ebbero un celebre collegio;
"vi sono 2 ospedali, 2 ospizi, 2 case
delle sorelle della carità di s. Vincenzo
de Paoli. 5." decanato di Meersen con
16 luoghi. 6.° decanato dì Schinnen con
1 5 luoghi. 7.0 decanato di Siltardien con
17 luoghi. S.° decanato d\ Venloocon 12
luoghi. C].° decanato di Wyk con 10 luo-
ghi, io." decanato di Verradien con 38
luoghi. 1 i.° decanato di Werth con 16
PAE
luoghi: vi è il convento de' minori os-
servanti, soggetti al provinciale residen-
te in Iloorn in Olanda, dove hanno le
missioni. Qui darò un cenno della città
di Hasselt capoluogo di Limburgo pel re-
gno Belgico, sulla Demer. E' sede delle
autorità, circa 6 leghe da Maestricht. E'
assai ben fabbricata, ha un collegio, grati
numerodi distillerie con importante com-
mercio. Fu cinta di mura nel 1282 , e
nel 1567 divenne il teatro d' una sedi-
zione tendente a sostituire il sedicente
culto riformato alla religione cattolica,
ma il vescovo di Liegi giunse a sedarla.
Nel villaggio Mùnster-Bisten esisteva il
famoso capitolo di nobili canonichesse ,
ora secolarizzato, fondato da s. Landra-
de nel 680, la cui badessa avea il titolo
di principessa.
Vicariato apostolico di Lussemburgo.
Il granducato di Lussemburgo, Lu-
cemburgo oLuxembourgdelre dei Pae-
si Bassi, quanto al militare per la fortez-
za dipende dalla confederazione Germa-
nica. E' una provincia del regno, si com-
pone dell'antico ducato di tal nome e di
quello di Buglione, indi nel 18 1 4 eretto in
granducato. Il titolo di contea l'ebbe dai
re francesi della seconda stirpe, e l' im-
peratore Carlo IV nel 1 354 l'eresse in
ducato. La città di Lussemburgo n'è il
capoluogo, come di circondario e di can-
tone. Essa è una delle più forti d'Euro-
pa^ di videsi in alta e bassa; la prima, an-
tichissima, situata sopra una roccia ele-
vata e scoscesa , è cinta da forte mura-
glia , da fosse profonde e da doppia li-
nea di opere esterne; la città bassa, irri-
gata dall'Elsa o Alzette ; è altresì circon-
data da mura , e si divide in due quar-
tieri , che possono essere considerali co-
me i sobborghi della fortezza. Lussem-
burgo, assai ben fabbricata, è piccola e
possiede 4chiese, una dedicata as. Pietro,
un'altra a s. Michele arcangelo con par-
roco e decano, un ateneo ed un ospeda-
PAE
le militale. Sonovi diverse fal)I)i iche. I
francesi se ne impadronirono nel i Ip,
inaili spaguuoli la ripresero Dell'anno se-
guente. Il duca di Guisa fu costretto le-
varne l'assedio nel l55q, così pure il
maresciallo di Biron nel 097. Più for-
tunato Luigi XIV la prese il i.° giugno
1684, e rimastagli pel trattato di Rati-
sbona, con fortificazioni la rese fortezza
famosa, Pel trattato di Puswick nel 1697
la cedette alla Spagna. I francesi la ri-
presero nel 1 70 1, ma alla pace d'Uliecht
fu ceduta all'Austria. Nel 1795 i fran-
cesi la forzarono a capitolare a'7 giugno,
e nel 1814 divenne parte del regno dei
Paesi Bassi. La luce del vangelo la ricevè
das. WilIibrordo,che vi si recò dalla gran
Brettagna o Irlanda. Gregorio X\ I nel
1840, col medesimo breve che eresse il vi-
cariato apostolico di Limburgo, istituì
questo di Lussemburgo, aggregandovi al-
cuni luoghi che spettavano alle diocesi di
LiegieNamur.Giàa'6 luglio 1 834 viavea
stabilito per vicario apostolico d. Giovan-
ni Van-der-Noot, ma a'2 5 febbraio 18 {.a
vi nominò mg.r Gio. Teodoro Laurent
vescovo ii\ CUeisonain parliùus. Il re dei
Paesi Bassi lo ha riconosciuto con 3soo
fiorini annui di peusione, e 1000 come
lettore della suddetta chiesa parrocchia-
le di s. Pietro, oltre la contigua casa. L'e-
rezione d'un seminario cattolico in Lus-
semburgo non piacque al governo , che
procura in vece erigervi un' università
pei laici che frequentano quelle del Bel-
gio e di Germania. Nel vicariato evvi un
seminario, cui il re accordò pel diretto-
re 1000 fiorini, ed alcune borse o pen-
sioni in favore di alunni meritevoli e bi-
sognosi. Vi sono ancora suore ospedalie-
re e istilutrici,alle quali fu permesso con
regio decreto del 18J?. di ammettere un
numero diimitato di novizie, derogan-
dosi ad un antico decreto che lo vieta-
va. I cattolici io lutto il vicariato sono
200,000, le parrocchie 160, i sacerdoti
%So: vi fu già una celebre abbazia. In
Lussemburgo la maggior parlesono cat-
V OL. L.
PAF 177
tolrei. In Asperen, piccola città di uooo
abitanti, quasi tutti sono cattolici : altri
luoghisono le città di Bondorff, Bettem-
burg, Epternac; altri luoghi finalmente
sono Dierkich , Elazzavallensid , Ba-
rn uk, Vianden e Wittez. Quanto ad Ar-
lon, A rianimili ^ Orolaunuut, città an-
tica e capoluogo della parte spettante al
Belgio , essa è posta sopra una colina
presso la sorgente del fiume Semoy. E
dominata da un castello elevato, le cui
fortificazioni nel 167 1 atterrarono i fran-
cesi. Vi sono diverse in inifitlure con ri-
levante commercio. Vuoisi che vi fosse
all'epoca romana un tempio e altare che
i trevirieni aveano consagrato alla Luna,
doude prese il nome: negli scavi trovaron-
si monumenti di sua antichità remola.
Ebbe titolo di marchesato nel 1 io3 in
luogo di quello di contea, sotto il quale
avea fatto parte sino allora del paese de-
gli ardeni. Fu riunita alla contea di Lu-
xemburgo nel 12 i4) ceduta alla Fran-
cia nel 1681 col suo territorio dagli spa-
gnuoli cui apparteneva , ed a questi re-
stituita nel 1698. A' 19 aprile 1 — » > 3 i
francesi comandati da Jourdan vi ebbe-
ro celebre vittoria, e nel 1 7q4 se ne im-
padronirono dopo altro glorioso combat-
timento.
PAFLAGONIA, Paphlagonia. Pro-
vincia ecclesiastica dell' esercato di Pon-
to, fu considerata parte della Cappado-
ciaj soggiacque ai medi, poi ai romani,
indi scosso il loro gogò, esperimento le
forme democratiche ed aristocratiche.
L' imperatore Giustiniano I' unì all' O-
noriade e ne fece una sola provincia, li-
mone che non cambiò disposizione alle
due provincie, poiché Gangra e Cini-
diopoli continuarono a godere de'diritti
di metropoli, la 1/ della Pali igonia, la
2.' dell' Oooriade.
PAFNUZIO (s.), vescovo. Egiziano di
nascita, venne fatto vescovo nella Teb li«
de, dopo essere vissuto parecchi anni nel
deserto sotto la disciplina di - Polonio.
Sotto il tiranno Massiaùno Datagli fu
1 •
i78 PAF
cavalo 1' occliio desilo, e tagliatoli ner-
vo del garretto sinistro , per cui rimase
zoppo in tuttala sua vita, quindi fu con-
dannalo a lavorare nelle miniere. Tor-
nata poi la pace alla Chiesa, si restituì al
suo gregge, emoslrossi pieno di zelo con-
tro l'arianismo, che si dilatava in Egit-
to. La sua eminente santità ed i segni
gloriosi della sofferta persecuzione , gli
meritarono la venerazione dei padri del
concilio di Nicea, al quale intervenne, e
l'imperaloreCoslantino lo teneva in gran-
dissima stima. S. Pafnuzio fu sempre in-
timamente stretto con s. Atanasio e co-
gli altri vescovi cattolici , e lo accompa-
gno con s. Potamone di Eraclea e 47
altri vescovi egiziani al concilio che si ten-
ne a Tiro nel 335, composto di prelati
per la maggior parte ariani. Avendo ve-
duto fra essi Alassimo vescovo di Geru-
salemme, il quale aveva palilo come lui
nelP ultima persecuzione, lo staccò dal
loro parlilo e lo rassodò per sempre nel-
la comunione del santo patriarca di A-
lessandria. Ignorasi 1' epoca della morte
di s. Pafnuzio. Il martirologio romano ne
celebra la memoria agli i i di settembre.
PAFO, Paphos. Sede vescovile del-
l'isola di Cipro. Vi furono in quell'isola
due città di questo nome, l'antica e la
nuova, ambedue antichissime ; la i ." ce-
lebre per aver dato i natali a Parto re
di Fenicia e pel famoso tempio di Vene-
re ; la 2." costrutta da Agapenore capi-
tano d'Agamennone. La nuova chiama-
ta oggi Bafo o Barta è sulla costa con
forte castello alla sponda del mare. In
questa approdò l'apostolo s. Paolo con
s.Barnaba, ove trovò il mago Barjesu,ed
il proconsole Sergio Paolo che si conver-
tì, al che opponendosi il primo divenne
cieco. Partendo l'apostolo lasciò alla col-
tura della nascente chiesa, il discepolo
s. Tichico che fu i.° vescovo di Calce-
donia, e morì nell'anno 58 in Pafo. La
sede vescovile fu successivamente surtia-
ganea di Salamina, Famagosta e Nico-
sia. Commanville dice che i Ialini uel
PAG
1 156 vi stabilirono un vescovo del loro
ì ilo, obbligando quello greco di prende-
re il titolo d'Arzes, il quale ritornando-
vi nel secolo XVI assunse il titolo di ar-
civescovo onorario. Il i.° vescovo fu s.
Epafra discepolo di s. Paolo, ordinalo
da Eraclide, che il martirologio romano
registra a' 19 luglio vescovo di Colossi.
Tito, che s. Paolo aveva convertito con
Sergio, fu ordinato diacono, ed in segui-
to vescovo di Pafo dal medesimo apo-
stolo. Quanto ai. di lui successori, sino a
Francesco Contarmi veneto del i56o,il
quale morì quando i turchi assediarono
Kicosia nel 1 570, vedasi YOriens christ.
t. 3,p. 1 1 1 8; e Terzi, iS/'/'/V* sacra. Al pre-
sente Pafo, Paphìen, è un titolo vesco-
vile/// partibus, sotto l'arcivescovato pu-
re ih parlibus di Nicosia, che conferisco-
no i Papi, e Pio IX lo die nel 1848 a
mg.T Ilario Alcazar domenicano, facen-
dolo coadiutore del vicario apostolico del
Tunkino orientale.
PAGANESIMO, PAGANO. Religio-
ne pagana, religio filmica. Colui eh' è
della nazione o sella che adora gl'idoli,
elhmcus, paganus. II Bergier, nel Diz.
all'articolo Paganesimo, Pagani, così lo
definisce. Il paganesimo è il politeismo
unito all' idolatria, vale a dire la cre-
denza di molti dei, e il cullo che loro si
rende negl' idoli o simulacri che li rap-
presentano. Credesi che questo nome sia
derivato perchè dopo lo stabilimento del
cristianesimo, gli abitanti della campa-
gna che si chiamano paesani, pagani,
furono gli ultimi che restarono tena-
cemente attaccali alle superstizioni, e
più. tardivi a rinunziare all' idolatria e
al culto de' falsi dei, e continuarono a
praticarlo quando gli abitanti delle cittì»
e tutti gli uomini istrutti si erano fatti
cristiani. Quindi avvenne che politeismo,
idolatria , paganesimo divennero termi-
ni sinonimi. 11 p. Mamachi, Costumi dei
primitivi cristiani, ecco come spiega per-
chè i pagani fossero così chiamati. Dopo
la propagazione dell' evangelo que' che
PAG
rimasero nell'ostinazione, i quali poiché
ne' pagi, cioè ne* castelli o viveanooa-
veano la permissione di sacrificare, nei
secoli susseguenti furono dai cristiani ap-
pellati pagani. Che poi nel secolo IV i
gentili cominciassero ad essere chiamati
pagani, ella è cosa con fortissime ragio-
ni provata e stabilita da molti illustri
scrittori, sebbene questi tra loro iutor-
no alla derivazione di quel nome con-
trastino, volendo altri che gl'infedeli
fossero così appellati perchè si erano ri-
tirati uè pagi, altri perchè non erano
ascritti alla sacra cristiana milizia, poi-
ché coloro che non militavano erano da-
gli antichi detti pagani; altri perchè pres-
so gl'idolatri erauo in uso solamente nei
pagi e nelle campagne i sacri paganali,
essendo slati tolti quasi affatto d;ille cit-
tà i superstiziosi loro sagrifizi. Sull'eti-
mologia del vocabolo pagano diverse e-
rudite spiegazioni dà ai>cora il p. Me-
noehio nel t. 2, Stuoie p. 371. In so-
stanza il paganesimo altro non è se non
che l'unione di que' sistemi religiosi, i
quali ignorano o nascondono alla plura-
lità 1' unità di un Dio, autore e ordina-
tore supremo dell' universo e di tutto-
ciò che contiene. La lotta del cristianesi-
mo contro il paganesimo fu sempre quel-
la della verità contro l'errore e le su-
perstizioni , ed è già da lungo tempo
quella della civiltà contro la barbarie,
quindi progredisce essa rapidamente, e
sempre nuovi trionfi ne riportano i mis-
sionari ed i gloriosi mai tiri del cristia-
nesimo, nelle più remote regioni e in
ogni parte del inondo, come si può ve-
dere ai numerosissimi analoghi articoli.
Si può anche vedere Idolatria, Genti-
le, Cristianesimo, Martiri, Missionari.
La caduta del paganesimo, essendo un
avvenimento di suprema importanza,
dal quale dipendono altri innumcrahili
latti ancor osi importanti, Tu l'oggetto
di molte opere, nella qual materia due
opere furono da ultimo pubblicale, di
cui parlano gli Annali delle scienze re*
PAG i-.j
Hgiose ne' voi. 2, p. 38 j, e 8, p. 292. A.
lieugnol, Istoria a'el decadimento delpa-
ganesimo in occidente _, Parigi 1 83 5. De
Mont-Ilond, Quadro storico della de-
cadenza e della distruzione, del pagane-
simo in occidente , da Costantino a Car-
lo Magno. Quanto alle false deità si può
leggere: Dizionario storico-mitologico di
tutte, le. nazioni, con supplemento, Livor-
no 1824-1828. OdolantDesnos, La mi-
tologia descritta e dipinta ossia istoria
metodica universale dei falsi numi, cor-
redata di circa 1 00 tavole in rame, To-
rino 1837. Banier, La mitologìa e le fa-
vole spiegate colla storia, Napoli 1 7 ~ j
PAGANO, Cardinale. Pagano fu
creato cardinale diacono di s. Nicolò iu
Carcere da Pasquale li, e nel 1 1 1 1 sot-
toscrisse una di lui bolla per la chiesa di
Troia.
PAGGIO, Puer. Donzello o giovinet
to nobile che serve a gran personaggio
per onore, ed anche famigliare, perchè
d'ordinario ne'tempi antichi -i paggi avea-
no cura delle cavalcature, ed eranvi pog-
gi di valigia che probabilmente serviva-
no come corrieri. Gli antichi romani, se
patrizi o ricchi, tenevano per il loro ser-
vizio una truppa di garzoncelli riccamen-
te vestiti e scelti tra i fanciulli che mag-
giormente dislinguevansi per la lorobtd-
kzza e vivacità, i quali si facevano edu-
care sotto la sorveglianza di alcuni vlv
chi chiamati pedagoghi, eeiascunodi quei
giovanetti indica vasi col nome di poeda-
gogìanus puer j laonde si pretende che
il vocabolo moderno di paggio sia deii •
vaio come abbreviazione del latino poe-
dagogium, e che da quell'uso antico sia
venuto nelle corti moderne, massime dei
sovrani, il costume di avere de'paggi. Un
tempo si poneva grandissima cura a istrui-
re i paggi e nell'addestrarh agli esercizi
di scudieri e cavalieri, essendo questi 1
gradi cui potevano aspirare ; ilchefòr-
mava una specie di scuola di nobiltà.
Quindi i paggi adempivano gli uffizi di
domestici pressa la persona de" Lio pa-
1 80 PAG
elioni o padrone, accompagnandoli alla
caccia, ne' viaggi, nelle visite, ne' passeg-
gi ; portavano i loro messaggi e serven-
doli anche alla mensa si formavano sul
modello de'cavalieri e si accostumavano
n quelle grazie e pulitezze esterne, delle
quali soltanto il gran mondo poteva da-
re l'insegnamento. Dalla scuola de' pag-
gi si usciva all'età di i4 anni, venendo
ricevuti quei giovani gentiluomini tra gli
scudieri mediante una cerimonia religio-
sa. Questa consisteva, che i genitori del
paggio Io presentavano all'altare, lenen-
do ciascuno di loro un cereo acceso, e
mentre andavano essi all' offerta, il sa-
cerdotecelebrante piglia va sull'altare una
spada e un pendaglio (foruinienlo che
serve a sostenere la spadai che attaccava
al fianco del giovane gentiluomo, dopo
avere benedetto quegli oggetti.
Tuttora in Roma il Senatore (? ■) ,
nelle comparse di formalità è accompa-
gnato da 2 o 4 Pagg' elegantemente ve-
stiti : anche anticamente erano 4> che
nelie funzioni pubbliche incedevano e
vestivano come riporta il Vitale, De' se-
nalnri di fioma}p. 319.'» Essi cavalca-
vano con mezze copertine di panno ros-
so con frangie di seta rossa e fornimenti
di corame rosso, con un berrettino di
scarlatto e lo portavano in mano, con
un giubbone di raso cremesino, con cal-
ze una i-ossa di scarlatto, l'altra alla li-
vrea de' colori del senatore, con un sa-
ione scollato liscio di damasco rosso, con
tàscie di velluto giallo e trine di seta
bianca^ con una manica rossa e l'altra
de'colori dell'arme del senatore; con una
banda rossa e una targa all' antica col-
l'impresa del senatore. Andavano due a
due, e nelle feste positivamente andava-
no alla stalla al senatore senza banda e
scudo'. 11 Cancellieri nelle Campane,
p. 1 16, riprodusse le cavalcate de' sena-
tori descritte dal diarista Gigli dal 1616
al i64". In quella del 1629 interven-
nero a piedi alcuni paggi con taighe e
rotelle in mano con l'arme del senatore,
PAG
ed altri due a cavallo con simili scudi e
un altro paggio col cappello del senatore
dietro alle spalle, quindi incedeva il se-
natore Cartaro. In quella del i633 al-
cuni paggi a piedi portavano targhe e
rotelle, due paggi a cavallo lo stocco e il
cappello senatorio, seguiti dal senatore
Albani. In quella del 1647 12 paggi a
piedi portavano alcune taighe dipinte, e
un paggio a cavallo lo stocco e il cappello
del senatore, indi cavalcava il senatore lo-
ghi rami. A M'articolo Cava LC ATA del sena-
tore ni Roma pel possesso, descrivendo
quelle del 1719. edel 18 18, notai che nel-
la prima cavalcarono 1 3 paggi con ban-
de e penne rosse e gialle, tenendo alcu-
ni la spada impugnata e la targa collo
slemma del senatore, due i grandi sten-
dardi con tale arme, e due 1o stocco e il
cappello senatorio ; nella seconda rimar-
cai l'intervento di 5 pnggi a cavallo, uno
colla valigia del senatore, due cogli sten-
dardi del popolo romano e del senatore,
due col cappello e lo stocco senatorio.
Al presente i paggi del senatore di Ro-
ma vestono calze di seta gialla, scarpe
con rosette di seta rossa amarante e oro,
calzoni corti di panno di tal colore gal-
lonati d'oro con fiocchetti e rosette co-
me le nominate, corpetto con maniche
di lama d'oro, giubboncino di panno
rosso amarante senza maniche, con ba-
varo o rivolto di seta gallonato d' oro ,
collare con doppi cannelli di merletto,
del quale sono pure i manichini, guan-
ti bianchi, berretto di velluto nero filet-
tato d! oro con penne bianche e gialle.
Questo vestiario de'paggi lo somministra
la magistratura romana. I paggi li no-
mina il senatore, di mediocre statura, or-
dinariamente che nell' età non superino
i 1 4 anni; divenuti maggiori di età e
cresciuti in altezza, sono ringraziati dal
senatore con una regalia. I paggi tan-
no parte dell'anticamera e del corteggio
del senatore, incedendo in una delle cai-
rozze della magistratura col sacerdote
maestro de'paggi che ne ha la cura. IT-
P A G
tìzio de'paggi è ili seguire il senatore, i
nelle funzioni ordinarie, 4 nelle solenni,
sostenendogli la coda del rubbone, tran-
ne nelle processioni del Corpus Domini
e alla presenza del Papa. IVe riporta la
figura il Capparroni, Raccolta ec.
Anticamente aveano paggi il Gonfa-
loniere, il Prefetto ed i Caporioni di Ro-
ma [F.), come riporta il Vitale p. 3 1 4>
3 i (3 e 317. I paggi del gonfaloniere ve-
stivano berrettino di scarlatto, giubbone
di raso rosso, con calze una di scarlatto,
l'altra gialla e lionata, ebe è la livrea del
gonfaloniere, con saione crespo scollato
e aperto dai fianchi di damasco giallo
con fascie guarnite di damasco rosso con
ricami dì ai genio, e le maniche una
gialla, l'altra lionata e gialla : cavalca-
vano con una mezza coperta e pettorale
fallo a pendoni, con l'arme di ricamo del
gonfaloniere di panno lionato, con fascie
di velluto giallo con frangie e fiocchi e
passamani di seta rossa e argento, con
fornimenti di velluto lionato. Nelle feste
militari poi portava uno de' paggi una
mazza ferrata e la celata del gonfalonie-
re con pennoni in testa, con una banda
rossa; e quando il gonfaloniere non por-
ta va lo stendardo grande, lo portava que-
sto paggio, e l'altro portava una zagaglia
(sorte d'arma in asta) e lo scudo collo
stemma del gonfaloniere con la medesi-
ina banda e pennoni alla testa del ca-
vallo. 11 paggio del prefetto cavalcava in
mezzo ai paggi del gonfaloniere con una
mezza copertina e pettorale fatto a pen-
done di panno torchino con un' aquila
d'argento, con passamani e frangie e fioc-
chi di seta rossa e argento, con pennoni
alla testiera del cavallo. Vestiva il pag-
gio con berrettino di scarlatto e giub-
bone di raso torchino, con una calza di
scarlatto e l'altra bianca e toi china, che
è la livrea del prefetto, un saione crespo
scollato di velluto rosso listato, con fa-
scie di damasco torchino con ricami d'o-
ro e d'argento, e le maniche una rossa e
l'altra di velluto bianco e torchino, con
PAG 181
una banda rossa e gialla. Nelle feste mi-
litari il paggio portava la celala del pre-
fetto in testa, sempre precedendolo con
frusta in mano, in segno che gì' incom-
beva castigare i malfattori. Indi caval-
cavano il gonfaloniere, il prefetto e il
senatore. 1 paggi dei caporioni erano
preceduti dai tamburi de' Rioni di Ro-
ma {J/ .), che seguivano i marescialli o
marescalchi, con berretta all' antica di
panno rosso con piume,e giubbonegial-
lo, con calze all'antica, una rossa di pan-
no e l'altra secondo la livrea del rione,
con casacca liscia di panno rosso con
passamani gialli, con faldoni e maniche
una rossa e l'altra del colore della divisa
del rione, con una banda de' colori del-
l'arme de' caporioni ; sopra i tamburi
erano dipinti i segni de' loro rioni con
queste sigle +*+ S. P. Q. R. Appresso i
tamburi venivano i paggi d' ogni capo-
rione, a due a due secondo le loro pre-
cedenze, portando ciascuno l'insegna
dei rioni, cavalcando con fornimenti di
velluto rosso e mezze copertine fatte a
pendoni, con pettorali di panno del co-
lore dell'impresa del rione, con l'arme di
ricamo al pettorale del cavallo del ca-
porione, essendo il fornimento fatto a
frangie, con frangia e fiocchi d'argento
alla testiera del cavallo colle piume. Que-
sti paggi prima portavano un berrettino
all'antica di scarlatto, cioè nelle feste sen-
za la bandiera, ma nelle feste militari
portavano in testa la celata con piume
de'caporioni e con la bandiera de'capo-
rioni, con giubbone di raso giallo, con
calze di scarlatto una, l'altra simile alla
divisa del rione, con saione colle mani-
che una di damasco rosso come il saio-
ne e l'altra eguale alla divisa del popo-
lo romano, edera scollato e liscio, giui-
nito con certe fascie corrispondenti alla
livrea dell'arme del caporione Seguiva-
no i paggi i loro caporioni col propria
priore in mezzo nell" ultima fila con 6
paggi avanti colle loro bandiere Nel
per l' Ingresso solenne in Roma(t ) di
1 8-a PAG
Carlo V imperatore nella pompa inter-
vennero paggi, e l'Amidenio, Delle fami-
glie romane, parlando della Caffarelli nar-
ra, che fra i paggi che il popolo romano
deputò a Carlo V nella sua venuta in
Roma, fu Ascanio Caffarelli, a cui l'im-
peratore donò un sito di fianco del pa-
lazzo Capitolino sopra la rupe Tarpea,
oggi detta Monte Caprino. Nel medesimo
articolo Ingressi riprodussi altri esempi
sull'intervento de' paggi. Nel \5rji per
l'ingresso in Roma di M. A. Colonna, ri-
porta il Cancellieri ne' Possessi, che do-
po i marescialli seguivano i paggi dei
caporioni a cavallo, due a due, con l'in-
segne del loro rione, vestili di paonazzo
e casacche con veste di velluto verde e
frangie di taffettà rosso, con celata in
testa con pendoni de' caporioni, ed a ca-
vallo in girelle di raso paonazzo, guar-
nite d'argento variamente, chi a spina,
ehi a onde molto vagamente. Precedeva
il priore de'caporioni il suo paggio a ca-
vallo con girelle di ra<o paonazzo, guar-
nite di rocche o tocche d'oro a lune,
ch'era l'arme del priore (Creseenzi), ed
armato con pendoni di caporioni alla ce-
lata, con l'insegna in mano, vestilo di cal-
ze e torriccio paonazzo con liste di vel-
luto verde e giallo con filetti di taffettà
cremesino, con cintura, fodero di spada
e scarpe gialle. De'paggi del Colonna fe-
ci cenno nel voi. XLV, p. i i 2. Anche i
baroni e principi romani tennero paggi
nelle loro corti; di onore tuttora li con-
serva la principesca casa Barberini, i
paggi della quale, per le sue benemeren-
ze col Collegio Urbano [U.), nelle scuo-
le del medesimo sono ammessi.
Anche i Papi ehhero i paggi nobili
romani nella solennità del Possesso. Nel
voi. Vili, p. 177, e IX, p. 172, descri-
vendo tal funzione e se nella cavalcata i
Pontefici cavalcarono o andarono in let-
tiga o in sedia , notai chi nominava i
paggi, il loro numero, come vestiti, del
loro uffizio e delle onorificenze equestri
e doni chericevevano. Nel voi. XXX Nili,
P A G
p. ìjo, riportai che nel 1 jyo i paggi
circondarono anche la lettiga nella qua-
le andò Gregorio XIV, avendo prima
cavalcato. Che in altri possessi i paggi
circondarono a piedi come nelle caval-
cate e fecero ala alla lettiga in cui an-
dava il Papa, si legge nelle relazioni dei
Possessi che pubblicò il Cancellieri, ed ec-
cone gli esempi, perchè sembra che l'in-
troduzione de'paggi ne'possessi fosse per
le cavalcate con cui lo prendevano i Pon-
tefici, non trovandosene memoria prima
del 1 Ticjo. Intervennero i paggi nel pos-
sesso che Clemente Vili e successori pre-
sero in lettiga; in quello di Leone XI
fiorentino furono ammessi 4° pagg1 no"
bili fiorentini, guida de' quali fu Paolo
Orsini collo stendardo di s. Chiesa ; in
quello di Urbano Vili con 4° Pagg'
presi dalle famiglie più nobili; in quel-
lo d'Innocenzo X romano con >o paggi;
di Alessandro VII con 4o paggi ephebo-
riirn e sphndidissimìs romanorum patri-
liorum familiisj di Clemente IX pistoie-
se con 24 pagg' della nazione fiorentina,
oltre i giovanetti romani da 1 2 a 20 an-
ni ; di Clemente X romano in cui ani-
bulabant 5a sui adole^eenudi, paggi bo-
ritati, seu paggii; d' Innocenzo XI li ro-
mano con 5o paggi nominati dal cardi-
nal camerlengo, dai tre conservati ni e
dal priore de'caporioni, 1 o per cadauno,
3o de'quali nel ritorito con torcie acce-
se fecero ala alla cai rozza in cui ascese il
Papa (ad alcuni paggi somministrò gli
abitila magistratura romana); di Cle-
mente XII che vi andò in sedia scoper-
ta con 2:1 paggi, de'quali 5 ne nominò
il cardinal camerlengo, gli altri in nu-
mero eguale i tre conservatori e il prio-
re de'caporioni; di Benedetto XIV con
a5 paggi nominati come nel preceden-
te possesso dai medesimi cardinali e ma-
gistrali, 5 per cadauno; di demento
XIII con 26 paggi riccamente vestiti con
abiti di lama d'argento e divisa de'pag-
gi, uno de' (piali aveva in mano un sci u-
gatore cremesi con merletto d'oro, con
PAG
entro un cappello pontificale, guanti e
altro bisognevole pel Papa, fiancheggiati
tutti dai soliti 3Iaestri di strada (^.);
di Clemente XIV che tornò a palazzo in
carrozza servito dai i5 paggi intorno al-
la medesima, poi presentati giusta la con-
suetudine dai conservatori di Roma al
Papa. Pio VI fu l'ultimo Pontefice che
Bel possesso ebbe i paggi, quali furono
a5, nominati 5 dal cardinal camerlengo
e 5 pei* ciascuno de' tre conservatori e
priore de' caporioni. Inoltre nelle citale
relazioni dei possessi si legge il numero
e il nome de' paggi che v'intervennero,
le foggie de'loro bellissimi vestiari, i do-
nativi e le onorificenze pontificie con bre-
vi che solevano dai Papi dirigersi ad un
paggio, ove si nominavano tutti, venen-
do in essi chiamati pueri honorarii. Nei
Possessi di Cancellieri, p. 269, e nelle
Memorie dello Speron d'oro p. 55, si leg-
gono due formolo de'brevi per la creazio-
ne de'paggi in cavalieri. Nel voi. XXXI V,
p. 87, dissi come Clemente VIII fece ca-
valieri i 14 paggi the Imola gli man-
dò incontro.
PAGI Antonio. Nacque nel 1624 a
Rognes, borgo di Provenza, minore con-
ventuale, insegnò teologia e filosofia, e
si acquistò la stima de' suoi confratelli,
che quattro volte l'elessero provinciale.
Malgrado le sue occupazioni, si applicò
con molto zelo allo studio della storia e
della cronologia, e vi fece notabili pro-
gressi, né si poteva staccarlo da' suoi li-
bri. Ad una grande erudizione accop-
piò molta dolcezza e modestia, e mori
a Nizza a' 5 giugno 1699. Ecco le sue
opere: 1 .° Dissertalo liypaliea seu de
consulibus caesareisjec, Lugduni 1G82.
i.° Dissertazione sui consolati degl'im-
peratori romani. 3.° Critica historico-
chronologica in Annales ecclesiasticos
card. Baronii, Antuerpiae i-oì. Que-
sta insigne opera, cui il p. Pagi deve tut-
ta la sua riputazione, fu più volte ristam-
pata.
PAGI Francesco. Nipote del prece*
PAL i83
dente, nacque a Lansbesch a' 7 settem-
bre i6')4> e vestì l'abito de' francescani
conventuali, tra' quali occupò le prima-
rie cariche, e morì a' 2 1 gennaio 1721,
dopo aver pubblicato: Breviarium hislo-
rico - chronologico • crilicuni illustriora
Ponlìfìcuin romanorum gesta, conci-
liorum generalium acta, necnon compia-
ra cum sacrorum riluuni, tutu anliauae
ecclesiae disciplinae capita complectenst
Antuerpiae 1717.
PALAFRENIERE o PARAFRE-
NIERE, Strator. Quegli che cammina
alla stafFa del palafreno o cavallo da ca-
valcare, e che lo custodisce e governa,
che oggi diciamo più comunemente staf-
fiere, agaso, equicurator, ed ancora per
famigliare, %ev\\dovc.fam'dus. Questi ul-
timi vocaboli furono appropriati ai Servi
{f) di livrea dopo l'introduzione delle
Carrozze ( ^.), prima delle quali andan-
dosi da tutti a Cavallo^.), numerosi era-
no i palafrenieri in tutte le corti anche ec-
clesiastiche, addetti alla scuderia o stalla
di cavalli, apule seu palafrenaria; restan-
do poscia il nome, non l'antico uffizio
di palafrenieri, e ancora Io porta soltan-
to una classe di famigliari pontificii, che
stanno in sala del Papa, vanno dietro o
avanti la di lui carrozza, coi sediari lo
portano in sedia gestatoria e in lettiga
o portantina, e prestano diversi uffizi
domestici. Un tempo fu omaggio di ri-
spetto l'esercitare dai grandi e da' signo-
ri nelle solennità I' uffizio di palafreniere
o stalliere ai sovrani ; ai vescovi nel lo-
ro ingresso o possesso, ai quali tuttora
in diversi luoghi praticasi dai primari
delle città, e in alcuni articoli, come a Ca-
hors, notai che il vescovo deve donare il
cavallo cavalcato e altro; e«.l ai Papi nel-
le Cavalcate [/'.) sia de'loro Possi w, 0
recandosi alle funzioni. Nelle CoronaziO'
ni de re e imperatori (P.) fette dai Pon-
tefici, era prescritto dal Cerimoniale 10-
niano, che i re e gl'imperatori colla co
Iona in capo reggessero la stalla nella
scendere il Papa a cavallo, e questo iu-
184 PAL
di per un tratto di strada addestrassero
condncendolo per la briglia. Anche fuo-
ri di tal funzione i sovrani i più potenti,
vestiti di loro insegne, si fecero un alto
pregio d'esercitare l'uffizio di palafreniere
o stalliere coi Papi, venerando in essi i
padri comuni de' fedeli,! successori di s.
Pietro, i vicari di Gesù Cristo, e moltis-
simi esempi ai loro articoli riprodussi di
sì edificanti dimostrazioni. Al Cavalle-
rizzo maggiore, del Papa (F.) spettava
presentargli il cavallo e riprenderlo al-
lorché ne discendeva, supplendo al prin-
cipe assistente al soglio (ed anticamen-
te al prefetto di Roma, o senatore), ai
conservatori di Roma, quando nelle ca-
valcate non intervenivano, nel consegnar-
gli le redini, tenergli la staffa e addestrar-
gli tutta la strada il cavallo stesso : il
Maestro di camera {V.) appoggiava il
Pontefice nel salire e nello scendere,ag-
giustandogli le vesti. Quindi al principe
assistente subentravano per tutta la stra-
da a portare i cordoni e briglie del ca-
vallo i conservatori, dopo che il i.°avea
tenuto l'altra staffa nel montare il Papa,
alternativamente lungo la strada con
l'ambasciatole di Bologna. Sugli antichi
freni, anche ornati con gemme, del fre-
no di Costantino formato con uno dei
chiodi della croce, vedasi Filippo Inver-
imi, De fraenis eorumnitc generibus et
pnrtibus apud vcteres, Romae i^ST.
L'effemeridi di Roma di qnell' anno ne
parlano a p. 177. Giuseppe Stefano, De.
ritti tenendi fvaenum et slaphades snm-
mis Pontificibus ab imperatonbus. Note-
rò alcuni sovrani che. anco fuori della
funzione della coronazione resero ai Pa-
pi il duplice omaggio di staffiere e pala-
freniere, ad esempio di Costantino che
condussealla basilica Lateranense s. Sil-
vestro I, tenendo la mano al freno del
suo cavallo, come fece dipingere Sisto V
nel contiguo palazzo. Avvertono i Bol-
landisti^cto ss. maii, t. \, di essere as-
sai difficile rintracciare il primo impera-
tore o sovrano, che al Pontefice in occa-
P AL
sione di cavalcare abbia prestalo l'osse-
quio di staffiere con servirlo alla staffa,
o di palafreniere conducendo il cavallo
per la briglia; dichiarano inoltre senza
fondamento quanto si asserisce di Co-
stantino, che lo abbia esercitato con ».
Silvestro I, bensì il religioso e di voto co-
stume essere antichissimo, e praticato
per molti secoli sino e inclusivatnente
all'imperatore Carlo V.
Stefano II detto III nel 7 5 3 fu incon-
trato in Francia dal re Pipino, il quale
a piedi per un tratto gli addestrò il ca-
vallo , e poi da un lato lo servì da scu-
diere e condusse al palazzo regio. Allor-
ché neh' 858 s. Nicolò I andò a Tor di
Quinto a trovare l'imperatore Lodovico
Il , questi uscì a riceverlo e per un tiro
di saetta condusse il suo cavallo per la
briglia, facendo lo stesso quando partì',
ed altrettanto praticando per tre volte
con Adriano li neh' 867. Tale omaggio
resero, nel ioq5 in Cremona a Urbano
11, Corrado re de'romani figlio dell'im-
peratore Enrico IV; nel 1 120 in Troia
a Calisto IT , Guglielmo II duca di Pu-
glia e Calabria; nel 1 1 3 1 1' imperatore
Lotario II in Liegi a Innocenzo li ; nel
1 i 55 l'imperatore Federico I presso Ci-
vita Castellana a Adriano IV; nel 1 i63
Lodovico VII re di Francia vicino a Pa-
rigi, ad Alessandro III, il quale ricevet-
te eguale ossequio da Enrico li re d'In-
ghilterra, e nel 1177 dall'imperatore Fe-
derico I in Venezia;nel 1372 Carlo I re
di Sicilia, in Roma a Gregorio X nel
possesso; nel 1294 Carlo lì re di Napoli
e Andrea III re d' Ungheria, in Aquila
a s. Celestino V,che per umiltà cavalcò
un asino; nel 1 2q5 i detti re a Bonifa-
cio Vili in Roma pel possesso e colla co-
rona in capo; nel i3o5 in Lione Gio-
vanni II duca di Bretagna, Fdippo IV
re di Francia ed il fratello Carlo di Va-
lois a Clemente V; nel 1 34^ Giovanni
conte di Normandia, poi re di Francia,
nel possesso preso in Avignone da Cle-
mente VI j coi duchi di Borgogna e di
PAL
Borbone; nel 1 3ò8 1' imperatore Carlo
IV in Roma a Urbano V, con Amadeo
VI conte di Savoia; nel i 3~o Luigi du-
ca d' Angiò fratello del re di Francia, in
Avignone a Gregorio XI; nel i 383 Car-
lo 111 re di Napoli col manto reale, in
Anversa a Urbano VI ; nel 141 ' Luigi
d' Angiò re di Napoli, in Roma a Gio-
vanni XXIII; nel 14 ' 7 1 imperatore Si-
gismondo in Costanza a Martino V, con
Federico marcbese di Brandeburgo ed e-
lettore.ed il piimoancoin Cebenes; Pao-
lo 1 1 non permise nel 1 468 che simile uf-
fìzio gli prestasse l'imperatore Federico
111; lilialmente fecero da palafreniere e
stalliere nei possessi in R.oma,nel idit
Alfonso I duca di Ferrara , e Lorenzo
de Medici duca d'Urbino e Camerino, a
Leone X; e nel 1 585 gli ambasciatori del
Giappone a Sisto V. Nel 1 -o 1 si era e-
sib.to nel possesso di Clemente XI , di
prestare omaggio, il fiatello di France-
sco Farnese duca di Parma. Aggiunge-
rò che nei possessi de' Papi fecero da
palafrenieri e staffieri, nel 1227 a Gre-
goro IX; il prefetto e il senatore di Ro-
ma ; nel ì-\[~ n Nicolò V, gli aragone-
si, i baroni e il senatore; nel i/i84.a In-
nocenzo Vili, il senatore e conservatori,
che altrettanto fecero nel i5o3 a Giu-
lio II. Per le circostanziate notizie si veg-
gano i rispettivi articoli.
Nel secolo passato aveano il titolo di
palafrenieri i servitori de' cardinali, am-
basciatori, principi, ec; ma nel corrente
è rimasto a quelli soli del Papa, che stan-
no in sala coi sediari, i quali sono cos'i
chiamali dall' essere prima stati esclusi-
vamente impiegati a portare il Pontefice
in Lettiga (/ .), o portantina o altre spe-
cie di sedie portatili. Quanto alle notizie
sui servitori de' cardinali , prelati , am-
basciatori e altri signori, si possono \e-
dere gli articoli che vi hanno rapporto,
massime quelli chi- riguardano funzioni
civili ed ecclesiastiche , non che (
Domestico, Famiglia» , Famigli* imi
> udì vali 1 PBUATi» Cappelle po3 firn ir.
PAL 1 8 5
cardinalizie, prelatizie, ec. ec. Quanto ai
palafrenieri de' Papi , antichissima è la
loro origine e può stabilirsi dall' epoca
in cui i sommi Pontefici dopo il IV se-
colo poterono comparire pubblicamente,
circondati da un corteggio conveniente
alla loro sublime dignità, e di più quan-
do ne' primi del secolo Vili divennero
sovrani temporali, laonde si può legge-
re Famiglia pontifici v e gli altri analo-
ghi articoli. Il loro capo si chiamò Ma-
gisler palafrenariae, poscia decano, e do-
po di hii avvi il sotto decano, che prece-
dono anche ai sediari, i quali sono uniti
ai palafrenieri nel servire il Papa nelle
loro attribuzioni. Oltre quanto dirò, par-
lando del loro sodalizio istituito nel 1 3-8,
il più antico e sicuro documento dello
stato e condizione dei palafrenieri pon-
tificii, con questo nome appellati, lo ab-
biamo dal p. Gattico, Ada caeremonia-
lia,p. i-i, tratto da un codice vaticano,
secondo la relazione fattane nel 1 4 09 ad
Alessandro V, ch'è del seguente tenore,
XXV. De pala frena ri a. Item teiendtun
estj quod extra Palatium solebat esse ti-
nu$ locus idoneuspro equis sunvni Ponti-
fici*: pio quorum equorum, ac loci regi-
mine deputatur unus, qui vocatur Magi-
ster palafrenariae, tive stabuli, ad cujus
otjìcium pertinet custodia et gubernatio
equorum. et aliorum animalium in pala-
fi enaria prò servizio stimmi Polittici*.
Ad ipsum etiam officium pertinet emere
faentini, arenarti, biadata, paleas et a-
ha necessaria prò animalibus praediclts,
et ea visitare , ferrari et munii in facete
per marescallum (di questo oiìizio pili-
tino parlai verso il fine dell'articolo Mi-
resciallo) ad hoc ordinatimi. Peni quia
die tu<! ma gis ter pala frena riae communi-
ter laictis al, solet sibi ilari per genles
carnei ae unus eie ficus, qui VOCOiUt <le-
riciU palafittai iac, qui habet omnia ,
quae enut, vel expendit ispe magn>tcr
prò usti o/Jìcii fidelt: bere, et
òcripturam uuim, quando 1 ■am-
putimi ab ipso magistra exignur, carne-
186 PAL
ratio, et gentibus camerae assegnare, ut
sic veraciter gentes possint scire rece-
ptum, et expensas dictae palafrenariae.
Item ad ipsius magistiì ojjìcium perù-
net custodia omnium sellarum [idest e-
phippiorum),f menomili, Cooper turatimi,
calcar tu ni, bastonimi [idest baculorum)y
et aliorum ornamenlorum pertinenlium
ad ornatimi equorum stimmi Pontifìcis,
et qffìcium palafrenariae necessarium.
Jtem ipsc magister sub se habet famulos }
qui vocantur palaj renard, secundum nu-
merimi equorum, et aliorum animali uni
in palaj renarla existenlium ; ideo isto-
rimi non est numcrus determinatus s se.d
si, et qui ad ofjìcium fucrint recepii, per-
petui vocantur, in tantum quoti secun-
dum antiquas observantias summus Po/i-
lifex debet eisdem, quantumeumque pio-
pler debilitateti!, antiquilateni , seti alias
setvire non possent , de victu, et vesti tu
quandiu vixerint, providere. Ite ni scien-
dutn, quoti ipsi palafrenarii habent sti-
pendia, contenta in libris camerae, ultra
quae de palatio nihil recipiunt, itisi vestes
semel in anno. Item dictus magislerpala-
fienariac de consuetudine sui officii polcst
tenere unum equum suum in palafrena-
ria propriis expensis situimi Ponli/icis.
Ilabel etiam aliqua jura j quae expri-
inentur,quando opus eril. Itemscienduni,
quoti in palatio stimmi Ponti fìcis non
consueverunt recipi cani, vel alia ani-
malia quoroeumque aliorum, quantum-
eumque ipsi stimino Pontifici propinquo-
rum, seti doinesticorum. Item in palatio
apostolico solct esse unus, qui pulsai cani-
panam prò consistoriis, et aliis horis con-
s iteti s j et ipse habet vietimi prò persona
sua dumtaxat. Item debet esse unus ,
vel duo scobatores, qui debent extra ed-
tneras papales, linellum, ambulatoria ,
plateam t seti plateas palatii inundare j
et isti etiam habent vietimi in palatio.
Item adverlendum est, quod de omnibus,
quae traduntur offlciariis suprascriptis
ad eorum o/Jìcium pertinentibus , sicul
panelcriis, buticulariis, magislro aquaei
PAL
cerne ,folrarìae, confessoriseu sacrìstae,
magistro palafrenariae , seti stabulari
debent inventaria disimela piena fieri per
clericum, seti clericus camerae per ca-
merarium ad hoc deputalum ; quorum
originalia in thesauraria camerae apo-
stolicae reponi debent, et eorum copiae
penes singulos officiarios, prout ad eos
pertinent, remanere, ut sic semper rema-
nere possit, quae, et quae alia eorum
quilibet in sua habet custodia, et peri-
culo, si quae perdita fuerinl. Supradi-
cta omnia, et singula prò aliquali in-
formatione palatii apostolici scripta sunt,
salva semper oinnimodo delerminalione
Domini nostri, etc. »
Nel ruolo di Pio II del 1460 sono
distintamente nominati i palafrenieri , co-
sì il palafreniere del Corpus Domini,
pala fi enarius Corporis Christi, cioè quel-
lo che addestrava il cavallo o chinea che
portava la ss. Eucaristia che precede nei
viaggi il Papa (P-); talora erano due.
Si apprende dal ruolo di Giulio III del
i 5 mi, il più antico eh' esista nel pahiz-
zoaposlolico, che i palafrenieri erano 5o,
con 5 oflìziali, il cappellano ed il deca-
no: recandosi a Viterbo portò seco 4^
palafrenieri, 4 oflìziali e il decano; pe-
rò ancora non erasi introdotto l'uso del-
le carrozze e si viaggiava a cavallo. Nei
ruoli di l'aolo IV del i 555, si ha che i
palafrenieri erano 44> CL1' furono aggiun-
ti altri 5: aveanoj servi ed un cavallo.
In altro ruolo di Paolo IV sono registra-
ti 49 palafrenieri, compresi i del Corpus
Domini e del ss. Sagramento; più il lo-
ro cappellano, 4 ollìziali o inservienti,
ed il decano. A Famiglia pontificia, ove
sono le notizie de'palafrenieri, decani e
sotto decani, e loro differenti onorarii,
riportai i nomi de'palafrenieri e decano
di Paolo IV. Nel pontificato di s. Pio V
del i 566 sono registrati 20 palafrenieri,
il palafrenieie del ss. Sacramento, il cap-
pellano ed un servo, imperciocché ripor-
ta il Catena nella T'ita di s. Pio f, p.
3f), che diminuì il numero de' famiglia-
PAL
ri, massime de'palafrenieri che ridusse a
20, avendo dato un dono in contanti a
quelli che licenziò. Dipoi non ebhe più
luogo il pagamento di 70 ducati d'oro,
che ogni nuovo cardinale dava al colle-
gio de'palafrenieri de'cardinali, che Ur-
bano VI del 1 37S avea applicato alla
chiesa della loro confraternita di s. An-
na, poiché spendendone io in una ricrea-
zione, nella divisione de' 60 che rimane-
vano nascevano sconcerti. Quella regalia
dai cardinali era stata sostituita al lauto
e sontuoso convito, che anticamente un
cardinale novello imbandiva agli altri car-
dinali. Ne* ruoli di Sisto V del 1 58 j si
trovano, oltre due inservienti, 21 pala-
frenieri col decano, cioè due servi vec-
chi del cardinalato, gli altri messi al suo
servizio dai cardinali, da qualche amba-
sciatore, ed uno dalla sorella d. Camilla.
Nei ruoli di Clemente Vili, eletto nel
1 '")C)-2, si legge decano, soprastante alle
lettighe, altro individuo, più 2q palafre-
nieri e 2 oflìzinli, tutti con pane, vino
ed altro; cioè i primi 3 con mensili paoli
35, i palafrenieri con scudi 87, gli ulti-
mi con paoli 3o pel companatico, essen-
do allora tenuissimi gli onorarli de'fami-
gliari pontifìcii, supplendosi con pensio-
ni. Era vi pure il custode della cappella
de'palafrenieri in palazzo, ove ogni gior-
no celebrava la messa il loro cappellano.
Nel i633 sotto Urbano Vili i palafre-
nieri erano 4°, con 3 uffizioli; nel iG>3
sotto Innocenzo X, 43 compreso il de-
cano, il cappellano, l'ufTiziale e il garzo-
ne; 4<> nel 1675 di Clemente X, e 4>
nel 1679 d' Innocenzo XI, e nel l6g3
47 compreso il decano d'Innocenzo MI.
Nel ruolo del 1700 di Clemente XI il
decano aveva mensili scudi "> e bai. qa
e l»a; 3- palafrenieri scudi 1710 bai.
1?. \p.\ 7 portasedie o sediari scudi - \
e bai. 37 1/2; un linellante con scudi ti
e bai. aa 1/ '.. Nel ruolo di Clemente XII
del 1738 il decano con paoli qq, il sotto
decano con paoli j<> e bai. 2 1/2 , 3t
palafrenieri e 1 1 sedioli o Litighici i.
PAL 187
Nel 1744 il ilecan0 aNa dispensa delle
medaglie dal maggiordomo ne riceveva
una d'oro ed altra d'argento, i 36 pala-
frenieri ed i io sediari ciascuno una di
argento. Dopo il 1800 le medaglie d'oro
non più si dispensarono: ora il decano
ne ha due d'argento, così il sotto deca-
no, ed una ciascun palafreniere e sedia-
ro. Nel 1 76I Clemente XIII avea deca-
no, sotto decano, 34 palafrenieri e 7. se-
diari. Sotto Pio VI erari decano, sotto
decano, 3q palafrenieri e 12 sediari. Nei
primi del pontificato di l'io VII, decano,
sotto decano, 12 palafrenieri e 6 sedia-
ri; stabilite le cose palatine, fu fissato il
numero de'palafrenieri a 12, ed i sediari
a 12 con promiscuità di servizio in sai 1
e fuori, sebbene ai secondi toccherebbe
portare soli la lettiga o portantina, tran-
ne la quale, prima i sediari uou presta-
vano altri servigi.
Il decano del Papa è sempre quello
che avea nel cardinalato, il sotto decano
quello ch'era decano del predecessore, il
i.°con mensili scudi 28, il 2.0 con 6 oltre
la mesata di palafreniere per la piazza
che acquistava; ogni palafreniere scudi
12, ogni sediaro i4> i quali lo sono a vi-
ta ed hanno soprannumeri. I palafrenie-
ri terminano di esserlo colla morte del
Papa. Gregorio XVI pel primo nel l'ac-
cordare pensioni mensili agl'intimi fami-
gliari de' Papi dopo la loro morte, as-
segnò ai decani scudi i5. Egli con chi-
rografo abolì la consuetudine della ven-
dita de' positi di palafreniere delti piaz-
ze dì palazzo, e stabilì, com'era per l'an-
tico, che i primi 12 cardinali vescovi
suburbicari e preti nominassero palafre-
niere il più antico esperimentato loro fa-
migliare di livrea, e qualora non voles-
se lasciare il suo padrone, il palazzo u-
postolico gli classe un compenso di scu-
di 100, restando in libertà i Papi di so-
stituirgli altri; e ciò per avere nella pon-
tificia corte palafrenieri non più venali
e poco capaci , ma idonei e conoscitori
del servigio di cortigiano. Anticamente
188 PAL
eletto il Papa , quelli che aspiravano a
servirlo erano raccomandali dai cardina-
li, dagli ambasciatori, dai prelati, dai pa-
renti del Pontefice e da altri personag-
gi. Il Maggiordomo (7^.) ne faceva no-
ta coi requisiti e raccomandazioni , av-
vertendo se aveano servito altri Ponte-
fici onde considerarli, quindi il Papa sce-
glieva. Dallo Studilo dell' arciconf inter-
nila de' palafrenieri si rileva che già nel
1554 il palali eniere più antico de' car-
dinali entrava al servigio del nuovo Pa-
pa per palafreniere. Nel Lunadoro, lì e-
lazione. della corte, di Roma , stampata
nel 1G46, a p. 16 si legge. » Ogni nuo-
vo Pontefice è solito pigliare persimi pa-
lafrenieri tulli i decani de' palafrenieri
de' cardinali e ambasciatori che si tro-
vano in Roma alla sua esaltazione, qua-
le consuetudine si osserva inviolabilmen-
te, e vestono di drappo rosso ovvero
bianco ( poi ne riporterò gli esempi ),
come che vogliono a spese però di sua
Santità". Inseguito e per quasi tutto il
secolo passalo, ecco quanto si praticò, co-
me ho letto in carte autentiche. Tutti i po-
sti di palafreniere, in numero di 4o circa,
dai Papisi conferivanoai decani dei pala-
frenieri de' cardinali dell' ordine de' ve-
scovi e de'pre ti, cioè a quelli chei cardina-
li presentavano con loro patente di nomi-
na, salva I' approvazione del Pontefice.
] decani degli altri cardinali preti e dia-
coni, e degli ambasciatori straordinari
al conclave, muniti di altestato di an-
zianità de' loro padroni , prima aveano
un vestiario completo e poi scudi 1 00 per
cadauno , come si praticò nelle elezioni
d'Innocenzo XIII, Renedetto XIII, Cle-
mente XII e Renedetto XIV. Per que-
st'ultimo si conferirono i posti di pala-
freniere pontificio a 4° decani de' car-
dinali più antichi vescovi e preti ; i de-
cani di a6 cardinali preti e diaconi che
non l'ebbero, e i decani dei tre amba-
scialo! i dell' imperatore , di Francia e
di Venezia al conclave , con chirogra-
fo di Renedetto XIV de' 16 gennaio
PAL
1 74- ' > ricevettero ciascuno il donati-
vo di scudi 100 , inclusivamente al più
antico servo del cardinal Cenci, ch'essen-
do morto in conclave non gli avea rila-
sciato patente , perciò sanato dal Papa.
In progresso di tempo ed inclusivamen-
te al conclave del ib'oo, il donativo dei
scudi 1 00 1' ebbero i soli decani o più
antichi famigliari di livrea de' primi 5
cardinali diaconi, perchè non aventi la
prerogativa che all' unica percezione di
tal pecuniario compenso, solo presentan-
do al palafrenierato i 6 cardinali dell'or-
dine de' vescovi ed i cardinali preti più
anziani. A delta epoca i donativi furono
aboliti, e solo restarono le presentazio-
ni di 12 palafrenieri; ma chi ricevet-
te la patente di nomina vendette le sue
ragioni , in tempo ordinariamente di
sede vacante , ad un estraneo , per 4 °
5oo scudi ed anche più ( ovvero dava-
no un compenso a chi per loro conto e-
sercitava l'uffizio, il quale non si poteva
fungere da altro palafreniere), che pre-
vio esame de' suoi requisiti, con appro-
vazione del maggiordomo veniva ammes-
so , restando a servire il suo padrone il
venditore della piazza ; finche per insor-
ti abusi e perchè talora gli acquirenti del-
le piazze aveano eccezioni, Gregorio X\ l
vi providde, e il successore regnante Pio
IX die esecuzione al di lui chirografo: so-
li due o tre accettarono il compendo di
100 scudi restando a servire gli antichi
loro padroni , ed il Papa nominò altri a
suo piacere. Il privilegio dunque del la pre-
sentazione a palafreniere ad ogni nuovo
Papa sempre lo godono i 6 cardinali ve-
scovi suburbicari , ed i 6 primi cardinali
dell' ordine de' preti, ancorché non in-
tervengano al conclave, e ne rilasciano la
patente anche anticipatamente al servo
più antico che abbia portato o porli la
livrea, la quale patente ha valore ezian-
dio dopo la morte del cardinale. Sicco-
me l'eletto Papa rilascia ad un suo ser-
vo egual patente , se egli è del suddetto
numero de' cardinali, il 7. "cardinale pie-
PAL
te godrà della presentazione, pei che il
sotto-decano acquistando la piazza (ìndie
erano venali, il numero de' palafrenieri
restava a 12. Se muore il palafreniere
della nomina del Papa, il suo famiglia-
re più anziano del cardinalato, prima del
nuovo sistema, presentava il successore,
ciò che tre volte si verificò nel pontifi-
cato di Gregorio XVI, e riuscì a vantag-
gio di tutta la famiglia di livrea, perchè
l'atea presa tutta in un giorno, onde non
eravi il più anziano ; altrettanto in si-
mili circostanze praticarono diversi car-
dinali. Se poi muoiono altri palafrenie-
ri , subentrano al godimento della pre-
sentazione al palafrenierato i cardinali
preti che in ordine succedono immedia-
tamente all'ultimo presentatore. Se fruis-
sero di cpiesta prerogativa tutti i cardi-
nali preti che viveano all'epoca del con-
clave, le posteriori nomine sono devolu-
te al Pontefice. 1 cardinali che godono
di questa benigna consuetudine, non ri-
lasciano nuova patente a chi già la fruì,
ma ad altro servo più anziano. Prima a
quello che aveva acquistato la piazza del
Papa, gli spettava il tinello per le tavo-
le della settimana santa e per la villeg-
giatura di Castel Gandolfo. I palafrenie-
ri godono la precedenza secondo i car-
dinali che li presentarono, e pel 1 .° quel-
lo del Pontefice. Essendo slato preterito
dal cardinal de Petris il servo più anti-
co, questi ricorse a Pio VII che lo gra-
ziò, non badando alle rimostranze del por-
porato.
Anticamente il decano del Papa non
dovea essere coniugato. In un libro in-
titolato; Fxilus cappella e s. Annae 1 5 1 4,
>i legge che in quel tempo era decano
Pietro Briseti canonico Landanen; e che
nel i532 era decano pontifìcio, venera-
bili', vir Franaseli* de Cavalli* canoni-
cus Papieu. Da ciò rilevasi in quale lu-
stro fosse prima il celo de' palafrenieri
pontifìcii per le incombenze eh 'esercita«
vano, tanlodi guidare il treno del caval-
lo che portava la ss. Eucaristia innanzi
PAL
8
9
ai Papi, come di guidar quello cavalca-
to dal Papa stesso ( come facevano coi
cardinali i loro palafrenieri ), uffizio che
divotamente esercitarono gl'imperatori,
i re ed altri sovrani. Laonde si appren-
de da un moto-proprio di Clemente VII,
eletto nel 1 523, diesi accordava in par-
ticolare al decano e palafrenieri del Pon-
tefice la nobiltà personale, la ficoltà di
creare notali e conti palatini, e tali era-
no pur essi ; potevano laureare con pre-
cedente esame in teologia ed in ambo
le leggi; legittimavano i spuri ; godevano
l'uso dell'altare portatile, la facoltà di
eleggersi il confessore, che li potesse as-
solvere anco da censure riservate al Pa-
pa, con indulto di commutare i voti; e-
ragli permesso rassegnar benefìzi anco in
tempo di morte, oltre la prelazione del-
l'espetlativa che si concedeva di certi be-
nefìzi eziandio a conclavisti o ad altri; i
tre più anziani palafrenieri , essendo di
civil condizione e colti, se volcano appli-
carsi allo stato chiericale, si notavano nel
ruolo delle espeltative de'benelizi, e non
potendo o non volendo farsi ecclesiasti-
ci, succedevano gli altri gradatamente ,
ed un simile ruolo si legge in una bolla
d'Innocenzo Vili. Ma questi ed altri ec-
cessivi privilegi ben presto non furono
più accordati; e s. Pio V derogò a mol-
te prerogative che godevano i palafre-
nieri, dicendosi dal Catena citato, che ai
palafrenieri che s. Pio V ritenne al ser-
vigio, distribuì 4,000 scudi per tanti luo-
ghi eli monti, acciocché né a benefizi, né
a pensioni aspirassero. Il Lutto più diffu-
samente viene riportato negli Slattiti del-
l' areieonfraternita di s. Anna deJ pala-
frenieri del Papa, cardinali , ambascia-
tori, principi, servitori de' prelati e ca-
valieri romani. Nella funzione poi della
coronazione e possesso del Papa, i pala-
frenieri de' cardinali si appropriavano le
coperture e guarnizioni de' cavalli che
aveano guidali ai loro rispettivi padro-
ni. Che i palafrenieri precedevano auli-
ci niente il Papa e i cardinali con basto-
i9o TAL
ni, onde rimuovere la folla ilei popolo ,
lo dissi a Mazza ; mentre a Ombrellino
parlai pure di quello the si porta dai pa-
lafrenieri o decano del Pupa, anche nei
possessi. Che con bastoni i servitori dei
cardinali accompagnano i pranzi in con-
clave, lo descrissi a Dapiferi; menile due
di que'servitori che i cardinali portano in
Conclave (V .) in questo precedono i car-
dinali infermieri con bastoni. Ma, lo ripe-
to, ai rispettivi articoli parlo dell' inter-
vento alle funzioni o tuli' altro che ri-
guarda i palafrenieri pontificii , i servi-
lori de' cardinali, prelati ed altri (co-
me Funerali e Lutto, ove dissi del cor-
ruccio e quarantena diritto ) compren-
sivamente alle propine e Mancia (V-)-
Queste le riscuote un palafreniere o se-
cliaro deputato dal decano , e suole fi-
re il simile per altri famigliari pontifìcii.
Le cos'i delle c\x\(\\\e. famiglie, di palaz-
z-o, che percepiscono le mancie, sono gli
scopatori segreti, i palafrenieri esediari, i
famigliari del maggiordomo, quelli del
maestro di camera, la guardia svizzera.
Anche di quanto appartiene al deca-
no e sotto decano del Papa, ne discorro
a' loro luoghi e funzioni, Treni, Udien-
za, Maestro di Camera , ec. 11 loro ve-
stiario lo descrissi a Famiglie dei car-
dinali : prima e fino inclusive a Pio VI,
essi in un ai palafrenieri portavano la
spada con impugnatura dorata. 11 Luna*
doro, Corte eli Roma (Diacciano 1646),
p. 179, dichiara che 3o palafrenieri di
Clemente Vili, in busto e spada e con
torcie incontrarono gli ambasciatori di
Persia. 11 p. Bonanni nelia Gerarchia
ecclesiastica p. 480, parlando del deca-
no, palafrenieri e sediari pontificii, ci dù
le figure : del palafreniere, come vestito
in sala e giornalmente incedendo per le
strade, come in tempo delle cappelle so-
lenni,e con veste di lana paonazza di cam-
pagna, la quale non più si usa; la figu-
ra del decano vestito ; e quella del seg-
getliero o sediaro pontificio con palan-
dia. Souo tutte esatte, C.anue die il cap-
PAL
pello di tulli ora è appuntalo; che il col-
lare giornaliero di tela non più si usa ,
solo quello di merletto i palafreuieri e
sediari ora lo portano nelle solenni fun-
zioni ; e che la gonnella usata in queste
dai palafrenieri , non più da loro s' in-
dossa. Pio VII col moto-proprio: L'eco-
nomia del pubblico erario,(\t 20 novem-
bre 1800, regolò la scadenza della di-
stribuzione e specie de' vestiari, sì d' e*
stale che d' inverno. I palafrenieri e se-
diari sempre incedono con cappello nero
appuntalo, calzedi seta rossa e fìbbie al-
le scarpe, le quali oggi sono a bande co-
me prima, con rivolto di pellerossa. Gior-
nalmente, sì nell'estate che nell'inverno,
per le trottate in campagna , per Viag-
gi e Villeggiature {V.), essi vestono ca-
sacca di panno bleu e calzoni simili fal-
li a bolla, guarniti con trine e fiocchetti
di seta rossa. In sala e ne' treni di città
sempre vestono casacca cou finte ma-
niche pendenti ; cioè nell' eslate di da-
masco cremisi fiorato cogli slemmi ponti-
ficii, con calzoni a botta dello stesso drap-
po, e corpetto di seta rossa e liscio; nel-
l'inverno di velluto rosso conlra taglialo a
fiorami, con corpetto di damasco. Quan-
do i sediari ed i palafrenieri portano il
Papa in Sedia gestatoria (V-) , sopra
dello vestiario assumono la zimarra di
panno rosso guarnita di seta simile, sen-
za maniche, ma con due finte pendenti,
veste che ha la forma del mantcllonejcyie-
sta zimarra allora eziandio 1' assumono
sull' abito nero, depouendo il ferraio-Ione
di seta, il decanoe sotto decano che invi-
gilano alla portala della sedia. Eglino cou
12 tra sediari e palafreuieri, così vestiti
con zimarra, con torcie di cera accese
intervengono alle processioni per la fe-
sta di s. Anua intorno alla macchina, a
quelle delle basiliche Laterauense e Va-
ticana neli'ollava del Corpus Domini in-
torno al Santissimo, qualora il Papa non
vi si rechi, ed intervenivano in quella del-
Y areico afra le mi la di s. Maria della .Ve-
ti', perchè Gregorio XVI come proietto*
PAL
re,cos'i vestili vi mandava 8 tra palafre-
nieri e sediari. Questi ultimi inoltre han-
no altra veste solo propria di loro, per
indossarsi in portare la lettiga, e si chia-
ma palandra, specie di zimarra senza
maniche, corta sino alle ginocchia, e ser-
ve per cuoprire la cinta di pelle con fìb-
bie nella quale s' infilano le stanghe del-
la lettiga , ed a tal uopo la palandra ha
sole due apertili e laterali ai fianchi: que-
sta veste dei sediari nell' estate è di da-
masco cremisi fiorato, nell'inverno di vel-
luto rosso conlralagliato a fiorami. I pa-
lafrenieri e sediari hanno pure il ferraio-
Ione o mantello ( prima era di panno
paonazzo 1' usuale, e di velluto fiorato
nelle solennità )di saia scura, con bava-
retto guarnito di trine rosse che si pro-
lungano sino alle estremità. Questo man-
tello si assume allorché i palafrenieri e
sediari a piedi precedono il treno nobile j
quando debhono andare con frulloni col
coppiere a portare il cappello ai cardi-
nali, o col segretario d'ambasciata, o con
formalità in qualche luogo; ed in alcune
processioni , come per l'anno santo, ed
in quelle di penitenza, come pel cholera;
non che nel venerdì santo accompagnan-
do il Papa in*. Pietro, e allorché il suo
cadavere vi si trasporta.
Altre notizie sulle differenze de'veslia-
iii, secondo i tempi, si apprendono dalle
relazioni de' Possessi 'de' Papi ; ne ripor-
terò alcune con altre nozioni. Nel i 535
per quello di Paolo 111, per staigli più vi-
cini i palafrenieri ebbero contralto coi
caporioni. Nel i Sqo per quello di Gre-
gorio XIV si legge: dopo il crocifero e
prima de' poggi che facevano corona al
Papa, procedeva una schiera di 5o pa-
lafrenieri di sua Beatitudine, con nuove
vesti, cioè giubboni di raso cremesiuo,
calzoni di velluto dell'istcsso colore, cal-
zette di stame rosso con sotto calze I'.. Mi-
che, casacche di velluto nero trinate, cap-
potti del medesimo foderati di cremisi
fiorato con trine, berrette dell'istesso \ ri-
luto iu mano, spade dorale cou fodero e
PAL 191
cinture di velluto. Nel i6o5 pel possesso
di Leone XI ante leclicam Ponlifìcis pa-
rafi enarii Sanctitalis siine Go et ultra, pe-
dites incedcbanl novo set non vulgati ha-
bitu indiai , idesl caligis, et sago ex se-
rico albo , rpiod rasimi vocant, pallium
veroexeodem serico, non rubei,sed spa-
dicei colori. In altra relazione poi si leg-
ge: 60 palafrenieri del Papa vestiti tutti
di raso bianco con cappotti del medesi-
mo, ma di color lionato (aggiunto di co-
lore simile a quello del lione , ora tanè
chiaro, e altri gradi di questo colore ).
Nello stesso 160 5 per Paolo V avanti gli
andavano a piedi circa 4° palafrenieri ,
nuovamente vestiti con calzoni di vellu-
to cremisino, giupponi di raso rosso, ca-
sacca e cappotto di raso lionato e spade
indorale. Nel 1623 per Urbano V71I1 nel-
la basilica Lateranense parafrenarii ac-
ceperunt vesles rubeas solilas, et porta-
runt Paparn in sede pontificali gesta'o-
ria. Nel 1G44 pel possesso d' Innocenzo
X 5o palafrenieri incedevano avanti e
dopo la croce. Nel 1667 per quello di
Clemente IX lo precedevano 5o palafre-
nieri con giuppone di ra^o cremisino, cal-
Koni di velluto simili trinali , ferraiuolo
di panno paonazzo (era il 3 luglio), spa-
de dorate con foderi e cinture di vellu-
to : altrettanto dicesi di Clemente X che
prese possesso a' 7 giugno 1670.
Nel 1 3-8, sotto il pontificato di Ur-
bano VI, i palafrenieri del Papa istituiro-
no una pia adunanza o compagnia, nel-
la cappella che secondo l'Alteri eressero
e dedicarono a s. Anna nella vecchia ba-
silica Vaticana, e presero la santa per pro-
tettrice. In progresso di tempo vi furo-
no annoverati i palafrenieri de'cardinali,
e già lo erano nel 1 53?.. Pio IN nel i~.i>"i
con bolla die facoltà di edificarsi la pro-
pria chiesa in Borgo Pio, in coi esercii ne
più comodamente le pratiche relig
i divini attui, dichiarandola cnch
la giurisdizione ordinaria del vicario di
Roma, sottomettendole ella protenone
immcdiala del l\ipa e della 5. Sede; cju-
i92 PAL
fermando inoltre alla confraternita i pri-
vilegi che le aveano concesso i predeces-
sori, massime Paolo III e Giulio 111, an-
che intorno alle regalie ed altre ragio-
ni. Tuttavolta i palafrenieri continuaro-
no ad uffiziare nella cappella Vaticana,
finche per l' ingrandimento della basili-
ca fu demolita. Vi mantenevano il cap-
pellano, altro nella loro chiesa, un 3." in
quella di s. Gregorio a Monte Celio per
celebrarvi pei loro defunti. Nel voi. XII,
p. 284 riportai l'opinione, che gli otta-
goni di detta basilica fossero edificati per
servire d'oratorii a questoe ad altri sodali-
zi addetti alla medesima. Nel secolo XVII
successivamente furono aggregati al soda-
lizio anche i palafrenieri degli ambascia-
tori, de'prelati di fiocchetti, del senatore,
nel 1702 de' principi, e nei 1748 ezian-
dio i servitori de'prelati e cavalieri roma-
ni. Benedetto XIV a'3o settembre 1 749,
col breve Clini nos, confermò le indulgen-
ze e privilegi del sodalizio e de' palafre-
nieri, e l'eresse in arcicoufratcrnita. Di
questa parlai con altre notizie a Arcicon-
FRATERNITA DI S. Anna De' P AI. AFREMERI.
.Si apprende dal Martinelli , Roma ex
filmica sacra p. 1 87, che alle radici del-
l'Aventino i palafrenieri dei Pani e car-
dinali ebbero già una chiesuola dedica-
ta a s. Anna e a s. Maria Annunziata ,
che nel 1 745 passò alla confraternita dei
calzettai-i, ed oggi la custodisce un ere-
mita. 11 Piazza, Eusevologio romano trai,
e), cap. io, parla della confraternita dei
parafrenieri, e la dice eretta da Urbano
VI nel 1378, e della cavalcata colla qua-
le recavansi alla loro chiesa nella vigilia
della festa, partendo dal palazzo del car-
dinal decano loro protettore, che gli da-
va un rinfresco. I Diari di Roma inco-
minciati nel 1 7 16 principiarono nel i"23
a pubblicare che in tal giorno i palafre-
nieri facevano la solenne processione, u-
scendo dal palazzo del cardinal decano e
poi dalla chiesa vicina, e si portavano pri-
ma a quella delle monache benedettine di
s. Anna (ora dell' Ospizio dis. Maria As-
PAL
sunta detto di Tata Giovanni), indi alla
propria chiesa, e che la mattina della festa,
dopo il rinfresco, dallo stesso palazzo, ca-
valcando le mule de' cardinali con fini-
menti pontificali e i loro cappelli dietro le
spalle, ritornavano in Borgo alla loro chie-
sa. Dai medesimi diati rilevai, che nel
1 769 e in altri anni v'intervennero pure i
ca potori colle i4bandierede'rioni di Ro-
ma; che nel 1770 l'arciconfraternita fece
una macchina nuova rappresentante s.
Anna colla Beata Verdine sua figlia in
atto di leggere i salmi di Davide ; che nel
1 7- 5e in altri anni alla processione v'in-
tervennero ancora gli alunni dell'ospizio
di s. Michele e gli orfanelli; che la detta
macchina, custodendola ledette monache,
la processione si recava a prenderla iti
detta chiesa, ed in quella della ss. Con-
cezione a Campomarzo, dopoché neh jqj
ivi passarono le monache. Ora la mac-
china si custodisce dallo stesso sodalizio.
La Chiesa di s.Anna[F.) fu edificata nel
1 7-3 con disegno di Michelangelo Buo-
narroti ovvero come altri vogliono di Ba-
rozzi da Vignola , eseguito da Giaciuto
suo figlio, in onore di s. Anna, nellocale
acquistato dai palafrenieri del sodalizio,
oltre a vari comodi locali per uso dei
confrati. L' Alveri , Roma in ogni sla-
to t. •?., p. 1 18 e seg., ci dà importanti
notizie della chiesa, de' suoi altari, delle
iscrizioni da cui rilevasi le pie lascite e le
elargizioni de' benefattori. Clemente XI
fece fare la facciata; nel 174^ fu costrui-
ta la cupola dall' architetto Navone, in-
di Gregorio XVI la fece molto restau-
rare ed abbellire, mentre era per minare,
onde i confrati vollero incisa sull' altare
maggiore l'iscrizione che si legge nel sup-
plimento'del n.° 3i del Giornale Roma-
no 1848, pubblicata da Costantino Zan-
zari decano generale. L' altare maggio-
re, consagrato nel 1728 da Benedetto
XI li, ha un buon quadro con Maria Ver-
gine col Bambino e s. Anna; le pitture
a fresco sopra le 4 porte laterali sono d'I-
gnazio Stein. L' altare a sinistra è dedi-
P A L
calo a s. Eligio abbate, quello a destra al
cardinal s. Cariò Borromeo. Morcelli chia-
ma il sodalizio, Schola Stralorum.
PALATINA TO, Palalinalus, Pfalz.
Antico paese dell' Alemagna, di viso in irts-
so e allo Palalinalo. Il [."chiamato pu-
re Palali/iato del lieno,^ estendeva sulle
due rive del Reno, fra i territorii di Ma-
gonza, Katzenelubogen , Wiirtemberg,
Baden e Treveri, 1' Alsazia e la Lorena.
Comprendeva i principati di Simmern,
Due Ponti e Veldenz, la contea di Spati-
heirn ed il Palatiuato propriamente detto
o Elettorale; quest'ultimo avea per città
principale Manheim ed Heidelberg. Oggi
iJ circolo bavarese del Reno con Spira
(/-'.) per capoluogo, e la provincia prus-
siana del Basso Reno con Aquisgrana
[f.) per capoluogo, possedono la parte
situata alla sinistra del Reno, che i fran-
cesi avevano riunita nel loro dipartimen-
to del monte Tonnerre e del Reno e Mo-
sella , e dove stavano Due Ponti , Sim-
mern, Veldenz, Spanheim ed una parte
del Palatinato proprio. Il nord del gran-
ducato di Baden (f.) racchiude la mi-
glior porzione della divisione alla destra
del fiume; vi si trovano Manheim, di cui
feci parola al detto articolo e a Bavie-
ra , ed Heidelberg (J7.); il granducato
d' Assia Darmstadt (V.), ha i baliaggi
di Lindelfels, Umstadt ed Uzberg. L'al-
to Palatinato o Palalinalo di Baviera 3
die non toccavaaltro, era cinto dalla Boe-
mia, la Baviera propria ed i territorii di
Bayreuht, Ncuburg o Neoburga e No-
rimberga. Sta presentemente nei circoli
bavaresi della Regencon Ralisbona[P/.)
per capoluogo, e del Meno superiore oal-
to, con Bayreulli per capoluogo, il cui
i.° presidiato è Bamberga (1-). 11 Pa-
latinato di Baviera era una porzione del
Nortgaw e più rimolamente il paese de-
gli auliclii narisci al di là del Danubio,
ed avea Amberg per capitale, città bella
8 forte. 11 nome di Palalinalo proviene
da quello de' conti Palatini (V .), antichi
siguori dei paese, che non erano dappri-
VOL. L.
PAL i93
ma che i magistrati temporanei incari-
cati di amministrare la giustizia in diver"
si palazzi, palalia, sparsi nell'Alemagna-
Nel secolo XI questo impiego divenne e-
reditario nella famiglia degli Hermann,
che governava il territorio di Heidelberg;
molte altre famiglie ebbero successiva-
mente il Palatinato. 1 conti palatini au-
mentando a poco a poco i loro possedi-
menti. divennero assai potenti e furono
investiti della dignità di Elettori (P\) del-
l' Impero (P.), per cui a quegli articoli
dissi quanto riguarda la dignità e prero-
gative de' conti palatini e duchi di Ba-
viera,come elettori del sacro romano im-
pero. Insegna del Palatinato è il leone m
piedi coronato. Vedansi le Memorie sto-
riche dell'impero germanico , del suo ri-
sorgimento da Carlo Magno, e suo scio-
glimento sotto Francesco II ci' Austria,
.Milano 1806.
Rilevasi dal Muratori, Antich. Esten-
si, t. i, p. 376, che il Palatinato del
Reno nel 1 ic)3 fu concesso in investitu-
ra dall'imperatore Enrico VI, ad Esten-
se Guelfo figlio d'Arrigo V il Leoneda-
ca di Baviera, ossia Arrigo V I, che acqui-
stò sì insigne eredità, per avere sposato
l'unica figlia di Corrado conte palatino
del Reno e zio paterno dell' imperatore
che moiì nel 1 1 93. A Baviera ed a Ger-
mania parlai delle principali gesta degli
imperatori della casa di Baviera : nel
i4oo lo divenne Roberto conte palati-
no e duca di Baviera, sepolto in Heidel-
berga : egli nel grande scisma segui le
parli di Gregorio XII, come dissi a Pisa;
ed uno de'procuratori di tal Papa al con-
cilio di Costanza (f^.) fu Lodovico con-
te palatino,' come rilevasi nel voi. II, p.
209. Carlo V concesse all' elettore pa-
latino Federico lì il Saggio, che pones-
se nelle sue armi il globo imperiale, la
quale insegna questi palatini consegna*
vano in mano del nuovo imperatore. Fe-
derico li fatalmente trattò con grande
predilezione i protestanti appena inco-
minciali ne" suoi stati; ed Ottone Eun-
i3
UH
l'AL
co suo nipote, che gli successe nel 1 lo 4,
adoltò apertamente la pretesa religione
luterana. Non avendo questi, né il fratel-
lo Filippo il Bellicoso, lasciato figli, l'an-
tico ramo elettorale si trovò estinto nel
i557, e l'elettorato passò al ramo di
Simmeren, di cui fu il primo Federico
III il Pio. Abbracciò la religione rifor-
mata o calvinistica, e con sì stretto at-
taccamento, che tutti gli sforzi dell'im-
peratore Ferdinando 1 non riuscirono a
riportarlo in seno alla religione cattolica,
oche avesse adottato la luterana, essendo-
si anzi collegalo cogli ugonotti di Fran-
cia. Nel 1 /j 7 G gli successe il figlio Luigi
il Facile, che abbandonò il calvinismo
per farsi lutei ano ; ma suo fratello Gio-
vanni Casimiro durò nella setta di Cal-
vino e ne fu gran fautore, come dissi nel
voi. Ili, p. 2 j3, parlando degli ugonot-
ti. Di\enuto egli tutore del nipote Fe-
derico IV, gliela fece abbracciare ; fu sot-
to questo elettore conte palatino che nel
1G06 Manheiin, semplice villaggio con
castello fortificato, divenne città bella e
piazza di guerra, residenza degli eletto-
ri, quindi aumentala da suo figlio Fe-
derico V che gli successe nel 1610. Que-
sti ben presto diventò il capo del parti-
to protestante in Alemagna, per cui ri-
bellatisi quelli di Boemia, lo elessero in
re. Tale avvenimento fu il segnale della
guerra di 3o anni; l'imperatore Ferdi-
nando 11 vittorioso, pose Federico V al
bando dell'impero, e dispose de suoi sta-
li eredilarii, e della dignità elettorale nel
1G23 in favoie di Massimiliano il Gran
de duca di Baviera, che nel i6->4 hi am-
messo nel collegio elettorale : allora fu
che gran parte della famosa biblioteca
palatina di Ileidelbergu capitale del Pa-
latiualo, venne trasportata nella Vatica-
na ; questa città molto soffrì, cos'i Man-
heiin popolata degli eretici de' Paesi
Bassi. Federico V fuggitivo inori nel
i632, ed il secondogenito Carlo Luigi
solo nel 1648 per la pace di AVesliàlia
fu reintegralo del basso Palafittato, ed un
PAL
ottavo elettorato venne creato a suo fa-
vore, poiché il duca di Baviera restò nel-
la dignità con l'alto Palatinato; colla
morte di Carlo, figlio di Carlo Luigi, si
eslinse il ramo Simmeren nel 1 685, e
subentrò nell' elettorato palatino il ramo
Sultzbach. Tutti questi avvenimenti e
loro particolarità descrissi a Elettori
dell'impero, Heidelberg.*, Baviera, Ger-
mania. In delti articoli riportai varie no-
tizie analoghe, pel zelo religioso di Cle-
mente XI , il quale mostrò molta pre-
mura d' indurre Carlo conte palatino a
contrarre nuovo matrimonio, onde assi-
curarne la successione, con la principessa
Maria Casimira Sobieski nipote di Gio-
vanni III; nel voi. XXI, p. 192, ricordai
come lai Papa ottenne dall'elettore Gio-
vanni Guglielmo fratello di Carlo la re-
vocazione del Reccssus, pregiudizievole
al cattohcismo, al quale effetto aveapur
scritto all' altro fratello arcivescovo ed
elettore di Treveri ; nel voi. I V, p. 2 53,
dissi come Clemente XI restituì alla ve-
ra chiesa Leopoldo Gustavo de'conti pa-
latini, il quale promosse la religione cat-
tolica nel ducato di Due Ponti quando ne
prese possesso. Altra conversione nel se-
colo XY111 di Federico, altro cunte pa-
latino del Beno, si rileva dalle lettere del
gesuita p. Seedorf, stampate in Firenze
nel 1754 e in Roma nel 1828. A facili-
tare il ritorno alla chiesa romana, nel Pa-
lafittato e ducato di Xeoburgo, Clemen-
te XU emanò la provvidenza che accen-
nai nel voi. XXII, p. 47 j il breve Inter
rnultiplices , si legge nel t. 2, p. 107,
Bull, de prop.fide. Carlo Teodoro prin-
cipe di Sullzbach, elettore palatino, nel
1741 ebbe i ducali di Juliers e Bcrg, fu
benemerito di Manheiin, al modo detto
a Baviera, ed essendo morto Massimilia-
no Giuseppe III duca ed elettore di Ba-
viera, terminando con esso il ramo pri-
mogenito della casa Palatina, egli come
capo del ramo cadetto, nel 1777 gli suc-
cesse negli stati e dignità. Nel 1 - 7 \ Carlo
Teodoro si recò in Roma, come riportai
1' AL
ne' voi. XV, p. 290, e XLI, p. i jG; po-
scia nel i 783 ottenne da Pio VI l'istitu-
zione della nunziatura di Monaco (F.)}
sua capitale e residenza, pei domimi Ba-
varo-Palatini. Mori senza prole nel 1 "99,
e come ultimo del ramo palatino Sultz-
bach, ebbe a successore nell'elettorato e
sovranità il duca di Due Ponti Massimi-
liano Giuseppe, che nel 1 806 divenne pri-
mo redi Baviera, cui successe nel 182 5 il
re Lodovico, il quale nel 1848 a' 20 mar-
zo abdicò al regnante figlio Massimiliano
re di Baviera e conlepalatino. Dal 1777
tutto il Palatinato fu considerato come
una dipendenza della Baviera sino alla
conquista della riva sinistra del Reno fatta
dai francesi, e confermata nel 1801 dal
trattato di Luneville. Nel 1802 lostato di
Baden e l'Assia Darmstadt acquistarono
le nominate parli del Palatinato che con-
servano anche adesso, Darmstadt conte-
nendo anche Magonza e TT'onns j e nel
18 i 3 la Baviera rientrò in possesso di
una porzione del paese invaso dalla Fran-
cia. Ileidelberga aulica capitale del Pa-
latinato ora appartiene al granducatodi
Baden, come Manhcim già capitale e re-
sidenza de' conti palatini. II granducato
componendosi eziandio degli antichi ve-
scovati di Spira e Costanza, con piena
libertà di culli, con 1' arcivescovato di
Fnburgo, uu terzo degli abitanti sono
cattolici.
PALATINO o PALADINO, Palati-
nits. Vocabolo col quale furono antica-
mente chiamati alcuni cardinali diaco-
ni, ed ora quei cardinali che nomine-
rò, in un ai prelati ed altri famigliari
pontificii che servono domesticamente il
Papa ed aiutano nel suo palazzo. Il vo-
cabolo di Palazzo (f.) prendesi soven-
te dagli scrittori per la corte del prin-
cipe, quindi si appellarono palatini i suoi
ulli/iali di palazzo e anche gli altri cor-
tigiani abitanti in esMi. Palatino è anche
titolo di onore dato da Carlo .Magno a
i> nomini valorosi, de' quali si serviva
a combattere per la tede insieme ojii cs-
P A L ig5
so lui. e furono quelli che i poeti ne'loro
versi celebrarono come eroi : dagli egre-
gi fatti di questi Paladini fu poscia per
similitudine detto agli uomini valorosi
ed eccellenti. Così il Dizionario dellalin-
gua italiana. All'articolo Covte PALA-
TINO, O Co\TE DEL PALAZZO OWeiO Cfj\-
TE DEL SACRO PALAZZO E DELL* AULA Ll-
tera.\e>se, parlai dell'origine di questa
dignità e titolo onorifico conferito dai
Papi, dagl'imperatori e dai re, loro pre-
rogative, autorità, loro diverse specie ed
erudizioni; può vedersi a oche Palazzo L\-
tera.n-en-se. V. Curopalatae, De officia-
libus palatii Constantinopolitani s Lug-
duni 1 588, ed il voi. XXXVI, p. 1 8 5. Il
Borgia, Breve istoria p. 32 5, prova del
titolo di conte palatino usato avanti as-
sai del secolo XII, nel quale il Conrigio
pretese averlo inventato per la prima
volta l' imperatore Federico I., per cosi
distinguere i conti del Reno. Clero pa-
latino chiamavansi i preti, diaconi, ec
del palazzo sovrano, formanti nobilissi-
ma collegiata nella chiesa situata entro
il palazzo: questa cappella l'avevano
gì' imperatori d'oriente e i membri del-
la famiglia imperiale che abitavano al-
trove. L'ebbero tutti gli altri monarchi
dell'antichità, specialmente i re di Fran-
cia, anche sotto la 1." stirpe. I palazzi
reali e loro abitanti erano assistiti dal
clero palatino. Non dipendevano dal ve-
scovo del luogo, ma dal vescovo arci-
cappellano, oggidì grande Elemosinie-
re [t '.), il quale è l'ordinario della fami-
glia sovrana, suoi palazzi, ubi tanti, e in al-
cuni stati delle milizie ancora. Delle cap-
pelle palatine, del clero palatino e della
liturgia palatina degl'imperatori d'orien-
te e d'occidente e dei re e sovrani d Eu«
ropa, tratta il Carafa, De captila regi*.
Alle indicale nozioni sul titolo di conte
palatino, altre qui ne aggiungerò col-
I* autorità del eh. ilei Bue, Deli origine
dell' araldica, cap. 7,6 del titolo di Con-
te Palatino. I conti pillimi furono così
chiamati dal conte PaLmno del /,
196 PAL
e di Baviera (F.), la cui denominazione,
secondo alcuni scrittori, deriva da una
torre o palazzetlo, di cui rimasero le re-
liquie a distanza di mezzo miglio da quel
iiume, ov'èfama che i passeggeri pagas-
sero tributo. Altri vogliono the così fos-
se nominata la famiglia Palatina, per
distinguerla dalle altre che godevano ti-
tolo di conte di qualche castello o for-
tezza eretta in contea, come pure da lut-
ti gli altri palatini ; soggiungendo inoltre
che quella ottenesse titolo dal gran trat-
to di paese, che nella contea di lei è ba-
gnato dal fiume Reno. Circa la palatina
di pelliccia o fazzoletto da collo lavoralo
a straforo, che portano sul collo le don-
ne, noterò che i francesi fauno deriva-
re tal denominazione da una figlia del-
l'elettore palatino che sposò il fratello
di Luigi XIV, la quale per la prima usò
tal ornamento, affine di evitare V inde-
cenza della nudità delle spalle e del se-
no. In Ungheria un arciduca d' Austria
come palatino occupò il primo luogo do-
po il re. Il titolo di conte palatino si ac-
quistò non solo per concessione del prin-
cipe o del Papa, ma ancora con laurea
di Dottore (I7-), professando e dettando
leggi sulle pubbliche cattedre pel corso
di 20 anni continui. Neil' università di
Padova, per privilegio particolare, a ciò
bastava il corso di 16 anni. In Bologna
godeva altra voltatale privilegio non so-
lamente l'università de'legisti, ma anche
quella degli artisti ; anzi questa per con-
cessione di Carlo V, poteva non solo crea-
re conti palatini, ma anche cavalieri au-
reali dello spermi d'oro, coi privilegi dei
creati dagl'imperatori. Alcuni collegi di
dottori godevano pur essi il titolo di con-
ti palatini e cavalieri aureali, e fra que-
sti quelli di Milano e di Cremona, ed i
secondi qualificati conti del sacro palaz-
zo Lateranense, ciò che significava lo stes-
so che conti palatini. Il titolo di conte
palatino da vitaliziarlo divenne eredita-
rio, o per concessione o per consuetu-
dine.
PAL
A Diaconie cardinalizie, parlandodel-
l'origine e differenti specie di cardinali
diaconi, dissi de'palatini, stazionari e re-
gionari : il Baronio dice che i palatini
erano G, il Zaccaria 4> e^ •' Novaes as-
serisce che s. Gregorio III nel y35, ve-
dendo che i cardinali diaconi regionari
da 7 erano divenuti i4, egli ne aggiun-
se 4 col nome di palatini, i quali dura-
rono poco, per assistere sempre il Papa
mentre celebrava nelle basiliche Latera-
nense e Vaticana, perciò detti ancora ba-
silicali e misseles. Era proprio de' car-
dinali palatini cantare l'evangelo nel La-
lerano, a diversità dei regionari che lo
cantavano nelle proprie legioni, fra 'qua-
li vi era lo stazionario e l'oblazionario;
il i.° servi va il Papa nellestazioni cantan-
do il vangelo, ed era officio temporaneo
come il 2.0, che offriva al cardinale ar-
cidiacono pane e vino pel sagrifìzio. Per
testimonianza del Funaioli all'anno io5y,
n.° 19, in quell'anno esistevano 6 dia-
coni palatini, che sovrastavano alle 12
diaconie dei cardinali regionari. Vi furo-
no anche 7 suddiaconi basilicali e pala-
tini,che servivano il Ponteficeallorquan-
do celebrava, e portavano la croce avan-
ti di lui; come pure 7 suddiaconi regio-
nari e 7 stazionari e oblazionari, o della
scuola de'cantori, secondo il Rinaldi. Nei
secoli posteriori , cardinali palatini si
chiamarono i cardinali nipoti o Parenti
del Papa (A'.)jil Segretario di stalo (I7-),
(e quello per gli affari di stato interni sot-
to Gregorio XVI), il segretario de' Bre-
vi [V.), il Datario (l7.), il segretario dei
Memoriali (F.), nonché i cardinali pro-
Udilore (P.), quando vi è stato, ed il
Bibliotecario (P '.), quando ha abitato nel
Vaticano. Avendo il regnante Pio IX as-
segnata la eminente carica di prefetto dei
ss. palazzi apostolici ad un cardinale, che
prima riuniva il maggiordomo, nel r.° no-
vembre 1848 la conferì al cardinal Gia-
como Antonellijlaondeecco un altro car-
dinale palatino. I cardinali palatini sono
notati nelle Notizie di Roma, alla cale-
P.\ L
goiia : Filmigli a pontificia, pei primi, e
ciò fin dal i 72 \. Per la gerarchia d'or-
dine ivi sono registrali, non secondo la
loro nomina alla carica palatina, ma per
ordine gerarchico di vescovi, preti e dia-
coni. Risiedono ne'palazzi pontificii, o nei
propri con annuenza del Pontefice, >e
nei primi in sala e nella camera ilei tro-
no non possono alzare il baldacchino, ma
il solo dossello. Dal Maestro di came-
ra (P '.) ricevono nelle dispense le meda-
glie di argento, e sono invitati ad alcu-
ne particolari funzioni cui assiste il Pa-
pa. Molte notizie che li riguarda sono
pure a Famiglia pontificia, e in altri
articoli, principalmente nel voi. X, p. 10
e 1 1 ; avendo notato quanto si pratica
per quelli che muoiono ne'palazzi Qui-
rinale e Vaticano, nel voi. XXVIII, p.
40 e 4"> 1° che in parie ha luogo pei
prelati e altri palatini che ivi terminano
di vivere. Al citato articolo si parla ezian-
dio dei prelati palatini e altri famigliari
cosi denominati, ed abitanti negli stessi
palazzi, nonché della congregazione pala-
tina istituita da beone \ll e tuttora in vi-
gore pel miglior ordine dell'amministra'
zione de' Palazzi apostolici {f/.). Degli
antichi giudici palatini si discorre a Giu-
dice; ed a Maggiordomo, capo de'prelati
palatini, dicesi degli uffiziali palatini an-
tichi e moderni. Si rileva dal Parisi, Istru-
zioni t. 3, p. ili)), che i prelati palatini
» latti cardinali, hanno il privilegio di
aggiungere all' arme propria quella del
l'apa, e che ne' tempi addietro o pone-
vano fuori del loro scudo sotto il cappel-
lo uno scudetto caricato dell'arme pon»
tilicia, o cari* li ino di essa arme il ca-
po dello sondo proprio ; ora sogliono
portare lo scudo suo partito ed accolla-
lo dell' arme del Papa loro creatore ",
Riportando nel voi. XXIII,p.g6il bre-
ve di l'io VI, con cui concesse i solili pri-
vilegi agl'intimi famigliari palatini, d il
prelato maggiordomo ai \ aiutanti di
e, onera incinsi ve, si legge che li dichiarò,
secondo il Consuelo, nutari, conti late; a-
P \ L 197
nensi, cavalieri dello speron, nobili ro-
mani, ec, autorizzandoli ad usare il mio
stemma gentilizio separatamente o per
intiero o unito al loro. Non avendo i
successori di Pio VI spedito il breve dei
privilegi ai palatini, ora i soli maggior-
domo e maestro di camera a destra dei
loro stemma inquartano quello del Pi-
pa che servono, e quello solo di chi li
creò cardinali essendo nelle dette cari-
che. Tuttavolta Gregorio XVI nel crea-
re cardinali Frezza, Mezzotanti e Altie-
ri, già prelati palatini, permise loro d'in-
quartale il suo stemma. Quanto alla
guardia palatina de' sacri Palazzi apo-
stolici, a questo articolo ne parlo.
PALATINO DEL BENO e DI BA-
VIERA, r. Pai.vt.vato.
PALAZZO o PALAGIO, Paladina,
Domus. Casa grande e isolata costrutta
con magnificenza. Dissi a Monti ni Ro-
M\,che avendo Augusto pel primo edifi-
cato sul monte Palatino una magnifica
abitazione, l'edilìzio prese dal luogo il
nome di Palatami j e siccome gì' impe-
ratori successivi altre ancora ve n'eres-
sero, cos'i avvenne, che ne' bassi tempi le
case ove dimoravano i principi si dices-
sero palazzi o palagi : questa medesima
appellazione quindi si andò estendendo
di mano in mano eziandio alle case dei
grandi ed a tutti quegli edilizi sontuosi
e splendidi eretti dai ricchi per abitarvi.
Marquez, Delle case di città degli anti-
chi romani, Ruma 1 -rp. Il vocabolo di
palazzosi piglia sovente per la Cortei^".)
ilei principe, aula, e quindi vennero le
cariche e i nomi di Maestro o M :
domo (A^.Jdcl palazzo, d'intendente del
palazzo e simili, ed altri uffizi, che trat-
to ai loro articoli ; come il vocabolo Pa-
latino (/'.), gli ufficiali e cortigiani dei
principi sovrani. Loco come il Moreelli
chiamò diverse specie di palassi : della
1 igione, il palano della giustizia, difesa
dei cittadini , basilica judiciorum arx
civiu/H, Palazzo del Papa, dotimi ponti-
ficatisi del principe Id pubbli
i98 TAL
co, basìlìcaj della città, curiaj ducale,
curia ducisj del senatore, domicilium
senaloriiimj reale, regiaj vescovile, ae-
dcs pontificales ; di villa, praetorium. Ol-
tre gli articoli Palazzi apostolici o pon-
tificii, e Palazzi di Roma, in cui farò pa-
rola su questa specie di edifizio,non man-
co di far menzione de' principali palaz-
zi a'ioro luoghi, anco descrivendo bre-
vemente i più importanti e magnifici, sia
delle accennate spècie, che di altre. A.
Immunità ho detto come il diritto d'asi-
lo e immunitario fu esteso al palazzo e
abitazioni de' vescovi chiamato Episco-
pio (F.), dicendosi palazzo arcivescovile
ed archi episcopio quello dell' Arcivesco-
vo ( V.), e patriarcale o Patriarchio (F.)
quello del patriarca. Sebbene il titolo di
sacro palazzo è proprio di quello abita-
to dal Papa, si rileva dal Borgia, Me-
morie, t. 3, p. 4°9> cne 8U arcivescovi
di Benevento lo diedero alla loro abita-
zione, nostri sacri palatii. Nelle antiche
cute i termini fri sacralissimo Episco-
pio o Archi episcopio, d' ordinario allu-
dono alla chiesa cattedrale, e non al pa-
lazzo abitazione di vescovo o arcivesco
vo. Della residenza de' vescovi presso la
loro cattedrale, sono a vedersi le Scrit-
ture del Pallavicino e dell'Olstenio, sul
luogo che conviene ad abitare al Papa,
pubblicate dal Zaccaria, di cui parlo a
Palazzo Vaticano; più l'articolo Con-
gregazione DELLA RESIDENZA De' VESCOVI.
Egualmente a Immunità parlai dell'im-
munità de' palazzi de' cardinali dentro e
fuori di Roma, e di quelli anuessi ai lo-
ro titoli e diaconie, riconosciuta anche
dal concilio di Laterano V; come Pio IV
e Gregorio XIII proibirono che i palaz-
zi de' cardinali e ambasciatori servissero
di asilo a'delinquenti e malfattori, e co-
me altri e quali Papi rinnovarono tale
divieto, e quanto combatterono le fran-
chigie con fortezza d'animo, quali inR.o-
ma gli ambasciatori pretendevano gode-
re eziandio intorno ai loro palazzi e tal-
volta nelle case adiacenti, riportandone
P AL
le gravi e funeste conseguenze : notai pu-
re che Alessandro Vili proibì ai citta-
dini e nobili, tranne i principali baroni,
i ministri e gli ambasciatori esteri, di te-
nere sulle loro porte gli stemmi ponti-
fìcii.
Il Bernini, Storia delle eresie, sec. VI,
cap. 9, narra che Belisario donò a s. Pie-
tro una croce d'oro del peso di 100 lib-
bre e ornala di gemme, la quale poi si
smarrì nella sede vacante che precedette
il pontificato di Stefano V detto VI, per
la pessima usanza , quae inoleverat , ut
mortilo summo Ponti/ice invaderent ho-
mines sedia apostolicae Patri archium, at-
que depraedarcntur ipsunij proibita poi
rigorosamente da Giovanni IX, come no-
tai nei voi. XI, p. 66, e XXI, p. 206.
Tuttociò meglio racconta il Rinaldi, an-
no 885, n.° 4? dicendo, che lo stesso Pa-
pa si recò in guardaroba e in sagrestia,
e le trovò spogliate, come trovò vuoti i
granai e le cantine, che servivano prin-
cipalmente per sovvenimento de' poveri.
A Cella del conclave, parlando di quel-
le saccheggiate , rimarcai che dall' abu-
so di spogliare il palazzo del vescovo de-
funto e anco del Papa morto, derivò quel-
lo di depredare il palazzo che il novello
Papaabitava da cardinale. Questi depre-
damenti furono condannati con censure
ed altre pene dai Pontefici e dai concilii,
massime da Onorio III e Bonifacio VIII;
dalla sess. 41 del concilio di Costanza e
da quello di Laterano V, con bolla di Leo-
ne X, Temerarium,(\e'ii marzo i5i6,
Bull. Rom. t. 3 , p. 4^3. Prima e dopo
queste rigorose proibizioni e penali, non
essendosi pienamente eliminato questo ri-
provevole ladroneccio, come altrove re-
gistrai, ne sieno prova questi esempi. Ab-
biamo dal Fantoni , Storia d' Avignone
t. 1. p. 264, che nel i3-8 nel conclave
in cui fu eletto al Vaticano Urbauo VI,
avendo domandato i romani ad un mi-
nistro del vescovo di Marsiglia custode
del conclave, dalla risposta andate a s.
Pietro , essi intesero fosse eletto il cardi-
P A L
nal di s. Pietro Tebaldeschi, onde talu-
ni, asserendo essere l'uso,andaronoa ra-
pire i mobili della casa di detto cardina-
le. Nel i44? nel conclave per l'elezione
di Nicolò V, il cardinal Prospero Co-
lonna degradato dal defunto Eugenio IV,
fece di tutto per succedergli , ma indar-
no gli aragonesi e Colònnesi perciò si af-
faticarono. Tuttavolta essendo corsa la
voce di sua elezione, il popolosecondo l'a-
busivo costume andò a saccbeggiargli la
casa, mentre in vece si proclamava il ve-
ro Papa. A Cella riportai quanto avven-
ne per l'elezione di Pio II. Neil' elezione
d' Innocenzo X un muratore nel disfa-
re le celle del conclave, gridò vìva Papa
Innocenzo: il popolocapì Crescenzo e cor-
se al palazzo Crescenzi alla Rotonda , o-
ve abitava il cardinal Pietro Paolo. Ma
poi seppe che nou era vero e passò a da-
re il sacco al palazzo Pampini j, di cui aprì
le porte la stessad. Olimpia cognata d'In-
nocenzo X, mostrandone gran contento,
giacché essendo stata precedentemente
avvisata da un prelato che suo cognato
sarebbe eletto Papa, avea nascosto il più
bello e il più prezioso. Dopo la morte
d' Innocenzo X corse pericolo di nuovo
saccheggio.
Nel secolo IX principalmente fu in u-
so la stessa rapina al palazzo de' vescovi
nella loro morte, benché i Difensori del-
la Chiesa {V.) doveano impedirne il sac-
cheggio, ed invigilare in sede vacante sui
beni della mensa. Dissi già che siffatto
spoglio fu rigorosamente proibito uel-
I'8g8 da Giovanni IX, come rilevasi dal
Pagi, Drev. Boni. Pont. t. i , p. 4'Oj 'n
vita Sleph. V. Analoghe e belle erudizio-
ni ci dà il Borgia, Memorie t. 2, p. 32".
Edi dice che 1' abuso di dar il sacco al
palazzo e robe del defunto Pontelìce a-
vea procurato lo stesso s. Leone IX di
toglierlo quanto ai vescovi. Già in orien-
te i padri del concilio di Calcedonia,can.
Non lieeat q. 2, caus. 12, aveano vietato
ai chierici d' invadere i beni del vesco-
vo defunto. Altrettanto poi si lece in occi-
PAL 199
dente nel concilio di Lerìda nel $24, can.
//rt(°f,q. 2, caus. 1 1. Quindi ne venne che
in alcuni luoghi i beni della chiesa dopo
la morte del vescovo, erano raccoman-
dati al metropolitano o a qualche vesco-
vo de'piìi vicini. Dai chierici passò la rea
usanza nei laici, e sebbene s. Leone IX vi
dasse riparo, pur tuttavia fu d'uopo che
Urbano II nel concilio di Clermont, can.
De laicis,q. 2, caus. 12 del iocp, Cali -
sto II in quellodi Tolosa del 1 iqq, can. j,
ed Innocenzo II nel concilio ili Latera-
110 II, can. Illud, q. 2, caus. 12 del 1 i 3q,
tornassero a farnegravissimodivieto. Per
quanto sembra, l'abuso di saccheggiare
le facoltà del vescovo morto trasse l'ori-
gine dalla comunione de'beni, cioè (pian-
do i vescovi prendevano tutte le decime
e le altre rendite ecclesiastiche, per far-
ne poi la quadruplice divisione. Cessata
questa economia, ebbe anche fine l'abu-
so di occupare le robe del vescovo dopo
la di lui morte. La quadruplice divisio-
ne durò più o meno secondo i luoghi :
Carlo Magno e Lodovico I ne'loro capi-
tolari ne parlano come di cosa ancora pra-
ticata e la prescrivono. Nel secolo X e XI
se ne trovano degli esempi, ed anche nel
secolo XII, come nel concilio Aquense del-
la provincia di Narboua del 1 m. ; e ne!
io32 Atenulfo arcivescovo di Capua ne
diede esempio con bolla a Benedetto ve-
scovo di Sessa. JNelle carte del secolo XII
non pai e chevisieno memorie della qua-
druplice divisione de'beni, onde crede>i
cessata l'antica disciplina e per conseguen-
za I' abuso di dar sacco alle robede've-
scovi defunti.
PALAZZI APOSTOLICI o POX-
l IFICII. Il palazzo papale è la venera-
bile casa e residenza ordinaria del supre-
mo gerarca della cristi nula, capo visibi-
bilc della Chiesa cattolica, del più antico
Sovrano d' Europa, chiamata per eccel-
lenza sacra, sacri Palatii, dotnus Ponti-
ftcalis t sacrae Donni* Chiamasi aucora
palazzo apostolico quello ove dimorano
1 rappresentanti pontificii, con
200 P A L
Nunzi , Delegati ed altri ministri diplo-
matici o governativi: de' principali si fa
memoria a' loro luoghi. Il titolo di sacro
palazzo fu dato a quello de'romani Ponte-
fici, senza confronto più ragionevolcnen-
tedi quello cheun tempo portarono quel-
li degl' imperatori, re di Francia, il do-
ge di Venezia nel 982, il principe di
Capua nel 112 1, come osserva il Nardi,
De' parrochi, t. 2, p. i58 e 357: in Pa-
via (f.) risiedevano i conti del sacro
palazzo d'Italia. In fatti ne' palazzi apo-
stolici si dierono gli esempi delle più
sublimi virtù, si fecero i più grandi atti
di suprema autorità pontificale e sovra-
na, onde si possono chiamare monumen-
ti storici interessanti tutte le nazioni, per
tanti moti vi e ragioni che facile è spiegare.
11 Nardi rileva che il titolo di sacro pa-
lazzo dato all'abitazione del Papa, già
era in uso a tempo di s. Gregorio Ili
del 731 : nel conciliabolo romano del
963 è appellato sanclurn palatium. Al-
tri documenti sono del 1 o 1 G, del 1029
nel concilio romano, in cui un cardina-
le diacono era canccllarius sacri pa-
lata. Nelle Cappelle pontifìcie (f.) dei
palazzi apostolici il Papa celebra o assi-
ste alla maggior parte delle sacre funzio-
ni , con isplendore e decoro di ecclesia-
stica magnificenza, coll'interventode'car-
dinali, patriarchi, arcivescovi e vescovi ,
curia e corte romana, e di personaggi e
sovrani d'ogni nazione : nel voi. Vili, p.
229, 287 e seg., riportai le osservazio-
ni da me fatte sulle funzioni celebrate,
massime della settimana santa, se i Papi
abitavano il Quirinale; e nel voi. IX, p.
44? 7I5 78 e 101 quelle per le feste del
Corpus Domini, s. Pietro e Natale. Del-
le funzioni poich'ebbero luogo nelle cap-
pelle segrete de' palazzi apostolici, ordi-
narie e straordinarie, vedasi il detto voi.
IX, p. 1 52 e 1 63. Le cappelle e predi-
che , che hanno luogo nel palazzo apo-
stolico , si celebrano in quello dove fa il
Papa l'ordinaria dimora. Nel Concisto-
ro (F\)) il Pontefice provvede di vescovi
PAL
tutto il cristianesimo, crea i cardinali,
tratta la canonizzazione de'beati e gli af-
fari più importanti della Chiesa; avendo
già nell'aula concistoriale investito di re-
gni i sovrani, ricevuto imperatori, re e
principi, in un ai loro ambasciatori, ciò
che ora fa nelle Udienze (^.), che il Pa-
pa accorda nelle sue domestiche came-
re, ricevendovi l'omaggio de'cattolici che
si recano in Roma, non meno che degli
acattolici. Ne' primi tre secoli le abita-
zioni de' Papi, per le persecuzioni, erano
ordinariamente o le Catacombe e Cimi-
teri^.) ( tuttavolta si ha che Giovanni
HI del 56o abitò nel cimiterio de' ss. Ti-
burzio e Valeriano ), o le case de'più fe-
deli patrizi o altri cristiani, e delle più e-
semplari matrone, che dalla gentilità pas-
sate a professare la legge di Gesù Cristo,
noumeno offrivano le loro sostanze pel
mantenimento, che i loro palazzi al ricet-
to di essi. Ivi i Pontefici nascosti e ritira-
ti celebravano anche i divini misteri. 11
Martinelli chiamò la chiesa di s. /Ilaria in
via Lata (V.) prima residenza, tribuna-
le e trono della maestà di s. Pietro, ed in
conseguenza episcopio, patriarchio, reg-
gia de' Papi, e grembo di s. Chiesa, li-
no a s. Silvestro I, dopo il quale fu eletto
e stabilito il Lalerano. Questa gloria pe-
rò s. Maria in via Lata la divide con la
Chiesa di s. Pudenziana (V.). 11 Moretti
poi dichiara primo episcopioo patriarchio
pubblico di JAoina quello di s. Calisto I
del 22 i presso la Chiesa dì s. Maria in
Trastevere , come dico parlando del suo
palazzo. Nel IV secolo, donata da Co-
stantino la pace alla Chiesa, assegnò per
abitazione comoda e decente del Ponte-
fice (amando di esaltarlo non meno del
gentile, il qual pontefice pure abitava in
palazzo pubblico) l'imperiale palazzo di
Lalerano (l\), contiguo al quale edificò la
basilica del Salvatore, prima chiesa del
mondo, ed in cui per molti secoli i Papi
abitarono quale loro proprio e sicuro sog-
giorno, come dirò nel descriverlo; e par-
lando di quello faticano, si vedrà che
P AL
i Pontefici nel delto secolo comincia-
rono a dimorarvi , mentre la residenza
Quirinale ebbe principio nel XVI. Inol-
tre i Papi abitarono presso le Chiese di
Roma (A7.), come dirò descrivendo le lo-
ro principali residenze: s. Paolo I dalla
sua casa contigna alla Chiesa eli s. Silve-
stro in Capile , nell'estate essendo pas-
sato ad abitare presso la basilica di s.
Paolo ivi morì. Il Cancellieri nella Lette-
ra sull'aria di Roma, notò i divetsi luo-
ghi successi vanieuteabitati dai Papi, mas-
sime nella stagione estiva, ciò che può ve-
dersi ai rispettivi articoli ed ai seguen-
ti. La varietà di abitazioni in tanti diver-
si rioni di Roma provenne o da circo-
stanze particolari, o per migliorare aria e
soggiorno, o per stabilirsi ne' luoghi ove
era il fòrte della popolazione, e per mag-
gior comodo della curia e di quelli che
doveano trattare affari.
Ben presto il palazzo apostolico diven-
ne l'ospizio e l'asilo de' poveri. Pelagio
II del 5y8 vi raccoglieva i poveri, mas-
sime vecchi, come se fosse il loro ospeda-
le. Il successore s. Gregorio I ridusse il
suo palazzo (abitò pure nel monastero e
Chiesa de' ss. Andrea e Gregorio [V.) in
scuola di virtù, di dottrina e di canto ec-
clesiastico, ed ogni giorno vi chiamava a
mensa 12 poveri , come a suo esempio
praticarono moltissimi de' suoi successo-
ri , lo che dissi ancora ad Elemosine-
ria apostolica (P.)- Questa antica e be-
nefica istituzione del palazzo apostolico,
stabilita dai Papi in favore de' poveri ,
donde ne derivarono altre benefiche isti-
tuzioni, come delle maestre pie, de'mae-
stri regionari , medici , chirurghi e spe-
zierie a vantaggio degl' indigenti d' ogni
rione di Roma. A Medicina dissi che qui-.
vi anticamente vi furono scuole di que-
sta scienza salutare, con orto di sempli-
ci. A Maestro del sacro palazzo , ed a
Lettori del SACBO ni \//.o , parlai dello
scuole che sino a Leone V i Pontefici a-
veano tenuto nel loro palazzo , per inse-
gnarvi le scienze come in una università,
PAL 20 r
Da tempo immemorabile si aduna nel
palazzo apostolico e col titolo di sacro il
tribunale dalla Rota^F.), ed il luogo de-
stinato all'udienza delle cause si chiama
auditorio. In progresso di tempo vi furo-
no stabilite anche stanze per le Cotigre-
gazioni Cardinalìzie (A'.), compresa l'ali*
bellissima Segnatura, e la congregazione
di consulta. A delto articolo notai , che
tenendosi prima tali congregazioni nelle
case private de' cardinali più anziani di
ciascuna , Alessandro VII introdusse di
adunarle nel palazzo apostolico, ove sta-
bilì per esse appositi archivi: ora leggo
nel l'ucci, De giubilei p. 120, che nel lu-
glio 1600 ordini) Clemente VIII che le
congregazioni de' cardinali, che prima si
tenevano avanti il cardinal decano e pre-
fetti delle stesse congregazioni , in avve-
nire si facessero nel palazzo Vaticano, on-
de potervi intervenire qualche volta, co-
me fece. Alessandro VII dunque avrà pe-
rò stabilito questo nuovo metodo: si de-
ve notare che le adunanze di dette con-
gregazioni e tribunali hanno luogo in quel
palazzo dove il Pontefice fa la sua ordi-
naria residenza. L'introduzione nel pon-
tificio palazzo de' Procuratori delle cause
del sacro palazzo apostolico {V-), edel-
l' Archivio e Biblioteca della s. Sede (V.)
risale ai primi tempi della Chiesa; suc-
cessivamente furonvi stabilite le diverse
Segreterie (T7-), e Gregorio XVI vi pose
l'archivio de' Maestri delle cerimonie pon-
ti fide {V.). Della Camera apostolica, già
fissala ne' primi seooli nel sacro palazzo,
come della Floreria apostolica, ove par-
lo delle diverse guardarobe, sono a ve-
dersi quegli articoli e gli altri riguardan-
ti le altre officine. A Palazzo Vaticano
e LATBBAlfEgSB, li celebro come divenuti
emporio e sede delle arti belle, per la pro-
tezione de' P.ipi.
Degli antichi e numerosi uffici del pa-
lazzodel Papa, come degli odierni, ne p ir-
lo ai loro articoli: i primari antichi fu-
rono il Primii i-io. il VicedomìnOi il Se*
conducro, il Protoscrinario, il Pruniceio
?.o2 TAL
ile' difensori, V Arcario o Tesoriere, \\ Ve-
slarario, il Saccllario, il Nomenclatore,
il Superista, il Camerlengo , il Maestro
thl sacro ospìzio, il Maresciallo {V.); gli
attuali sono il cardinal Prefetto de sacri
palazzi apostolici, il prelato Maggiordo-
mo, il Foriere maggiore ( procurator a
supcllecti li sacri palalii), che in assenza
del prelato ne fa le veci, il Cavallerizzo
ìnaggiore, il Maestro di casa (V.), ed al-
tri nominati a Famiglia, pontificia, nel
quale articolo ed a Maggiordomo trat-
tai dell'amministrazione, giurisdizione
e govcrnainento del palazzo apostolico;
e quali palazzi, edifizi e fabbriche gli so-
no addetti, comprensivamente alla vigna
ili Papa Giulio III [V.). Sotto gli au-
spicii del palazzo apostolico è l'Ospizio
de 'coiwer tendi (V.). A Maggiordomo dis-
si pure ch'egli, come primo ministro del
palazzo apostolico, non solo esercita giu-
risdizione ne' palazzi apostolici, ma nei
luoghi altresì ove il Papa assiste e cele-
bra le funzioni e nc'luoghi in cui si fer-
ma ne'viaggi e villeggiature. De' cardi-
nali palatini, de' prelati palatini, ed altri
uffizia li e individui abitanti ne' palazzi a-
poslolici e appellati col vocabolo Cubicu-
lario o Palatino, V. tali articoli, ove feci
avvertenza che ne' palazzi apostolici dai
cardinali non si può alzare il baldacchino,
e siccome tali sono considerati quelli del-
la Consulta, della Dateria, della Cancel-
leria, della Curia romana, della Congre-
gazione di propaganda, neppure in que-
sti si erige, per venerazione alla suprema
giurisdizione del sommo Pontefice. In ri-
spetto a questa nel citato articolo accen-
nai quanto praticasi con chi muore nei
palazzi Quirinale e Vaticano. Alle bio-
grafie de'cardinali dico di quelli eh' eb-
bero l'abitazione in palazzo, per distin-
zione, amorevolezza e altri molivi, come
per servirsi i Papi con più comodo dei
loro consigli ; lo che praticarono pure con
prelati e altre ragguardevoli persone. In
diversi articoli rimarco quali sovrani eb-
bero ospitale e splendido alloggio nel
P A L
pontificio palazzo. A Maestro osturio
ho parlato di questo uffizio, e di quelli
cui eia affidata la custodia del palazzo
e delle porte, su di che può vedersi an-
che Guardie, Lancie spezzate , Caval-
leggieri, Corazze, Guardie nobili: nel
voi. XXXV, p. 221, dissi degli amichi
portinari palatini. La guardia Svizzera
(/\) in alcune circostanze spara i mortali,
e prima i cannoni eh' erano nel palazzo,
massime per solenni cavalcate, creazione
di nuovi cardinali, ed altre funzioni:
quella dell'antica Civica scelta, e quella
dei Capolorio milizia urbana, dal regnan-
te Pio IX riceverono il titolo di guardie
palatine pontificie, quindi per dar loro
un migliore ordinamento perchè formi-
no un solo corpo e ne venga regolato l'o-
norevole servigio, a' «4 dicembre iSjmi
fece pubblicare dal cardinale Giacomo
Antonelli prefetto de'sacii palazzi aposto-
lici il Regolamento della guardia palali"
na. Con questo al i.° gennaio i85i ven-
nero sciolte le due guardie palatine della
civica scelta e della milizia urbana, e si
formò il nuovo corpo della Guardia pa-
latina, il quale si compose con gl'indivi-
dui d'ambedue, coi rispettivi gradi e an-
zianità, con uniforme stabilito. Quauto
alle future ammissioni è prescritto, che
saranno gli ulfiziali presi dalla nobiltà e
dai negozianti possidenti, mediante nomi-
ne del cardinal prefetto coli' annuenza
sovrana, i bassi uffiziali e guardie dovran-
no essere bottegai proprietari, e questi
colla condizione che cessando d' essere
capi di bottega devono essere diminuiti
dai ruoli : tutti dovranno prestare giu-
ramento di fedeltà. Questo corpo fu tat-
to in tutto dipendente dal prefetto dei
ss. palazzi apostolici, e sarà composto ili
uno stato maggiore e comandato da un
tenente colonnello (il quale potrà sceglier-
si fuori del corpo) e di due compagnie
di 80 teste per ciascuna. Quanto al ser-
vizio, la guardia palatina essendo desti-
nala al servigio della persona del Papa,
prende posto nell' anticamera dopo la
P AL
guardia nobile, interviene ai pontificali
e cappelle pontifìcie nello stesso modo e
collo stesso regolamento già osservato dal-
la cessata civica scelta. Allaguardia pala-
tina furono accordati diversi privilegi e
prerogative. Inoltre essendovi ne'palazzi
pontificii anche i gendarmi (già carabi-
nieri) pontificii, questi hanno luogo nella
i." anticamera pontificia in tempo di u-
dienza, come le altre guardie; mentre la
svizzera custodisce sempre gl'ingressi dei
palazzi e degli appartamenti pontificii. Nei
palazzi Quirinale e \ alleano, i pompieri
hanno il qunrliere. Del riprovevole abu-
so di depredare il palazzo apostolico nel-
la morte dei Papi, parlai a Palazzo. In
sede vacante il cardinal Camerlengo (F.)
ha cura de'palazzi apostolici, ed affida ai
prelati Chierici di camera (V.) la custo-
dia delle varie sue parti ed officine. A-
vendo Gregorio X statuito che nel pa-
lazzo abitalo dal Pontefice defunto, si
formasse il Conclave (F.) per eleggere
il successore, in tale articolo dichiarai
dove quindi furono eletti, nella maggior
parte al Vaticano, segnatamente dopo
Gregorio XI, e stabilmente dopo Nico-
lò V sino e inclusive a Pio VI : gli ultimi
4 conclavi si celebrarono nel Quirinale.
In diversi tempi iPapi risiedendo in Or-
vieto, Viterbo, Perugia, Assisi, Segni,
Tcrracina, Anagni, Monte Fiascone, ed
altri luoghi, vi ebbero palazzi, ed ivi ne
parlai ; altrettanto in quelli ove fecero
Villeggiatura ( V.) , come in Frascati
(F.), oltre l'odierno di Castel Gandoìfo
{V.), e dove alloggiarono ne' viaggi o
dimore in città e luoghi. Ne'seguenti ar-
ticoli descriverò i principali palazzi abi-
tali dai Pontefici, singolarmente gli at-
tuali Quirinale e Vaticano, i quali in un
al Lateranense furono da Leone XIIcol-
la bolla Super universum, quarto kal.
nov. 1 8>. j, inclusi mila parrocchia da lui
istituita nel palazzo apostolico, col pre-
iato Sagrista (/' '.) per parroco, ili che
tenni proposito nel voi. XLV, p. [90 e
scì;. ed a Parrocchia
PAL ao3
Dalla lettura dell'intera collezione dei
Diari di Fonia, incominciata nel 1 7 1 6,
oltre alle citate sulla celebrazione delle
funzioni, ho potuto fare le seguenti os-
servazioni sulla dimora de' Papi ne'due
palazzi Vaticano e Quirinale, mentre in
quali de'due morirono i Papi, dopo l'e-
rezione del secondo, è notato nel citato
■voi. XLV. Va avvertito che prima del-
l' erezione del palazzo Quirinale soleva-
no i Papi neh' estate partirai dal Late-
rano o dal Vaticano, per andare altro-
ve a respirare un'aria migliore, massime
ne'tempi antichi, in cui le strade di Ro-
ma non erano selciate e le acque invece
di avere i loro scoli restavano stagnanti
con infezione dell'aria: per evitar questa
i Papi fabbricarono in varie città e luo-
ghi di buon clima palazzi adalli al lo-
ro uso : in Pioma i notati ne'seguenti ar-
ticoli e per ultimi quelli di s. Marco,
d'Aracoeli e del Quirinale. Clemente XI
fece 1' ordinaria sua residenza al Quiri-
nale, ma abitò anche al Vaticano, come
rilevo dal Cecconi, il quale narra che vi
si recò dal Quirinale a' 2 3 novembre
1707, e dal Valesio che riferisce il suo
passaggio al Quirinale a' 1 2 giugno 1708
per dimorarvi nella stagione estiva. Il
successore Innocenzo XIII nel 172 1, do-
po la coronazione, passò ad abitare il pa-
lazzo Quirinale, per comodo del popolo
e della curia. Benedetto XIII li 2 luglio
1 724, pei' godere il vantaggio di aria più
pura, si recò dal Vaticano al Quirinale
in treno semi pubblico, visitando le chie-
se di s. Pietro, di s. Maria Maggiore e
di s. Andrea al Quirinale; nell'ottobre
soleva come nel carnevale ritirarsi nel
convento de' suoi domenicani a Monte
Mario, del quale parlo a Monti ni Ro-
ma, quindi portavasi al Valicano. Nel
detto auno 1724 si restituì a' ag no-
vembre al Vaticano : alli-etlanto fece
nel i"ìj, come nel recarsi e partire
dal Quirinale. Indi nel 17*6 passò ad
abitare il Quirinale a' 3 agosto, però
precedentemente vi si recava dal Nati-
2c>4 P A L
cano pei concistori, esame de' vescovi e
congregazioni. Nel 1727 di sabato e nel
i.°di agosto si portò ad abitare il Qui-
rinale, dopo aver celebrato messa a s. Fi-
lippo Neri e visitata la cbiesa de'ss. Apo-
stoli per l'indulgenza della porziuncula ;
quindi a' 1 8 novembre di sabato, aven-
do celebrato a s. Filippo e visitatola chie-
sa di s. Maria sopra Minerva, dal Qui-
rinaie recossi a risiedere nel Valicano.
Nel 1728 Benedetto XIII passò al Qui-
rinale il giorno di s. Ignazio, il cui alia-
re visitò al Gesù ; vi restò inlerrottamen-
te, facendo la principal dimora al Va-
ticano, ov'era nel fine di settembre. An-
che nel 1 729 Benedetto XIII stette sem-
pre al Vaticano, però gran parte di ot-
tobre e novembre diinorò nel suddetto
convento, meno le funzioni. Clemente
XII nel 1730, lunedì 1 7 luglio, dopo la
coronazione, in compagnia di due cardi-
nali, si recò ad abitare il Quirinale per
comodo della curia e del popolo, e vi
restò fiuchè visse. Nel 1 740 coronato che
fu a'22 agosto, nel seguente lunedì Be-
nedetto XIV passò al Quirinale, per co-
modo del popolo e della curia, e vi ri-
mase in tutto il suo lungo pontificalo:
bensì soleva pernottare nel Vaticano per
la festa del Corpus Domini, e talvolta le
sere del giovedì, venerdì e sabato santo,
ecpjelladella vigilia di s. Pietro. Per l'an-
no santo del giubileo , onde aprire la
porta santa, porlossi al Vaticano, e vi dor-
mì dalla vigilia di Natale fin dopo la
3." festa. Nel 1758 dopo la coronazione
ClementeXllI, lunedì 17 luglio, coi car-
dinali decano e sotto decano, per como-
do della cittadinanza e della curia si tra-
sferì alla residenza del Quirinale. Per le
funzioni della settimana sauta, si recava
al Vaticano nel mercoledì santo e ne
partiva nelle ore pomeridiane di Pasqua,
come Benedetto XIV; soleva dormirvi
anche nelle sere delle vigilie del Corpus
Domini e di s. Pietro. Nel 1767 per la
canonizzazione di sei santi, che celebrò ai
16 luglio, tre giorni prima Clemente XIII
PAL
passò ad abitare il Valicano. Clemente
XlV dopo la coronazione, lunedi 5 giu-
gno 1769, si portò a risiedere al Quiri-
nale con treno pubblico, in carrozza con.
due cardinali. Eletto nel t 775 Pio VI a'
1 5 febbraio, restò ad abitare nel Vatica-
no; nella prima sortita passò soltanto a
pranzo al Quirinale, ove andò in forma
pubblica ad abitare domenica mattina 9
luglio, ritornando al Vaticano martedì
5 dicembre. In tutto il suo lungo pon-
tificato tenne poi questo metodo: con
treno di ciltà o semipubblico, col mag-
giordomo e maestro di camera, a'3o giu-
gno e nelle ore pomeridiane, previa la
visita della contigua basilica, dal Valica-
no passava ad abitare il Quirinale (tran-
ne il 1 79 1 che ciò fece il 1 ." luglio, a mo-
tivo della processione dell'ottava del Cor-
pus Dommi,e nel 1 797 che partì dal Va-
ticano pei suoi incomodi a' 7 luglio);
quindi a' 1 8 novembre da questo palaz-
zo si restituiva al Vaticano, e siccome ri-
correva la festa della dedicazione di det-
ta basilica, prima vi celebrava messa al-
l' altare papale, ascoltandone in quello
della cattedra altra d'un cappellano se-
greto, indi venerava le reliquie (però nel
1787 si recò al Vaticano a' ig novem-
bre, e nel 1796 per tutto trovò schiera-
ta la numerosa milizia arruolata per le
politiche viceude). Pio VII, eletto nel
1800 in Venezia, li 3 luglio passò ad a-
bitare il Quirinale e vi stabilì la sua or-
dinaria residenza; nel mercoledì santo
per le funzioni soleva recarsi al Vatica-
no, restandovi sino alla 3/ festa di Pa-
squa. Li 6 luglio 1809, dopo essere sta-
to Pio VII nel Quirinale circa due anni
senza mai uscirne, fu portato via pri-
gione dai francesi. Piitornato in Roma
nel 18 i4 tenne il precedente sistema, fin-
ché non ne fu impedito dall'età e inco-
modi ; devesi però notare che nel declinar
del 18 16 si recò al Vaticano e vi restò
alcuui mesi del 1817. Leone XII, eletto
li 28 settembre 1823 pel primo nel Qui-
rinale, ivi rimase, e dipoi passò ad ahi-
PAL
tare il Vaticano li 7 maggio 1824, e vi
restò finché visse. Il successore Pio Vili,
eletto li 3 r marzo 1 82.C), rimase ad abi-
tare nel Quirinale, quindi dopo la coro-
nazione seguita a*5 aprile, dalla basilica
Vaticana si recò a risiedere nel contiguo
palazzo, e dopo la festiva ricorrenza di
s. Pietro nuovamente passò al Quirina-
le. Per la festa della dedicazione della
basilica Vaticana, nella sera precedente
Pio Vili si restituì al Vaticano, e nel se-
guente anno 1 83o passò nelle ore pome-
ridiane della 2.' festa di Pasqua al Qui-
rinale. Gregorio XVI, eletto a'2 febbraio
j 83 1 al Quirinale, vi restò finché coro-
nato a'6 detto in s. Pietro, dopo la fun-
zione passò al contiguo palazzo: per le
vicende politiche a' 3 marzo ritornò al
Quirinale, donde a' 3o ottobre nelle ore
pomeridiane della domenica si restituì
al Valicano. IS'el lungo suo pontificalo
con treno di trottata e talvolta con quel-
lo di città (e diverse volte festeggiato
dagli abitanti del rione Borgo), previa la
visita della basilica Vaticana, che altre
volte eseguiva dopo, circa la metà di ot-
tobre dal Quirinale passava al paiano
Valicano, poscia ne' primi di luglio dal
Valicano recavasi al Quirinale. Soltanto
per motivi di salute nel i83q restò pili
a lungo alla residenza del Quirinale, poi-
ché passò al Vaticano a'2 1 dicembre e
solo per la cappella dell'Avvento eravisi
portato ; e nel 1840 ritardò il passaggio
al \ atieano sino a' 7 novembre. Final-
mente il regnante Pio IX, eletto ai iG
gnigno 18.4G nel Quirinale, in questo
palazzo fece la sua ordinaria residenza,
solo passando a dormire nel Valicano il
mercoledì, giovedì, venerdì e sabato san-
to per le funzioni della settimana santa.
Partito da esso e da Roma a'?. 4 novem-
bre 1848, ritornando alla sua ^dr ai 2
aprile 1 8;ìo passò ad abitare il Vaticano.
Nel voi. XLI, p. 242 e seg. ho detto,
che determinata la pontificia residenza
nel patriarchio Lateraoense, un numero*
so stuolo di persone ecclesiastiche e laiche
PAL ao5
furonvi stabilite in diversi ministeri e
domestici servigi; che ivi come ne' seco-
li precedenti si vivea in comune, secondo
il costume già dai Papi tenuto nel Pa-
lazzo Lattranense [V.), e de' vescovi, e vi
si ammettevano a mensa anco gl'invita-
ti dal Pontefice a mezzo del nomencla-
tore o notaio del vicedomino, quindi nel
palazzo apostolico, come nel precedente
di Roma, vi furono diversi tinelli, coena-
ciduiìì, Inclinarla, luogo cioè dove man-
giavano! cortigiani, i ministrie famigliari
pontificii, secondo il grado, ai quali ti-
nelli eranvi addetti particolari ministri
e inservienti, presiedendo nei solenni con-
viti gli uffiziali maggiori. Un'idea della
primitiva coclee famiglia pontificia si può
apprendere dal ruolo di quella di Nicolò
111 che pubblicai nel voi. XXIII, p. 4°-
Dal numero copioso ivi indicato delle vi-
vande che giornalmente si cucinavano
nel palazzo apostolico, e siccome i vola-
tili e quadrupedi selvaggi formavano la
principale parte del cibo, così per farne
preda e averne pronti all'occorrenza non
solo furono introdotti nel pontificio pa-
lazzo i cacciatori, ma i Pontefici nelle
investiture imposero somministrazioni di
volatili e cani atti alla Caccia ( T'.). Ces-
sando a poco a poco per le vicende dei
tempi l'antica forma della vita comu-
ne, ed intermesso il tinello, cioè il tenere
a mensa tutti gli uffiziali e famigliari del
Papa, cessarono in corte pontifìcia i cac-
ciatori, ed in vece furono introdotte le
somministrazioni di pane, vino, comme-
stibili, legna, lumi, mantenimento di ca-
valli ed altro, con tenui onorarn, chia-
mate parti di palazzo, la cui quantità e
qualità può rilevarsi ne' diversi ruoli pa-
latini clic riportai a Famiglia portoti»
CU. In che consistevano le partì di />,/-
Lizzo, poi ridotte a sole porzioni di pa-
ne e vino, le quali nel principio di luglio
1 -<)- furono in gran parie abolite da
Pio VI, e definitivamente da Pio \ 1 1 nel
1800 per economia, principalmente lo
narrai nel \oI. X.\I, p. 1 5 -, e XXIII,
2o6 P A L
p. 3p e seg., 64, 88, g4 e §5', non che
gl'individui che proporzionatamente al-
la diguilà ed uffizio ne partecipavano,
lo dissi pure nel voi. XL1V, p. 287, iu
un alle prerogative godute dal forno,
mola e cantina di palazzo, nella prela-
zione eziandio agli acquisti. Nei citati ed
nitri luoghi si può vedere come un tem-
po aveano la parte di palazzo e quale,
oltre i cardinali e vescovi assistenti al
soglio dimoranti in Pioma o appena vi
si recavano, i prelati e famigliari ponti-
ficii, gli amhasciatori ed oratori de' prin-
cipi presso la s. Sede, i parenti del Papa,
alcuni corpi e collegi, ed altri molti per-
ciò c[un\\fical\ famigliari comuni e com-
mensali del Papa. Sulla parie di palaz-
zo, delta anche panem honoris, vedasi
il Bernini, Trib. della Rota3 p. 5q. A.
Maestro di casa de' sacri palazzi apo-
stolici, raccontai come questi sino al ter-
mine del secolo decorso presentava in
nome del Pontefice ai sovrani quando
arrivavano in Roma, ed agli ambascia-
lori quando si facevano conoscere for-
malmente, i donativi di copiosi comme-
stibili.
Quanto agli addobbi e suppellettili
delle stanze pontificie, sono semplici e in-
sieme gravi e decorosi, proporzionati al
venerabile capo della Chiesa, ima vol-
ta più magnifici pei parali di velluti e
damaschi rossi, con ricchi galloni, trine
e frangie d'oro. Al presente le anticame-
re e le stanze domestiche del Papa sono
parate di damaschi rossi, con cornici di
legno dorato o cordoni di seta intar-
siati d'oro: i baldacchini sono di da-
maschi 0 di velluti rossi con trine, galloni
e frangie d' oro. Neil' Effemeridi lettera-
rie di Roma 1821, t. 3, p. 1 58, si rac-
coglie che nel 1572 si addobbavano gli
appartamenti neh' estate con corami di
cuoio, chiamati paramenti falli di cuoi, e
simili erano le portiere; nell'inverno con
arazzi, coi quali tuttora sono adornale
alcune sale del palazzo Quirinale. Dei
parali di corame messi con bei lavori a
PAL
oro, rimane memoria in inventarli dei
passati secoli e in qualche antica abita-
zione. I corami del Valicano vi rimase-
ro fino al pontificato di Pio VI. Nella
pontificia cappella segreta di Castel Gan-
dolfo, le pareti sono coperte di simili co-
rami messi a oro con arabeschi e stem-
mi. Nei palazzi pontificii di Roma la co-
perta di qualche tavolino ha bordi di co-
rame a oro, reliquia dell'antico addobbo.
Che le camere de' principali signori di
Bologna nel secolo XVI erano addobba-
te tutte di cuoio di varie sorte e bellis-
simo, si legge nel Giornale romano il
•Saggiatore^ voi. 4, p- 209. Essendo ban-
dite nelle camere pubbliche le sedie, in
vece sonovi banchi di legno dipinti cogli
stemmi e nomi del Papa regnante, o im-
pellicciati introdotti sotto Gregorio X Y I,
i quali souo nelle camere più nobili, co-
me nell'anticamera segreta. Nelle Udien-
ze [V.) che accorda il Pontefice la sedia
solo si dà ai sovrani e principi reali, se-
dendo i cardinali, gli ambasciatori e quei
prelati che hanno quest'onore su sgabelli
impellicciati o su sgabelli coperti di vel-
luto o damasco cremisi con ti ine d'oro.
Il Papa siede sotto il baldacchino, tanto
nelle udieuze pubbliche e private, che
dove mangia. All'articolo Udienza dirò
che nelle stanze pontificie non si ammet-
tono donne, tranne le sovrane e le prin-
cipesse di sangue regio con il loro seguito.
Bromato nel t. 2, p. 489 della fila di
Paolo IV , riporta il rigore di questi,
che nou voleva entrassero femmiue nel
suo palazzo inclusivamente alle sue ni-
poti. Quasi tutte le camere hanno il Cro-
cefisso, e vi è ancora sullo scrittoio pon-
tificio; si cuoprono tutti con seta pao-
nazza nel sabato Sitienles, copertura che
ne) giovedì santo è di seta bianca in quel-
lo della cappella segreta del Pontefice.
Negli appartamenti pontificii sonovi al-
cune grandi bussole di noce avanti le por-
te, con tre aperture ; in quella di mezzo
passa il Papa ed i sovrani o sovrane re-
gnanti soltanto, tutti gli altri da una del-
P A L
le due laterali. Leggo nel Luoadoro, Re-
lazione della corte di /lama (Bracciano
1646), p. 17, clie nella parie eli mezzo vi
passavano anche i fratelli e nipoti del Pa-
pa vivente. Delle bussole ove il Papa a-
scolta la predica, V. Predica. I palazzi a-
postolici non sogliono illuminarsi per pub-
bliche allegrezze, nemmeno dagli abitan-
ti in esso, i quali per tali occasioni neppu-
re apparanodi drappi le finestre, ciò che
non si osserva strettamente nei fabbri-
cali annessi o dipendenti. Che i palazzi
apostolici però s'illuminarono per Inno-
cenzo X e sotto Clemente XIV, lo accen-
nai ne' voi. X, p. 1 70, XX VII I, p. 7 j :
qui aggiungerò, che Clemente XIV, per
la riconciliazione col Portogallo, a' 24 e
l5 settembre 1770, con particolare di-
stinzione fece illuminare i palazzi Vati-
cano e Quirinale. Ciò che ad onore della
beata Vergine Assunta, Gregorio XVI
fece eseguire nella vigilia e festa del 1837,
per invocarne il patrocinio pel morbo
choleia, si legge nel n.° G5 del Diario
di Roma. Il prelato maggiordomo rila-
scia i biglietti per vedere i palazzi apo-
stolici, le cappelle e giardini pontificii.
Vedasi il Gatlico, A via caercmonialia.
Palazzo de' ss. Apostoli. Mai lino V
lo 1 ifabbricò più SOUluOM) e nel i|27 *>
si recò ad ubitailo, dimoiandovi massi-
me nel!' estale, onde si hanno bolle e di-
plomi con la data apud s. Apostolos. Vi
abitarono anche altri Pupi( i ribelli ro-
mani vi volevano porr» prigione Euge-
nio IP (l ■), come Giulio 11, Clemente
^ Il e Paolo III. Anzi i primi Pontefici
che risiederono nel Quirinale, avanti che
Paolo V * i . dificasse la magnifica cappel-
la, nella contigua 1 bici 1 vi celebraronodi-
rene funzioni. Tot lui iportaine'vol. V,p.
\l,p. 'SS, •<)<), \IY, [1. I M>, 178,
285,388,296; XLIII.p. I77. Si leg-
ge nel Piatta, Gerarchia cardinaliziat
p- |<>i), che in (fuetto palazzo Sitlo l\ e
Innocenzo \ 111 \i alloggiarono Andrea
Paleologo degl' imperatori greci : e che
•pii tu accompagnalo con solenuissima
P A L
cavalcata di cardinali e corte romana
Federico conte d'Urbino, dopo che nella
messa e cappella solenne fu dichiarato du-
ca li 1 1 agosto 1 474 da Sisto IV: il Re-
posati dice a' i3 marzo.
Palazzo d* Assisi. Contiguo alla basi-
lici o sacro convento, che per avervi di-
moi alo molti Papi, d. versi de'quali ram-
mentati ad Assisi, e per ultimo Gregorio
XVI, e per esservi stato lo scrigno e l'ar-
chivio della sede apostolica , Benedetto
XIV elevò detta chiesa al grado di ba-
silica patriarcale e cappella papale, co-
me dissi ne' voi. II, p. 279; Vili, p.
1 43; XXVI, p. 70.- 1,7 ■> ; XXXI, p. 62.
Palazzo d' Aravoeli. T' . Chiesa di
s. Maria d' Aracoeli , il voi. XX\ I, p.
1 47, ed il p. Casimiro da Roma, Memo-
rie della chiesa e convento d' Aracoeli, p.
468 e seg., il quale descrive pure le an-
tichità rinvenute nelle fondamenta, al-
lorché l'edificò Paolo III sopra l'orto dei
minori osservanti, facendo uso di gran
parte dell'infermeria e di altre celle dei
fiati, cui iinpote silenzio. Volle abitarlo
per l'amena situazione anche PioH .l'ac-
crebbe di molte comodità, l'ornò e ab-
bellì con pitture, tra le quali il fregio
della sala l'eseguirono i fratelli Federico
e Taddeo Zucca ri, e Michelangelo da Ca-
ravaggio vi colorì una tresca di pulii. A
Palazzo di s. Marco dico della comuni-
cazione che aveano ambedue.
Palazzo d* Avignone. Nei primi perio-
di del secolo XIII la s. Sede divenne si-
gnora d' una gran parie della contea / e-
naissina o Venesina (/'.). in Proven-
za, di cui era capitale Carpentrasso (I \
ed i Papi incominciarono a governai I»
pei rettori nel ia35. Eletto V 3
i3o5 Clemente V, stabilì l« residenia
pontificia con unta la curia romana in
Francia , quindi nell'ottava dell' 1
aia 1 log li trasportò io pignone,
me Don soggetta al re di Francia , per
iliè appai tenente alla Pro*ew '• di
Dora la casa d' Angiò regnante sol
trono ili Napoli , e | otigoa alla
ao8 PAL
contea Venesina. Incominciò allora Avi-
gnone ad essere illustrata dallo splendo-
re della corte pontificia, ead acquistale
celebrità pei clamorosi avvenimenti che
ne derivarono per la residenza papale.
Clemente V soggiornò talora in Monteos
o Maulacene, come dissi nel voi. Ili, p.
3 7ZJ- j ove edificò un magnifico palazzo,
morendo a Riquemaure o Rochemau-
re (in cui nel i 356 il cardinale Bertran-
do vescovo d'Ostia edificò la chiesa prin-
cipale con capitolo ), indi sepolto in U-
sesta presso Bazas. J\el i3i6 in Lione
gli successe Giovanni XXII, che ripristi-
nò la residenza pontificia in Avignone, o-
ve fece distribuire le case ai cardinali. Es-
sendo egli già vescovo d'Avignone, ivi re-
stò ad abitare nell' episcopio, che am-
pliò rinchiudendovi la chiesa parrocchia-
le di s. Stefano, quale trasferì nella chie-
sa della Maddalena nel dicembre i 3 i 7 :
morì in Avignone e fu sepolto in catte-
drale. Nel 1 334- nel primo conclave ce-
lebrato in Avignone, lo che notai nel voi.
XV, p. 281, parlando di quelli ivi tenu-
ti, gli successe Benedetto XII, il quale dal
cardinal de Voye o Via acquistò il pa-
lazzo da lui edificato , e lo die in com-
penso del perduto, divenuto apostolico,
ai vescovi di Avignone. Demolito in par-
ie quello abitato da Giovanni XXII , al
mododettonel voi. Vili, p. 12 i,con gran-
de spesa lo riedificò, vi aggiunse la parte
settentrionale e la cappella pontificia; ed
eziandio fece riparare i palazzi di Roma
rovinati. Dimorò qualche tempo uella ter-
ra del Ponte di Sorga, luogo ameno del-
la diocesi, morì nel palazzo d' Avignone
e fu tumulato in cattedrale. Nel 1 34^ in
Avignone venne eletto Clemente VI, che
nel i348 comprò la città e sue pertinen-
ze. Proseguì la fabbrica del vasto palaz-
zo pontifìcio, fabbricandovi tutto il da-
vanti, e la gran cappella da basso verso
il palazzo della vicegerenza. Soggiornò
pure di frequentein Villanova, città del-
la diocesi di là del Rodano, nel palazzo
edificalo dal cardinal Napoleone Orsini,
PAL
poscia servito a diversi altri Papi avigno-
nesi : in questa città il nominato cardi-
nale Voye vi avea edificata la sontuosa
collegiata di Nostra Signora con capito-
lo e dignità. Clemente VI morì in Avi-
gnone, e fu sepolto nel monastero di Ca-
sa di Dio nelT Auvergna , nel mausoleo
fabbricato sotto i suoi occhi in Villano-
va. Nel conclave tenuto nel palazzo apo-
stolico, divenuto comodo all' uopo, nel
i35a venne eletto Innocenzo VI. Egli
edificò la gran cappellasuperioredel pon-
tificio palazzo e compì tutto il corpo di
questo nella parte meridionale. Amò sin-
golarmente il soggiorno di Villanova, nel
palazzo da lui fabbricato nel 1 3 56 men-
tre era cardinale, presso la certosa da lui
fondata e riccamente dotata, onde abbia-
mo molte di lui bolle e brevi colla data
di Villanova; benché morisse in Avigno-
ne , volle essere sepolto nella contigua
chiesa. Nel i362 fu eletto nel conclave
d'Avignone Urbano V, che diede 1' ul-
tima mano all'ampio edifizio del palaz-
zo apostolico. Vi fece tagliare nel sasso
il gran cortile e il suo pozzo; vi costruì
l'appartamento che guardava l'oriente,
dalla sala de' legati imo alla gran cap-
pella,nel quale lavoro dicesi che distrus-
se i vestigi d'idolatria che apparivano ne-
gli avanzi del tempio di Ercole. Essen-
dovi nel palazzo f> torri, vi aggiunse ([nel-
la dilaniata degli Angeli, appellando Ro-
ma quella parte da lui aggiunta all'edi-
lìzio, amenissima e decorala di bellissi-
mo giardino. Nel Ponte di Sorga edifi-
cò per villeggiatura de'Pontefici un ma-
gnifìco palazzo, poi distrutto dagli ere-
tici. Considerando Urbano V la dignità
papale come esiliata al di là de' monti
mentre era in Avignone, nel i3r>7 si re-
cò in Roma e dimorò pure in Rlonlefia-
scone[F.); ma ritornato nel i 370 in Avi-
gnone, cadde infermo, e dal palazzo apo-
stolico si fece trasportare in quello del
cardinal Grimoardi suo fratello, vescovo
d' Avignone. Quivi morì e fu seppellito
in s. Vittore di Marsiglia. Nel conclave
PAL
del palazzo apostolico nel 1370 gli suc-
cesse Gregorio XI, che compiacevasi vil-
leggiare a Villanova , e talvolta al Pon-
te di Sorga. Nel 1876 par fi d'Avignone
a' io settembre, e portatosi in Roma nel
seguente anno a' 18 gennaio, vi ristabi-
lì la residenza pontificia.
Morì Gregorio XI 3*28 marzo i3^8
nel palazzo Vaticano, mentre nella stes-
sa notte quello d'Avignone arse di fortui-
to incendio, a segno che ne restò grande-
mente deformato. Contro l'eletto Urbano
VI insorse il funestissimo scisma, poiché in
Fondi fu promulgato antipapa Clemen-
te VII. Portatosi questo in Avignone coi
cardinali che sospiravano il suo soggior-
no e ledelizie di Provenza, la città diven-
ne lagrimevole teatro principale del lun-
ghissimo pernicioso scisma, sostenuto da
moltissimi anticardinali e dai pseudo-
pontefici , da molti principi e nazioni,
mentre in Roma successero i Pontefici ve-
nerati da altri. Clemente VII nel i3f)o
si portò in Bellocadiurn, diocesi d' Ar-
io, e a' 1 2 ottobre vi creò due anticar-
dinali. Morì nel i3f)4 nel palazzo d'A-
vignone, e venne sepolto nella chiesa dei
celestini. Nel conclave ivi celebrato gli
fu sostituito nell' antipapato Benedetto
XIII, che nel 1 397 per la peste si trasferì
nella fortezza del munitissimo palazzo
al Ponte di Sorga, dove fece due promo-
zioni di pseudo-cardinali , onde forti-
ficare il suo partito scismatico, e vi ce-
lebrò il Natale. Nel i3o,8 il re di Fran-
cia, dopo che Benedetto XIII erasi re-
stituito in Avignone, gli fece intimare di
rinunziare al preteso papato, invitando
i suoi cardinali a sottraisi dalla sua ob-
bedienza. Questi con molti prelati e mi-
nistri pontifìcii vi acconsentirono, e per
timore del presidio aragonese si ritiraro-
no a Villanova. Quindi il re spedì il ma-
resciallo Bussicardo ad occupare il Ve-
nesino, e col favore del popolo entrò in
Avignone agli 8 settembre, obbligando
l'antipapa a ritirarli in una delle due Tor-
tezze e poi nel palazzo apostolico, che ven-
voi. L.
P A L 209
ne assediato. Da questo Benedetto XIII
tra' patimenti e le privazioni si difese va-
lidamente e con bombarde deformò la
città, ricevendo aiuti dal re d'Aragona.
Per di lui opera e per quella del duca
d'Orleans, nel 1 4o 1 l'antipapa fu libera-
to e passò nel Castel Renard di Provenza,
edificato dal re Renato; successivamente
si trasferì a dimoi are al Ponte di Sorga, a
Carpentrasso, a Salona, a Marsiglia, e nel
i4o4aTarascona,cittàconsiderevoledel-
la diocesi d'Avignone con munito castello
ed insigne collegiata. Nel l4<>5 Benedet-
to XIII passò in Genova, indi a Portove-
nere per la peste, a Savona, a Monaco,
a Nizza ed a Marsiglia. Fece munire il
palazzo d'Avignone, e si recò nel 1 4°9>
dopo la sua deposizione nel concilio di
Pisa, a Perpignano; finalmente dopo es-
sere stato deposto eziandio dal concilio
di Costanza, nel 1 4 1 5 con grosse squadre
passò nel forte inespugnabile di Paniscola
nell' Aragona, appartenente alla sua fa-
miglia de Luna. Intanto Alessandro V,
eletto nel concilio pisano, avea istituita
in Avignone la legazione apostolica, men-
tre occupava il palazzo e altri luoghi for-
ti per l'antipapa Rodrigo de Luna; non
senza viva e lunga resistenza ne fu cac-
ciato sotto Giovanni XXIII nel 141 i5 re-
stando danneggiati il palazzo e la città.
Morì Benedetto XIII in Paniscola nel
if2 4circa, e gli successe l'antipapa Cle-
mente Vili , obbligato a rinunziare nel
1 pr). Il palazzo d'Avignone divenne re-
sidenza de'legati e poi de' vicelegati. Gli
ugonotti posero a soqquadro il \ "diesi-
no, e nel 1 5(>2 bruciarono interamente
il castello del Ponte di Sorga e il bel pa-
lazzo pontificio. Nel 1 563 in quello d'A-
vignone con real magnificenza vi fu ac-
colto Carlo IX re di Francia, e nel
vi ebbe sontuoso alloggio il duca d 1'.-
pernon governatore di Provenza, dal le-
gato Grimaldi. Con magnificenza il vi-
celegnto Conti vi ricevette M 11 .1 de Ile*
dici che recatali a sposare lamico IV; e
e nel 1660 vi fu pine Luigi XI V. che
•1
210 PAL
nel mercoledì santointei venne nella gran
cappella di palazzo, e nel giovedì santo
nella gran sala eseguì la lavanda de'pie-
di a i3 poveri e la regina a i3 donzel-
le, in un alle altre funzioni proprie di
tal giorno. Innocenzo XII soppresse la
legazione d' Avignone e pel suo gover-
no istituì la congregazione di cui parlai
ne' voi. XIV, p. i43,e XXXIX, p. 249.
Clemente XI riparò ed abbellì il palaz-
zo apostolico, e nel 1790 Avignone e il
Venesino occupato dai francesi, fu tolto
al dominio della sede apostolica, e incor-
porato alla Francia, insieme a Carpai'
trasso } Cavaillon e Vaison (V.), altre
sue città vescovili. V. Avignone.
Palazzo di Castel Gandolfo. Subur-
bano a Roma e presso il monte Albano
( di cui parlai ancora a Marino, a Pas-
sionisti, ed a Lazio (V.), dicendo d'Al-
ba Longa ) ed il lago del suo nome, sor-
ge Castel Gandolfo (V.), soggetto al go-
verno del prefetto del palazzo apostoli-
co, come narrai a Maggiordomo {V.),
Paolo V voleva destinarlo per Villeggia-
tura de Papi {V.) , ma preferì la villa
Mondragone di Frascati (V.). Non an-
dò guari che Urbano Vili vi fabbricò il
palazzo apostolico con cappella segreta ,
contiguo giardino e adiacenti ameni pas-
seggi alborati, per soggiorno e ricreazio-
ne de' Papi. L'abitò poco, perchè sole-
va dimorare nel palazzo vicino della sua
famiglia Barberini ; bensì fu il primo a
datare le sue bolle e brevi : Datimi ex
Arce Gandulphi. Alessandro VII ingran-
dì e terminò il palazzo, pel primo l'abi-
tò stabilmente e formò altra via albora-
ta. Inoltre Alessandro VII restaurò ed
ornò la chiesa parrocchiale di Castel Gan-
dolfo, dedicata a s. Nicola di Mira. In
seguito poi distrusse questa chiesa per
ivi erigerne altra dedicata a s. Tommaso
da Villanova da lui canonizzato/Affinchè
non venisse in conseguenza a diminuire
la divozione a s. Nicola, sotto alla nuo-
va chiesa fece costruirne altra a di lui
onore, profittando della declività del col-
PAL
le dalla parte del lago. È a queste di-
verse circostanze che alludono le 3 se-
guenti medaglie con l'effigie del Papa, i
cui conii sono nella zecca pontificia. 1 .°col-
l'iscrizione: Divo Nicolao Myrae Episc.j
nelP esergo : Castri Ganci. MDCLIX, e
facciata della chiesa di Castel Gandolfo
dalla parte del lago. 2.° del medesimo an-
no, l'epigrafe: Dilexi Domine Decorati
Domus Tuae, e facciata antica della chie-
sa di Castel Gandolfo. 3° colle parole :
Thomae Ardi. V aleni. Inter Sa net. Re-
lato j nel l' esergo: MDCLIX } e facciata
di detta chiesa dalla parte della piaz-
za. Benemeriti del luogo , come del pa-
lazzo apostolico , furono pure Clemente
XI, Benedetto XIV e Clemente XIII; i
due ultimi vi celebrarono molte funzio-
ni, anco solenni. Altri segnalati vantag-
gi fecero al palazzo ed al castello Cle-
mente XIV, Pio VI e Pio VII. Al tem-
po dell' ultimo, avendo occupato lo sta-
to pontificio Napoleone imperatore dei
francesi, questi dichiarò palazzo imperia-
le quello di Castel Gandolfo, per cui do-
veasi ridurre più magnifico, come narra
il Bellomo , Coni. stor. del crist. voi. 2,
p. 86. Pio VI li in questo palazzo, dopo
averlo ristorato, vi fece trasportare par-
te de'mobili e delle stampe con cui Leone
Xllavea abbellito la Cecchignola, luogo
a lui caro, che descrissi nel voi. XXXVIII,
p.82. In modo particolare finalmenleGre-
gorio XVI fu benemerito del palazzo ,
del Castello e sua chiesa, degli abitanti
e de' luoghi propinqui ( nell' iscrizione
riportata nel voi. X, p. 1^3, dopo la pa-
rola Munito, àevesì aggiungere Mollito-
que ), edificandovi eziandio il cimiterio
con chiesuola, il tutto descritto a Castel
Gandolfo con quanto vi fecero i suoi pre-
decessori. Presso la villa Barberini aven-
do Gregorio XVI aperto comodissima
strada per agevolare l'ingresso principa-
le del Castello, da lui già reso più deco-
roso e agiato, fuvvi collocata la seguente
marmorea iscrizione, ch'essendo di 8 linee
contraddistinguo co' numeri il capover-
PA L
sodi ciascuna, i . Ex Auclorìlale. 2 Gre-
gorii XVI. P. M. 3. Alerames Pallavi-
cino. 4. Praeposilus Sacrae Domus Pon-
tificali1;. 5. _"\cm'o Viat Tradii Transver-
sirn Apei 'lo. 6. Inferiore in Ainbiilationem
Cimi Superiore Coniungi. 7. l'jpcditio-
rem Ad Castrimi Aditimi Sterni dir.
8. Anno MD CC C.XXXX/M. Di questa
ultima strada ne fu architetto il cav. Ga-
spare Salvi, insieme al sotto-foriere cav.
Filippo Martinuod , il quale poi fu ar-
chi tetto delle altre strade ivi o aperte o
migliorate, non che del campo santo e
sua chiesa.
Palazzo di s. Grisogono. V. Chiesa
ni s. Grisocono, Palazzo dis. Maria ix
Ta *s ; r.vEP.E, Trinitari.
Palazzo Laleranensc o Patriarchio
Lateranrnse. Celehratissima , antichissi-
ma e venerabile abitazione ordinaria di
tanti santi Pontefici romani, che ivi di-
morarono per quasi io secoli, tranne al-
cune interruzioni, in cui furono in Or-
vieto, Viterbo, Perugia, Anagni, Assisi
ed altri luoghi, fino a Benedetto XI. Da
questo luogo il cristianesimo vieppiù si
propagò, la pontificia giurisdizione si di*
lato mirabilmente in ogni parte del mon-
do ; quivi la chiesa romana trionfo dei
nemici, estirpò scismi, accolse e ricevet-
te gli omaggi dei più possenti re e im-
peratori, e celehrò concilii, 5 de'quali e-
dimenici, per mostrare e stabilire i lòn-
damenti della vera credenza , difendere
l'ecclesiastica disciplina e i diritti della
Chiesa. Siccome vi ebbero sede i primi
donimi Pontefici . congiuntamente alla
prima chiesi patriarcale di Roma e del
mondo, così riguardandosi il luogo co-
me centro del romano patriarcato, l'an-
tico p 1 tuoi contigui edilìzi, non
meno illustri e sacii, prese nel IUO 111 1-
gnifico e sontuoso oomplesso il nume di
Patriarchio Lateranense. A L vttM urooe-
binai questo luogo, BOgUitO ne 1 isti del-
1 1 snle apostolica, lo chiese, b isilii he,o-
1 ■torii, cappelle, ti iclinii detti ani he pa-
netterie, e ni' Datteri che m esso 0 turo-
PAL
no compresi 0 propinqui ; parlai
limologia Laterano, e di altre sue deno-
minazioni; di chi era il palazzo imperia-
le donalo circa il 3 1 3 da Costantino il
Grande in paiie a Papa t. Melchi 1
del concilio che questi subito vi temi ■
per la causa de* donatisti, quindi per in
tero dato da detto imperatore al'
Silvestro I verso il J •. \ , edificandovi la
basilica del Sai valore, o Chiesa di s. Gio-
vanni in Laterano (V.)t madre e capo 'li
tulle le chiese ; dissi [ime delie divei - !
opinioni tu] narrato, e su quanto i
da il battesimo di Costantino; come vi
fu eretto l'oratorio di s. Lorenzo 0
Cta Sanctorutii (V.), ilbatlisterioo Chie-
sa di s. Giovanni in Fonte(ì .), edilicato
accanto al palazzo da Costantino slesso,
edifizi che sussistono. Inoltre a Lvtera-
.\o riportai la storia di tutti i concilii ce-
lebrali nel palazzo o luoghi annessi, spe
ciccandoli, come delle tante funzioni nei
medesimi eseguite dai Papi, e parlai del
la pianta del patriarchio ne' temp
tteriori a Costantino, dataci dal S
rano, riprodotta dal Ramponi, e mi
ripubblicata da mg.1 Mazzuconi nelle Me-
morie della Scala santa, e santuario di
Sonda Sane torumttna rettificata da alcu-
ni cuori. A Biuliotec \ e Arcamo de
scrissi quelli della s. Sede stabiliti nel
patriarchio, custoditi dai più santi e dui
ti Bibliotecarie Archivisti [l')- a <
tori pontificii, della scuola erettavi j
Cecini un e Notasi, delle loro sci
essendovi nel luogo allevati sotti» g
chi de'Papi 1 chierici più distinti, e «lil-
la quale virtui -1 palestra sortirono tan-
ti insigni cardinali, che poi salir* n
li cattedra di t. Pietro, comi', p. 1 la
di molti altri, furono - ' •
1!. Stefano 11 delio III, t. Leone III
A Palassi apostolici enumerai 1 prin-
cipali uffisiali della 1
ciò palazzo Lateranense, che vi ria
vano in un all' Arcipret e ali /■
cono (/ Li ad alt] i Palatini \ ■
lati celebri 1 Giudici palatini | ;
2 1 ?. PAL
aula Lateranense ,'\ cui distinti uffizi ab-
bracciavano tutta la corte romana e ne
dilatavano le incumbenzepel rimanente
del mondo, come osserva il Bernini, Del
trib. della Rota, p. 281. A Conte paia-
tino tenni proposito del conte del palaz-
zo Lateranense, altro uffiziale del mede-
simo, e dei conti palatini creati dai Pa-
pi e dagl' imperatori , e chiamati conti
del sacro palazzo e dell' aula Lateranen-
se. A Maggiordomo tenni proposito del
Vicedomino o vicario del Papa, primario
ministro del patriarchio , del vicedomi-
nio sua abitazione in un a quelli che l'a-
bitavano, e come nel palazzo nella vita
comune vi fioriva la domestica discipli-
na e le scienze, con altre analoghe noli-
zie. Talvolta il pontificio Fisco [V.) fu
chiamato Lateranense, perchè ivi era la
Camera apostolica (F.): si può vederne
esempi in Borgia, Breve ist. del dominio
della Sede ap.,p. 1 16, parlando delle pe-
ne imposte ad alcuni baroni siciliani e ap-
plicate al palazzo Lateranense. Altra te-
stimonianza del IX secolo si ha dall' au-
tore delle Osserv. sulla zecca pont. p. 207,
in cui si legge che le annue rendite do-
veano intromettersi nel palazzo Latera-
nense, col qual nome allora indicavasi
la camera apostolica o sia fìsco pontifi-
cio. Delle carceri Lateranensi feci paro-
la ne' voi. IX, p. 263, e XI, p. 69.
L'antico palazzo Lateranense donato
da Costantino, cominciava da una parte
della contigua basilica di s. Giovanni in
Laterano, e si stendeva sino al luogo ove
è ora la suddetta cappella di Sancta San-
do rum. Dopo s. Silvestro I il palazzo fu
conservato e rinnovato successivamente
dai Papi nel tempo che vi abitarono , e
da molti di essi ampliato con aggiunger-
vi basiliche, oratorii, triclinii e altre fab-
briche. La scuola di canto ve la pose s.
Gregorio I, vi scrisse l'antifonario e v'in-
cominciò il pio costume di servire a men-
sa i poveri. Nel pontificato di Severino
l'imperatore Eraclio fece saccheggiare il
tespro della chiesa e palazzo Lateranense,
PAL
fino a quel dì santissimo, e per le ves-
sazioni il Papa ne morì. Nel 687 nel pa-
lazzo fu eletto s. Sergio I. Sebbene do-
po Gregorio IV e s. Leone IV, che re-
staurarono il patriarchio , s' ignori che
altri vi facessero o rinnovassero cosa al-
cuna, sino a Calisto II che vi fece la cap-
pella di s. Nicolò vescovo, quale ancora
è in piedi, appartenente ai Penitenzie-
ri Lateranensi (I'.), il patriarchio mol-
to soffrì nelle vicende che si successero
nei secoli IX, X, XI, XII. Sotto s. Gre-
gorio V1I[V.) l'occupò l'imperatore En-
rico IV e l'antipapa Clemente III. fugati
poi dal normannoRobeito Guiscardo, che
tanti danni recò a Roma col suo eserci-
to, massime ne' luoghi prossimi al La-
terano. Nel 1093 Urbano II ricuperò il
patriarchio da Ferrucchio che lo teneva
per 1' antipapa. Enrico V nel 1 1 18 co-
strinse Gelasio II a fuggire dal palazzo e
da Roma; altrettanto dipoi fece Federi-
co I con Alessandro III: prima di questi
Innocenzo II restaurò tutte le parti del
patriarchio e vi fece due camere dietro la
detta cappella, verso la fronte della chie-
sa di s. Giovanni, adornandole di pittu-
re , in una delle quali fu rappresentato
Lotario II imperatore, da lui coronato.
Adriano IV a tutte le stanze che per vec-
chiezza si disfacevano pose riparo. Cle-
mente III con nuova fabbrica ampliò
il grand' edifizio, lo ristorò e fece orna-
re di belle pitture. Questo venne anco-
ra aumentato da Celestino III, che inol-
tre vi fece la porta di bronzo sopra le
scale del palazzo, la quale si vede ora
nella cappella di s. Giovanni Evangeli-
sta nel memorato battisterio,ed altra por-
ta parimenti di bronzo che si vede nella
basilica per andare alla sagrestia, come si
legge nella iscrizione in caratteri mezzo
gotici, lavoro di Oberto e Pietro da Pia-
cenza. La detta cappella dell'evangelista
fu eretta da Papa s. Ilaro del 46 1 , '1 quale
nell'altra da lui edificata a s. Gio. Bat-
tista pose porte di bronzo, ancora esi-
stenti nel suo interno con propria epi-
PAL
grafe : di ambedue le cappelle parlai a
Battisterio, Laterano, Chiesa di s. Gio.
iw Fonte, Pieve, Servus. Gregorio IX fece
demolire tutte le case che sorgevano pres-
so il palazzo, aflì nchè nobile e libero fos-
se il prospetto esterno del patriarchio, e
contribuì all' erezione del vicino ospe-
dale. Quanto soffri Innocenzo IV appe-
na eletto nel palazzo Lateranense, lo dis-
si alla sua biografìa; anzi va avvertito che
nelle biografìe de' Papi sonovi molte no-
tizie riguardanti il patriarchio, per la di-
mora che vi fecero. Urbano IV restaurò
1' aula massima de' concilii. Adriano V
avea incominciato grandiose riparazioni
nel patriarchio, quando fu rapito dalla
morte; indi furono portate a compimen-
to da Nicolò III. Inoltre il palazzo an-
che da Nicolò IV fu restaurato, e Boni-
facio VIII vi fece il pulpito, di cui par-
lerò. Clemente V dopo l'incendio del pa-
lazzo e della chiesa, accaduto uel i3o8,
mandò da Francia (dove dal i 3o5 risie-
deva) denari per rinnovarlo; il simile fe-
cero gì' immediati successori Giovanni
XXII e Benedetto XI I, onde ripararne gli
edilizi crollanti per le tante peripezie cui
soggiacque Roma nell' assenza de' sette
Papi dimoranti iu Avignone. Uno di que-
sti, Urbano V, tentò ristabilire in Roma
la residenza papale, vi si recò nel 1 367,
abitò il patriarchio; costretto a ritorna-
re in Avignone, ivi lo successe Gregorio
XI, il quale concesse al capitolo Latera-
nense l'usufrutto del giardino pontifìcio,
nel tempo che i Papi risiedevano fuori di
Roma , come narra il Crescimbeni, lst.
dis. Giovanni aporta Latina, p. 32 1 .Fi-
nalmente Gregorio XI ripristinò nel 1377
la papale dimora in Roma , ma abitò il
palazzo Vaticano. 11 patriarchio fu abban-
donato anche da Bonifacio IX, che andò
a dimorare al palazzo Valicano, ove era
stato eletto uel 1378 il predecessore Ur-
bano VI. Aucorchè Eugenio IV ritor-
nasse ad abitare il patriarchio , e lo fa-
cesse in qualche parie restaurare ( ag-
giungendovi uu sontuoso mouastcro), co-
P A L 2 1 3
me pure fecero Sisto IV, e Leone X, che
dopoil possesso vi si trattenne alcuni gior-
ni, sotto Paolo III e Giulio III minac-
ciando rovina , fu quasi finito di gittar
a terra, e restarono solo i vestigi di al-
tissime muraglie, la sala detta del con-
cilio, alcuni corridori , e 4 cappelle che
si demolirono quando fu fatto da Sisto
V l'esistente palazzo ; laonde dell'antico
patriarchio soltanto vi rimane attual-
mente la detta cappella di Sancta San-
dorimi, restata sempre intatta, parte del
Triclinio (V.),o basilica Leoniana, e quel
poco che abitano i mentovati peuiteuzie-
ri. Prima di accennare le altre antiche e
principali parti del patriarchio e suoi più
rimarchevoli edilìzi noterò, che i piom-
bi scritti rinvenuti nel i5q5 e compro-
vanti con due iscrizioni l'identicità del
luogo, già de' Laterani , da cui presero
nome il patriarchio e la basilica, sulle pa-
reti del corridoio che mette alla sagre-
stia furono collocati. Delle i4 medaglie
o monete trovate fra le rovine dell'auli-
co patriarchio, nel riedificarsi il nuovo pa-
lazzo, parlai a Medaglie benedette. I due
leoni di marmo, che il p. Lupi, Dissert.
t. 1, p. 4, riferisce che stavano alla por-
ta del patriarchio, stimati di lavoro gre-
co, ivi collocati da Gregorio XI, Sisto V
li pose alla sua fonte a Termini, donde
Gregorio XVI li trasferì al giardino Qui-
rinale, come dissi nel voi. XXV, p. i6b\
Avanti il patriarchio fu il portico ver-
so tramontana, incrostato di marmi e
musaici, con esteriori archi murati so-
pra colonne, ed in esso erauo le scale per
salire al palazzo. Nel principio del por-
tico verso 1' Ospedale del ss. Salvatore
a s. Giovanni in Laterano (P.), e il pul-
pito di Bonifacio Vili, si vedeva una
fabbrica grande quadrata con cortili', e
si crede fosse stata qualche chu si o uua
delle basiliche del palazzo, forse quel-
la di Zaccaria, nella quale 1 Papi quau-
do tornavano processioualinente al La-
terano ne' Possessi dopo la Coronazio-
ne ( / '. ) , o per qualche altra luuziu-
2i4 PAL
ne, ricevevano le acclamazioni. Ne' ri-
spettivi articoli si dice di tutte le sa-
cre funzioni che i Pontefici facevano nel
patriarchio, massime a Cappelle pon-
tificie. Lo stesso Papa s. Zaccaria ornò
il portico, facendovi dipingere immagini
sacre. In questo portico Adriano I per
nutrimento de' poveri faceva distribuire
pane^ vino, carne e minestra abbondante,
come meglio riportai ad Elemosiniere
del Papa, dicendo della carità splendi-
damente esercitata nel patriarchio dai
Pontefici. Nel medesimo portico era la
Scala santa (I.), che vuoisi trasportata
da Gerusalemme da s. Elena madre di
Costantino. Nel palazzo vi furono due
basiliche Leoniane, che accennai a La-
terano, maggiore e minore, erette da s.
Leone III e ristorate da s. Leone IV. La
maggiore assai grande con tribuna in
<:apo ornata di musaico, e altre io tri-
lume dalle bande, pavimento di marmo
i iònie in mezzo, decorata di porfido.
Era dipinta inlornocon istorie della pre-
dicazione degli apostoli, acciò i pellegri-
ni di tutte le nazioni, mentre vi cenava-
no, ricordassero i maestri de' loro ante-
nati ; nella prima tribuna era la sedia pon-
tificale di marmo. Ivi si facevano ancora
le cene solenni per Natale e Pasqua. Pri-
ma che si demolisse, n' era ingresso la
porta che vedesi nella basilica Lateranen-
se nella nave della porta santa. La det-
ta basilica maggiore, o meglio, come altri
vogliono, la minore, fu chiamata sala del
concilio, per quelle sessioni che vi cele-
brarono Eugenio IV, Giulio II e Leone
X. In capo di detta scala, prima del cor-
ridore che conduceva alle cappelle di s.
Silvestro e di Sancta Sancforum, si tro-
vava a manca il pulpito di marmo di-
pinto e intarsiato, sporto sopra la piaz-
za, con colonne e marmi, pavimento ad
opera tassellata e pitture a fresco nelle
pareli di Giotto : questo pulpito o podio
fu fatto da Bonifacio Vili, per darvi la
benedizione, e lo descrissi nel voi. Il,p.
io'*). Seguitando detto corridore, s' in-
PAL
conlra va a sinistra la cappella o orato-
rio di s. Silvestro, della quale s' ignora
1' autore, alcuni attribuendolo a Papa
Teodoro, celebre per le particolari fun-
zioni che vi facevano i Papi, tutte ram-
mentate a' loro luoghi, come la cena del
giovedì santo, la benedizione delle pal-
me eseguita dal cardinal di s. Lorenzo,
e vi adoravano le reliquie prima d'inco-
minciar le processioni : ivi dicesi venisse
conservata 1' antichissima dipintura del
Volto santo, ossia immagine del Salva-
tore. Sulla porta era vi un tabernacolo
con due colonne di porfido, con antica
immagine del Salvatore, che percossa da
un ebreo usci sangue. Si sa che s. Zac-
caria l'ornò di molte pitture, e s. Leone
IV fecevi altri abbellimenti.
Indi viene nominata la basilica di s.
Zaccaria, fatta dal Papa di tal nome, ove
i Pontefici reduci dalle processioni, pri-
ma di salire nei palazzo, ricevevano le so-
lite Laudi ed Acclamazioni {V \) (que-
sta in Costantinopoli dicevasi Polic/o-
nio (F-); per cui si congettura che fosse
la basilica al principio del portico, che
altri pongono più addentro del palazzo,
dicendo che i Papi facessero coi cardina-
li la cena del giovedì santo. Inoltre s. Zac-
caria restaurò il patriarchio in ogni sua
parte, costruì un triclinio o cenacolo so-
pra la torre da lui edificata nel palazzo;
in esso fece dipingere tutte le parti del
mondo, acciò i Pontelici mirandole,
quando solevano cenarvi, si ricordassero
diedi tutte doveano aver pensiero, o for-
se ancora perchè venendovi cibati i pel-
legrini, questi si consolassero in sapere
eh' erano di continuo presenti alla men-
te del supremo pastore. Passalo l'orato-
rio di s. Silvestro si vedevano le Scale
sanie, trasferite poi da Sisto V presso la
cappella di Sancta Sanctorum. Seguiva-
no di là le altre scale, per le quali scen-
deva il popolo, ed appresso eravi la co-
lonna divisa in due parti della passione
del Signore, con altare accosto al muro.
Passate queste scale a destra vedeva» la
PAL
nominata porla di bronzo di Celestino
III, per la quale entra vasi nel palazzo,
e si andava alle basiliche di esso, parti-
colarmente a quella di s. Leone HI o
Triclinio Leoniano, ove celebra vansi di-
verse funzioni, anche solenni, il Papa vi
convitava i cardinali, i re e gl'impera-
tori : una delle tre superstiti grandi ab-
sidi o tribune, da ultimo restaurò Gre-
gorio XVI. Dalla basilica Leoniana mag-
giore si andava al rammentato oratorio
di s. Nicolò o vestiario, ora de' peniten-
zieri, elegantissima chiesuola di forma
oblunga: fu detto vestiario, per le due
contigue sale che vi fece fabbricare, una
per uso particolare de' Papi e per loro
guardaroba; l'altra per trattarvi i pub-
blici negozi o Camera apostolica, pei cu-
biculari e per le udienze. Vicino sorge-
va 1' oratorio di s. Cesareo martire, ove
furono riposte le immagini di Foca im-
peratore e di Leonzia sua moglie, dopo
le solite acclamazioni dette nella basili-
ca Giulia, consuetudine che descrissi nel
voi. XXXI V, p. 20 e i i3: il Baronio
con altri pretese, che ciò praticavasi nel-
la Chiesa di s. Cesareo (K). Insigne fu
la basilica Giulia, forse presso l'oratorio
di s. Silvestro, o nella parte esteriore
del palazzo, o dov' eia il pulpito o verso
il fine del portico, vicino al qual luogo
Sisto IV pose la statua di Marc'AureliOj
che Paolo III trasportò in Campido-
glio (F.) : in essa s. Simmaco nel 5o2
celebrò un concilio. Se ne attribuisce la
dedica a s. Celestino I, che gli donò una
patena, 2 vasi, 2 ampolle, 2 candelieri,
io corone o lampadari, lutto d'argento.
La basilica di Teodoro fu edificata da
quel Papa in onore di s. Sebastiano, vi-
cino alla cappella di Sancla Sanclorum,
la basilica Giulia e il campo, chiamata
anche panetteria. Avanti di essa eravi
un triclinio, rinnovalo ila s. Zaccaria e
ornato con marini, metalli, musaico e
pitture. L'oratorio di s. Gregorio pro-
pinquo a detta cappella, avea due aita-
li, uno in mezzo, Tallio al muto, e sussi-
PAL ut
slette sino a Sisto V. Fra gli altri ora-
torii e basiliche del patriarchio, dirò dei
seguenti. L'oratorio magnifico della Cro-
ce, forse non diverso da quello descritto
a Laterano ; quello della Beata Vergi-
ne è bellissimo ; quello di s. Michele ar-
cangelo, eretto da s. Leone III con mu-
saici e pitture, bellissimi marmi e me-
talli. L' oratorio di s. Pietro restaurato
da s. Gregorio II, che vi rinnovò l'alta-
re d'argento e fece dipingervi le imma-
gini de' 12 apostoli. L'oratorio di s. Se-
bastiano, fabbricato da Papa Teodoro ;
quello di s. Giorgio, con suo preposito.
L'oratorio o basilica di Papa Vigilio,
decorato di nobili pitture d'istorie e sa-
cre immagini : sotto il Pontefice s. Ni-
taliano vi pranzò 1' imperatore Costante
II. Nel patriarchio solevano pranzarvi
gì' imperatori, dopo eh' erano stati co-
ronati in s. Pietro dal Papa, come dis«>i
a Coronazione dégl' imperatoti ed a Im-
peratore. Dopo avere ricevuto l'impe-
ratore la corona, con solenne pompa in-
cavasi nella basilica Laterauense, ov'era
fatto canonico (quanto praticò Carlo V
coronato in Bologna, vedasi il voi. X\ li,
p. 223, 224) ; quiudi nel patriarchio ove
solevano essere alloggiati, venivano trat-
tati con solenne convito. Solo noterò
che Enrico VII alloggiò nelle case deco-
lorine^ presso il medesimo Lalerano;
Carlo IV come il precedente fu coronato
in Roma, benché il Papa fosse in Avi-
gnone, ed ebbe il convito nel patriar-
chio: quanto di particolare accadile Del
l45? a Federico III, lo narrai nel citato
voi. p. 220.
M 1 ninna cosa è eterna nel mondo.
Il gran patriarchio, già antichissima ibi-
Iasione de'Laterani, poi ca»a ih Fausta
imperatrice moglie di Costantino, nuli
per io e più secoli sede e stanza de'ro-
mani Pontefici ; chiaro nella storia ec-
clesiastica per numerosi coo< ilo •
celebri avvenimenti., santificato ò.\ in 1-
gni reliquie, ricco ih vetuste dipinture,
Statue, colonne e musaici , complcs>o ih
ai6 PAL
templi e altri edifizi magnifici, che per
munificenza pontificia assorbì gran par-
te delle rendite della chiesa romana; in-
debolito per incendii, in più parti scre-
polato ne'muri, prossimo per vecchiezza
a disfacimento, si ridusse in modo che
né l'arie, né l'ingegno poteva sottrarlo
alla totale rovina. Cagione di tanta de-
cadenza incominciò dopoché fu cinto di
mura il Vaticano palazzo, onde i Papi
più di frequente vi fecero dimora; cad-
de poi in maggior abbandono ne'tempi
in cui 7 Pontefici abitarono/^i'/'^/?o/?e(/^.)
e tornati in Roma preferirono il palazzo
Vaticano al diruto Lateranense, anche
in riflesso che quello trovandosi più pros-
simo a Castel s. Angelo (^.), offriva lo-
ro un pronto e sicuro ricovero, in epo-
che piene di tumulti, sedizioni e guerre
intestine, nelle quali la rabbia delle parti
non faceva distinguere il sacro dal pro-
fano. I cospicui avanzi di tanti edifizi,
divenuti un cumulo di rispettabili ro-
vine, parve bene a Sisto V demolire il
poco ch'era sfuggito alle feroci barbarie
de'scellerati, al fuoco de'normanni e al-
l'edacità de' secoli, vedendo non potersi
opporre durevole riparo alla caduta del
patriarchio. Quindi concepì la magnani-
ma idea di rifabbricarlo di nuovo, e con
tale magnificenza che potesse in qualche
modo tener luogo del crollante patriar-
chio, alleviando così il compianto di Ro-
ma e della cristianità. Pertanto Sisto V
commise nel i585 la cura di erigere un
nuovo palazzo all' architetto Domenico
Fontana ; quindi fu atterrato il super-
stite patriarchio, le vicine case de' cano-
nici, e quelle degli Annibaldi della Mo-
lara. Solo venne conservato, come accen-
nai di sopra, la cappella di Sancta San-
cloram colle insigni reliquie de'luoghi di-
strutti, unendovi le scale sante e forman-
done un edifizio separato, ed avente con-
tiguo il nobile avanzo del Triclinio Leo-
niano; come venne risparmiato l'orato-
rio di s. Nicolò, ove abitano i peniten-
zieri. Entro il breve spazio di tre anni,
PAL
non solo meravigliosamente il palazzo
fu compito quale si ammira, vasto e co-
modo, se non con tutta quell'eleganza e
semplice stile che si potrebbe desidera-
re in un edifizio così cospicuo; ma Sisto
V volle che ad ornamento d' una delle
tre piazze, che sono avanti i tre Iati del
palazzo, il quarto essendo contiguo alla
basilica, fosse innalzato {'Obelisco Late-
ranense {V-)3 decorando di nuovo pro-
spetto, con portico e loggia per la be-
nedizione (che vi fu data fiqchè Clemen-
te XII eresse quella della facciata prin-
cipale, e ne'possessi vi fu gettato denaro
al popolo), la porta minore della basilica;
finalmente, raddrizzò e rifece le strade
che vi conducono. Sisto V si recò ad abi-
tare il palazzo, vi ricevette in concistoro
con gran pompa il cardinal Aldobrandi-
no poi Clemente Vili, reduce dalla fa-
migerata legazione di Polonia, e ideava
alloggiarvi l'imperator Ridolfo II, se si
fosse recato a prendere in Roma la co-
rona. Per tale concistoro e per memoria
dell'erezione del palazzo, portico e obeli-
sco, Sisto V fece coniare quella medaglia
che riporta il p. Bonanni, t. i,p. 4'4>
Numism. Pont., ove detta mole e fabbri-
che si vedono.
Il palazzo Lateranense occupa uno
spazio quadrato di 35o palmi per ogni
parte, e s'innalza finoa 137: ha tre gran-
di prospetti, uno volto a levante e con-
giunto colla facciata principale della chie-
sa ; il 2.0 esposto in faccia a tramontana,
ed è il maggiore; il 3.° che guarda il po-
nente e si unisce col portico suddetto : tut-
ti e tre i prospetti hanno il portone or-
nati di colonne, con padiglione innanzi,
essendo sovrastati il maggiore e quello
di tramontana dallo stemma di Sisto V.
Due di essi però sono del Fontana, poi-
ché quello verso la facciata principale
della basilica venne compito d'ordine di
Clemente XII da Alessandro Galilei, al-
lorché fece tal facciata, e perciò si vede
il di lui stemma. Il palazzo ha tre pia-
ni, oltre i mezzanini abitabili, e le sue
PAL
forme sono maestose e imponenti. L'in-
terno ha vasto cortile, tre ordini di log-
gie o portici e scale magnifiche; e le ca-
mereda Sisto V furono adornate con oro,
stucchi ed intagli, facendole dipingere dai
migliori pittori, cioè Baldassare Croce,
Paris Nogari, Ventura Salimbeni, Gio.
Iìattista Riccij Andrea d' Ancona e più
altri: questi, più o meno, in mezzo ai
difetti dell'epoca, diedero pruve di sa-
pere e d'ingegno non comune. Il i.° log-
giato terreno del cortile gira intorno con
28 archi d'ordine dorico ; il i.° d'ordi-
ne ionico gira per tre lati , ed è solo
chiuso nel 4-° Per dar luogo a cinque
stanze che guardano la bella parte del
mezzogiorno; il 3.° è murato, ma sopra
ogni arco vi è l'apertura d'una finestra.
In esso 1' ordine di architettura è com-
posito con capricciosa invenzione, impe-
rocché dalle seconde alle terze loggie si
alzano pilastri a foggia di termini, che
a modo di cariatidi sembra che sosten-
gano il cornicione. Per una magnifica sca-
la regia, che da una branca si divide in
due, ascendesi da una parte alla gran
loggia delle benedizioni, posta sulla fron-
te principale della basilica, e dall' altra
si va agli appartamenti pontificii , e a
quella loggia che sia sulla fronte e por-
tico minore della basilica stessa. Le pa-
reti e le volte delle scale, come dei tre
loggiati, sono decorate con pitture e grot-
teschi, a paesi, a fogliami, sparse di mun-
ti, di stelle, di leoni, di fame alate e di
belle imprese con motti che si riferiscono
a Sisto V. Il pian terreno componesi di
a5 grandi stiinze, 14 delle (piali for-
mano il museo; il 3.° di i.\ lunghi e
spaziosi saloni, oltre gli accessoria Splen-
didi poi sono gli appartamenti ilei -j."
piano, che ha 17 stanze, delle quali i3
in volta, essendo le volle dipinte e or-
nate d' oro, cornici e stucchi, e le al-
tre 4 possono chiamarsi aule , perchè
grandissime, ed ebbero da Sisto \ lacu-
nari di leggiadro lavoro in legname o
doralo o dipinto. La maggiore delle au-
P A L 217
le, detta aula massima o de Pontefici,
la più alta di tutte, è lunga palmi 1 io,
larga Go; la a." detta degf Imperatori è
lunga palmi 71 e non meno larga della
prima; allungasi egualmente la 3/ a pal-
mi 7 1, ed allaFgasi a 4 7, chiamata degli
Apostoli; finalmente la 4-" appellata di
Costantino, ha in lunghezza palmi 90,
in larghezza 60. Ne accennerò breve-
mente le pitture principali.
h'aula massima o de' Pontefici ed an-
che regia, cosi della per memoria di quel-
la del patriarchio e nella stessa posizio-
ne, destinata egualmente pei concistori
e concilii, con corrispondenti pitture. Si-
sto V vi fece rappresentare sotto baldac-
chini i primi 18 Papi e s. Silvestro I,
con scritti relativi e alcuni medaglioni a
chiaroscuro allusivi alle loro gesta. In
altri luoghi le pitture e le iscrizioni ram-
mentano le grandi cose operate da Sisto
V in breve tempo, cioè l'acqua Felice, il
porto di Terracina, le paludi Pontine, il
tesoro posto in Castel s. Angelo, la bi-
blioteca Vaticana, la pace tra' principi,
il porto di Civitavecchia, la strada sul
Quirinale, la fonte di Termini, i cavalli
e palazzo del Quirinale, Montalto sua
pallia, la pubblica tranquillità, l'Abbon-
danza, Loreto, la riedificazione del pa-
triarchio. Tra gli altri dipinti, ricorde-
rò quelli di Gesù co' discepoli , e del
medesimo che affida a s. Pietro le sue
pecorelle. Il soffitto è maestoso a casset-
toni, con intagli ed ornati, e nel mezzo
l'arme di Sisto V. La seguente aida de-
gl'Iinperatoii s'ebbe questo nome per le
monete e medaglie imperiali trovate nei
fondamenti, e per le immagini di quelli
cui appartenevano, con «pianto aveano
operato perla fede, e sono: Costantino,
Teodosio I, Arcadio, Onorio, Teodosio
li, Valentiniano III. Marciano, Leone I,
Giustino I, Giustiniano 1, Tiberio li,
Maurilio, Foca ed Eraclio. Sono olire
a ciò nelle sale due pitture , una rappre-
senta h ('lnesa venerata dagl' imperato-
ri gcuullessi, e Sisto V che benedice e
ai8 PAL
privilegia le suddette monete, per donar-
le ai principi regnanti. Fra queste e le
altre due aule, sono le i3 stanze a vol-
ta già accennate; delle quali 6 rispon-
dono sulla piazza, parte a ponente e par-
te a settentrione, le rimanenti guardano
sull'atrio. La i .a delle 6 appresso all'au-
la degl'Imperatori, ha sulla volta e sul-
l'alto delle pareti dipinti i principali fat-
ti di Samuele, e vi sono oltre a ciò in
grandi figure, la Fede, la Speranza, la Ca-
rità e la Religione; altrettante figure sono
pure negli angoli. Ivi appresso in una re-
trostanza che conduce alia cappella, nel-
la cui volta hanno luogo le pitture a
fresco della Trasfigurazione nel mezzo,
della Risurrezione, Apparizione a s. Mad-
dalena e a s. Tommaso, d'Ascensione del
Signore: negli angoli sono figurali gli
evangelisti, ed 8 fra' principali dottori
della Chiesa. Congiunta a detta cappella
è l'altra mentovata retrostanza , dipin-
ta nell' alto a paesi, arabeschi e figure
simboliche a fresco, ove il Papa può,
senza essere veduto, udir la messa, e don-
de per scala a chiocciola può ascendere
e discendere alle altre parti dell'edilìzio.
L'attuale altare della cappella nel pontifi-
cato di Gregorio XVI lo diede il capitolo
Laleranense, ed è quello che stava nella
cappella di s. Giovanni Nepomuceno, dal
medesimo concessa alla nobile famiglia
Torlonia . E di marmo bianco venato
con specchi di porfido, cornici di giallo
antico e decorazioni di metalli dorati. Pas-
sando alla 2.a e 3/ delle 6 stanze che
guardano la piazza, come nella prima si
volle in Samuele adombrarsi la podestà
pontificale, cosi nelle due che seguono
si volleadombrare la santità eia sapien-
za che gli debbono essere compagne, cioè
nella i .a di queste venne simboleggiata
ne'fattidi David, nella 2.a in quelli di Sa-
lomone; di più negli angoli della prima
stanza sono 4 stemmi di Sisto V, ognuno
con due virtù. Succedono la 4* e 5. a stati -
za; nell'una delle quali le storie d'Elia,
ed in mezzo la Trasfigurazione, uell'al-
PAL
tra quelle di Daniele vengono figorate,
quali dimostratori che il Pontefice è de-
positario della fede, le quali storie so-
no inframmezzate da angeli e figure em-
blematiche. Finalmente nella 6/ stanza,
ove imbandivasi forse la mensa, furono
dipinte le stagioni, con intorno figure e
arabeschi. Ora passerò a dire delle al-
tre due aule, tralasciando di far parola
delle stanze interne che sovrastano il cor-
tile. La i." aula degli Apostoli^ ha nel
mezzo della lunga parete a destra figu-
rato Mosèj che per comando di Dio con-
gregò 70 seniori, perchè seco reggessero
il popolo d'Israele, in che furono adom-
brati i discepoli poi eletti da Gesù Cri-
sto. Nella parte opposta, cioè nel mezzo
della parete a sinistra, vedesi lo Spirito
Sauto disceso nel cenacolo : tiene il mez-
zo delle pareti minori lo stemma di Si-
sto V, e presso a ciascuno degli angoli
sono due quadri. Nel fondo a destra veg-
gonsi i poveri pescatori da Gesù chiama-
ti a seguirlo, e Matteo che obbedisce la-
sciando il banco. Nel corrispondente an-
golo a sinistra rappresentasi 1' elezione
degli altri 72 discepoli, e come mandati
a predicare e scacciar i demonii.Le due
pitture a sinistra di chi entra, rammen-
tano il Signore risorto annuuziante pace
e rimproverante que' di poca fede; fi-
nalmente a destra vedesi la surrogazioue
di Mattia a Giuda traditore, e lo spar-
tirsi che fecero gli apostoli delle Provin-
cie per promulgarvi 1' evangelo. Nell'ul-
tima grande aula di Costantino sono
4 gran quadri intramezzati da paesi, fi-
gure e imprese. Di faccia all' ingresso è
rappresentalo il battesimo di detto im-
peratore; sull'opposto lato l'apparizione
ch'egli ebbe della croce; alla destra i do-
ni onde fu generoso alla Chiesa, alla sini-
stra 1' umile atto con che accompagnò
qual palafreniere s. Silvestro I alla pro-
pinqua basilica. In fondo a questa pro-
digiosa aulaj apresi sul lato destro una
porta, onde si usciva in ampia scala, che
unita a magnifico ambulacro conduceva
1' A L
al gran poi lieo della basìlica prenden-
do quasi tutto lo spazio di quella faccia-
ta del palazzo che verso. oriente guarda
l'edifìzio di Sonda Sanctorum e la Chie-
\d (li s. Croce in Gerusalemme (A'".).
(Questo passaggio veramente regio, largo
palmi 37 e coperto di volte fagamente
dipinte, fu fatto edificare da Sisto V,
perché i Papi pontificalmente vestiti, e
ila tutta la corte accompagnati, potesse-
ro maestosamente dai nobili appartamen-
ti discendere ed entrare pei' la porta mag-
giore nella basilica. Lsso non fu ne offe-
so nò variato quando Clemente XII ri-
dusse la corrispondente facciatasimileal-
le altre due.
Tale fu ed è 11 grande edifìcio da Si-
sto V surrogato all'antico patriarchio, e
da lui abitato tratto tratto; ma dopo la
sua morte, i Pontefici alternando le di-
more ne'palazz.i Quirinale, Vaticano e di
s. Marco, non vi si recarono a dimorar-
vi, sia per la lontananza ai successivi
luoghi centrali di Roma, sia perchè man-
cante di abitazioni per la numerosissi-
ma Famiglia Pontifìcia (P.) Nondime-
no giovò ad decortm quondam et coti'
p ucutiarn , come riflette Raspnni, ed i
nobili appartamenti del 2.0 piano ser-
vono ad essi di riposo , allorché per la
cappella dell'Ascensione si recano ad as-
sistere alla messa nella basilica, e pei la
scala regia si portano a benedire solen-
nemente il popolo dalla gran Ioga
talvolta amo in altre finizioni. In fatti
dalle descrizioni de' possessi de' Papi si
I :, che nel 1 "<m Innocenzo IX si por-
tò nell'aula ni iggiore, e sedente in tro-
vile laudi proprie della solen-
nità, donde passò a dare la benedizione
nella log 1 1 sul portico Sistino, indi ri-
tornato nella Stetsa sala , e deposti gli
abiti sacri, vi prese la moni tta eia
Clemente \ III ti distribuì pure il pre-
sbiterio, e si spogliò sulla Ioga 1 Paolo
\ fece altrettanto. Innocenzo \ solo si
riposo- nel palano Alessandro \ Il nel-
la medesima sala assisti alle laudi e di-
P A L , I . : ,
spi osò il presbiterio. I successori fecero
queste funzioni in chiesa, ma soleva pa-
rarsi magnificamente il palazzo ne' luo-
ghi ove passava il Papa per andare al-
la loggia. Né inutili si rimasero il pia-
no terreno e il 3. " piano del palazzo, i
quali servirono ad uso di gran quartiere
in tempi di guerra (come nel 1 <> ', o sot-
to l 1 bano Vili), di ospedale nell'affluen-
za di malattie, di lazzaretto nelle pesti-
lenze, di granai quando minacciò la ca-
restia, di ricovero a' poveri quando la fa-
me cacciavali dalle provincie, o per altre
contingenze si aumentarono. Abbiamo
dal "V'alena che Urbano Vili nel l63o,
per rimediare ai poveri che in numero
di circa 20,000 e di necessità morivano
per le strade, ordinò che ne' primi 3 gior-
ni di maggio si dovessero trovare i mi-
schi a s. Giovanni in Lalerano, e le fem-
mine all'ospitale di s. Giacomo degl' in-
curabili, dove si sarebbero governati e
curali dall'infermità. Fu accomodato il
palazzo Lateraaense e detto ospedale, e
scompartiti nelle stanze, secondo la qua-
lità delle persone e de'mali, con b
nio ordine e con pari carità dai gesuiti
e dal p. Caravita che già in altri modi
avea soccorsi i poveri: molti \i si con-
dussero per forza e più di 6000 partiro-
no da Iloma. Altrettanto narra il diari-
sta Gigli sotto Innocenzo X nel 16 j<), il
quale ordinò che nel palazzo La teranense
si radunassero gli stroppiati ed infermi,
che i sani andassero a lavorare a Civita-
vecchia; ed aggiungeche il zelante gesuita
p. Caravita fu in pericolo di vita: 1 he nel
giugno per la fatica de' poveri del Lato a-
no morirono alcuni gesuiti, ed altri peli-
e cappuccini, e the a'- mai pei I
1 ile degli stessi gesuiti :
tutto e meglio riporta il (.un eli
p '.. Ad Ospizio si 03 1
<l s-i rome Paolo \ donò il pa
r mense all' aie pi ete e canoi
nensi | et I01 0 abitazione (< io 1 In
lèi ma il citato Ci escimbeni a p
e coni VII in ve
220 P A L
1 693, dopo avere con gran dispendio re-
stauralo e fortificato tutto il palazzo, e
dopo averlo ridotto ad uso di grande o-
spizio, donollo al detto ospizio apostoli-
co, colla sola riserva di quelle parti che
all'uso de' Papi e delle pontificali fun-
zioni e benedizioni fossero convenevoli
e necessarie. Ivi dissi eziandio che vi
formò il conservatorio per le zitelle po-
dere , della medaglia coniata rappre-
sentante il palazzo Lateranense, portico
fistino e obelisco, e che Pio VI nel x 794
trasportò le zitelle nell'ospizio apostolico
da lui ingrandito. Benedetto XIII divi-
sava di ridurre il palazzo ad uso di sta-
bile conclave. Dipoi i superiori dell'o-
spizio apostolico nel 3.° piano del pa-
lazzo stabilirono un opificio di seta, che
dava lavoro alle povere zitelle del con-
servatorio, e nel 1776 venne visitato da
Pio VI. Quindi Pio VII nel i8o5 vi fé-
ce collocare i pubblici archivi in alcune
stanze dell' appartamento riservato ai
Pontefici, affinchè gli atti de'notari, non
più in separati e umili luoghi, ma in quel-
l' ampiezza di edilizio decorosamente si
conservassero, poscia trasportati altrove.
E quante volte i regolatori delle cose
pubbliche a giovarsi di qualche parte del-
l'edifizio ricorsero, tante convennero sul
prezzo di affitto cogli amministratori del-
l'ospizio apostolico, il quale come pro-
prietario del fondo, ne pagava e tuttora
ne paga le imposte. Leone XII pose il
palazzo nella parrocchia del palazzo apo-
stolico, sotto la giurisdizione del parroco
sagrista, quindi nel 1826 tolse di fatto
il palazzo all'ospizio apostolico. Per ri-
durlo atto a riunirvi i conservatori di
Pioma, chi ne esegui gli ordini rovinò
l' edilizio.
In tal guisa fino a'noslri giorni si man-
tenne il palazzo Lateraneuse. Le cala-
mità de' tempi lo resero bersaglio di mi-
lizia straniera, e il credere che quei dan-
ni non fossero imparabili , cagionò dan-
ni maggiori; prima I' abbandono, poi la
presa delermiuazioue di ridurlo ad umi*
PAL
le stato, dappoiché i maligni e gli spe-
culatori asserivano, che mai più non sa-
rebbe potuto, almeno in parte, tornare a
magnificenza. Le stanze terrene forate e
intramezzate, guaste per tutto; le logge
che circondano il gran cortile ebbero i
dipinti anneriti dal fumo pel fuoco ac-
ceso, il quale fece crepacciar le volte; nel
3.° pianocon chiusure fatte con muri ne-
gli angoli, fu impedito il passo di poter
girare intorno le logge, tolte le comuui-
cazioni, la luce e l'aria. Il piano nobile
di mezzo miseramente deturpato, soffri
guasti e devastazioni maggiori : distrut-
te le belle e nobili balaustrate che face-
vano parapetto alle logge, in due ango-
li con muri furono tolte le comunicazio-
ni, e la grande scala ne rimase oscurata
e separata dall'edilìzio; nelle parti inter-
ne tutti gli ammattonati andarono di-
strutti, tutte le porte e finestre, com' e-
rasi operato negli altri piaui, furono im-
piccolite; tutta fu manomessa e avvilita
la magnifica abitazione pontificale. Le
tre grandi aule degl' Imperatori , degli
Apostoli e di Costantino si videro inter-
secate da mostruosi archi, perchè soste-
nessero meschini tramezzi nel 3.° piano,
disparendo così i lacunari , e guastate le
pitture delle pareti. La grande scala in
cui i Papi potevano discendere pontifi-
calmente nella basilica fu distrutta, e con
essa vennero meno i magnifici dipinti a
fresco della gran volta; e in altro luogo
prossimo abbattute due volte similmen-
te dipinte, per farvi sorgere augusta e
pericolante scala a danno de' muri. Lo
squallore che tutto ricopriva il deturpa-
to edilìzio, pur dilfondevasi alle parti e-
sterne, non che demolita nella sommità
del palazzo la sublime loggia , donde io
modo meraviglioso si gode la vista di Ro-
ma, delle vaste cafri pagne e demoliti cir-
costanti. Tanto vituperio commosse l'a-
nimo di mg.1 Tosti tesoriere generale e
presidente dell'ospizio apostolico, ora car-
dinale , e lo portò a cognizione di Gre-
gorio XVI, il quale pel coslaute amore
PA L
ch'ebbe del decoro della s. Sede e di Ro-
ma, come della maestà pontificia, e per
la conservazione de' monumenti cospicui
per antiche memorie, prontamente glie-
ne commise l'intero e solido ristaura-
mento e abbellimento a spese del pub-
blico erario. Il prelato subito alacremen-
te diede opera, affinchè tutte le parti del-
l' edilìzio ripigliassero l'antico splendore;
i valentissimi cav. Luigi Poletti architet-
to, ed il barone Vincenzo Camuccini pit-
tore offrirono gratuitamente le loro fa-
tiche, econ molto zelo l'eseguirono. Quin-
di colla direzione del Poletti i luoghi fat-
ti oscuri vennero ridonati all'aria e al-
la luce, colla demolizione de' muri onde
gli archi de' loggiati erano stati chiusi
in più parti; in un lato delle logge del
piano nobile furono ristabilite le balau-
strate con pietra tiburtina ; il bel corni-
cione interno fu restaurato, demolita la
scala angusta , tutte le sale e le stanze
de'pontifìcii appartamenti riebbero l'an-
tica ampiezza di finestre, pavimento a va-
rio disegno formato conpietruzze colora-
teall'uso de' veneti, ed in mezzo a quello
dell'aula massima o de' Pontefici fu po-
stolostemma del benefico Gregorio XVI.
Furono altresì distrutti nelle aule degli
Imperatoli , degli Apostoli e di Costan-
tino gli archi da fienile, e ricoperte di
soffitti alla sansovina con intreccio di
travi e cornici, onde si formano varie fi-
gure di lacunari adorni di eleganti in-
tagli,e poi dipinti a chiaroscuro simme-
tricamente con borchie d' oro. Nel mez-
zo de' tre nuovi soffitti campeggia I' ar-
me di Gregorio XVI, fra i due stemmi
minori dell' ospizio apostolico e del be-
nemerito cardinal Tosti. I lunghi e va-
sti saloni del 3." piano furono ridotti
a contenere 700 e più letti per qualun-
que bisogno. Colla direttone del Camuc-
cini furono da Giuseppe Candida restau-
rate le pitture di ([nasi tutto il nobile ap-
partamento : nell'aula massima da An-
drea Giorgini vennero egregiamente ri-
dipinte le immagini de' santi Pontefici
PAL ii\
Aniceto e Sotero, che per 1' aprimenlo
di due finestre non più esistevano; e co-
sì pure nelle seguenti aule degl'Impera-
tori, degli Apostoli e di Costantino, fu-
rono ridipinte dal professore Francesco
Giangiacomo altre figure guastate per le
intestate degliarchi,cioè nella prima l'im-
peratore Eraclio, e nelle altre due alcu-
ne figure de'dne quadri maggiori dipin-
ti nel mezzo de'muri laterali. Dalla sala
di Costantino si passa al luogo ov'era la
grande scala che comunicava col portico
principale della basilica, che non si ria-
prì per la sopravvenuta morte di Gre-
gorio XVI. Si ripristinarono però le sca-
le, vennero restaurate le pitture della
volta della galleria ; e le lunette del primo
ripiano hanno gli stemmi di Gregorio
XVI e della chiesa romana, ambedue a-
venti a' lati due simboliche figure, il lut-
to lavoro del prof. Giangiacomo. An-
che la loggia nel sommo fastigio venne
decorosamente ripristinata e decorata con
il colonne, come la piazza innanzi all'e-
dilìzio selciata. Finalmente con saggio ac-
corgimento e per rimuovere il pericolo di
vedersi per le vicende de' tempi di nuo-
vo il palazzo Lateranense ridotto a mi-
sera condizione, con iscandalodi tutto il
mondo, Gregorio XVI con nuovo lustro
anche lo desinò sede delle belle arti, for-
mandovi il vastoe maqnifico/l/MWO Gre-
goriano Lateranense (/^.),con incremen-
todi gloria all'immortale suo nome, sicco-
me attestano i tanti monumenti di sua
munificenza. Nelle sale terrene collocò il
museo con un tesoro di marmi, dì super*
be statue e di altri pregievoli monumen-
ti. Negli appartamenti pontifìcii riunì pa-
recchi eccellenti quadri. Per meglio pre-
cisare ordinatamente tutte le stanze ove
sono collocati gli oggetti d' ambo lo spe-
cie, ne ri peto qui l'enumerazione perqa il-
che mutamento posteriore, pinna quelle
del museo, poi quelle della galleria; e ciò
per migliore intelligenza di (pianto accen-
nai nel citato articolo, ; ita l> indo .1 qoe«
sto la dichiarazione di tutte le singole lo-
2 22 P A L
calila. Nella i.* stanza terrena, ingresso
del museo, trovansi i calchi del Parteno-
ne, e nel mezzo del pavimento di Lei mar-
mi parte del musaico Antoniniano con
balaustra intorno di noce. Nella 2.a altri
calchi del Partenone. Nella 3.a il celebre
Anlinoo, le cui forme in gesso concesse
Gregorio XVI a Nicolò I imperatore del-
le Russie quando fu in Roma, insieme a
quelle di altre statue de' musei Vaticani.
Nella 4-a i calchi d'Egina. Usciti da essa
si trapassa 1' androne del portone prin-
cipale, e si entra nella 5/stanza detta del-
la Cervia, da quella che vi si vede. Nella
6.a sono le statue di Druso, Agrippina e
Germanico. Nella 7.? quella mirabile di
Sofocle. Neil' 8." il torso di Claudio. Nel-
la q." ornati ebassorilievi. Nella 1 o.a mo-
numenti cristiani, con arme di Gregorio
XVI nella parete di mezzo. Qui si tra-
passa l'androne del 2.0 portone e si per-
viene neh' ii.a stanza, denominata di
Diana Efesina, da quella che primeggia
tra gli altri marmi. Nella 1 2/ sono vi 1' ur-
ne trovate nella vigna del cav. Lozzano,
in una camera sotterranea , visitata da
Gregorio XVI prima di rimoverle, cioè
■vicino alla porla Viminale e quasi dirim-
petto al Castro Pretorio : la descrizione di
quell'antico sepolcro e bassorilievi delle
urne, creduto dell'epoca degli Antonini, si
legge neln.0 3odel Diario di Roma i83q.
Nella i3.achesi appella di Catone , per
quel marmo proveniente dal Valicano.
Nella i4-8delleopere non terminate, evvi
lo schiavo e un torso di porfido coi punti
di richiamo, oltre le due colonne di pao-
nazzetto grezze, e i gessi del Sofocle sud-
detto e di Aristide. I gessi poide'colossidel
Quirinale erano nella galleria dell'antica
scala che conduceva al portico maggio-
re, prima che Pio IX li donasse all' ac-
cademia di s. Luca. Ascendendo al pia-
no nobile ov' è la galleria, trovasi nella
i.a stanza l'aula o sala massima de' Pon-
tefici. Nella 2.a l'aula degl'Imperatori con
soffitto di Gregorio XVI, ed il gran qua-
dro del cav. Silvagni. Nella 3.3coi freschi
PAL
rappresentanti i fatti di Samuele, ed i
musaici da triclinio. Nella 4-a con pit-
ture delle gesta di Davidde, sono vi i qua-
dri di Cesare da Sesto, dell' Alunno e di
Lippi. Nella 5.a con affreschi esprimen-
ti i fatti di Salomone, parata di seta ros-
sa e con nobile camino di marmo bianco,
si vedono i due arazzi de'ss. Pietro e Pao-
lo. Nella 6.a nella volta sono le pitture
riguardanti Elia. Nella 7 .a quelle di Da-
niele. Neil' 8.a sono espresse nella volta le
Stagioni, e qui sono i quadri della Deposi-
zione, il s. Tommaso, ed ij quadro di A-
lunno, rappresentante quello in mezzo la
Crocefìssione , essendo in forma di tritti-
co : ivi Gregorio XVI fece trasportare il
liei mosaico rinvenuto nel Palazzo Soia
(f-), con testa in mezzo, e ne'riquadri fio-
ri e volatili; intorno vi è la balaustrata di
noce. Nella q.a o aula degli Apostoli, con
soffitto di Gregorio XVI, oltre due grandi
tavolini di noce con lunghe tavole di gra-
nito bigio orientale, si trovano i quadri
dell'Annunziata, di Giorgio IV e dell'As-
sunzione. Nella io.a o aula di Costanti-
no, pure con soffitto di Gregorio XVI, col-
la quale ha termine il secondo braccio e
fa angolo alla 2.a facciata, si ammira cir-
condato da balaustrata di noce il celebre
musaico Antoniniano, che per meglio go-
derlo si ascende alla loggia di marmo con
balaustrata , in alto della parete ; onde
per memoria, comedel ristorainento e ab-
bellimento dell'edilizio, vi fu eretta la se-
guente iscrizione marmorea, eh' essendo
di tredici linee , il capoverso di ciascu-
na distinguo con numeri. 1. Gregorio
XFI. P. M. 2. Bonaruw Artium Fau-
tori. 3. Quod Ae.dibus Lateranensibus.
4- Dignità ti Prislinae Restilutis. 5. Per-
grande Opus Musivum In Thermis Ari-
tonìanis Deteclum. 6. Extrahi Instati-
rari. 7. Alque II ic Collocari lusseril.
8. Antonius Toslius Praef. Aerari. q. f-
demaue Praeses Hospitii fllichaeltani.
io. Penes Quod Acdittm Dominami
Est. 11. Oh Insigncm Pmwidentissimi
Piincipis. 12. Munificcnlidin. 1 3. A,
PAL
MDCCCXXXVIU. Pont. Bus FU
Gregorio XV7! fu benemerito della basili-
ca, per quanto dissi a Chiesa di s. Giovan-
ni inLatekano, a Fenestrella, nel voi.
XXXII, p. 3ai, e per aver fatto restau-
rare dal comm. Filippo Agricola le bel-
le pitture a fresco quasi perdute, die so-
no nella volta del gran ciborio dell'alta-
re papale , e dal medesimo valente ar-
tista latte dipingere a olio le figure dei
ss. Pietro e Paolo collocate, ne'pilastri la-
terali, per cui nella stessa volta furono
dipinti i suoi stemmi. Però tali ligure,
insieme allo stemma marmoreo e isai-
zione di metallo poste nella confessio-
ne eretta da Gregorio XVI, furono tolte
nel i85l, quando il regnante Pio IX di
suo peculio fece eseguire il magnifico re-
stauro di detto altare, e ciborio o ta-
bernacolo contenente le Teste de' ss.
Pietro e Paolo (F.). Dell'antico patriar-
chio e dell' odierno palazzo trattarono i
seguenti autori. Nicolai Alemanni: De
l.iitcranensibiis parielinis, dissertatio hi'
storica, Rocuae l6l5, ivi poi ripub-
blicata nel iy56, addìtis guae ad idem
argumentum spectantia scripserunt C.
RasponilU et Josephus Simonia* Asse~
mannus. Gio. Severano : Memorie sacre,
Roma i63o. Caesare Raspono (poi car-
dinale): De basdiea et patriarchio Late-
ranensi,Y\.omne i656. Nello Spicilegiuni
llomanum del ciottissimo cardinal Mai ,
in cui pubblicò un frammento del trat-
tato De basilica 'Laterancnsi, di Panvi-
nio, egli avverte che il Rasponi tolse in
prestanza dal Panvinio quasi tutta la ma-
tei ia, la trattazione e 1' ordinamento di
essa, e appena due volte il nominò (me-
no* male, pure lo nominò ; ma fecero
peggio coloro ebe giovandosi di questi
miti laboriosi Studìi, non imitarono Ra-
spolli ; però lo sguardo linceo della cri-
tica li giudicherà, avendolo già fatto il
Tomasio, De plagio luterano) : il det-
to frammento riguarda l'origine del no-
dm e le cose della genie Sestia lutera-
na. Il Ranghinaci, Bibliografìa dello sta-
PAL 223
lo ponti/. , p. 228, parlando dell'opera del
Rasponi, riferisce che il cardinal Nico-
lò Antonella nell'opera : Vetus mìssale ro~
manum monastico Lateranense, Romae
1754, pare di sentimento che il Raspo-
ni nella sua opera pubblicò quasi il ms.
del Panvinio, ma il Rasponi fu difeso dal
Ginanni : conchiude, che lavorando il Ra-
sponi sulla storia del Panvinio l'accreb-
be, migliorò , corresse e quasi rese sua
propria. Thomas Reincsius: De palatio
Laterancnsi , ejusque comitiva. Accedit
Georgii Schuberti,de comUibiu Palatini*
caesarci.tjdisquisitiOjJenae if)-r,.I)a ul-
timo il eh. march. Riohdi descrisse breve-
mente con erudizione ed eleganza-la sto-
ria dell' edilìzio, in un alle ultime ripa-
razioni ed abbellimenti con l'opuscolo:
Intorno ilrestauramento del palazzo poti'
tiflcio Lateranense, orazione alla Santità
di N. S. Papa Gregorio XVI, presenta-
ta dal marchese Luigi Biondi nel giorno
dell' Ascensione del Redentore, Roma ti-
pografia dell'ospizio apostolico 1 83 5.
Palazzo di Loreto. Fu cominciato da
Giulio II, che dichiarò cappella papale il
propinquo santuario della s. Casa, men-
tre il predecessore Alessandro VI avea
già principiato la grand' opera del log-
giato. Il magnifico edilìzio principalmen-
te fu continuato da Gregorio XIII, indi
fino al punto incui esiste compito da Be-
nedetto XIV. Vi fecero precario sog
no molti Papi, e per ultimo Gregorio \ \ l
benemerito della città e del santuario.
Inoltre nel palazzo si ospitarono un gran
numero di sovrani, principi, cardinali e
altri personaggi, essendo decorosamente
fornito dell'occorrente. F. Lonr.To.
Palazzo di s. Marco. A Ciuesv ni s.
Marco ( F.) ho detto del luogo ove sor-
ge; come Paolo 11, già titolare della me-
desima e nipote d'Eugenio I\ , l'edificò,
incominciandolo mentr'era cardinale, pei
successori litolari, e compi fatto Papa nel
1 j»> j, e cerne vi si recò. Riedificò la chie-
sa (il cui soffitto reputato il primo latto in
Roma, ha il suo stemma e quello di Gre-
524 PAL
gorioXVIcome benemerito tli esso), l'ab-
bellì e vi fece il portico con loggia per la
benedizione ( da Clemente XIV conces-
sa all'ambasciatore veneto, che ne coprì
gli archi e riunì alle sue stanze ). Dis-
si pure del corridore coperto di comu-
nicazione coli 'al Irò palazzo pontificio d'A-
raceli ; che i Papi l'abitarono almeno fi-
no a Clemente Vili, portando fino a que-
sti la maggior parte delle bolle ede'bre-
vi la data apud s. Marcimi; e feci paro-
la della piazza di s. Marco e del simula-
cro di madama Lucrezia. Nella detta chie-
sa non solo i Papi vi fecero le ordinarie
funzioni proprie del palazzo apostolico
e altre, ma assisterono eziandio all'ulfi-
ziatura quotidiana palatina. Nel palazzo
vi si tennero un grandissimo numero di
concistori pubblici e segreti, si ricevero-
no e anche alloggiarono sovrani, princi-
pi e altri personaggi , e si trattarono gli
alfari della Chiesa universale. La contra-
da incui trovasi questo ampio e maesto-
so palazzo nel rione Pigna, nella via pa-
pale fino dal r 124 si vede notata, per quel-
la che i Papi facevano recandosi dal Va-
ticano al Laterano pel possesso, ed ivi a-
vea luogo il Lello de paramenti, per ri-
poso del Papa, ed il 4-° gettito della mo-
neta al popolo, come dichiarai a Elemo-
siniere del Papa ed a Curia romana. No-
tai a Colosseo che con parte de'suoi ma-
teriali fu fabbricato questo palazzo, e do-
ve presi, ed il Martinelli, Roma ricerca-
ta, p. 212, scrive dal lato verso la chie-
sa de' ss. Gio. e Paolo. Anche il Sanso-
vino dice che fu edificato coi travertini
e cementi del Colosseo, serviti pure per
l'annessa chiesa, e che il lastrico delle ca-
mere del palazzo era come quello del
Colosseo. Narra il Galimberti, File dei
cardinali, p. 2o3 , che il cardinal Mez-
zanità, censurando il cardinal Barbo ve-
neziano, poi Paolo II, che spendesse tan-
ti denari nella fabbrica del palazzo di s.
Marco, meritò che Barbo gli rispondes-
se, ch'era meno male eccedere in una o-
Dorata fabbrica, che in vituperevole giuo-
PAL
co, poiché Mezza rota giuocava a' dadi
4 o 5ooo scudi per volta. Dicesi che Ve-
difizio fu terminato colla spesa di scudi
1 16,000, e ne fu architetto Giuliano da
Maiano o Maganense fiorentino, per te-
stimonianza del Vasari. Questi nella vi-
ta di Vellano da Padova dice che dise-
gnò pel palazzo di s. Marco un cortile
stupendo con una salita di scale comode
e piacevoli, ma sopravvenendo nel i47r
la morte di Paolo II , ogni cosa rimase
imperfetta. Sàlmon lo chiama il più bel
palazzo di Boma in genere di architet-
tura. Che vi fu propinquo un giardino o
orto , lodato con epigramma , che vi la-
vorarono anche altri architetti, si rile-
va dalle erudite notizie che ci danno del
palazzo il Marini, Archiatri, t. 2,p. 199,
ed il Cancellieri , Possessi , p. 3i 1. Nel
marzo 1466 già Paolo 11 abitava il pa-
lazzo, come si vede dalla data della sua
3." costituzione, presso il Bull, del Coc-
quelinesjanzi a' 1 3 febbraio vi avea con-
vitato il senatore, i principali cittadini ro-
mani ed i più cospicui forestieri. De'ban-
chetli fatti da Paolo II in questo palaz-
zo nel carnevale _, del denaro che dalle
finestre faceva gettare al popolo, e delle
corse de'ca valli e altri animali, e di uomi-
ni,dall'arco di Marc'Aurelio poi di Por-
togallo, presso il palazzo Otloboni, e po-
scia dalla porta Flaminia al palazzo, on-
ere la via prese il nome di Corso, ne par-
lai nel .voi. X, p. 84, 88, 89, 90, 91 e
luoghi relativi , dicendo pure de' luoghi
ove prima si facevano le corse, come nel-
la via Florida poi Giulia. Nel 1470 nel
suo giardino diede Paolo li un pranzo ai
cittadini, nel lunedì di carnevale. Come
poi nel 1 4-7 ' >1 Papa ricevette in palaz-
zo Borso d' Este , che in s. Pietro creò
duca di Ferrara, lo dissi nel voi. XXIV,
p. 107. Nella zecca pontificia vi è il co-
nio d' una medaglia coll'effigie di Paolo
11, e nel rovescio, racchiusa in corona
di quercia , questa iscrizione che si rife-
risce all' edificazione del gran palazzo :
Anno Chris ti MCCCCLXX. Has Hae-
P A L
des Conditili. Nel p. Bonanni, Numi sin.
Pont., t. i, p. 8 >, si dcscii ve e riporta il
disegno, con un' idea dell'edilìzio, d'una
medaglia colla medesima iscrizione e l'an-
no 1 465, avvertendo che quella del 14-0
piuttosto debba riferirsi al ciborio del-
l'altare maggiore Valicano. Su questo
punto si può inoltre leggere quinto di-
ce a p. 88. Anche Alessandro \ 1 abitò
nel palazzo, e vi alloggiò Carlo Vili re
di Francia, giunto in Roma l'ultimo del
1 \()\. pei motivi che raccontai nel voi.
\ \ \ Il , p. 5 e G , onde il Papa si riti-
rò in Castel s. Angelo, mentre i romani
in questo palazzo portarono le chiavi
della città al re. A' 2 j» gennaio ne par-
li, ed a'20 maggio, reduce da Napoli, l'a-
bitò due giorni. Racconta il Valesio, che
sulla porta laterale del palazzo, eh' è nel-
la piazza alla line del Corso, era dipinta
a destra del fìnestrone l'arma di Carlo
Vili in memoria del suo alloggio, la qua-
le guantata dalle palle di moschetto tira-
tegli dai soldati imperiali nel sacco di Ro-
ma, nel 171 5 l'ambasciatore Duodo nei
ristoramene dell'edilìzio, avendo ingran-
dita la finestra in forma di ringhiera, l'ar-
ma fu tolta. Sotto Paolo III fu eretto un
magnifico arco nella piazza di s. Marco
avanti il palazzo, per l' Ingresso in Ro-
ma (V.) di Carlo V. Non solo Paolo III
l'abitò, recandovisi a' 2 giugno i "53 5 ,
avendovi già pernottato nella sera del
possesso agli 11 aprile,e sottoscrivendovi
i capitoli della zecca a' 17 agosto 1 Vii-,
come vi si recò di ritorno da Bologna ai
io agosto 1 743 ; ma nel i~\G con breve
del 18 febbraio ordinò il compimentodel
mirabile passaggio coperto e arco di co-
municazione ( tuttora si vedono due ar-
chi di congiunzione sulle vie di s. M irco
e Pedacchia ) ai palano d' Araceli. Nel-
la annessa chiesa celebrò la processione
del Corpus Domini con 2.3 cardinali, ai
io giugno 1 5 \q , uscendo per la porta
grande e rientrando in chiesa per l.i por-
ticela, il cui ingresso è quello del palai'
70 dalla pai te del Corso. Quando il cai-
\OL. L.
P A L
d.iiil Cervini venne in Roma e poi fu
Marcello II. lo vulìe Paolo III prei
se nel palazzo di s. Marco. Abbiamo che
Giulio III a' 23 giugno i55o si recò a
dormirvi ; nel i55a ciò fece a' 3o giu-
gno, e nel 1 553 a' >- agosto. Paolo I V
da cardinale a' 2 settembre 1 j3- vi a-
vea ricevuto il pallio da Paolo III; fatto
Papa a'23 maggio 1 5 5 7. nel primo con-
cistoro vi accolse i tre ambasciatori d'In-
ghilterra, che gli prestarono obbedienza
per la regina Maria e pel regno. Il sog-
giorno di s. Marco era riputato salubre
pei l'estate, più avea il vantaggio dell' a-
tueno palazzo d' Araceli vicino e in co-
municazione. Il Garampi, Osservazioni,
p. 2 J9, riporta un brano del Diario d'An-
gelo Massarelli del 3 giugno 1 jj">, parlan-
do di Paolo IV. Consueverant hactenut
stimmi Ponlificesin aestale, relieto palalio
apostolico, profìscisci ad aedes d. Mar
ci in regione Mondimi, lurn oh aeris in-
temperiem, quam magis in Ch'itale Leo-
nina, quam in Urbe vigere lestanlur, Inni
oh commoditatem Cnnac , anae in hit
maximis calorìbus non posset absque vi-
ta discrimine pontem Adriannm lran*gre-
di , vastantque , ac perpetnis flammis u-
ventati ab ipso ponte nsqne ad Valica-
man viam peragrare non posset; quod e-
ti a m Paulus IV , efììccre volcns , hodie
die lunae 3 Jnn. recessit ex d. pala-
do apostolico profectusque esl in Arccm,
seu Molem Adriani, ut ibidem pernocm-
vilj die vero seguenti ad aedes d. Marci
profcclus est Pio IV che pure abitò que-
sto magnifico palazzo, ne destinò parte al
cardinal titolare e parte lo donò alla re-
pubblica veneta per residenza del suoam-
itore, e mi breve de' 1 0 giugno
in premio di quanto scrissi a NuimOj al
quale in \ enezi a il senato donò |
sidensa altro palazzo. D' allora in poi il
palazzo di s. Marco divenne l'ordinaria
abitazione dell'ambasciatore di /
ed a poco a poco prese questo nome, co-
me ora è appellato. Il dooO di Pio IV
viene ricordato da questa iscrizione : Pnit
1 5
226 PAL
II' ' Medices P. M.has httedes reip. Ve-
netae argunieriium amoris et studii sui
sponte donavi t: Jacobo Superando equi-
te oratore. MDLX1F. Tutla volta i Pon-
tefici continuarono ad abitare quella par-
te riservata ai cardinali titolari di s. Mar-
co, sino a Clemente Vili, al quale erro-
neamente alcuni attribuirono la cessio-
ne alia repubblica veneta. L'abitò Gre-
gorio XI li ed il successore Sisto V. Nel
iSqo dimorandovi Gregorio XIV, nel-
l'agosto e settembre per 40 giorni vi trat-
tò con tantissimo ospizio Alfonso II du-
ca di Ferrara. Sotto di lui , per abita-
le i Papi questo palazzo e quello Qui-
rinale, stabilmente si confermò la sepa-
razione delle funzioni coronazione e pos-
sesso. Ammalatosi Gregorio XlV a'4 ot-
tobre 1 59 1 nel Vaticano, immediata-
mente in questo si fece portare e fu tut-
to intorno sbarrato , allineile il rumore
delle carrozze non fosse altro impedimen-
to al sonno e alla necessaria quiete, che
in veruna guisa poteva goderne il bene-
ficio. Alla sua biografia dissi quanto ri-
guarda l'infermità e la morte avvenuta
nel palazzo a' i5 ottobre, onde un sati-
rico scrisse : Mors intravit per canal-
los. Compito da Paolo V il palazzo Qui-
rinale, questo di s. Marco servì di resi-
denza , oltre la parte di ragione dei ti-
tolari e loro famigliari, agli ambasciato-
tori veneti. L' ultimo litolare che vi a-
b'rtò fu il cardinal Flangini , fatto nel
1801 patriarca di Venezia. Egli avea
avuto tal titolo nel 1800, ma già vi a-
bitava perchè il commendatario di s. Mar-
co cardinal Carlo Rezzonico gli avea ce-
duto 1' appartamento, ed i famigliari di
questo restarono nelle loro abitazioni del
palazzo , finché fu occupato dopo la se-
conda invasione francese dal ministro del
governo d' Italia. Tambroni rappresen-
tante delta repubblica Cisalpina l'abitò
in detta epoca e sino al termine dell'im-
pero eh Napoleone. A'20 aprile 18 ^di-
venne dell'Austria, per cui l'asscguò per
resideuza de' suoi ambasciatori.
PA L
In di verse epoche i! palazzo di s. Marco
o di Venezia, la repubblica lo fece re-
staurare, come pure l'imperatore d'Au-
stria, dopo che gli stali veneti fecero par-
te dei suoi dominii. a mezzo de' loro am-
basciatori, ed al presente vi dimora quel-
lo di detto imperatore. La vasta piazza
nella quale va a terminare la nobilissi-
ma strada del Corso (in gran parte pro-
prietà dello stesso patazzo)^ ha preso il
nome di Venezia da quello di questo
gran palazzo, la cui architettura tende
allo stile detto erotico. In esso si vedono
piuttosto le forme d'un gagliardo castel-
lo, die quelle d'un palazzo, pel suo a-
spetlo severo e gigantesche proporzioni.
È bello osservare questo monumentale
e celebre edifizio a lume di luna, che
stende le grandiose sue linee e veneran-
do apparisce per la sua struttura e per
la tinta che gli ha impresso il lungo vol-
gere degli anni. Ecco come lo descrive
Milizia. » Il suo esteriore è della maggior
semplicità. Que'suoi finestroni incrociati
di travi di marmo sono maestosi, e ben
profilali i loro stipili (oggi lesole finestre
dell' appartamento già abitato dal tito-
lare, cioè quella parte del i.° piano del-
la via che conduce al Gesù, incomin-
ciando dal gran portone, non hanno più
le incrociature), come anche quelli delle
porte (ove sono gli stemmi cardinalizi e
cappello con 4 ordini di fiocchi del suo
fondatore, altra prova che da cardinale
lo incominciò). La corona di merli sos-
tenuta da arcucci, vale a cornicioni e ba-
laustrate. La grandezza delle sue divi-
sioni impone. E così nudo com'è, e lascia-
to in rustico pare Ercole che si rida del-
le zerbinerie delle fabbriche adiacenti.
Nel cortile maggiore presso la scala è
una decorazione di travertino, nella qua-
le, sì ne'portici di sotto, come nelle log-
ge di sopra, sono piloncini con archi. Ai
pi I onci ni di giù sono inserite mezze co-
lonne doriche, a quelli di su corintie : en-
trambi su piedistalli alti e secchi. L'altro
cortile è anche a due piani : il 1 , di co-
P AL
lonne corintie isolate, non già rotonde
ma poligone ; e sui loro ardii sono nel
2.0 piano altre colonne ioniche parimen-
ti con archi. Se l'interno ora non è co-
modo, è certamente grandioso". In ci-
ma alla vasta scala si vede una testa di
Paolo II, lavoro del suddetto Vellano da
Padova, scultore del secolo XV. Gli ap-
partamenti interni sono vasti e propor-
zionali alla grandezza dell'esterno. La
corte ha un grazioso porticato doppio da
un solo lato, non essendo stato il palaz-
zo giammai terminato, massime dal la-
to incontro la casa e chiesa del Gesù si-
no alla chiesa di s. Marco. xS'egli archi-
travi delle porte e finestre si vedono gli
slemmi e le iscrizioni di Paolo II,henchè
come ho avvertito, in più luoghi sonovi
quelli di quando era cardinale, come nel
>òlto della porta principale. Dai lato del
Corso e a destra del portone, in cui è il
minore ingresso della chiesa, quasi infor-
ma di torre quadrata, sull'edilìzio si ele-
va una fàbbrica di tre piani. Questa tor-
re è assai più antica del palazzo e nel
i 3 i 2, come luogo forte, lo tenevano gli
Annibaldeschi, come notai nel voi. XV,
p. 21. Più avanti e a pianterreno avvi
un divoto oratorio, con immagine mira-
colosa della Beata Vergine dipinta dal
cav. Gagliardi, secondo il Venuti, Roma
moderna p. 6S(ì, che ci dà pure il dise-
gno del palazzo. Sul cantone poi del pa-
lazzo, rispondente alla piazza di s. Mar-
co, nella via che conduce alla Ripresa
de' barberi, vi è uni divota immagine
dilla B. Verdine che nel i 706 mosse pro-
digiosamente gli occhi, come attesta Mar-
chetti, Dt'prodigii p. 17 L Nora ilBom-
helli, Raccolta d'immagini t. \, p. i 2 ">,
che il luogo occupato dall' oratorio, es-
seudo un passaggio oscuro, pericoloso ed
incomodo, pel quale dalla piazzi di Ve-
nezia si passava a quella di s. Marco,
onde eliminare i disordini che vi si po-
tevano commettere, il zelante sacerdote
veneto Farsetti fece ripulire quel pas-
setto e nascondiglio, e vi colloco l'unni i-
PAL 2i7
gine di Maria Vergine col Bambino, ili-
pinta in muro dal nominato artista. Po-
co dopo e nel 1GG8 avendo l'immagi-
ne ivi reso inutili i colpi mortali d'un
traditore, si aumentò la divozione verso
di essa e con pie oblazioni si cangiò il
luogo in oratorio, indi notabilmente ab-
bellito nel 1677 da Anton Barbaro am-
basciatore di Venezia. Nel 1(182 tornan-
do da Vignanello il marchese Ruspoli,
venne mortalmente gettato da cavallo,
ma invocando questa sacra immagine,
che ogni giorno visitava, potè ricupera-
re la sanità, e tacendo il suo nome fece
erigere l'altare ove si venera con iscelti
marmi, e l'epigrafe ex voto. Nell'ango-
lo opposto e precisamente sul cantone
della via detta ripresa de' barberi, evvi
una loggia da un lato della quale nel Car-
nevale si pongono i pallii per premiare i
cavalli vincitori della corsa, a giudicare i
quali e consegnare il pallio si portano il
governatore, senatore e conservatori di
Roma, ricevuti nelle camere della loggia
dal maestro di casa dell'ambasciatore, nel
cui nome sono essi e il loro corteggio ogni
giorno serviti di rinfresco, come prati-
cavano gli ambasciatori veneti; i quali
personaggi sono visitati nel luogo dal-
l'ambasciatore il 1 ,° giorno di carneva-
le, e qualche volta anche nell'ultimo gior-
no. Questa esposizione de'pallii neh' ac-
cennato luogo ha origine da Paolo II,
come accennai di sopra : nel voi. X\ MI,
p. 24 e seg. parlai di quanto si pratica
da tali personaggi nell' intervento alla
loggia del palazzo, riportando \ analo-
ghe relazioni. Della fontana d'acqua di
Trevi o Vergine, già situata tra detto an-
golo e la porta deli' oratorio, parlai nei
voi. XXIII, p. 107, e XXV, p. 178, cioè
di quella collocatavi da Paolo II e poi
trasferita a piazza Farnese, e di quella
sostituitavi sotto Clemente Vili con -no
beneplacito e del senato romano, laonde
fi] apposta quella marmorea iscrizione
che ivi si leceva e riporta il Fea, Sto-
ria delle acque p. 3o?, avvertendo ciò
228 PAL
non doversi attribuire a Gregorio XIII,
dal quale anche il Cassio, Corso delle
acque t. 2, p. 294, diceva riconoscersi
quest' acqua. Ora 1' antica conca della
fontana è sepolta ove slava, e in vece
nel destro lato si è fabbricala altra fon-
te con due bocche d' acqua, alla quale
si scende per alcuni scalini, essendo sot-
to il livello della strada l'acquedotto. La
j;osizione geografica la dichiararono Con-
ti e Ricchebach, i quali dicono nel loro
opuscolo, die la chiesa e il palazzo oc-
cupano il sito della villa pubblica degli
antichi.
Palazzo di s. Maria Maggiore o Libe-
riano. Prende il nome dalla contigua ba-
silica Liberiana o Chiesa di s. Maria
Maggiore (F-), ove diverse notizie ri-
portai, per cui qui sarò breve. Presso
questa patriarcale basilica fu il patriar-
chio del patriarca d'Antiochia, e diversi
Pontefici vi fecero residenza. Benedetto
X antipapa, deposto nel 1 059, abitò quin-
di in s. Maria Maggiore e in essa fu se-
polto, come testifica Papebrochio, in
Propylaeo p. iq4- Clemente III essen-
do stato nudrito presso la basilica, po-
scia canonico della medesima, lo che af-
ferma nel libro de' benefattori di essa
Agostino Fascina p. 20, divenutone an-
che arciprete e nel 1 187 Papa, donò al
capitolo il contiguo palazzo da lui edifi-
cato prima pei vescovi di Palestrina. O-
norio III del 12 16, già arciprete della
basilica, un tempo dimorò nel suo pa-
lazzo, ed in morte fu sepolto in chiesa.
Trovandosi Roma desolata per l'assenza
di molti Papi, Nicolò IV eletto nel 1 288,
per comodo della curia, fece l'ordinaria
sua dimora nell' ampio palazzo Liberia-
no: due bolle colla data, datum Roniae
apnd sanctam Mariani Majorem}A\ Ni-
colò IV, riportano Borgia nel t. 3, p.
258 delle Memorie , ed il Galletti p. 347
Del primiceroj la i.aidib. martii an. 2.0,
1' altra 29 novembre an. 4-° Anche 1' U-
gonio, Delle stazioni, parla non solo della
residenza di Nicolò IV in queslo luogo,
PAL
ma ancora delle beneficenze fatte alla
basilica ove fu sepolto. Morendovi a' 4
aprile 1292, nel palazzo fu incomincia-
to il conclave dagli 1 1 cardinali che for-
mavano il sacro collegio; divisi però in
due fazioni, fu trasferito nel convento
di s. Maria sopra Minerva, e per discor-
dia indi si tenne in Perugia. Urbano VI
nel i3^8 abitò nel palazzo, donde pas-
sò in quello di s. Maria in Trastevere.
Martino V egualmente fecevi qualche di-
mora. Nicolò V del i447 rifabbricò de-
coroso palazzo accanto la basilica, per
uso de' Papi, con 1' edilìzio preesistente
che rovinava, ed un lempo vi si recò ad
abitarlo. Egualmente vi dimorò Calisto
III che gli successe nel i455,edipoi Si-
sto IV del 1 47 r- Paolo V del i6o5 e-
dilicò la sagrestia e il coro pei musici, e
sopra costruì comodissime camere pei
canonici. Avendo compito il palazzo Qui-
rinale, fu il i.°de' Pontefici che da esso
datarono le bolle e brevi apud s. Mariani
Majorem, come basilica patriarcale più
vicina, per cui sogliono intervenire a
qualche particolare funzione, come allor-
ché si espone il ss. Sacramento per qua-
rant'ore. Anche Paolo V venne tumula-
to nella basilica. Laterali alla facciata
principale sono due fabbriche, la 1/ a
destra di chi guarda, fu edificala da Pao-
lo V per uso dell' arciprete e canonici;
l'altra dal cardinal Gio. Francesco Ne-
groni, coi disegni di Simeone Costami,
compila poi dal cardinal Gio. Battista
Spinola nel 1721, in mezzo alle quali fu
eretto detto prospetto da Benedetto XIV.
Nelle stanze de' canonici talvolta si riti-
rano i Papi, allorché nella notte della
vigilia di Natale si recano alla funzione,
massime se vi hanno celebratoli vespe-
ro. Vi si recò pure Gregorio XVI, dopo
aver consagrato all'altare papale tre ve-
scovi. Deve notarsi, che l'antico palazzo
pontificio vuoisi sia quello detto di Ra-
venua, incontro alla porteria del mona-
stero de' vallombrosani, di proprietà del
capitolo Liberiano.
PAL
Palazzo di s. Maria in Cosmedin. V.
Chiesa di s.Mariv ir Cosmedin.
Palazzo di s. Maria ad Martyres. L'e-
dificò Anastasio IV, onde abbiamo sue
carte colla data apud s. Mariani Rotun-
darn, e può vedersi tutto l'articolo Chie-
sa di s. Maria ad Martyres detta la Ro-
tonda,essendo essa stata in qualche tem-
po anche cappella papale, e per la cui
conservazione Benedetto XIV l'annove-
rò tra le dipendenze de' palazzi aposto-
lici, sgravandone di tal pensiere la ma-
gistratura romana, come riporta Fea, Dei
diritti del principato, e nell'Integrità del
Panteon ora s. Maria ad Martyres. Os-
serva il Cassio, Corso delle acque t. a,
p. 4' '> che il palazzo edificato da Ana-
stasio IV, è quello de' marchesi Crescen-
zi (oggi de' Bonelli), del quale feci men-
zione a Palazzo. Prima di detto Papa
dimorò presso la chiesa l'antipapa Cle-
mente HI.
Palazzo di s. Maria in Trastevere. In
questa regione s. Pietro fu albergato ap-
pena venne in Roma, presso la Chiesa
dis. Cecilia (^.). Verso il 224 s- Cali-
sto I fabbricò la chiesa di s. Maria in
Trastevere, e nella casa paterna eresse
un patriarchio o episcopio per sua abi-
tazione , che il Moretti, De s. Callisto
ijusque basilica p. 1 23, chiama primtun
publicum Urbis F.piscopiuniseu Patnar-
chiuni, giacché le abitazioni pontificie di
s. Pietro presso s. Maria in Via Lata e
s. Pudenziana,e quelle di altri Papi, deb-
bono considerarsi private, poiché la 1."
chiesa pubblica edificata in Roma e la
prima ivi eretta cun autorizzazione im-
periale in faccia ai pagani, è quella di
Trastevere. Continuando le persecuzio-
ni, s. Calisto I si ritirava nell'adiacente
casa di Ponziano, e tenuto prigione in
luogo propinquo consumò il martirio,
ove fu fabbricata poi la chiesa di s. Ca-
listo. In procrealo di tempo i Papi eros*
sero presso la chiesa < basilica ih S. .Ma-
ni ni Trastevere iu\ monastero ai ca-
nonici regolari, il quale fu poi abitalo da
PAL 229
alcuni Pontefici, ed il p. Antonino Bre-
mond, nella prefazione al t. I, n. 12 del
Bull, domenicano, parla di bolle : Dat.
apud s. Mariani Trans Tyberitn. A
Chiesa di s. Maria in Trastevere discor-
si della residenza fattavi da Urbano VI
e dei grandi atti che vi promulgò nel
i3-8 e altri anni, anco pel grande sci-
sma di Clemente VII, che depose con
Giovanna I sua fautrice, il cui regno die
a Carlo III nel i38o nel medesimo pa-
lazzo o monastero, rs'el principio dello
scisma Urbano VI erasi ritirato in que-
sto palazzo, ma dopo la vittoria riporta-
la ne'dintorni di Marino dalle sue mi-
lizie, su quelle dell'antipapa, con solen-
ne processione tornò al \ aticano, ren-
dendo grazie a Dio e attribuendo alle
preci di s. Caterina da Siena il felice av-
venimento. Il p. Richa, Notizie delle
chiese fiorentine t. 3, p. 36, racconta che
Eugenio IV mentre abitava questo luo-
go, si ribellarono i romani, con gente ar-
mata attorniarono questo palazzo ponti-
ficio, ritenendo come prigioniero il Pa-
pabili riuscì fuggire a Firenze a' 1 8 mag-
gio i43 i, votilo da monaco benedetti-
no o da francescano. Il medesimo Mo-
retti, Derit. dand prcsbyt., appetii!. 3,n.
5, riporta altro documento del soggior-
no che fece Eugenio IV in questo pa-
lazzo, ove spedi la bolla contea expila-
tores palatiorutn s. Crysogoni, et s. Ma -
riae Transtybcrim, in cui il Papa chia-
mò principalmente il 2.0 palatami 110-
strae residentiae. Che Eugenio IV abi-
tò anche nel Palazzo di s. Grisogono ai
rileva pure dalla bolla sexto id. ni liì
1 i > j, con la quale unì la sede vi-
le di Cittanova a quella di Parenzo. Il
palazzo divenne quindi del capitolo del-
la basilica, e Paolo V Io donò in un al-
l'altro del titolare di s. Maria in Traste-
vere, che molti confusero con quello della
Chiesa di s. Calisto, come ho avvertito 1
questo articolo, e restauralo dal cai dina I
Moroni, ai monaci cassinesi in compul-
so di quello del Quii alalo, col quale il
23o TAL
Papa ingrandì il palazzo apostolico ; i
monaci pui rifabbricarono quello de' ca-
nonici. Ciò meglio dissi a Chiesa di s. Ma-
fia in Trastevere, Cassinesi, MoRom,e
nel voi. XII, p. i3o.
Palazzo di s. Prassede. Il luogo si
contende l'onore con la Chiesa di s. Pu-
denziana {J/^)) per avervi alloggialo s.
Pietro nel palazzo del senatore Punico
Pudenle presso le terme o Bagni 'V. )
di Novato e Timoteo suoi nipoti, cri-
tico argomento che tratta Benigno Da-
vanzali : Notizie al pellegrino della basi-
lica dis. Prassede, Roma i 7^5. Egli di-
ce che il medesimo titolo di Pudente,
Pastore, Prassede e Pudenziaua, gli scrit-
tori confusero in uno, o uno coll'altro, e
ne fecero comuni le importanti notizie.
Sostiene il Davanzali che il titolo di Pa-
store il più antico di Roma, fu poi mu-
tato in quello di s. Prassede figlia, come
s. Pudenziana, di s. Pudente giuniore fi-
glio del Punico e padre pure de' ss. No-
vato e Timoteo costruttori delle terme;
s. Punico Pudente marito di s. Priscilla
celebre pel suo Ci mite r io [V.), fu ivi bat-
tezzato da s. Pietro, perciò il primo che
abbracciò la fede in Roma, secondo Da-
vanzali,il quale inoltre alferma ches. Pie
tro in questo luogo incominciò la predi-
cazione e l'esercizio del suo apostolico mi-
ni siero. Presso la Chiesa dis. Prassede
(P-) abitarono anche altri Papi, come
Nicolò IV nel 1288, onde vi sono docu-
menti con la data apud s. Praxedem.
Palazzo di s. Pudenziana. Nell'anno
4-5 circa a' 18 gennaio s. Pietro stabilì
in Roma la sua Cattedra {V.). Dal Tras-
tevere il patrizio e senatore s. Punico
Pudente lo condusse alle radici del monte
Viminale nel suo palazzoni quale si pro-
traeva fino al luogo ove fu poi eretta la
chiesa di s. Prassede, lo che e per quan-
to accennai nel precedente articolo, die-
de motivo agl'istorie! di attribuire ad am-
bedue i luoghi le medesime grandi cose
che vi operò s. Pietro, benché alla pri-
mazia di questo di s. Pudenziana se ne
P AL
contrasti il merito da allre chiese, come
s. Maiia in Via Lata, ed è a vedersi an-
che Chiesa di s. Prisca, ed il voi. XI, p.
s65. Devesi notare col Davanzati, die
s. Punico Pudente ebbe in moglie s. Pri-
scilla celebre pel suo Cimiterio, da'qua-
li nacque s. Pudente giuniore. Questi
sposò s. Sabina o Sabinella, che lo fece
padre de' ss. Novato e Timoteo e delle
ss. Pudenziana e Prassede. Secondo il
Davanzali, s. Pudente giuniore e s. Sabi-
na furono battezzati da s. Paolo nell'ora-
torio presso s. Maria in Via Lata, ed i
loro figli e figlie forse ebbero il battesimo
das. Pio I prima che fosse Papa. Dopo la
morte di s. Novato, la sorella s. Prassede
avendo ereditato il luogo che avea abita-
to s. Pietro, e perciò seminario de'primi
pastori e propagatori dell'evangelo, che
quel Pontefice inviò da Roma in molte
parti, lece erigerlo in titolo e chiesa da s.
Pio I, che gli die il nome di Pudente, in
memoria del suo avo e padre. Prese poi
il titolo di Pastore, per quanto narra il
Piazza nel suo Menologio. Essendo insor-
to contrasto intorno al giorno di cele-
brare la Pasqua di risurrezione, volen-
do alcuni che si pigliasse il i4-° giorno
della luna di marzo in qualunque gior-
no della settimana cadesse, ed altri che
fosse sempre di domenica, apparve un
angelo in forma di pastore a s. Ermete
o Pastore fratello di s. Pio I, e gli rive-
lò essere volere divino che per tal cele-
brazione si stabilisse la domenica. Dipoi
s. Prassede ottenne dallo stesso s. Pio I,
che la chiesa o titolo fosse iu onore di
sua sorella s. Pudenziana, e questa deno-
minazione prevalse agli anteriori titoli di
Pudente e Pastore. Tanto afferma il Da-
vanzali, per concordare le differenti o-
piuioni. Adunque presso la Chiesa dis.
Pudenziana (!'.), e nel palazzo contiguo
abitò s. Pietro, e forse qualche altro suo
successore, ed iu secolo meno lontano vi
fece lunga residenza Nicolò V eletto nel
1 44-7> ec^ ampliò l'abitazione. Dimoran-
dovi spedì molli diplomi , bolle e brevi
P A I,
colla data apuil s. Pudentianain; una
bolla del l.° novembre i \^H riguarda
gli arcivescovi di Salisburgo, altra del 6
settembre l44°. ^ circa i liti latini. Del-
la rinomata biblioteca che nel monaste-
ro ebbero i monaci cistcrciensi quando
l'abitarono, vedasi V Eusevologio del Piaz-
za, trat. 1 3, cap. 1 7.
Palazzo de' ss. Quattro Coronali. Con-
tiguo alla Chiesa de' ss. Quattro Coro-
nati, nel palazzo de' cardinali litolari a-
bitavauo s. Leone IV e Stefauo V detto
VI quando furono eletti Papi nella sles-
sa chiesa, poscia Inabitato dagli arcive-
scovi di Treveri. Pascpjale II fabbricò
adiaceute un magnifico palazzo pontificio
e forse vi dimorò. In esso venne allo"-
o
gialo nel 1 4^33 l'imperatore Sigismondo.
Palazzo Quirinale. iNel rione Trevi e
sulla vetta del monte Quirinale è que-
sto nobilissimo e sontuoso palazzo pon-
tificio , ordinaria residenza de' Papi, il
quale domina la parte maggiore di Ilo-
ma, in aria perfèttissima e salubre. Di
questo celebre colle, uno de'7 dell'alma
città, delle sue quattro cime, delle sue
cinese e palazzi parlai nel voi. XL\ I, p.
t.j 1 , altre nozioni potendosi leggere ne-
gli articoli ivi citali. Feslo dichiara es-
sere stalo detto Agonus, e la porta Col-
lina all'estremità di esso Agonensis, voci
sabine corrispondenti a Collis e Colli-
nus, poiché i romani lo dicevano Colle,
Collis, per eccellenza e per la sua confi-
gurazione piìi gibbosa degli altri colli, a
segno ebe \ airone nomina 4 cime di
esso, che traevano nome da are consa-
crate ad altrettanti numi , cioè la Qui-
rinale t dall'ara di Quirino presso il .suo
tempio eretto a Romolo ; la Salutare, da
quella della Salute DUI' pi esso il suo tem-
pio (eretto da dumo Bruto, le cui inu-
la dipinse a fresco C. Fabio, eoo opere
che si conservarono sino all'incendio del
tempio avvenuto sotto l'imperatore Clau-
dio); la A/onuTi/e, da quella di Marie pres-
to il tempio di Sanco o di Fidio; e la
Laziale! da quella del nume modifica*
PAL »3i
zione di Giove. Queste 4 cime quantun-
que spianate o almeno poco riconoscibili,
vengono però determinate dalle località:
il tempio di Quirino fu nell'orto de' ge-
suiti, quindi ivi dappresso fu il Collis
Quirinalis; quello della Salute fu nelle
vicinanze delle 4 fontane, e perciò il
Collis Salutaris fu la punta che venne
spianata nel fare il giardino pontificio
a' tempi di Urbano Vili; il tempio di
Sanco o di Fidio era ne' dintorni della
piazza odierna di Monte Cavallo, e per-
ciò il Collis Marlialis fu la [muta demo-
lita d'ordine di detto Papa, ed esistente
dentro il giardino Colonna, indi meglio
spianata da Innocenzo XIII nell' eriger-
vi le stalle pontificie (altri in questo luo-
go posero il tempio del Sole o della Sa-
lute); finalmente il collis Latialis sì rav-
visa nella punta esistente in parte anco-
ra nel giardino Aldobrandino Quanto
al nome di Quirinale, lo ebbe o dal Gino
o tempio qui dedicato a Quirino ossia
Romolo, o pure dalla città di Curi, per
essersi quei popoli, guerreggiando coi ro-
mani, accampati su questo monte con
Tazio loro re, che poi nella pace diede-
ro il nome di quiriti. Vicino al tempio
era un portico che fi] detto portico di
Quirino, in cui si trattavano gli accordi,
i parentadi e le paci. Questo bel colle
chiamasi ancora Monte Cavallo, dai due
cavalli ili marmo e colossali, che sono
in mezzo alla piazza omonima. Il mon-
te nel punto culminante entro il giardi-
no Barberini, ha circa 180 piedi di al-
tezza sopra il livello del mare: il piano
ilei cortile del palazzo papale ne ha 1 60,
secondo le misure di Calandrella Rico-
nobbe il Brocchi, che il nocciuolo di que-
sto eolle è formato di tufi granulare, in
molti luoghi però coperto da depositi
Eluviali. Su questo monte 0 prossima al
Quirinale, o sul propinquo Esquilinoeo
me pretendono altri, ebbe la casa Pia-
tine, in cui Pomponio Leto, cui poi la la-
sciò, \ 1 tondo il primo museo e la prima
accademia archelogica d'Europa, edivi
232 PAL
incomincio a celebrare il natale di Pio-
ma, come può vedersi ne' voi. I, p. 39
eseg., XVI I, p. 1 75, e XLVII, p. 56. Nel
voi. XLV,p. 236 dissi, che sul colle Gio-
vanni Lascaris aprì un collegio per le
scienze e lettere greche. Finalmente sul
medesimo monte vi ebbe un palazzo il
cardinal Oliviero Caraffa, ed il cardinal
Gio. Bellay ne fabbricò altro magnifico
negli orli Quirinali : l'amenità e salubri-
tà del primo, la celebrò il suo segretario
e medico Crenzio.
Trovandosi Paolo III oppresso dagli
anni e dalle fatiche, soleva portarsi spes-
so nel palazzo degli eredi del cardinal
Carafià, per respirarvi la salubrità del-
l'aria. Per ultimo vi si recò a'6 novem-
bre 1 549 dal Vaticano, ma ivi sorpreso
dalla febbre mori a' io di detto mese, e
senza pompa i suoi domestici trasporta-
rono il cadavere in s. Pietro. Tanto af-
ferma Angelo Massarelli, nel diario mss.
del conclave; ma il Firmano nel suo dia-
rio riferisce ch'egli morì in monte Caballo
(detto pure Caballino), in domo card.
Ferrerii ante equos lapideos, cioè ai ca-
valli colossali summentovati. Alcuni cre-
dono che Paolo III abbia incominciato a
edificare sulla vetta del Quirinale una
particolare abitazione per la stagione esti-
va a comodo de'Pontefici, a cagione che il
palazzo Vaticano come luogo più basso
in tal tempo riusciva poco salubre. Tut-
tavolta abbiamo dal p. Carrara, nella
vita di Paolo 1 V Caraffa del 1 555, che
questi era solito servirsi del palazzo dei
suoi parenti Caraffa in Monte Cavallo,
andando ivi spesso ad abitare per gode-
re l'amenità del sito e la salubrità della
purissima aria, giacche i Papi non avea-
no sul colle abitazione propria; e solo
molti anni dopo, considerando essi aver
il cardinal Olivieri scelto il miglior sito
di Roma, comperarono quegli edificii,
e con rnagnificenlissima sontuosità Io fe-
cero luogo di loro residenza. Certo è che
Gregorio XIII ricevendo in donodal car-
dinal Luigi d'Este, o come altri voglio-
PAL
no acquistasse dal cardinal Ippolito d'E-
ste, l'amena villa 0 giardino che questi
possedeva sul Quirinale, onde se ne vede-
vanogli stemmi negli arconi, egli vi eres-
se un palazzo assai maestoso, per abita-
zione estiva de'suoi successori e pel bene-
ficio dell'aria. Flaminio Ponzio lombar-
do, architetto giudizioso, fu il primo che
pose mano all'edilìzio; in seguito poi ven-
ne tirato innanzi coi disegni di Ottavio
Mai diesino, pittore e architetto bologne-
se (morto sotto Paolo V), il quale fu au-
tore della comodissima e bellissima sca-
la a chiocciola dell'appartamento nobile,
del portico e della galleria o loggia indi
chiusa, dove poi di sopra fu collocato l'o-
rologio. Da un documeuto pubblicato
dal giornale il Saggiatore an. 3,p. 69, si
rileva, che Gregorio XIII a' 5 ottobre
1578 andò a Monte Cavallo » mostra
tuttavia desiderio di pigliare quel luogo
e farvi una bella fàbbrica". Altra piova
che prima di lui non esisteva in questo
luogo alcun palazzo papale. Si sa che
Gregorio XI II incominciò ad abitare por-
zione del palazzo nel i582. 11 successo-
re Sisto V con l'opera dell'architetto
Doineuico Fontana proseguì la fàbbrica,
innalzando quella parte che rimane dal
lato della piazza e la strada che conduce
a porta Pia, e ne decorò la piazza, tras-
portandovi il Fontana dalle propinque
terme i colossi de'cavalli, ed erigendovi
un fonte rimpetlo al palazzo. In questo
pel primo morì a'27 agosto 1590; il cor-
po fu portato nella basilica Vaticana, ed
i suoi precordi furono tumulali nella vi-
cina chiesa de' ss. Vincenzo e Anastasio,
allora parrocchia del palazzo. JNel voi.
XLV, p. 190 e 191, descrivendosi que-
sta chiesa ei precordi de'Papi ivi deposti,
si possono vedere quelli che morirono in
questo palazzo. Eletto nel consueto con-
clave del Palazzo faticano ( V. ) per
successore a Sisto V il Pontefice Urba-
no VII, questi dopo due giorni si am-
malò, ond'era in procinto di passare al
Quirinale pel vantaggio dell' aria ; ma
P AL
perchè venne avvertito non convenire al
Papa Tarsi vedere per Roma non anco-
ra coronato, rimase al Vaticano e morì
a' 27 settembre i5go. Allorché i Papi
abitavano il Palazzo Lateranense (V-),
si portavano nella basilica Vaticana pei*
la coronazione, indi passavano alla La-
teranense pel possesso, per ultimare le
cerimonie della coronazione, e vi resta-
\ano a dimorare. Giulio 11 separò le due
funzioni, e meglio stabilì questo provve-
dimento Gregorio XI V, dopo eh era ces-
sata la necessità di passare i Ponteiici al
Laterano appena coronati onde farvi re-
sidenza, per l'edificazione prima del Pa-
lazzo di s. Marco (?'■), quindi di questo
che divenne il soggiorno prediletto dei
Papi.
Elevato al pontificato Clemente Vili,
fu il primo che partì dal Quirinale per
prendere possesso della basilica Latera-
nense, cioè a' 12 aprile i5q2. Dimoian-
do nel Quirinale, vieppiù nobilitò l'edi-
lìzio, massime dalla parte delle attuali
stanzedomestichedel Pontefice, enei con-
tiguo giardino eresse il sontuoso nicchio •
ne, di cui parlerò. Egli si servì come
Sisto V dell' architetto Domenico Fon-
tana. Iuoltre Clemente Nili, al dire del
Cassio, arricchì detto giardino con diver-
se forili d'acqua Felice e Tolgano idi au-
lico nel detto nicchione. Aggiunge il Ca-,-
sio : » e nel cortile del palazzo riuscì am-
mirevole per salienti e musaici sotto al-
l' alta nicchia la fontana dal bianco oc-
cidentale delle scale". Da Paolo V Bor-
ghese il palazzo ricevette un novello e
>plendido aumento e perfezionamento.
>ei voi. X, p. i5o, XI, p. 3o3,Xll, p.
iG8e23o,ho detto come Paolo V, vo-
lendo effettuare questa ampliazione, nel
1608 rimosse i benedettini cassiuesi dai
contiguo monastero e chiesa di s. Satur-
nino ile Calmilo , apud equo» marmo-
reo s , loro dato da Giulio 11 por ospizio
nella stagione estiva, edilìzi che io parte
demolì, in parte incorporò nell ingran-
dimento della fàbbrica ; come il Papa
PAL 233
compensò i monaci, cioè colla chiesa
di S.Calisto e propinqui) palazzo del ti-
tolare di s. Maria in Trastevere ( perciò
questi indennizzato con annui scudi 4?o),
rifabbricato dal cardinal Moroni, notan-
do la diversità che ha con quello edifi-
cato poi dagli stessi monaci, e annesso al-
la basilica e riunito all'altro ; più gli as-
segnò una barca sul Tevere, per como-
do de' trasporti al loro monastero di s.
Paolo presso la basilica omonima. Quin-
di Paolo V colf opera di Carlo Mader-
no eresse i due gran lati, con cui formò
e compì il bel cortile riquadrato, conti-
nuando la fabbrica, dal sito presso l'oro-
logio fino alla strada che conduce a por-
ta Pia, e da questo punto ali angolo prin-
cipale del palazzo , presso il suo grande
ingresso corrispondente alla piazza, seb-
bene questo dovea essere quello del por-
tone dell'edilìzia di Paolo V, ordinaria-
mente chiuso, posto in delta strada, ch'i
anzi dovea essere adornalo colle statue
che sono in quello della piazza. Costruì
T appartamento detto de' principi, da
quelli che vi fuionoalloggiali, con le cap-
pelle dell' Annunziata nel piano supc-
riore, e del Presepio nel pianterreno,
che descrissi nel voi. IX , p. 1 Jo, 160 ,
16 r , un lato del quale guarda il giar-
dino: nelT altro poi verso la strada , nel
pianterreno avvi la cappella dell'Assun-
zione del tribunale della rota, con al ti e
stanze per questo tribunale, per quello
pure della camera con cappella e per al-
tri tribunali, ed ove si tengono eziandio
le congregazioni de'cardinali, che prima
aveano luogo nelle stanze terrene dell'al-
tro lato; il tutto descritto nel detto vo-
lume, p. 1 (> i e 162. Finalmente nella par-
te superiore di quesl' ultimo edilìzio, e
sopra quello di Sislo V, fabbricò la m 1-
gnifica sala regia e la sontuosa cappella
pontificia Paolina dell' Assunzione, ove
si celebrano le funzioni allorché 1 Papi
quivi dimoiano, avendo T una e l'altra
docilità ikl voi Vili, p. l38 e seg., in
un a pianto ri fecero gli altri Pontefici .
a34 PAL
nell'esterno si vede una specie di attico
ben alto, diviso in due piani, e cinto al-
l' intorno da una ringhiera di ferro. A.
Cappelle pontificie è notato quali prin-
cipali funzioni assisterono o celebrarono
i Papi nella cappella Paolina, avverten-
do principalmente di quelle che soglio-
no farsi altrove; parlando di quelle del-
la vigilia di Natale, narrai d modo e do-
ve nel Quirinale si teneva anticamente
la cantata e la cena; nel voi. IX, p. i63
e seg. riportai le funzioni ch'ebbero luo-
go nelle cappelle segrete del palazzo Quiri-
nale, ordinarie e straordinarie, ed ai luro
luoghi le straordinarie eseguite nella cap-
pella Paoliua suddetta. Inoltre Paolo V
fece fabbricare la stalla pei cavalli e per
quelli delle guardie Corazze e Cavalleg-
gieri(P'.); le camere pel tribunale di Da-
teria (P-), le cpiali poi assegnò per abita-
zione della famiglia pontificia, allorché
per la Dateria destinò il palazzo vicino de'
Maffei: fornì gli edilizi di acque e dilatò il
giardino,migliorando la piazza erendeu-
do meno ripide le due grandi strade che
conducono al Quirinale. Dal Cassio, Cor-
so delle acque , si rileva come Paolo V
eresse nel giardino diverse fonti coll'ac-
qua Felice, della quale parlo a Fontane
di Roma , ed anche per esse si servì del
Maderno. 11 p. Bona imi, Nutnism. Pont.
t. 2, p. 5og, riporta tre medaglie fatte
coniare da Paolo V, due nel 16 i i e 16 12
per 1' ampliazione e compimento del
magnifico palazzo, che si vede in ambe-
due nel rovescio; e la 3.3 nel 1619 con
la gran parte della cappella Paolina, per
celebrare l'erezione di questa , il cui co-
nio è nella pontifìcia zecca. Il Cancellie-
ri, Notizie sui conclavi p. 7 1, narra che
perirono 18 persone nel demolire una
fabbrica vecchia, e riproduce l'epigram-
ma con cui il p. Silùsencomiò questa pon-
tificia reggia; l'avea già pubblicato nel-
la Lettera al D.r Koreff sull'aria di Ro-
ma, p. 3o8, in Un all' altro epigramma
sul pontificio palazzo di s. Marco dello
Messo autore. Avendo Paolo V fissatola
PAL
sua abitazione nel Quirinale, il contem-
poraneo diarista Gigli ci avverte ch'egli
a' 14 gennaio 1 6 i4 cominciò a spedire
le bolle e brevi colla data apud s. Ma-
riani Majo rem, come basilica patriarcale
più vicina, facendo altrettanto i succes-
sori, laddove per 1' avanti aveano conti-
nuato ad usare la data apud s. Marcimi.
È degna però l'osservazione che fa il Bor-
gia, Memorie di Benevento, t. 3, p. 2 5q,
che nelle carte dei primi Pontefici che
abitarono nel Quirinale , fu adoperata
anche questa forinola , datum in Monte
Quirinali, finché Paolo V la cambiò con
quella in uso.
Gregorio XV abitò e morì nel Quiri-
nale, ove fece celebrare delle accademie
da uomini dotti. 11 successore Urbano
Vili ridusse meglio il grandioso edifizio
in isola, tranne un arco di comunicazio-
ne col palazzo della Dateria, circondan-
dolo di alte e forti mura con artiglierie,
massime dalla parte del giardino da lui
miglioralo molto. Dal citato Cassio , che
ne riporta l'analoga iscrizione a p. 347 »
si rileva che Urbano Vili introdusse nel
giardino molle oncie di acqua Felice, per
formare nuove fonti nel medesimo. Si
ha dal Ricci, ne' suoi Giubilei, p. 224,
che Urbano Vili, per maggiore como-
dità, léce allargare la piazza Quirina-
le, con gettare a terra eziandio antiche
fabbriche considerabili, e per sicurezza
del palazzo apostolico , al lato destro
della porta principale eresse un baluar-
do, ancora esistente, con artiglierie a
suo tempo. Il Cancellieri a p. 55 della
citata lettera , ci racconta col Gigli , che
nel 1625 Urbano Vili per la guerra for-
tificò Roma, guastò il giardino de'Colon-
nesi spianandone le grandi anticaglie del
palazzo di Nerone,, per farvi uua fortez-
za comoda per esercito, e fu cinta di for-
tissime mura tutta la tenuta del palaz-
zo papale e giardino di Monte Cavallo.
Nel 1640 Urbano Vili fece coniare una
medaglia, il cui conio è in zecca, colf e-
pigralé: Ad Aedium Ponlificurn Securi-
PAL
latem, e la veduta del palazzo, baloardo
e Unii : il p. Boriarmi la descrive a p. ")<)'>.
Da questi pure rilevasi che ii Papa co-
struì il quartiere e le case per la guardia
svizzera, nell'angolo orientale del palaz-
zo , quindi : horologium addidit tribus
campani» , per ipsum benedica' , graeco
nomine cuique imposilo , quo earum ex-
plicabanlur mania, pulsano videlicel ho-
ramni integrarum, earittnque quadrati-
lem , cimi tinlinnabulo majoi i prò horìs ,
oc minori prò iiidetn quadrantibus , tur-
riqae in fronte peristili i. /lord vero ae-
quatae planitiae, utdixinius}jam in un-
mensuni excurrunt. Recto in dlis,longissi-
inique Xyslilonsilibus ciudi planctis, m'ir-
ilio, bttxo, dipresso, lauro, /unipero,citro,
innumeri fonte.*, stationes cameraiae fio-
ribus ramis, seinper virenlibus foliis, spa-
da disparlila pomis et Jloribus. Inoltre
Libano Vili per la segreteria de' brevi
ed abitazione della numerosa famiglia
pontifìcia, ridusse l'antico convento dei
cappuccini detto di s. Felice come la sua
eccellente acqua , e posto rimpetto alle
fabbriche di Clemente XIII, di cui si di-
rà, e della Dateria : meglio ili tutto può
vedersi ne' voi. IX, p. 208,209, X\Y,
p. 1 i»(), XL, p. 74- Quanto alla squisita
acqua detta di s. Felice , dal nome del
convento così eletto perchè vi mori s. Fe-
lice da Cantalice, solo aggiungerò: il Cas-
sio, del Corso delle acque t. 1 , p. 3/j. 1 e
|di, parlando dell acqua Felice, diver-
sa dalla nominata introdotta da Sisto V
nel Quirinale, e delle acque nascenti da
vene su questo colle, rigettando l'opinio-
ne che quella di s. Felice derivi da una
fintola dell' aequa Felice , ragiona della
Ionie e quantità dell'acqua di s. Felice,
e la dichiara fi?» sorgente del Quirina-
le stesso, che nasce KOttO il palazzo delia
Consulta : pero è di fatto eh' essa uasce
in altro luogo ben Lutano, cioè in una
grolla situata sotto la piazza del Quiri*
itale. Tuttavolta I' acquaiolo di palano
si reca con mula e bariletti ad attingere
ta di Trevi nella vicina maggioi fon-
PAL 2 3 ~>
lana, pel Papa e primari ministri pala-
tini. Nel i638a'a5 optile per avere Ur-
bano Vili dal Vaticano trasportata la sua
dimora nel Quirinale, la mutazione del-
l'aria gli cagionògi avissimo male. In que-
sto palazzo abitò pure il successore Inno-
cenzo X, e dalla loggia più volte diede
la solenne benedizione con indulgenza ple-
naria, come nell'Epifania dell' anno sau-
to lG5o , a' j> giugno lesta di Penteco-
ste, ed il i.° novembre testa d' Ognissan-
ti. Innocenzo X, come Libano \ III e
Gregorio XV, nell'inverno abitò nel \ a-
ticano : quali ilei luoghi sia più conve-
niente alla residenza diri Papa, e delle a-
rie d'ambedue i palazzi, ne parlo a Pa-
lazzo Vaticano. Alessandro VII con ar-
chitettura del cav. Lorenzo Bernini vi ag-
giunse comodi appartamenti per la fa-
miglia pontificia, verso la porta Pia, pro-
lungando notabilmente da quel lato l'e-
difizio. Fece dipingere la lunga e mae-
stosa galleria corrispondente alla piazza,
piacevole e salutare passeggio de' Papi,
dalla sublime dignità imprigionati, come
si esprime il Novaes nella vita del medesi-
mo, che attesta aver esso data la sopì in-
tendenza dell'esecuzione di tali pilline al
celebre dipintore Pietro da Cortona. Nel
l65ofu coniata la medaglia monumen-
tale, il conio della quale conservasi in zec-
ca,col lungo prospello del palazzo della fa-
miglia pontificia, cioè dal palazzo di Pao-
lo V sino alla fabbrica di Clemente XII,
di cui parlerò, compreso il proseguimen-
to d' Innocenzo XIII , con cartel! 1
tante questa iscrizione : Alcxand. I 1 1 P.
M. Fornii Ponti/. Conunod. Et Palai.
Quiriti. Ornamento. An. Sai. M Di 'LI \
La descrive il p. Conanui, [>. 68 >.diceu-
dochei piani terreni si diedero alla gu ti
dia svizzera, che tuttora vi abita ; il piano
superiore ai famigliari pontificii, fra qua-
li il Maestro del nero palano, ed d iSz-
gróla (della cappella del «piale parlai nel
voi. IX, p. 16 a), che continuano a risie-
dervi. Il braccio di Alessandro \ 11, In
noceuzo XI 11 e Clemente \ II, compie- 1
236 PAL
il suo palazzine», è lungo circa 34o passi.
Morì Alessandro VII nel Quirinale a'aa
maggio 1667, e al modo narrato nel voi.
XV, p. 277, inutilmente fu proposto di
celebrarsi il conclave nel Quirinale , in
vece del Vaticano, poiché allora quell'a-
ria non era divenula sospetta, special-
mente per quelli che non vi sono nati e
che non sono avvezzi di abitarvi stabil-
mente nel corso di tutto 1' anno. A Pa-
lazzo Vaticano riporterò quanto si scris-
se in favore e contro I' aria del Vatica-
no. Ad Arciconfraterkita del ss. No-
me di Maria , dissi come Innocenzo XI
gli concesse il privilegio in vigore, di re-
carsi nel cortile Quirinale in processio-
ne e ricevervi l'apostolica benedizione, dal
balcone principale sotto l'orologio, essen-
do il Papa vestito di mozzetta e stola; di
che feci pur memoria nel voi. V, p. 76,
parlando delle benedizioni date dai Pa-
pi dalla loggia del Quirinale, e nel voi.
XLI, p. 142. Mi piace qui ricordare, che
nel voi. X, p. 195, e XLV, p. 122, de-
scrissi la benedizione pontificia che in que-
sto cortile e talvolta nel Valicano, per la
festa di s. Michele vi riceveva il presidio
e bombardieri di Castel s. Angelo , con
sparo sulla piazza di cannoni, mortali e
moschetti. Questi spari solevano farsi in
certe solennità anche da questo Palazzo
Apostolico, al quale articolo sono molle
notizie comuni pure al Quirinale. Nel-
la zecca papale evvi il conio della me-
daglia del 1699 d'Innocenzo XII, col mot-
to Sub tuum praesidium. Si rappresenta
la Beata Vergine col Bambino, secondo
il disegno di quella dipinta da Carlo Ma-
ratta, eseguila in musaico da Giuseppe
Conti, e posta poi sotlol'orologio. Nell'an-
no santo 1700 Innocenzo Xll che abita-
va al Quirinale, si forzò nel sabbato in
Albis di recarsi al Valicano per benedi-
re i pellegrini, ma tornato al Quirinale
terminò di vivere a'27 settembre. A Pa-
lazzi Apostolici notai i Pontefici che
abitarono in questo palazzo e quelli che
dimorarono al Valicano, come l'epoche
PAL
degassaggi dall'uno all'altro, incomin-
ciando da Clemente XI, sino ed inclusi-
ve a Pio IX che regna. Nella detta zecca
vi è il conio della medaglia di Clemente
XI, anno XVII, colle parole: Virgo pò-
teus ora prò nobis, e la descritta imma-
gine di Maratta. Forse il Papa la fece
terminare onde collocarla dove si ammi-
ra, avendolo impedito la morte al pre-
decessore. Clemente XI arricchì di sin-
golari abbellimenti il palazzo, ne accreb-
be le comodità, rese il giardino più ame-
no,e nel bellissimo nicchione di Clemen-
te Vili restaurò il di lui melodioso or-
gano che suona con macchinismo a acqua,
ed alla cappella pontificia diede copiosi
arredi d'argento. Nel ripiano della dop-
pia scala fece trasportare dalla tribuna
della Chiesa deJss. A postoli (V.), la mi-
rabile pittura segata dal muro di Meloz-
zo da Forlì, che fu il primo a fare le fi-
gure di sotto in su, secondo alcuni, rap-
presentante l'Ascensione del Signore, in
mezzo ad una turba d'angeletti: essen-
do esso in atto terribilissimo, vuoisi che
se ne giovasse il Buonarroti per quello
fulminante nella cappella Sistina ; ma la
pittura avendo solferto, ha perduto di
molto le sue antiche bellezze.
Innocenzo XIII bramoso di ulterior-
mente decorare il palazzo Quirinale e in-
teramente compirlo, incominciò la con-
tinuazione degli appartamenti di Ales-
sandro VII, con lunghi corridori per la
famiglia pontificia, corrispondenti in-
contro alla chiesa di s. Andrea e novi-
ziato de' Gesuiti (V.), essendo il porto-
ne quasi in faccia a detto tempio. Da
questo punto precisamente si vede il
proseguimento d'Innocenzo XIII, termi-
nando al portone la fabbrica di Alessan-
dro VII. Priucipiò pure la grandiosa
fabbrica della scuderia pei cavalli ed
annessa abitazione pei famigliari addetli
alla medesima, incontro al palazzo apo-
stolico e contiguo al giardino de'Colon-
na, edilìzio che prolungato da un lato
culle rimesse pontificie per conservare
TAL
le carrozze, si congiunge coll'allro detto
di s. Felice, avente a sinistra di chi guar-
da e annesso il quartiere. IN'e fu archi-
tetto Alessandro Specchi. JN'el 1723 il
Papa si condusse a piedi a vedere la
nuova scuderia, rimesse e abitazioni dei
cocchieri: si crede die la scuderia venis-
se edificata ov'era la decantata torre di
Nerone, i cui fondamenti si dovettero
rompere a furia di scalpelli e mine, co-
me leggesi nel Diario di Roma n.° 926.
Sopra 1' appartamento de' principi, In-
nocenzo X11I abbellì i mezzanini dal la-
to del giardino, fino allora poco abitati,
ristorandoli ed ornandoli con vedute del-
le ville e luoghi di sua famiglia Conti,
e di molte fabbriche di E.oma, secondo-
che si ammirano da quel luogo elevato,
per cui non se ne vedono che l'estremi-
tà. Dicesi che vi ponesse ad abitare il
nipote 1 .° carnei iere segreto (piacendo
a Gregorio XV I l'amena e tranquilla si-
tuazione, frequentò queste camere e le
addobbò con stampe, quadri e altri og-
getti d'arte, dopo avere ristorato il lo-
cale). Superiormente all'orologio del pa-
lazzo, come memoria ch'egli fu ristora-
tore di quel corpo di fabbrica e perchè
finalmente vi pose il suddetto musaico
della B. Vergine, si legge in lettere d'o-
ro in campo azzurro: Innocentius XIII.
Anno sai*. MDCCXXIII Pont. II.
Noterò, che presso la scuderia si eleva-
va un antico e maestoso pino che sorge-
va nel propinquo giardino tra le rovine
del tempio che Adriano dedicò al Sole.
Secondo una tradizione volgare fu pian-
tato nel giorno che morì Cola di Rien-
zo, acerrimo nemico de' Colounesi. L'al-
bero certamente era annoso, alto circa
164 palmi, essendo il diametro un me-
tro e 5 j. Riguardato tra le rarità ro-
mane, il Tournon scrisse, che tra gli e-
difiti di videa l'attenzione tra le cupole
e gli obelischi. Il folgore nel 1 84* lo col-
pì due volte, svelse uno de' principali
rami, che fornì 1 '"> carri di legnami, in-
di a poco a poco si diseccò e fu taglia-
PAL 237
tonel 18.4.6 i» marzo. A J Innocenzo XIII
nel 1724 successe Benedetto XIII, che
lasciò imperfette le opere sue^ le quali
trovarono un magnanimo continuatore
in Clemente XII, che ne compì l'im-
presa al modo narralo dal prelato e pa-
trizio forlivese Giambattista Gaddi, nel-
la sua Roma nobilitata dalle fabbriche
di Clemente XII. servendosi dell'archi'
tetto Ferdinando Fuga, cui dal mag-
giordomo Acquavi va il Papa nella di lui
cappella lece conferire la croce di ca-
valiere di Cristo. Clemente XII non so-
lo portò a compimento il lungo braccio
di Alessandro VII, alquanto continuato
da Innocenzo XIII, ma costrusse le due
scale a lumaca che dalle cantine ascen-
dono sino all'ultimo piano delle grandi
soffitte abitabili, per passare dal cortile
degli svizzeri a tutti i corridori del i.°
e 2.° piuno, ove sono le abitazioni dei
famigliari pontificii. Essendo i corridori
con finestre sotto archetti, negli angoli
laterali esterni de' quali sonovi gli stem-
mi di Alessandro VII, Innocenzo XIII e
Clemente XII, si può chiaramente co-
noscere l'opera di ciascuno, di che è me-
moria nell'iscrizione posta sul portone
di mezzo rimpelto a quello del giardi-
no. Seguendo poi il medesimo ordine e
simmetria, atterrando alcune case, fece
terminare sì imponente braccio di fab-
brica anche con vaghissimo palazzino ,
alquanto più elevato e senza paragone
più abbellito, cioè una parte fu l'atta tut-
ta di pianta, mentre altra venne restau-
rata sopra del vecchio, e la destinò per
abitazione del segretario della cifra, nel-
la nuova ponendo il capitano degli sviz-
zeri e altri, con bella scala quadrata, an-
ch'essa corrispondente ai due corridori
del menzionato braccio. Questo palazzo,
senza riconoscersi l'antico, tranne la po-
tè interna con porlichctto, por/ione de-
gli stemmi di Uibano Vili edMonoces-
1 1 \lll che sono sulle mensole della
loggia coperta, posta sul cintone ilei 1."
piano ( precisamente incontro al collegio
a38 PAL
Belgico, di cui parlai a !\lAUNEs),è ripar-
tito nell'architettura in tre ordini, dori-
co, ionico-dorico e dorico, e termina con
nobile cornicione. Il suo gran portone
decorato di sua arma ed iscrizione, in-
troduce al cortile degli svizzeri, cioè al
suo termine, avente in faccia sul muro
del giardino una nicchia con vasca e fon-
te nel mezzo, decorata da due delfìni e
scogli , tra' quali un mascherone con
conchiglia in capo gitta l'acqua. Quasi
ri m petto Clemente XII fece costruire la
chiesuola pegli svizzeri ora parrocchiale,
i quali hanno per custodia delle loro ar-
mi un' ampia sala. Inoltre questo Papa
terminò sotto la direzione del suddetto
Fuga l'ampia scuderìa d'InnocenzoXIII,
comesi legge nell'iscrizione sopra la gran
porta, essendovi sul cornicione il di lui
stemma Corsini : a queste stalle si sale
per una doppia e comoda cordonata ,
fatta agevole pei cavalli, che si abbeve-
rano ad un vicino fontanile. Sotto que-
sto edilìzio dal lato che guarda tramon-
tana e levante, è il quartiere pei soldati
di linea, che custodiscono il luogo, chia-
mato il quartiere della reale. L'esterno
si compone d'un porticato chiuso da
cancelli di ferro e sormontato da trofei
militari. Inoltre Clemente XII, con ar-
chitettura dello slesso Fuga, e sulla me-
desima piazza del Quirinale, incontro i
colossi de' cavalli eresse il palazzo della
Consulta, di cui parlo a Palazzi di Ro-
ma, pel segretario di essa, segretario e
ministri de' brevi, corazze e cavalleggie-
ri. Clemente XII concesse al celebre a-
stronomo Celsio di fare nel 1734 osser-
vazioni astronomiche nella gran sala esi-
stente sotto l'orologio, dove il Celsio con-
dusse una meridiana e dove si osserva an-
cora lo spiraglio gnomonico. A Pranzo
e altrove si dice dell'alloggio e pranzo
dato nel palazzo Quirinale da Clemen-
te XII al viceré di Napoli Visconti.
Benedetto XIV nel giardino edificò il
caffeamns o caffè-house, palazzino di ri-
tiro ove ricevette il re Carlo III. ludi Cle-
PA L
mente XIII abbellì le stanze assegnate da
Paolo V agli uditori di rota, ed altre ne
accordò pel loro archivio. A maggior co-
modo della famiglia papale, tra l'editi -
zio della Dateria e quello antico, alme-
no nel 1 .° e i.° piano ov'è I' abitazione
del i.° aiutante di camera, che si con-
giunge col torrione o baloardo di Ur-
bano VIII, falle demolire le anteriori
irregolari case che minacciavano rovina,
con architettura di Alessandro Dori e-
resse un braccio di tre piani (qui abita-
no i prelati elemosiniere e uditore), e sul
portone d' ingresso che dà adito al cor-
tile della panetteria, venne eretta la sua
arme con analoga iscrizione ; la quale
arme in piccolo si vede ripetuta negli
angoli laterali degli archetti, risponden-
ti a detto cortile, ove il r.° piano è de-
corato di portico. Nella zecca avvi il co-
nio della medaglia perciò fatta nel 17G6
coll'epigrai'e : Palatium Quirinale Novo
Latere Amplifleat. Quindi per divozio-
ne alla B. Vergine, ch'è sotto l'orologio,
collocò dinanzi *\ue lampioni sorretti da
cornucopii di metallo dorato, pei lumi
die per la prima volta furono accesi a'7 di-
cembre 1768; a tal uopo venne costruita
una ringhiera di ferro. Pio VI dall'abate
Giuseppe Calandrelli fece fornire il pa-
lazzo di conduttori, onde preservarlo dai
fulmini. Vedasi il Ragionamento sopra
il conduttore elettrico Quirinale, Roma
1 780. Di questo se ne tiene proposito nel-
V Effemeridi lett. di Roma di detto anno.
Per nobilitare la piazza Quirinale , non
solo Pio VI fece voltare i colossi de' ca-
valli , ma in mezzo fece elevare 1' Obeli-
sco Quirinale U7 .). Nel 1798 proclama-
ta la repubblica romana dai francesi, Pio
VI fu portato via prigioniero dal Vati-
cano, e il palazzo Quirinale soggiacque
allospoglio. Gì' imperiali francesi nel pon-
tificato di Pio VII tornarono a invadere
lo stato pontifìcio, e non avendo il Papa
esaudito le domande inammissibili di Na-
poleone, mentre a' 1 febbraio 1808 as-
sisteva alla cappella nella Paolina, i Iran-
P A L
cesi ostilmente entrarono in Roma, po-
nendo 8 pezzi di cannone avanti il gran
portone del Quirinale, d'ordine del ge-
nerale Miollis. A'7 aprile si effettuarono
nel palazzo un cumulo di violenze, im-
padronendosi i francesi delle armi dei
ca potori e delle guardie nobili, mol-
te delle quali furono arrestate, intiman-
dosi al capitano degli svizzeri dover di-
pendere da loro: Pio VII restò nel pa-
lazzo senza più uscirne. Indi a' 18 giu-
gno il cardinal Gabrielli prosegretario
di stato fu arrestato e deportato. Il sur-
rogato cardinal Pacca corse lo stesso pe-
ricolo a'6 settembre, se non si opponeva
il Papa, che comandò agli svizzeri non la-
sciare l'ingresso a veruno nel palazzo. Fi-
nalmente a' 6 luglio i8oq i francesi coi
loro fautori scalato il portonedella panet-
teria ed altii luoghi, atterrate le porte,
s' impadronirono sacrilegamente di Pio
/ Il (A'.), eco! cardinal Pacca lo traspor-
tarono prigioniero altrove. 11 Quirinale
fu da Napoleone dichiarato palazzo impe-
riale, e gran lavori fui odo ordinati ed ese-
guiti in gran parte per cambiargli aspetto.
Ritornatogloriosamente in Roma lJio \ 1 1
a'24 maggio 1 <S 1 \, per non essere le Mie
stanze convenienti ad alloggiarlo, passò
in quelle del maggiordomo, le cui fine-
stre restano incontro al monastero delle
Cappuccine (F.), al principio ilei ?..u pia-
no del gran braccio verso la strada di por-
ta Pia : della cappella in cui in tal tempo
celebrò messa fino al 23 luglio, parlai
nel voi. IX, p iti?.. Il Papa nel vicolo
di Scanderberg, appresso l'edilìzio di Cle-
mente \lll, aggiunse un tratto di fab-
brica per abitazione dei Famigliari; re-
stauro ed abbellì d palazzo, le camere
dometinhc ne' soffitti, come pur fece a
quelli d'altre stanze, le cappelle Paolina
e dell' Annunziata, al modo detto nel suc-
citato luogo, ed eresse quella del Rosa*
no, descritta nel voi. I\, p. 160 : nella
2.* pose quell'armadio con organo, di cui
a detto articolo feci parola . di esso ab-
I uno di A. Dova, Ragguaglio d'un ino-
P A L
bile architettato di nuova invenzione e
che deve servire per custodire gii arredi
sacri del sommo Pontefice. Milano 1818.
Volendo nel 1 8 19 ricevere decorosa men-
te l'imperatore Francesco I (nel medesi-
mo appartamento ove furono da Pio \ I
benedette le Fascie pel suo figlio Ferdi-
nando I) e l'imperatrice, il Papa fece ma-
gnilicamenteaddobbaree abbellire l'ap-
pai -lamento de'principi al ripiano e con-
finante col suo. La corte imperiale fu
convenientemente alloggiata in altre abi-
tazioni del palazzo e di quello della Con-
sulta. Celebrò questo avvenimento (che
descrivo a Pio VII), nel 1820 con me-
daglia il cui conio è in zecca. Nel rove-
scio si legge: Frane. I. Ausi. Imp. In.
Quirinali Ilospes. Neil' esergo: Anno
MDCCCXIX. Inoltre Pio VII compi
1' ornamento della piazza con sontuosa
fonte che descrissi, in un ai colossi, al
memorato articolo Obelisco. Essendo
morto in questo palazzo a' 20 agosto
l823, come in morte di Alessandro \ II,
fu progettato celebrarvi il conclave, e
venne risoluto di eseguirlo, stabilendosi
percappelladegli scrutini la Paolina, per
loggia oude annunziare il nuovo Papa
la gran loggia, per celle de'cardioali ed
abitazioni de'concla visti e degl'inservien-
ti al conclave, il lungo braccio corrispon-
dente che conduce a porta Pia. Tutto
descrissi dettagliatamente nel voi. X\ ,
p. »77, 2-s, -?-c) fino ed inclusive a p.
3 18. L'eletto fu Leone XII, ch'eresse nel
palazzo apostolico la parrocchia nella
chiesa degli s\ i/zeri, dichiarò curato il pre-
lato sagrista, cui assegnò per vice- curato
unsuocorreligiot il niano, compren-
dendo ndia sua giurisdizione tutti 1 ti-
migliari palatini, abitanti ne' palazzi a-
postolici, sci bando illesa la consuetudine
che i precordi de'Papi defunti -1 tumu-
I isserò nell'antica pai 1 oc. Ina de ». \ in-
censo e Anastasio. Leone MI nell'appar-
tamento de' principi alloggiò la regina
vedova di Sardegna Maria reresa colle
reali figlie Maria < rislina poi refina di
24o PAL
Napoli, e Maria Anna imperatrice d'Au-
stria, che vi riceverono anche le visite
de'cardinali nuovi, come rilevai nel voi.
XIX, p. 179, avendo notato nel voi. VII,
p. io3,che i cappellani segreti e comu-
ni celehrarono la messa sì alla regina
che al suddetto imperatore. Pio Vili e
Gregorio XVI egualmente furono elet-
ti nel conclave del Quirinale. Di questo
palazzo fu grandemente benemerito Gre-
gorio XVI, benché avesse una propen-
sione maggiore per quello Vaticano, e
l'abitò nelle stagioni eslive del suo lun-
go pontificalo : con impegno ne esegui-
rono il volere, i prelati maggiordomi, e
il foriere maggiore marchese Sacchetti.
Primieramente ridusse ad appartamento
pontificio quello de'principi, che ancora
in gran parte sussisteva come si era ac-
comodato per ricevervi l'imperatore di
Austria; vi fece tre bussoloni di noce,
secondo l'antica etichetta de'palazzi apo-
stolici, e vi dimoiò, tranne qualche ora
del giorno che abitava le camere dome-
stiche dal lato della piazza. Con solidis-
sime e dispendiose soslruzioni rafforzò i
muri maestri che sorreggono la grande
e duplice scala, e la sovrastante immen-
sa sala che ha 16 grandi finestre dai due
lati, impedendone lo sfacellamento. E-
guali sosti'uzioni fece eseguile ne' muri
che sostengono la volta dell'edilìzio incoi
è l'orologio. Ripose gli stemmi e le iscri-
zioni de' suoi predecessori sulle diverse
parti del palazzo ed annessi, atterrati e
tolti nella straniera invasione, e fece il
grandioso lavoro della ingegnosa e ne-
cessaria cloaca, di cui mancava il palaz-
zo, nel braccio rispondente alla strada di
porta Pia, rimovendone così le iucon-
venienze; fu pertanto costruito uno spe-
co sotterraneo, con cunicolo cavato nel-
la tuli-i- litoide del monte Quirinale, il
quale imbocca nell'antica cloaca che dal-
le terme Diocleziane va alla Suburra e
di là al Tevere; nello speco fanno capo
per molti veicoli le acque , un volume
delle quali sempre in esso come nel cu-
PAL
nicolo corrono. Questa sotterranea ope-
ra, disegno dell'architetto camerale cav.
Filippo Martinucci sotto-foriere de' pa-
lazzi apostolici, venne lodata dal ch.Ga-
sparoni nel n.° 7 del Girovago 184O,
che ne rimarca la pregievole esecuzione.
Gregorio XVI trovando l'annesso giar-
dino indecente e abbandonato, per de-
coro lo rese degno del principe e di Ro-
ma, corrispondendovi egregiamente l'in-
telligente giardiniere Giovanni Formil-
li, con buon gusto e cognizioni botani-
che. Restaurò un tratto del muraglione
che minacciava rovina ; ristorò ed ab-
bellì il casino nobile di Benedetto XIV;
il nicchione di Clemente Vili ebbe da
lui grandissimi restauri e quasi salvò da
imminente rovina, monumento stupen-
do pei musaici di rilievo, stucchi e pit-
ture ; nel contiguo organo rifece la mac-
china idraulica di nuovo, e si costruiro-
no le sonate moderne del Nabucco e del
Mosè; fece serre calde o stufe per pian-
te botaniche, ed una sontuosa per gli
ananasse, con disegno del cav. Gaspare
Salvi, architetto de'palazzi apostolici, che
inoltre diresse altre belle opere; piantò
un piccolo laberinlo di busso, le cui pian-
te non dovessero superare l'ordinaria al-
tezza umana ; collocò copioso numero di
piante rare e fioriture diverse ; tra le
lontane che vi eresse , nominerò quel-
la magnifica che nobilita il parterre del
principale ingresso del giardino, il quale
corrisponde al portone di mezzo del lun-
go braccio delle abitazioni; e per non di-
re altro, pose nel palazzo l'archivio dei
maestri delle cerimonie pontificie; rego-
larizzò la distribuzione delle abitazioni
de'famigliari, segreterie e officine di pa-
lazzo, con porre sulle porle corrispon-
denti iscrizioni in marmo, lo che meglio
a Famiglia pontificia e Maggiordomo, ar-
ticoli che hanno relative notizie; fece fi-
nalmente quelle altre cose che accenne-
rò nella descrizione degli appartamenti,
addobbati sotto la direzione del fioriere
cav. Filippo Berlazzoli, come del giar-
P A L
(lino, avendo n tutto accresciuto magni-
ficenza, splendore e comodità. Per mol-
te di Gregorio XVJ nel conclave de] Qui-
rinale fu elettoli legnante l'io 1\ (sulla
Struttura di questo conclave, con cenno
die lo riguai da, si possono leggere i voi.
XLI, p. 2i) {,?.()"), e XLII, p. -:. -
che abitò sino al ■?.[ novembre 1 8 [&. Ri-
dusse la macchina dell'orologio all'astro-
nomica, detto volgarmente alla francese,
in un alla mostra, suonando al presente
prima le ore, poi i quarti doppii, i quali
nelle ore intere non suonano: la macchina
fu rimessa in opera a' - novembre 1846,
quindi, tranne pochissimi, adottarono
questo metodo gli altri orologi di Roma.
iS'ella cappella Paolina per la Purificazio-
ne del i'^4") Sl v'('e 'I palco nobile o tri-
buna pei sovrani, fatloappositamcntecon
disegno del Marlinucci. La segreteria del-
l'interno ch'era al \ aticano, fu trasferita
nel Quirinale, onde ebbero luogo nuovo
1 iordinamento di località alle segreterie e
officine palatine; per cui la cappella del
Presepio descritta nel voi. IX, p. i6r,
ch'era stala compresa nel locale dato al-
la Fioraia {f/.)y poi divenne della se-
greteria di stato: talvolta vi si celebra la
messa, lo che fece pure il Pontefieea'27
dicembre 1846 e i8.j"- Inoltre Pio IX
con la direzione del cav. Marlinucci fe-
ce aumentare le spranghe elettriche in
diversi punii del palazzo, restaurò e de-
corò più nobilmente le stanze domesti-
che e quelle dei mezzanini sopra le me-
<i< siine per la sua biblioteca; non che
ode galleria e le seguenti stanze,
donde si passa alla loggia della benedi-
zione, e quelle che da questa conducono
alla sala regia, oltre il pavimento alla
veneziana nella vasta sala solto l'orolo-
gio, al modo che dirò parlando di esse
»: di altre cose eseguite d'ordine del me-
desimo Papa con sovrana splendidezza.
Il magnifico palazzo apostolico e pon-
tificio del Quirinale ha cinque ingressi :
il pi incapale o quello della piasi 1. quel-
lo pur principale ordinariamente chiuso
\ 01 . 1 .
PAL 241
dell'edifizio di Paolo V, due nel lungo
braccio propinquo , e quello della fab-
brica di Clemente XIII, il cui cortile det-
to della Panetteria, ha pure altro porto-
ne ora sempre cbiuso , die risponde al-
le mura del giaidino.ed al lavatore det-
to del Papa, lontanile pubblico per lava-
re panni ; la strada poi che dal termiae
del lungo braccio delle abitazioni de' pa-
latini, pro9Ìegue per tutte le mura del
giardino , sino alla salita che conduce a
detto portone col lavatoio, si deve a Be-
nedetto XIV. L ingresso principale del-
la piazza ha innanzi il suolo in forma di
padiglione a cordonata con liste di gra-
nito nel mezzo; il padiglione è cbiuso al-
l'intorno con 24 colonne basse di grani-
to rosso. L'ardiitettura della porla è di
Bernini, e consiste in due colonne ioni-
che di cipollino, le quali sorreggono un
gran frontespizio tagliato nel mezzo, e nei
lati sonovi le statue di marmo giacenti
de' ss. Pietro e Paolo, la prima scolpita
da Stefano Maderno, l'altra da Gugliel-
mo Bertolot. Sull'arco della porta in car-
tella di marmo bianco si legger Panini
V. P. il/. A. MDXK Pontif. XI. Simi-
le iscrizione, collo stemma di marmo di
questo Papa , è pure sopra 1' altro suo
portone grandioso. Per di sopra al fron-
tespizio è la gran loggia di travertino con
pilastri ai lati , sorreggenti un frontone
ch'elevasi sino al cornicione, e nel cui
timpano è situata la statua di Maria Ver-
gine col divin Figlio in grembo, opera in
marmo di Pompeo Ferrucci. Da questa
: il Papa benedice il popolo, e dal
l8a3 vi si annunzia il nuovo Pontelìce,
dopo la demolizione del muro con cui vie-
ne chi usa pel conclave. Di soprasi è detto
che già nel i65o dalia loggia il Papacom-
partiva la solenne benedizione. N ' I
Alacri, che nelle vile de' Papi s incontra
spessoil vocabolo Menianum (o Podiumì
poggi uolo) per edilìzio che risiila fuori
del muro a guisa di ringhiera, dell
garmente migniano, da Meniocensoreche
Ini ventò e gli diede il nomi' ; celie da tale
ili
a£a PAL
luogo solevano dare la benedizione al pò-
polo. Dentro il portone a destra è la guar-
dia svizzera, a sinistra ilquarlierede'pom-
pieri , essendo il vasto cortile lungo i5o
passi e largo ^5, ossia lungo palmi 470
e largo 1 35. E circondalo da tre spazio-
sissimi portici aperti, girati in archi, e
sostenuti da gagliardi pilastri in traver-
tini; percorrendo il primo dell'ingresso, in
fondo trovasi a sinistra la scala per cui
si ascende alla cappella Paolina e ai due
appartamenti pontificii. Avvi altro por-
lieo di ironie in fondo al cortile, più al-
to e chiuso con bussole e cristalli, il qua-
ledà passaggio agli appartamenti del car-
dinal Segretario di stalo e sua segreteria
(prima in vece di questa vi abitava detto
cardinale, e l'attuale sua abitazione a si-
nistra l'occupava il cardinal segretario
àe\31emoriali) a destra, come pure fa ca-
po alla scala a chiocciola in colonne d'or-
dine dorico, per cui si ascende all'ap-
partamento pontifìcio per la via segreta,
ed a quello già detto de' principi. Sopra
quest' ultimo portico si alza un secondo
ordine di pilastri d'ordine ionico con 5 ar-
cate con balaustre etelari con lastre; sul-
la sua cima vedesi il grande orologio, or-
nato con intelligenza e buon gusto, co-
me osservò il Cancellieri nelle sue Cam-
pane : di sotto è il descritto musaico col-
la Beata Vergine. Gli altri tre portici, co-
me spaziosissimi e coperti con volte, sos-
tengono gli appartamenti pontifìcii; quel-
lo verso tramontana ha di sopra nel mez-
zo un' ala di attico fìnestralo, nell' altro
verso settentrione trovasi la scala magnifi-
ca a due ampie rampe, di cui già parlai. Al
ripiano delle seconde rampe, una condu-
ce all'antico grande ingresso dell'apparta-
mento detto de'principi,per quelli che vi
furono alloggiati, ed all'abitazione del se-
gretario de' brevi a'principi (già di quel-
lo delle lettere latine), l'altra mette alla
sala regia. In questa, oltre quella d'in-
gresso, sono 5 porte, due a sinistra, del-
le quali una dà comunicazioue all'abi-
tazione della famiglia palatina, l'altra al-
PAL
l'appartamento del maggiordomo, peri)
ordinariamente chiuse; delle tre porte a
destra, la i.a dà ingresso all'appartamen-
to pontifìcio già detto de' principi, la 2/
all' altro appartamento pontifìcio corri-
spondente alla piazza; la 3. a alla cappella
Paolina, la quale in un alla sala descris-
si al luogo suindicato.
L'ingresso del primo appartamento è
una lunga galleria con finestre dal lato
del cortile : ivi sono il decano coi pala-
fi enieri, sediari e dragoni ordinanze. Se-
gue la sontuosa sala, già ingresso accen-
nato, ove talvolta si tiene il concistoro
pubblico, con 1 G finestre dal cortile e dal
giardino, dai quali lati rispondono le se-
guenti tre stanze. Sull' architrave della
porla minore, la marmorea iscrizione di-
ce come Gregorio XV I ridusse questo ap-
partamento per uso de' Papi, le sostru-
zioni e decorosi abbellimenti operativi.
Ivi sono i gendarmi di palazzo. Prima c-
ravi uno sfondalo con prospettiva attorno
di sotto in su perfettamente inteso e la-
voraloda Agostino Tassi. In mezzo è an-
cora l'arma di Paolo V sostenuta da due
angeli, e nel giro della prospettiva posa-
no diverse ligure che rappresentano va-
rie virtù, di Orazio Gentileschi. Si legge
nel Venuti, Roma moderna, p. 2 38, che
Innocenzo XII fece trasportare in questa
grandiosa sala dal portico superiore Va-
licano, per decorarne le pareti , i carto-
ni di storie sagre, fatti da Andrea Sacchi,
Pietro da Cortona e Ciro Ferri pei mo-
delli dellecupole inferiori di detta basilica.
Segue la prima anticamera con due belli
quadri a olio di prospetti va del lìombelli,
rappresentanti, uno l'interno della basili-
ca di s. Paolo fallo eseguire da Gregorio
XVI, tanto eminentemente benemerito
di quel splendidissimo tempio, l'altro l'in-
terno della basilica di s. Pietro, dono fat-
to da quel Papa al palazzo apostolico con
testamento olografo, col quale pure lasciò
al palazzo gli altri Ire quadri di cui fa-
rò parola : in questa anticamera sta la
guardia palatina. Nella seguente stanza
P A L
in fondo è l'ingresso alla cappella dell'An-
nunziata di Paolo V, che descrissi al ci-
tato volume : in questa stanza vi è una
raccolta di eccellenti quadri di rinomati
autori, fra' quali si distinguono come ca-
polavori dell'arte: la Risurrezione del Si-
gnorerii YVan-Dych; la Madonna col Bam-
bino di Guido Reni, già di s. Maria Mag-
giore ; Saulle e David del Gennari, bra-
vo scolare del Quercino; la disputa di Ge-
sù coi dottori di Caravaggio; due quadri
del Bassano pregievoli, ed altre pitture
di merito. In questa stanza dimorano i
bussolanti. Nella seguente stanza delle
guardie nobili , è un quadro del Garofa-
lo , rappresentante Augusto colla sibilla
Tiburtina, e l'arazzo di Paris tratto dal-
l'originale di Paiol, clono di Leone XI i,
che l'avea ricevuto da Carlo X, e rappre-
sentante s. Stefano vicino ad essere la-
pidato, con molle figure. La grande stan-
za oblunga che viene dopo con nobile ca-
mino, parata di damasco rosso con tro-
no , ha sull' alto un fregio in bassorilie-
vo, in cui si esprime il trionfo di Traiano,
in seguito mutato in Costantino, lavoro in
plastica stimalo, dello scultore cav. Car-
lo Finelli : (piesta serve di anticamera d'o-
nore, di sala per udienze pubbliche, per
concistoro segreto, per darvi la berretta
ai cardinali, per l'esame de' vescovi e con-
gregazioni avanti il Papa. Qui incomin-
cia il superstite primario edilizio di Gre-
gorio XI II, le cui stanze guardano il gran
cortile, il giardino dal lato del nicchionedi
Clemente VI II, ed il cortile detto della Pa-
netteria, per la distribuzione delle parli
<ìi paniche ivi si facevano, di che tenni
proposito a Palazzi pontificii , parlan-
do delle parti palatine di pane e vino. Non
esistono più gli antichi soffitti ricchi d'o-
ro e fregi, dipinti nobilmente con istorie
e figure nella maggior parie del cav. d Al-
pino, che in una cappelletta, non più esi-
liente, eziandio colorì alcune storie di s.
Gregorio I. Di questi ornamenti, affreschi,
fregi, quadri a olio, e di un Ecce IFomo,
che dicefali dell Albano, se ne fa inctuo-
PAL ^43
ria nella Rama sacra e moderna di Pan-
ciroio, accresciuta dal Posteria, nella de-
scrizione di questo palazzo. Nel voi. IX,
p. 161, ricordai il detto Gesù coronato
di spine, e trattai della cappella segreta
ov' era, demolita dai francesi nella ridu-
zione dell'edifizioa palazzo imperiale. Do-
po la memorata grande stanza oblunga,
che chiamasi pure anticamera d'onore,
si passa all'anticamera segreta, luogo del
prelato maestro di camera ede'camerie-
ri segreti. In questa camera parata di da-
masco rosso, in alto si vede un fregio io
plastica, bassorilievi del cav. Massimilia-
no Laboureur, e nella volta il cav. Tom-
maso Maria Conca vi dipinse a olio Co-
simo de Medici , che accoglie i dotti di
Costantinopoli; nelle pareti vi è il quadro
indiano, dono di Gregorio XVI, che de-
scrissi nel voi. XXXIV , p. 2 1 6, 2 1 7 e
219. L'anticamera segreta, oltre quella
d'ingresso, ha tre altre porte, una mette
alla camera particolare di detto prelato
con soffitto antico (nel cui passetto è la sca-
la per scendere in giardino con porla in-
controalla cisterna); la 2.» alla loggia chiù*
sa o galleria sotto l'orologio, mentovata
di sopra, la cui porta è l'ingresso a que-
sto appartamento della scala a chioccio-
la, la quale loggia anticamente era aper-
ta, poiché esistono le finestre, che danno
lume ad un grandioso salone, ove sono-
vi alcune decorazioni di pittura e le fi-
gure di tutte le provincie del dominio
temporale della chiesa romana. Questo
salone situato propriamente sotto l'oro-
logio, ha 4 porte con stipiti di giallo an-
tico (quelli delle altre sono di granito o-
rientale rosso nella più parte , di verde
antico, di rosso antico, di marmo bian-
co; (piasi tutte le porle sono di mogano,
e le bussole di damasco rosso con trine
d'oro) : una mette alla detta loggia chiu-
sa o galleria, ove quando il Papa riceve
particolarmente, vi sono gli scopatori se-
creti ed i palafrenieri ; altra è di contro
alla stanza, ove una collezione dì qm-
dri ; quella a sinistra conduce alla stau-
a44 P AL
za con parato rosso ; chiusa è quella a
destra, ma dal lato destro ha il piccolo in-
gresso segreto del la camera d'udienza. Ri-
tornando all'anticamera segreta, la terza
sua porta introduce alla stanza dell' u-
dienza, ordinaria dimora del Papa nel-
l'estate. Questa magnifica gran camera
lia il pavimento di bei marmi con mu-
saico antico in mezzo, postovi da Grego-
rio XVI, bardielio alto di marmo bian-
co, superbo camino simile ( fatto dai fran-
cesi come altri abbellimenti) con quattro
eleganti colonnine, tra le quali sono due
belle statuine di re prigionieri e basso-
rilievi con emblemi militari. Sopra que-
sto camino è il grandioso quadro in a-
razzo di s. Stefano protomartire, con de-
corosa cornice dorata e stemmi di Gre-
gorio XVI, di cui è dono, il quale lo ri-
cevette dal re Luigi Filippo, ed ivi lo pose.
Le pareti sono coperte di damaschi ros-
si, con baldacchino sotto cui siede il Pa-
pa allo scrittoio. In aitosi ammira il bas-
sorilievo in plastica del comm. Tborwald-
sen celebre scultore che vi effigiò l'ingres-
so di Alessandro Magno in babilonia ;
nella volta Andrea Corsi rappresentò a
olio Napoleone sotto l'efligie di Traiano
che dispensa i regni. Seguono due stanze
con sofìilli e fregi, coi fatti dell'Iliade ed
altri ornati : nella i .n è un trono, ove nel-
1' inverno il Papa regnante riceve le si-
gnore, che nelle altre stagioni ammette
al bacio del piede in giardino. Viene do-
po la i.3 una grande enobile stanza, con
loggia rispondente al giardino, donde si
gode 1' imponente veduta della città : è
parata di drappo rosso vellutato con a-
rabeschi, essendovi sopra V elegante ca-
mino di granito rosso l'arazzo del s. Re-
migio vescovo, dono di Leone XII che
1' ebbe da Carlo X. Nella volta Pelagio
Palagi o Palazzi dipinsea olio Giulio Ce-
sare in alto di dettarea quattro amanuen-
si indiversi linguaggi; ma l'effigie di quel
grande è quella di Napoleone. Viene ap-
presso un gabinetto accomodato per Fran-
cesco I, e vi soleva iu certe ore dimora-
PAL
re Gregorio XVI, dal quale per un ele-
gante anditello si può salire ne' mezza-
nini abbelliti da detto Papa e da Inno-
cenzo XIII. Appresso al gabinetto è una
nobile stanza con stipiti di rosso antico e
vaga volta, ove dormì il nominato im-
peratore. Siegue una gran camera di for-
ma oblunga, con prezioso camino di por-
lido rosso : questa è dipinta di colore ver-
de, decorandone le pareti diversi buoni
quadri, fra' quali primeggiano i ss. Pie-
tro e Paolo di fr. Bartolomeo, di cui fe-
ci parola nel voi. XLV, p. 2 3y; una Ma -
donna di Guido Reni ; la sacra Famiglia,
del Baltoni ; s. Giorgio a cavallo , del
Giorgione, e s. Bernardo di fi*. Seba-
stiano del Piombo, ivi posto da Gregorio
XVI, che l'ebbe in donativo dal cardi-
nal Tosti e poi fece incidere. Proseguen-
do il cammino si entra nella stanza ove
pranzava Francesco I, e al presente il Pa-
pa che regna ( che a tale elFetto fece n-
prire una comunicazione colla credenza
e cucina ): ha bel camino e trono , con
pareti abbellite di damaschi rossi. Dalla
loggia coperta sporgente in fuori, soglio-
no i Papi vedere I illuminazione della cu-
pola Vaticana e dare il segno per l'incen-
dio della girandola (sulle quali può ve-
dersi il voi. XXVI II , p. 73 , 74, 7$),
facendo presentare fuori della finestra dal
decano una torcia di cera accesa, cui se-
gue l'innalzamento di due razzi e Io spa-
ro de' mortai i che si fa dagli svizzeri per
segnale al Castel s. Angelo. Termina l'ap-
partamento denominato prima dei prin-
cipi, colla seguente camera, le cui pareti
sono coperte di damasco cremisi, doli-
le per una piccola galleria o passetto si
comunica coll'allro appartamento papa-
le che vado a descrivere.
Dissi che nella sala regia, a destra del
suo ingresso nella a." porta vi è quello
del pontificio appartamento che guarda
la piazza. La 1.' sala di questo è segui-
ta da altre 5 stanze, le cui finestre so-
no nel cortile incontroall'orologio, aven-
ti iu alto fregi con pitture a fresco, come
p a l
ne sono decorate le volle, eseguite da dif-
ferenti artefici, massi me da Pasquale Ca-
ti di .lesi (dice il l'osteria che a suo tem-
po si vedeva la piccola stanza contigua
alla sala regia, dipinta con singoiar stu-
dio da Antonio Caiacci), ina nella volta
agli stemmi di Paolo V furono sostituiti
quelli di Pio VII ristoratore dell'appar-
tamento, cui ora furono surrogati quelli
del regnante Pio IX, per l'abbellimento
di recente eseguito. Entro la 3.' stanza
vi fil già una .Natività ti' autore ignoto,
e nella j.' la Cena del Signore di Lan-
franco, assai stimala, benché non semini
finita. Nell'ultima stanca è una porta che
conduce ad un elegante stanzino o coret-
to rispondente alla gran cappella Paoli-
na, decorato di stucchi a oro e pitture
a colori, ritrovato di recente : fu ornalo
solto Paolo V, come vedesi dallo stem-
ma , e in i\im bassorilievi di stucco sono
rappresentati .Musò che fa scaturire l'ac-
qua,ed il Redentore die allìda il gregge a
s. Pietro. Sembra che abbia anche servi-
to da cappella privata, ed il finestrino ri-
spondente alla cappella Paolina è mura-
to. Il Papa Pio IX restaurò ed abbellì la
suddetta sala dei palafrenieri, ove fece il
pavimento alla veneziana, e seguenti quat-
tro stanze, delle quali le due prime con
intonaco alle pareti di scagliola, con a-
naloghi zoccoli e sguinci, le cui volte, co-
mealle altre due che conducono alla log-
gia, ebbero dipinte le tolte dal Mantova-
ni e dall'Angelini, con diversi ornali e do-
i iiui e, nuovi parati di damasco e nell'ut*
tima con arazzo. Dopo (paste stanze vi
è quella della loggia per le benedizioni,
che a sinistra ha la porta che introdu-
i i alla (appella Paolina, a destra una «tau-
rina clic serve di sagrestia, ove i novelli
Papi appena eletti, deposti gli abiti cardi-
nalizi, assumono i pontificii. In queste due
e. micie Gregorio XVI, Come amatore
delle belle ai ti e delle cose antiche ih pre-
gio, collocò sulle pareti, come tanti qu I
iln con cornici dorate, i preziosi para-
menu d'arazzi finissimi di Clemente \ III.
P A L 45
i cui tessuti paiono miniature , che ser-
vivano nelle funzioni del giovedì santo,
come feci cenno nel voi. Vili, p. »q ' ed
altrove. Tanto nella stanza della loggia,
che nella stanzina fece i pavimenti alla
veneziana, ed adorni) le volte con pilline
nei tondi degli stucchi. Dalla >. 'delle me-
morate stanze, per un elegante passetto,
ora eziandio restaurato, si entra nella pri-
ma delle tre grandi sale, ridotte tali dai
francesi, poiché in avanti l'urinavano u-
na sola galleria, veramente sontuosi e
sorprendente per le sue profuse decora-
zioni, ampiezza, altezza e lunghezza , e
per aver finestre dal lato della piazza e
del cortile , le quali sono però coperte
dagli arazzi ; questi poi furono rimossi
ora dalla 3.a e vi è il solo damasco ros-
so. Le pitture a fresco dell'aulico e nuo-
vo Testamento, al modo superiormente
dichiarato, come il soffitto intaglialo e
dorato, si devono ad Alessandro VII, che
il tutto fece eseguire nel iti "ili, mentre
la peste infuriava con istrage. NI i i soffit-
ti furono rinnovati dai francesi con du.i
roscuri, quadri edorature edanco in parte
da l'io VII" decorarono poi le pareti dei
tramezzi, con che divisero la galleria io
tre differenti sale, mediante grandi qua-
dri a olio ed a tempra di argomento pro-
fano, che furono tolti da Pio IX e man-
dati al palazzo Lutei anense, laonde fra
parentesi ne farò menzione per memoria.
Si deve pure all'epoca imperiale fran-
cese gli stipiti ih granito rosso, le bussole
di mogano, ed i camini di nobilissimi in ir-
mi , nonché altre significanti variazioni.
In queste tre magnifiche stanze, oltre al*
tri mobili, sonovi alcuni superbissimi va-
iti di porcellana della Cina e del Giap-
pone a colori, d'un i straordin iri » gran-
dezza, i quali limitivi collocati da Bene
dello \l \ ; diversi hanno basi doi I
Menimi pontificii, anzi nella prima del-
le suddette 1 .stanze sonovi altri grandio-
si vasi cinesi, ma di miuor pi< g o I . i i
■ala ( pinna cravi il quadro della balla-
glia delle Termopili >!<l «.v» Giacomi
246 PAL
Conca), detta del concistoro segreto, do-
ve per le funzioni delle cappelle si pone
il Letto de paramenti {P .), ha le pareti
fregiate con bellissimi arazzi di Francia,
lavorati in tempo di Luigi XIV. La pa-
rete in fondo ha un affresco in cui Fran-
cesco Mola da Lugano espresse Giusep-
pe ebreo riconosciuto dai fratelli. Nell'o-
vato della i .a finestra da mano dritta scor-
gesiMosè al roveto ardente, di Gio. Fran-
cesco Grimaldi bolognese, e nello spazio
tra le due finestre, il passaggio del ma-
re Rosso eseguito dagli ebrei, di Giovanni
Miele. Inoltre il bolognese Grimaldi con-
dusse entro l'altro ovato della finestra
gli esploratori della terra promessa. Isac-
co e 1' angelo nell' opposto lato è opera
dello stesso pittore, come lo è 1' altro o-
valocou Giuseppe ebreo venduto dai fra-
telli ; il quadro di mezzo esprimente l'in-
contro di Giacobbe con Esaù, fu colorito
da Fabrizio Chiari. Pio IX ne rinnovò il
solfato com' era l'aulico, decorandone i
fondi con ornati, nel mezzo essendovi il
di lui stemma; restaurò il fregio e le pit-
ture. La 2.a sala, denominala delle udien-
ze, è ornala più magnilìcamente della pre-
cederne; le pareti sono coperte da alcu-
ne delle più belle tappezzerie di Gobelins,
già delle Tuilleries, donale da Napoleo-
ne a Pio "VII, come dissi ne' voi. IX, p.
5o, e XVII, p. 227. Le storie a fresco di
Susanna e di Ester che si vedono in que-
sta sala, sono di buona maniera. Sopra
la parete destra, fra le pitture a fresco ,
scorgesi il gran quadro della battaglia di
Giosuè che arrestai! sole, di Guglielmo
Cortesi detto Borgognone. Gedeone che
cava la rugiada dalla pelle, è dipinto di
Salvatore Rosa ( prima eravi il quadro
moderno a olio dello spagnuolo Madras,
collocato incontro alle finestre, rappre-
sentante la pugna fra Achille ed Et-
tore pel cadavere di Patroclo). Isella pare-
te incontro osservasi l'arca di Noè con di-
verse specie d'animali, colorila dal tede-
sco Gio. Paolo Scor e lodalo lavoro. Nel
mezzo il sagrilizio d' Abramo figuralo con
PAE
energia, è di Giaunangelo Canini roma-
no ( pi ima le due minori pareti rima-
nevano abbellite da due dipinti moderni
a olio : uno esprimente Orazio Coclite
combattente sul ponte Sublicio, ed è mol-
to bella composizione di Luigi Agricola;
1' altro nel lato opposto figurava il trion-
fo di R.omolo vincitore del re Acrone, e-
seguito da M. Ingres, da ultimo direttore
dell'accademia di Francia in Roma ). Pio
IX fece risarcire il soffitto e restaurare le
pitture a fresco, non che il fregio.
La 3.a sala chiamala delle congrega-
zioni, in cui il Papa, prima che Gregorio
XVI accomodasse l'altro appartamento,
soleva ricevere, ha pavimento di bei mar-
mi e pregiati musaici antichi, nel resto
adorna con più splendidezza delle altre.
Tra le antiche pitture superstiti, a ma-
no dritta vi è il giudizio di Salomone di
Carlo Cesi; la storia del re Ciro in gran
quadro, l'Annunziazione in ovato, sono
lavori del romano Ciro Ferri. A sinistra
vedesi in ovato la creazione di Adamo,
e in altro il sacrifizio d'Abele, di Egidio
Scor fratello del nominato. Il quadro
grande con Dio Padre che scaccia dal
paradiso terrestre Adamo ed Eva, è del
Canini lodato. La parete del fondo, ove
era collocalo il trono, al presente posto
incontro alle finestre in luogo del cami-
no, è decorata dalla pittura di Carlo Ma-
ratta, che vi rappresentò con molte figure
la Natività del Signore, già incisa da Gio.
Rallista Poilly, di recente scoperta (colla
rimozione di uno de'lre moderni quadri
a tempera che ivi erano, rappresentanti
Traiano che riceve il disegno della ba-
silica Ulpia e foro Traiano: due di que-
sti quadri i francesi aveano posto sopra
parete antica, poiché come notai, gli al-
tri servirono d'abbellimento ai tramezzi
da loro innalzali). Si apprende dal citalo
Posteria, che in questa galleria Lazzaro
Baldi vi colorì David che uccide il gi-
gante Goliat ; che in ovato Egidio Scor
\i figurò il diluvio universale; e che le
ligure e ornamenti di chiaroscuro che
PAE
tramezzano i descritti dipinti furono con-
dotti dai pennelli del Chiari, del Canini,
del Cesi e di Egidio Scoi-; i paesi e pro-
spettive con colonne e vedute, essere
lavori di Gio. Francesco bolognese e
Gio. Paolo Scor: va avvertito che i pae-
si ed i chiaroscuri furono cancellati dai
francesi nella loro amministrazione. Fio
IX volle risarcito il soflìlto e le pitture
a fresco, dipinto di nuovo il fregio con
ornati e figure a chiaroscuro, rappresen-
tanti le Virtù, eseguite dal cav. Minardi;
intorno poi al quadro della Natività fe-
ce dipingere dal Cav. Coghetti quattro
angeli. Lateralmente alla Natività di Ma-
ratta sono due porte; da quella a sinistra
guardando tal pittura si passa alle ca-
mere particolari del Papa, da quella a
destra entrasi in una piccola galleria di-
pinta a tempo d' Urbano Vili con le
principali fabbriche e restauri eseguili
nel suo pontificato, con belle prospettive
e ligure di Gio. Francesco Grimaldi bo-
lognese ( eccellente prospettico, architet-
to, figurista e intagliatore), come l'inter-
no della basilica Vaticana, il suo porti-
co, la chiesa di s. Bibiana, quella de' ss.
Cosma e Damiano, ed altre. Al termine
di questa galleria prima eranvi gli scopa-
tori segreti, ed ora è di passaggio, e tro-
vasi la porta che mette alla camera d'u-
dienza, già anticamera segreta e da pran-
zo : a destra si passa alla piccola cappel-
la eretta da Pio VII,chedescrissi nel voi.
IX, p. 160, il cui altare ora si è chiuso
con sportelli, servendo di camera per gli
scopatori segreti ; quindi per altra camera
si passa alla porta d' ingresso della sca-
letta segreta che risponde alla scala a
chiocciola. La prima camera particolare
del Papa è un elegantissimo gabinetto
con bardiglio di marmo bianco, parato
rosso, e trono, sotto di cui è lo scrittoio
pontificio : la volta è vagamente deco-
rata d' innumerabili figurine bellissime,
edin mezzo (quello ch'eravi prima a olio
è stato trasportato nel palazzo Latera*
nense) un dipinto tondo di Giuseppe Man-
PAE »47
no con allusione al Pontefice Pio IX, cioè
Dio in gloria sul monte Gabaon, che
avendo infuso la sapienza a Salomone,
questi gli offre sull'altare mille ostie di
riconoscenza. Nella 2/ camera parata di
rosso dorme il Pontefice : per volere del
Papa che regna nel nuovo soflìtto il lo-
dato artista rappresentò nella volta l'ar-
cangelo s. Michele, in atto di protegge-
re la Chiesa e il suo vicario, minaccian-
do a uu tempo il demonio sotto forme
di dragone ch'è precipitalo negli abissi;
fu fatta la cornice di stucco all'imposta
della volta con ornati lumeggiali in oro.
Segue la 3.a di passaggio, di dietro vi
è il letto del i.° aiutante di camera, per
disposizione di Leone XII, ivi dormendo
prima i Pontefici. Quindi si entra nella
camera d' udienza , memorabile per la
cattura fattavi di Pio VII, nobilmen-
te decorata con eleganti restauri da Pio
IX : le pareli sono coperte di velluto ros-
so contratagliato, e sotto il trono è Io
scrittoio del Papa; la finestra incontro
ostata chiusa, e nella parete si ammira
il quadretto di superbo musaico in pie-
tra dura, rappresentante l'angelo che an-
nunzia il mistero dell' incarnazione alla
Beata Vergine. 11 camino è di nobili
marmi, come lo è il pavimento, di cui
parlai nel voi. IX, p. 137. Sopra i 4
vani delle porte, DellaBitta con plastica
vi eseguì in bassorilievo la Concordia, la
Foltezza d'animo, la Speranza in Dio,
l'Istruzione morale. 11 quadro che deco-
rerà il mezzo della volta , rappresenta
Gesti Cristo che prodigiosamente si sos-
tiene sospeso in aria, nell' alto che i giu-
dei, istigati dai farisei, lo spinsero dal -
l'orlo della rupe acciò perisse. Aven-
do Pio IX ordinato al cav. Overbeclt
un quadro che ricordasse detto arresto,
l'esimio dipintore concepì tal concet-
to che sta eseguendo egregiamente Nei
quattro tondi della sless.i tolta l'Àque«
ni colorì la Carità, la Fortezza, la si
pienza e la Giustizia. Gli ornati sono
opcie del Bisco. Nel basamento sotlo 1
248 1J A L
pilastri sono gli slemmi di metallo dora-
to di Pio IX, al quale alludono i basso-
rilievi e le pitture. Da questa camera si
ha comunicazione per una piccola galle-
ria all'ultima camera dell' appartamento
opposto detto de'principi, e parala di da-
maschi cremesi esummentovata: anche
quest'altra galleria sotto Urbano Vili fu
dipinta come la precedente con opere al-
lusive al da lui operato, ed oltre il Gri-
maldi vi lavorò ancora Agostino Tassi
o Buoncompagni buon pittore; si ve-
dono l'armeria pontificia, la galleria ab-
bellita, che Gregorio XIII lece al Vati-
cano, campi di battaglia e piante di for-
tezze. Essendo ora state contornate con
cornici di legno clorate, le dette pitture
al muro sembrano quadri, essendo il re-
sto delle pareti coperte di damaschi ros-
si. Dalle porle della prima galleriola si-
ilo alla seconda, e da quelle delle camere
domestiche pontificie inclusi vamen te al-
la camera d'udienza, l'erezione forse si
deve a Clemente Vili ; certo è che il no-
bile sollìlto di legno portava i suoi stem-
mi. Però Paolo V volle dimidiare 1' al-
tezza di queste quattro stanze e due gal-
leriole, per formare camere più raccolte
per dimora de'Pontefìci, ricavandoci al-
trettanti mezzanini, la cui porla e sca-
letta sta nell'intercapedine di quella che
snelle al gabinetto. Il regnante Pio IX
ha nobilmente ridotto questi mezzani-
ni per la sua libreria, ed ha magni fìca-
mente adornato le descritte camere do-
mestiche. .Nell'inverno ricevendo il me-
desimo in della restaurala camera, ecco
il giro dell'appartamento per umiliarsi
alla di lui udienza. Per la scala a chioc-
ciola si entra nella loggia chiusa o galle-
ria sotto 1' orologio, ov' è il decano coi
palafrenieri ed i dragoni ordinanze; indi
si prosiegue nel grandioso salone conti-
guo, in cui sono i gendarmi; si entra po-
scia nella gran camera oblunga dipinta di
colore verde con raccolta di quadri, in cui
dimorano i bussolanti e la guardia pala-
tina; si passa alla camera da pranzo, ove
PAL
sono le guardie nobili, indi nella came-
ra parata a rosso, in cui, come anticamera
d'onore, sonovi i camerieri di lai specie,
servendo l'annessa piccola galleria d'an-
ticamera segreta, e perciò luogo del mae-
stro di camera e camerieri segreti. Nella
sera poi e ne' giorni di private udienze,
dal salone si passa subito neil' anticame-
ra d'onore. Tutte queste particolarità e-
rano indispensabili accennarsi, pei tanti
articoli relativi, pei diversi mutamen-
ti operali, e perchè tutto ciò che riguar-
da il sommo Pontefice, singolarmentela
sua ordinaria residenea, interessa tutte
le nazioni.
Hi tornando nel vasto coi tile e passando
in quello lunghissimo degli svizzeri, esso
è formato dal muro minore del giardi-
no pontificio e dalla fabbrica delle abi-
zioni degli svizzeri e della famiglia palati-
na. In fondo per alcuni scalini si ascen-
de ad un ripiano che introduce ali abi-
tazione delta del segretario della cifra e
altri, il quale fondo prima aveva dipin-
ta una prospettiva con colonnato, come
il vicino fonte de delfini, che anticamen-
te gettavano acqua, avea pitture a guaz-
zo con aria e figure boscareccie. Clemen-
te XII, pei bisogni spirituali della guardia
svizzera pontifìcia, al piano di detto cor-
tile, contigua al palazzino da lui eretto
e terminando il braccio della fabbrica da
esso compita, edificò una chiesuola al
beato Nicolò de Fine loro protettore. Que-
sta ha due svelte porle che servono al-
l'ingresso, obbligale a cosi costruirsi per
non declinare dall'ordine degli archi dei
con idori che sopra vi sono. La chiesi na
è ricca di stucchi con diversi pilastri,
capitelli, membretti e sfondi riquadrati
d'ordine Corinto, ed ha di faccia l'altare
col quadro del b. Nicolò vestito con to-
naca francescana, in atto di estinguere un
incendio, buona pittura di Sebastiano
Ceccarini, con cornice e rabeschi di fio-
ri, e con due angeli nel frontespizio, che
sostengono una corona parimenti di bo-
ri. Questo altare privilegialo ha balau-
PAL PAL »4g
sitala di legno, con ciborio ci i ninnilo, Natale. Fu Innocenzo X che con decre-
sopra il quale venerasi una divota im- to de'ai novembre 1 648 approvò il cu 1-
magine della 15. Vergine del Buon Con- to immemorabile del b. Nicolòde Fine,
tiglio col divinFiglio. Fuori della balau- che in italiano si direbbe della Rupe,
slrata sono lateralmente due confèssio- nato a' »o marzo 1 4*7 in Sasler, nel can-
nali di noce incassati nel muro. Nella tone di Unterwalden, da antichissima fa-
volta vedonsi due affreschi, uno grande miglia svizzera, pastoie di professione,
col beato in gloria con angeli, nell'altro morto d'anni 70 a'3 r marzo 1 {.87 (nel
minore altri angeli tengono emblemi di qual giorno si celebra la sua festa), a veni
penitenza. Nel n.° 2780 del Diario di do passato 22 anni senza veruna sorte
Roma 1 73 5 si legge, che sabato ?. 1 mag- di cibo né bevanda (come attesta Lem-
gio nel pontificalo di Clemente XII, mg/ bei-lini, De canon, ss. lib. ?., cap. 1 .{,
Gio. Battista Gamberucci, arcivescovo 11. " 1 3), dopo che nel i.jiiS erasi «epa -
d'Amasia inparlibus e prefetto delle ce- rato dalla moglie, da cui aveva avuto
rimonie pontificie, benedì solennemente dieci figli. La vita di questo servo di
la nuova chiesa della guardia pontificia, Dio, il quale nella Svizzera è in gran \e-
iu onore del b. Nicola de l'Ine eremila uerazione, la scrissero: Enrico Lupolo,
svizzero, e consagrò il nuovo altare della Vita Nicolai de Saxo crcmilac, l'iibur-
medesima, entro di cui ripose le reliquie gi 1G08. Gioacchino Eicbornio, Rosdra-
de' ss. Bonifacio, Clemente e Vittorino, chii i(ii3. l'etri Hugonis (gesuita sviz-
quali erano stale esposte dal prelato la zero), VilaacresgesiaevenerabilisNico-
sera precedente e lìiltevi le consuete vi- lai de Rupe Sàxulae in Helvetia , brevi
gilie. A destra dell'ingresso della chiesi- commentatio comprclicnsae in Aclis ss.
na vi èallra minore cappella e aitare Bollane, die 22 marlii, t. 3, p. 3o8, j.3g:
con quadro rappresentante la Beata Ver- fu stampata pure in Buina nel i<>Jo e
giue col Bambino, ed i ss. Gio. battista, nel i(>"i. I'. L. de Bau le vai, / rie da
Gioacchino ed Elisabetta, bel dipinto bienheureux f fere Nicolas de la Roche t
della scuola del Vasari : inoltre vi è io hermite de la l'alleai Uterwaldtcanton
venerazione un quadrello del Cuore di de la Suisse, Strasbourg i"3~.
Gesù. Dal lato dell'epistola la porla con- Nello stesso cortile degli svizzeri è il
duce in sagrestia, A sinistra poi della porta nobilissimo giardino pontificio. Nel mes-
si' ingresso è uno stanzino oblungo in cui zo trovasi il principale ingresso con cau-
si suona la campanella, avente in londo cello di ferro, essendo lateralmenlea ri-
mila parete e in alto un antico affresco dosso del muro esterno due fontane per
dipinloal murocoil'eflìgie di Maria Ver- uso degli svizzeri e palatini, 1 quali hanno
gine cun stella in petto e il divin Figlio pura il lavatoio in stanza pianici iena ;
in grembo. Quivi è il fonte battesimale, per uso degli svizzeri vie ancora l'osteria.
che si compone d' una base ili marmo Presso la fontana a sinistra di chi entra
bianco, d'un rocchio di colonna di ci poi- è l'ingresso minore del giardino, ove si
lino, con concadi pietra di portasanta trova il custode por li naro. Altro princi-
rossa,e sopra al coperchio l'Agnello con pale ingresso al giardino, munito pure di
croce di legno doralo, serve d'ornamen- cancello ih ferro, sta in fondo del pil-
lo. Il baltistei 10 si eresse dopo che beo- ino portico inconlro al gran portone del-
ne Xll dichiarò la cinesi parrocchia dui la piazza, il cui vestibolo ha pitture bo-
palazzo apostolico, in cura del prelato sa- scareccie, con uccelli, il tulio fatto rimo-
grista,ep. vice-curato, il quale ollìzia pu- dernare da Gregorio Wl; la porta poi
re nella chiesa, \i celebra la messa e le per le carrette resta nel cortile de la P« •
principali novene della Madonna e del nelteria. Il Papa vi discende per due i
a5o PAL
le, una dal lato dell'orologio, l'ultra da
quella della sala regia. Questo superbo
giardiuo è situato sul ripiano dell'antico
Collis Salutaris, a lato del palazzo pon-
tificio, ed ha quasi un miglio di circuito.
Tutta la superficie comprende il ripiano
o giardino, propriamente detto , ed i
contraforli. Il ripiano ha la forma ret-
tangolare di lunghezza dal nord al sud
di circa iooo piedi, e di larghezza dall'est
all'ovest di quasi 56o piedi. Le grandi
muraglie di recinto coslruite di cementi,
sono rivestite in tutta la interiore super-
ficie di muro vegetale. In questo a dati
intervalli sono incavate alcune nicchie o
spazii, ove si veggono o statue di marmo
o celli grotteschi versanti acqua in leg-
giadri bacini o vasi, e altri ornamenti.
11 giardino è assai maestoso e delizioso
pei suoi spaziosi, lunghi e ameni viali ;
passeggi comodi, ombrosi e coperti ; bo-
schetti e belle prospettive ; lunghissime
mura arboree di piante vive e verdi, di
bosso o mortella, buxus sempervirens, e
d'elee, quercus ilcx, i cui rami troncati e
tagliati uniformi, rappresentano anche
porte arcuale egualmente sempre verdi.
Di bosso sono altresì le folte spalliere
alte circa 3o piedi, tagliate a superfìcie
piane ed alte 7 piedi; dentro di esse si
coltivano alberi di frulli ed erbaggi; al-
tre con fioriture variale, e queste con
bordi della stessa pianta di bosso, uni-
formi e alti mezzo piede. Numerose sono
le spalliere o aranciere di cedri, limoni
e portogalli ; oltre i moltissimi e gran-
diosi vasi di terra colta con stemmi pon-
tifìcii ( i più antichi sono di Benedetto
XIV, i più recenti di Gregorio XVI) su
pilastri di pietra, con magnifiche pian-
te ubertose de' nominati e altre qualità
di questa specie di agrumi. Abbelliscono
il giardino busti di marmo su pilastri,
statue di marmo già della villa Cibo di
Castel Gandollo, ed altre sculture; di
marmo sono pure molti seditori. Sono
copiose d' acqua le fontane, le vasche e
lazze, piacevoli per la loro varietà e co-
PAL
me ben distribuite, con giuochi idraulici,
zampilli e scherzi bizzarri d'acqua. Le
piante e le fioriture sono collocate in
aiuole eleganti, con variati disegni, linee
simmetriche e forme ornamentali. Altre-
sì è copiosa la raccolta di parecchie cen-
tinaia di diverse specie di piante grasse;
come si ammirano piante rarissime, ed
anche cinesi, asiatiche, africane, ameri-
cane ed oceaniche. Per queste sonovi
serre o stufe calde o temperate, destina-
te a formare un estate artificiale anche
nel freddo dell'inverno, per conservare
e far vegetare le piante di climi più cal-
di ; essendo le piante con un solo cristal-
lo preservate dall'acqua, freddo, nevi e
geli. In somma in questo giardino, prin-
cipalmente pei singolari abbellimeuti e
miglioramenti di Gregorio XVI, si tro-
va tuttociò che può desiderarsi di va-
ghezza, di diletto, d' amenità e di ma-
gnificenza. Di sopra narrai il suo prin-
cipio e incremento, qui appresso ne ac-
cennerò le parti principali, essendo 1' a-
rea del ripiano divisa in due parli quasi
eguali, da un grande spazio quadrilungo.
Entrando nel principale ingresso del
giardino nel cortile degli svizzeri, impo-
nente è l'area che si presenta innanzi, ani-
mata nel bel mezzo dalla grandiosa fon-
tana, con ampia vasca rotonda, dal cen-
tro della cui bella tazza sgorga in alto
un grosso fiocco d'acqua, munificenza
di Gregorio XVI e disegno del Marli-
nucci. L'area quadrilunga è circondata
da mura arboree, ed in quella di fronte
un'apertura circolare contiene un colos-
sale busto marmoreo, che risalta mira-
bilmente. Prima dirò delle cose più im-
portanti che si vedono nella parte sini-
stra del giardino, indi della destra, poscia
de' contraforti e suo termine. L' edificio
del Caffeaus, che altri dicono Caffeaus,
Caffèhaus , Cqffthaos o Caffè-house ,
casino di delizia principesco, o come al-
tri vogliono casa destinata a bere il
cade, si deve a Benedetto XIV, ed al-
l'architetto cav. Fuga. Nel n.° 3 747 del
PAL
Diario di Rotini f^i *' 'cS3e c'lc> ^L*'
nedetlo XIV col rituale romano beliceli
privatamente i fondamenti di questa fab-
brica e vi pose la prima pietra, nellaqua-
le oltre alcune medaglie che dentro vi
furono collocate, venne inciso: Benedi-
dus XIV P. M. primarium liane la pi-
llali impostai die prima Augusti i- { r.
Pont. Attuo I. La Cact erigere a proprie
spese a comodo de' l'api, per poter ivi
unire al benefìcio dell' aria quello delle
privale udienze e trattamento di affari.
In fatti i Pontefici sogliono ammettervi
al bacio del piede anche le signore. A.
questo palazzino di ritiro, come lo chia-
ma il Venuti, Roma moderna p. 232,
si ascende per spaziosa scala, ed ha il
cornicione decorato di busti in marmo*
Esso è composto di un portico o vesti-
bolo o galleria, che dà l'ingresso a due
stanze laterali ornate di pitture e di stuc-
chi messi a oro. In quella a destra, dipin-
ta a giotteschi dal CoccioJini, avvi due
grandi quadri nelle pareti, rappresentanti
paesi, dipinti da Francesco Wan Blu*
ìnen fiammingo, soprannomalo l'Oiiz-
zonte. Nella volta Pompeo Battoni ef-
figiò Gesìi Cristo che dà le chiavi a
.s. Pietro, e ne' 4 ovati degli angoli gli
Evangelisti. Aerila stanza a sinistra Ago-
stino Masucci, scolare del Battoni, gel la
volta colorì in forma quadrilunga, il Si-
gnore alla pesca degli apostoli, all'alando
il gregge a s. Pietro, e ne' 4 «vat' degli
angoli i Profeti. I due quadri grandi rap-
presentanti la piazza di s. Maria M ig-
gioie e quella di Monte C'avallo, sono
di Gio. Paolo Pannini. Uscendo da que-
sto luogo verso il palazzo, nel lato di
Gregorio X11I e del giardino del cardi-
nal d Este, travati una vasta cisterna di
■equa potabile, pai terre con gianduia
arme pontifìcia di bordi di bosso, entro
della (piale con etto sempre formasi lo
■lemma del Papa regnante; e balaustra*
la di pietra, con simili piramidi, vasi e
con /amplili il' acqua, indi altra
balaustrata, edificata ila l'io \ I, sulle so-
PAL 2^i
tt ruzioni; da questo luogo si gode un ma-
gnifico e magico prospetto delle grandez-
ze di Roma. Retrocedendo a fianco del
palazzo, trovasi il laberinto di bosso, a-
venle l'impello un piccolo edilizio di Ur-
bino Vili, abbellito da Gregorio XVI,
il cui stemma è formato da vetri colorali
trasparenti nella finestra che illumina
1' elegante scaletta donde si ascende ad
una loggia scoperta. Si apprende dal ci-
tato \ enuti, che in questo luogo Be-
nedetto XI 11 eresse una cappelletta, e
da Giovanni Odazi vi fece dipingere al
muro la Beata Vergine, s. Douieuico, s.
Filippo Neri e altri santi, la qua! pittu-
ra esiste nella stanza d' ingresso. Dietro
a questo sito meritano menzione una
casetta a foggia svizzera eretta da Gre-
gorio XVI , ove fu posta un'aquila viva ;
un fonte rustico posto in antro grottesco,
con musaico, giuochi d'acqua e stemma
di Gregorio XIII, per cui il suddetto giar-
dino d'Este si estendeva a questa area;
ed il locale o recinto ove posero due gran-
di struzzi vivi, donati a Gregorio XVI
dal viceré di Egitto.
Ritornando all'ingresso del giardino,
dalla parte destra si passa ad ammirare
in vasta e decorata area chiusa da ornati
cancelli di ferro, e vivificata da due fon-
tane laterali, la grande serra o stufa di
ananassi, D /omelia ananas, tutta sontuo-
samente eretta da Gregorio XVI, il cui
nome è inciso ucl frontespizio: è alla
palmi 5o nel massimo, lunga qo, essendo
larga i\o, ed ha incavate 5 grandi nic-
chie, alle lunette delle «piali arriva il tet-
to di cristallo. La bellissima armatura di
ferro, pure fatta dal nominato Pontefice,
essendo stata posta in opera sotto il suc-
cessore Pio IX, il di lui stemma di in li-
mo venne collocato nel centro della I
lina di messo. Avanti questa a nai
ra, ve ne sono dai lati due piccole. Pro-
cedendo verso la destra s> osserva un
fabbricato «h Gregorio \\l,chc com-
prende le serre o stufe temperate,
varie camere, ove sopra regolari scaffali
25a P A L
sono disposti i vasi con piante rare e
straniere. S'incontrano altresì presso la
casa del giardiniere alcune rinchiuse o fre-
gidari, ove hanno asilo le numerose ca-
melie e altre piante. Più avanti nell'in-
verno si erigono capanne quadrilunghe
coperte di tetto e stuoie, per contenere
e coprire le piante di agrumi. Innanzi
a tpieste capanne si presenta all' occhio
un'immagine de'giardini cinesi o inglesi
per l' irregolare situazione degli oggetti,
tortuosità de' sentieri e natura degli or-
namenti; ma che siffatta forma di giar-
dini irregolari non è invenzione uè ci-
nese, uè inglese, ma italiana, lo afferma il
eh. Raro bel li, Invenzioni e scoperte ita-
liane leti. o,, e prova Ippolito Piudemon-
te , Dissert. sui giardini inglesi, e. sul me-
rito in, ciò deli' Italia ,Padova 1 8 1 8. Quin-
di trovatisi boschetti, cespugli, praticelli,
laghetti con piante acquatiche, pagoda
cinese e capanna campestre, decorata e
dipinta dal summentovato giardiniere,
il tutto formando un complesso che di-
letta e ricrea. Quindi urne con bassori-
lievi, cippi, vasche con pesci di varie tin-
te, uccelliere, magnifico orologio solare,
ed altri oggetti analoghi e leggiadri. Pel
viale delle serre temperate tornando in-
dietro , per un cancello di ferro si di-
scende per la cordonata agi' inferiori ri-
piani de'conlraforti ed orti, essendo le
mura del recinto vestite di spalliere di
agrumi, A sinistra si trova un grandioso
e pittoresco ninfeo con caduta d'acqua
in varie fogg'ie, chiamato fonte del di-
luvio, con piante che amano i luoghi
umidi e ombrosi. Quivi Gregorio XVI
fece situare i due leoni di marmo, di cui
parlai nel voi. XXV, p. 167 e 1 68 (co-
llie dissi di altri che tal Papa pose nella
fontana della Piazza di Termini, don-
ile, come rilevai a questo articolo, di
recente furono restituiti al giardino),
che Gregorio XI avea posto alla porta
del palazzo o basilica Lateranense,e Si-
sto V al suo fonte di Termini. (Munti al
piano del declivio si presenta un'urea cou
PAL
vastissima vasca ovale con pesci, decora-
ta di balaustrata con molte bocche d'ac-
qua ; a sinistra sono gli arconi e ricor-
date sostruzioni erette da Pio VI, cou
fonte: e finalmente di prospetto si vede
il maestoso nicchione fatto da Clemente
Vili, ed interamente ristorato da Gre-
gorio XVI, come rilevasi dai suoi stem-
mi. In questo nicchione si ammirano bel-
lissimi musaici di rilievo e rustici, che
abbelliscono la volta e le pareti, e nel
centro è un armonioso orzano idraulico.
Jn due stanze laterali, a destra si vede
la fucina di Vulcano coi ciclopi, tutte
statue di marmo; a sinistra altrettante
rappresentano Apollo e le Muse, che al
due del Venuti prima col l'artifìcio del-
l'acqua suonavano musicali strumenti.
In questa stanza, nel piano del nicchio-
ne e nelle scale che ad esso conducono,
sonovi moltissimi giuochi d' acqua na-
scosti. Dalla propinqua porta delle car-
rette, si esce nel cortile della Panetteria.
Palazzo di s. Sabina. Era contiguo
alla Chiesa di s. Sabina (P-), al quale
articolo già ne parlai, sul Monte Aven-
tino, di cui trattasi a Monti di Roma,
del (piale furono signori i Sacelli (?'•),
mentre del baluardo edificatovi da Pao-
lo III, si dice a Mura di Roma. Nel palaz-
zo, secondo Xovaes, File de' Pont. t. 8, p.
1 1 7, dimorarono i Papi dal 1 200 al 1 288.
Che in questo palazzo vi stanziarono ol-
tre Onorio HI ed Onorio IV altri Papi, si
raccoglie dal Navarro, Commentario del
giubileo. Il Borgia, Memorie t. 3, p. 2 ">q,
dice soltanto Onorio III e Onorio IV,
ambedue de' Savelli, onde si hanno loro
diplomi e bolle colla data a pud s. Sabi-
nani. A delta chiesa dunque narrai, ol-
tre le notizie del palazzo, come vi abitò
Onorio III, che v'istituì il Maestro del
saero palazzo (/'.) e le scuole, donan-
done una parte ai domenicani, laonde
nel loro convento venne poi racchiuso il
palazzo pontificio, essendo ancora I' an-
tico recinto di esso difeso da torri. Nel
palazzo certamente vi fece V ordinaria
P A L P A L 2 53
dimora Onorio HI, eletto nel r?if>: non- grandiosità e splendore che si ammira,
dimeno si vuole che talvolta abitasse stabilendo così, a preferenza dell impe-
presso la chiesa de' ss. Giovanni e Paolo, riale coll<,- Palatino, in quello Vaticano
ora ile' Passionisti(V.'). Siccome poi Ilo- la loro sede e quella delle arti. A Moirri
ma fu desolata dalle fazioni e i Papi fug- J>i Rom \ parlai ilei colle Valicano e me-
gìaschi dimorarono in buon numero al- glio lo dirò a Vaticano, anche per I eti-
ti ove, abbandonato il Laterano e il Va- mologia, oltre ciò clic già riportai aCiiiE-
ticnno, Onorio IV del 1285, a riserva sa di s. PlBTBO IH Vaticaho, ove pali glo-
dell'estate che passava a Tivoli, dimorò rioso martirio ed è sepolto ne' sagri £i-
sempre colla curia in questo palazzo e vi mini (f.) il principe degli apostoli e pri-
inorì nel 1287. Perciò quivi si adunò il ino romano Pontefice s. Pietro. Della
Conclave che fu il primo tenuto in Roma regione di Borgo, in cui trovasi il cele-
dopo le leggi di Gregorio X, come dis- bralissimo palazzo e tempio \ aticano e
si a Nicolò IV die ne uscì eletto, e nel sue adiacenze, compresa nella Città Leo-
toI. XV, p. 279. Sino a Clemente XIV t/i/ia, a quegli articoli tenni proposito, in
nel primo giorno di quaresima con Ca- un ai più segnalali avvenimenti che lo
valcata IV.) i Papi si recavano a cele- riguardano, di che parlo pure ai tanti
brarvi nella contigua chiesa la cappella rispettivi luoghi , insieme alle politiche
delle Ceneri (F.). Xel convento soleva vicende cui andò soggetto il gran palaz-
1 itii-ar visi Clemente IX nel carnevale, zo. Hi ferisce Chattard, che questo va-
cuine lo frequentò Benedetto XI11 che vi stissimo e maraviglioso palazzo, il quale
avea fatto il noviziato, talvolta pian- al dire del p. Bonanni, del cav. Fonta-
zando nel refettorio. na e del cav. Taja, può a ragione cbia-
Palazzo Faticano. Reggia de' sommi niarsi un composto di palazzi, compi en-
Pontefìci e delle belle arti, meglio coni- de un'estensione, che secondo il Fonta-
plesso di nobilissimi edilìzi ed emporio del- na e la pianta di Gio. Battista Nolli,ab-
le scienze e delle arti antiche e moder- braccia co' suoi giardini una superficie
ne, che grandioso palazzo, può chiamar- di canne Ko.cjGo, pari a palmi romani
si il Vaticano, il quale insieme alla ha- 800,600, vale a dire circa 24 rubina di
silica fu detto Compendium totius l ibis, terreno. Composto esso viene da tre ap-
Ouesto composto di splendide e sorpren- parlamenti reali, ossia di tre piani (quali
denti meraviglie che racchiude la prin- intende il Chattard per appartamenti e
cipale e piò augusta abitazione pontili- piani, lo dice nel t. 2, p. xu eseg.),che
eia, rifulge di cristiana magnificenza , in sé comprendono parecchi e diversi ap-
mentre gli altri sontuosi palazzi di cui parlamenti, copiosissimi ili sale d'un'ain-
a dovizia abbonda l'alma Roma, in con- piezza considerevole, di vaste e maestose
fronte al palazzo Valicano non sono che cappelle, d' infinite camere granili e pic-
minutisstme stelle in faccia al sole, come cole, e di altri luoghi opportuni, di gì an-
si espresse il Taja (nella descrizione che diose gallerie, di lunghi corridori, di o r-
nel 1 7 1 •>. presentò a Clemente XI , che la sie d' una sorprendente lunghezza, del-
postilli), quindi aumentata e pubblicata l'armeni, biblioteca e archivio pontifi-
cai bottan), quando ancora non erano cii. Vi si comprendono due palazzotti 0
stali eretti in esso i suoi cinque linoni- nobili casini, Situati uno in fàccia al giar-
parabili, preziosi e ricchissimi musei. I dino segreto o della Pigna, I altro quasi
Papi e massimamente quelli che vi le- nel mezzo del sorprendenti ssimo giardi-
cero l'ordinaria loro dimor.i, a i^ua si no boschereccio. Gli spaziosi cortili poi,
studiarono di ampliarlo, abbellirlo e con* i solliiti, i pianterreni, i sotterranei, i
durlo a mano u mano a < 1 1 1 e 1 1 0 stato di quartieri della guardia svizzera, lediti-
a54 l1 AL
ciò della zecca, la fonderìa, il mulino (un
tempo il forno eli palazzo per questo era
in attività ), gli acquedotti e le fontane
corrispondono a meraviglia ad un cos'i
sterminato edilizio o riunione di amplis-
simi fabbricati. Il medesimo Chattard
enumerò due nobilissime cappelle pub-
bliche, la Sistina e la Paolina, i 5 gran-
diose sale, 20 spaziosi cortili, oltre 5 di
minor struttura, e 5 altri pensili o vo-
gliali! dire terrazzi ; 228 corridori fra
grandi e piccoli ; 8 maestose scale, par-
te a cordonata, alcune con gradini, ed
altre a chiocciola o lumaca di nobile
struttura, e 228 più piccole di differen-
te forma, le quali conducono in diversi
appartamenti, composti di un numero
infinito di bellissime stanze, cameroni e
corsie; più centinaia di piccole stanze,
2C) lunghissimi soffitti, i3 vaste cucine,
senza calcolare le minori innumerabili;
44 spaziose cantine, quindi grotte, stal-
le, rimesse. Il Venuti dice che le came-
re del palazzo al suo tempo erano circa
1 r,5oo; e che il p. Donarmi enumerò
1 3,ooo stanze, comprese le cantine e
luoghi inferiori. Come dirò, il Chat fard
pubblicò la Descrizione del Faticano
nel 1 766, dopo la cui epoca vennero fon-
dati nel palazzo i 5 mentovali musei, ed
operati aumenti ed ornamenti propor-
zionali all' immensa mole complessiva
di tante illustri fabbriche.
A Palazzi apostolici, accennando le
nozioni generiche che li riguardano, ed
agli articoli successivi degli altri palazzi
pontificii ho detto de' luoghi abitati dai
primi Papi, incominciando da s. Pietro;
mentre a E* a lazzo Lateranense descris-
si quel venerabile e famigerato patriar-
chio, residenza de' Pontefici per tanti se-
coli, dopo la donazione fallane da Co-
stantino imperatore ai Papi s. Melehia-
de e s. Silvestro I, ne' primi anni del se-
colo IV, quando la divina provvidenza
consolidò in Roma la sede de' sommi
Pontefici, per la salutare libertà e gran-
dezza della gerarchia ecclesiastica, che in
P A L
ogni tempo eminentemente infilò per la
maggior propagazione e libero esercizio
del catolicismo. Abbiamo dallo stesso
Chattard, che si pretende da alcuni au-
tori, come dal Ciampiui, De seterìa aedi-
Jiciis a Conslantino Magno constructis,
cap. 4) che questo imperatore dopo aver
fatto erigere sul Vaticano la basilica in
onore de'ss. Pietro e Paolo, facesse ezian-
dio innalzare due grandi palazzi, delti
allora episcopiis uno a destra fuori del
quadri portico, che andato poi in rovina
fu convertilo in abitazione per alcuni
canonici, e in processo di tempo riedifi-
cato divenne quella del tribunale o con-
gregazione dell' inquisizione j l'altro a si-
nistra, a settentrione dello stesso quadri-
portico, da servire di dimora ai Papi.
Però il p. Bonanni è di altra opinione,
dichiarando che i detti palazzi, dito epi-
scopio, ab ufroqite latcrc, fossero edifica-
ti da s. Simmaco eletto Pontefice nel
498, secondo Anastasio Bibliotecario ,
cioè uno attaccato alla chiesa di s. An-
drea, dove i Papi tenevano concistoro e
vi celebravano i concilii, come si vedo
dagli atti di Bonifacio II nel 53o. Co-
munque stia la cosa, si ha per certa tra-
dizione, avere i Papi, da s. Liberio del
3 T2 fino a s. Simmaco, abitato il palaz-
zo congiunto alla basilica Vaticana, laon-
de sembra che s. Simmaco non fosse l'e-
dificatore, ma il ristoratore. Non devo-
no essere mancate abitazioni pontifìcie
anticamente a s. Pietro,poichè s. Leone l
del 4 t° stette al suo sepolcro, orando
giornoenotte tutta la quaresima, e di con-
tinuo vi celebrava le vigilie e feste, come
leggesi ne' suoi sermoni. Il Borgia, Me-
morie t. 3, p. i5q, alferma che i pontefici ,
oltre la principal loro residenza nel La-
terano, verso la fine del V secolo inco-
minciarono talvolta a dimorare presso il
Vaticano. A Cantori pontificii notai che
s. Gregorio I del oqo edificò due scuo-
le o orfanotrofi pel canto ecclesiastico,
propinqua una al patriarchio, vicina l'al-
tra alla basilica di s. Pietro, alle quali
PAL
egli stesso presiedeva e insegnava ; sii di
che [>nò vedersi anche Cubiculario. Do-
po il "41 s. Zaccaria ampliò la bibliote-
ca ch'esisteva presso il Vaticano, come
dissi nel voi. XXX VI II, p. 184. Appres-
so la basilica Stefano II detto 111 del
7 "> 2. fabbricò due ospedali ; e Adriano t
del 772 un ospizio. Fino a questo Papa
non trovasi più menzione da s. Simma-
co in poi, di palazzi Vaticani, e forse a
cagione delle rovine sofferte nel!' inva-
sione deJ barbari ; tuttavolta ad onta di
tempi sì disastrosi, riesce singolare come
Adriano I potè accogliervi e ospitarvi
Carlo Magno, e succedendogli s. Leone
III, questi piii a lungo vi alloggiò lo stes-
so principe, benché avesse in lui ripri-
stinato l'impero d'occidente, per cui de-
ve ritenersi che 1' abitazione fosse con-
veniente e magnifica. Racconta 1' Ana-
stasio, che non solo s. Leone III vi ri-
storò le abita/ioni, ma vi fabbricò dai
fondamenti, domimi mirae magnitudi-
nix, et puichriludinis decoralam, facen-
dovi dentro un accubito, ovvero sala
grande, dove i Pontefici mangiassero i
giorni delle solennità maggiori, poi ri-
fatto da s. Leone IV per testimonianca
dellostesso Anastasio. Inoltre s. LeonellI
eresse nelle adiqcenze la chiesa di s. Pel-
legrino romano, extra portarli P'irida-
nani, presso I' antica naumachia di Ne-
rone, poi restaurata nel 1 "cjo dalla ba-
silica Vaticana, in un all'altare maggio-
re dedicato alla Beata Vergine, ed al-
l'altro altare a sinistra sacro al transito
di s. Giuseppe, come si ha dall' Alvei i,
Ilo ma in ogni stato, t. 2 (e non 1 .", come
parlando di questa chiesa é detto per er-
rore di stampi nel voi. XII., p. 02-), p.
HI, che riporta ancora alcune iscrizio-
ni mortuarie. Descrive la chiesa anche
Cbattard, t '>. p I lo, dicendo che gli
antichi pellegrini, dopo aver visitato i
sacri hmini , visitavano anche questa
chiesa e vi lasciavano doni ed offerte, e
1 he nel 1671 eli svitzerì pontificii sotto
Clemente \ la ristorarono ed abbellirò'
PAL 2 ~> >
no. Neil' interno della chiesa vi sono al-
cuni monumenti sepolcrali, ed unito ad
essa è il cimiteiio degli svizzeii, che han-
no vicino il quartiere.
Il Novaes narra che Gregorio IV del-
ristorò e ampliò l'abitazione ponti-
fìcia \ atican.i. pi 'eSSO la basilica. L'Ana-
stasio poi riferisce avervi fabbricato ho»
tpilium pai vani , sed honeste contini-
cium, et picùirù decoratimi eximiis prò
quiete Pontificii poti oralionet mattili-
n ila , et mitrai uni solennità. Segni po-
co dopo sotto Sergio II l'invasione dei
saraceni e il sacco della basilica di s. Pie-
tro , che diede occasione a s. Leone IV
di cingerla attorno colle annesse abitazio-
ni di muraglia, comprendendovi i mol-
ti monasteri, ospizi, ospedali, collegi o
scuole nazionali, nobilissimi seminari di
pietà e di dottrina. Adunque le mura e
fortificazioni , con cui s. Leone III avea
incominciato a circondare i sobborghi
vaticani , furono grandemente amplia-
te con porte, torri e bastioni da s. Leone
IV dopo l'84-O, onde l'area del recinto
prese il nome di Città Leonina , e com-
prese principalmente la basilica \ atica-
na e adiacente. Al citato articolo 15on-
c.iii di roma dissi delle loro posteriori de-
nominazioni, e come si formarono i bor-
ghi ; qui aggiungo che uno de' piò an-
tichi tra'borghi edificati dai Papi èil Vit-
torio, perchè dicesi fabbricalo ila X i t to-
te 111 del 1086. Rileva il Pallavicini, che
Comprendendo S Leone 1\ nel recinto il
colle e tempio Vaticano insieme al borgo,
questo nome fu tratto dalle lingue setten-
trionali, come osservò pure l'Anasl • ,
perchè molti di quelle nazioni e 1
per divo/ione p 1 lavansi 1 I Ùl
pi de' santi apostoli; e perchè nel miscu-
glio ili tanti oltramontani, ed ambe po-
\ fi 1 , non cagionasse infezione eli 1
fui ono edificate fuoi i di essa e vm ino al
tempio alcune t-bitazioD idoad
ogni nazione la sua p 11 :
tendo 1 Papi in que* tempi dimoi •
couiinuo al Vaticano, per la lontananza
2 % P A L
del patriarchio Lateranense o per man-
canza di sicurezza nelle tante turbolen-
ze d' Italia e rivoluzioni di Roma, non-
dimeno lo frequentavano giorno e notle
per l'obbligo eziandio delle funzioni. Nel
luogo ove sorge la sagrestia Vaticana e-
ravi nel secolo XII un ospizio o comoda
abitazione pel Papa e sua corte, con stal-
le pei cavalli, in occasione che pernottava
presso la basilica di s. Pietro , al modo
narrato nel voi. XLI, p. 182 ; ciò rile-
vasi dall'ordine romano XI, scritto verso
il 1 r 43. Dal Novaes si apprende che Eu-
genio III del 1 i45 , propriamente fu il
primo a fabbricare un palazzo pontificio
vicino a detta basilica e vi abitò, e si crede
sia stalo il principio dell'odierno: in esso
vi abitò ancora Adriano IV del 1 1 54» on-
de si hanno di lui e di Eugenio 111 bolle
colla data a pud s. Petrum. Nel ii5o i sa-
cri comizi per l'elezione di Alessandro I II,
successore di Adriano IV, si fecero nel
Vaticano. Vi sono anteriori esempi di al-
tri Papi eletti nel Vaticano, anzi l'Olste-
nio osserva, che il sacro vicino tempio fu
sempre riconosci ulo come proprio per l'e-
lezione de'Papi, e se erano eletti altrove,
in s. Pietro furono sempre consertali e
intronizzali nella sua cattedra, dove per-
ciò mai fu lecito celebrare altra consagra-
zione vescovile, che quella sola del som-
mo Pontefice, mentre alle altre erano de-
stinate le vicine basiliche de' ss. Andrea,
Martino, Stefano ed altre. Celestino III
del 1 1 e) 1 pel primo tentò di ristorare il
palazzo pontificio Vaticano, come che ro-
vinato. Nel 1200 il successore Innocenzo
HI, stimando utile e conveniente che il
Pontefice avesse un decoroso palazzo in
vicinanza della chiesa di s. Pietro, prose-
guì I' opera di Celestino III, accrescen-
dovi le cappelle, le sale, le dispense, le cu-
cine, le scuderie, il forno, la cancelleria :
fece abitazioni pel maresciallo, pel can-
celliere, pel camerlengo, peri' elemosi-
niere, pei cappellani e camerieri; restau-
rò gli appartamenti pontificii, ornò 1' e-
difizìo di loggie, lo circondò di mura e
PAL
sulle porte eresse torri. Nelle adiacenze
comprò una casa e la destinò al medico,
come afferma anche il eh. Hurter, Storia
d' Innocenzo III, voi. 2,lib. 2 1. Inquesto
palazzo Innocenzo III splendidamenteo-
spitò Pietro II re d' Aragona col suo nu-
meroso seguito, allorché nel 1204 lo co-
ronò, come dissi nel voi. XVII, p. 229.
Nicolò III nel 12-8 rifabbricò nobil-
mente e con magnificenza il palazzo, au-
mentandone gli edilìzi per la numerosa
sua corte, che enumerai a Famiglia pon-
tificia pubblicandone il ruolo. \ i aggiun-
se ampio e vago giardino , e lo cinse di
mura e di torri a guisa d'una città, e lo
attesta anche Martino Usentino. L'abitò
ancora Nicolò IV del 1289, come si ri-
cava da una lettera da lui scritta a Fu-
tana re de' tartari e ad altri personag-
gi, colla data apud s. Petnim II' non. a-
prilis. Che Bonifacio Vili l'abitava nel
1 296 si comprova dalla sua epistola 538,
diretta al rettore dell'arcispedale di s. Spi-
rito in Sassia. Morì nel palazzo Valica-
no agli 1 1 ottobre i3o3, ove si celebrò
il conclave , e fu il i.° dopo la legge di
Gregorio X che si tenne nel palazzo \n-
ticano , ed il 2.° conclave dopo tale leg-
ge tenuto in Roma , poiché il primo e-
rasi adunato per l'elezione di Nicolò IV
nel palazzo di s. Sabina, ov' era morto
il predecessore.
Il l.° Papa dunque eletto nel concla-
ve Vaticano fu llencdclto X I, ch'essendo
morto in Perugia, in quel conclave fu crea-
to nel 1 3o5 Clemente V, che stabilì la re-
sidenza papale in Avignone, ove dimora-
rono 7 successori, per cui il palazzo \ a-
ticano venne occupato nella loro assenza
dai vicari legali che spedivano in Roma :
l'immediato successore Giovanni XXII.
come dissi nel voi. Ili, p. 1 - ">, inclinava
a ritornare in Roma, avendo ordinato il
restauro del palazzo e giardini papali, ma
non vi si recò. Urbano V tentò ripristi-
narvi la sede pontificia, ed a tal elletto
scrisse al suo legalo cardinal Albornoz
nel 1 366, perchè assistesse Gauceliuo di
PAL
Prndalho, da lui mandato in Roma a ri-
parare ed apparecchiare il palazzo Va-
ticano, ciò che venne adempito, essendo
quasi diruto particolarmente ne'tetti, on-
de si ridusse magnificamente. Quindi il
Papa partito d'Avignone entrò in Roma
fra il giubilo de' romani a' 16 ottobre
1 367, al modo detto nel voi. XXIV , p.
88. Visitata la basilica passò ad abitare
il contiguo palazzo. Nell'estate si trasferì
a Viterbo e Montefiascone, ma fu costret-
to dalle circostanze a ritornare in Avi-
gnone, imbarcandosi a Corneto a' 3 set-
tembre 1370.il successore Gregorio XI,
fermo nel proponimento di restituire a
Roma la papale residenza , vi si recò ai
17 gennaio del 1377, vigilia del giorno
in cui s. Pietro vi avea stabilito colla fe-
de la cattedra apostolica. Passò ad abi-
tare questo palazzo, e dopo avervi fatto
diverse riparazioni e abbellimenti, vi mo-
ri la notte de' 28 marzo 1378. Nel con-
clave memorabile ivi tenuto, e narrato
nel voi. Ili, p. 20 1 e seg. ed altrove., fu e-
letto Urbano VI napoletano. Grave tram-
busto insorse per parte dei romani che
volevano un loro concittadino, onde il po-
polo irritatosi cacciò tumultuando in con-
clave: voleva uccidere l'eletto e i cardi-
nali, i quali per evitare la furia si nasco-
sero ne' luoghi più reconditi del palazzo,
finché si quietò per interposizione d' A-
gapito Colonna, Cadone di s. Eustachio,
il cancelliere della città, l'abbate di Monte
Cassino ed altri personaggi. Tuttavia non
tardò a scoppiare il furioso scisma, sos-
tenuto in Avignone dall' antipapa Cle-
mente VII e suoi successori. Per morte
di Urbano VI, che avea alternatola sua
residenza tra il Vaticano e il palazzo di
s. filaria in Trastevere, nel 1 38t) fu crea-
to Bonifacio IX, il quale volendo meglio
stabilire 1 abitazione pontificia nel pa-
lazzo Valicano, fortificò con solidità le
parti più deboli, lo adornò, ed edificò no-
bilissime abitazioni. Il successore Inno*
cento VII pure l'abitò, e quando ruggì
a Viterbo per l'insurrezione ile 'romani,
VOL. L.
PAL 2 J7
lo saccheggiò Giovanni Colonna, chedor-
mì nelle stanze pontificie e si fece chia-
mare Giovanni XXII, come può veder-
si nel voi. XIV , p. 284. Ad Innocenzo
VII successe nel 1 |o(i Gregorio XII,
che pure vi risiedette, finche per lo sci-
sma gli convenne vagare in piìi luoghi.
Alessandro V,eletto in Pisa nel 1 4°9j non
si recò mai in R.oma,bensì per mezzo del
suo legato lo fece odi ire a Loilovicod'An-
giò che aveva riconosciuto per re di Na-
poli, onde fuvvi ricevuto splendidamen-
te; e di bel nuovo vi venne ospitato da
Giovanni XXIII suo successore. Questo
Papa nel 1 4- * 1 demolì alcune mura e torri
di s. Leone IV per ingrandire il palazzo,
ed incominciò quel lungo corridore co-
perto, pel quale i Pontefici dal Vatica-
no possono passare in Castel s. Angelo per
sicurezza, compito da Alessandro VI e
ristorato da altri successori, ciò che de-
scrissi nel voi. X, p. 18 i e 1 83. Laonde
non pare che s'incominciasse da Alessan-
dro V, come pretende Chattard: ne tie-
ne le chiavi il prelato maggiordomo. Con
Martino V ebbe fine il funesto scisma;
nel i4^o si portò in Roma a'28 settem-
bre e dimorò al Vaticano sino al i4^7,
in cui passò al palazzo de ss. Apostoli.
Da Avignone fece trasferire nel palazzo
Vaticano la Biblioteca della s. Sede e X Ar-
chivio (f/.).
Eugenio IV per le vicende de' tempi
solo negli ultimi anni abitò in Vaticano,
ove mori nel 14 [", dopo avervi rifatto i
tetti eh' erano rovinati. Nicolò V, eletto
come lui nel convento della Minerva, con
architettura di Bernardo Rosellini vole-
va formare tre strade ed edificare con-
tiguo un luogo per la Coronazione dei
Papi (/>.), l'abitazione pei cardinali ed al-
tri,con quantonotai nel voi. XIII, p. »53j
bensì colle sue strutture fu benemerito
del palazzo, poiché fece erìgere parte del-
la fabbrica di Belvedere, fabbricò la cap-
pella pubblica del ss.Sagt amento, ove poi
fu costruita la Paolina, l'appartamento
pontifìcio cou sale che poi servirono agli
•7
i58 P A L
svizzeri e palafrenieri, e la cappella se-
greta o privata esistente, e di tutte que-
ste cappelle pallai nei voi. Vili, p. 124,
1 34, IX, p. i54 e seg., XV, p. 283. E-
dificò ancora l'antica libreria, cinse il pa-
lazzo con alte muraglie munite di torri,
capaci di resistere a qualunque assalto
nemico ; di queste n'esiste ancora la ro-
tonda detta torrione a lato e sotto del pa-
lazzo eretto da Sisto V,e riguarda i pra-
ti chiamati Neroniani, e l'attesta Maffeo
Vegio. In questo torrione era l'abitazio-
ne del segretario de' Brevi (F.) e del-
V Elemosiniere del Papa (V.)t e da que-
sto luogo solevano i Papi far vedere la
girandola a' principi stranieri. Morendo
nel i455, il conclave nuovamente fu te-
nuto nel palazzo Vaticano, e restò elet-
to Calisto III; da questi sino e inclusive
a Pio VI tutti i conclavi furono celebra-
ti in questo luogo. Di tali conclavi si trat-
ta a Conclave, ed alle biografie dei Pa-
pi ; quanto però alla struttura nel voi.
XV, p. 295 e seg. ed agli articoli Cella,
Maresciallo del conclave, Governato-
re e Maggiordomo. Pio II arricchì di al-
tre fabbriche il palazzo, come apparisce
dai suoi stemmi, e dal nome che portò
quel tratto di stanze da lui edificate; e
decorò le scale della basilica colle statue
de' ss. Pietro e Paolo, rimosse da Pio IX
(P.). Paolo II vi aggiunse dalla parte del-
la piazza Vaticana portici e corridori va-
stissimi, e splendidamente gli adornò, es-
sendovene memoria nella cappella della
Madonna del Portico nelle grotte Vatica-
ne , nella cui volta il palazzo è rappre-
sentato con vivi colori : ne fu architetto
Giuliano da Maiauo , da cui avea fatto
elevare il palazzo di s. Marco, il quale
alternò la dimora de'Pontefici col Vati-
cano. Quindi Sisto IV che gli successe nel
1 47 J > con no" minore ampiezza e spe-
sa, eresse i corridori e portici dal lato del-
la città, accrebbe notabilmente la biblio-
teca incominciala a fabbricare da Nico-
lò V e collocata nel cortile detto de' pap-
pagalli da quelli che vi sono dipinti (in
PAL
due facciate per molti palmi sotto al tet-
to a boscareccia con altri volatili e ani-
mali) in origine da Pierin del Vaga, poi
destinata per la Floreria (P.). A Sisto IV
egualmente si deve la celebre e sontuosa
Cappella Sistina, ove tuttora si celebra-
no le pontificie funzioni , e dopo quella
di Nicolò V, sino a Pio VI servì anco-
ra ne'conclavi per cappella degli scrutimi :
la descrissi nel voi. Vili, p. 12 5, e le fun-
zioni a Cappelle pontificie. Dobbiamo
al medesimo Papa spaziose sale , abita-
zioni assegnatestabilmentea'ministri pa-
latini, il quartiere e le case per la Guar-
dia svizzera (^.), da lui introdotta; fi-
nalmente l'ingrandimento delle abitazio-
ni erette da Paolo II. Secondo Chattard,
Sisto IV presso il palazzo apostolico e-
resse il quartiere e abitazioni della guar-
dia svizzera, nel luogo anticamente chia-
mato Ruga Francigena, per esservi la
scuola de'franchi, come medio raccontai
nel voi. XXVI, p. 228 ed altrove, oltre
altra scuola ed ospizio che i francesi a-
veanonel vicino borgo s. Spirito inSaftsia.
Le abitazioni degli svizzeri sono a fron-
te del torrione di Nicolò V e quasi lo
circondano. Hanno tre vasti cortili di for-
me diverse, con altrettante porte e cinte
di mina: la principale porta corrispon-
de dal lato del colonnato di s. Pietro, le
altre due dalla parte di Belvedere e ritn-
petto la chiesa de' palafrenieri. Incontro
al pozzo fu poi edificala la chiesa , nel
1." cortile; nel 2.° è il lavatoio, l'osteria,
l'armeria e la guardaroba ; nel 3.° il car-
cere. Però Leone XII trasportò detto prin-
cipale ingresso dal i.° al 2. "cortile, sot-
to l'arco di Alessandro VI, ed eresse in
esso un nuovo braccio di fabbrica per l'a-
bitazione del capitano , con due caser-
me e dormitorii per le guardie. Ne fu lo-
dato architetto Raffaele Folo , come ri-
porta il n.° 78 del Diario di Roma 1 82",
nel quale anno fu compito l'edilizio ivi
descritto, notandosi che in questa occa-
sione si riaprì l'antica porta di s. Pelle-
grino. Di questa e delle altre porte dei-
P AL
la Citta Leonina parlai a questo artico-
lo ctl a s. Leone IV. Stefano Piale ci
die la dissert. Delle mura e porle del Va-
ticano. Il quartiere degli svizzeri con abi-
tazioni anticamente era più vasto , e lo
restrinse Alessandro VII quando col co-
lonnato ne occupò parte dell'area. Suc-
cesse a Sisto IV il Papa Innocenzo Vili,
cui si attribuisce I' introduzione della
guardia de' Cavalleggieri : a questo arti-
colo dissi del quartiere e abitazioni che
aveano presso il Vaticano ;a Corazze del
loro quartiere; a Guardie nobili del luo-
go ove tengono i loro cavalli allorché si
recano al Vaticano; mentre i gendarmi
già carabinieri palatini hanno la caser-
ma e le abitazioni accanto la Chiesa di
s. Stefano de' Mori (V.), ed i dragoni
scelti, caserma e stalle vicino al forno pon-
tificio. 11 quartiere reale della truppa di
linea è sulla piazza Vaticana. Innocenzo
Vili compi le fabbriche -del predecessore
ecostruì il palazzetto di Belvedere, ador-
nandolo con vaghe pitture e cappella che
descrissi nel voi. IX, p. 1 55 (ove un tem-
po tenne la sacra Lancia), da quella par-
te che guarda la valle dell'Inferno e Mon-
te Mario. Ivi Clemente XIV e Pio VI
formarono una garleria di statue, di cui
parlai a Museo Vaticano, mentre a Mu-
seo Gregoriano Etrusco dissi altre no-
tizie su detto palazzetto, dovendosi purea
Innocenzo Vili il giardiuodi Belvedere.
Alessandro VI aggiunse un sontuoso
appartamento sopra il teatro palatino Va-
ticano, ossia alla testata del vastissimo cor-
tile di Belvedere, con torre detta, come le
stanze, di Borgia dal suo cognome, e ne
tenni proposito a Museo Vaticano, pre-
cisamente nel voi. XLVII, p. <.)">. Unì
altresì alle fabbriche d' Innocenzo Vili
lo stupendo portico di marmo a tre or-
dini,che si congiungeva all'antica faccia-
ta della basilica e serviva ai Pontefici per
dare al popolo la solenne benedizione :
questo portico fu atterrato iu un al ma-
gnifico edilizio eretto da Innocenzo \ III
per la Dateria (/'.), quando Paulo V 01 -
P A L a jg
dini) l'erezione della giunta alla chiesa di
Giulio II. D'uu giuoco d'armi fatto sot-
to Alessandro VI nel cortile del palaz-
zo, e del torneo eseguito in quello di Bel-
vedere nel pontificato di Pio IV , tenni
discorso nel voi. XLV, p. i 1 2 e 1 1 8 : a
Pomi'Ieri farò parola delle manovre che
ivi si fecero a'nostri giorni, alla presenza
di Gregorio XVI e di Pio IX, che le vi-
dero il i.° dalla loggia ch'èin mezzo al-
la galleria di Gregorio XIII, il 2. °da al-
tra appositamente eretta nel piano infe-
riore. Morendo nel 1 5o3 Alessandro VI,
il figlio Cesare Borgia (P '.) fece chiu-
dere le porte delle stanze, e s'impadro-
nì di tutti gli argenti e di 10,000 duca-
li ; ed i servitori presero le poche mas-
serizie restate, lasciando il cadavere sen-
za guardia , come narra Burcardo nella
descrizione del suo conclave. In questo fu
eletto Pio HI , che per impotenza venne
consagrato nella camera detta de'pappa-
galli,e prendendo possesso nella contigua
basilica, in altra sala del palazzo ricevet-
te il solito omaggio dagli ebrei. Giulio 1 1
oltre di avere all'antica basilica sostituito
la nuova sontuosissima, miracolo delle ai-
ti, con immenso accrescimento di lustro
all'annesso palazzo Vaticano, in questo
fece atterrare uu loggiato eretto da Pao-
lo II, altro n'eresse con architettura del
famoso Bramante, compito poi da Leo-
ne X, e per mezzo di tale artista ridusse
in forma di teatro rettangolo quello spa-
zio frapposto fra il palazzo d' Innocenzo
Vili iu Belvedere, il vecchio palazzo Va-
ticano e 1' appartamento di Alessandro
VI, cioè l'inferiore valle e ilsuperioresuo-
lo. Bramante formò pertanto un cortile
lungo 4oo passi con gran nicchione in fon-
do nella parte elevata, a forma di tribu-
na, detto poi del giardino segreto della
Pigna, il quale nicchione situò in mezzo
a due palazzetti compagni , e per a«,cen-
dervi lece nobilissima scala doppia con
fonie, ponendo ai lati colonne di grani-
to il' online dorico. 1 portici intorno al
cortile, onde racchiuderlo., furono talli
a6o P A L
di pilastri d'ordine dorico, e sopra un se-
condo ordine ionico con finestre; nella
testata fece una grande scalinalasemicir-
colare a foggia d'anfiteatro, per quelli che
volevano vedervi gli spettacoli o tornei e
le feste. Volendo poi Sisto V trasportare
la biblioteca dal pianterreno di Sisto IV,
fabbricò a traverso del cortile avanti la
scala una grandissima e lunga sala a vol-
ta, cb'è la presente biblioteca Vaticana.
Pio VII fra la biblioteca e la delta nic-
chia dipoi eresse il braccio del suo mu-
seo Chiaramonti. Per queste fabbriche
e per gli altri mutamenti e alterazioni, il
piìi magnifico cortile del mondo , come
lo chiamò Milizia, fu ridotto nella parte
superiore a giardino della Pigna, a brac-
cio nuovo del museo Chiaramonti, a bi-
blioteca, ed in quello che ha il nome
di Belvedere, ove si dispensa l'elemosi-
na per 1' anniversario della coronazione
del Papa , ciò eh' ebbe origine e si fa al
modo narralo a Elemosiniere del Papa;
menile i laterali contl'aforti eretti dadi-
versi Papi , terminarono di guastare in
gran parte il sublime concepimento di
Bramante, giacché mancava di solidi là
il da lui troppo rapidamente costrutto.
\a però avvertito, che quanto ai due lun-
ghissimi bracci o corridori , onde riunire
i memorati palazzi, riuscì a Giulio 11 ed a
Bramante innalzare solo quello che guar-
da i prati Neroniani ; dell'altro braccio
di contro, dopo essere slati gettati i fon-
damenti, perla morie d' ambedue non
ebbero la gloria di proseguirlo , ciò che
però fecero i Papi che nominerò, e fu com-
pito da Pio IV. Il corridore rispondente
ai detti prati e a destra dell' emiciclo o
testata del cortile, fu denominato di Cleo-
patra , a motivo d'un' insigne statua in
fondo di esso collocata, vicino alla fine-
stra ove ora trovasi nel Museo il famoso
Torso di Belvedere, dipoi da Pio VI tras-
portata in fondo alla galleria delle sta-
tue nell'appartamento d'Innocenzo Vili,
nello stessa museo. Però la statua fu in
seguilo riconosciuta per un'Arianna, ou-
P AL
de in prova ulteriore Gregorio XVI nel
1 <S \ j vi fece porre accanto un simile basso-
rilievo, come riportai a Museo Vaticano.
Inoltre Bramante d'ordine di Giulio II fe-
ce altresì nel palazzetto d'Innocenzo Vili
in Belvedere, con tre principali ordini di
architettura dorico, ionico e corintio, la
bella scala detta di Bramante, circolare
a chiocciola, con colonne binate nel cen-
tro, prendendo a modello il celebre cam-
panile di Pisa. Questa serviva per ascen-
dere dal piano della corte alla pparta men-
to di Belvedere. A somiglianza di essa fu
in seguito costruita la scala del palazzo
Quirinale in fondo al cortile , quelle dei
palazzi Barberini e Borghese ed altre.
Buonarroti d'ordine di Giulio li dipin-
se la volta della cappella Sistina. Dipin-
sero nel medesimo pontificato Pierin del
Vaga e Daniele da Volterra una stan-
za detta il gabinetto o lo spogliatole di
Giulio II; ma secondo l'uso de' tempi es-
sendo le pitture riuscite troppo prolane,
attirò sempre l'interesse de' curiosi e fu-
rono anche disegnate e scolpite in rame :
di recente per prudenziali riguardi, es-
sendo le pitture ormai poco godibili, fu-
rono coperte da una mezza tinta; la fab-
brica che contiene il gabinetto è fra' cor-
tili del Maresciallo e de' Pappagalli. Leo-
ne X innalzò o meglio coni pi i triplici por-
tici superiori o loggie nel cortile di s. Da-
rnaso, con disegno, pitture e altri ornati,
ogni cosa di RalFaele ede'suoi scolari; dal
medesimo fece proseguire le pitture in-
cominciate sotto Giulio II nelle stanze di
Nicolò V e Sisto IV, celebratissime sot-
to il nome di stanze, di Raffaele, che de-
scrissi a Museo Vaticano. Delle contigue
sale vecchie degli svizzeri e palafrenieri
abbellite da Leone X, in seguilo ne farò
cenno. Dell' elefante che fece seppellire
presso la torre del palazzo, parlai nel voi.
XXXVllI,p. 3<S. Clemente VII non man-
cò di accrescere e abbellire le abitazioni
dei palatini , compì la pitlura di dette
stanze, ornò di portici e colonne il coiti-
le, quantunque il suo pontificato fosse sta-
PA L
to pieno di disgrazie, fra le quali il fiele-
stabile sacco di Roma, che descrìssi a Mi-
lizie pontificie, e Castel s. Angelo, an-
che per quanto riguarda questo palazzo
esue vicende, avendo notato nel voi. XLl,
p. 247 '' bruciamento degli arcbivii pa-
latini. Paolo HI eresse la Cappella Pao-
lina, fece ornare di pitture la sala regia che
l'unisce alla Sistina, avendo l'una e l'al-
tra descritto nel voi. Vili, p. 1 34: a lui
pur si deve l'immenso dipinto della Si-
stina, il giudizio universale, che affidò ad
un custode; ed a Palazzi apostolici fe-
ci menzione anche de' custodi e portine-
ri di essi. Uestaurò i cortili, i portici, le
sale e le camere del palazzo. Il gran cor-
ridore detto di Cleopatra, edificato da
Giulio 11 e andato in rovina , fu da lui
totalmente riparato. Come per la setti-
mana santa del l536 alloggiò nel palaz-
zetlo d'Innocenzo Vili l'i (operatore Ilar-
io V, lo toccai nel voi. XLI,p. 255, con-
futando a Palazzo Stoppata (F.) 1' er-
rore che in esso avesse dimoiato : in al-
tri luoghi si tratta di altri sovrani ospi-
tali in Vaticano, come fecero Innocen-
zo Vili con Zizimo fratello dell' impe-
ratole de' turchi, Sisto V col gran mae-
stro dell'ordine gerosolimitano, Alessan-
dro VII colla regina Cristina nello stes-
so palazzetto di Belvedere, dal 20 al 26
dicembre 1 655, ed altri notati a Ingressi
in Roma ed altrove. Finalmente Paolo HI
edificò propinquo alla basilica la chiesa
e ospedale di s. .Marta pei famigliari pon-
tificii, e ni' tenni ragione nei voi \\lll.
p. 74 « 7 " r £L1V, p. 1 1 7. 1 Papi do-
po aver abbandonato il Laterano, si sta-
bilirono al Vaticano; da questo nella sta-
gione estiva gj recavano ad abitare altro-
ve per respirare aria più perfetta, o nel
palazzo di s. Marco o io / iUeggiature (P '.)
ne' dintorni di Roma. Paolo IH nel 1 >4g
si recò a dimorare sul Monte Quirinale
nell'abitazione del cardinal Cauli, ed
ivi mori. Ciò die motivo adi scrittori di
o
celebrarlo come il primo che incomin-
ciasse a fabbricare il Palano Quirùialet
PAL 261
lo che non mi è riuscito di verificare, an-
zi dimostrai il contrario. Giulio III che
gli successe , erasi proposto perfezionare
il palazzo di belvedere d'Innocenzo Vili
e l'annessa sua villa Innoceiiziana, come
chiamatasi a quell'epoca il suo giardi-
no; solo potè ornare di pitture qualche
camera, e di stucchi la villa , la porta e
il cortile inferiore presso il luo^o ove gia-
ceva la statua di Cleopatra. Quindi nel
cortile di Belvedere e contiguo alle stan-
ze della contesa Matilde {V.), fabbri-
cò un appartamento con cappella, di cui
feci la descrizione nei voi. IX, p. 1 55, e
X, p. iq-, e servì per l'alloggio de' prin-
cipi. Marcello 11 del 1 j "55 rispose a quel-
li che gli domandarono se i parenti do-
veano passare ad abitare il Valicano, che
hanno che fare col palazzo apostolico? E
forse loro patrimonio? Paolo IV abbel-
lì con dipinti la sala ducale, contigua
alla regia, onde nel voi. IX, p. 1 3<S
ne feci cenno, come degli altri Papi che
ne proseguirono gli oruati ( ora si è sco-
perto un bellissimo fregio alto circa ?
palmi, e Pio IX lo fece ristorare), i
(piali in seguito nominerò ; aggiunse va-
rie stanze presso la sala vecchia dei pa-
lafrenieri , ed alle radici della collina
«Iella macchia 0 bosco ilei giardino gittò
i fondamenti d'un bel palazzine : benché
conservasse domestici unente la semplici-
tà della vita privata e religiosa, volle con
isplendore rappresentare la sovranità. Il
successore Pio IV proseguì il palazzino,
ed è il nobile carino di Pio IV : il Cas-
sio, Corso ih Ile a (•< pie, p. 368, parla del-
le fonti erette da Pio IV a Tor de1 \ enti
presso la creduta statua di Cleopatra, e
due nel bosco, per opera dell' architetto
Pollaioli, con l'acqua che Traiano rac-
colse oltre allo sponde del lago Sabati-
no. Le sue opere fatte nel palazzo*
dina sono descritte pine dal p Bouanni,
Numi*. Poni. t. ■»., p. ."s ■. che ne ripor-
ta eziandio le iscrizioni eia medaglia co-
niata per taleedifiziocon l'epigrafe : Stim-
mi PaLitù Cubicula, col disegno del me
262 P A L
desimo. Noterò che il palazzo Vatica-
no più volte si vede rappresentato nelle
medaglie pontificie, per celebrarne i pro-
gressivi incrementi. Inoltre Pio IV deco-
rò di belle pitture la camera dt para-
menti e quella che la precede; in parte le
cappelle Sistina e Paolina, e compì le de-
corazioni della sala regia che le unisce,
con altre pitture, superbi stucchi e fini
marmi. Altri miglioramenti operò nella
«ala vecchia de' palafrenieri e nella cap-
pella privata di Nicolò V. Stabilì nel pa-
lazzo la stamperia Vaticana, ponendovi
a dirigerla Paolo Manuzio. Ristorò Scap-
pella comune dell'appartamento de' prin-
cipi, e la sala di Costantino nelle camere
di Raffaele. Fece dipingere il 2.° e Bipia-
no delle loggie, nel cortile di s. Damaso,
dalla parte orientale. Presso il palazzelto
di Belvedere fatto da Innocenzo Vili, se-
guendo il disegno di Bramante, eresse ai
lati della gran nicchia 1' appartamento
pontificio detto di ritiro, di Belvedereoài
Tor deJ Venti, di cui e di quello d' Inno-
cenzo VIII parlai nei citati articoli Mu-
seo Gregoriano Etrusco, Museo Grego-
riano Egizio, e nel voi. IX, p. i56, in-
sieme alla cappella. Fece la facciata del-
la nicchia e le pitture della gran sala e ca-
mere, e perfezionò i due bracci della gal -
leriae di Cleopatra, incominciati da Giu-
lio II.
Presso le camere dell'appartamento
Borgia, come dissi a Museo Vaticano,
altre ne aggiunse s. Pio V; eresse quelle
tre cappelle che descrissi nel voi. IX, p.
i 56, i 57, ed arricchì di codici la biblio-
teca. Delle statue del teatro di Belvede-
re, donate da s. Pio V al Campidoglio,
parlai nel voi. XLVII, p. 81. Nel mede-
simo palazzo e presso il quartiere degli
svizzeri, in onore de'loro protettori i ss.
Martino e Sebastiano, s. Pio V fece edi-
ficare nel i568 una chiesa per como-
do di tal guardia e delle loro famiglie,
cui volle che si facessero catechismi e
prediche nella loro lingua. L'unico alta-
re è sacro all' Annunziazioue di Maina
P AL
Vergine. Nella facciala si vede l'arme di
marmo del Pontefice, ed è composta da
4 pilastri e conlropilastri, con basi e ca-
pitelli d'ordine dorico, i quali sostengo-
no il superiore architrave, fregio e cor-
nice. La chiesa è larga palmi 25 e lun-
ga 4o circa, ed in essa dalla cappella Pao-
lina si trasporta a custodirvi la ss. Euca-
ristia, quando la cappella serve alle fun-
zioni, come nella settimana santa, per
cui quei della parrocchia del palazzo vi
si recano ad adempiere il precetto pa-
squale. La descrive Chattard t. 3,p. 33 1,
insieme al quartiere. Gregorio XIII fece
edificare il magnifico appartamento del-
la Bologna, delto così dalla sala di cui
parlerò, colla dilettevole loggia e torre,
rinomata per la sua altezza e struttura,
indicante il soffio de' venti, per cui prese
il nome di Tor de' Venti, con meridiana
e specola. A Calendario e ne'relativi ar-
ticoli narrai come per correggerlo Gre-
gorio XIII nel palazzo Vaticano radunò
i più eccellenti matematici, fra' quali il
domenicano p. Ignazio Danti perugino,
che al dire del Bianchini e di altri co-
strusse la meridiana Vaticana (oltre quel-
la di s. Petronio in Bologna e le A rimi-
le di Firenze) per farvi le necessarie os-
servazioni astronomiche. Quindi la me-
ridiana e specola Vaticana servì alla su-
blime operazione della riforma del ca-
lendario, che tanto onore fece alla s. Se-
de. Nel pontificato di Pio VI della spe-
cola ne divenne direttore mg r Filippo
Gilii. Dipoi per l'antica sua importanza
nel 18 19 la visitò l'imperatore d'Austria
Francesco lei' imperatrice sua consor-
te. In detto ultimo anno il celebre d.
Giuseppe Calandrelli nel romano Gior-
nale arcadico{\\ quale contiene molte no-
zioni astronomiche e le osservazioni me-
teorologiche fatte nella specola del col-
legio romano, le quali ora periodicamen-
te si riportano nell'officiale Giornale di
Roma) t. 2, p. 4°4i e *• 3> p- ^35, pub-
blicò interessanti notizie storiche sul ca-
lendario Gregoriano e l'astronomia 10-
PAL
malia, segnatamente sulla specola o os-
servatorio Vaticano, come alcuni lo chia-
mano, dichiarando che propria mente non
fu tale, altro non essendo che un luogo
alto dove l'animosi ricrea colla vista dei
colli e campi latini, un'elevata torre in-
dicante il soffio de' venti, per cui prese il
noraedi Torre de' Venti. Inoltre avverte,
come erroneamente furono in Roma chia-
mati osservatorii astronomici altri luoghi
alti ed eminenti, massime quelli del pa-
lazzoOrsiniedel convento d'Araceli, don-
de si poterono fare osservazioni. Nel det-
to t. 3,p. 278, dal dotto Fea furono con-
fidate (con articolo riprodotto nel 1820
a p. 1 53 dell'opuscolo: Varietà di No-
tizie) le asserzioni del Calandrelli contro
la specola Vaticana, tale ancora essendo
prima del 1^84, in cui sulla porta che
dalla biblioteca conduce alla torre il
cardinal Zelada fece porre l'iscrizione:
Specula Vaticana, col desiderio di for-
marvi un osservatorioastronomico. Della
specola fatta costruire dal cardinale, ples-
so il nicchione di Belvedere, nelle stanze
del presente Museo Etrusco, parlai ne'vol.
V,p. 22g,eXLVII,p. 1 1 idei Dizionario.
Nello stesso tomo a p. 356, rispose il Ca-
landrelli, che la meridiana formata dal
Danti sulla torre non servì per le osser-
vazioni astronomiche, ma per far vedere
a Gregorio XIII co'propri occhi, che l'e-
quinozio di primavera cadeva li 1 1 mar-
zo, e che fu eretta 5 anni dopo i con-
gressi tenuti per la correzione del ca-
lendario. Bensì affermò, che la meridia-
na Vaticana di Danti fu la seconda dopo
la prima condotta in Roma da Manlio
per ordine di Augusto (come dissi nel
voi. XLVIII, p. l8a e i85, descriven-
do l'uso degli obelischi, e nel voi. Xl.l.Y,
p. i34 e l35, parlando degli orologi),
con l'uso dell'obelisco ora ili Monte Ci-
torio, quale meridiana ritenendosi uni-
forme a quella poi collocata sulla piana
di s. Pietro, il Calandrelli a questi io
esattezza dà la prefèrenaa. Digli antichi
iservatoi'ii e specoli" ili Roma, in un a
PAL 203
quella del collegio romano, pai lai nel voi.
XIV, p. 201 e 202 ; di quella del duca
Caetani, nel voi. VI, p. 218; dell'osser-
vatorio astronomico de\\' università ro-
mana, situato in Campidoglio, feci cenno
nel voi. I, p. 4{> laonde può vedersi Pie-
tro Biolchini: Notizie istoriche intorno
all'osservatorio del Campidoglio, Roma
184.1. Il n.° 82 del Diario di Roma
1847 pai'a dello stato di questo osser-
vatorio e delle osservazioni ivi fatte. Nel-
l'ottobre 1848 il duca d. Mario Maxi-
mo ministro de' lavori pubblici, ordinò
una meridiana nel Castel s. Angelo e se
ne incominciarono i lavori: dipoi nelle
Tavole orarie del prof. Ignazio Calan-
drelli, si propone la detta costruzione per
rendere più sensibile il mezzodì vero.
Gregorio XIII successivamente per-
fezionò ne' suoi ornati la sala regia ; di-
spose meglio con nuovi restauri la sala
ducale; con pitture fece adornare la 1/
e 2." camera de' paramenti, parte della
cappella Sistina eia volta della Paolina.
Con nuovi colori eziandio fece ricoprile
la sala vecchia degli svizzeri e la cappella
privata di Nicolò V, ed alzò la volta nel-
la sala di Costantino, nelle stanze di Raf-
faele. Compì la sala vecchia de' palafre-
nieri. Adornò di pitture e di stucchi il
braccio del i.°2.°e 3.° loggiato esistenti
sopra la fontana di s. Datuaso. Fece la
cappella comune nell'appartamento dei
principi forestieri, descritta nel voi. IX,
p. 1 5S, e compì le stanze del medesimo.
Decorò con ornati e pitture le stanze del-
l'archivio segreto. Pel passeggio de' Papi
costruì la magnifica galleria delle carte
geografiche, onde chiudere il teatro di
Belvedere, dalla Torre Borgia al pai 1?
zo di Pio IV; nella quale dipoi solevano
trattenersi i cardinali nella vigilia di Na-
tale, quando avea luogo la cena e la cui
tata pastorale nella sala di Costantino,
al modo narrato nel voi. IX,p to5. Gre-
gorioXIII alloggiò nell'anno santo 1 "- 5
nell'appartamento d'Innocenzo \ I II. I 1
neslo figlio d' Alberto duca di Baviei 1
264 PAL
col seguito eli 60 persone, dopo averlo
fatto trattare per tutto lo stato. Lo stes-
so fece col suo cugino Carlo Federico
principe ereditario di Cleves e Juliers,
che vi morì di vaiolo a' 9 febbraio e fu
sepolto nel luogo detto al voi. XXIX,
p. 1 io; il granduca di Toscana France-
sco Maria, ed il duca di Parma Ottavio,
con tutta la corte nelle stanze di Belve-
dere splendidamente. 11 Palazzo Quiri-
nale (/"'.) riconosce il principio da Gre-
gorio XIII. Pei motivi detti nel voi. IX,
p. 1 53, e coi disegni di Domenico Fonta-
na, altri aggiungono Giacomo della Por-
ta, Sisto V gittò i fondamenti ed inco-
minciò il magnifico palazzo dalla parte o-
rienlale nel cortile poi detto di s Damaso,
in oggi abitazione ordinaria dei Papi, e
chiamato palazzo nuovo, per distinzione
dal vecchio ; fece le scale segrete per scen-
dere dalla sagrestia della cappella Sistina
alla contigua basilica ( nella quale per
essa tuttora vanno i Papi recandovisi par-
ticolarmente e colla Camera segreta) e
sagre grotte; e restaurò le pitture di det-
ta sala di Costantino, non che molti luo-
ghi del palazzo. Eresse nel centro del
vasto cortile di Belvedere la biblioteca
Vaticana, delle cui pitture tenni anche
proposito nel voi. XXXVIII, p. 1 18 e
seg., e ripristinò nel palazzo la stampe-
ria. Decorò la piazza dell' Obelisco Vali-
ratio (fy.), con l'opera dello stesso Fonta-
na (cui die per slemma uu obelisco d'oro
in campo azzurro) e fu il primoPapa che
morì nel palazzo Quirinale nel 1 5qo, ed
il primo i cui precordi furono deposti nel-
la vicina chiesa de'ss. Vincenzo e Anasta-
sio, come praticasi tuttora, sebbene i Pon-
tefici muoiano al Vaticano: quel li che qui-
vi terminarono di vivere, sono notati nel
voi. XLV, p. 190, 191, insieme a quelli
i cui precordi furono tumulati nella ba-
silica di s. Pietro. Gregorio XIV abbellì
con stucchi dorati e pitture le camere su?
periori di Gregorio XIII, ampliando l'ap-
partamento di torre Boi già, che descrissi
a Museo Vaticano, come ora facenti par-
PAL
te della pinacoteca. Stabilì megliola sepa-
razione delle funzioni della coronazione
e possesso, poiché colle erezioni dei palaz-
zi di s. Marco e Quirinale, era cessalo il
motivo per cui i Papi, dopo coronati in
Vaticano, subito si recavano al Laterano
pel possesso e vi restavano ad abitare. Cle-
mente Vili nel i5g2 fu il primo che par-
tì dal Quirinale per la funzione del pos-
sesso ; tutla volta altri successori partiro-
no dal Vaticano, e Pio VI per ultimo.
Clemente Vili proseguì e compì il palaz-
zo di Sisto V, e sue pure sono la regia sa-
la Clementina che abbellì di marmi pre-
ziosi e pitture, eia cappella segreta del-
la nascita di Gesù Cristo, descritta nel
voi. IX, p. i53. Questo quadrato di pa-
lazzo, quasi tutto staccato dall'immensa
vastità dell'antico e connesso solamente
da un angolo, Sisto V lo concepì non solo
con tutti i comodi e la magnificenza con-
veniente, ma perchè godesse aria perfetta
l'eresse, non come gli altri vecchi apparta-
menti, verso il bosco e la campagna, ma
verso la città che eminentemente domi-
na. Egli lo alzò dal piano terreno col di-
visamente che il piano terreno del pa-
lazzo rimanesse superiore ai portici di s.
Pietro, appoggiandolo ad un fianco del
cortile delle loggie o di s. Damaso. Aven-
dogli impedito la morte di compirlo, ciò
effettuò Clemente Vili, proseguendo il
disegno di Domenico Fontana. In que-
sto agiatissimo e sontuoso palazzo non
vi sono molte cose spettanti alle belle ar-
ti, come dirò, essendo ciò provenuto dal-
l'abitare alternativamente il nuovo pa-
lazzo Quirinale i Papi, i quali non solo
ad esso profusero le loro cure, ma per la
centrale situazione e purezza dell' aria
preferirono nella più parte. Clemente
Vili inolile fortificò il cortile di Belve-
dere con 4 piastroni, che gli servono
anche d'ornamento, e nelle parti vecchie
eresse salee corsie. Nell'anno santo 1600
alloggiò in questo palazzo il cardinal An-
drea d'Austria, e morendovi, il Papa lo
assistè, celebrando nella sua camera e co-
TAL PAL iCr>
inimicandolo; avendo pure ivi visitato si in queir orticolo, e per non dir ai-
prima di nutrire il cardinal Badzvil, e- tro edificò due gran pilastroni nel cortile
gualmente da lui ospitato pel giubileo, di Belvedere e le gran fontane eolla sua
Paolo V eresse l'edilizio a torre Bor- acqua Paola erette ne' giardini, che sgor-
gia, donde perle stanze pontificie si di- ga dal tònlanone in cima alla macchia
scende al giardino boscareccìo, chiuse da o bosco; della quantità ti' acqua conces-
quella parte le camere del palazzo, per sa al Valicano, parlai nel voi XXV, p.
l'addietro aperte con porta, però munita if>j, 1 65, ed a p. 1 j j dissi della uia-
ili «rossi stipiti, e circondò il giardino di gOÌ6ca Ionie della piazza Vaticana ilal
salile mura, erigendovi Ire ampie porte, lato del palazzo, opera dell'ingegno di
Costruì lo spazioso stradone, il quale dal Maderno, e diquella incontro di Clemcn-
vastissimo arco clie tiene a capo, [torta le X. Sull acqua con cui l'aolo V arrie-
al superiore boscareccio e giardino di chi il palazzo e giardino Vaticano, ve-
Belvedere, e divide il palazzo daigiardi- dasi il Cassio, Corso delle aeque t. i, p.
ni. Altro edilìzio o palazzo edificò sul- 377 e seg.,ilquale descrive ancora il fon-
l'area di quello d'Innocenzo Vili, ingran te con elie nella piazzetta detta antica-
parte diroccato. Ristorò le sale edificate inente della Panetteria, ornò il prospet-
da Paolo III, dopo aver demolito buona lo dei portoni che conducono al palazzo
paite di abitazioni de' palatini ed il porli- e al giardino, a pie della salita per cui
CO eretto da Alessandro VI, attesa lamio- si va alla zecca ed al forno e abitazioni
va giunta e grandiosa lacciaia della Da- de famigliari di scuderia; la fonte, pure
silica ; indi ampliò e spianò l'immensa di Maderno, è composta in 5 tazze gra-
piazza. Per consci vaie la memoria degli duate con conca ottagona, a'nosli i gior-
edifizi nominati ed altri distrutti, Paolo ni fu rimodernala in miglior forma da
Y li fece dipingere nelle pareti del pa- Gregorio XVI. A p. 3~ 7 narra poi che
lazzo, come si ha da Ciacconio. Eresse l'aolo \ diseppellì nel cortile ili Belve-
ancora una gran porta di marmo d' or- dere il gran calino, conca o piatto per
dine composito, adorna di fronte da due bagni, rotondo e di marmo oumidico,
colonne egizie, al ili sopra da due auge- trasportatovi nel i5io dalle terme ili
lidi marmo grandissimi, sostenendo l'or- Tito da Giulio II. Quindi su muro e La-
nato di bellissimo musaico con sopra la se intagliata collocò la tazza sferica, a-
BU8 arme Borghese, i quali sei vivano co- venie nel mezzo copioso zampillatile si-
ine di base all'eminente torre in cui era Ione, e 4 fiàlole s'innalzano ilalla conca
l'orologio pubblico, con diverse campa- bassa. Inolile il Cassio riporta due ana-
ne pel duplice suono dalie ore. Nella pon- loglie iscrizioni di Paolo V, una delle
ti fi eia sacca è il conio che ci ricorda la quali giustamente dichiara che Giulio II
porla e l'orologio, coli' epigrafe : Palatii trovò e qui trasportò la granconca,che
/ aticaiu l'ordì Restiutta. Ma la porta e il Venuti dice di granito orientali-, eoa
l.i Ione furono gettata a terra da Ales- io5 palmi di circonferenza, essendo Sta-
sandro \ 1 1, quando nobilitò la pia/za coi lo architetto di SÌ maestosa funi. ma il
Corridori senati e colonnato. Pece inol- .Maderno. A p. 3cj j il Cassio traila ilei
tre l'aolo \ dipingere la camera sopra suddetto fonie di Clemente X, e sua quan«
il suddetto arco, la cappella dell' appar- tiiìi d'acqua.
lamento di Giulio HI, la .sala del con- l rbono \ III assegnò il luogo per li
intoni, ed altra sala nell' appartamene daini, 1, perla demolizione di quella di
lo di Clemeute \ III, l'archivio segreto Innocenzo \ IH (alta da l'aolo \ , la cui
che meglio sialuli presso la biblioteca porta ènei 1.' pianodelle loggie, incon-
[la quale ampliò e abbellì), siccome dis- tiu alla gran ringhiera; omo iu parte il
2G6 PAL
loggione del 2.° piano; eresse nell'appar-
tamento di s. Pio V quella cappella che
descrissi nel voi. IX, p. i58, oltre di a-
•vere ornato l'ingresso della segreta at-
tuale e fatto dipingerla, in un ad alcune
stanze ed a' mezzanini del corrisponden-
te appartamento. Indi restaurò la volta
e il gran corridore della Cleopatra, e no-
bilitando il sottoposto corridore lo desti-
nò ad armeria pontificia, fornendola di
gran copia d'armi e militari strumenti,
di che tenni proposito nel voi. XLV, p.
i 17; oltre di avere aumentato le mura
e i bastioni della Città Leonina. Gli udi-
tori di rota avendo l'uditorio nel palaz-
zo fin da quando Gregorio XI vi rista-
bilì la residenza papale, Urbano Vili gli
destinò apposito luogo e stanze, in vece
del demolito da Paolo V, con cappella e
campana. Del rinvenimento dell' acqua
saluberrima fatto da Urbano Vili nel
colle Vaticano, dal suo cognome chiama-
ta Barberina e generalmente delle Api,
che in numero di tre formano il suo
stemma, come della fonte che vi eresse
ove la trovò appiè della salila carrozza-
bile sotto il portico occidentale del cor-
tile di Belvedere, parlai nel voi. XXV, p.
1 5g, ove pure notai come Gregorio XVI
con macchina idraulica, con direzione del
sotto foriere cav. Martinucci, la fece sali-
re sino al tetto del palazzo, e utilmente
dispensare all'appartamento, credenza e
cucina pontificia, ed a diverse abitazioni
de'famigliari,pel quale beneficio fu eret-
ta dal maggiordomo Massimo quell'iscri-
zione marmorea che riporta 1' avv. con-
cistoriale De Dominicis a p. 53, Dissert.
de operibus publicis. Finalmente avver-
te il Cassio che l'acqua delle Api è affat-
to diversa da quella di s. Damaso,come
credeva il volgo. Dell'acqua raccolta uel
monte Valicano dal Papa s. Damaso I,
onde ne prese il nome, pel nocumento
che recava alla basilica e corpi de' ss.
martiri; del fonte da lui eretto nell'atrio
della basilica anche per battisterio (cioè
a sinistra, essendo il fonte di Papa s. Sina-
PAL
maco a destra del portico); di quello col-
la stessa acqua eretto da Innocenzo X,
con architetture ed opere scultorie e suoi
stemmi del cav. Algardi (il cui bassori-
lievo nel corpo della vasca, rappresen-
tante la storia di s. Clemente, divenne in-
visibile pel tartaro), nel cortile delle log-
gie di Raffaele o di s. Damaso, ragionai
ne' voi. XII, p. i5i, XXV, p. 159, e
XXXVII, p. 194. Parlando il Cassio a
p. 4'7 e seg- dell'acqua di s. Damaso
rinvenuta da Innocenzo Xche ne risar-
cì il condotto, rimarca che s. Damaso I
fu il i.° Papa che introdusse l'acqua in
Roma e con nuovo acquedotto dispen-
dioso, avendo origine 1' acqua nel sito
detto s. Antonino, non molto fuori di
porta Cavalleggieri; acqua chiarissima e
salubre, ch'egli con ragionamenti vuol
provare andasse dispersa sotto Adriano
1 nell'VlIl secolo, indi introdotta nel pa-
lazzo Vaticano da Innocenzo X e dira-
mata al forno pontifìcio, al palazzo del-
la congregazione del s. Oilìzio con fonte
saliente sulla t.a loggia, alla zecca papa-
le e sotto l'arco di mezzo della gran log-
gia del palazzo nel cortile, che perciò al-
lora prese il nome di s. Damaso. Questo
fonte formasi di larga conca di marmo
bianco, avente nel centro un piedistallo
scolpito su cui posa ovata tazza, dalla
quale continuando a salire più. assotti-
gliato il di lei sostegno, finisce in for-
ma di giglio , stemma d' Innocenzo X ,
dalla cui cima esce saliente sifone; men-
tre due delfini marmorei ne' laterali pi-
lastri dell'arco spandono dalle loro boc-
che altra acqua nella tazza. Il tutto ce-
lebra la lapide posta sull'architrave. Tut-
tavolta il Fea, in diverse opere, massi-
me nella Storia citile acque, p. 41 e 3 1 8,
dichiara quest'acqua falsamente attri-
buita a s. Damaso I, essere l'acqua di
Belvedere condotta da Giulio II, solo a-
verla da Belvedere coudotta Innocenzo
X e decorata con vaga mostra di mar-
mi, a comodo del palazzo; doversi per-
ciò chiamare acqua Giulia, perchè Giù-
P AL
lio dal luogo detto s. Antonino la portò
all' altezza di Belvedere, e che le acque
da s. Dainaso I allacciate erauo solo dei
mouti e perciò ben diverse da questa
sorgente alta. II Fea riporta tutti gli au-
tori che ripeterono l'errore, compreso
Chatlard, e li confuta nella loro inter-
pretazione dell' acqua di Belvedere per
quella di s. Damaso I.
Alessandro VII non volendo che la
magnificenza della basilica Vaticana an-
dasse disgiunta da quella della piazza, in
cui torreggia l'ampia e alla mole del pa-
lazzo Valicano, la decorò con portici e
semicerchi d'imponente e maestoso co-
lonnato, terminato poi da Clemente IX,
per cui il quartiere delja guardia •svizze-
ra ebbe demolite diverse abitazioni. lJer
lo stesso oggetto quella parte di fabbrica
rispondente alla piazza Vaticana, eretta
da Giulio II e Leone X, ed ornala nel-
l'esterno da Paolo V, la ridusse in (òrma
di cembalo con pubblico orologio: in
questa fabbrica ha l'appartamento il car-
dinal prò -datario, il cui ingresso è al
principio del piccolo corridoio che dalla
sala ducale conduce alle loggie di Bafl'ae-
le. Inoltre innalzò la scala regia, descrit-
ta nel voi. Vili, p. i 36; adornò con ar-
co e panneggiamento le sale ducali, le
quali da due ridusse cosi ad una ; nella
volta, nelle lunette, nelle fregiature e nel
cornicione sono pitture di ornati, di sto-
riette, d'armi, di pattini, di grottesche,
di geroglifici, d'imprese e di paesi, il tut-
to a buon fresco: fra le storielte rimar-
chevoli sono quelle di Ercole. Alessan-
dro VII perfezionò le pitture del 3.°
braccio del a.° loggiato e della volta del-
la cappella Segreta; abbellì la galleria e
il prossimo archivio segreto, aumentan-
do la librerìa con quella del duca d'Ur-
bino. Stabilì che le Congregazioni dei
cardinali (/'.) si tenessero nel palano
apostolico, collidasi incornine iato a Li
ic da Cleaaente Vili; destinando nel
|658 pei i'sm lo< il; ['i _;li alt Invi, uno
•li quali assegnò pei le lettere denunzi.
PAL 267
Al presente le camere per dette congre-
gazioni e per quelle dei tribunali prela-
tizi, sono nel [."loggiato del cortile di
s. Dainaso. Contiguo al palazzo e al giar-
dino, dal lato del casino di Pio IV, corri-
spondente al fonte de' Torroneini, tras-
portò la Zecca pontificia, della quale
discorro nel voi. XLVI,p. 1 iG; e per al-
cuni giorni, come notai, nell'appartamen-
to d'Innocenzo Vili, vicino a Tot dei
l 'enti, alloggiò la regina di Svezia Cristi-
na. I successori non mancarono di curare
la conservazione del palazzo, quindi Cle-
mente XI restaurò il nicchione di Bel-
vedere e contiguo palazzetto, risarcì le
pitture della biblioteca, delle cappelle
Sistina e di Nicolò V, le stanze di Raf-
faele, per non diredi allri luoghi ; fu pure
benemerito de' giardini, delle loro fonti,
giuochi d'acqua e viali. Aumentò l'ar-
meria, eresse tre pilastroni nel cortile di
Belvedere, e dalla villa di Papa Giulio
III trasportò nel cortile ottagono delle
statue la mirabile gran tazza di porfi-
do, che Pio VI collocò nella sala roton-
da del Museo. A Palazzi pontificii ho
notato come i Papi, da Clemente XI al
regnante, alternarono la loro resilienza
nel Quirinale e nel Vaticano, rimarcando-
ne l'epoche. Inoltre definitivamente Cle-
mente XI terminò gli ornati del colon-
nato della piazza Vaticana, ponendo le
statue sulle balaustre in cima ai vestiboli
o gallerie coperte. Benedetto XIII dopo
avere ridotto l'appartamento domestico
al modo semplice detto nella sua bi
ha, adornò di nuovi altari di marmo le
cappelle di Xicolò V, s. Fio V, s. Pietro
martire; eresse quella del Rosario, ili cui
feci parola nel vol.lX.p. 1 ) >. dicendo di
altre, e avendo riferito a'Ioro luoghi gli
altari che consagrò. Aumento le abita-
rioni nel cortile degli archi vii, < .
troni nel cortile di Belvedere, > !
Bggiunseabbellimen li nell'appartamento
presso 1 or de \ enti t il ni< cbione ; così
m quelli de'nipoti de'Papi, poi del mae-
stre di La uri a ed oia del cardinal segre*
2G8 P A L
tario di stato, ed abitato talvolta anche
da quel Papa, e nell'altro superiore dét-
l'archiatro, poi del primo aiutante di ca-
mera, ora del cameriere segreto guarda-
roba, essendovene memorie in ambedue
( con scaletta segreta che dalle intime
camere pontifìcie conduce ai due appar-
tamenti); finalmente chiuse il giardino
segreto o della Pigna, con gran casotto
per riporci i vasi d'agrumi e di fiori, ove
poi Pio VII eresse il suo museo, moren-
do nel palazzetto presso Tor de' Venti
nel iy3o. Clemente XII aggiunse nuo-
va e lunga corsia alla biblioteca, che pu-
re aumentò; ingrandì e abbellì 1' arme-
ria. Questa meglio venne poscia ridotta
da Benedetto XIV, che nella libreria for-
mò il museo sacro e posevi altre cose pre-
ziose, di cui parlo purea Palazzo Carpe-
gxa. Nel cortile di Belvedere Benedet-
to XIV edificò due pilastrini e ridusse a
miglior forma l'emiciclo ; rese vantaggi
alla coltura e forma de' giardini segreto
e boscareccio, e restaurò diverse abita-
zioni. Clemente XI li coprì con letto, vol-
ta e pareti laterali, la gran loggia che vie-
ne dopo la galleria, che da un secolo era
rimasta scoperta con grave danno del sot-
toposto braccio di libreria ; dipoi com-
piendo Pio VI la copertura di un tratto
di loggia eh' era vi rimasta. Inoltre Cle-
mente XIII ridusse a simmetria i cortili
di s. Damaso e de) maresciallo del con-
clave; con due pilastroni compì quelli
del gran cortile di Belvedere, ove si ve-
dono le armi de'Papi che li costruirono;
ristorò anche con pitture l'appartamento
della contessa Matilde; rifece il cortile e
la scala che conduce alle slauze del tri-
bunale della rota, ornandole in uu alla
cappella; e per non dire di altri miglio-
ramenti, rifece alcune abitazioni nel cor-
tile del tinello de'palafienieri. Del tinel-
lo, panetteria e parti di palazzo, ho par-
lato a Palazzi apostolici.
Clemente XIV cominciò il museo, il
quale fu magnificamente proseguito da
Pio VI, cou grandiosi edilìzi, descritti a
PAL
Museo Vaticano. Nel 1783 Pio VI al-
loggiò nel palazzo 1' elettore di Baviera
Carlo Teodoro, di cui era stato ospite a
Monaco; beneficò la biblioteca e miglio-
rò i giardini. Mentre Pio VI vi dimora-
va nel 1798, i repubblicani francesi in-
vasero Roma , proclamarono a' 1 5 feb-
braio la repubblica romana, onde il com-
missario Haller svizzero, con feroce bal-
danza, si recò ad annunziarglielo. Quin-
di a' 1 7 dello stesso mese, in nome della
repubblica francese, s'impadronì il com-
missario del vastissimo edifizio, impron-
tando per tutto il suo sigillo. Nell'appar-
tamento del Papa s'impossessò della sua
privata importantissima biblioteca e ric-
ca guardaroba, formate da Pio VI con
acquisti ocon doni o con lascili. Consigliò
arrogantemente Pio VI a partire da Uo-
ma e ritirarsi nel palazzo di Castel Gan-
dolfo, ovvero in Toscana, ed in questa
violentemente fu portato, a' 20 febbraio
lasciando per sempre il prediletto Vati-
cano, un'ora avanti l'alba. Indi seguiro-
no le depredazioni dei francesi nel palaz-
zo, narrate dal Baldassarre Relazione dei
patimenti di Pio FI, t. 2 , p. 346 e seg.
Pio VII eletto nel i8oo,fu poi deportato
dagl'imperiali francesi nel 1809, i qua-
li s'impadronirono anche del palazzo Va-
ticano. Ritornando nel 181 4 Pio VII in
Roma, abbellì con pitture come Pio VI
un braccio della biblioteca, che pure in al-
tri modi rese più pregievole, e diede no-
vello lustro al museo coll'aggiunta d'altro
dal suo cognome detto Chiaramon ti, e de-
scritto a Museo Vaticano. Ai lati delle fi-
nestre della galleria di Gregorio XIII, fe-
ce collocare 72 erme antiche di marmo as-
sai belle e parecchi seddi. Leone XII vo-
lendo ripristinare la residenza pontificia
in questo palazzo, lo ristorò in molte parti,
si recò ad abitarlo a' 7 maggio 182 \, e
vi restò finché visse. Collocò lo studio del
Musaico (F.) in uno de' bracci della gal-
leria di Belvedere, con ingresso nel corti-
le di s. Damaso; ed in fondo a quello di
Belvedere vi pose lo studio per restau-
PAL
rare le sculture antiche. Aumentò con
nuova fàbbrica il quartiere degli svizzei i,
ed istituendo la parrocchia de palazzi a-
postolici , vi comprese il palazzo \ atica-
110 ; assegnò pei parrocchiani la cappella
Paolina e per vice-parroco il p. sotto sa-
ggista sempre in esso residente , dichia-
rando parroco il sagrista. Dispose che i
battesimi continuassero alarsi nella con-
tigua basilica, antica parrocchia del pa-
lazzo, e la chiesa esponente fosse quella
de'ss. Michele e Magno, succursale del-
la stessa basilica, di cui trattai uè' voi. XII,
p. 1 85, a 38, 32", \.\IX,p. 1 1 3, 281. Di
questa chiesa abbiamo del Torrigio : Nar-
razione dell' origine dell' antichissima
chiesa ec. con la vita di s. Magno, Pio-
ma 1 629. Parlando de'funerali de' fami •
gliari pontificii] notai ove si fecero, ed a
P u. \ti\i le avvertenze per chi muore nel
palazzo apostolico.
Gregorio XVI amò assai la maestosa
residenza del Vaticano , celebratissima
per isteriche e venerabili memorie, e nel
suo lungo pontificato 1' abitò ogni anno
pei' più ili 8 mesi, ed in esso soavemen-
te rese l'anima al Creatore. Nei grandio-
si restauri, riparazioni, innumerabili ab-
bellimenti, e incremento di splendore che
léce a questo immenso complesso di edi-
li/i, emulò le glorie e i fasti de' più ma-
gnifici suoi predecessori verso il mede-
simo, poiché sempre indefesso e con som-
mo zelo uni alle molteplici cure del sa-
cro principato, l'amore il più vivo per la
conservazione degli antichi monumenti e
degli oggetti delle belle arti, che sono di
tanto splendore e vantaggio a Roma. Te-
mendo che sortisse da Roma la super-
ba collezione di quadri dell' inarrivabile
Venceslao Peter tedesco, che nel rappre-
sentare ;d viso ogni animale, ninno potrà
superili lo in verità e diligenza, l'acquistò
nel 1 83 1, lece fiuti a tutti nobili cornici
dorate , nuli vi decorò V antica sala del
concistoro, da Leone XII ridotta a biblio-
teca privata; poscia con dono unì alla col-
lezione il bel ritratto dell'autore, eseguito
P A L 269
da questo istrsso. La collezione si com-
pone : del grandioso e mirabile quadro
rappresentanteil paradiso terrestre; quin-
di dei grandi quadri del l'ione, della lio-
nessa , della tigre , della zebra , del cin-
ghiale coi cani, del combattimento tra il
lione e la tigre (questi ultimi tre erano
al Quirinale, e Gregorio X\ I li riunì alla
collezione); e dei minori quadri rappre-
sentanti, due ripetutamente il gallinac-
cio, il caprioche fugge, la gallina coi pul-
cini e il gallo, le lontre, i lepri, ed il fal-
co che ha rapito una palomba. Fraspor-
tò la galleria de' quadri presso le stanze
di Ralfaele e l'aumentò di alcuni; pose
gli arazzi di Raffaele nella seguente gal-
leria, ed in quella abbellita da Leone XII
e Pio Vili ; ordinando cos'i questa parte
del museo, la riunione progressiva delle
opere di Ralfaele riuscì mirabile. Inoltre
Gregorio XVI, presso la prima di dette
gallerie, nella sala sovrastante l'arco e
facente parte dell' edifizio aggiunto da
Paolo V , donde si cala in giardino per
la scala segreta , precisamente tra 1' ap-
partamento di s. Pio V e la galleria di
Gregorio XIII , fece collocare 22 facsi-
mile dei pilastri dipinti ad ornato den-
tro le loggie di Kallaele; questi fac-simi-
le ebbero qui regolare simmetrica dispo-
sizione , e fanno bellissima mostra: essi
■vennero eseguiti da differenti artefici ro-
mani, i quali v'impiegarono moltissima
arte e diligenza. Primo di questi fu il
biavissimo Luigi Fabiani di Riofrcddo,
che tanto si distinse negli ornali e negli
animali. Egli è inoltre autore dei dise-
gni ili tutti i detti pilastri , avendoli di-
segnati già e dipinti pel re d Inghilter-
ra, che glieli pagò 35 luigi d'oro ognu-
no, a ciò prescelto nel concorso di 108
;n listi. Negli acquistati ila < ìregoi io XVI
il Fabiani dipinse gli animali «• molti or«
nati; gli altri artisti furono Sei alino Ce-
s 11 etti figurista, Benedetto Bacinetti or-
natista, e Giuseppe Foi chieri paesista Lo-
devole divisameli lo >li Gregorio \\ I Fu
l'acquisto e collocamento de suddetti pi-
57o PAL
lastri, imperocché in tal guisa si manterrà
ne' posteri bella e verace ricordanza di la-
vori che sempre meritarono V ammira-
zione di tutti , e che per colpa del tem-
po, di mano in mano si van perdendo.
Essendo ciò provenuto dall'umidità e ac-
qua che filtrava dal pavimento delle ter-
ze loggie superiori, queste Gregorio XYI
chiuseconfìnestronionderimoverela cau-
sa di sì fatale deperimento, e ad un tem-
po magnificamente restaurò le stesse ter-
ze loggie, anzi divisava di terminare tut-
te le altre o non compite o ridotte a sta-
to infelice, se le circostanze de'tempi glielo
avessero permesso. Ridusse a loggia, on-
de i sovrani e le persone distinte possano
ricevere le solenni benedizioni, quel trat-
to di tetto che copriva il vestibolo o cor-
ridoio ove risiede la guardia svizzera alla
porla di bronzo presso I' abitazione del
maggiordomo, il cui ingresso rimane nel
cortile di s. Damaso. Eondò e compì i
sontuosi e preziosi Musei Gregoriano E-
/rusco, e Gregoriano Egizio, ai quali ar-
ticoli celebrai ancora chi n'eseguì il ma-
gnanimo divisamente: le finestre dell'e-
dilizio che li contengono, rispondono al
cortile degli archivii e al giardino della
Pigna. Aumentò il museo sacro anche
con particolari doni, quali compartì pu-
re alla biblioteca che lo contiene (di cui
feci menzione nel voi. XLIV, p. 80 e 81,
in uno alle celebri collezioni di me-
daglie e cammei perdute), in cui for-
mò una preziosa raccolta delle più anti-
che immagini del culto cristiano, secon-
dato dallo zelo e gusto artistico di mg/
Gabriele Laureani primo custode della
medesima. Inoltre riunì alla biblioteca
l'appai lamento Borgia, onde gli derivò
doppio ingresso e maggior decoro, restan-
do così alla pubblica vista i libri stampati.
Restituì all' antico lustro ed abbellì la
magnifica cappella Paolina, e nella Sisti-
na fece nuovamente lumeggiare a oro i
bassorilievi, ed elevò con disegno del Mar-
ti micci la stabilee nobile tribuna pei so-
vrani. Non solo abbellì la camera dei pa-
PAL
ramenti, quella della falda e la scaletta
che vi conduce, presso detta Sistina, ma
alla sagrestia donò nobilissimo camice ed
i ricchissimi paramenti simili a quelli da
lui usati nella canonizzazione de' 5 bea-
ti, quali avea regalato alla s. Casa di Lo-
reto, come dissi nel vol.XXXlX, p. 265.
Per Gregorio XVI inoltre fu la sagre-
stia provveduta di suppellettili, arredi e
abiti sagri, oltre il triregno con gemme,
mentre prima l'usuale era ornato di talco.
Gli appartamenti di Gregorio XIII, mas-
simamente quello di Clemente Vili sua
ordinaria abitazione, in un alla cappel-
la segreta, ricevettero da Gregorio XVI
quel decoroso ornamento e addobbamen-
to nobile e grave cui si addice alla mae-
stà pontificia : 1' anticamera segreta e la
camera d' udienza in modo particolare
furono ristorate con nuovi eleganti sof-
fitti. Nelle contigue superiori camere e
mezzanini raccolse libri, stampe, quadri
e oggetti d' aite pregievoli , pel gusto e
trasporto ardente ch'ebbe sempre per le
scienze e per le arti. Nell'appartamento
del cardinal segretario di stato e sua se-
greteria, collocò il cardinal segretario per
gli affari di stato interni colla-Segreteria,
ed al presente vi tiene udienza il cardi-
nal segretario di stato. Nobilitò l' ingres-
so al palazzo dal lato dei fondamenti del-
la basilica, nel modo descritto nella la-
pide marmorea eretta dal maggiordomo
Massimo che si lei^e nella citata Disserl.
del De Dominicis a p. 5^, insieme a tre
altre; cioè una celebra I' abbellimento
dell' ingresso al giardino Vaticano, l'al-
tra lo splendido e ameno stato cui ridus-
se tal giardino, la terza la riunione for-
mata di diverse buone acque con le qua-
li eresse un pubblico fonte presso il pri-
mo de' due nominati ingressi.
Il giardino poi ricevette singolari e no-
bilissimi abbellimenti da Gregorio XVI,
in che egregiamente lo servì il giardinie-
re Sebastiano Rinaldi romano, infatica-
bile e impegnatissimo per rendere il lim-
ilo deimo delle sollecitudini del Politeli-
PAL
ce, amante del decoro del principato e
del Vaticano, edella sua antica rinoman-
za e lustro. Nel 1 83 1 incominciò a re-
staurare, abbellire e mobiliare il casino di
Pio IV, che come poi dirò ridusse a pic-
colo museo. Rialzò tutte lemma del giar-
dinoda Belvederesino all'estremo punto
ov' è Porta Pertusa o Viridaria e anche
detta Tre Porte, ingresso ordinariamen-
te chiuso, come vedesi dai suoi stemmi
marmorei, e gran tratto di esse restaurò,
essendo queste mura anche del circuito
che cinge la città, praticandovi nella par-
te interna un largo viale per passeggia-
re. Avanti il vasto viale della giostra, da
un lato fatto selciare, nella sottoposta val-
lecjuadrata, chiusa da muri e da due can-
celli di ferro, la cui area è circa un rub-
ilo,formò un giardino diviso in i 6 qua-
dri con disegni arabeschi, ed in 4 col bos-
so si formò lo stemma pontificio, con o,
fontane, tra le quali primeggiano 4 'a*
terali, e principalmente quella del centro
per struttura ecopiad'acqua. Questa ma-
gnifica fonte consiste in tazza di granito
con ampia conti 'o tazza circondata da giuo-
chi d' acqua, avente ai lati 4 staine di
marmo. Sono pure d'ornamento i.i\ gran
vasi con bellissime piante d' agrumi su
piedestalli, disposti simmetricamente,
spalliere di piante di limoni e Portogal-
li, ogni sorta di fioriture e due serre di
ananassi. Nel i83?. Gregorio XVI ridus-
se l'antica macchia o bosco a giardino
irregolare detto all'inglese, diviso in viot-
toli, boschetti, aiuole di rose , altri fiori
e piante, ed abbellito con cippi, busti e
statue di marmo, non che con tinti avan-
zi di edilìzi; vi furono pure costrutti fon-
ti, getti d'acqua, laghetto eoo pooticel-
lunedili di inalino e capanna. >cl |K33
si rinnovò il locale pesi i animali traboc-
chi presso il viale della giostra, e in mez-
zo si costruì una loggia per veder la pro-
spettiva dell'agro romano. In fonilo d'u-
no dei due locali I. iter. ili ti fabbricò \w\
antro grottesco con macigni per i icovero
de capri e altri quadrupedi, coti getto d'ac-
PAL 2-t
qua e laghetto. Il diconlro viale fu ador-
nato di spalliere d' agrumi, ed in mezzo
si eresse grandiosa fonte, con gitto salien-
te di acqua ch'esce da un globo di tra-
vertino collo stemma pontificio, essendo
nella vasca pesci di colori differenti. In-
di le uccelliere vennero rinnovate e in-
grandite , pei fagiani e pavoni , ed ap-
positi muri s' innalzarono nel i8> \ con
prospetto al pollaio : il pollaio èantichis-
simo, i pavoni con altri rari volatili già
esistevano sotto Clemente XIII, come ri-
levasi da Chattard, ed i fagiani gì' intro-
dusse Leone XII. Nel seguente anno nel
giardino della Pigna il Papa dal cav. Ga-
spare Salvi architetto pontificio fece tras-
portare su apposita base il celebre pie-
distallo colossale della colonna Antonina,
dal fonte della Zitella avanti cui stava, e
quindi meravigliosamente ne vollerestau-
rati i bassorilievi. Nel 1 836 il tratto eh' è
innanzi al casino di Pio IV fu ridotto a
giardino; e poscia il terreno dietro l'edi-
lìzio fu decorato con piante d'aranci, bo-
schetti e fiori. Nel 1 838 la vigna in gran
parte fu disposta a banconi, spianandosi
monti di tei ra che gravitavano sulle mu-
ra; essa ha 3 cancelli di ferro e in fondo
fu eretto un bel canotto o bersò elevato,
con loggia per vedute presso l'antica Por-
ta Pertusa. Successivamente fu ampliala
l'area avanti l'ingresso segreto, si aggiun-
terò altri viali e giardini, con erme e sta-
tue di marmo, e venne restaurato il luo-
go per la ciccia. Nel i 84-4- ne"' angolo
sinistro di Belvedere e del giardino detto
Galera (l'antico boscareccio) da quella
che nel fonte, l'orto si ridusse s giardi-
no:la parte superiore fu decorata di bu-
sti, statue e monumenti marmorei, con
ameni viali; l'inferiore chiusa da I ciu-
ccili di ferro, ebbe la scala di traverti-
no, copioso numero di piante gì asse, con
parterri di fiori e arabeschi di DOSSO, due
bellissime fontane , ed a ridosso ilei ba-
itionedi Paolo III fu costruita la ni
fica gran sena o stufa d'ananassi Q -
ita ■ tutta di ferro toso Dell'armatura
272 PAL
che con cristalli la cuopre, lunga palmi
70, larga più di 21 , venendo sovrastata
dall'arme marmòrea del Pontefice. Quin-
di si ricostrussero muri e formarono al-
tri giardini per ogni parte, venendo sin-
golarmente nobilitatoquello della Pigna,
cose tutte che richiederebbero dettaglio
e lunga descrizione. Non si deve però ta-
cere , che la valle e prati di Belvedere
sotto le mura del giardino, ove giocava-
si col pallone ed a boccie, ed avanti il
grande ingresso del cortile omonimo, fu
spianala e dal Martinucci venne ridotta
a pubblico passeggio chiuso , ornato di
piante; che Gregorio XVI si rese bene-
merito per l'incremento dello studio di
mosaico; che restaurò molte abitazioni e
rifece i muri deboli; operando cpielle al-
tre cose superiormente rammentate o di
cui si farà menzione, descritte eziandio ai
loro articoli, come Gregorio XVI, Mu-
sei, Cappelle pontificie. Corrisposero al-
le cure del Papa per l'abbellimento ul-
teriore e conservazione del Vaticano, i
prelati maggiordomi, il foriere maggiore
marchese Sacchetti, l'architetto cav. Sal-
vi, il cav. Martinucci sotto foriere (il qua-
le inoltre ridusse a più comodaemiglior
forma l'ingresso dalla parte deTondamen-
li della basilica nel terreno pensile a si-
nistra, l'ingresso al giardino a metà del-
lo stradone, e diresse i restauri del casino
di Pio IV), il cav. Bertazzoli fioriere per
gli addobbi degli appartamenti , e que-
gli altri artisti e ministri de'palazzi apo-
stolici Iodati a' loro luoghi.
o
Il regnante Pio IX, con l'opera dello
stesso Martinucci architetto, nell'antica.
mera segreta e nelle stanze domestiche
del letto e del pranzo fece fare nuovi pa-
vimenti di marmi colorati, delle due ulti-
me rinnovò le decorazioni dei soffitti e
delle pareti; nella seguente antica sala già
del concistoro, ed ora particolare libreria
dei Papi, oltre il pavimento di marmo fe-
ce di nuovo il vasto soffitto, decoralo del
pontificio stemma ; con dipinti di Man-
tovani, di Angelini, t'istaurò il fregio, pò-
PAL
se nuove scanzie pei libri, conservando-
vi la magnifica collezione di quadri col-
locatavi dal predecessore Gregorio XVI.
Nella sala poi della biblioteca Vaticana e-
reità da Sisto V, fece il magnifico pavi-
mento di marmo e bardiglio, quale vuo-
le protrarre per tutto il braccio della bi-
blioteca stessa: ne risarcì le scanzie, nuo-
vamente dipinte da Filippo Grefoni con
bellissimi fiori e animali. Inolile decorò la
porta che conduce alla stanza degli scrit-
tori con duecolonnedi alabastro, ponen-
do nella medesima sala un sontuoso va-
so di alabastro di Egitto con zoccolo di
verde antico. Inoltre alla biblioteca donò
un'antica croce d'argento, ed alcune o-
pere magnifiche. Vi collocò la raccolta
di 4jOOo monete pontificie fatta acqui-
stare pel palazzo apostolico dal cav. Bel-
li: de' suoi pregi parlai nel voi. XLVI,
p. 107, facendo voli perchè si realizzas-
se quanto si effettuò, onde compensare
in parte la biblioteca delle perdute col-
lezioni, ricordate di sopra, perdite di re-
cente aumentate da mano rapace. Nel
museo Egizio pose alcuni antichi monu-
menti ricevuti in dono da Clot-Bey. Al
museo Etrusco donò quegli oggetti rin-
venuti alla sua presenza negli scavi di
Pompei, preziosi per l'antichità, cioè fi-
gurine di bronzo, vasetti di rame, il bas-
sorilievo rappresentante Alessandro che
doma il suo famoso bucefalo o bucefala,
e altro. Fece porre nel museo Vaticano
la statua rinvenuta nell'ottobre 1849
negli scavi del vicolo delle Palme in
Trastevere e rappresentante \oSpremen-
testo Strigilatore di Lisippo, capolavoro
di scultura che i greci chiamano Apo-
xiomeno ed i latini Distrigete se, per-
chè figura un atleta che uscito dal cali-
dario delle terme spremesi collo striglie
il sudore della persona.
Il palazzo apostolico Vaticano ha tre
ingressi. Il principale trovasi alla line di
quel braccio del colonnato , che rimane
verso settentrione, ma la carrozza non
può andare più olire. 11 2.0 è dalla par-
PAL
te delle fondamenta della basilica, avan-
ti la piazzetta delta già della Panetteria
perchè questa gli era vicina; a sinistra per
la cordonata si ascende alla zecca, al for-
no palatino, alle scuderie ed abitazioni
de'coccliieri, e per lo stradone al giardi-
no pontifìcio. L'arco del porlone che in-
troduce a detta piazzetta ha lo stemma
di Paolo V , indi si entra nel porlone del
palazzo ed al i.° cortile dello della Sen-
tinella (per quella svizzera che ivi fa la
guardia e la notle dorme nel casotto a de-
stra dell' ingresso), mentre a sinistra vi
è 1' entrata del portico che conduce al
cortile di Belvedere. Il 2*° cortile dicesi
delPortoncinodi ferro o Borgia, perquel-
10 che si vede sotto l'edifìzio Borgia; il
3.° si chiama del Pappagallo, per quelli
ivi dipinti, avente a destra il cortile del
Maresciallo; quindi per un androne si
passa nel nobile e maestoso cortile delle
loggie o di s. Damaso, ove ascendono e
discendono dalla carrozza i Papi e gli al-
tri, incontro al quartiere de' pompieri ,
cioè sotto l'androne (questo porta al cor-
tile di Sisto Vo Clemente Vili, dettodel-
la Camera, per le stanze che vi ha il tri-
bunale di essa a destra dell'ingresso alle
belle scale' a chiocciola ) delle scale che
conducono all'appartamento pontificio
ed a quello del segretario di stato (pri-
ma anche del maestro di camera) con fi-
nestre che guardano la piazza Vaticana.
11 cortile della camera in fondo condu-
ce al torrione di Nicolò V, a destra alla
comoda scala a chiocciola pel segretario
di stato, cucina e credenza segreta pon-
tificia, al passetto segreto delle camere del
Papa, a varie abitazioni, ed incimaaquel-
la (già del i.° aiutante di camera) del
cameriere segreto guardaroba, con fine-
stre corrispondenti a detta piazza. Final-
mente il 3.° ingresso al palazzo Vatica-
no è quello del cortile di Belvedere, il cui
portone è ordinariamente chiuso, nel qua-
le cortile già descritto, sono pure le ri-
messe e sellerie pontificie. Sotto il porti-
co di prospetto a questo portone trovasi
vol. t.
PAL 273
la fontana delle Api, e volgendo a sini-
stra per un lungo androne si ascende al
detto cortile della Sentinella. Bitornan-
do all'ingresso principale dalla parte del-
la piazza Vaticana, il portone si appella
di Bronzo dalle sue porte, ed anche del-
la Guardia Svizzera, perchè questa di
conlinuo ne ha la custodia : essa prima
aveva il cannone che sparava in qualche
solennità , come nel passaggio della ca-
valcata pel censo della Ghinea, la quale
era pure salutata dalle artiglierie di Ca-
stel s. Angelo. Questo ingresso ha ne'la-
ti due colonne dorichedi paonazzetlo, sos-
tenenti un frontespizio di marmo; le im-
poste delle porte sono foderate di bron-
zo, ed hanno innanzi due grosse colon-
nette d'africano coli'arme di Paolo V au-
tore di questo ingresso. Per di sopra al
frontespizio è un quadio grande di mu-
saico della Beata Vergine col Bambino
e lateralmente i ss. Pietro e Paolo, ese-
guito dal Cristofari sull'originale del cav,
d' Arpino. Procedendo pel lungo e va-
sto ambulacro o vestibolo, galleria o
corridore, a destra prima trovasi un lun-
go corridore, restaurato e chiuso con
porta da Gregorio XVI, indi la cordo-
nata che introduce al cortile di s. Da-
maso, la quale ha termine avanti al no-
bile ingresso del palazzo incominciato da
Sisto V presso il nominato luogo ove si
ascende in carrozza , e perciò è di buo-
na architettura in mezzo a due colonne,
e con iscrizione che celebra il magnani-
mo Sisto V, ed anche da questo si può
salire la scala pontificia, riparata con bus-
sola e cristalli : incontro evvi l' ingresso
alla floreria ed alle tre loggie, quasi e-
guale nel disegno e decorazione a quello
di Sisto V, con arme ed iscrizione di Pio
IV. La cordonata che per questa parte
conduceva alle loggie, alle vecchie sale de-
gli svizzeri e palafrenieri, ed alla cappel-
la di Nicolò V, pei medesimi luoghi, fa
da Pio VII ridotta a comoda scala : il
valente capo mastro Luigi Bighini che
la costruì , per non fare una riempitura
18
M
PAL
pregiudizievole alle volle sottoposte, sep-
pe prendere il ripiego di collocate nell'in-
terno vasi (l'agrumi capovolti, onde ap-
poggiare gli scalini, e riuscì opera lodata
e solida. La cordonata era di Bramante,
ed a capo d'ogni bianco di scala nelle lu-
nette furono dipinte storielle a fresco dal
Vasari, o terminate con suoi disegni da
Donato di Formello e da altri, descritte
dal Taia p. i o i . Una scala a cordonata è
presso lo studio del musaico eanco per es-
sa dal cortile di s. Damaso si sale alle Jog-
gieealtre parli del palazzo : queste cor-
donate servivano per distribuire l'acqua
(massime prima dell'introduzione in pa-
lazzo dell' acqua di Paolo V e de' suoi
successori ) con barili portali dai muli ,
condotti dagli aequaroli pontificii; ed an-
ticamente quando i Papi uscivano a ca-
vallo, per non essere ancora introdotto
l'uso delle carrozzerà mula ocavallo che
doveva condurli, si presentava al ripia-
no del loro appartamelo , ed a questo
nel ritorno era riportata. Dalla cordona-
ta slessa che conduce all'ingresso di Sisto
V, si perviene prima c\i questo a quello
dell'abitazionedel maggiordomo, il quale
ne ha altro nel cortiletto contiguo a quel-
lo di s. Damaso verso la piazza di s. Pie-
tro: l'appartamento di questo prelato ha
la sua cappella, e per un passetto segreto
da quello del segretario di slato può re-
carsi dal Papa. Tornando all'ambulacro
o galleria, da questa si giunge alla scala
regia, prima della quale trovasi a sini-
stra 1' ingresso al sontuoso portico della
basilica, ed a destra un piccolo passag-
gio al palazzo. Giunti nella sala regia a
destra è la cappella Paolina, a sinistra
quella Sistina, ed incontro a questa la
sala ducale, indi le due camere o stan-
ze de' pai-amenti. La i.ahail soffitto or-
nato d'intagli dorati con in mezzo l'ar-
nie di Pio IV e iscrizione del i563, le
pitture nel 1^77 le fece eseguire Grego-
rio XI II, di cui si legge un'epigrafe a pie
del suo slemma. Queste pitture sono nei
fregi e riparlile in varie storie , dipinte
PAL
a buon fresco da Marco de'Marchelli da
Faenza, da Gio. Battista Lombardellidel-
la Marca e da altri. Nella 2.a camera ov'è
il letto de paramenti ', si vede il soffitto in-
tagliato e messo a oro , nel cui centro è
un pregiatissimo dipinto di Girolamo Mu-
ziani, esprimente la venuta dello Spirilo
Santo, con numerose figure maggiori del
vero. Tanto da queste due stanze, che
dalla sala ducale; si può aver adito alle
loggie rispondenti al coitile di s. Damaso.
Paolo II fece fare de' disegni, come si
crede, a Giuliano da Maiauo fiorentino,
per il loggiato in corrispondenza al cor-
tile grande verso la basilica, nel sito ove
si ammirano le loggie del cortile cui dan-
no il nome. Quindi Giulio li, volendo
edificare nuovamente con più vasta idea
le antiche loggie o portici fabbricati da
Paolo li e proseguiti dal proprio zio Si-
sto IV, ordinò a Bramante Lazzari di
Castel Durante, che con miglior disegno
dasse mano all' opera. Mentre con stu-
penda simmetria e attenla sollecitudine
incamminavasi il lavoro, la morte del
Papa nel i5i3, e quella dell'architetto
nel 1 1 14, ne troncò il felice proseguimen-
to. Allora Leone X ne conferì tutta l'in-
gerenza all'altro urbinate Raffaele San-
zio o meglio Santi, non solo perchè ter-
minasse 1' edifizio, ma eziandio lo deco-
rasse di stucchi e pitture, come in gran
parte eseguì con qualche variazione al-
ranteriorearchitettura; servendosi, prin-
cipalmente negli ornati, del suo disce-
polo Giovanni Nanni da Udine, che loera
pure stato di Giovanni Fiammingo ec-
cellente maestro nel fare vagamente frut-
ti, foglie e fiori similissimi al vero natu-
rale. Alcuni riferiscono che Giulio li an-
cora avea commesso a Raffaele l'ornato
delle loggie, le quali a buon diritto si
chiamano loggie di Raffaele. L'aspet-
to della corte riuscì meraviglioso e assai
magnifico, poiché in tre lati trovasi cir-
condala da tre corpi di fabbrica eguali,
con quattro ordini di loggie. Il pianter-
reno di queste ne ha per di sopra due
P A L
murate in archi retti da pilastri, essen-
do l'ultima in colonne sorreggenti un ar-
chitrave. Le tre loggie propriamente
hanno nel lato presso detta scala ducale
i3 arcate, in quello verso la piazza di
s. Pietro i) arcate, quello incontro al pri-
mo 8: il i.° loggiato ha in mezzo del
i.° e 2.0 braccio una ringhiera. Usciti
adunque dalla sala ducale, o dalle ca-
mere de'paramenti, s'incontra la i." log-
gia, 2.a dopo i portici o loggie del pian-
terreno. Questa loggia gira ne' tre accen-
nati lati, e componevi di 3g arcate. Il
i.u lato venne dipinto ad arabeschi di
vario genere e con altri diversi ornati da
Giovanni da Udine, sui disegni di Piaf-
faele, che diresse anche il lavoro. Gli or-
namenti di ciascuna volticella e tutto il
muro di dentro resta dipinto, tranne i
siti delle porle e finestre aperte, con grot-
tesche di figurini, vasi, festoni, animali,
mostri marini : i sotto archi sono deco-
rati di ripartimenti scorniciati e d'inta-
glio di diverse foggie in bassorilievi di
figura ovata o pentagona o simile, con al-
cune figurine di perfetto gusto. Quindi
pergolati, spalliere con fiori, uccelli ed
altri volatili, imprese di Leone Xe bel-
lissimi stucchi. Per l' inclemenza delle
stagioni e perchè gli archi si muravano
in occasione di conclave, nella maggior
pai le sì stupende cose sono guaste. 11 2.°
lato fu colorito da diversi artefici nel
pontificato di Gregorio XIII, dirigendo
il lavoro Cristoforo Pv.oncalli (detto Po-
marancio come il suo maestro Chcisna-
ni, che altri dicono direttore dei lavori)
e il p. Ignazio Dante ; ma le pitture so-
no d' inferiore pregio a quelle del pre-
cedente lato, per essere decaduta l'ec-
cellenza dell'arte ; il nome di Gregorio
XIII vi si vede ripetuto. Il 3.° ed ultimo
Iato rimone tuttavia rustico e disadorno
in 8 arcate di fianco al palazzo nuovo.
Saliti alla 2.3 loggia, che può ben dirsi
di Raffaele, perchè in essa o dipinse di
sua mano o lo fece eseguire con suoi di-
segni , veggonsi le 1 3 arcate colorile
PAL 275
con j2 quadri, 4 pei" ognuna, rappre-
sentanti soggetti sagri del vecchio e nuo-
vo Testamento, cominciando dalla crea-
zione del mondo^ fino all'ultima cena di
Gesù Cristo. Le dette arcate sono co-
perte da' volte sostenute da pilastri e
contrcpilastri, il tutto splendidamente
ornato di finissimi e graziosissimi stuc-
chi e pitture, rappresentanti con fino in-
tendimento araheschi, fruiti, animali,
figurine, finti cammei, grotteschi di va-
rie foggie, trofei, vasi, quali coloriti al
naturale, quali di chiaroscuro, quali di
graffito in fondo d'oro, assai ben dispo-
sti ed eseguili egregiamente. Oltre di che
vi si veggono vari ripartimenti di corni-
ciami, di architettura, di padiglioncini,
di paesi, di targhette, di armature, di
maschere, di emblemi di Leone X; ed
in una parola vi si scorge tutto ciò che la
natura, l'arte, il capriccio e la poesia
seppe mai suggerire alle più fecoude im-
maginazioni pittoriche. Le quali deco-
razioni sono sorprendenti e degne della
più grande ammirazione, quantunque
v' abbia chi pensi averle Pialfaele copia-
te o almeno imitale da quelle antiche
delle terme di Tito, ovvero che ne tras-
se l' idea. Tutte queste mirabili pitture
hanno assai sofferto, e solo dopo tre se-
coli circa si pensò ad impedire gli effetti
dell'intemperie delle stagioni, col chiu-
dere con cristalli tutti i vani degli archi,
senza provvedere ad eliminare l'umidità
derivante dalle loggie superiori, al che
supplì Gregorio XVI, riparando anch'es-
se con cristalli e tendine. Al principio di
queste loggie con ragione si vede il busto
in marmo di Piaffaele, dalla cui mente
uscirono tante bellezze, scolpito da A-
lessandro d'Este, sopra bel rocchio di
breccia corallina lumachellata.
Limitandomi a indicare ciò che rap-
presentano i 5i quadretti a fresco , i
quali, come dissi, sono invenzioni subli-
mi e indubitate del gran maestro, che
se non tutte di sua mano eseguì, da mol-
ti suoi scolari fece dipingere. La I," ar-
276 PAL
cata contiene i quadretti seguenti, il pri-
mo colorilo da Raffaele stesso, quasi co-
me esemplare per i suoi discepoli, che
doveano eseguire le altre composizioni
sopra i suoi disegni ; alcuni però ricono-
scono il pennello di Giulio Pippi detto
Romano, autore delle tre seguenti, i ,°
La divisione del caos. 2.0 11 limite delle
acque adunate e separazione della luce
dalle tenebre. 3." La creazione del sole,
della luna e degli altri minori pianeti.
4-° La creazione degli animali. II." ar-
cata dipinta pure da Pippi. i.° La crea-
zione della donna. 2.° La trasgressione
del divieto. 3.° 11 discacciamento di A-
damo ed Eva dal paradiso terrestre. 4-°
Le conseguenze della colpa d' origine.
HI." arcata egualmente di Pippi. i.cLa
costruzione dell'arca. -^L'universale di-
luvio. 3.° La sortita di Noè dall' arca.
4-° 11 sagrifizio di Noè. lV.a arcata di-
pinta da Gio. Francesco Penni detto il
Fattore. i.° L' offerta di Melchisedech.
2." La promessa di Dio fatta ad Àbra-
mo. 3.° Abramo che adora i tre angeli.
4° La fuga di Lot. Y.a arcata colorita
dal medesimo Penni. i.° Dio che vieta
ad Isacco di andare in Egitto. 2.° Il dis-
coprimento di Rebecca. 3.° La benedi-
zione di Giacobbe. 4° Esclamazione di
Esaù al lettodiGiacobbe suo padre. VI."
arcala dipinta da Pellegrino Mu nari da
Modena, i .° La scala di Giacobbe. 2.°
Rachele al pozzo. 3.° Riconciliazione di
Giacobbe con Labano. 4-° H ritorno di
Giacobbe in patria. VII." arcata dello
stesso Pippi. i.° Giuseppe che narra i
suoi sogni ai fratelli. 2.0 Giuseppe ven-
duto. 3.° Giuseppe fugge dalla consorte
di Putifaf. 4-° tìi riseppe spiega il doppio
sogno di Faraone. Vili." arcata dipinta
da Pierino Buonaccorsi detto del Vaga.
i.° Mosè bambino rinvenuto nel Nilo.
2.°I1 roveto ardente. 3.° Il passaggio del
mare Rosso. 4-° Mosè fa scaturire l'ac-
qua nel deserto. IX. a arcata colorita da
Raflaellino detto dal Colle di Borgo s.
Sepolcro, i .c Mosè sul monte Sinai. 2.°
PAL
Il vitello d'oro. 3.° Dio che parla a Mo-
sè da una colonna di nubi. 4° Le nuo-
ve tavole della legge. X.* arcata esegui-
ta dal Buonaccorsi ricordato. i.° Passag-
gio dell'arca in mezzo al Giordano, i?
Caduta prodigiosa delle mura di Gerico.
3.° Giosuè che ferma il sole. 4° Divisione
della terra promessa fra le tribù d'Israe-
le. XI." arcata altresì del Buonaccorsi.
i.° Unzione di Davidde in re d'Israele.
2.° Morte del gigante Golia. 3.° Il trion-
fo di Davidde. 4-° U peccato di David-
de. XII.a arcata dipinta dal nominato
Munari. i.° Unzione di Salomone in re
d'Israele. 2.° Giudizio di Salomone. 3."
La regina Saba 4° Costruzione del tem-
pio di Salomone. XIII." arcata colorila
anche questa da Pippi. i.° Il presepio.
2.° L'adorazione de'Magi. 3.° Il battesi-
mo di Gesù Cristo. 4-° L'ultima cena del
Signore. Queste loggie furono disegnate
e incise più volte sia ne' quadri, che ne-
gli ornati e bassirilievi ; furono pure de-
scritte da diversi, e per ultimo da Pie-
tro Massi: Loggie di Raffaello al Vali-
cano, Roma i 847-
Dalla loggia descritta, per un tramez-
zo di muro, si passa nell'altro braccio del
loggiato fatto ornare da Gregorio XIII;
trovatisi prima due porte, una mette alle
stanze della contessa Matilde, l'altra al-
la gran sala di Costantino ossia camere
di Raffaele. Le i i arcate rappresentano
fatti della vita di Gesù Cristo, in pitture
a fresco. I pultini e le virtù sono di Ot-
taviano IVlascherini, che colorì alcune
storie, come le nozze di Cana. Tutti i
grotteschi sono di Marco da Faenza, il
quale dipinse ancora alcune storie, tra
le quali la strage degl'I nuocenti: Raflael-
lino da Reggio lavorò nella io." e n.a
arcala; però i profanatori del tempio scac-
ciati è opera di Paris Nogari: dipinsero
ancora in questo braccio di loggia, Lo-
renzino Sabatini, Baldassare Croce, Gia-
como Stella, Gio. Battista Naldini, An-
tonio Tempesta, Girolamo Massei e Ni-
colò delle Pomaiaucie. Le pitture del-
PAL
l'altro braccio della loggia, consistenti in
8 arcate, furono fatte nei pontificati di
Clemente VII, Urbano Vili e Alessan-
dro VII, ma non hanno molto pregio.
Nell'ultima arcata verso la piazza di s.
Pietro, Lanfranco dipinse 1' Ascensione,
non terminata, gli Angeli che avverto-
no gli Apostoli del risorgimento del Si-
gnore, e la partenza degli Apostoli per
la predicazione. La 3.a loggia venne fat-
ta colorire da Pio IV nel i.° braccio,
nel 2.° parte da lui e nel resto da Gre-
gorio XIII, e questo sotto la direzione
del p. Dante. Pio IV ne commise l'orna-
mento a Giovanni Nanni da Udine, ri-
tornato in Roma d' anni circa 66, che
ponendosi all'invenzione di sì illustre la-
voro chiamò a sèi suoi due discepoli Gior-
gio Bellunese e Girolamo Amalteo vene-
ziano, valentissimi in questo genere di or-
nare, perchè gii fossero di aiuto nelle sue
felici immaginazioni: in due anni fu com-
pito il lavoro, cioè dal i56o al i56i,
nelle i3 arcate o lacunari, tutti ornati
di pitture e stucchi messi a oro, con fre-
gio di altrettanti paesi. Nelle pareli vi
sono carte geografiche (nelle quali vi eb-
be parte il p. Dante) e nel basamento al-
tri paesi, con quadri di frutta e fiori nello
scomparto. I soggetti de' quadretti, che
sono due per lacunare (nella maggior par-
te con figure allegoriche, di cui bello e
morale è il significato), rappresentano nel
i.° la ss. Trinità, incontro il Tempo alato.
•2.° Carro del Sole ripetuto. 3.° Circo con
quattro porte e due cocchi, e carro della
Luna. 4° Primavera e l'Estate. 5.° Au-
tunno e l'Inverno. 6.° Anno e la Vita.
7.0 Genio della vita e il Secolo. 8.° Fan-
ciullezza cattiva e buona. cj.° Gioventù
perversa e buona, io." Virilità cattiva
e buona. 1 1.° Vecchiezza cattiva e buo-
na. 12.0 Decrepitezza mala e buoua (in
quest'arcatasi vede l'adunanza tenuta nel-
la cattedrale di Trento pel sacrosanto con-
cilio). i3.° Morte e gloria celeste. Tutti
1 paesi sono ideali, meno alcuni che han-
uo rapporto alle carte geografiche stcs-
PAL 277
se, le quali si dividono nelle pareti e so-
no le seguenti. La i.1 carta rappresenta
il regno d'Inghilterra, la Scozia e l'Irlan-
da. 2.a Spagna. 3 .'Francia. 4-a Italia (ove
sono vedute di città, come di Roma, Ve-
nezia e sue isole, idea e invenzione del
p. Dante e del pittore Varrese). 5. 3 Gre-
cia. 6.a Asia. 7/ Giudea (mirabile è la
Terra promessa, con le situazioni ove ac-
caddero i fatti principali della vita di Ge-
sù Cristo ed altri ivi indicati, in un alla
stazione di Mosè nel deserto colle no-
menclature in ebraico). 8.a Germania.
g.a Ungheria e Polonia. io.a Scandia o
Svezia. 1 i.a Mosco via. 1 2.a Scizia e Tar-
tarea. 1 3. a Groenlandia. Inoltre si vedono
diverse arme di Pio IV, molte iscrizioni
che lo riguardano, celebranti le opere da
lui fatte, o analoghe alle cose rappresen-
tate, o descriventi le carte geografiche, ed
una di Gregorio XIII, che ricorda di
aver fatto ricolorire alcune carte geogra-
fiche che aveano sofferto. Da Pio IV fi-
no a Urbano Vili le volte e le pareti eb-
bero a soffrire molti danni, de' quali si
fece un mediocre restauro. I danni se-
guitarono poscia, ma non le riparazioni
opportune ; laonde pitture sì belle nel lo-
ro genere diedero quasi a temere di an-
dar perdute, ed alcune figure, molti or-
nati, diversi quadretti e vedute, e si-
gnificanti tratti di carte geografiche, si
dovettero rifare, quando Gregorio XVI,
sempre intento al maggior incremen-
to e conservazione delle belle arti, vi
pose pronto riparo, e ridonò al loro
splendore , ripristinando pure tutto ciò
eh' era perito persino neh' intonaco. Dal
cav. Salvi fece chiudere gì' intercolun-
ni con finestroni, commettendo il restau-
ro de'lacunari e loro pareti al cav. ora
commend. Filippo Agricola romano, di
concerto col barone Camuccini. Il cav.
Agricola come valente professore di pit-
tura, si valse all'uopo di bravi artisti, che
furono: i pittori cav. Paoletti bellunese,
Toietti, BrumidijBigioli, Angelini, Man-
tovani, Scarabellotto, Bresciano; gli scul-
378 PAL
tori Stocchi eBitta;Nagni stuccatore e al-
ti i, oltre i doratori e intagliatori. Nel i °
lacunare verso la basilica, su fondo az-
zurrofu posta onorevole iscrizionea Gre-
gorio XVI, sotto alla quale si dipinse una
tenda ricamata in oro con stemmi pon-
tifìcii, la quale forma campo al busto in
metallo dello stesso Papa, situalo sopra
una colonna di marmo cipollino : inoltre
nella lunetta dell'ultimo lacunare venne
eseguita la di lui arme gentilizia. Que-
sti nobilissimi e interessanti lavori, inco-
minciati nella metà del 1840 ebbero feli-
ce compimento, con infinito gradimento
de! Papa, a'i2 marzo 184*2, mercè l'in-
defesso zelo e perizia del cav. Agricola,
che ci diede l'importante: Relazione dei
testami eseguiti nelle, terze loggie del pon-
tifido palazzo Faticane, sopra quelle
dipìnte dalla seuola di Raffaello, Roma
1842. Il Pontefice, l'Agricola e -gli altri
artisti meritarono gli encomi i de' più in-
telligenti, edanche di G. 13. che nel 184^
pubblicò in Roma l'opuscolo: Le arti
cristiane nel Faticano, pensieri di un ri-
conoscente italiano.
Il 2. braccio di queste terze loggie
compnnesi di 1 1 arcale; le prime tre del-
le quali appartengono nell'abbellimen-
to a Pio 1Y, e le altre a Gregorio XIII.
Quasi in lutto l'ornamento di questo
braccio, segue l'andamento del preceden-
te descritto. Ad indicale le cose princi-
pali, dirò che nella 1/ arcata vedesi la
figura d'un giovane addolorato, ed il
profeta Ezechiele colla visione delle os<a
vivificate : due mappamondi dal corni-
cione al pavimento, uno contenente l'e-
misfero d'Europa, Africa e Asia, l'altro
l'America. 2." Figura d'un vecchio ripe-
tuia che miia detta visione: la gran por-
ta è decorata dalla processione con cui
Gregorio XIII porlo nella basilica Vati-
cana il corpo di s. Gregorio Nazianzeno;
carte geografiche con parti dell'Africa.
3.a Vedute con risorgimento di morti,
fortificazione di Ravenna, giudizio uni-
versale, e processione del Corpus Domi-
PAL
nij il regno di Cipro, il monte d'Etiopia
e l'Abissinia. 4-* 1° quest'arcata s'inco-
minciano a notare i fasti del pontificato
di Gregorio XIII, come fatta colle se-
guenti eseguire da esso, e perciò si ve-
dono anchei di lui stemmi : oltre diverse
allegorie, gloria di putti e di vergini co-
ronate; proseguimento della detta pro-
cessione, che continua ne'fregi delle se-
guenti arcate; quindi sono rappresentati
1 Egitto, l'Arabia Felice, l'impero Otto-
mano fuori d'Europa. 5.a Diverse vedute
simboliche, schiera di vergini beatificate,
e la Persia. 6.a La gloria de'santi e l'In-
die orientali. 7* Gloria di beati vescovi,
patriarchi e Pontefici, ed altra de 'nostri
progenitori, eia Cina. 8.a Replica dell'ul-
l'ultima gloria, altra de'martiri ; qui la
processione da Castello procede per Ban-
chi ; poscia la Tarlarla, nella solita carta
geografica. c).a Gloria di vergini e altri
santi, gli Evangelisti, vedute di Castel s.
Angelo, e dell'America e Perù, io." La
gloria di Maria Vergine e degli Apostoli,
la galleria Vaticana, cori d'Angeli, altre
parti d'America. 1 1.* L'Assunzione del-
la ss. Vergine, la ss. Trinità, fine della
processione del Corpus Domini, V isole
Canarie e altre. Il rimanente del brac-
cio di questa loggia che volta, non è ter-
minato con ornati e pittare, solo le sue
8 arcate sono colorite in fondo celeste,
con riquadrature e scorniciamenlo alla
rustica, e nelle vollicelle l'arme di Cle-
mente X.
Non solo le arcate di Gregorio XIII
furono condotte colla direzione del ce-
lebre p. Dante domenicano, matematico
e cosmografo pontificio, ma anche con
quella eh Nicolò delle Pomarancie, o col
proprio pennello o colla soprintenden-
za : vi dipinsero nelle volticelle Antonio
Circignani delle Pomarancie, Paris No-
gari, Gio. Battista della Marca, Roncalli
ed il cav. d' Arpino. I paesi bellissimi
sono di Paolo Brilli, i fregi e le proces-
sioni d'Antonio Tempesta, cou vivace e
divoto pennello. Quanto alle tavole geo-
PAL
grafiche, almeno per tutto il primo trat-
to del corridore, vi è chi porta opinione
essere state dipinte dal medesimo p. Dan-
te o Danti, altri le attribuiscono ad An-
tonio da Varrese. Noterò, che nella de-
cima volta o arcata del secondo brac-
cio di queste loggie, vi è la porta che con-
duce alla sala delta la Bologna, pres-
so la sala del Centauro. Fu delta Bolo-
gna perchè in una parete è dipiuta la
pianta di quella città assai distintamen-
te; ne'due lati sono due Papi in trono
che danno i codici delle leggi a vari dot-
tori, perchè Bologna fu sempre riguar-
data maestra di tal facoltà. Isella volta
sono dipinti i segni delle celesti costella-
zioni, con figure simboliche. Le pitture
vennero eseguite da Durante e Giovan-
ni o Cherubino Alberti. Nella facciala
maggiore poi è colorito tutto il territo-
rio bolognese, prima che il Beno ne a-
vesse inondato un tratto.
Tornando nuovamente al cortile di s.
Damaso, per gl'ingressi già indicati, per
comoda scala si salisce al i.° piano, ov'è
1' appartamento del segretario di stato,
in livello e corrispondeuza alla i.a log-
gia, come lo sono della 2.a il pontifìcio,
e della 3.a quello del segretario di slato,
già del maestro di camera (in fine del
suo appartamento vi è la vasta sala del
Centauro, così chiamata dalPesservi sta-
to un modello di gesso del Centauro, che
è nella villa Pinciaua; ora serve di ma-
gazzino alla floreria, ed è lunga palmi
1 62 e larga 49), e d'un cameriere segre-
to, essendo il palazzo di Sisto V e Cle-
mente Vili congiunto a quello di Gre-
gorio XIII. Alcune camere dell'apparta-
mento d'udienza del segretario di stato
hanno cornici attorno e fregio sotto ,
scompartito da riquadri dipinti a paesi,
e figure a sedere tra l'uno e l'altro, con
arme di Paolo V e più d'Urbano VIII,
alcuni fregi del quale si ornarono anco
con uccellami; vie pure la cappella con
solava riquadrato dipinto a rose diverse
e fregio sotto rabescalo. Montando poscia
PAL 279
al 2.0 piano, trovasi l'ingresso alla son-
tuosissima sala Clementina, nel i5g5 e-
dificata e ornata da Clemente Vili , ove
talvolta si fece nel giovedì santo la la-
vanda ai i3 sacerdoti, tale altra la men-
sa de' medesimi, finché Gregorio XVI
stabilì la i.a nella basilica Vaticana, la 2.a
nel suo atrio superiore, facendo chiude-
re gli ampi fìnestroni con telati e cristal-
li. E lunga piedi 53, 8, larga 43, 3, os-
sia lunga palmi 63, larga 78. La parte
inferiore come il pavimento è fregiata di
vaghi marmi colorali; la volta e le pa-
reti sono dipinte a fresco. Le belle pro-
spettive e le storie della vita di s. Cle-
mente I, sono lavori di Durante Alberti
da Borgo s. Sepolcro, di Baldassare da
Bologna e di Cherubiuo Alberti: il i.°
dipinse la volta fino alla cornice, gli al-
tri due dalle cornici in giù. In fondo è
un gran camino cou stipiti e architrave
di marmo brecciato, con un mensolone
per parte di giallo antico e basamento
di marmo bianco, e nobili camini di inar-
mo sono pure Dell' appartamento. Nella
sala Clementina risiede la guardia sviz-
zera, ed i famigliari di livrea di chi re-
casi dal Papa, per disposizione di Grego-
rio XVI, che perciò munì la porta di bus-
sola e cristalli, come pur fece a pie del-
le scale, essendo per tanti individui an-
gusta l'ampia sala de'palafreuieri,ove di-
morano questi, i sediari, il decano e sot-
to decano, oltre due dragoni ordinanze.
Incominciando da questa sala, tranne le
4 stanze domestiche del Papa, i fregi fu-
rono dipinti sotto Paolo V, come si vede
dalle armi. Questi fregi sono sparliti di
varie figure, e traesse alcuni paesi di buo-
na mano, ma alquanto scoloriti : ne furo-
no autori nella più parte il suddetto Du-
rante Alberti, il Celio, il Cati, il Vivia-
ni, il cav. d'Arpiuo e Paolo Brilli. I sof-
fitti sono riquadrali e scorniciati con ar-
me scolpita nel mezzo di Clemente Vili,
eccettuate le dette camere private soia-
rate. Avanti a diverse porte sonovi gran
bussole di noce con tre porte, decorate di
28o PAL
bellissimi fregi intagliati, cioè di Alessan-
dro VII, Innocenzo XI e Urbano Vili,
e ripristinate da Gregorio XVI, per quan-
to dissi a Palazzi apostolici. Prima le
due stanze dopo la sala erano parate con
corami rabescati d'oro, poi abbellite con
alcuni cartoni del Zobboli e del Riccio-
lini, disegni de'musaici di diverse cupole
minori di s. Pietro. Nella i.a stanza do-
po la sala de' palafrenieri, vi è la porta
del passetto cbe mette alle camere inti-
me del Pontefice e quella rispondente
alla scala a lumaca cbe finisce nel corti-
le della Camera. In questa i.a stanza so-
no i gendarmi già carabinieri della bri-
gala palatina. Nella 2.a stanza ba luogo
la guardia palatina, e si ammira, come
nella seguente, su fondo di damaschi ros-
si, una collezionedi bellissimi quadri, rior-
dinata notabilmente da Gregorio XVI;
alcuni di quelli aggiunti un tempo appar-
tennero alla galleria del Musco Capito-
lino : furono disposti dal cav. Agricola
nominato, come ispettore delle pitture
de'palazzi apostolici. Alcuni di questi qua-
dri sono del Guercino, del Tempesta, del
Berettini, di Antonio Caiacci, di Stein,
del Trevisani, del cav. d' Arpino. Nella
camera cbe segue, detta de' bussolanti
perchè dimora di questi, adornano le
pareti stupendi quadri, come del p. Gia-
como Borgognone, dello Scarsellino, del
Trevisani, del Baciccio, del Breugel, del
Muziano, del Tassi, del Bernini e del Bas-
sano, senza nominar quelli di autore in-
certo, di cui sono pure stupendi dipinti
nella camera precedente.
Segue la camera residenza delle guar-
die nobili, ove a destra si vede l'ingresso
alla cappella segreta: le pareti, come tut-
te quelle delle camere che dirò, inclusive
a quella da pranzo, sono parale di dama-
schi rossi, e vi si ammirano i 4 originali di
Andrea Sacchi, trasportati poi in musai-
co e posti ne'4 altari che sono nelle grot-
te Vaticane. Indi si passa alla vasta an-
ticamera d'onore, con trono pontifìcio,
in cui sono i camerieri d'onore: quivi si
PAL
tiene il concistoro segreto, le congrega-
zioni dei riti e del s. offizio, l'esame dei
vescovi, e nell'avvento e quaresima si fa
la predica. Viene dopo l'anticamera se-
greta (essendo questa nell'angolo del Va-
ticano con finestre tanto dalla piazza di
s. Pietro che dalla parte de' prati e di
Castello, il Papa vi vede la girandola, e
da una delle prossime finestre ne fa dare
il segnale), ove sta il prelato maestro di
camera ed i camerieri segreti: tanto que-
sta che le seguenti tre camere, come do-
nieslichedel Pontefice, sono con finestre
più piccole delle altre, ed ancora quanto
all'ampiezza più raccolte e più basse del-
le altre, cogli stipiti col nome di Paolo V,
il quale con fai le dimezzare ricavò altret-
tanti mezzanini per uso privato de' suc-
cessori, e ad essi si ascende per interna
scaletta. Quindi si entra nella camera ove
dà udienza e studia il Papa, con scrittoio
sotto il trono, ed in questa Gregorio XVI
fra tanti sovrani, ricevè pure Nicolò I im-
peratore delle Russie, e successivamen-
te i due ambasciatori ottomani ; poscia
•viene quella in cui dorme, indi quella
dove pranza sotto il trono o baldacchi-
no, la quale serve ancora di anticamera
segreta per chi riceve privatamente. In-
contro alla tavola ove mangia è un Cro-
cefisso, bel dipinto di Wan-Dik: in que-
sta stanza la notte dorme l'aiutante di
camera. A destra evvi una porta che con-
duce ad un passetto, le cui pareli ora co-
perte di tela, hanno affreschi di decora-
zione e le figure de' ss. Pietro e Paolo,
ed anticamente nelle descritte stanze pri-
vate erano fregi e figure a olio di Urba-
no Vili. Prosegue la stanza degli scopa-
tori segreti, indi quella descritta nel voi.
IX, p. 1 54) con tre porte : la i.a risponde
al passetto che termina nella prima stan-
za dopo la sala de'palafi enieri ; la 2. al-
la cappella segreta ; la 3.' all'anticamera
d'onore. Retrocedendo alla camera da
pranzo per la porta incontro a quella del
dormire, si perviene alla sala detta del
concistoro, per quello che prima vi si te-
PAL
neva, larga palmi 55, lunga 78, con tre
grandi finestre (prima con soffitto riqua-
drato scorniciato, avente nel centro l'ar-
ine di Clemente VI II), restaurata con le
due precedenti dal regnante Pio IX, al
modo che narrai di sopra. Nel fregio di-
pinto che le ricorre attorno, sono espres-
si alcuni belli paesi con molti santi ro-
mitij tra 'stemmi di Paolo V. Anticamen-
te era vi il trono, le pareti erano coperte
di velluto cremisi trinato d'oro con fre-
gio e frangia simile, con tre belli quadri.
Ora vi sono scanzie per libri, e la colle-
zione de'quadri di Peter postavi da Gre-
gorio XV 1. Da questa bella sala si passa
ad una grande stanza bislunga con volta
fregiata dello stemma di Pio VI, che rie-
sce alla sala Clementina; anch'essa anti-
camente era apparata di corame rosso
rabescato d'oro, con arme di Clemente
XI. In tal modo I' appartamento ponti-
fìcio gira intorno al cortile della Camera,
ed è addobbato con mobili decorosi.
Lateralmente al camino della sala Cle-
mentina, per due porte si entra nel ma-
gnifico gallerione o sala del concistoro,
così detta per quello pubblico che ora
vi si tiene (e talvolta auco il segreto al-
lorché si aumenta il numero de'cardinali
residenti in Roma). Ad essa si può pure
entrare per la sala de' palafrenieri e per
le due seguenti stanze, e prima nel gio-
vedì e venerdì santo vi s'imbandivano i
pranzi a'cardinali, tolti da Gregorio XVI
(talvolta vi si fece la mensa de'i3 sacer-
doti nel giovedì santo, il bagno e la be-
nedizione degli Agnus Dei , oltre altre
funzioni dette a'ioro luoghi), e nella vi-
gilia di Natale la cena ai medesimi. Que-
sto gallerione è largopalmi 45,lungoio6,
con 5 grandi finestre ; il soffitto è vera-
mente meraviglioso, formato di 3o cas-
settoni o sieno sfondi, con diverse scorni-
ciature intagliate e riccamente con pro-
fusione doiale, con i sbarre e stelle allu-
sive all'arme di Clemente Vili, che lo
fece fare, con un rosone tutto dorato nel
mezzo di ciascuno degli sfondi in campo
PAL 281
azzurro, ed un'arme da capo e da pie-
di del medesimo Papa. Ricorre all'intor-
no una cornice tutta intagliata, con mo-
diglioni sotto ed ovoli tutti dorati, essen-
dovi nel vano tra un modiglione e l'al-
tro, sbarre e stelle in fondo azzurro. Se-
gue sotto di essa un gran fregio compar-
tito da diversi riquadri, entro de'quali esi-
stono dipinti diversi romitori-! e paesi, rap-
presentanti Vallombrosa, Camaldoli e
l'Alvernia con altri di Toscana, con un
riquadro per parte più piccolo dai lati
di quelli di mezzo, in fondo d'aria, ed
una figura gialla in piedi per ciascun la-
to, sostenenti una veduta d'architettura
in prospettiva, ed una nicchia accanto di
essi, in cui figurasi un santo a sedere per
ciascuna, fra'quali s. Igneo (V.). Inoltre
questi riquadri sono tramezzali da men-
soloni a chiaroscuro, sostenuti da putti. In
due de' 4 angoli è dipinto il padiglione
colle chiavi, negli altri l'arme Aldobran-
dini di Clemente Vili. Autori di sì bel
fregio sono Gio. Alberti e Paolo fì.nlli.
Resta ornata questa stanza da damashi
rossi, da una collezione di grandi e belìi
quadri, e dal trono pontificio. Qui termi-
.na propriamente l'appartamento di Cle-
mente Vili, e quello tuttora abitato dai
Papi, incominciando da questo lato la fab-
brica o palazzo di Gregorio XlII,come
vedesi dagli slemmi. Incontro al trono so-
no due porte, quella a destra conduce a
due camere chiuse, che in delti pranzi e
cena servivano di credenza; quella a si-
nistra a due altre di passaggio con bellis-
sime volte ornate di gentili stucchi e gra-
ziosi dipinti, cogli stemmi diGregoi ioXIII
e Urbano Vili, il primo per averle fatte
eseguire, onde si vedono rappresentazio-
ni allusive ai suoi fasti, ed il secondo per
averle ristorate: ne'4 angoli della prima
camera si vede l'arme di Gregorio XIV,
forse per averne terminatogli ornati. Ir»
queste (\ue stanze, in cui dipinsero Mat-
teo fratello di Paolo Brilli, Ottavio Ma-
scherini e Marco da Siena, prima le pa-
reti erano con arazzi istoriati, ed essendo
282 PAL PAL
limaste nude, Gregorio XVI le fece de- prese: colorirono queste finte statue a
corare con buoni quadri dipinti a olio, chiaroscuro, Zucca. Lombardelli, Stella,
ed inoltre copri le mura della seguente Nogari, Tempesta ed il cav. d'Arpino.
sala grande $011 arazzi importanti, di cui Nella 2.a sala de' palafrenieri è l' ingresso
parlai altrove, come nel voi. IX, p. 5o. alla summentovala cappella di Nicolò V,
Nella volta di questa sala è l'arme di Gre- al cui appartamento davano principio
gorioXlil, e quivi si fa la predica nella queste due sale. Anche la sala de' pala-
quaresima eavventoai famigliari diquel- frenieri fu ristorata da Leone X , come
li che intervengono alla palatina, e serve vedesi dal sontuoso soffitto decorato di
di cappella quando nel gallerione si dà sua arme. A chiaroscuro egli nelle pare-
dal Papa il cappello cardinalizio: questa ti fece dipingere da Raffaele in fìnti nic-
predica anticamente la faceva il p. ruae- chioni i dodici apostoli ; e perGio. da U-
stro del sacro palazzo, al dire del Taia e dine abbellì le nicchie di cornici con pa p-
di altri, poscia ed ancora il suo p. com- pagalli, babbuini, gatti mammoni, zibet-
pagno. ti ealtri bizzarri animali, cheLeone X te-
Dalia sala per una porla a sinistra si neva per diletto. Ma Paolo IV perrica-
puòandareuellacnppellacomune di (ire- vaici alcuni stanzini per suocomodo,git-
gorio XIII, perciò anche detta sala della tò a terra alcune pitture. Dipoi Grego-
cappella comune , e per quella a destra rio XIII restaurò la sala, facendovi dipin-
gile duegalleriole dell'appartamento del- gere intorno colonne scanalate, uobili tre-
la contessa Matilde, di cui feci parola nel gi, figure e festoni con una Virtù pero-
\ol. XVII, p. 64, ov'è l'appartamento e gni frontespizio, dai fratelli Gio. e Che-
cappella di Giulio III, che prese il nome rubino Alberti. Le figure però coi putti
di Matilde dopo che Urbano Vili nel re- sono di Taddeo Zuccari, il quale restati-
staurarlo abbellì la i.a di dette gallei io- rò con rispetto a Raffaele gli Apostoli,
le, facendovi rappresentare i fasti di quel- facendo eseguire altri restauri dal filatel-
ia eroina. L'appartamento ha belli sof- loFederico, da Agresti eda Marciteci. Ol-
fltti con fregi , con eleganti vedute., e fu, tre gli Apostoli sonovi ancora gli Evau-
abitato dal cardinale Barberini cappuc- gelisti, il Precursore, s. Lorenzo e s. Fra ri-
cino, fratello di Urbano Vili. Proseguen- cesco. Pei successivi ristauri e ritocchi
do il cammino s'incontra la 2.a gallerie- di Maratta, fatti sottoClemente XI, e per
la, abbellita con pilluredaClementeXill. quelli di altri , queste pitture poco con-
Da una porta si passa all'appartamento servano della loro antica bellezza e per-
architeltato da Bernardo Roseli ini d'or- fezione. Ora facciamo ritorno alla galle-
dine di Nicolò V, poi stanze di PiafFaele, viola dipinta nel pontificato di Clemente
il cui antico ingresso è dalle sale de' chia- XIII, da cui alle stanze di ' Raffaele si
voscuri,cioè dalla sala vecchia degli svizze- passa.
ri e dalla sala vecchia de'palafrenieridet- La 1." stanza di Raffaele è la sala di
la anticamente de' cubiculari. A queste Costantino, neli'ultimac'contigua la cap-
salesi perviene per la suddetta scala ch'e- pella d'Lrbano Vili. Di sopra ho già
la prima cordonata, per un corridore de- indicato ove parlai delle località che ap-
nominato de'chiaroscuri dalle pitture di pena accenno. Passando all'appartameii-
ambo le sale. La sala degli svizzeri è con to di s. Pio V trovasi la famosa galle-
ornato soffitto, fatto da Leone X, e suo ria de' quadri o pinacoteca, e traversan-
stemma. Nelle pareli con finte architetti!- do l'aulica cappella di s. Pio V, si passa
re dipinte da Gio. Alberti, Gregorio XIII nella i." galleria degli arazzi, in fondo al-
vi fece rappresentare altrettante nicchie e la quale per una porla a sinistra si entra
a chiaroscuro molte Virtù, con loro im- nella sala dell'edificio eretto in fianco da
P AL
Paolo V, ed ove Gregorio XVI collocò i
facsimile de'pi (astri delle loggie di Raf-
faele, e siccome il secondo soleva ammet-
ter vici le dame al bacio del piede, fu la
sala nobilmente mobigliata: nella vol-
ta Guido Reni dipinse magistralmente a
fresco la discesa dello Spirito Santo, l'A-
scensione e la Trasfigurazione di Gesù
Cristo ; il tutto ornato di cornici e stuc-
chi dorati , con emblemi di Paolo V, il
cui nome vedesi nel fregio. Ritornati nel-
la galleria degli arazzi, proseguendo il
cammino si giunge nella celebre galleria
di Gregorio X11I o delle carte £*eo<?rafi-
che, lunga piedi 3r i, larga 17, avendo
3.2 palmi d'altezza fino al più alto della
volta. Essa è luminosissima per avere fi-
nestre d'ambo i lati, e fu tutta dipinta a
fresco d'ordine di Gregorio XIII dal più
volte lodato p. Ignazio Danti , il quale
stupendamente delineò, colorì ed esegui
le piante topografiche dell' intera Italia,
ponendo da un lato la parte antica, dal-
l'altro la moderna, oltre Io stato à' Avi-
gnone dominio della s. Sed?; accennan-
dovi ancora tutte le città, i luoghi più
celebri, i porti, i villaggi, conforme era-
no a'suoi tempi, divisi in provincie, regni
e isole. Sopra la porta è l'iscrizione ana-
loga di Gregorio XIII del 1 58 1 . Il Nib-
by nel discorso preliminare della Carta
de dintorni dì Roma, p. III, asserì che
le carte geografiche le disegnò e dipinse
Antonio Dante perugino, colla direzio-
ne del p. Ignazio suo fratello, ma di ciò
non dice parola il benemerito p. [Marche-
se domenicano, nelle Memorie de più in-
signi pittori ,ec. domenicani , parlando dif-
fusamente nel voi. 2, p. 3o £ del p. Igna-
zio Danti matematico, cosmografo, inge-
gnere earchitetto, chiaramente afferman-
do che il p. Ignazio delineò e colon le car-
te geografiche. La volta di questa galleria
rimane scompartita in molti riquadri, cir-
condata di vari ornamenti e buoni lavori
in istucco messi a oro: essa venne dipinta a
fresco, sotto la direzione del valente pitto-
re Girolamo Muziani da Brescia, altri di
PAL 283
cono di Nicolò Circignaui delle Pomaran
eie, da Raifiellino da Reggio, Paris Nogari,
Pasquale Cali, Ottavio Mascheri oi, Mar-
co da Faenza, Giovanni da [Modena, Giro-
lamo Massei , Giovanni Semenza , Lo-
renzino da Bologna e da Antonio Danti
fratello del domenicano, autore delle car-
te topografiche. Tutti i dipinti di essi rap-
presentano soggetti cavati dalla Bibbia
sacra e dalla storia ecclesiastica: fra que-
sti ultimi devesi rimarcare quello eh' e-
sprime il divin Maestro in atto di affida-
re il suo gregge a s. Pietro, operato da
Gianfrancesco Romanelli, allorché Li-
bano Vili fece ristorare l'intera galleria
rinfrescandone le pitture, come si legge
dalla sua iscrizione del 1 63 l. Al presente
si stanno eseguendo altri simili ristami.
Da questa galleria si passa in quella degli
arazzi, dalla quale si entra nel Museo fa-
ticano : dopo la galleria de' vasi e cande-
labri , si perviene a destra al Museo E-
trusco Gregoriano. Usciti dal quale e
scendendo la nobile scala che comunica
coll'altro piano del Musco Vaticano, col-
la biblioteca e col giardino, di rimpello
si apre l'ingresso del Museo Egizio Gre-
goriano. Sortendo da questo si passa nel
Museo Pio dementino, principiando dal-
la sala a croce greca , e percorso che si
abbia , giunti al vestibolo del Torso di
Belvedere, si discende al Museo Pio Chia-
ramond, trovandosi prima a destra il can-
cello di ferro del giardino della Pigna.
Camminando pel vasto corridoio del no-
minato museo si apre a dritta il braccio
nuovo pur fondato da Pio VII. Retroce-
dendo e voltando a destra, poco dopo si
entra al gran corridoio delle iscrizioni, e
dalla stessa manosi giunge alla porta del-
la Biblioteca Vaticana; al fine poi di det-
to corridoio è l'ingresso del Museo Vali-
cano dalla parte del 1 .° piano delle log-
gie di Raffaele, ed a destra evvi l'altro del-
la biblioteca dal lato delle stanze Borgia.
Dal cortile di s. Damaso ritornati fuo-
ri dell'ingresso del cortile della Sentinel-
la , rivolgendosi a destra si perviene al-
284 PAL
l'circo edificato da Paolo V, che mette al
grande e lungo stradone, il quale è chiu-
so a destra dal braccio di Belvedere, che
contiene quello della biblioteca e della
galleria, con diverse rimesse ai piani ter-
reni ; ed a sinistra dal muro del giardi-
no boscareceio, in mezzo del quale per
un cancello di ferro si potrebbe entrare.
In fondo allo stradone poi si trova l'in-
gresso principale del giardino, con mae<-
stoso cancello di ferro, ov'è il portinaro,
ed ivi si entra nel medesimo, ammirabi-
le per ampiezza, grandiosità, lunghezza
e larghezza di viali, amenità di boschetti,
vaghezza di giardini, nobili edilizi , co-
pia di acque e magnifiche lontane. Ho già
superiormente narrato, che questo giar-
dino deve l'origine almeno a Nicolò HI
e quali Papi ne furono più benemeriti,
come Giovanni XXII, Nicolò V, Inno-
cenzo Vili, massime in quello di Belve-
dere, così Giulio II; quindi Paolo IV in-
cominciò e Pio IV compì il palnzzetto.
Questo ultimo e Paolo V arricchirono
d'acqua il giardino, e per non dire di
nitri, nominerò Clemente XI, Pio VI,
Leone XII e principalmente Gregorio
XVI. A dritta è il giardino della Pigna,
a sinistra si apre il gran viale della gio-
stra , e primamente si vede a manca il
capannone pegli agrumi, i vasi de' quali
vi si ripongono l'inverno; di contro è l'a-
bitazione del giardiniere pontifìcio, fami-
gliare palatino antichissimo. A Famiglia
pontificia parlai ancora di esso e de'suoi
dipendenti addetti al giardino, come dei
giardinieri e subalterni de'palazzi Quiri-
nale e di Castel Gandolfoje nel ruolo che
pubblicai di Pio li del ì /±Go si trovano
l'ortolano segreto, il gallinaro, il custo-
de della vigna e l'ortolano. Nel ruolo del
i 55o di Giulio III, il più antico eh' esi-
ste nel palazzo apostolico , si legge che
il giardiniere avea pane, vino, castra-
to e vaccina; eravi il soprastante di Bel-
vedere, il custode di Belvedere , l'orto-
lano di Belvedere, due guardiani di Bel-
vedere, il custode del bosco di Belvede-
PAL
re, il portinaro, lo scopatore, il gallina-
ro. Sino e inclusive a Pio VI , nelle ca-
valcate del possessori custode degli orti
del Papa, dopo i gentiluomini dei cardi-
nali e prima della Lettiga pontificia, ca-
valcava col sartore, fornaro e barbiere pa*
latini, vestiti con casacche o cappotti ros-
si e veste lunga del medesimo colore. Nel
i644 Pe' possesso d'Innocenzo X si leg-
ge ; Sulor, pistor, et custos hortis Quiri-
nalis , rubonibus de panno rubeo tinctìs
ex villoso sirnililer rubro vestiti, quorum
primum deferebat valisiam cum mantel-
lo Pontificis, equitans in medio pistoris a
dextris, et cuslodis hortis a sinistris. Se-
guivano gli scudieri del Papa e la letti-
ga. Anche nelle altre cavalcate per le
4 cappelle dell'anno, i nominati, col cu-
stode de' giardini pontificii, aveano luo-
go e cavalcavano nel solito sito. Nell'anti-
chissima nota degli emolumenti da pa-
garsi dai nuovi cardinali, ve n'è uno pel
custode dell'orto segreto. L'edilìzio del-
l'abitazionedel giardiniere è pure per gli
archi vii. A fianco del dicoutro capanno-
ne è un gabinetto per uso del Papa, on-
de cambiarsi le vesti, fatto da Gregorio
XVI. A sinistra dell'ingresso al viale del-
la giostra, altro conduce alla porta della
scala segreta, da cui suole scendere il Pon-
tefice in giardino, e alle parli di cui fa-
rò menzione, trovandosi alla metà di tal
viale a sinistra l'altro ingresso del giar-
dino per le carrozze , anch' esso rispon-
dente nello stradone fatto da Paolo V, ed
anche questo munito di cancello di ferro.
Nel gran viale della giostra a sinistra
godesi la vista del giardino segreto degli
agrumi, ridotto al modo che si ammira
da Gregorio XVI, ed a dritta quella par-
te suindicata con bosco d'elei e lauri, viali
coperti, locale pei capri, spalliere di agru-
mi e fonte. Il muro dello stesso lato riu-
nisce l'abitazione del giardiniere alla uc-
celliera, pavoniera, fagianiera e pollaio,
ed è abbellito da spalliere di limoni e Por-
togalli. Verso il fine di questo viale è la
foute della Zitella che sgorga dal piedi-
PAL
sfallo d'una statua muliebre, con acqua
detta di s. Damaso , il cui chiusino tro-
vasi nella superiore vigna dalla parte del-
le mura con toni, come all'erma Chat-
tard.. Questi nel descrivere con dettaglio
architettonico tutto il palazzo Vaticano
ed annessi, facendo altrettanto di questo
giardino, dice che delta statua di marmo,
volgarmente chiamata zitella, rappresen-
ta la famosa Lucrezia romana, moglie
oltraggiata di Collatino. Quivi si aprono
tre ampi viali fiancheggiati da alte spal-
liere di elcij bosso e lauri, che conduco-
no, due al cancello di fèrro della vigna,
l'altro costeggiando il detto giardino se-
greto, porta ad altro viale che mette nel-
la macchia o bosco d'alti alberi e alla vi-
gna, ed eziandio al viale che finisce nel-
le mura dette di Belisario, presso le qua-
li è la porta delle carrette. Volgendo a
sinistra, dopo un tratto trovasi a manca
l'ingresso al giardino segreto degli agru-
mi, e i impello quello al palazzetlo o ca-
sino di Pio IV per un viale coperto d'el-
ei, lauri e bosso. Questo elegante edilì-
zio, che forma uno de'maggiori ornamen-
ti del giardino Vaticano, con nobilissimo
recinto, ebbe un tempo propinquo il giar-
dino de'semplici, o erbe e piante che s'u-
sano per medicina, e del suo custode fe-
ci parola nel voi. XL1V, p. io3.
Narra Chattard, che avendo destina-
lo Paolo IV di avere in questo luogo un
piccolo edificio per suo ritiro e diporto,
ne die commissione a Pirro Ligorio, ce-
lebre architetto, il quale al dire del Ve-
nuti formò il disegno copiando un gra-
zioso casino rovinato presso il lago di Ga-
bio, fabbricato dagli antichi romani per
godervi la grata vista di quelle acque.
IVla non appena gittate le fondamenta,nel-
l'agoslo i55g Paolo IV morì, restò l'o-
pera interrotta e l'immediato successore
Pio IV la proseguì, perfezionò eie die il
nome, onde dicesi il Casino di Pio 1 A'. Un
leggiadro atrio o portico o vaga galleria
sta innanzi al palazzetlo, avente tramez-
zo un teatro scoperto di forma ovale, con-
PAL aSÌ
tornato con seditori di travertino e de-
corato di busti marmorei. In mezzo del
suolo lastricato del teatro si eleva una,
fontana, con vasca di marmo bigio ova-
le. L'atrio sembra edificato in mezzo al-
l'acqua, a motivo della sottoposta gran
vasca di figura ovale di prospetto che lo
circonda anche dai due la ti. E questa de-
stinata ad uso di vivaio con pesci, e vi si
accolgono in copia le acque, che pei due
canali laterali scorrono. Tre nicchie a-
dornano il prospetto del fonte, ed in cia-
scuna è una statua antica muliebre, rap-
presentando quella di mezzo Cibele con
corona turrita, sedente su eminente sco-
glio, dal quale sgorgano copiosi rivi d'ac-
qua; gli spartimenti del prospetto sono
adornati di musaico rustico e stucchi, co-
sì le altre facciate. L'atrio o portico è d'or-
dine dorico, e 4 colonne di granito orien-
tale sostengono l'architrave della loggia
aperta che risponde sul fonte, al quale
si discende per due scale: la volta ha stuc-
chi e pitture a fresco. I due laterali in-
gressi al teatro, costruiti a guisa di archi
trionfali con volle, sono abbelliti con ar-
chitravi , musaici rustici , stucchi e nic-
chie con busti di marmo. L'ingresso poi
al palazzetlo anch'esso ha il nobilissimo
portico, sostenuto da 4 colonne di gra-
nito orientale. Gli ornamenti della fac-
ciata, la quale è di bella architettura, so-
no di stucco e di leggiadrissime forme ;
dimostra poi il felice ingegno di Ligorio
la bella disposizione che seppe dare al-
l'interno, cavando un decoroso e nobi-
le partito in tanta angustia di sito. La .
volta dell'ingresso al palazzetto è ornata
d'istorielte tratte dal vecchio Testamen-
to, dipinte a fresco con altri pittoreschi
scherzi, invenzione e travaglio di Fede-
rico Zuccari, secondo Chattard, mentre
il Taia dice ch'egli piuttosto dipinse nel-
l'altro atrio o portico, attribuendo le pit-
ture di questo del casino a Giovanni dal
Corso schiavone. Nelle due nicchie del-
le testate sonovi due eleganti conche o-
vali di marmo, con bellissimi grotte-
286 1' A L
•scili a stucco, essendo le pareti coper
tedi musaico Masticale. Qui si entra nel
l'appartamento terreno e nella magni
fica sala a volta con pitture sagre di Fé
derico Barocci, bellissimi stucchi ed altr
ornali. Nella 2. "stanza minore, nella voi
la sono i medesimi ornati ed affreschi di
Barocci, come sono nella 3.a a sinistra,
ov' era una cappellata che ricordai nel
voi. IX, p. 1 56. Taia dice che 'Leonardo
Cuogi e Durante del Nero di Borgo s. Se-
polcro) oltre i grotteschi egli ornati del-
le due prime stanze , dipinsero anche la
terza. A destra si ascende nella comoda e
Bella scala a bianchetti, che conduce al
.superiore appartamento composto di \
stanze solatale, e rispondenti le tre pri-
me alla descritto, la 4-a poi o loggia co-
perta si estende per tutto il sito che so-
vrasta l'inferiore portico. Questa è il-
luminata da 5 finestre, tre di prospetto
e due laterali. Viene ricoperta da volta
con diversi ornali e pittine, e spartita da
riquadri di stucco. Nello specchio dimez-
zo rappresentò Zuccari la sacra Famiglia,
contornala con cammei, quadretti e ton-
di sul gusto delle loggie di Ralfacle. E-
guale cornice le ricorre intorno e le fa li-
nimento. Nella 4-a stanza la volta fu ab-
bellita con 4 quadretti della vita di Ge-
sù Cristo , e negli angoli colle figure di
8 virtù. Si vuole da Chattard, che Zucca-
ri abbia travagliato nella 3.a stanza, orna-
la di grotteschi dallo Schiavone, eche t'ul-
tima sia stata colorita da Sante Titi. Dalla
4-n stanza, per una scaletta a lumaca si en-
tra ne' soffitti e nella loggia coperta. Sot-
to al pianterreno vi è la cucina e la grot-
ta, e siccome questo elegantissimo edilì-
zio è chiuso d'ogni porte, da quella del
monte vi è un muro di sostruzione che lo
rende isolato, anche ue'lati laterali e po-
steriore.
Avendo questo ameno luogo assai sof-
ferto dalle ingiurie del tempo, Leone
XII \i operò qualche restauro, massi-
me nel vivaio e nell' architettura che lo
sovrasta, formando la fronte dell'edilizio,
P A L
come rilevasi dall'iscrizione. Era però ser-
bato a Gregorio NVI di ricondurre que-
sto palazzetto ed annessi al conveniente
splendore, anzi di accrescerlo e farlo mag-
giormente importante. Dopo avello in-
teramente restauralo e mobigliato, ne
ornò tutto l' interno a foggia di museo,
con oggetti d'arte pregie voli, busti di mar-
mo, fra 'quali molti superbi, come è ri-
marchevole quello di Pio II , con ricchi
pilastri e colonne per sostenerli; vi p<>se
pure statuine, bassorilievi e cippi di mar-
mo, e principalmente rese preziosa la
1 .a stanza nobile del 1 ." piano, ove con
bell'ordine fece collocare, parte incassati
nel muro e parte in armadi, i bassorilie-
vi di terre cotte che appartennero al cav.
d'Agincourt (meno quella porzione de-
stinata pel suo museo Etrusco) e molti
di quelli adunati dal marchese Canova ,
col busto di questi in marmo. Nella det-
ta loggia coperta o stanza bislunga so-
vrastante al portico, dal Fabiani lodalo
di sopra, il Papa fece dipingere i pilastri di
sua invenzione, anche questi sul gusto di
quelli di Raffaele; il medesimo artista nel-
la contigua ampia camera parata di da-
masco rosso, pure di sua invenzione ese-
giù, come nella seguente parata di dama-
sco giallo, bellissimi ornati a chiaroscu-
ri): bagli ornamenti mobili della inca-
mera nominerò il quadro con arazzo rap-
presentante la B. Vergine col Bambino,
coi sette cori degli Angeli, e l'effigie di
tutti vuoisi che sieno quelle della funi-
glia leale di Carlo X, poiché l'arazzo è
uno di quelli donali da quel redi Fran-
cia a Leone XII. Tante magnificenze di
Gregorio XVI sono accennale nella la-
pide di marmo eretta in cima alla sca-
la dal maggiordomo del Drago nel i83?..
Nel 1847 m esso w celebrato il Natale
di Roma, al modo che toccai a Mura di
Roma, parlando del festeggiamento pel
giorno natalizio di Roma.
Uscendo da questo ornalissimo edifizio,
e pigliando la via chea destra conduce al-
l'ingresso segreto per cui i Popi scendo-
P AL
no nel giardino, da un lato di questo tro-
vasi pure a destra la fontana degli spec-
chi, cosi appellata pe' suoi ornati e gra-
ziosa struttura. Equesta una piccola slan-
ziola con eleganti decorazioni , specchi
scorniciati , musaici di rilievo , rabeschi
ed emblemi di Paolo V che l'edificò. Vi
sono ancora due coloune di verde anti-
co, con basi e capitelli d'ordine ionico,
sostenenti analogo aichitrave con fondo
simile : pel fonte vi è una tazza di mar-
mo bigio, con sottoposta ampia vasca per
le acque, che scaturendo dagli scogli riflet-
tono negli specchi. Proseguendo il viale
incontro a questo fonte,, a ridosso del mu-
ro di recinto, corrispondente all' edilizio
della zecca, si vede la bella fontana, e-
ziandio eretta da Paolo V con disegno di
Maderno, detta de' Torroncini perchè
fiancheggiata da due torri rotonde, con
arme di quel Papa, nicchia incavata con
scogli, vasca ovale di travertino e piccola
tazza al eli sopra, donde sgorga l'acqua.
Continuando lo stesso viale, come gli al-
tri fiancheggiato di spalliere di elei, lau-
ro e bosso, in cui le mura di Belisario
separano il giardino dagli orti e vigne
della Città Leonina, di fronte si pervie-
ne alla maestosa fontana dello scoglio e
dell'Aquilone. Questa si compone d'alto
masso di tufi lavorati a forma di scogli,
isojato; il prospetto è unagrau nicchia con
due altre piccole laterali. Sopra la som-
mità si vede un' aquila grande di mar-
mo, che dà nome al fonte, ed a pie del-
le tre nicchie si estende un ampio vasco-
ne semicircolare con anguille, avendovi
Paolo V che l'edificò fatto costruire da
Maderno zampilli e scherzi d'acqua, la
quale abbondantissima sgorga con fra-
gore. Seguitando il cammino si giunge al
cancello della vigna, e per un viale lun-
ghissimo decorato di spalliere di bosso e
lauro, essendo a destra il canneto ed a
sinistra il vignato, si arriva alla ricorda-
ta loggia coperta o bersò. A sinistra di
questa è la Porta Pertusa ( o Viridaria
o delle tre porte), cosi delta dalla sua
P A L 287
piccolezza, che solo serviva per comodo
della corte pontificia, perchè corrispon-
deva a questo vasto giardino. Leone X
l'adornò nel prospetto esterno con buo-
na architettura e col suo slemma, il qua-
le essendo comune a Clemente Vile Pio
IV, alcuni a questi due 1' attribuirono ;
essa è sempre chiusa. Costeggiandole mu-
ra e baluardi o bastioni, a un tempo del
giardino e della città, a destra del bersò
si apre lungo e comodo passeggio, sinché
arrivasi a Belvedere e al giardino della
gran serra o stufa di ananassi, di sopra
rammentata e disegno del Martinucci.Da
queslo si passa al giardino detto di Bel-
vedere e poi della Galera, dal vascello di
rame o bronzo lavorato con maestria e
dettaglio, uscendo da esso con mirabile
meccanismo e da circa 5oo fori , altret-
tanti zampilli d'acqua in forma di giran-
dola, ed i cannoni producono un rumo-
re come sparassero. 11 vascello si dice fat-
to da Clemente IX, secondo Pa nei ioli ,
Venuti e Chattard, forse restaurato da
Clemente XI. Essa trovasi nella vasca del
bel fonte restauralo da Pio VI , attiguo
alPedifizio della famosa scala di Braman-
te. Questo luogo ameno e delizioso, per-
chè godesi la vista di tolta Romae del-
le circostanti e lontane parti, ebbe nome
di Belvedere; avendovi Innocenzo Vili
edificato il palazzo, fece costruire il giar-
dino proseguito da Giulio li anche per
lungo tratto, a ridosso del braccio detto
di Cleopatra e Ira le mura in parte del-
la città : una porzione credesi architet-
tata da Bramante, e fu pur chiamato giar-
dino Boscareccio, sebbene questa deno-
minazione pai e comune a quello eziandio
presso il casino di Pio IV, ov'è la mac-
chia, selva o bosco.
Accanto al detto fonte chiamalo del-
la Galera o Vascello, si ascende una scala
piena di giuochi d' acqua, e si giunge fi-
nalmente all'antico giardino segreto odi
Belvedere, e più conosciuto sotto il no-
me di giardino della Pigna, da quella che
sono per descrivere, la cui area quasi
288 PAL
quadrata, come termine dell'antico cor-
tile di Belvedere, è racchiusa dagli estre-
mi bracci di esso diesi congiungono al-
l'edilìzio di Pio IV e Innocenzo Vili, che
ha in mezzo la gran nicchia o tribuna, de-
scritta con tale edifìzio a Museo Vati-
caso, in un al braccio nuovo di Pio VII
ri m petto ad esso. Inoltre questo luogo
venne anche denominato di Tor de'Ven-
li, dalla torre edificata da Gregorio XIII.
La colossale pigna di metallo già dora-
to posa sopra un bellissimo capitello di
marmo antico d'ordine corintio, l'orse tol-
to dalle terme Anloniane di Caracalla,
di bizzarra composizione^otto il gran nic-
chione nel ripiano in cui si ascende per
due scale, avanti a maestoso parapetto
di balaustri, rifatto colle scale da Buo-
narroti, essendo l'anteriore di Bramante,
e vi fu collocata da Paolo V. Fu ivi tra-
sportata la pigna e i due pavoni pure di
metallo in origine dorali, che sono su pie-
distalli lateralmente alla pigna, quando
ampliando la basilica Vaticana fu distrut-
to l'atrio e fonte ov' erano questi metal-
lici e famosi monumenti. La pigna è alla
circa palmi 16, larga 8, e nell'estremità
si legge il nome di chi la fabbricò: P. Cin-
cillà P.L.Sahnus fedi. La maggior par-
te degli antiquari riferiscono che la pigna
servì in origine a ornare la sommila della
JÌJole Adriana, poiché gli antichi costu-
ma vano che la parte più elevata delle mo-
li avesse un apice conico o piramidale; e
the in essa si collocarono le ceneri dell'im-
peratore Adriano, ciò che accennai anco
parlando del suo sepolcro nel voi. X, p.
176 e 191. Altri pretesero chela pigna
fosse posta sull'occhio del Pantheon, e
Flamiuio Vacca la volle trovata ne'lon-
damenti della chiesa della Traspontina,
mentre vi fu pure chi ritenne essere sta-
ta tolta dalle rovine del palazzo del con-
sole Marc'Antonio. Ovvero in questo Ino-
go, a parere di altri (confondendola pi-
gna coi pavoni, che inoltre il Nardini vol-
le avere ornalo il mausoleo di Ottone 11),
dicesi rinvenuti i pavoni, che altri voglio-
PAL
no avere ornato il sepolcro di Scipione
africano, posto nella regione Vaticana, co-
me dissi a Citta Leonida ; migliore sem-
bra l'opinione di coloro che opinano a-
vere appartenuto sì belli pavoni al mo-
numento di qualche imperatrice roma-
na. Certo è che questi monumenti sono
d'una rimota antichità e che li preservò
Papa s. Simmaco del 49&i quando li po-
se per ornamento del fonie che sorgeva
nel quadriportico della basilica Vatica-
na, come ricordai nel voi. XII, p 7.12, e-
retto già da s. Damaso I, insieme a 4 del-
fìni dello stesso metallo dorato che ver-
savano l'acqua, e 8 colonne di porfido, con
soffitto di bronzo dorato distinto di va-
rie croci e palme. Il Cassio, Delle acque,
t. r, p. 3"j7 e 358, che descrive il fonte
elevalo o decorato da s. Simmaco con ac-
qua Traiana, crede che la pigna fosse tra-
forata ne' seni che contiene il frutto, e
che per ciascun buco spandesse acqua nel
centro del fonte con piacevoli scherzi : al-
tri scrivono che un zampillo d'acqua con-
dono per canali di piombo innalza vasi
dentro a questo pino, e spruzzava tulio
intorno i suoi rami. Sotto alla balaustra-
ta è una fontanella con vasca di granito
orientale.
Altro magnifico e più sontuoso orna-
mento lo ricevette questo luogo da Gre-
gorio XVI, come il più cospicuo di tulio
il giardino, col farvi trasportare nel suo
bel mezzo su proporzionata base il gran-
de piedistallo della colonna eretta da
Marc' Aurelio e Lucio Vero (alcuno pre-
tese dal senato e popolo romano), all'im-
peratore Antonino Pio loro padre, di cui
parlai nei voi. XIV, p. 3 1 3 e 3 i4, XIX,
p. 44> quindi da lui fatta restaurare. Di
tale colonna e suo piedistallo, France-
sco Cancellieri pubblicò in Roma nel
1 Si t : Lettera sopra lo scoprimento e la
traslazione della colonna di Antonino
Pio. Nel 1703 nel giardino della Missio-
ne fu scoperta la colonna e nel suo pie-
distallo l'iscrizione, per cui il Bianchini
pubblicò : De calendario, et cyclo aie-
P AL
saris, ac de pa sellali canone s. Hippolyti
M. Dissert. duae,quibus inseritili' descri-
plio, et explanalio basis, in Campo Mar-
tio nu per de tee lae. sub Collimila Antoni-
no Pio olirti sacra, Pioniae i'-o3. In Na-
poli nel i"o4 la Chausse stampò: Sulla
colonna nuovamente trovala nel Campo
Marzo, ed eretta per V apoteosi di Anto-
nino Pio. Trasportali quindi per ordine
di Clemente XI dal cav. Francesco Fon-
tana la colonna e il piedistallo sulla piaz-
za di Monte Citorio, il Vignoli ci diede:
De columna imperatoris Antonini Pii
dissert., Romae i ^o5. Clemente XI vole-
va innalzarla colonna sul piedistallo, que-
sto fece ristorare dagli scultori Vincenzo
Felici e Giuseppe Xapulioni ; e Benedet-
to XIV fece erigere in mezzo a detta piaz-
za il piedistallo con solide fondamenta
e proporzionata base dal cav. Fuga. Pio
VI elevando in vece l'Obelisco di Monte
Citorio {T' .), nell'agosto i 789 all'archi-
tetto Autinori (come si legge ne' Diari
di Roma u.° 1 526 e 1 534), ordinò il tras-
porlo del piedistallo avanti la fontana
della Zitella (coli' intendimento di collo-
carlo nel giardino della Pigna, e sopra
erigervi l' Obelisco del Pincio, così detto
per averlo poi collocato su quel monte
Pio VII), donde Io rimosse Gregorio XVI
dall'umile stato in cui era, e ne commise
il restauro delle sculture all'esimio com-
mend. Giuseppe de Fabris. Questi per
corrispondervi degnamente, condusse il
difiìcile e lungo lavoro con somma dili-
genza e perfezione, dando ancora buon
conto di tutte le di verse cose eseguite con
relazione stampata io Roma nel 1846,
che contiene l'importante storia del mo-
numento medesimo: Il piedistallo della
colonna Antonina per munificenza della
Santità dilS. S. Papa Gregorio XVI col-
localo nel giardino della Pigna al Fati-
cano, brevemente descritto e restaurato.
Dopo essere stato il piedistallo per oltre
a mezzo secolo in guisa negletto, che l'in-
curia andava sempre accrescendo i dan-
ni già gravissimi del tempo, restaurato
VOL. L.
PAL 289
al primitivo aspetto delle sue sculture,
suppliti ancora di bronzi i caratteri della
epigrafe dov'erano solo i cavi delle let-
tere,l'inaugurazione di questo monumen-
to a decoro di Roma fu fatta a' 2 feb-
braio 1 846, anniversario dell'elezione di
Gregorio XVI. Forse uon poteva esser-
vi luogo più acconcio, per la colossale pi-
gna di bronzo memoria d' Adriano pre-
decessore d'Antouino, e per essere il giar-
dino quasi il centro di diversi musei, fra
i quali l'Etrusco e l'Egizio fondati dallo
stesso munifico Pontefice, essendo rim-
petto al nicchione il vestibolo con ispon-
denteal Chiaramonli. Per le indagini del-
1 encomiato commeud. Fabris, essendosi
scoperto l'imoscapo deIJa colonna di gra-
nito rosso, che già fu innalzata su que-
sto piedistallo, e dov' è in greco scritta la
data dell'anno nono di Traiano, l'altez-
za di questa e d'un' altra colonna com-
pagna stata cavata insieme, e i nomi del
procuratore imperiale Dioscoro e del-
l'architetto Aristide, il Papa amatore del-
le antichità, volendo che l'importante
iscrizione non sia mai più separala da
quel monumento cui appartenne, la fe-
ce incassare nel zoccolo del piedistallo
a perpetua conservazione e memoria.
Questo superbo piedistallo di un sol [lez-
zo di marmo, è alto palmi 18 e mezzo;
la cimasa e il sottogola sono intagliati:
lo zoccolo di marmo greco 3 palmi alto,
ha 4 facciate, tre decorate di alti e pre-
gievoli bassorilievi, ed una d'iscrizione:
Divo Antonino Augusto Pio, Antonimi?
Augustus et Verus Augustus Filli. L'alto
bassorilievo rappresenta l'apoteosi di An-
tonino e di Faustina sua moglie, non che
delle decursioni solenni che allora ebbe-
ro luogo nel circo. Nella facciata opposta
all' iscrizione, incisa a caratteri di bron-
zo, vedesi l'apoteosi (di questa parlai nel
voi. XXVIlI,p. 22)di Antoniuo, rappre-
sentata nel mezzo da un genio alato in
atto di volare, che porta al cielo sulle
spalle detto imperatole e Faustina sua
moglie. Tiene nella destra un panno e
r9
2t)0
PAL
nella sinistra un globo stellato, cinto dal-
la fascia zodiacale. Veggousi in alto due
aquile volanti, una per parte. Siede di
sotto alla sinistra Roma galeata e dolen-
te, che addita con una mano il nomina-
to genio, e si appoggia coli' altra sopra
uno scudo, in cui è scolpita la lupa coi
gemelli lattanti. Dall'altra parte scorgesi
un giovine seminudo e giacente, in alto
di abbracciare un alto obelisco. Le altre
due facciate del piedistallo rappresenta-
no in bassorilievo una decursione, o pro-
cessione come la chiama il Fea, citando
Ficoroni, Misceli, di molti soldati a pie-
di ed a cavallo, che portano diverse in-
segne, labari ed immagini, che solevano
condursi in giro intorno al letto funebre
degl'imperatori. Terminatosi il laborioso
e paziente restauro del piedistallo, fu e-
relto intorno ad esso una barriera che
già vi fu in antico, come lo dimostra la
medaglia contemporanea, cioè una ba-
laustrata di ferro con cancello simile.
Nello stesso tempo il giardino, già ab-
bellito e restaurato, fu reso più decoro-
so, con ridurne il piano, abbassandolo in
linea al fabbricato, con erigervi lateral-
mente 4 fontane, rifacendosi i cassettoni
con arabeschi, piante d' aranci e limoni
anche in vasi posti sopra piedistalli, con
ordinarsi meglio i marmi e le sculture
che adornano le sue pareli, ed aumen-
tate notabilmente con vari monumenti,
busti, iscrizioni, urne sepolcrali e fram-
menti che prima esistevano negletti nei
inagazzini de' palazzi apostolici, onde il
giardino della Pigna riunisce un com-
plessodi singolari pregi. Sovrasta il pie-
distallo un plinto, nel quale è l'iscrizio-
ne che ricorda tutto l'operato da Grego-
rio XVI. Usciti dall'ingresso, incontro a
quello del museo, si giunge all'atrio don-
de si può andare al medesimo museo e
biblioteca, quindi si sorte per dove erasi
entrati.
Sull'aria del Vaticano e se al Papa con-
tiene più abitare al Vaticano che al Qui-
rinale, il gesuita Francesco Antonio Zac-
PAL
caria pubblicò: Scritture contrarie dtl
cardinal Sforza Pallavicini (che difen-
de il Quirinale) e delch. mg.' Luca 01-
s te ni o (che difende il Vaticano), sulla que-
stione nata a' lenì pi di Alessandro VII j
se al romano Pontefice più, convenga di
abitare a s. Pietro, che in qualsivoglia al-
tro luogo della città, ora per la prima
volta date in luce con qualche annota-
zione, Roma 1776. Se ne legge il giudi-
zio nelle Effemeridi di Roma 1776, p.
2 1 7, e nel Giornale d! Italia, stampato
in Modena t. 12. Quindi Tommaso M.
Celoni provò che l'aere del Valicauo se
non è più salubre di tutti gli altri siti
di Roma, ad essi non è certamente in-
feriore, con questo opuscolo: Ragiona-
mento sull'aria dtl Vaticano di A renio
Triense P. /, Roma 1 780. Sul palazzo
poi del Vaticano e sue appartenenze, si
possono leggere : Agostino Taja canonico
di s. Angelo in Pescheria, pubblicala con
aggiunte dal prelato Gio. Gaetauo Bot-
tari : Descrizione del palazzo apostolico
Vaticano, opera postuma di Agostino
Taja senese, rivista ed accresciuta, Roma
1700. Ne tratta il Giornale de letterati,
di tale anno p. 120, rilevando l'operalo
dal Bottali. Nel 1773 in Roma venne
stampato: Descriptio palatii Pontificis
in Vaticano, ac V indiani celeher. quo
dìcitur Belvedere. Gio. Pietro Chaltard:
Nuova descrizione del T aticano, ossia
del palazzo apostolico di s. Pietro, Ro-
ma 1776. Nella prima opera vie l'indi-
ce de' pittori, scultori ed architetti no-
minati, e nella seconda l'indice riesce co-
pioso e comodo. Erasmo Pistoiesi : Va-
ticano descritto ed illustrato con rami,
Roma 1829 -1840.
PALAZZI Di ROMA. Sono numero-
sissimi e formano uno de' più maestosi
ornamenti della città, per la loio mole,
magnificenza, vastità e splendidezza, a-
vendocampanae orologio quelli di Cam-
pidoglio e della Curia romana. Molli
sono pregievoli per squisite decorazioni,
marmi, colonne e monumenti antichi.
PAL
Ve ne sodo con nobili portici e corte,
grandiose scale ed ampie sale, non che
con meravigliose cappelle di speciali pri-
vilegi dotate. Numerosi vanno ricchi per
contenere oggetti preziosi d'ogui genere,
per materia e per arte, per insigui pit-
ture e stupende sculture; laonde alcuni
sono ragguardevoli per musei e gallerie
di scelte collezioni di quadri e statue, al-
tri sono forniti di scelte librerie, altri
hanno contigui deliziosi giardini e ville,
con fonti copiose d'acqua. A tante pro-
fusioni si aggiungano quei palazzi che
vantano memorie e fatti illustri, e taluni
edificati con cementi appartenuti a cele-
bri edifizi, o occupaudo il sito di questi.
Sopra tutti primeggiano i sontuosi Palaz-
zi apostolici (f7-)- A Famiglie nobili di
Roma indicai iu quali forti luoghi e torri
le antiche abitarono, e meglio a' loro arti-
coli,nonchèa Nobile, come pure che fu di-
stintivo di nobiltà romana l'avere ne' pa-
lazzi loggia e porticale. e la prima sopra
l'edifizio dopo che terminò l'uso de'bassi
tempi di fabbricarvi contigue torri: sono
rimarchevoli per elevazione, forma ed
ornato le loggie coperte dei palazzi Al-
lemps, Ruspoli , Albani, Rospigliosi ,
iMattei, Chigi, Barbe/ ini, Laterano, ed
altre, anche in luoghi claustrali d'ambo
i sessi. Scrive l'Albertini, che sotto Giu-
lio Il tutte le case de* cardinali e baroni
romani avevano torri. A Feudi parlai
della grossa catena con collana di ferro
che i signori di feudi avevano nell' in-
gresso de' palazzi, per la berlina dei de-
linquenti. Le catene di ferro unite alle co-
lonne furono segno del limite di giuris-
dizione, o per impedire l'ingresso alle
cai rozze; e ad Ospedale della Consola-
zione dissi quando calatisi le catene per
quiete degl'infermi. Negli antichi palazzi
di signorotti prepolenti vi furono i tra-
bocchetti, luoghi fabbricati con insidie,
dentro i quali si precipitavano con ingan-
no quei chesi volevano furtivamente uc-
cidere. Nel riattamento di diversi edifizi
di Roma furono trovate varie cataste di
PAL 291
ossa di morti, vittime infelici dell'abuso
crudele de'trabocchetti, de'quali traila il
Bettinelli, Risorgimento d Italia t. 2, p.
33 1. Sulle Porte (Fr.) ed ingressi dei
palazzi romani, fu costume tenervi qua-
si a guardia di esso o per vauità, e assi-
curati a catena, orsi ed aquile con altre
fiere e volatili, uou senza funeste conse-
guenze, come narrai nel voi. XL1II, p.
297. Verso il iySo in Roma continua-
vano alle finestre le stuoie, non essendo
ancora comuni le persiane tanto più co-
mode e sicure. A Campanella e Fami-
glie de'cardinali dissi dell'uso delle cam-
panelle (che il Luuadorodice non dover
pesare più di 200 libbre) ne'palazzi dei
cardinali ; a Cappella, Oratorio e Or-
dine, deileloro cappelledomestiche; delle
illuminazioni a lanternoni o torcie dei
palazzi, e delle botti che si bruciano in-
nanzi ad essi, ne faccio parola dicendo
delle solennità e circostanze in cui hanno
luogo tali festive dimostrazioni e lumi-
narie, anche a Lumi e Fuoco; degli antichi
ornamenti con cui si decoravano le fac-
ciate de' palazzi de' cardinali nuovi feci
menzione nel voi. IX, p. 181, e delle o-
dierne illuminazioni ed orchestre a p.
3 1 2, mentre a p. 3 1 4 nelle due colonne
notai per quali nuovi cardinali si suona
la campana del palazzo della Curia ro-
mana. A Palazzo si è detto degli stemmi
che sovrastano le porle e delle antiche
immunità e franchigie, delle quali quan-
to ai palazzi de' cardinali e privilegi del-
le loro cappelle, vedasi pure de Luca, Il
cardinale pratico p. i52. I baioni ro-
mani nelle facciale principali de'ioro pa-
lazzi alzano le armi dei Pontefici regnan-
ti e del seuato romano, e se addetti a
qualche sovrano straniero lo stemma pu-
re di questo; ne' palazzi ove risiedono 1
membri del corpo diplomatico si alza-
no le armi di detti Papi e del proprio
monarca. A Chiesa di s. Cesareo ripor-
tai che chiamavasi in palazzo, e ciò per
ijuello che abitava l'imperatore quando
recavasi a Roma, denominandosi anco
2l,2
P AL
sacro palazzo, e forse fu pine abitato da
qualche Papa , come si lia dal Rinaldi
all'anno 6o3, n.° 2. Rilevasi dall' Aca mi,
Della zecca pontificia p. 4> che ' ,c di
1 lancia imperatoli ebbero palazzo inR.o-
ma, edificalo presso s. Pietro da Carlo
Magno, vi fecero dimora, tennero corte
e amministrarono la giustizia.
All'antica magistratura romana degli
edili , successero sotto i Papi i Maestri
delle strade (P^.), che secondo i tempi eb-
bero di verse attribuzioni, comprese quel le
degli edilìzi e ornamenti della città, oltre
le strade. 11 regnante Pio IX con moto-
proprio del i.° ottobre 1847 sull'orga-
nizzazione del consiglio e senato di Ro-
ma, tra le cose che gli attribuì, secondo
le sue antiche ingerenze, evvi la sorve-
glianza alle fabbriche che minacciano,
l'allineamento e simmetria delle mede-
sime, l'abbellimento e il decoro della cit-
tà, la sorveglianza e cura de' fabbricati
e monumenti pubblici, antichi e moder-
ni, le strade e loro nitidezza. Va molto
encomiato il cav. d.r Andrea Bel li pegli
eruditi e importanti articoli pubblicali
prima nel Diario di Roma e Notizie del
giorno, sulle case di Roma abitate dai
grandi uomini, richiamando ogni nume-
ro di tali fogli il precedente, poi riuniti
in un opuscolo di 1 20 esemplari che do-
nò col titolo: Case abitate in Roma da
parecchi uomini illustri, Roma i85o.
Pertanto si meritò lodi dal n.° 41 del
Giornale di Roma i85o. Siccome il cav.
Belli per amor patrio esternò voti onde
con brevi marmoree iscrizioni si facesse
memoria sulle pareti esteriori delle case
abitate da coloro, che ispirati dal com-
plesso meraviglioso edal placido soggior-
no dell' augusta metropoli del mondo,
compendium lotius orbis , col loro inge-
gno gli fecero onore, al lodevole modo
costumato in Grecia e adoperalo in pa-
recchie città d'Italia, così io alla sua ra-
ra modestia, al suo profondo sapere, alla
sua edificante religione, spontaneamente
qui gli rendo omaggio, cerio di ripor-
PAL
tare l'approvazione di chi rispetta la vii -
tìi. Presso la falda occidentale del Mon-
te Pincio e sulla piazza di Spagna n.° q
abita il dottore Andrea cavalier Belli
romano, tenero, amatore della eterna Ro-
ma comune patria, de'faulori e cultori
degli studii dell' antica sapienza e delle
arti creatrici del bello. Stimando quegli
uomini che privilegiati da Dio salirono
all' apogeo di gloria immortale, ne rac-
colse e pubblicò colla stampa le notizie
storiche delle case che abitarono nell'al-
ma città (e loro gesta), laonde di questa
vieppiù divenne degno e benemerito. Agli
articoli di alcune famiglie descrissi i loro
palazzi di Roma , come altresì feci de-
scrivendo le chiese di Roma pei conti-
gui ; altrettanto praticai con quelli an-
nessi di ordini e congregazioni religiose;
stabilimenti d'amministrazione, d'istru-
zione e di beneficenza ; di ospedali, ospi-
zi, collegi, seminarli, università, congre-
gazioni cardinalizie, come del s. oftìzio,
di propaganda, della fabbrica di s. Pie-
tro, ed altri; mentre a Ville di Roma dirò
de'loro palazzi. Qui appresso noterò al-
fabeticamente gli altri principali palaz-
zi di R.oma,cioè quelli che ordinariamen-
te sono riportali nelle descrizioni e gui-
de di Roma, come più cospicui per pre-
gi architettonici, o per ricchezza dioggetli
preziosi di belle arti o di antiquaria, per-
chè lungo sarebbe enumerarli tutti ; e
siccome in alcuni di essi, oltre gli orna-
menti di pitture e sculture propri dell'e-
dilìzio, si contengono eziandio magnifi-
che gallerie e musei, anche di queste ter-
rò breve discorso, pel di più potendosi
vedere : Gaspare Celio, Memoria de* no-
mi degli artefici delle pitture che sono
utile chiese, facciale e palazzi di Roma,
Napoli i638. F. Titi, Descrizione delle
pitture, sculture e architetture esposte al
pubblico in Roma, ivi 1763. Milizia,
/ite deJ più celebri architetti, Roma
1768. Pietro Ferrerio, Palazzi di Ro-
ma de' più celebri architetti , incisi, Roma.
Gio. Battista Falda, Nuovi disegni del-
PAL
V architetture e piante de1 palazzi di Ro-
ma de'pih celebri architetti, Roma. Ber-
nardini, Rioni di Roma. Venuti, Roma
moderna. Vasi, Itinerario di Roma. Rac-
colta di staine antiche esistenti ne' musei,
palazzi e ville di Roma, ivi 1804. Ci-
priani, Itinerario figuralo degli edifìzi
piìi rimarchevoli di Roma, ivi 1 835 ;
Descrizione itineraria diRomafw'x 1 838.
Melehiori, Guida di Roma. Nibby, Ro-
manci 1838-1841. Sarzana, De roma-
norum imperatorum ac summor. Ponli-
fìcum sollecitudine et providentia in con-
servandis veteribus monumenlis, Romae
! 828. Schuster, Deldiritto di erigere fab-
briche e del diritto di vietarle, Firenze
1 838. Carlo Fea, Commissario delle an-
lichilà (al quale articolo ed a Pittura si
può vedere quanto fecero i Papi per la
conservazione de' monumenti di Roma,
ed ivi parlai della sua opera: Dei diritti
del principato sugli edifìzi sacri e pro-
fani) ci diede nel 1807: L'integrità del
Pantheon rivendicata al principato, e
Conclusione per l'integrità del Pantheon
rivendicata al principe. Nel 1826: Pa-
rere sull'aumento delle pigioni delle ca-
se di Roma, 2.a ediz. con note ed appen-
dice di documenti, che danno un tratta-
to compito della materia, anche secondo
le leggi degli stali esteri. In questo libro ol-
tre le leggi romane pubblicate sopra si
grave argomento, si tratta delle costitu-
zioni pontifìcie perciò espressamente e-
manate in difesa dei diritti e privilegi
dell'inquilinato, onde eliminare gli enor-
mi abusi die in progresso di tempo si
rinnovarono dai proprietari de'palazzi e
case, i quali a' nostri giorni giunsero al
colmo, ad onta delle paterne provviden-
ze degli ultimi Pontefici. I diritti dell'in-
quilinato nascono dal decreto camerale
di Paolo II del 1464, che promulgò sul-
le case e pigioni. Quindi Sisto IV ripri-
stinò il retralto o diritto di prelazione,
per alcuni casi, nella compra delle case
e ornato della città. Il retratto esisteva
nella legislazione romana, fu tolto da
PAL 2y3
Valentiniano, Teodosio e Arcadio, fin-
thè Federico 11 lo rimise, emanando una
legge sulla prelazione in vari contratti .
Giulio II confermò ed estese il decreto
carnei ale sul diritto dell'inquilinato. Pao-
lo III pubblicò lo stesso decreto sulle ca-
se e pigioni nell'anno santo, ed agli arti-
coli Asm Saxti rammentai le parziali
analoghe leggi decretate dai Papi, mas-
sime in vantaggio de forestieri che recan-
si in Roma a lucrare l'indulgenza del giu-
bileo. Leone X e Pio IV egualmente ri-
confermarono il decreto camerale; ma
s. Pio V, considerandologravosoalle pro-
prietà, derogò alle costituzioni del re-
tratto per la prelazione ai vicini e agli
inquilini nelle case soltanto, non però a-
gli altri diritti dell'inquilinato. Tuttavol-
ta l'immediato successore Gregorio XI II,
ad istanza del senato e popolo romano,
pubblicò una costituzione del retralto,
revocando quella di s. Pio V contro di
esso, e meglio lo sistemò. Pio VII fissò
il valore delle case a tenore della pigio-
ne, all' 8 per cento attuale o reperibile,
ed emanò altre benevole disposizioni.
Quindi l'avv. Luigi Cecconi pubblicò:
Risposta al parere siili 'aumento delle pi-
gioni delle case in Roma, ivi 1826 pel
Boulzaler. Leone XII conoscendo il male
dell'aumento delle pigioni , per rime-
diarvi alquanto sgravò i padroni delle
case d' una parte della tassa fondiaria
ossia dativa reale (cioè d'un quarto, per
cui d'allora in poi incominciò l'annuale
vistosa deficienza dell' erario pontificio,
aumentata poi per tante vicende, come
si legge nel n.° 8 della Gazzetta di Ro-
ma 1848); pione sgravò affatto chi fab-
bricava case nuove, e prorogò a 6 mesi
e poi a 3 anni il decreto camerale a ve-
nire dopo l'anno santo da lui celebrato.
Finalmente il Fea rimarcò che anco gli
ebrei godono \\ j'us gazagà nelle case,
di cui feci parola ad Ebrei, che impor-
ta non solo un diritto d'inquilinato ere-
ditario, ma ancora la pensione regola-
ta che uou può accrescersi a capriccio.
29I P A L
Gregorio XVI emanò beneficile provvi-
denze riguardanti le pigioni delle case,
onde non potessero essere espulsi al ter-
mine delle locazioni quegP inquilini che
pagavano una pigione annua non mag-
giore di scudi 4°> come pure ne pubbli-
cò sulla nuova edificazione e ampliazio-
ne delle case di Roma, con premi d'inco-
raggimento. Emanò eziandio un'ortato-
ria ai possidenti delle case, ed in ispecie
ai luoghi pii, perchè si astenessero dal-
l'aumentare le pigioni agl'inquilini. Il
privilegio poi degl'inquilini che pagava-
no pigioni di case o botteghe non mag-
giore di scudi 4°> ea< ' premi a favore
di coloro che ampliassero il fabbricato
di Roma, d'anno in anno lo rinnovò,
disposizioni tutte che sono nella Raccol-
ta delle leggi e si possono rinvenire ne-
gP indici agli artìcoli Case e Pigioni. Ol-
tre a ciò Gregorio XVI vietò ai luoghi
pii concedere in enfiteusi le case, senza
l'obbligo espresso che non sarebbero in-
grandite, per non aumentare la deficien-
za delle case di tenui pigioni. A Pasqua
parlo della benedizione delle case.
Palazzo Accorambani. Nel rione Bor-
go, all'imboccatura della magnifica piaz-
za della Cliìesa di s. Pietro in faticano
(P-), fu edificato dal cardinal Rusti-
euvei (V.), con architettura di Carlo Ma-
derno, e die il nome alla piazza, miglio-
rata da Pio VI I che fece abbatterei me-
schini abituri che la deformavano, rego-
larizzando alcune case, quindi selciata
nel 1 8-2 ^ dalla rev. fabbrica di s. Pietro,
come dissi nel voi. XXV, p. 175, par-
lando della fontana; indi passò in pro-
prietà ai marchesi Accoramboni, da cui
fiorì un cardinale. La facciata è soda, e
nelP interno sono belle camere vaste, e
vi si ascende per comoda scala.
Palazzo Albani. Nel rione Monti, nel
quadrivio delle 4 fontane, per le quali
vedasi il voi. XXV, p. 168. Oltrequanto
dissi ad Albani famiglia, Clemente XI,
Biblioteca albani e Palazzo Mattei, ae-
giungerò che il cardinal Nerli lo prose -
PAL
guì e compì, indi passò ai principi Alba-
ni che l'ampliarono con disegno di Ales-
sandro Specchi: si raccoglie dal Piazza,
Eusevologio trat. 1 3 , p. 17^ e 176, la
celebrità della libreria che vi ebbe il car-
dinal Francesco Nerli, e quella del car-
dinal Albani in cui erasi unita quella del
cardinal Rasponi. Il cardinal Alessandro
Albani decorò il cortile, le scale e prin-
cipalmente gli appartamenti con molte
preziose antichità, ed arricchì con qua-
dri insigni la galleria dipinta da Paolo da
Piacenza. Per le vicende de' tempi furo-
no tolti la maggior parte degli oggetti ,
primeggiando nell'odierna galleria Apol-
lo e Dafne di Poussin, Ercole d'Anniba-
le Caracci e alcuni paesetti di Claudio Lo-
renese. Nella cappella si conserva il cor-
po di s. Albano , che il cardinal Carpe-
gna trovò nel cimiterio di Ciriaca e nel
1692 donò alla famiglia Albani. Lo stes-
so cardinal Albani fondò la Villa Alba-
ni (V.) , e la biblioteca con acquistare
quella famosa di Cassiano del Pozzo, in
cui erasi trasfusa quella dell'accademia
de' Lincei. Depredata nel 1798, d. Car-
lo Albani principe di Soriano (P.) ricom-
prò molti libri nel i8o3, indi vi furono
riuniti quelli che possedeva a Vienna :
anche il cardinal Giuseppe Albani curò
il suo incremento. Il palazzo ha due fac-
ciate, con vastacortile, fontana infondo,
scala nobile e spaziosa : l'appartamento
del primo piano venne dipinto nelle vol-
te da Nicolò degli Abbiccì, con comode
e ampie sale. Da ultimo lo abitò Maria
Cristina regina vedova di Sardegna, che
rese memorabile la visita di Gregorio XVI
con stupendo quadro, di che parlai nel
voi. XLI, p. 146. A Biblioteca Vatica-
na, a Medaglie pontificie, a Museo Ca-
pitolino riportai quanto per essi fu ac-
quistato dalle raccolte Albani in meda-
glie, medaglioni, statue, busti ed altre
sculture.
Palazzo Alberini. Nel rione Ponte,
presso e prima della Chiesa de' ss. Celso
e Giuliano a dritta, il cav. Giovanni Al-
PAL
berini romano lo fabbricò con disegno di
Giulio Pippi romano, poi diveuuto di
Cicciaporci ne prese pure il nome. E mol-
to stimato per l'architettura semplice, se-
vera e maestosa, murato di travertini e
con maravigliosa solidità : agiate sono le
scale, comodi gli appartamenti.
Palazzo Alberoni. Nel rione Trevi, l'e-
resse il cardinal Alberoni (di cui parlai
ancora a s. Marino, a Piacenza ed altro-
ve) accanto la Chiesa de' ss. Angeli Cu-
stodi, opera di architetto di non gran me-
rito, o almeno lo riedificò, perchè il Ber-
nardini lo dice già de' Buratti ; nell' in-
ternoil cav. Gio. Paolo Panuini con mol-
to garbo dipinse la galleria.
Palazzo Aldobrandini. V. Ville di
Roma : pel palazzo della villa di Frascati
V. Frascati e Aldobrandini famiglia.
Palazzo Altemps. Nel rione Ponte, sul-
la piazza della Chiesa di s. Apollinare ,
edificato dai duchi di tal nome e di Gal-
lese (V.) (di essi ho parlato in più luo-
ghi, come a Imola pei feudi che possede-
vano nel contado, così del celebre cardi-
nal Altemps nipote di Pio IV 3 V., e fra
gli altri ne' voi. XXVII, p. i5a,e XLV,
p. 1 12), con architettura di Martino Lun-
ghi il vecchio, altri credono la fabbrica
di più antica data. Ha buona facciata ,
ed è diviso in pianterreno e due piani
superiori terminati da un cornicione e-
legante, con bel portone. Il cortile, tenu-
to bel disegno e superiore al resto del-
l' edifizio, credesi di Baipassare Peruzzi
o di lui imitazione, anzi alcuni lo repu-
tano primario architetto del palazzo: fa
bella mostra il cortile per ampiezza, sim-
metria e ornati; è circondato inferiormen-
te da portici ed archi sostenuti da pie-
dritti con pilastri dorici, e superiormen-
te da un loggiato anche ad archi con pi-
lastri ionici e balaustri, terminando con
attico grande e buone finestre. Nel palaz-
zo primasi ammiravanobuone statue ed
altri oggetti d'arte, e tuttora ve ne sono
di decorazione; in una camera Romanel-
li ben dipinse Giove e Venere. Nell'inter-
PAL a95
no esiste una gran cappella 0 chiesa pub-
blica, ornata con pitture a fresco di Ot-
tavio Leoni e Antonio Pomarancio. Sul-
l'altare si venera l'immagine della Beata
Vergine che credesi dipinta in tavola da
Raffaele, copia di quella detta della Cle-
menza esistente nella Chiesa di s. Ma-
ria in Trastevere, nella cappella gentili-
zia degli Altemps: di questa del palazzo
e come coronata dal capitolo Vaticano
li 1 5 aprile 1673, tratta Bombelli,/too
colta delle immagini t. 2, p. 49- Fra pa-
recchie reliquie si conserva il corpo di
Papas. Aniceto, rinvenuto nellecatacom-
be di s. Sebastiano e donato da Clemen-
te Vili al duca Gio. Angelo , che a' 28
ottobre 1604 Io collocò in una bella ur-
na di marmo di giallo antico (ove giac-
quero le ceneri dell'imperatore Alessan-
dro Severo, come attestano alcuni) e nel
1 6 1 7 ne scrisse la vi ta, come patrono del-
la famiglia. A' 17 aprile vi si celebra so-
lennemente la sua festa, e nel 1840, ri-
correndo nel venerdì santo , Gregorio
XVI permise che si trasferisse a'27 set-
tembre, pontificando la messa mg.r Gra-
ti vescovo di Callinico, con isceltissima
musica vocale e istromentale. Ricca è la
sagristia di preziose suppellettili, ed ewi
la pianeta con cui celebrava s. Carlo Bor-
romeo, la sorella del qualesposò Annibale
Altemps genera le delle milizie pontifìcie.
Palazzo Altieri. Nel rione Pigna, sul-
la piazza del Gesù, a sinistra della chie-
sa di tal nome , uno de' più superbi di
Roma. Ne parlai a Altieri famiglia e
di questa anche in molti luoghi ( come
degl'illustri personaggi che fiorirono in
essa, e di Marcantonio che contribuì al-
la famosa pacificazione dei Colonnesi, Or-
sini e loro attinenti eseguaci, a Orsini fa-
miglia lo celebrai), mentre del palazzo
della Villa parlerò a Ville di Roma. In-
cominciato dalcardinal Gio. Battista, pro-
seguito splendidamente da ClementeX, fu
compito il sontuoso edifizio dal cardinal
Palazzi. Ad onore di Clemente X ricor-
derò, che incontro la porta minore deb
296 PAL
]a chiesa del Gesù si vede una porticel-
la con piccola finestra, già casipola d'u-
na vecchia donna che costantemente si
rifiutò di venderla al Papa, sebbene ve-
nisse compresa nella fabbrica del gran-
dioso edilizio. In proseguimento di tem-
po divenuta proprietà degli Altieri , la
fecero restare nella sua integrila a gloria
del Pontefice, che per moderazione non
■volle fare uso del suo poteresovrano. Ag-
giungerò i principali oggetti che accre-
scono i pregi di questo palazzo; in mar-
ini, due statue di Venere , una testa di
rescennio Negro o di Severo , un Sile-
no, un prigioniero barbaro, una Roma
trionfante di verde antico, due tavole di
lapislazzuli, un'urna cineraria d' alaba-
stro orientale e due ricche colonne di por-
fido. Fra le pitture meritano special men-
zione,una battaglia del Borgognone, Cri-
sto nel sepolcro diWan-Dick, il ritratto
di Tiziano fatto da lui, ed un gran qua-
dro con bella marina di Claudio. La cap-
pella poi è tutta colorita dal Borgogno-
ne, egli sfondi bellissimi della sala sono
di Carlo Maratta. Vi sono inoltre le 4 sta-
gioni di Guido Beni, Marte e Venere di
Paolo Veronese , s. Gaetano e il trionfo
della Clemenza di Maratta, la stupenda
strage degi' Innocenti di Poussin, la Ma-
donna di Correggio, un buon ritratto di
Raffaele, la Venere di Lauri, la graziosa
Madonna del Parmigiànino, l'ultima Ce-
na del Muziauo, la celebre Carità roma-
na del Guercino, ed una sua predica del
Salvatore, il bel giudizio di Paride , ed
un putto del Tiziano. Quanto alla pre-
gévole libreria, rinomata per antiche e-
dizioni, essa fu riunita dal cardinal Gio.
Battista Altieri vescovo di Todi co'libri
di Mario suo zio, teologo insigne e cano-
nico teologo di s. Pietro, di Botiliogian
legista e per lungo tempo avvocato dei
poveri, e di alili antenati : la fornì d' o-
pere legali e di quelle d'ogni autore co-
spicuo in lettere. In seguito fu aumen-
tata e disposta in conveniente sala , con
ingegnose comode scale e ringhiere per
PA L
girare a tutte le scansie. Il cardinal Pa-
luzzi notabilmente 1' accrebbe con gran
copia di libri a slampa e di mss. impor-
tanti del pontificato di Clemente X, ri-
ducendola sontuosa coll'opera del dotto
Cartari archivista di Castel s. Angelo e
avvocato concistoriale, che ne fu il pri-
mo bibliotecario , ed allora fu aperta al
pubblico, quantunque d'uso privato,
ma poi cessò di esserlo. Vedasi Piazza,
Eusrvologio romano, trat. 1 3, cap. io,
della libreria Altierana al Gesù.
Palazzi Apostolici. ^.Palazzi Apo-
stolici: in Roma furono quelli de'ss. A-
postoli, d'Aracoeli, di s. Grisogono, di s.
Maria in Cosmedin , di s. Marco , di s.
Maria Maggiore, di s. Maria ad Marly-
res, di s. Maria in Trastevere, di s. Pras-
sede, di s. Pudenziana , de' ss. Quattro
e di s. Sabina; sono gli attuali quelli del
Laterano, del Vaticano e del Quirinale.
In detto articolo si tratta di tutti e dei
principali fuori di Roma.
Palazzo Astalli. Nel rione Campitel-
li, della Congregazione della rev. fabbri-
ca di s. Pietro (P.) : è solido, ben scom-
partito nell'interno, con scala comoda e
ornamenti semplici.
Palazzo Barberini. Nel rione Trevi ,
presso il quadrivio delle 4 fontane e la
piazza del suo nome, già Grimani, deco-
rata dalla fonte descritta nel voi. XXV,
p. 1G8. Alle notizie riportate a Barberi-
ni famiglia, e Biblioteca Barberini, ag-
gi ungerò le seguenti, mentre quelle della
famiglia sono ancora a Colonna fami-
glia, Urbano Vili, Palestrita, Palazzo
Sciarra Colonna, e relativi articoli. Nel
1628 dall' architetto Carlo Maderno lo
fece incominciare Urbano Vili Barberi-
ni e terminare dal cav. Bernini : riuscì
sontuoso e vastissimo , isolato e circoli-
dato già da fossi a guisa di fortezza , a-
vendolo descritto anche Ilier. Tetti :Ae-
des Darberinae , Bomae 1642. Sotto il
bellissimo portico della magnifica faccia-
ta della via Felice che conduce alle 4 fon-
lane, trovami due nobili e comode sca-
PAL
le, una a deslra a chiocciola ad imitazio-
ne di quella di Bramante al Vaticano con
colonne binate, l'altra a sinistra più bel-
la e maestosa, decorata di statue e bas-
sorilievi, fra le quali primeggia un mi-
rabile bone antico. La vastissima sala che
serve a dar comunicazione ai diversi ap-
partamenti è maravigliosa per ampiezza
e altezza, come pure per avere la sua ster-
minata volta dipinta superbamente a fre-
sco da Pietro da Cortona, in cui simbo-
licamente rappresentò le azioni più cele-
bri e le virtù di Urbano Vili, mediante
5 scompartimenti, che compreso quello
del centro formano altrettanti quadri di
composizione, nel cui mezzo l'arme Bar-
berina dalle virtù teologali si reca verso
il cielo, con altre ligure simbolicbe, tra
le quali viene portata in trionfo la Prov-
videnza. Nel r.° scompartimento si vede
Minerva fulminare i Titani; nel 2.°la Re-
ligione e la Fede debellatrici della Volut-
tà; nel 3.° la Giustizia, l'Abbondanza, ed
Ercole cbe uccide le Arpie, con allegoria
al gastigo de' malvagi; nel 4-° la Chiesa
e la Prudenza, la fucina di Vulcano eia
Pace che chiude il tempio di Giano, il
tutto descritto e spiegato dal citato Te-
li. Negli splendidi e vasti appartamenti
sono degne d'ammirazione molte opere
di antica scultura e parecchie pregievoli
pitture. La l." contiene i cartoni in cui
Pietro da Cortona effigiò le principali ge-
sta di Urbano Vili , oltre varie buone
teste, statue, sarcofaghi ed importanti
iscrizioni in marmo. Dentro le camere cbe
costituiscono gli appartamenti magnifici
è collocata una preziosa collezione di car-
toni e quadri del Romanelli, del Camas-
sei, di Ciro Ferri, del Luti, del cav. Ca-
labrese e di altri : sono di maggior me-
rito, il sagrifizio a Diana di detto Pietro,
s. Cecilia di Lanfranco, tre paesi di Botò,
5 ritratti di Tiziano, uuo d' una giovi-
netta di Leonardo da Vinci, il ritratto di
Guido Ubaldo 1 duca di Urbino del Ba-
rocci. Nelle altre seguenti stanze sono vi
belle teste di putti del Maratta, Madori-
PAL 297
na di Caracci di sommo pregio, s. Bar-
bara di Ciro Ferri , Maria Vergine col
Bambino d'Andrea del Sarto e bellissi-
ma, s. Giovanni del Guerciuo. Nella se-
guente camera sonovi la cospicua Pietà
di Buonarroti, la Samaritana di Roma-
nelli, il sogno di Giacobbe del Lanfran-
co, il Salvatore e la Maddalena di Tin-
torelto, il rinomato s. Sebastiano d'An-
nibale Caracci, un elegante quadro del
Pannigianino. Tornando nella gran sa-
la trovatisi il baccanale di Poussin, Ge-
sù Dell'orto, stupendo lavoro di Gherar-
do delle Notti, il suonatore del liuto, s.
Caterina, il sagrifizio di Abramo, opere
di Caravaggio. In altre camere si ammi-
ra Icaro e Dedalo del Guerciuo, Ester ed
Assuero del medesimo, Tobia di Van-
tili. Neil' altro piano del palazzo si con-
servano pure marmi diversi e pitture an-
tiche , come Venere, Roma trionfante ;
altri quadri sono in diverso appartamen-
to, cioè il baccanale di Tiziano, Adone e
Venere dello stesso, la vestale di Guido,
del quale è pure la Beatrice Cenci , s.
Francesco di detto Gberardo, la stupen-
da Madonna di del Sarto, il magnifico
Germanico di Poussin, s. Andrea Corsi-
ni di Guido , I' Erodiade di Rubens , s.
Girolamo dello Spagnoletto, due Evan-
gelisti di Guerrino, ed in un gabinetto il
ritratto della Fornarina dipinto da Raf-
faele suo amante , ed altro di essa forse
di Giulio Romano. Altri moltissimi qua-
dri e marmi stupendi si vedono in altre
stanze , i primi e secondi non senza sin-
golare pregio, e tra gli ultimi il rinoma-
to Satiro dormiente di Bernini, una ra-
ra testa d' Alessandro il grande , Diana
cacciatrice, due leste di bronzo d'Adria-
no e di Settimio, un antico musaico col
rapimento d' Europa, e finalmente uu
singolare ritratto d'Urbano Vili di ter-
racotta, modellato in creta col solo tat-
to, dal cieco Giovanni Cambiasi, mentre
in pittura vi è quello del Sacchi. Conti-
guo a questa mole gigantesca è un ame-
no giardino, ove già fu ['Obelisco del
29S P A L
Pincio (f .), nel quale si vede la bella
statua colossale d'Apollo, oltre altre sta-
tue, ed il mirabile pino bellissimo, per
altezza, diametro e ampiezza di rami gi-
gantesco e per longevità sorprendente, on-
de fu molte volte dipinto dai paesisti e
celebralo dal cav. Belli anche ne' Di-
porti e riposi villarecci , p. 80. Annesso
vi è il vasto ed apposito locale in cui
nell'estate si giuoca al pallone, il quale
rilevo da un Diario di Roma, che nel
1742 era stato ripristinato dalla nobiltà
romana , dopo un secolo che più non si
esercitava, nel cortile del palazzo Gabriel-
li a Monte Giordano. Nel voi. XXXI, p.
i85( a p. 179 feci menzione della gio-
stra e torneo latti nel cortile), parlando
di questo giuoco, dissi in quali luoghi di
Pioma si eseguì. Innanzi all'ingresso prin-
cipale del palazzo apresi uno sterminato
cortile, e sull'alto è situata la famosa bi-
blioteca Barberini , di cui trattò anco il
Piazza nell' Eusevologio trat. i3 , cap.
della libreria Barberini alle quattro fon-
tane y e ne celebra i singolari pregi e il
museo erettovi dal fondatore: tuttora so-
no diverse iscrizioni prese al sepolcro dei
Scipioni, sculture, lavori di bronzo e ter-
ra cotta, qualche vaso etrusco, ed il bel
vaso di marmo ornato di bassorilievi, che
vuoisi abbia contenuto le ceneri dell'im-
peratore Alessandro Severo. In questa
principesca magione abitarono diversi
gran principi, ed anche Carlo IV re di
Spagna, e la regina sua moglie Maria
Luisa vi mori nel 18 19, ond'ebbe luogo
quella pompa funebre narrala nel voi. X,
p. 3o7.
Palazzo Bassano. Nel rione Trevi, ac-
canto alla Chiesa di s. Marcello, archi-
lettura di Tommaso de Marchis; fu già
dei Cesi, Borromei , Mellini, Falconieri,
del principe della Pace d. Emmanuele Go-
doi spagnuolo, da cui l'acquistò Costa.
L'edilizio è solido, comodo e con buona
scala.
Palazzo Bernini. Nel rione Colonna,
presso la chiesa di s. Andrea delle Fratte
PAL
de' Mìnimi, edificato dal celebre cav. Lo»
renzo Bernini scultore e architetto, che
l'abitò (si veda il voi. XIV, p. 218, per
ciò ch'ebbe luogo in questo e nel dicon-
tro edilizio dell'emulo Borromino ). Nel-
l'altro palazzo rimpetto a quello de' Ru-
spoli, tra i preziosi oggetti che contiene,
è il ritratto di Giacomo I re d'Inghilter-
ra, rappresentato di faccia , di profilo e
di tergo da Wan-Dyck; la battaglia del
Borgognone, il Figliuol prodigo del Bas-
sano, la Verità statua grandiosa di Ber-
nini, e il bozzo della famosa fontana di
piazza Navona da lui eseguita, che de-
scrissi a Obelisco di piazza Navona.
Palazzo Bolognetti. Nel rione Pigna,
incontro a quello di Altieri, edificato con
due altri propinqui dai Petroni, con ar-
chitettura del cav. Fuga , sontuosa ma
bizzarra negli ornati. Nella cappella do-
mestica si venera l'immagine della Ma-
donna, copia a olio del cav. Conca suli'o-
riginale di Guido Beni, che a'20 agosto
1796 mosse prodigiosamente gli occhi ,
alzando e abbassando le pupille, rinno-
vandosi il miracolo parecchie volte sino
agli 8 dicembre , come descrive Mar-
chetti, De' prodigi, p. 171. Quando se-
guì il miracolo stava nell' altro palaz-
zo Bolognetti a piazza di Venezia , ora
Palazzo Torlonia, indi fu trasportala iu
quello de' Cenci, doude nel 181 1 fu col-
locata nella cappella interna del sudde-
scritlo palazzo.
Palazzo Borghese. Nel rione Campo
Marzo , superbo e veramente signorile ,
presso la Chiesa di s. Lorenzo in Luci-
na,ed in un a quello incoutro tra la piaz-
za omonima con colonnine e catene per
dividerla dalla pubblica via, ne parlai a
Borghese famiglia (^.), della quale di-
versi sono gli articoli che la riguardano.
Alle cose già dette aggiungerò eh' è iso-
Iato, ed ha tre principali facciate, con
due magnifiche porte e bella corte poli-
ticata con colonne di granito binate, sul
cornicione delle quali girano gli archi; il
portico inferiore è d' ordine dorico, e le
PAL
colonne delle logge superiori sono ioni-
che; fra l'urie e le altre sono i oo. In fon-
do al cortile si vede piccolo e vago giar-
dino, adorno d'alberi, statue e fontane ;
inoltre il cortile è decorato da statue co-
lossali antiche. Si sale agli appartamen-
ti per due scale, la minore essendo a chioc-
ciola con colonne isolate. Più dell'archi-
tettura, dà altissimo pregio al palazzo la
famosissima galleriaecollezione di super-
bi quadri di tutte le scuole, la più bella
di quante sieno in Roma e anche la più
numerosa, contandone ben 1700 di ori-
ginali. I quadri di questa preziosa rac-
colta sono collocati entro undici stan-
ze, e bisognerebbe un' opera per descri-
verli, laonde solo accennerò i principali
tra' capolavori, unici per bellezza e rari-
tà: il defunto principe d. Francesco dis-
pose che questa galleria e gli oggetti che
sono nella Villa Borghese (['■), fossero
inalienabili, assoggettandoli al vincolo di
fidecommisso. L' ingresso è sotto il por-
tico inferiore. Nella 1." camera si distin-
guono la Madonna di Garofalo, altra di
Ghirlandaio, la sacra Famiglia del Pol-
laiolo, la ss. Vergine abbozzala da Raf-
faele, s. Pietro dello Spagnoletto. Nella
2/ primeggiano la Maddalena d'Agosti-
no Caracci, 4 quadretti del Garofalo, s.
Girolamo del Muziano, la sacra Famiglia
di Tiziano, P incendio di Troia del Bi-
rocci, la Venere di Scarsellino, e singolar-
mente la caccia di Diana del Domenichino.
Nella 3/ sono più cospicui s. Antonio di
Padova di Paolo Veronese, la propria fa-
miglia di Pordenone, Lucilla di Lanfran-
co, la sacra Famiglia di Pierin del Vaga.
Nella 4-a vanno segnalali il Battista di
Giulio Promano, due figure di Buonar-
roti, Europa rapita del cav. d' Alpino,
precipuamente la deposizione della Cro-
ce di Raffaele , acquisto di Paolo V , la
famosa Sibilla Cumanadel Domenichino
dipinta pel cardinal Scipione Borghese ,
la Visitazione di Rubens, Davide di Gior-
gione. Nella 5.a superano gli altri in pre-
gio i 4 Elementi d'Albano, la Madonna
P A L 299
di del Sarto, la Samaritana del Garofalo,
il Figliuol prodigo del Guercino, Lazzaro
risuscitalo d'Agostino Caracci. Nella 6.a
sono di gran pregio Leda col cigno del-
la scuola di da Vinci, Susanna di Rubens,
la Fornarina amata da Tialfaele di Giu-
lio Romano, Venere di Paolo Veronese.
Nella j.a adorna di specchi, nelle com-
messure dipinse bellissime fantasie Ciro
Ferri. Neil' 8.a vi sono 4 quadri di mu-
saico assai belli, uno de'quali rappresen-
ta al vivo Papa Paolo V Borghese , più
la ss. Vergine del Palma e altre egregie
pitture. IV e 1 1 a 9.'1 superbi sopra gli altri
sono il Figliuol prodigo di Tiziano, la con-
versione di s. Paolo del cav. d' A r pi no ,
la Deposizione dalla croce di Pietro Pe-
rugino , il famigerato ritratto di Cesare
Borgia di Raffaele , ed il ritratto di un
cardinale del medesimo , un ritratto di
Pordenone , la Madonna di Giulio Ro-
mano, l'amor divino e profililo di Tizia-
no, due marine di Brilli , un giovane di
Caravaggio. Nella io.a i più rinomati so-
no la risurrezione di Lazzaro del Garo-
falo, Madonna di del Sarto, Sansone di
Tiziano, di cui è pure Gesù ed i farisei,
la ss. Vergine di Scipione da Gaela, le
tre Grazie capolavoro di Tiziano , e la
celebre Danae che reputasi di Correggio.
Neil' ultima camera vanno ricordati la
Madonna di Gio. Bellini, la Giuditta di
Tiziano in cui effigiò la sua bella, Lot e
le figlie di Gherardo delleNotli, il ritrat-
to di Ralfiele è di Timoteo della Vite,
Madonna di del Sarto , e due quadretti
di Carlin Dolci. Ne'superiori appartamen-
ti, entro cui sono superbe e ricche sup-
pellettili, esistono 8 bei paesi di Vernet,
in una camera gli esimii affreschi usciti
dalla scuola di Raffaele, e condoni sui
di lui cartoui , trasportati dal muro iu
tela dal casino di villa Olgiati , ora fa-
cente parte della Borghese : essi rappre-
sentano alcune storie delle nozze d'Ales-
sandro con R.ossane, e fra tutti riesce mi-
rabile quello figurante il bersaglio. Nel-
1' Eusevologio del Piazza, trai. i3, cap.
3oo PAL PAL
12, della libreria Borghesiana, si legge propri giovani si adoperava una doppia
che nella parie settentrionale del palaz- forbice per tagliare i panni addosso alla
zo, il cardinal Scipione Borghese coi li- gente (anzi quando alcuno voleva mali-
bri degli antenati e dello zio Paolo V, goare altri senza affrontarne il risenti-
fondò cospicua biblioteca. mento , nominava autori delia critica
Palazzo B raschi. INel rione Parione, maestro Pasquino e i suoi garzoni), era
Pio VI Braschinel 1791 lo riedificò su il convegno degli oziosi e maldicenti, che
quello già degli Orsini (V.)} che pagò sul limitar della porta deridevano i pas-
scudi 5o,ooo ai Caracciolo Santobuono seggieri. Dopo la sua morte, rinvenuta
proprietari d'allora, per la sua famiglia, detta statua innanzi la sua bottega, subi-
cui acquistò pure il ducato di Nemi, qua- lo gli fu dato il di lui nome, ed i suoi
le descrissi nel voi. XIX, p. 32 e seg. amici per continuare le loro mormora-
Oltre ciò che riportai del palazzo a Era- zioni, sindacazioni e amare critiche, iu-
sch! famiglia, clevesi aggiungere cl/è di cominciarono ad attaccare sul piedestal-
solida struttura e imponente, formandosi lo dell'informe marmo i loro scritti ma-
di due piani nobili, con tre porte, corti- ledici e ogni specie di satire, per cui dal
le e due scale; una di queste è veramente nome della statua siffatte riprovevoli mor-
bella e magnifica, per forme eleganti dacità presero quello di pasquinate.
e ricchezza di marmi. Nell'appartainen- Quindi Papi, cardinali, prelati , signori,
lo nobile era il celebre Antinoo acqui- forestieri, tulli furono segni de'pungen-
stato da Gregorio XVI pel suo Museo ti motteggi del maligno e inesorabile Pa-
Gregoriano Laleranense (F .): sono ope- squino, che spesso cambiò la satira in li-
re assai pregiate le statue di Cincinna- belli infamatoria Sdegnato di ciò Adria-
to, di Giulia Augusta, di Diana e di no VI, per reprimere tanta licenza, che
Bacco, due ampie tazze di rosso antico e avea colpito lui ancora, risolse di far git-
un sarcofago con baccanale. Nell'appar- tare la statua nel Tevere, ovvero col fuo-
tamento superiore sono quadri in picco- co farla distruggere; ma ne fu distolto
lo numero, ma tulli di un merito distili- da un sagace domestico, che gli fece os-
to, cioè diversi di Garofalo, massime le servare, che allora Pasquino si farebbe
nozze di Cana; Sansone e Dalila di Ca- sentire più forte delle rannocchie che so-
ravnggio, l'adultera di Tiziano, la Ma- no nel fondo delle paludi, e che riducen-
donna di Morillo, la sacra Famiglia di dolo in poi vere i poeti ed i seguaci di P.i-
Caiacci, Lucrezia di Paolo Veronese, squino celebrerebbero ogni annol'anni-
l'adorazione de' Magi di Signorelli e lo versarlo del supplizio con funerali pieni
sposalizio di s.Caterina di fr. Bartolo- di sarcasmi, lacerandola memoriadi quel-
meo da s. Marco. Sul cantone del pa- Io che avealo processato. Laonde restò
lazzo è la tanto famosa statua mutilata Pasquino in possesso de'suoi diritti mor-
di Pasquino che dà nome alla piazza, daci, lacerando impunemente con salire
creduto Ercole o meglio e più assai prò- 1a fama de' vivi e de'morti. Questa sta-
labilmente Menelao che sostiene il cor- tua dopo il suo ritrovamento , era stala
pò dell'estinto Patroclo : d'eccellente scab collocata sul cantoue del palazzo, ma uel-
pello, scavata ivi sul principio del secolo la riedificazione di esso fu trasportata nel
XVI, ed assai lodata dal Bernini, ben- lato opposto del palazzo Pamphilj a' 1 f
thè così monca, senza naso, senza brac- marzo 1 791, sopra nuova base provviso-
ria e senza gambe, un vero tronco. Nel- ria, donde poi fu restituita al suo .antico
le vicinanze eravi un sartore chiamato silo; né si deve tacere, che in alcune fe-
Pasquino, fecondo di motti pungenti e ste della città e in occasione de' possessi
satirici, per cui la sua bottega, dove coi de' Papi, passando per la via la pompa
PA L
della cavalcata, fu abbellita e trasformata
iu varie simboliche figure. Anche i poeli
io personificarono, facendo di Pasquino
un figlio di Morno e della Satira: quindi
ai satirici si die il nome di secretai ii ma'
gistri Pasquilli. In argomento ci diede e-
rudite notizie il Cancellieri nelle sue o-
pere e nell'opuscolo -.Notizie delle due fa-
mose statue di un Fiume e di Patroclo,
dette volgarmente di Marforio e di Pa-
squino, Roma 1789. colle figure d'am-
bedue le statue , loquaci per deprimere
l'altrui riputazione, e di altre simili par-
lerò a Palazzo Stoppasi. Altre amene e-
rudizioni su Pasquino e Marforio il Can-
cellieri riporlo nel Mercato, p. i 55 e seg.
Del simulacro di Marforio compagno an-
tico di Pasquino nel linguaggio odioso, mi
sembra opportuno qui farne breve cen-
no, dopo che tanti gravi scrittori tanto
parlarono di ambedue dai primordi del
secolo X\ I, benché ora, senza far parla-
re i simulacri, di libelli fatalmente si ab-
bonda, tanto per esagerare gli altrui ili-
tetti, che per calunniare. La statua colos-
sale di Marforio, di bella greca scultura,
è giacente con urna sotto il braccio e con
nicchio oconchiglia in mano, avente bar-
ba e lunghi capelli. Gli archeologi l'at-
tribuiremo a varie deità , come Giove e
Nettuno, non che a vari fiumi , come il
Reno, il Tevere e la Nera , però comu-
nemente è tenuta rappresentare l'Ocea-
no. Fu ristorala prima del 1 5q5. poiché
vuoisi che avesse perduto mani e piedi,
e vi fu chi disse dal Buonarroti, che pe-
rò era già morto nel i56i. Anticamen-
te questa famosa statua stava nel foro
d'Augusto, pressoi! fòro e tempio di Mu-
te, e da questo prese poi il nome corrot-
to di Marforio. Tale tempio e foro sta-
vano incontro al Carcere Mamertino, nel
luogo che ancor oggi dicesi la via di Mar-
forio, la quale metteva al foro e al tem-
pio di Marte , nel cui sito per memoria
il Marlinno pose una lapide. I romani la
rimossero per ornare il fonte di piaz?a
Xavona; ma nel trasporto, giunta la sta*
PAL 3oi
tua a s. Marco, pensarono meglio di si-
tuarla in Campidoglio. Deve notarsi che
nel rimoverla dall'antico suo luogo, si
rinvenne quella gran tazza di granito che
ora serve di fonte presso V Obelisco Qui-
rinale. Sisto V fece collocare la statua
nell'atrio del palazzo de'conservatori, poi
Museo Capitolino , ove Giacomo della
Porta la situò per prospettiva della sot-
toposta fontana , ornata posteriormente
da Clemente XII con altre statue di sa-
tiri , ch'erano nel palazzo Valle e risto-
rate ad uso di Telamoni, verso il i-34-
Xei voi. XV, p. i65, pei promovendi
al cardinalato o al pontificato, massi-
me pel conclave, X\X\11I, p. 14-, e
XL1Y, p. 180, riportai le pene e ceu-
sure emanate da s. Pio V, da Gregorio
XI \ e da altri contro gli autori delle sa-
tire e dei libelli, parlando pure degli a-
nonitni, per punire i quali provvidero le
leggi canoniche, fn causa V, q. r , per tot.
e civili in 1. i,c de libel. fatn. Di queste
pene tratta ancora il Rodotà, De' giuochi
p. - e seg., con l'autorità de' santi padri,
de' giureconsulti , delle leggi romane e
pontificie, avendo Carlo Magno ne' ca-
pitolari assoegettati gli autori de' libelli
famosi alla flagellazione. L'Artaud, Star,
di Leone XII, p. 26, parla delie pub-
blicazioni ordinarie o sia del genere sa-
tirico, o sia del lodatario, che si fanno
sempre in occasione de' conclavi, frutto
particolare dello spirito de'romani, e ne
riporta alcune. Anche il Xodari, Vitac
Poni., parla di queste licenze romane,
che appella sa lei romanorum, satyri-
Ctis argutias. Vedasi Persio Fiacco, Sa-
tire ital. lai. tradotte, dal Monti col leito
a fronte, Firenze 1826. D. G. Giovenale,
Satire tradotte col testo e con note da
Zeffirino Re, Padova i838.
Palazzo CafT.irelli. Nel rione Campi-
te-Ili, sulla sommità occidentale del Mon-
te Capitolino (/'.), nel luogo ov' era la
famosa rupe Tarpea, ciltadella o fortez-
za dell'antica Roma, che divenuto deser-
to e pascolo di capre, i\\ detto monte Ca-
3os P A L
piino. Fu edificato dai ducili CafTarelli ,
donde uscì il gran cardinale Scipione Bor-
ghese, con architettura di Gregorio Ca-
nonica , da dove si gode una delle più
belle vedute della città. Vuoisi che detta
famiglia fosse la prima cui venne concesso
l'onore di abitare in sito sì rinomato, ed
il Cancellieri nel suo Mercato, p. io, rac-
conta che l'area la donò Carlo V impe-
ratore nel i536, quando si recò in Ro-
ma, ad Ascanio Caffarelli, uno de' suoi
paggi, non perchè la famiglia lo avesse al-
loggialo nel proprio palazzo, poi degli
Stoppante ova de'Vidoni,ciò non avendo
avuto luogo, come dissi a quell'articolo.
Inoltre il Cancellieri dice che il vero co-
gnome antico è Caramelli e riporta altre
notizie analoghe.
Palazzi di Campidoglio. Nel rione
Campitelli. V. Campidoglio, Museo, Ca-
pitolino e Monte Capitolino. Nel museo
fu collocato il bellissima cavallo di bron-
zo, trovato nell'aprile 1 1>49 ne"e f°n-
dnmenta d'una casa al vicolo della Pal-
ma in Trastevere.
Palazzo Camuccini. Nel rione Ponte,
nella via della Maschera d'oro e presso
piazza Fiammetta, così chiamata dall'a-
vere! abitato una favorita di Cesare Bol-
gia duca Valentino di tal nome, come nar-
ra Cancellieri nel Alenato, p. 128 , e la
Chiesa di s. Tnfone(U.), incontro a quel-
la casa di assai buona architettura, che
sotto le finestre del primo piano contie-
ne un eccellente fregio dipinto a chia-
roscuro, opera esimia di Polidoro da Ca-
ravaggio scolare di Raffaele, rappresen-
tante Niobe quando si fa adorare alle gen-
ti che portano tributi, vasi e altri doni.
La facciata di questo palazzo egualmente
era tutta dipinta con alheschi dell' en-
comiato artista , in cui espresse il ratto
delle Sabine, che l' intemperie de' tempi
fecero perdere. Ne' voi. I, p. 43, 72, XI,
p. 1 36, XIX, p. i5o, XLV11I, p. 295,
XL1X, p. 58, narrai, ehe mentre n'era
proprietario il celebre Federico Cesi vi
istituì l'accademia de' Lincei confarci il
PAL
primo orto botanico nel giardino tutto-
ra esistente: la sala in cui si adunavano
i lincei è quella che viene immediatamen-
te dopo la cappella, e nel fregio in mezzo
alle finestre dalla parte esterna vi è un tro-
feodipinto colle linee,emblerua dei lincei.
Narrai inoltre che nel 1798 l'acquistò il
marchese Ulisse Pentini, al cui tempo sot-
to l'impero francese in questo palazzo si
fece la solenne consagrazione degli olii
santi, vi furono consagrati due vescovi ,
e vi ehbe luogo l'ordinazione dei chieri-
ci. Da ultimo comprò il palazzo il baro-
neCamuccini, il cui celebre padre e som-
mo dipintore Vincenzo ricevè questo ti-
tolo da Pio Vili {V). Delle beneme-
renze di tal personaggio e suoi distinti
pregi ne parlai in più luoghi, come nel
voi. XI, p. 18, ed a Musei, gloriandomi
di aver goduto la sua henevolenza. La
Depositala Urbana } che un tempo fu in
questo palazzo, nel marzo i85o venne
trasferita nel palazzo Palombara io via
dell'Impresa.
Palazzo della Cancelleria. Nel rione
Pacione. U. Cancelleria apostolica.
Palazzo Carpegna. Nel rione s. Eu-
stachio, presso la piazza omonima, quasi
centro dell'abitato di Roma, incontro l'U-
niversità romana (V-)- In Roma vi so-
no palazzi, che se non hanno un merito
architettonico, ebbero celebrità pei mu-
sei, gallerie di quadri e librerie che con-
tennero, fra 'quali uno è certamente que-
sto palazzo vasto, isolato in forma di cem-
balo, da ultimo restaurato, abbellito e
aumentato dall'odierno conte Luigi Car-
pegna, massime ne' due piani nobili, il
primo de'quali con grandeeleganza e ma-
gnificenza. L'edilìzio prima eradei mar-
chese Baldinotli (il marchese Cesare nel
secolo XV lì maritò sua figlia a France-
sco Maria de' conti Carpegna, come ri-
levasi dal Marchesi, Galleria dell'onore,
che tratta della storia de'Carpegna e dei
Baldinotti). L'acquistò il cardinal Gaspare
Carpegna nel 1 7 1 o,che ne decorò le sca-
le di belle sculture; tra le poche supersti-
P A L
ti merita menzione la statua di Ma re* Au-
relio che nella parte interiore ricevè un
cattivo restauro. Per la composizione è
lodata la fontaua del cortile, rappresen-
tante in istucco il cavallo Pegaseo. Del-
l'antichissima, potente e nobilissima stir-
pe de'Carpegna, signori sovrani della con-
tea di Carpegna in Alontefellro,a questo
articolo e a s. Marino parlai, e meglio a
Urbino, descrivendo Carpegna e luoghi
annessi. JVelle biografie de' celebri cardi-
nali Ulderico e Gaspare Carpegna romani,
accennai (oltre la storia dell'illustre fa-
miglia ; altra è la Genealogia storica del
Guerrieri, Rimini 1667, avendone par-
lalo il Marchesi anche nella Storia della
città di Rimini) che il primo raccolse e ali-
mentò gran quantità di poveri e pellegri-
ni nell'anno santo nel suo palazzo , cioè
non in questo, ma in quello de' conti di
Scavolinoa fontana di Trevi, accanto al
vicolo che dai proprietari del palazzo pre-
se il nome di Sca volino, già Yaini , poi
Cavalieri (per averlo ereditato nel i-3i
alla morte del conte Ulderico Carpe-
gna signore di Scavolino) e ora Colli-
cola. ÌNella biografia del cardinal Gaspa-
re, eruditissimo e versato in ogni scien-
za , riportai che essendo egli infermo,
si recò nel palazzo Carpegna a s. Eu-
stachio (poiché il cardinale già da molto
tempo lo abitava ) Clemente XI cou 35
cardinali a tenere solenne congregazione
nella di lui camera, ciò che il cardinale
fece rappresentare in un quadro; dissi an-
cora che il cardinale in questo palazzo
formò museo e biblioteca, con collezione
di codici, citando l'opera che ne traila :
essa fu scritta dal custode e prima pub-
blicata nel 16-9 a Roma in italiano, ma
generalmente si attribuisce al Bellori, al-
meno le spiegazioni. Il mu*eo si aumen-
tò colle antichità trovate nelle catacom-
be in cercare i corpi de'ss. Mai tiri, poi-
ché il cardinale come vicario di Roma pre-
siedeva agli scavi. Il senatore fiorentino
Filippo Buonarroti , discendente di Mi-
chelangelo, ci diede la dottissima opera di
PAL
3o'
cui tanto mi giovai : Osservazioni iste-
riche sopra alcuni medaglioni antichi, del
museo del cardinal Gaspare Carpegna,
con rami, Roma [698. Nella Roma sacra,
antica e moderna, ivi stampata nel 1687
a p. 82 della par. 3.a si legge. -■> Il pa-
lazzo del cardinal Carpegna nel rione di
s. Eustachio è ricco di bellissime suppel-
lettili con famosi quadri di valeuti pitto-
ri, con buona libreria d'ogni scienza gre-
ca e latina, e studio di medaglie e meda-
glioni d'oro, argento e metallo, carnei e
intagli '". Il Cancellieri ne' Possessi dei
Papi ricorda diversi personaggi della fa-
miglia Carpegna, intervenuti alle caval-
cate col baronaggio romano 0 quali Pag-
gi dei Papi (F.), ed in quello di Pio "\ I
fu paggio Giulio Carpegna, poscia prela-
to e protonotario apostolico , col quale
grado cavalcò nel possesso di Pio VII :
narra ancora, che Clemente X concesse
ni Carpegna suoi parenti nel 1 673 la cu-
stodia di Porta Angelica , la quale per
morte del conteFrancesco senza figli ma-
schi, Benedetto XIV nel 1 7 5>o conferì al
proprio nipote Lambertini. Ne' voi. V ,
p. 22 1, e XL1V, p. 8 r, col." l." e 2.a rac-
contai che sotto Benedetto XIV il museo
e la collezione delle medaglie degl' im-
peratori e de'medaglioni fu collocata nel-
la Biblioteca Vaticana e contiguo Mu-
seo. Questi preziosi oggetti non furono
venduti dai conti Carpegna, ma deposi-
tati nel Musco e Biblioteca T'aticana.on-
de fossero meglio custoditi, come risulta
dal chirografi) di Benedetto XI V del 1.
maggio i'-li.li 1 2 luglio esibito in atti
DO / ■ ' o
di Gregorio Castellani segretario di ca-
mera, non che dal successivo moto-pro-
prio del medesimo Papa de'?.- febbraio
.•753 riunito in detti atti. Ma come ri-
marcai ne'citati luoghi e altrove, nell'in-
vasione de'repubhlicani francesi nel pon-
tificato di Pio VI, il medagliere e alcuni
altri oggetti furono trasportati a Parigi.
Palazzo Cesarmi Sforza. Nel rione
Ponte. V. il voi. VII, p. 191 e 192, e
per la famiglia, Conti, Genzano e gli ar-
3o4 PAL
ticoli in essi citati. Della sua antica e co-
spicua libreria parlò il Piazza, Eusevo~
logio trat. i3, p. 177.
Palazzo Chigi. Nel rione Colonna e
piazza omonima, del cui sito ed eiezione
già parlai a Biblioteca Chigiana, Chie-
sa di s. Carlo a' CATi\ARi,e Chigi fami-
glia. Questo grandioso palazzo è posto
in isola, ha due facciate e ingressi princi-
pali, con la corte fornita di buoni e so-
lidi portici, e copiosa fonte di acqua Ver-
gine. Dal maestoso vestibolo a dritta s'in-
contra la scala grande e comoda, al cui
principio sono due busti di marmo, indi
un cane mastino bene scolpito. Nella pri-
ma vasta anticamera si trovano due pre-
gievoli lavori di Bernini, rappresentanti
la morte e la vita in marmo bianco , la
prima l'espresse con teschio umano, l'al-
tra in un fanciullo dormiente, e posano su
due cuscini di pietra di paragone. Ivi sono
pure l'affresco delle Grazie, s. Francesco
di Bacicelo, e s. Pietro di Pietro da Corto-
na. Nella sala seguente le importanti sta-
tue di Venere, Mercurio e Apollo, oltre
parecchie pitture -del Garofalo e di altri,
s. Cecilia di Guido Pieni. Segue la stan-
za con l'Angelo custode di Pietro da Cor-
tona, la Flagellazione del Guercino, i Pro-
fanatori del tempio d' Albano, Cristo di
Caiacci, due ritratti di Tiziano, la Mad-
dalena dello Spagnolello e altri bei qua-
dri. In altra camera le mezze ligure di
Marte, Venere e Amore si attribuisco-
no a Leonardo da Vinci ; evvi eziandio il
bozzetto del famoso s. Romualdo di Sac-
chi (che altri credono possedere), la Pie-
tà di Guido, s. Pietro del Domenichino,
ed altri dipinti stimabili. Nel secondo pia-
no si custodiscono in un gabinetto i di-
segni originali di Giulio Romano, Berni-
ni, Sacchi ed altri preclari artisti, oltre
un musaico con uccelli. I pregi della ce-
lebre biblioteca sono ancora riportati dal
Piazza, Eusei'ologio trat. 1 3, cap. 8, del-
la libreria Chi già na.
Palazzo Colligola. Nel rione Trevi,
presso la fontana di lai nome, già de'Car-
P AL
Dégna e deCavalieri, architettato dal Bor-
i-omino, che fecevi scala a chiocciola sen-
za gradini, che dolcemente salendo met-
te alla sommità dell' edilìzio. V. Palaz-
zo Carpegjva.
Palazzo Colonna. Nel rione Trevi, de-
scritto ne'luoghi citati aPALAZZO aposto-
lico de' ss. Apostoli, presso la cui chie-
sa sorge vasto e magnifico, e dove Pio
VII si recò a battezzare le gemelle vi-
venti, le già imperatrice d'Austria e du-
chessa di Lucca e di Parma, come dissi
nel voi. IV, p. 21 3. I pianterreni che gi-
rano attorno ai tre lati furono dipinti a
fresco da Poussin, dal Tempesta, dal Po-
marancio, da Allegrini e dal cav. d'Ar-
pino. Nella gran sala è un busto colossa-
le in marmo e due angeli dipinti dal cav.
d'Arpino ;le pitture sulle porte della pri-
ma anticamera sono di Sacchi. Prima la
galleria era una delle più ricche di R.o-
ma e conteneva i362 quadri, divisi fra
gli eredi del contestabile d. Filippo, co-
me dissi nel voi. XIV, p. 296, parlando
delle cose preziose di questo appartamen-
to. Ora nelle stanze che precedono la gal-
leria sono i ritratti di Lutero e Calvino
di Tiziano, l'Angelo Custode del Guerci-
no, il ritratto di Francesco Colonna di
Stali, una mirabile Madonna del Guerci-
no, il genio della musica di Paolo Vero-
nese, la risurrezione di Lazzaro del Par-
migianino,ed altri quadri. Entro il vesti-
bolo della gran galleria sonovi buoni di-
pinti, e delta galleria magnificentissima
è lunga palmi 3^8, larga 5o , divisa da
4 grandi colonne di giallo antico : V in-
cominciò Antonio del Grande e compì Gi-
rolamo Fontana: nella volta dipinsero pit-
tori lucchesi la battaglia di Lepanto, iu
cui Marc' Antonio Colonna comandava
quale ammiraglio di s. Chiesa. Della ce-
lebre libreria Colonnese o Sirleta di-
scorre il Piazza, Eusevologio, tvat 1 3, cap.
1 5 : la fondò il cardinal Ascanio Colou-
na e accrebbe il cardinal Sirleto.
Palazzo della Consulta. Nel rione
Monti e cosi detto per averlo edificato
P AL
Clemenle XII per la Congregazione di
Consulta (fy.)} sulla piazza del Quirina-
le e pertinenza de' palazzi apostolici, pel
segretario e segreteria de Brevi (ove dis-
si che il foriere maggiore pose la prima
pietra con medaglie) e pei quartieri dei
Cavalleggieri e Corazze (F.)} con scude-
rie pei cavalli, cui successero, come nelle
abitazioni, le Guardie Nobili (!*•)> Il Pa-
pa fece perciò coniare la medaglia col pro-
spetto del palazzo e l' iscrizione : Adini-
nisJLrorum Comodo Et Equilum Stallo-
nibus 1737, anno in cui fu compito. L'ar-
chitetto cav. Fuga nella facciata principa-
le fece tre portoni, i laterali pei quartieri
delle guardie, quello di mezzo pel cortile
decorato di due colonne doriche, con so-
pra due statue di marmo rappresentanti
la Podestà pontificia e la Giustizia, opere
di Filippo Valle; mentre sulle altre due
porte sono trofei militari scolpiti in mar-
mo. Al cornicione sovrasta la balaustra-
ta di travertini e in mezzo l'arme di Cle-
mente XII sostenuta da due Fame, scul-
ture di Paolo Benaglia. E' pregievole per
sontuosità, comoda scala, bello scompar •
to degl'interni: il gran cortile ha 4 Por*
te, ed é solido edifizio. Nel muro esterno
laterale del palazzo pel vicolo omonimo,
entro una specie di cappelletta incavata
e custodita da cancello di ferro, si con-
serva l'immagine di Maria Metter graiiae
et misericordiae dipinta a fresco sulla pa •
rete, sedente e in allo di sostenere il di-
\in Figlio. A'9 luglio 1 796 cominciò mi-
racolosamente ad aprire gli occhi con di-
versi e frequenti movimenti, al modo nar-
rato da Marchetti, De' prodigii, p. i65.
Al presente vi abitano anche il cardinal
segretario de' memorali, ed i gendarmi
pontificii.
Palazzo de' Converlendi. Nel rione
Borgo. V. Ospizio de' convertendi.
Palazzo Corsini. Nel rione Trasteve-
re, già descritto a Bibiioteca Corsini e
Coasrat famiglia, in un a quanto vi si
ammira di più raro tra i dipinti nella co-
spicua galleria , cui si può de' più scelli
vol. t.
PAL 3o5
aggiungere la sacra Famiglia di Barocci,
la levata del sole di Berghem, la Vene-
re d' Albano , la Presentazione di Gesù
al tempio di Paolo Veronese, un coni-
glio d'Alberto Duro, Cristo portato alla
sepoltura di Lodovico Caracci, la Madon-
na di Sassoferrato, altra di del Sarto, s.
Girolamo di Tiziano, s. Pietro e s. Gio.
Battista di Guido Reni, il Salvatore di
Carlin Dolce, la Maddalena di Maratta,
una battaglia e s. Sebastiano di Piubens,
per non dire di altre; meritando ricor*
darsi una sedia curule trovata nel Late-
rano , un sarcofago colle Nereidi, e uà
quadro di musaico tratto da Guido.
Palazzo Costaguli. Nel rione s. Ange-
lo, sulla piazza della fontana delle Tarta-
rughe, descritta nel voi. XXV, p. 169,
eretto nel pontificato di Paolo V, con ar-
chitetture di Carlo Lombardo aretino, nel
sito ov era la chiesa di s. Leonardo, di
cui parlai nel voi. XI , p. 2o3. Entro il
nobile appartamento sono pitture pre-
gievolissime. La volta d' una camera la
dipinse a fresco l'Albano, rappresentan-
dovi il rapimento fatto di Deianira dal
centauro Nesso. In altra evvi nella volta
la pittura sublime del Domenichino, e-
sprimente la Verità scoperta dal Tem-
po, con allusivi episodii. Nella volta della
3.a camera pure a fresco, Guerciuo ef-
figiò Armida che vagheggia Rinaldo dor-
miente. In quella della galleria si vede
Venere, Cupido e altre deità delca v. d' Ar-
pino. Segue la camera nella cui volta e-
spresse Lanfranco la Giustizia e la Pa-
ce. Nell'ultima Romanelli colorì Arione
sopra un delfino, con veduta marina. Con-
tiguo a questo palazzo è quello de' Boc-
capaduli (del quale scrisse importanti no-
tizie il Bicci, perciò citato in più luoghi
del Dizionario) ora de'Costaguti,ove ani-
miransi bellissime pitture dei Poussin che
a lungo vi dimorarono, ed in alcune ca-
mere fecero belli fregi e storie romane ;
vi sono pure egregi paesi eseguili anco
sui mobili. Qui erano i sette Sagrameu-
ti di Nicolò Poussin, ora in Inghilterra,
20
3o6 BAL
le cui incisioni sono nella calcografia ca-
merale.
Palazzo della Curia Tnnocenzìana .
Nel rione Colonna. F. Curia Innocen-
ziana. Al presente non vi è più il Teso-
riere o ministro delle finanze, ma il tri-
bunale criminale e la polizia.
Palazzo della Dateria. Nel rione Tre-
vi. V. Dateria apostolica.
Palazzo Daria. F. Palazzi Pamphilj.
Palazzo Falconieri. Nel rione Rego-
la, nella via Giulia, accanto alla chiesa
ihU'arriconfraternita della morie, venne
rimodernato con architetture di France-
sco Borromini, massime nella facciata.
L'interno è bene scompartito, comode
sono le scale, vago il cortile e di amena
vista, gli appartamenti signorilmente ab-
belliti. Vi fu già una raccolta di quadri
antichi stimata, come pure la celebre gal-
leria del cardinal Feseh, che vi abitò.
1 Falconieri eredi àe'MìWnì hanno vil-
la a 31 onle Diario, e propria a Fra-
scati (F.).
Palazzo Farnese. Nel rione Regola.
V. Farnese famiglia.
Palazzo Farnesina. Nel rione Tras-
tevere. V. Farnese famiglia e Palazzo
Regis.
Palazzo di Firenze. Nel rione Campo
Marzo, presso la chiesa di s. Nicolò dei
prefetti dell'ordine de' Predicatori, dei
granduchi di Toscana , già delle fami-
glie del Monte e Cardelli. Prima dell'o-
dierno signore, il palazzo fu in parie rie-
dificato nelle facciate interne, cortile e
giardino, dall'architetto Giacomo Ba-
rozzi da Vignola, che vi adoperò deco-
razioni di buon gusto, formando nella
corte un portico quadro in colonne an-
tiche di granito d'elegante mosti a. Il me-
desimo incominciò egregiamente il lato
verso piazza Nicosia, ma restò incom-
pleto. Si ascende per comoda scala al-
l'appartamento nobile, adorno di pitture
del Primaticcio ed alfreschi di Prospe-
ro Fontana. Vi risiede il ministro ed il
console generale di Toscana.
P A L
Palazzo Gabrielli. Nel rione Ponte,
già degli Orsini (F.), sul Monte Gior-
dano (F.), ove gioca vasi al pallone, di-
vertimento che ora avendo luogo presso
il Palazzo Barberini, a quell' articolo
notai (piando in questo Gabrielli si rin-
novò. Alle notizie riunite ne' luoghi ci-
tati, aggiungerò che nel decorso secolo
i presenti padroni lo ridussero allo stalo
odierno, con architetture di Carlo Rusl;
più moderne sono le belle scale. Gli ap-
partamenti sono bene scompartiti, con
alcuni antichi marmi e busti, primeg-
giando il Sileno e Diana Efesina ; vi so-
no anche bei quadri e strumenti di fi-
sica. Le belle pitture a tempera, rappre-
sentanti fatti mitologici e della s. Scrit-
tura, sono di Liborio Coccelti. Della fa-
miglia Gabrielli parlai a Gucdio e alle
biografie de' cardinali.
Palazzo Gaetani o Caelani o Caser-
ta. Nel rione Monti: ne parlai in un ad
altri palazzi, a Caetani famiglia ed a
Palazzo Mattei. Vedasi l'opuscolo : Re-
censio plantarum villa alane orlo bota-
nico Francisci Gaetani, Romae i8o3.
Palazzo dell' ordine Gerosolimitano
o di Malta. Nel rione Trevi, incontro a
quello di Doria Pamphilj al Corso. Que-
sto palazzo venne edificato dal duca di
Nevers con architettura del Rinaldi, il
quale nella facciata sfoggiò uno stile mez-
zo italiano e mezzo francese, con trop-
pi ornati. Luigi XV l'acquistò per l' Ac-
cademia di Francia {F.), ma avendo il
granduca di Toscana al cominciar di que-
sto secolo ceduto ad essa la Fi Ila Medici
.(F.), ebbe in cambio questo palazzo che
vendè all'ex re d'Olanda Luigi Bona-
parte conte di s. Leu. Da questi lo com-
prò Maria Teresa regina vedova di Sar-
degna, che morendo lasciollo alla figlia
Maria Cristina regina di Napoli, dalla cui
corte l'acquistò la contessa di Rosemberg,
di cui feci cenno nel voi. XIV, p. 297 ;
e dagli eredi di essa per scudi 80,000
Io comprò il luogotenente Candida per
l'ordine Gerosolimitano. Il portone è bel-
1» AL
Io* e le colonne clie l'adornano sosten-
gono la loggia del piano sovrastante al
piano terreno e ai mezzadi. Ampio è il
vestibolo, con sua corte in fondo ; co-
moda la scala e bene distribuiti gli ap-
partamenti ; tutta la fabbrica ha molla
solidità, parte essenziale degli edilìzi.
Palazzo Giustiniani. Nel rione s. Eu-
sta cb io, presso la Chiesa di s. Luigi dei
francesi, edificato dal marchese Vincen-
zo Giustiniani, celebre per ricchezza e
logia munificenza, con architetture di
Giovanni Fontana, facendovi poi il Bor-
rominola porla principale e l'ornato del-
le finestre. Ampia e comoda è la scala ;
nobile, spazioso e ben decorato l'appar-
tamento. Prima superava gli altri pa-
lazzi romani per numero di bassorilie-
vi e statue antiche ; avea pure insigni
pitlure, ma tutto andò disperso, tranne
le sculture di minor pregio e qualche
quadro. Nel 1 84^ vi alloggiò Nicolò I
imperatore delle Russie, come abitazio-
ne del suo ministro cav. de Bouteneff.
Palazzo del Governo o Madama. Nel
rione s. Eustachio. V. Governatore di
Romi. AI presente vi è il ministero delle
finanze, V amministrazione del debito
pubblico, la depositeria camerale e al-
tri uffizi, per cui vi sono state eseguite
grandi riduzioni eaumenti. Dalla loggia
si pubblica l'estrazione dei lotti. V . Te-
soriere.
Palazzo Grazioli o Gotlofredi. Nel
rione Pigna, incontro l'angolo del palaz-
zo di Venezia verso il Gesù, edificato
dai Gotlofredi o Gotlifredi coi disegni
di Giacomo della Porta, e rimodernato
da Camillo Arcucci. Appartenne anche
all'ex regina d'Etruria duchessa di Luc-
o
ca che vi morì, come regislrai nel voi.
XXXVI II, p. 57, ed ora al barone Gra-
zioli, del quale parlai nel voi. XXXVII,
p. 2 19 e seg., dicendo di Laurento ora
Castel Porziano sua signoria. Nella no-
bile e decorosa cappella nel gennaio
1847, come si legge nel n.° 9 del Dia-
rio di Roma, dal cardinal Malici fu bat-
P A L 3o7
tezzata la giovane Fatimè circassa, fa-
cendole da padrino il commendatore Pio
Grazioli, e la contessa de DivonneViel-
là da madrina.
Palazzo Imperiali o T'alenlini. Nel
rione Trevi, sulla piazza della Chiesa
de' ss. apostoli, maestoso edifizio che si
eleva sulle rovine del tempio dedicato
da Adriano a Traiano e congiunto al
suo foro, di mirabile solidità, buone sca-
le, vasti e ben compartiti appartamenti,
con porta quadrata ornata di due colon-
ne doriche con piedistalli e cornici sor-
reggenti leggiadra ringhiera. L'architet-
tura sì esterna che interna è semplice e
grandiosa. Nobile il portico interno, de-
coralo di sculture e di statue con vasto
cortile, distinguendosi quelle di Diome-
de, Caracalla, Adriano e Pertinace. La
magnifica scala ha sculture e marmi, e
le statue di Costantino , del Giuocatore
e dell'Autunno, opere lodale. Si vuole
che in origine fosse edificato dal cardi-
nal Bonelli nipote di s. Pio V, con di-
segno di fri Domenico Paganelli dome-
nicano di Faenza, venuto in R.oma nel
1 585; certo è che fi". Domenico fab-
bricò colla spesa di 60,000 scudi e sod-
disfazione del cardinale un palazzo in Ro-
ma, e lo attesta il p. Marchese nelle im-
portanti Memorie degli architetti ec. do-
menicani, voi. 1, p. 344- Passò quindi
in proprietà della famiglia Imperiali, da
cui fu magnificamente rinnovato co'di-
segni di Francesco Peparelli , ed il car-
dinal Giuseppe Pienato Imperiali vi fon-
dò quella tanto rinomata biblioteca che
celebrai alla sua biografia, il cui Cata-
logo fu ristampato in Pioma nel 1793.
L'acquistarono poscia i principi Franca-
villa, i quali vi fecero delle ampliazioni
e di stupendi marmi lo arricchirono; ma
il maggior suo splendore lo deve al nuo-
vo proprietario cav. Vincenzo Valenti-
ni, il quale dal cav. Filippo Navone ar-
chitetto fecevi edificare un'appendice dal-
la parte del foro Traiano o Colonna Tra-
iana, cavando profitto da alcune casi-
?o8 TAL
pole e congiungeudo l'edilìzio all'inter-
na corte del palazzo, Iodata per sempli-
cità ed eleganza. Pel cavaliere il palazzo
divenne piìi ragguardevole, pei suoi e-
leganti appartamenti e spaziose sale, e
per molti abbellimenti. Nella galleria, tra
i stupendi marmi primeggiala Venere;
e nella pregievole raccolta di quadri, ve
ne sono di Bolticelli, di Pinturicchio, del
Ghirlandaio, del Pollaiolo, oltre tre qua-
dri del b. Angelico da Fiesole, espri-
menti le glorie della celeste Gerusalem-
me; altri dipinti sono i paesi di Lo-
cateli!, le fatiche d'Ercole e le storie de-
gli dei.
Palazzo Lancellotti. Nel rione Pa-
rione, presso la Chiesa di s. Simeone
profeta. Nel pontificato di Sisto V s'in-
cominciò a fabbricare con architetture
di Francesco da Volterra ; indi prosegui-
to co' disegni di Carlo Maderno, edifi-
candosi il portone e loggia colla dire-
zione del Domenichino. Il portico del
cortile è ornato con buone colonne di
granito, come la loggia superiore. Pri-
ma nel portico era una famosa raccolta
di sculture antiche, che nella più parte
"vennero acquistate pel museo Vaticano.
Fra le superstiti bellissima è la Diana
Efesina, oltre altra statua della Pudici-
zia e il bassorilievo di Medea. Fra i qua-
dri, mirabile è il Sileno ubbriaco d'An-
nibale Caiacci; gli affreschi delle stanze
terrene sono andati a male. Nelle tre
biografìe de' cardinali Lancellotti sono
notizie di questo palazzo. A Piazza Na-
■vona faccio memoria di altro palazzo
Lancellotti.
Palazzo Laute. Nel rione s. Eusta-
chio, con due ingressi, in origine edifi-
cato dai Medici di Firenze con architet-
ture di Sansovino. Venuto poi in pro-
prietà de'duchi Lante, il cardinal Mar
cello Lante lo fece restaurare e rimoder-
nare da Carlo Morena. La facciata di
contro a levante può dirsi la sola com-
pinta, il cui bel portone dà accesso al
portico gentilissimo iu colonne di già-
PAL
nito. Nel suo braccio meridionale, è nel-
l' arcata di mezzo vaga fonte con pre-
giala statua antica d'Ino che allatta Bac-
co. La scala è comoda, gli appartamenti
vasli_, una stanza de' quali ha nella vol-
ta affreschi del Romanelli, e fra le sta-
ine antiche che adornano le altre, si di-
stinguono Bacco, due Muse, Apollo e
Diana.
Palazzo Maccarani. Nel rione Trevi
ve n'è uno, l'altro in quello di s. Eusta-
chio, congiunto al Lante, edificato dai
Cenci solidamente, con disegno di Giu-
lio Romano, ma non interamente com-
pito.
Palazzo Mariscotlì. Nel rione Pigna,
presso l'arco della Ciambella, avente la
facciata di ponente non terminata. I
MafFei lo fecero edificare da Giacomo del-
la Porla, poi gli Aeriamoli, indi i conti
Mariscotli. Il bel portone mette in spa-
zioso cortile; la scala è comoda, gli ap-
partamenti grandiosi e bene spallili. Del-
la nobile famiglia feci parola nel voi.
XLI, p. iqo, ed altrove.
Palazzo Massimi. Nel rione Parione
nella strada omoniuia, lungo la via pa-
pale, e presso la chiesa di s. Pantaleo de-
gli scolopi. Questo elegantissimo edilìzio,
eretto con ottime architetture da Bal-
dassarre Peruzzi da Siena, dagl' inten-
denti è riguardato come un capo d' o-
pera d'arte e dell'abilità dell'artefice, per
averlo saputo ricavare con lanto effetto
e illusione di magnificenza che lo fa cre-
dere molto più ampio e adorno di quel-
lo eh' è; tuttavia niuna cosa gli manca
anche nelle minime parti , semplicità di
stile, ricchezza d'ornamenti e comoda di-
stribuzione de' locali in un silo obbliga-
to, ed in una strada cosi angusta, che bi-
sogna quasi guardarlo di sotto in su, es-
sendo stalo l'architetto forzato d' innal-
zare in parte la nuova fabbrica sul pia-
llo dell'aulica; laonde la facciata esterna,
dovendo seguire landamento della stra-
da, è curva e tutta a bugne piane. Que-
sta già esisteva colla denominazione di via
PAL
de' Massimi nel secolo XII, come rilevasi
dall' articolo Presbiterio, poiché questa
antichissima famiglia Massimo vuoisi deri-
vare dai celebre Fabio Massimo, secondo
il Pan vi nio nel ms. De Genie Maxima,
nel codice 6168 della biblioteca Vatica-
na, pubblicato nel i843 dal dotlo car-
dinal Mai, nel t. 9 del suo Spicilegium
Roma num, e come dimostra il eh. conte
Litta nella bella Storia delle famiglie ce-
lebri d' Italia. L' abitazione de' Massimi
ne' tempi dell'antica Roma stava nella le-
gione Esquilina nel vico Patrizio, ove
ora possiede la Villa Massimo (V.). Col-
1' andar del tempo si trasferì nel rione
Parione, in cui da tempo immemorabile
hanno la sepoltura gentilizia nella Chie-
sa di s, Lorenzo in Damaso (nel quale
articolo parlai dei deposili di due illustri
principesse ivi sepolte, ed il padre di d.
Ci istilla ebbe a sorella la madre di Lui-
gi XV I , Luigi XVIII , e Carlo X re di
Francia), il qual rione come da famiglia
principale prese il suo stemma d' un leo-
ne rosso in campo d'argento, poi cam-
bialo in un grifo. Avea l'antica abitazione
un portico come l'odierna, già indizio di
nobiltà , onde erano i Massimi denomi-
nati del Portico. Nel memorabile sacco di
Roma del i527, incendiata la casa dagli
invasori stessi cui avea servito di alloggio,
mentre apparteneva a Domenico Massi-
mo, nato da Pietro benemerito dell'arie
tipografica introdotta in Roma, ed uno dei
più. ricchi e potenti cittadini. Il suo figlio
primogenito Pietro divenutone nel i532
proprietario e dai fondamenti volendola
riedificare e conservare l'antica denomi-
nazione, per distinguersi da altra fami-
glia dello stesso cognome, ordinò al Pe-
juzzi che vi architettasse un portico, co-
me eseguì con travertini , decorandolo
con colonne doriche isolate e architrave,
con bel soffitto di cassettoni e altri orna-
ti di stucco, nel mezzo del quale primeg-
gia in rilievo 1' arme de' Massimi soste-
nuta da Ercole fanciullo, con allusione al
primo de'Fabi. Sotto al portico è anche
PAL 309
rimarchevole la porto d'ingresso, un poco
più larga da piedi, che da capo. Bellissimi
sono pure gli stucchi che ornano le vol-
te dell' audito contiguo e dei portici la-
terali al cortile. Nel i.° piano nobile, la
sala d'ingresso è decorata di affreschi del
celebre Giulio Romano, rappresentanti
le forze d'Ercole, che ne formano il fre-
gio sotto al magnifico soffitto di legno a
cassettoni intagliati. Le porle delle se-
guenti stanze sono tutte dirette obliqua-
mente verso l'angolo della sala del Di-
scobolo per fare scorgere da lontano que-
sta celebre statua antica di graudezza
naturale, copia in marmo di quel bel-
lissimo da Miroue condotto in bron-
zo, rinvenuta il 14 marzo 1781 nella
villa Palombara svili* Esqiiilino ai tro-
fei di Mario nella via Labicana , pro-
prietà della famiglia, derivata da Barba-
ra ultima de' Savelli, il cui primogenito
Carlo abbellì di superbe pitture a fresco
l'altra villa Massimo verso il Laterano,
ed istituì una Scuola in Trastevere. Ab-
biamo dal Cancellieri , che nelle sue o-
pere dà erudite notizie sui Massimi: Dis-
sertazioni epistolari di G. B. Visconti ,
TVaquier de la Barthe sopra la statua
del Discobolo scoperta nella villa Pa-
lombara, con le illustrazioni pubblicate
da Fea e Guattanij e coli aggiunta delle
illustrazioni di altri due Discoboli disot-
terrati nella via Appia e nella villa A-
driana, prodotte da E. Q. Visconti, rac~
colte e arricchite con note e con le bizzarre
iscrizioni della villa Palombara, Roma
1806. Nella sala del Discobolo, superbo
è il soffitto intagliato e dorato, essendo nel
fregio pitture a fresco di Giulio Roma-
no, esprimenti la storia della fondazione
di Roma. Nelle pareti sono quadri di au-
tori classici, come in altre dell'apparta-
mento, ove pure sono dipinti a fresco se-
gati dal muro nelle terme di Tito dal car-
dinal Camillo Massimo, ed eccellenti bu-
sti d'imperatori romani, con altri rimar-
chevoli oggetti d'arte anche moderni. Nel-
la seguente camera, nel pavimento vi è
3id TAL
un superbo musaico aulico, trovalo nel-
la tenuta di Tor Sapienza spettante al
principe Massimo (titolo conferito da Leo-
ne XII, essendo prima marchese di Bal-
dacchino, F.) fuori di Porta Maggiore.
Nel vaghissimo fregio di vicina stanza ,
Pieno del Vaga rappresentò le gota di
Fnea e di Didone. Nel 3.° piano vi è la
ihiesa domestica con tre altari, ornati di
colonne di marmo e di preziose suppel-
lettili, ed arricchita di grandissimo nume-
ro di reliquie e privilegi, fra' quali Gre-
gorio XVI (che fece Maggiordomo , V ., e
creò cardinale il defun tojgFrancesco Sa-
verio Massimo, beneficò in più modi l'il-
lustre famiglia e onorò di sua presenza
il palazzo d'Arsoli, diocesi di Tivoli, V .)
la dichiarò chiesa pubblica, come si legge
nella iscrizione marmorea, ed il regnati-
le Pio IX concesse di celebrarvi la mes-
sa propria nel giorno dell' anniversario
del miracolo ivi operato da s. Filippo Ne-
ri a' 16 marzo 1.583 , quando risuscitò
da morte a vita Paolo de' Massimi figlio
di Fabrizio signore d'Arsoli, per cui la
stanza fu ridotta in chiesa, ed in tal gior-
no vi accorre molto popolo divoto. Que-
sta è stala visitala da diversi Pontefici,
compresi i due lodatij in occasione in
cui si solennizza dello anniversario, come
si legge ne' Diari di Roma e nel n.° 7
dell' Album 18.47, ov' e l,n bell'articolo
sulla celebrità della famiglia Massimo, ve-
dulee descrizione del palazzocdellachie-
sa : del solenne battesimo ivi amministra-
to al primogenito dell'odierno prìncipe,
feci parola a Padrino, mentre a Massimo
cardinale dissi, come altrove, di alcuni
personaggi di sì cospicua stirpe. La faccia-
la posteriore di questo palazzo risponden-
te alla piazza della porteria di s. Panta-
leo, ossia della posta vecchia, eh è la parte
antica dell'antica abitazione de'Massimi,
è di assai buono stile, in cui Daniele Ric-
ciarelli da Volterra dipinse a sgraffio o
chiaroscuro alcuni fatti di storia sacra
e profana con figure maggiori del ver.»,
poco deteriorale dal lempo : queste bel-
PAL
lissime pitture inedite altri dicono di Poli-
doroda Caravaggio, edaesse questo palaz-
zo viene detto istoriato. Le pitture le fece
eseguire Domenico, in occasione del ma-
trimonio d' Angelo secondogenito, con
Antonina Planca degl' Incoronali. A la-
to del palazzo grande, sulla medesima
via de' Massimi e papale, trovasi unito
i! palazzino architettato dal Buonarroti.
Questo lo edificò dopo il sacco di Roma
Angelo Massimo secondogenito di Do-
menico, detto poi di Pirro dalla famosa
statua colossale da lui acquistata pei-2,ooo
ducati d'oro, perchè era creduta rappre-
sentare quel re, ma veramente è Marte
Ciprio, ora nel museo Capitolino. Lo fe-
ce ornare con superbe pitture da Giulio
Promano e da Daniele da Volterra , alle
(piali il figlio Massimo arcivescovo d'A-
malfi ve ne aggiunse altre per mano di
Pierin del Vaga. Questo Angelo fu lo sti-
pite de'due. rami esistenti de'Massimi del-
le Colonne, e de'Massimi d'Aracoeli dal
palazzo ( the accenno nel seguente arti-
colo ■) che vi possiedono, cioè pei due fi-
gli, Fabrizio padre del resuscitato, e Ti-
berio; il i.°fu stipite dei primi, il 2. "dei
Pugnano, Il palazzo delle Colonne nel
t65q, estinta la linea di Pietro suo edi-
ficatore, passóni quella de'siguori d'Ar-
soli che tuttora lo possedono, per acqui-
sto fattone da Fabrizio II, nella cui mo-
glie Francesca Madaleni Capodiferro si
eslinse la discendenza di s. Francesca ro-
mana fondatrice delle Oblato di Tor dei
Specchi [J .).II terzogenito poi di Dome-
nico fu Luca, che alla sua morte nel i532
(egli potè scamparla nel sacco di Uoma,
ma Giuliano suo 4. ° fratello vi perì) nel-
la divisione ebbe 1' altro palazzo incon-
tro a quello delle Colonue, che fa canto-
ne sulla via del Paradiso verso quella del-
la Valle, che riempì di statue, busti e al-
tre antiche rarità ; di sua discendenza e
stinta parlai nel voi. XIV., p. 5> e seg.
ludi iu poi il ramo primogenito non più
del Portico, ma fu detto de'Massimi del-
le Colonne , dalle molle colonne che ne
PAL
adornano Liuto il prospetto e portico e-
I ittico del descritto palazzo, quanto l'in-
terno, fra le quali sono rimarchevoli per
Ja rarità della loro forma le due ovali
di granito, che sostengono i portici nel
secondo cortile, e per la qualità del loro
marmo bigio le due ioniche della loggia
al i.° piano, decorato inoltre da un bel
leone antico di marmo ivi collocato co-
me allusivo all'arme della famiglia , da
bellissimi affi escili laterali alla porta del-
la menzionala sala grande e da altre pre-
gievoli sculture. Dissi che Pietro pa-
dre di Domenico, stipite delle memorate
tre linee, fu benemerito dell'arte tipo-
grafica, inventata sotto Eugenio IV e
perfezionata sotto Nicolò V nel i4^2?
cioè egli col fratello Francesco nel pon-
tificato di Paolo 11 l'anno i4^7 'u Pl'°"
pria casa diedero il primo asilo e culla
alla preziosa arte, introdotta in Roma
dai due stampatori tedeschi Corrado
Sweyuheim ed Arnoldo Pannartz, ai qua-
li furono da essi a tale effetto assegna-
le alcune stanze al i.° piano dell'antico
loro palazzo oggi dello istorialo , donde
uscirono alla luce nel citalo anno le pri-
me edizioni romane in Aedibus de Ma-
ximis, celebri eziandio per la loro rari-
tà, come l'epistole fumiliaii di Cicerone
e il trattato di s. Agostino, De Civilale
Dei, i primi libri che abbiano veduto la
pubblica luce in Roma e in Italia, dopo
le opere di Lattanzio stampate il i4§5
nel monastero di Subiaco, di che tratta e-
ruditamente Quirini, Vindicìae Pauli II,
cap. i, e ueli'append. In calce delle qua-
li opere, la riconoscenza de'tipografi vol-
le impiimere i nomi de' nobili loro be-
nefattori, anche colla data in Domo Pe-
tti de Maximis, che in tal guisa videro
la loro famiglia per la prima fra le ro-
mane perpetuata colle stampe.
Palazzo Massimi. Nel rione Campi-
teli! sulla piazza d'Aracueli, presso le
Oliate di Tor de Specchi, già de' paren-
ti Boccabella (in cui si portò Leone XII
al modo detto nel voi. XXX VI li, p. 63),
PAL 3 n
degli attuali duchi di Pugnano (titolo con-
ferito da Pio Vili, essendo prima mar-
chesi), de'quali feci parola a Cesi (oltre-
ché nel voi. VI, p. 8), come eredi di tal
celebre famiglia , derivando la loro da
quella che ho descritto a Palazzo Mas-
simi nel rione Parione. Nell'appartamen-
to superiore sono molti buoni dipinti e
in ispecie eccellenti paesi del Poussin e
del Rainart. L'attuale duca d . Mario
Massimo, cultore esimio delle scienze a-
stronomiche, in questo palazzo ha eret-
to una torre con specola , fornendola di
parecchi stromeuti e macchine astrono-
miche. * *
Palazzo Matlei. Nel rione s. Angelo,
incontro al Conservatorio di s. Cateti-
na de' Funari (F.) , che meglio si può
chiamare un aggregato di palazzi , fab-
bricati dai signori Matteì, de'quali e di
questo edilìzio parlai a quell' articolo ;
anticamente essi abitavano al di là del
Ponte quattro Capi in Trastevere. Il più
magnifico di tutti questi palazzi è quel-
lo rimpetto al conservatorio, e ne fu ar-
chitetto Carlo Maderno d' ordine d' A-
sdrubale Maltei ; riuscì senza cortile cor-
rispondente, ma uno de' più belli edilizi
di Roma, con superbo cornicione, mae-
stoso e ben distribuito. Prima eravi una
delle più copiose collezioni di marmi an-
tichi, massime raccolti da Ciriaco Mat-
tei , ed una delle più numerose e scelte
gallerie della città. Ridolfiuo Venuti ci
diede iu tre grossi volumi: Velerà mo-
numenta j(]uae in Hortis Caelimonlanis,
et in Aedibus Malthaej ornili adservan-
tur, mine primum in unum collecta , et
adnotationibus Clementis Orlandi, elJoh.
C/iristophori Amadutii illustrala, quae
compre/tendimi statuas,prolomas3 her-
mas, clypeos, anaglypha, sarcopliagos,
et inscriptiones, Romae '779- Ora però
di tanti pregievoli oggetti non restano
che poche cose, collocale nelle due cor-
ti, e uon vi rimangono che gli affreschi
nelle volte, che sono : Afose che ringra-
zia Dio pel passaggio del mar Rosso, di
3n PAL
Gaspare Celio; nella r.* anlicamera a si-
nistra, tra belli stucchi dorati , la storia
di Giuseppe Ebreo di Cristoforo Ron-
calli, tranne Giuseppe venduto eh' è di
Giacomo Triga; nella 2. "anticamera Giu-
seppe che si scuopre a'fratelli è di Grap-
pelli ; nella 4-a Giuseppe fuggente dalla
moglie di Putifar è di Lanfranco; nella
galleria gli ornati sono di Pietro Gobbo
da Cortona ; in una piccola stanza con-
tigua si vedono pitture di Roncalli ; in
altra simile Giuseppe che spiega il so-
gno a Faraone, del Domenichino; tra gli
affreschi delle volte delle altre stanze vi
è Isacco che benedice -Giacobbe del Dq-
menichino; la visione di Giacobbe dell'Al-
bano; Giacobbe e Rachele del Domeni-
chino, tra bellissimi ornati di chiaroscu-
ro lumeggiati d'oro. 11 palazzo congiunto
e rispondente a piazza Tartarughe fu
architettato da Nanni Bigio per volere
di Jacopo Maltei, e nella facciata erauvi
belle e buone pitture a chiaroscuro, e-
sprimenti i fatti di Furio Camillo, esegui-
te da Taddeo Zuccari, che neh' interno
dipinse due camere. L'altro palazzo sul-
la piazza Paganica (cos'i detta dai Mat-
tei duchi di Paganica ) , fu eseguito con
buoni disegni di Vignola; quella porzione
phe guarda la piazza dell'Olmo (così chia-
mata dall'albero omonimo lutto tagliare
dai propinqui abitanti nel 1 682;sulla chia-
vica in cui sono acque che servirono per le
naumachie del circo Flaminio e nel 1 797
ridotte per due macine a grano, dà no-
tizie Cancellieri, Mercato, p. 9 1) fu fat-
ta con architettura del Brecciuoli. Il pa-
lazzo poi che ha l'ingresso sulla piazza di
s. Lucia de' Ginnasi (V '.), venne fitto e-
difìcare nel i564 da Lodovico Mattei,
con disegno di Bartolomeo Ammannato,
e non pare di Claudio Lippi da Cara-
vaggio come si vuole. Anch' esso è pre-
gievolissimo per solidità, semplicità e so-
brietà d'ornali; comoda la scala, appar-
tamenti ben distribuiti e buon cornicio-
ne. Successivamente passò in potere dei
Negroni, de'Durazzo e de' Gaetani(V):
PAL
in alcune camere sono affreschi di Fran-
cesco Castelli. Sulla erezione de' diversi
palazzi Mattei però si legge nell' Ami-
denio, che i Mattei divenuti ricchissimi,
comprarono tutta l' isola. Ciriaco e A-
sdrubale fabbricarono in competenza due
sontuosissimi palazzi, superando la pri-
ma fabbrica di Fabio Mattei. Muzio che
avea parte nell'isola, non avendo sito d'al-
largarsi,per compiacere a Sisto V che a-
prì la strada di s. Maria Maggiore , con
disegno del Fontana fabbricò nel qua-
drivio delle quattro fontane un palazzo
magnifico, acquistato poi dal cardinal
Massimi, indi dal cardinal Nerli, ed in fi-
ne dagli Albani.
Palazzo Muti Bussi. Nel rione Cam-
pitelli, incontro la Chiesa di s. Venanzio
de ' Camerinesi (ne parlai ancora nel voi.
XXXIII, p. 71 e 72 ) e la Fontana in
piazza d'Avacoeli (^.), ed è girato in
isola con due portoni, di figura irrego-
lare , con comoda scala e appartamenti
ben distribuiti. INe fu architetto Gio. An-
tonio de Rossi, che gli die molta solidi-
tà e molti ornamenti esterni.
Palazzo Muti Papazzurri. Nel rione
Trevi, sulla piazza de' ss. Apostoli, ora
del marchese Savorelli ministro della re-
pubblica di s. Marino, che l'ha fatto ri-
stampare ; l'abitò Giacomo III re cattoli-
co d' Inghilterra e vi morì colla regina
sua moglie , onde si può leggere il voi.
XXXV, p. 97 a 102. Ha tre facciate,
quella però a levante non è compita; buo-
ne sono le scale. Ne fu architetto il mar-
chese Gio. Battista Muti , che vi adope-
rò un bello e gentil disegno. Coutigua al
palazzo e sotto arco già di passaggio, si ve-
nera la bella immagine di Maria Mater
ìniscricordiae, perciò detta à&W Archetto,
dq)inta a olio sopra un tegolone, al dire
del n.° 125 del Giornale di Roma 18 ì 1,
mentre il Marchetti, De'prodigiip. 1 (be-
ne informato pel processo fatto ai prodi-
giosi movimenti degli occhi delle sacre
immagini ), la dichiara dipinta sopra te-
la di 3 iu 4 palmi ; pei suoi prodigii cou-
PAL
tiaui, in Roma da antico tempo cele-
bratissirni, è molto frequentata dai suoi
innumerabili divoti, ed in parlicolar mo-
do per essere stata nel g luglio ( non
ai 6) 1796 la prima fra le sacre imma-
gini dell' alma città che portentosamen-
te mossero le pupille , di che parlai nel
■voi. XXXIV, p. 21. Nel i85i l'attuale
proprietario marchese Alessandro Muti
Papazzurri già conte Savorelli, con pia
magnificenza ha dai fondamenti nobil-
mente ricostruito la cappella , con ele-
ganti e lodate architetture del conte \ ir-
ginio Vespignani. Si ammira ornata di
■vaga cupola, con figure di gesso rappre-
sentanti angeli a foggia di cariatidi, con
islucchi dorati e tramezzali da pitture di
angeli e virtù eseguite a buon fresco ; es-
sendo l'edicola o tabernacolo che contie-
ne la prodigiosa immagine , tutto rilu-
cente d'oro e gemme preziose, decorato
di due colonne e archivolto di marmo e
d' intarsiature di malachite, lapislazzuli,
agate e diaspri: svariati marmi colorati
accrescono gli abbellimenti di porzione
delle pareli e del pavimento. Ma tutte le
sue parti sono descritte dal citato Gior-
nale, come dell'apertura di sì splendido
luogo, seguila il 3i maggio, con finter-
\ento del re Lodovico di Baviera, di al-
cuni cardinali e altri personaggi.
Palazzo Niccoli ni in piazza Colon-
na. Nel rione Colonna, incontro a quel-
lo de'Chigi e in un lato si distende sul-
la via del Corso. Fu de' del Bufalo, poi
de' marchesi Niccoliui di Firenze, indi
nella maggior parte del marchese Bran-
cadoro. Venne architettato da France?
sco Peparelli, altri dicono da Giacomo deU
la Porta, con bella facciala,
Palazzo Ni eco li ni in Banchi. Nell'io?
ne Ponte, quasi rimpetto al palazzo Ab
berini, accanto alle fontanelle di Ban-
dii. Fu edificato per niesser Roberto
Strozzi, indi appartenne ai Gaddi, ai
Valdina Cremona, poi ai marchesi Nic-
colini di Firenze, ed ora è proprietà di
mg.1 Camillo Amici e fratello che l'han-
PAL 3.3
no restaurato. L'edilìzio è lodala archi-
tettura di Jacopo Tatti detto Sansovino
fiorentino, il quale fecevi una buona fac-
ciata a bugne ben ripartite e con ottime
finestre. In altri tempi si vedeva in fondo
della graziosa corte un gruppo di Mar-
te e Venere, buona scultura del Moschi-
no, artista riputato del secolo XVI.
Palazzo Oclescalchi. Nel rione Tre-
vi, incontro la chiesa de' ss. Apostoli.
V. Odescalcht famiglia. Sotto l'arco che
congiungequesto edilizio al Palazzo Ruf-
fo si venera l'immagine della B. Vergi-
ne dipinta a olio, che a' 9 luglio 1796
principiò a muovere portentosamente, a
girare e ad abbassare le pupille, siccome
abbiamo dal Marchetti, De prodigii p.
160.
Palazzo Orsini Sacelli. Nel rione s.
Angelo. V. Orsini famiglia.
Palazzo Ottoboni Fiano. Nel rione
Colonna. V. Ottoboni famiglia.
Palazzo Pamphilj in piazza Navona.
Nel rione Parione, congiunto alla Chie-
sa clis. Agnese (P.)t dal Iato settentrio-
nale, fatto riedificare nel i65o da In-
nocenzo X(P.), con architetture di Gi-
rolamo Rainaldijgià possedendolo la sua
famiglia : a Palazzo dissi del suo sac-
cheggio. Ha due facciate, una sulla piaz-
za Navona, 1' altra lungo la strada che
dalla piazza di Pasquino conduce alla
chiesa di s, Maria dell'Anima; in cia-
scuna è il portone nel mezzo. Il primo
e principale meltenel portico e alla sca-
la comoda e ampia ; dopo il portico vie-
ne la corte, in fondo della quale e in fac-
cia al primo trovasi l'altro portone, a
destra poi si passa ad altro cortile. L'in-
gresso principale è ornato di colonne
sorreggenti la loggia, con soverchi ornati
nel prospetto della facciata, essendo l'op-
posta più semplice. Fu già ricco di scul-
ture antiche e altri pregievoli oggetti.
Nel contiguo Collegio Pamphilj (V) e-
siste ancora la celebre, bella e copiosa bi-
blioteca, segnatamente in materie lega-
li, che forse supera le altre, descritta dal
3.4 PAL
Piazza neWEusci'ologio, trai, i 3, cap. 7,
Della librerìa Pamfiliana. La dice no-
bilissima, arricchita co'libri di Clemente
Vili Aldobrandini e da esso postillali
(alcuni anche da s. Filippo Neri), con
quelli del cardinal Girolamo Pamphilj
che fu gran legista, d'Innocenzo X fon-
datore della biblioteca, del cardinal Be-
nedetto Pamphilj, di Ottavio Falconieri
importante assai, degli atti per la cano-
nizzazione di s. Ignazio e di altri rari
libri e codici mss. , principalmente dei
pontificali denominali Papi. Il eh. pro-
fessore d. Salvatore Proja nelle Notizie
biografiche del prof. Domenico Qaartan-
ni bibliotecario della Pampldliana, Ro-
ma 1840, riprodusse la descrizione del
Piazza, ne rimarcò i singolari pregi, de-
plorando il decadimento del suo splen-
dore perla perdita di preziosi mss., spe-
rando che l'odierno principe Dnria Pam-
philj voglia ristorarla dai sofferti danni
e riaprirla con un degno custode a van-
taggio degli studiosi. Ora vi si ammirano
le pilline nella volta della gran galleria;
di Pietro da Cortona, che vi espresse i fatti
d'Enea traiti dall' Eneide, e meritarono
l'incisione in rame: nelle camere sono
bei fregi del Romanelli, e alcune vollicelle
dell' Allegrini. Dal collegio si discende
nella propinqua suddetta chiesa per co-
moda scala, eguale a quella che. Borro-
mini fece al Palazzo ColUcola. Di que-
sto palazzo e di chi l'abitò, erudite noli-
zie pubblicò il Cancellieri, Il mercato,
il lago, ed il palazzo Pam fili ano, Roma
1 8 1 1 . Fu onorato della presenza d'I mio-
cenzoX, ed anche di Leone XII, come no-
tai nel voi. XXXV11I, p. 61.
Palazzo Pamphilj in piazza di Vc~
nezia. Nel rione Pigna incontro al pa-
lazzo di Venezia, congiungendosi per di
dietro col seguente. L'edificò il principe
d. Camillo Pamphilj nel 1743, con ar-
chi lettura di Paolo Amalii. La fabbrica
è imponente con troppi ornati; bella è la
scala e ben divisi sono gli appartamenti.
Da ultimo fu abitato dal cardinal Cu-
PAL
valchini, che Leone XII volea visitare,
come riportai nel voi. XXX Vili, p. 66,
e dai cardinali Bernetti e Caprano, vi-
sitali da Gregorio XVI, ed il primo più
volte.
Palazzo Pamplvlj Doria sul Corso.
Nel rione Pigna, accanto la Chiesa di s.
Maria in Via Lataj è vastissimo, si
congiunge al precedente, e prolungasi
per buono spazio sulla piazza del Colle-
gio rornanoj ha due prospetti, uno sul
Corso nella facciata abbellita d'ordine del
principe Camillo Pamphilj, con architet-
tura del Valvasori, criticata per diverse
stravaganze; l'altro sulla delta piazza,
che si pretende murato coi disegui del
Borromino, e quantunque non abbia
del grandioso, pure ha molto del leggia-
dro e del solido. Questo secondo palaz-
zo fu incominciato dal principe d. Ca-
millo ex cardinale e nipote d'Innocenzo
X, e compito dal suo figlio d. Giovanni
Battista. Nel prospetto sul Corso si apro-
no tre portoni, uno nel mezzo, due al-
l'estremità; quello è adorno di 4 colon-
ne di granito bigio sostenenti una loggia
di travertini ; questi rimangono fiancheg-
giati da due colonne di cipollino, sorreg-
genti pure due loggie abbellite con colon-
ne di ricchi marmi colorati. Il portone
dell'angolo meridionale dà accesso ad un
androne che serve ad uso di magazzi-
no; quello di mezzo e l'altro all'angolo
settentrionale introducono in bel porti-
co quadro in colonne di travertino, me-
no le 4- angolari che sono di granito ros-
so ; il qual portico è di ottima archi-
tettura, eha perdi sopra una loggia chiu-
sa di bizzarro disegno negli ornati delle
finestre, e nel mezzo racchiude un cor-
tile, ridotto da ultimo a vago giardino con
pai leni, spalliere di fiori e altre belle
piante. Il portone del centro del prospetto
ha subilo entrati nel portico la scala bel-
la e comoda, e per essa si salisce agli ap-
partamenti e alla galleria: il braccio del
portico incontro conduce alla spaziosissi-
ma corte, ove sono la cavallerizza, le stai-
P A L
le e le rimesse, di recente ridotta in ot-
timo stato; poiché ov' era la peschiera
alle pareti si sono dipinti gli emblemi e
stemmi gentilizi de'Doria Pampini}, e do-
po l'arco si è formata la cavallerizza co-
perta di ferro fuso con vano quadrato
in mezzo con cristalli donde riceve lume.
Questa gran corte da tramontana rispon-
de all'ingresso sulla piazza del collegio ro-
mano, ed a mezzodì comunica col pa-
lazzo Pamphilj sulla piazza di Venezia,
formando pittoresca e imponente vedu-
ta. L'altro portone all'estremità setten-
trionale, che rimane presso delta chiesa,
mette nel braccio del portico, da cui per-
correndo un androne assai lungo, a si-
nistra del quale sono i bagni di fresco
e signorilmente costruiti, si giunge ad un
portico di colonne di granito, sorreggenti
una volta piana. In fondo ad esso por-
tico si trova la scala di questo Iato di
palazzo, che lino al primo piano ha gra-
dini di finissimo marmo bianco e agia-
tamente conduce agli appartamenti. 11
palazzo Doria Pamphilj, che meglio di-
rebbesi un aggregato di palazzi, ha im-
ponentissimo aspetto e veramente sem-
bra più un regio edilìzio, che una prin-
cipesca dimora. Deve sapersi che in par-
te dell'area che occupa quello del Cor-
so il cardinal Nicolò Acciapacci vi co-
minciò la fabbrica d'un palazzo, resta-
to sospeso nel i447 Per sua moi"te; '°
proseguì il cardinal Dionisio Zecch, indi
lo acquistò già compito dal precedente
il cardinal Fazio Scultorio, al quale aven-
dolo domandato Giulio li premurosa-
mentej per darlo al suo nipote France-
sco Maria duca d' Urbino, il cardinole
glielo donò; ma poscia non ottenendo
il cardinal Santoiio i promessi compensi,
anzi cadendo dal favore del Papa, ne mo-
rì di malinconia nel i'jio. Dipoi Cle-
mente Vili con chirografo de'2 { agosto
1601 concesse al nipote cardinal Pietro
Aldobrandini la tratta di 12,000 l'ub-
bie di grano, per pagare col riti atto tifi-
la medesima il palazzo da lui comprato
P A L % 1 5
dal duca d'Urbino al Corso presso s. Ma-
ria in Via Lata, come riporta il Cancel-
lieri nel Mercato p. 189. D'allora in poi
il palazzo prese il nome Aldobrandino
finché lo cambiò in Pamphilj, quando
divenne proprietà di questa casa, per lo
sposalizio di Olimpia Aldobrandini ni-
pote ed erede di Clemente Vili e del
suddetto cardinal nipote, col mentovato
d. Camillo Pamphilj nipote d' Innocen-
zo X, e dalla medesima Aldobrandini
lasciato al loro figlio cai -d'inai Pamphilj;
il palazzo prese l'attuale denominazione
Dorici, dagli eredi de' Pamphilj (^r).
Quanto al palazzo corrispondente alla
piazza del collegio romano, riporta il Gal-
letti, Primiccro p. 3~4> crie Clemente
Vili concesse l'arco di Camigliano, così
allora chiamandosi il campo o piazza di
detto collegio, presso il monastero di s.
Salvatore di CamrcKano ai due aman-
o
ti (come si chiamava la regione, for-
se da qualche monumento gentilesco clie
rappresentasse due amanti: il monaste-
ro nel 1082 già era unito a quello dei
ss. Ciriaco e Nicolò, di cui feci menzio-
ne a Chiesa di s. Maria i\ Via Lat\,
ove riportai diverse notizie sul palazzo
in discorso, mentre nel voi. VII, p. 273,
descrissi i canonici regolari de due a-
mantì istituiti in Francia) e l'odierno di
s. Marta, di cui feci cenno nel voi. XTT,
p. 1 8 1 , al cardinal Anton Maria Sai via-
li, il quale avendolo demolito, si servì
dei cementi per erigere il suo palazzo in
questo luogo, incorporato poi nel gran-
dioso de' Pamphilj.
Lungo e soverchio sarebbe il novera-
re le ricchezze dei marmi diversi, i co-
modi d'ogni sorta, gli abbellimenti delle
stanze e le cose preziose (he contengono.
Quanto alla splendida galleria de'quadri
si anelerebbe all'infinito descriverli, per
cui solo accennerò i più classici o famo-
si, seguendo 1' ordine tenuto dal Ton-
ci : Descrizione ragionata della galleria
Doria, Roma 1 794- Dopo questa drscii-
zione artistica, molli cambiarono di sito,
3i6 PAL
e l'odierno principe d. Filippo ai tanti
miglioramenti e abbellimenti operati in
questo complesso di magnifici edilìzi ,
volle superbamente ampliata la sontuo-
sa galleria, coli' aggiunta del vasto salo-
ne Aldobrandino ove fece collocare molti
quadri, specialmente diversi di quelli che
erano nelle stanze dal lato del collegio
romano, in cui egli abita colla princi-
pessa consorte, in una delie quali, non è
gran tempo, fu collocato il famoso ri-
tratto del sublime Andrea Doria (che
celebrai a Genova e altrove), eseguito
da frate Sebastiano del Piombo. La gal-
leria Doria componesi di molte stanze,
parecchie dellequali appartenenti a quel-
le del principe, come del gran quadralo
sovrastante al portico dalla parte del Cor-
so. Sì giunge ad essa per quella scala che
trovasi a sinistra entrando dal portone di
mezzo; in passalo era l'ingresso per la
scala grande dal lato del collegio roma-
no, donde incomincierò a indicare le prin-
ci pai issi me tra le tante pitture che arric-
chiscono la decantata galleria. Perla va-
sta sala del baldacchino, si entra nella
prima stanza del magnifico appartamen-
to, ripiena di paesi eccellenti ; altri su-
perbi paesi di Nicolò e Gaspare Pous-
sin, Rosa, Eremiti e altri sono nel se-
guente salone. Nella 3.a stanza si di-
stinguono s. Caterina di Scipioneda Gae-
ta, il gran quadro di Castiglione con o-
jieutale a cavallo, s. Paolo di Taddeo
Zuccari, Madonna di Giovanni Bellini,
s. Sebastiano di Agostino Caiacci. Nella
4-' vanno rimarcati l'Endimione di Guer-
ci no, la Deposizione di croce di Paolo Ve-
ronese, i ritratti di Macchia vello di del Sar-
to, di Bartolo e Baldo diRalfaele, quello di
Giansenio di Tiziano, la Pietà d' Anni-
bale Caiacci, Diana con Endimione di
Rubens, la celebre vedova di VVan-Dyck,
di cui è pure un ritratto, dicesi la sua
bella; il ritratto di d. Olimpia d'autore
incerto, il riposo in Egitto di Luca d'O-
landa, e s. Girolamo di detto Caiacci.
Nelia 5.a primeggiano, Gesù che paga.
PAL
il dazio del Calabrese, il ritratto di Hol-
bein e sua moglie fitto da lui, Semira-
mide della scuola de' Caiacci. Nella 6."
si distinguono la fuga di Giacobbe di Bas-
sano, la favola d'Icaro e Dedalo di Al-
bano, del quale è ancora il Presepio, s.
Girolamo del Palma. Nel i.° braccio del-
la galleria sono più cospicui, la disputa
di Gesù del Dossi, la Visitazione capo-
lavoro del Garofalo, la Maddalena di Ti-
ziano; le lunette de'Caracci con la fuga
in Egitto, la Visitazione, l'Assunta, Cri-
sto portato al sepolcro, la sua nascita,
la venuta de'Magi; gran paese di Clau-
dio, la cena d Etnaus di Lanfranco, Er-
minia del Guercino, s. Rocco di Schido-
ne, altro superbo paese di Claudio, la
Virtù di Correggio, un paese del Dome-
nichino. Nel 2.0 braccio la volta ha fre-
schi del Melani, e pel gran numero di
sue finestre, le pareti sono coperte di
grandi specchi (di cui e di eccellenti cri-
stalli la famiglia ne possiede molti) e al-
tri ornamenti. Passando nella i.* stanza
del prossimo appartamento sonovi bel-
li paesi e marine de' citati e altri auto-
ri, come di Gaspare degli Occhiali che
in due vedute di Venezia ha imitato il
riflesso degli edilizi nell'acqua, s. Pietro
di Guido Reni, quadro simbolico di Ti-
ziano. Nella i.' altre vedute di mare, pae-
si e battaglie, due figurine al lume di
notte di Gherardo delle Notti. Nella 3/
altre vedute, Leda di Tiziano, ed alcu-
ni ritratti fatti da lui, la Madonna di del
Sarto, il Battista di Caravaggio, la presa
di Castro del Borgognone e di Maratta,
ritratto di Pordenone. Nella 4-1 sono più
pregievoli diversi paesi e vedute, 1' Er-
minia di Romanelli II 3." braccio della
galleria precipuamente comprende, un
stupendo paese di Claudio, mezza figura
di Mori Ilo; sacra Famiglia, s. Caterina
ed il Presepio di Garofalo; la strage de-
gl'Innocenti di Luca Giordano, il figlio
prodigo e s. Agnese del Guercino, la Mad-
dalena di Carnas, la Madonna col Band-
bino e Giuditta di Guido, il singolare
PAL
riti alto d' Innocenzo X di Velasquez,
Mai zia di Caraccio il Presepio del Parmi-
giauino, Madonna di Sassoferrato, s.Eu-
slachio d'Alberto Duro, Gesù nel deser-
to di Botb, gli avari di Menescalco, sa-
cra Famiglia di fr. Bartolomeo, i 4 Ele-
menti di Breugel, paese del Domenichino,
Susanna di Caracci, Erminia di Pietro
da Cortona, Sansone del Guerciuo, s. Pie-
tro in carcere di Lanfranco, Cristo in
Croce di Michelangelo, il sagrifizio di
Abramo e la Madonna di Tiziano, un
convito di Teniers, il ritratto della regi-
na Giovanna di Leonardo da Vinci, la
Maddalena di Caravaggio, la bellissima
copia delle nozze Aldobrandini di Pous-
sin, diversi graziosi paesi e vedute, Beli-
sario di Rosa, i ritratti di Calvino e Lu-
tero buona copia dell'originale di Gior-
gione, Madonna di Lodovico Caracci ,
per non dire di altri molti, anche di scuole
ili verse e di autori incogniti , esistendo
nella galleria del braccio degli specchi il
bel ritratto della pia e virtuosa d. Teresa
Orsini madre dell' attuale principe, del-
lo spagnuolo Caldarera.
Palazzo Patrizi. Nel rione s. Eusta-
chio, incontro la chiesa di s. Luigi de'fran-
cesi, di cui parlai nel voi. XXVI, p. 23 1,
primeggia il palazzo de' marchesi Patri-
zi, considerevole per l'ampiezza, come
pure pe' nobili ornamenti che ne deco-
rano le scale e le stanze. Di cpiesta illu-
stre famiglia e della villa Patrizi fuori di
Porla Pia, V . Patrizi cardinale.
Palazzo Pio. Nel rione Parione: ne
parlai ne' voi. X, p. i io, XVI, p. i63,
XXXIX, p. 3 1 6. Altre volte vi erano
moltissimi quadri rari, che Benedetto
XIV acquistò per la galleria di Campi-
doglio.
Palazzo Piombino. Nel rione Colon-
na : vedasi il voi. XL, p. i 1 2, ove ne
parlo, come degli altri palazzi de' flou -
compagn o- Lndovisi.
Palazzo Poli. Nel rione Trevi: vedasi
il voi. XVII, p. 8i.
Palazzo Rcgis. Nel rione Parione, sul-
P A L 3.7
la via de' Baullari, detto la Farnesina di
Michelangelo : de'suoi pregi e contrasta-
to autore parlai nel voi. XX11I, p. 207
e 208. Fu già della famiglia dell' Aqui-
la, de'Silveslri, ed il suo prospetto prin-
cipale è nel vicolo dell'Aquila che prese
la denominazione dall' antica proprieta-
ria dell'edilìzio che l'abitava. Questa ric-
ca e nobile famiglia in Roma possedeva
altre abitazioni, ed in Borgo era il pa-
lazzo edificato coi disegni di Raffaele,
ciò che avrà dato argomento di crederlo
architetto anche di questo palazzo.
Palazzo Ricci. Nel rione Regola, lun-
go la via Giulia, già degli Acquaviva : se-
condo il Cancellieri, Mercato p- 1 87, sem-
bra che il palazzo sia stato anche de' Far-
nesi, perchè comprato nel 1 53 1 da Co-
stanza dal vescovo di Bisignano Fabio
Arcelli, indi ampliato e ridotto in forma
piò elegante. Dopo la morte di Costan-
za passò al cardinal Guido A Scanio Sfor-
za, e poi al conte Sforza di lei (iglio. Fu
eretto con semplici e sode architetture
da Nanni di Baccio Bigio : nelle pareti
di esso, dalla parte posteriore che guar-
da la piazzetta verso la chiesa degli spa-
glinoli di Monserrato, dipinsero a sgraf-
fio o a chiaroscuro Polidoro e Maturino
da Caravaggio; ma di questi pregiatissi-
mi lavori si vedono pochi vestigi. In una
delle sale interne, d'ordine del cardinal
Ricci da Montepulciano, Cecchino Sal-
viati dipinse a fresco in piò quadri molte
storie di David, e fra le altre Bersabea
nel bagno è rimarchevole; in altri e-
sprense la morte di Uria, l'Arca, e la bat-
taglia di tal re.
Palazzo Rìnuccini. Nel rione Pigna,
sulla piazza di Venezia, ficendo angolo
sul Corso. Appartenne agli Asti, indi ai
marchesi Rinuccini di Firenze, dai qua-
li l'acquistò madama Letizia madre del-
l'imperatore Napoleone, che l'abitò e vi
morì ( V . Passionate ). Lo ha eredi-
lato il nipote d. Carlo Bonaparte prin-
cipe di Canino, del quale e della fami-
glia parlai nei voi. XX11I, p. 199, e
3i8 l'AL
XLV, p. 1 58, a Parigi ed in moltis-
simi articoli che la riguardano. L'edi-
lizio venne eretto con architetture di
(iio. Antonio de Rossi, e Dell' insieme
viene lodalo; il portone fu abbellito poi
dagli Aste. Negli appartamenti sortovi
oggetti preziosi ed eccellenti quadri.
Palazzo Rospigliosi. Nel rione Monti.
V. ROSPIGLIOSI FAMIGLIA.
Palazzo Ruffo. Nel rione Trevi, in-
contro a quello de'Colonna. Lo fece edi-
ficare la famiglia Cibo, indi passò in do-
minio de' duchi Altemps, de' marchesi
I simbardi, della s. Casa di Loreto, del
cardinal Tommaso Ruffo per la prela-
tura di famiglia, che lo fece rimoder-
nare da Gio. Battista Contini. Gli ap-
partamenti sono vasti e bene distri-
buiti.
Palazzo Ruspoli. Nel rione Campo
Marzo sul Corso: vedasi il voi. XLI, p.
igo, mentre a Museo Vaticano ricor-
dai i busti marmorei trasportati dalla
galleria Ruspoli al braccio di Pio VÌI.
.Solo aggiungerò, che nel piano terre-
no, ov'è il rinomato Caffé nuovo, dalle
finestre si sono tolte le ferrate, e pel Car-
nevale di Roma ( di cui parlai ancora
a Giuoco e Ottoboni famiglia, quanto
alle più antiche notizie), si formano in-
nanzi tante altre loggie. Non èa dire que-
sto luogo centrale della magnifica via
(pianto in tal tempo particolarmente
sia brillante, ed in ispecie 1' ultima se-
ra di carnevale pei famosi moccoletli,
che diconsi principiati in Roma circa il
i 760.
Palazzo Sacchetti. Nel rione Ponte,
lungo la via Giulia, presso la chiesa di
s. Riagio della Pagnotta, che Gregorio
XVI die per ospizio alla nazione arme-
na, onde ne parlo a Patriarcato arme-
no. Lo fabbricò per proprio uso il cele-
bre architetto Antonio Sangallo toscano
«li Mugello, e vi pose lo slemma farne -
siano di Paolo III, che lo protesse sem-
pre, coll'iscrizione : Tu iniìuquodcumque
hoc rerum est; forse per allusione all'a-
PAL
gialezza ih cui vivea per le munificen-
ze di quel Papa. Morto Antonio l'edilì-
zio venne acquistalo dal cardinal Ricci
di Montepulciano, che lo fece compiere
e aumentare colla direzione dell' archi-
tetto Nanni di Baccio Bigio fiorentino,
e abbellire con pitture di Cecchino Sal-
viati neh' appartamento più uobile del
i.° piano, esprimendo sulle pareli del-
l'anticamera diverse storie del Testamen-
to vecchio, con molta intelligenza ed a-
more ; nella galleria vi eseguì altri di-
pinti a fresco (ma i Profeti e le Sibille
si credono de'suoi allievi), ed alcune del-
le principali azioni di David, con mera-
viglioso disegno e colorito. Il palazzo ven-
ne definitivamente compito dai succes-
sivi proprietari Ceoli, indi dagli Acqua-
viva, finché l'acquistarono i marchesi
Sacchetti attuali signori di esso, della
qua! nobile famiglia, oltre le biografie
de'due cardinali Sacchetti, parlai in piìi
luoghi, come a Frascati e Ostia, per le
ville che vi possedevano. Questo bel pa-
lazzo ha il portico del cortile con pila-
stri dorici^ buona scala e nobili appar-
tamenti. Anticamente eranvi alcune scul-
ture pregievoli, comprate dal marchese
Lucalelli , e moltissime pitture d'ottimi
artefici., acquistale daBenedettoXIV pel
museo e galleria di Campidoglio. Dipoi
furono trasportati nel palazzo, dal casi-
no del pineto de' Sacchetti, due bellissi-
mi dipinti di Pietro da Cortona, espri-
menti Adamo ed Eva, la Madonna col
Bambino. Nel giardino di questo palaz-
zo, già fornito di singolari piante, Ro-
ma \i<le la prima volta in opportuna ba-
checa vegetare il rarissimo, oggi comune,
Nerium oleandcr, detto ammazza l'asi-
no, di fiore rosso, pervenuto dall' Indie.
Palazzo Sacripante. Nel rione Ponte
a piazza Fiammetta ( così detta dal cen-
no fatto a Palazzo Camuccini). Appar-
tenne ai Ruizzi,iodi l'acquistarono i mar-
chesi Sacripante di Narni. Fu architetta-
to da Bartolomeo Ammannalo, alili lo
dicono disegno di Bramante.
PAL
Palazzo Salviati. Nel rione Trasleve-
re, inconlio al porlo Leonino, nella via
LungaVa. Oltre quanto dissi nei voi. Il,
p. 228, e VI, p. 4'2r aggiungerò ch'esso
apparteneva ai della Cornia, quindi lo
acquistò e ampliò il cardinal Gio. Sal-
viati, benché altri lo dicano edificato dal
suo fratello cardinal Bernardo , il quale
soltanto l'ingrandì e abbellì per ricever-
vi Enrico III re di Francia che pensava
di portarsi in Roma. Ne'signorili appar-
tamenti fra' quadri eranvi i ritratti di Ma-
ria Sai viati madre di Cosimo I, e di Fran-
cesca Salviati madre di Leone XI, ese-
guiti dal Furiai. Le volte di due ampi sa-
loni furono colorite a fresco da Gio. Maria
Morandi fiorentino, che vi rappresentò
Cefalo e Amore, Teseo e Arianna : la cap-
pella fu dipinta da Sante Ti ti e da Fran-
cesco Salviati ; il 1 .° vi condusse alcuni
Apostoli e nella facciata dell'altare il Cro-
cefisso, il 2.0 vi eseguì nella volta alcu-
ne storie di s. Giovanni. La contigua de-
liziosa villa, caduta in (squallore, Leone
XII ridusse a orto botanico per l'univer-
sità romana, e Gregorio XVI lo miglio-
rò ed abbellì, di che feci cenno nel voi.
XLIV, p. io3.
Palazzo Sampieri. Nel rione Ponte, in-
contro a quello di Sacripante. E gentile,
con facciata a bugne di buon gusto , e
sembra eretto nel secolo XVI.
Palazzo Santacroce. Nel rione Regola,
sulla piazza di Branca , così detta dalla
famiglia di tal cognome che vi possede-
va un palazzo, come rilevai nel voi. XXI,
p. 34- De'quattro cardinali Santacroce e
di alcune notizie della famiglia, parlerò
a quegli articoli. L' architettura di que-
sto edilìzio è di Francesco Peparelli, che
vi adoperò proporzioni grandiose sì nel-
l'interno, che nell'esterno, ed eleganti e so-
bri ornamenti. Nel fregio ch'è nel corti-
le sono de'bassorilievi,e per le scale sta-
tue e busti. Gli alFreschi della galleria gli
eseguirono il Ruggeri e il Ciatnpelli.
Palazzo Sciarra Colonna. Nel rione
Trevi sul Corso, nella piazza cui dà no-
PAL 3ig
me. Ne! voi. XIV, p. 298 parlai de' suoi
architetti : ha una sola facciata, perchè
non furono le altre tirate a compi-
mento. La bellezza della facciata, alta-
mente lodala dal Milizia, è nella sem-
plicità e grandiosità, avvertendo che il
portone tanto ammirato dal volgo per-
chè lo crede di un sol pezzo, non accor-
da colla semplicità dell' edilìzio, ed ha
piedistalli troppo alti, profilati e incor-
niciati. Il portone è fiancheggialo da due
colonne doriche di travertino, scana-
late e baccellate nel terzo inferiore, le
quali sorreggono la ringhiera. Al r. pia-
no di questo signorile palazzo trovasi
la galleria, la quale va adorna di bella
e pregievole collezione di quadri, che al-
la famiglia Sciarra Colonna [V.) pro-
vennero dalla divisione fatta coi Barbe-
rini dopo la morte del contestabile d.
Filippo. Essa può dirsi una delle mi-
gliori raccolte di dipinti che sieno in
Roma , ma accennerò solo i più clas-
sici. La deposizione dalla Croce di Ba-
rocci, Mosè di Guido, la sacra Famiglia
e la Flagellazione di Searsellino, s. Pie-
tro di Pietro da Cortona, di cui è pure
s. Agostino; le Madonne del Francia, di
del Sarto, di Sacchi e di Maratta; il fa-
mosissimo ritratto incognito dipinto da
Raffaele nel 1 5 18, conosciuto sotto il no-
me di suonatore del violino j la decolla-
zione del Battista del Giorgione, l'amor
coniugale di Agostino Caiacci, i giuocato-
ri di Caravaggio, la Vanità e la Modestia
credute di Leonardo da Vinci 0 di Luiui,
la Maddalena di Guido, i Re magi di Ga-
rofalo, la famiglia di Tiziano eseguita da
lui, il transito di Maria d'Alberto Duro,
altra Maddalena di Guido detta della ra-
dice,due evangelisti di Guercino, oltre di-
versi paesi di Claudio. Nella raccolta poi
delle antiche statue di marmo, primeg-
giano due di bronzo, una grande del-
l'imperatore Settimio ed altra piccola
d'Arpocrate.
Palazzo Serlnpi. Nel rione Colonna,
iti YÌa del Seminario, presso il Collegio
L 0 O U 7 J
320 PAL PAL
rfcJ //oM', già de' CvfsceirJ, antichissi- lupi Crescerai ,che da ultimo ebbero un
irta e ùobilé filmigli;» di cui parlai indi- cardinale. L' architettò Giacomo della
versi articoli, ed a Palazzo rammentai Porta.
quando corse pericolo d'essere saotlieg- Palazzo Sora. Nel rione Parione : ne
»ialo, seppure non sia l'altro ora de' Do- parlai ne' voi. XXIV, p. a5l, e \ L,
uelli : poi l'acquistarono i marchesi Scr- p. i 12.
UNE DEL NOLUME CINOl ANTESIMO.
BX 841 .M67 1840
sncR
fioroni , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)